Due minuti e quattordici secondi per celebrare il “ruolo globale umanitario”
dell’Arabia Saudita. Solo che a prestare il volto a quest’ennesima operazione di
whitewashing del regime saudita è un giornalista, e non uno qualsiasi: il grande
esperto del calciomercato mondiale, Fabrizio Romano.
Il post su X riguarda il King Salman Humanitarian Aid and Relief Centre,
organizzazione fondata nel 2015 che funge da braccio umanitario del governo di
Ryad, una delle tante iniziative messe in piedi dall’Arabia per migliorare la
propria reputazione a livello internazionale. Nel video, senza troppi preamboli,
Romano elenca le attività realizzate negli ultimi dieci anni, come il Masan
project per ripulire lo Yemen dalle mine antiuomo, snocciolando tutta una serie
numeri positivi sul KSRelief, e quindi, indirettamente, sull’Arabia Saudita. Non
un cenno ovviamente alla sistematica violazione dei diritti umani e le tante
altre ombre del regime. Una propaganda talmente smaccata da risultare quasi
imbarazzante. E infatti il video, che ha raggiunto rapidamente oltre 10 milioni
di visualizzazioni, ha attirato pesanti critiche al suo autore.
Un passato a Sky Sport, oggi giornalista indipendente con numerose
collaborazioni di prestigio, Fabrizio Romano è, a suo modo, un’eccellenza
italiana nel mondo, inserito da Forbes nella lista dei trenta Under30 più
influenti nel settore “media e marketing” (già questa dicitura la dice lunga):
con oltre 40 milioni di follower su Instagram e 27 milioni su X, è uno dei
giornalisti più seguiti e apprezzati a livello globale, considerato da tifosi,
addetti ai lavori e dagli stessi calciatori come il maggior esperto di
calciomercato, sinonimo di attendibilità e autorevolezza. Un vero e proprio
“marchio”, come il suo iconico “here we go”, lo slogan con cui annuncia ogni
affare fatto di cui dà notizia. Per questo il fatto che abbia deciso di prestare
il suo volto e la sua voce alla propaganda saudita diventa un caso.
Non è la prima volta, in realtà, che Romano fa pubblicità. Era già successo ad
esempio per il film Super Mario Galaxy e diverse agenzie di scommesse sportive
(ad esempio Betway scores), in Italia la scorsa estate era comparso nello spot
di TimVision. Già all’epoca erano stati mossi dei rilievi, ma ovviamente oggi la
natura del committente (l’Arabia Saudita) suscita ben altro clamore. E solleva
diversi quesiti.
Il primo è di carattere disciplinare. Fabrizio Romano è ancora iscritto
all’Ordine dei giornalisti, come pubblicista in Lombardia, e il codice a
riguardo è molto chiaro: “La/il giornalista (…) non presta il nome, la voce,
l’immagine per iniziative pubblicitarie o per promuovere marchi e prodotti
commerciali”. Starà agli organi dell’Odg valutare eventualmente se le attività
elencate in precedenza entrano in conflitto con un titolo che, col seguito e il
fatturato che ha Romano, diventa quasi accessorio.
Il punto non è tanto deontologico, o morale (lasciamo a ciascuno decidere in
coscienza cosa sia opportuno fare e cosa no), ma di credibilità. Il video – come
gli altri del genere – è stato correttamente segnalato come contenuto
sponsorizzato, attraverso la dicitura “ad”, che sta per “advertisement” (almeno
questo). Dunque non ci sarebbe il rischio di indurre in confusione l’utente. I
dubbi, però, possono venire ascoltando lo stesso Romano parlare, solo poche
settimane fa e stavolta da esperto indiscusso di calcio, della Saudi Pro League:
col senno di poi, sapendo adesso che Romano è in rapporti economici con le
istituzioni saudite, quando racconta i passi avanti in termini di reputazione
fatti dal campionato arabo, Romano sta davvero dando una notizia o anche quella
è propaganda?
Lo stesso criterio, allora, potrebbe essere applicato agli scoop di mercato, per
i rapporti con club e agenti. In passato, infatti, Romano era stato tacciato in
Danimarca di chiedere soldi alle società per promuovere trasferimenti, accuse
che sono state smentite seccamente dal diretto interessato e non hanno trovato
riscontri. Così come il portale Deflector aveva insinuato dei sospetti sulla
notevole copertura data alle news positive su Mason Greenwood, attaccante
inglese oggi al Marsiglia arrestato nel 2022 per violenze domestiche (le accuse
sono poi cadute nel 2023). La questione sollevata è sempre la stessa:
l’attendibilità delle notizie e l’imparzialità di chi le riporta. È normale che
Romano, come del resto altri giornalisti molto popolari, abbia appeal per
aziende e persino governi, che la sua fan base di 40 milioni e passa di follower
faccia gola dentro e fuori al mondo del calcio. Ma i ruoli devono rimanere
distinti. Romano da poco è anche diventato amministratore unico della Wegofar
srl, società appena costituita che ha per oggetto sociale “attività di
influencer, marketing per promuovere prodotti o servizi sui social media o altre
piattaforme”. Appunto. L’importante è sapere a cosa si è di fronte: se un
giornalista o un influencer, una notizia o un contenuto commerciale.
X: @lVendemiale
L'articolo Fabrizio Romano celebra il “ruolo umanitario” dell’Arabia Saudita:
polemica sul re del calciomercato, tra notizie e propaganda proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Arabia Saudita
Cristiano Ronaldo non è fuggito in Spagna dopo l’attacco di Usa e Israele
all’Iran (e la conseguente guerra che ha coinvolto diversi Paesi del Medio
Oriente), ma si trova ancora a Riad, dove continua ad allenarsi con l’Al Nassr.
Dopo le voci che si sono diffuse ieri – martedì 3 marzo – sulla possibile fuga
del campione portoghese in Spagna, non è arrivata nessuna smentita ufficiale da
parte dell’Al Nassr, che ha però indirettamente lanciato un segnale pubblicando
delle foto di Cristiano Ronaldo in palestra mentre si allena in Arabia Saudita.
La questione era nata dopo che la stampa britannica aveva segnalato i movimenti
del suo jet privato tracciati dal portale Flightradar24. Stando ai dati inviati,
l’aereo personale del campione di calcio portoghese è decollato dall’Arabia
Saudita e ha raggiunto l’aeroporto di Madrid subito dopo l’inizio del conflitto
in Medio Oriente. Le prime indiscrezioni parlavano di una presenza di Cristiano
Ronaldo a bordo insieme alla famiglia, ma il campione portoghese è invece
rimasto in Arabia Saudita, anche se infortunato.
Ieri infatti è stato comunicato un infortunio al bicipite femorale diagnosticato
dopo la partita contro l’Al-Fayha e che lo terrà lontano dai campi per diverso
tempo. In tanti parlano già di stagione finita e Mondiale a rischio, visto che
non è stata comunicata né l’entità della lesione, né i tempi di recupero.
Intanto Ronaldo continua ad allenarsi in palestra per recuperare dal problema
fisico, come sottolineato sia nelle storie che tramite un post da parte dell’Al
Nassr.
Il portoghese è quindi rimasto a Riad nonostante l’escalation di violenza in
Medio Oriente e non è mai tornato a Madrid. La sua squadra tornerà adesso in
campo nel weekend, nel match contro il Neom come da calendario. Il campionato
non è infatti stato sospeso, al contrario della Serie B. Ronaldo potrebbe quindi
assistere dalla tribuna al match dei compagni in attesa di recuperare dal
problema fisico.
L'articolo L’Al-Nassr smentisce: Cristiano Ronaldo non è fuggito in Spagna. Ma
c’è il giallo infortunio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dove si trova Cristiano Ronaldo? Il mistero cresce in queste ore, dopo che la
stampa britannica ha segnalato i movimenti del suo jet privato tracciati dal
portale Flightradar24. Stando ai dati inviati, l’aereo personale del campione di
calcio portoghese è decollato dall’Arabia Saudita e ha raggiunto l’aeroporto di
Madrid. Chi c’era a bordo? L’ipotesi è che Cristiano Ronaldo e la sua famiglia –
la moglie Georgina e i 5 figli – abbiano deciso di fuggire in Spagna dopo
l’attacco all’ambasciata statunitense a Riad, ultima escalation della guerra
scoppiata in Medio Oriente. Per ora, però, non ci sono conferme.
L’ultimo post sui social di Cristiano Ronaldo risale a due giorni fa:
“Continuiamo a crescere insieme! Vittoria importante!”. Il suo Al Nassr, club in
cui milita da tre stagioni, è in testa alla Saudi Pro League dopo la vittoria di
sabato contro l‘Al Fayha. Ha due punti di vantaggio sull’Al Ahli e tre sull’Al
Hilal di Simone Inzaghi. Nonostante le bombe, per ora il campionato va avanti:
giovedì sono in programma altre due partite, l’Al Nassr e Ronaldo sono attesi in
campo sabato 7 marzo contro il Neom SC. Ma il campione portoghese, 41 anni e
oltre 200 milioni di euro di stipendio annuo, potrebbe non essere più in Arabia.
Il jet privato di CR7, pagato 70 milioni di euro, può ospitare fino a 19
persone. Georgina Rodriguez lo aveva usato per venire a Milano durante la
settimana della moda. Su Flightradar24 (LX-GOL / SVW7B, Bombardier Global
Express) risulta atterrato a Madrid–Barajas alle ore 1.32. Il tracciato dice che
dopo il decollo ha sorvolato l’Egitto, poi ha seguito la rotta sopra il
Mediterraneo per raggiungere la capitale spagnola.
L'articolo Mistero sui movimenti di Cristiano Ronaldo: il suo jet privato è
partito dall’Arabia Saudita e atterrato a Madrid proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Anno nuovo, vecchio Simone Inzaghi. L’allenatore dell’Al Hilal rischia l’esonero
in Arabia Saudita a distanza di meno di un anno dall’inizio della sua avventura.
La sua esperienza in Arabia era cominciata nel migliore dei modi, tra acquisti
super e una serie di vittorie consecutive che avevano portato il club di Riad al
primo posto della Saudi Pro League, con l’Al NAssr di Cristiano Ronaldo
rimontato e addirittura a -7 dopo lo scontro diretto alla quindicesima giornata.
Adesso però è diventata un incubo: cinque pareggi nelle ultime sette, tutto il
vantaggio dilapidato e terzo posto a quattro punti di distacco dall’Al Nassr
capolista. Ecco perché l’Al Hilal pensa all’esonero di Simone Inzaghi, che in
campionato sta continuando a faticare tantissimo. Da gennaio, dopo l’acquisto di
Karim Benzema, voluto dallo stesso Inzaghi, è iniziata la crisi: anche l’Al Ahli
di Kessie e Demiral è davanti di un punto alla formazione di Inzaghi. E –
secondo quando si legge sui media arabi – gli sceicchi starebbero pensando
all’esonero.
E anche i tifosi stanno adesso contestando la squadra e chiedono a gran voce
l’esonero dell’allenatore. Per Inzaghi saranno decisivi gli impegni di oggi
contro l’Al Shabab, dodicesimo in classifica e gli ottavi di Champions asiatica
contro l’Al Saad allenato dall’ex Ct della nazionale ed ex compagno di squadra
di Inzaghi alla Lazio, Roberto Mancini.
Non è una novità che una squadra di Simone Inzaghi viene rimontata in
classifica. E gli interisti ne sanno qualcosa. Nella sua prima stagione sulla
panchina dell’Inter, i nerazzurri furono rimontati nell’ultimo mese dal Milan di
Pioli (perdendo il derby) che – statistica curiosa – era proprio a -7 a un certo
punto del torneo. Poi il derby vinto grazie a Giroud, l’errore di Radu a Bologna
e il gol di Tonali con la Lazio nel recupero permisero al Milan di conquistare
lo scudetto, con l’Inter che perse la finale di Champions League contro il
Manchester City.
L'articolo Clamoroso Inzaghi: rischia già l’esonero in Arabia. Sprecato tutto il
vantaggio in classifica, ora è terzo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cristiano Ronaldo non giocherà la prossima partita con l’Al Nassr, in programma
lunedì 2 febbraio contro l’Al–Riyadh per protestare contro il fondo Pif. Il
campione portoghese – che a maggio 2025 sembrava in procinto di lasciare il club
saudita – è deciso a saltare la 20esima giornata della Saudi League per un
motivo singolare: è insoddisfatto della gestione del club da parte del fondo Pif
(Fondo Pubblico di Investimento dell’Arabia Saudita). A riportarlo è il
quotidiano sportivo A Bola. Nessun problema fisico, nessun infortunio
particolare, ma Ronaldo sarebbe risentito dal trattamento riservato ai rivali
dell’Al Hilal di Simone Inzaghi, gestita dallo stesso fondo. In Arabia Saudita
infatti diversi club sono gestiti dal Fondo Pubblico di Investimento dell’Arabia
Saudita.
Il cinque volte Pallone d’oro è insoddisfatto dei mancati investimenti e del
disinteresse del fondo nei confronti dell’Al Nassr. Nel calciomercato invernale
infatti l’allenatore Jorge Jesus non ha ricevuto i rinforzi richiesti. A
conferma di ciò, l’unico calciatore ingaggiato in questa sessione invernale è
stato Haydeer Abdulkareem, centrocampista iracheno di 21 anni che ha pochissima
esperienza, viste le sole 40 presenze nel massimo campionato in Iraq. Unico
acquisto che sicuramente non ha lasciato soddisfatto Jorge Jesus e pare neanche
Cristiano Ronaldo. Una scelta singolare – non si vede tutti i giorni un
calciatore che rinuncia a scendere in campo per “protestare” contro la società –
ma che certifica l’importanza e l’influenza del campione portoghese nel contesto
Al Nassr, dove gioca da quattro stagioni (da gennaio 2023).
L'articolo Cristiano Ronaldo protesta contro il fondo Pif: non vuole più
scendere in campo. “Disinteresse verso l’Al-Nassr” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Avevo scritto sul mio blog, lo scorso settembre, che l’accordo di difesa firmato
tra Arabia Saudita e Pakistan non era una notizia qualsiasi. Allora molti lo
liquidarono come l’ennesimo patto regionale destinato a restare sulla carta.
Oggi, con la Turchia pronta a entrare nell’intesa, mi sento di dire che non era
un’esagerazione parlare di qualcosa di “storico”. Anzi: forse siamo davanti alla
nascita di una sorta di Nato islamica. Un’espressione forte, lo so, ma sempre
più difficile da ignorare.
Partiamo dai fatti. Islamabad e Riad hanno firmato un patto di mutua assistenza
militare: se uno dei due viene attaccato, l’altro interviene. Un meccanismo
semplice, diretto, che ricorda da vicino l’Articolo 5 della Nato. Ora Ankara è
impegnata in negoziati avanzati per aderire formalmente a questo schema. Se
l’accordo andrà in porto, non parleremo più solo di cooperazione bilaterale o di
esercitazioni congiunte, ma di un vero pilastro di sicurezza tra Medio Oriente e
Asia meridionale.
La cosa che colpisce di più, a mio avviso, è il profilo dei protagonisti. La
Turchia non è un Paese qualunque, è membro della Nato, ha il secondo esercito
più grande dell’Alleanza dopo quello statunitense e negli ultimi anni ha
dimostrato di saper usare lo strumento militare con decisione, dalla Siria al
Caucaso. Vederla guardare altrove, o quantomeno affiancare alla Nato un nuovo
ombrello di sicurezza, dovrebbe far riflettere più di una cancelleria
occidentale.
Perché Ankara lo fa? Io credo che la risposta stia in una parola che si sente
sempre più spesso, anche se pochi la pronunciano apertamente: sfiducia. Sfiducia
nell’impegno americano, nella prevedibilità di Washington, nella capacità della
Nato di restare davvero coesa in un mondo che cambia. Non è un caso se questo
avvicinamento avviene mentre gli Stati Uniti appaiono concentrati su altro e
l’Europa fatica a parlare con una sola voce.
Arabia Saudita e Pakistan, dal canto loro, non si muovono per ideologia, ma per
calcolo. Riad porta soldi e influenza, Islamabad porta qualcosa di ben più
pesante: l’arma nucleare, i missili, un esercito numeroso e abituato a vivere in
uno stato di tensione permanente. La Turchia aggiunge esperienza operativa e
un’industria della difesa che cresce a vista d’occhio. Messa così, l’alleanza
non è solo simbolica: è concreta, credibile, potenzialmente deterrente.
E qui, vi ricordo, c’è un elemento che spiega bene perché il Pakistan sia
diventato così centrale agli occhi di Arabia Saudita e Turchia: la sua
credibilità militare nel confronto con l’India. Islamabad ha costruito negli
anni una deterrenza solida, fatta di forze armate esperte, missili e capacità
nucleare, dimostrando nelle crisi con Nuova Delhi di saper reagire con rapidità
e controllo. Questa postura ha rafforzato la percezione del Pakistan come attore
affidabile e capace di reggere il confronto con una potenza regionale molto più
grande. È una credibilità che pesa, e che rende Islamabad un partner di
sicurezza appetibile per chi vuole costruire un’alleanza militare realmente
efficace.
C’è poi un elemento che considero tutt’altro che secondario: il valore
simbolico. Per anni Turchia e Arabia Saudita si sono guardate con sospetto,
rivali nella leadership del mondo sunnita. Oggi sembrano aver deciso che la
competizione lascia spazio alla cooperazione. Il primo incontro navale
bilaterale, tenuto di recente ad Ankara, è un segnale chiaro. Quando i simboli
cambiano, spesso la politica segue.
Qualcuno obietterà che i tre Paesi hanno interessi divergenti, che le differenze
restano, che l’Iran è una variabile ingestibile. È vero. Ma è altrettanto vero
che Ankara e Riad, pur diffidando di Teheran, sembrano preferire il dialogo allo
scontro aperto. E condividono dossier cruciali: la Siria, la questione
palestinese, la stabilità regionale. Non è poco, in un’area del mondo dove
spesso basta una scintilla per accendere un incendio.
Sul versante asiatico, poi, il legame tra Turchia e Pakistan è già solido: navi,
caccia, droni, cooperazione industriale. L’idea di coinvolgere entrambi nel
programma Kaan, il caccia di nuova generazione turco, va letta come un
investimento politico prima ancora che militare.
Il contesto, infine, è tutt’altro che rassicurante. Le tensioni tra India e
Pakistan, l’instabilità afghana, le fratture mediorientali: tutto spinge verso
nuove architetture di sicurezza. Quando le vecchie non bastano più, le nuove
nascono quasi naturalmente.
E allora torno alla domanda iniziale, quella che molti preferiscono evitare:
stiamo davvero assistendo alla nascita di una Nato islamica? Forse sì, forse no.
Ma una cosa mi sembra certa: ignorare questo processo sarebbe un errore. Perché
non è solo un’alleanza in più. È il segnale che il mondo sta cambiando assetto.
E la vera domanda, a questo punto, è chi ha davvero compreso la portata di
questo cambiamento.
L'articolo La Turchia chiede di entrare nell’alleanza militare tra Pakistan e
Arabia Saudita: è la nascita di una Nato islamica? proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Durante la tappa in Arabia Saudita della Dakar è stata sfiorata una tragedia.
Nella gara marathon, un’influencer ha rischiato di essere investita da una delle
auto che partecipava alla competizione. Per filmare da vicino la macchina, la
donna si è ritrovata sulla traiettoria della Ford Raptor T1+ di Romain Dumas,
uno dei migliori piloti, arrivato alla sua nona partecipazione. L’uomo ha
sventato l’incidente grazie a una incredibile prontezza di riflessi. Il pilota
era a bordo dell’auto con il navigatore Alex Winocq quando la signora è spuntata
a pochi metri da loro. Le immagini sono state diffuse sui social dall’account
Instagram @puqingqiang
L’episodio ha scatenato polemiche e indignazione sui social network. Secondo
quanto emerso da fonti locali, la donna sarebbe stata invitata da un marchio di
lusso nell’ambito del programma Dakar Experience. L’esperienza esclusiva
permette ad alcuni ospiti selezionati – spesso influencer che pubblicizzano la
competizione – di seguire da vicino la gara. I partecipanti sono accompagnati da
team di sicurezza, che però non sempre riescono a impedire comportamenti
rischiosi come quello della donna.
L'articolo Tragedia sfiorata alla Dakar 2026, l’influencer vuole filmare da
vicino l’auto: il pilota la evita per un soffio – Video proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Milano (Malpensa) è il primo aeroporto in Europa ad avere un collegamento
diretto con le destinazioni del Mar Rosso e AMAALA, offrendo ai viaggiatori un
accesso diretto a due delle nuove destinazioni più interessanti al mondo,
abbinate all’esperienza premium distintiva di beOnd e al design di livello
mondiale di RSI (Red Sea International Airport), gestito da daa International,
caratterizzato da innovazione, ospitalità e un profondo rispetto per l’ambiente
naturale. Questa rotta unisce tre destinazioni eccezionali: Milano, capitale
mondiale del design e della cultura, e il Mar Rosso e AMAALA in Arabia Saudita,
due delle coste più incontaminate e geograficamente diverse al mondo.
Il nuovo servizio non-stop di beOnd opererà due volte a settimana, che
proseguono verso le Maldive (già dal 12 novembre 2025) con la flotta di
aeromobili della famiglia A320 di beOnd con una configurazione dei sedili
completamente reclinabili.
La rotta è la prima di diverse nuove destinazioni che beOnd opererà dal Mar
Rosso. La destinazione sul Mar Rosso conta ora nove hotel di lusso aperti e
accoglienti, oltre al Thuwal Private Retreat al largo della costa di Jeddah.
L’11 novembre la società di sviluppo immobiliare RSG ha lanciato AMAALA Triple
Bay, che vedrà inizialmente l’apertura di cinque resort di lusso di livello
mondiale, oltre a uno yacht club, un istituto di ricerca sulla vita marina, un
porto turistico all’avanguardia e il vivace Marina Village nelle prossime
settimane. L’esperienza di bordo di beOnd è pensata per il viaggiatore leisure
di lusso di oggi, con sedili completamente reclinabili, pasti preparati da chef
e kit di cortesia personalizzato in collaborazione con Avant. Situato a novanta
chilometri a sud di Al Wajh, l’RSI è un aeroporto con una capacità di due
milioni di passeggeri. Ispirato alle forme del deserto, delle oasi verdi e del
mare, l’aeroporto è stato progettato da Foster + Partners e Jacobs.
PERCHÉ L’ARABIA SAUDITA È IL POSTO DOVE VOLARE QUESTO INVERNO
Un Paese meraviglioso, in buona parte inesplorato, una terra ancora lontana dal
turismo di massa, ricco di storia antica, di cultura, tradizione e modernità,
dove rigenerarsi e riempirsi di sensazioni nuove e appaganti. Un posto pieno di
possibilità e di itinerari adatti a ogni tipo di viaggiatore: dagli eventi
sportivi e di intrattenimento, alle esperienze culturali e storiche. L’Arabia
Saudita è una destinazione perfetta per un inverno alternativo. Moltissimi gli
angoli dell’Arabia Saudita che lasciano a bocca aperta chi li visita: lascia
esterefatti Hegra, primo sito saudita dell’UNESCO World Heritage Site: una
magnifica città antica che conserva oltre cento tombe funerarie scolpite nella
roccia del deserto, con iscrizioni millenarie. E che dire di AlUla, un museo
vivente, un tesoro di 200.000 anni di storia umana in gran parte inesplorato,
dove si erge maestoso l’Elephant Rock (Jabal AlFil), iconica roccia accanto alle
rovine archeologiche. Porta d’accesso al Mar Rosso, la splendida Jedda,
dall’atmosfera vivace dei mercati e delle passeggiate panoramiche lungo scorci
colorati e pittoreschi.
La natura e i paesaggi sono un’altra delle bellezze che rendono l’Arabia Saudita
una destinazione imperdibile: come nella regione di Aseer, sede della vetta più
alta del Paese, i 3.000 metri di Al Soudah, circondati da un’ambiente verde e
lussureggiante, in un santuario di fauna rara e ricca vegetazione custodito
dalla Riserva Jurf Raydah, autentica meraviglia naturale, con estese foreste di
ginepro, cactus e ulivi selvatici, e animali selvatici. A Taif si estendono le
terrazze coltivate situate sulle pendici orientali delle montagne Sarawat (1.700
m.), spazi verdi dove si coltivano agrumi, uva, melograni e fichi. L’Arabia
Saudita è anche luogo di sabbie bianche e acque cristalline: sono quelle del Mar
Rosso, patrimonio inestimabile di biodiversità.
Qui, per chi cerca il relax, ci sono lussuosi alberghi su isole private, e
paradisiaci arcipelaghi che custodiscono ville sull’acqua e sulla spiaggia,
progettate per armonizzarsi con l’ambiente naturale incontaminato. Infine, le
città più moderne, come Jeddah e Riyadh, che sorprendono con i loro grattacieli
e la grande modernità ed eleganza, che permea tutto di novità senza che si
dimentichino mai le tradizioni del luogo. Tra gli operatori che propongono
pacchetti viaggio interessanti, Turisanda con Eleganza e avventura in Arabia,
tour di gruppo tra storia e natura con avventura 4X4 nel wadi Disah, cena presso
Our Habitas AIUla nel deserto, Gattinoni con Un viaggio di scoperta e meraviglia
(date di partenza fino al 31/5/2026) con sconti per pacchetti volo + tour o
soggiorno.
L'articolo Vacanza sul Mar Rosso, ma non nel “solito” Egitto: ecco perché
l’Arabia Saudita è il posto dove volare questo inverno proviene da Il Fatto
Quotidiano.
C’è un triplice motivo per dire basta. La stanchezza che deriva dall’età. Il
richiamo dei nipoti. E poi la scelta del luogo, l’Arabia Saudita. Compiuti 70
anni, ora Fabrizia Pons, figura iconica del rally a livello italiano e globale,
ha deciso che quella al via il prossimo 3 gennaio sarà la sua ultima Dakar:
“Questa sarà l’ultima. Continuo solo perché corro con un pilota simpaticissimo,
Luciano Carcheri. Insieme ci facciamo grandi risate e, alla fine, è questo che
rende tutto bello”, racconta in un’intervista a La Stampa.
Pons in realtà definisce la Dakar “non nelle sue corde”. L’ha corsa 5 volte in
Africa, poi anche la versione in Medio Oriente: “Questa sarà l’ottava. Basta
però, davvero“. Ma è stata soprattutto la prima donna a vincere il Rally di
Sanremo nel 1981 insieme a Michéle Mouton e tre volte campionessa italiana
femminile di rally internazionali. Ha disputato oltre 220 gare, 88 nel mondiale,
cinque vinte.
Al ruolo di pilota preferisce quello di navigatrice. Ed è pronta, anche alla sua
età, ad affrontare la vera Dakar: “È stancante. Oggi tanti hanno motorhome e
assistenze super organizzate. Noi no”, racconta riferendosi appunto a lei e
Carcheri, che guiderà una vecchi Isuzu. “Siamo tra i pochissimi senza
assistenza. Dormiamo in tenda, montiamo tutto da soli, prendiamo la sacca dal
camion e cerchiamo un posto nel bivacco. Lavoro vero. E con un’auto vecchia il
lavoro raddoppia”, sottolinea Pons.
Sarà l’ultima volta: “Parto stanca, ho avuto una stagione intensissima, sono
rientrata da poco dal mondiale e quando torno a casa ho due nipoti che vogliono
la nonna. Però si parte”. Oltre al peso dell’età e all’amore per i piccoli
nipoti, c’è però come detto anche un’altra motivazione che spinge Pons a dire
basta con la Dakar: “Quest’anno per me tornare per la quarta volta in Arabia
Saudita è stato troppo. Io sono una che, se sente di non essere voluta, non va.
Le condizioni delle donne lì le conosciamo. Il mondo è grande, ci sono tanti
paesi interessanti”. Anche se, riconosce dopo decenni di conquiste, oggi il
mondo dei motori è meno maschile: “Ci sono equipaggi femminili, navigatrici,
donne pilota”. Pons è tra coloro che hanno aperto la strada.
L'articolo “A 70 anni faccio la mia ultima Dakar. Dormo in tenda, senza
assistenza: montiamo tutto da soli, lavoro vero”: l’annuncio di Fabrizia Pons
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Secondo i media locali non accadeva da 30 anni. Il nord dell’Arabia Saudita,
specialmente la ragione di Tabuk, si è tinto di bianco: la neve è arrivata a
coprire, tre le altre cose, il deserto e i rilievi rocciosi di Jabal Al Lawz. Lo
stesso scenario si è verificato in questi giorni anche in Qatar. Il fenomeno è
legato al passaggio di sistemi di bassa pressione sul Medio Oriente,
accompagnato da un calo generalizzato delle temperature.
L'articolo Lo spettacolo della neve nel deserto, il video del nord dell’Arabia
Saudita che si tinge di bianco: “Non accadeva da 30 anni” proviene da Il Fatto
Quotidiano.