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“C’è chi ha pagato 20mila euro per tornare a casa”: il racconto degli italiani bloccati da sei giorni a Dubai
“Ho visto persone pagare fino a ventimila euro pur di tornare in Italia”. Giusy Grillo, ostetrica che vive Roma, parla dall’aeroporto di Dubai. È da una settimana che va avanti così: “I cambi di albergo, duecento telefonate al giorno per cercare posto sugli aerei. Tutto da soli, perché le autorità italiane non si vedono”, dice mentre si prepara a fare l’ennesima coda al check in nella speranza che spuntino due posti su qualche volo. Va bene qualsiasi destinazione in Europa, basta andare via da qui. Giusy è una delle centinaia di italiani ancora bloccati a Dubai. “E pensare che dovevamo fermarci soltanto tre ore, il tempo di una coincidenza tra un volo della Emirates e l’altro”, racconta. Lei e il suo compagno, che fa la guida turistica a Roma, tornavano da un viaggio in India: “Ma appena siamo sbarcati dal volo che proveniva da Delhi abbiamo scoperto che era scoppiata la guerra. Sullo schermo dell’aeroporto abbiamo cominciato a vedere i voli che venivano cancellati uno dopo l’altro: prima quelli diretti in Israele e in Medio Oriente. Poi tutti gli altri. Ed è scoppiato un caos totale”. Nella voce di Giusy, dietro ai richiami degli altoparlanti dell’aeroporto, senti stanchezza, esasperazione, tensione. Ma anche amarezza: “Ci sono tanti italiani qui, con i giorni ci siamo conosciuti, abbiamo fatto amicizia. Ma non sappiamo più se ridere o se piangere: siamo abbandonati a noi stessi, quando chiami la Farnesina o l’ambasciata italiana ne sanno meno di noi. Sei tu che gli dai informazioni, giuro. Ti dicono di consultare una app che dà notizie vecchie di giorni”. A Dubai sono intrappolati italiani che magari vivono qui e, preoccupati dalla guerra, vogliono rientrare nel loro Paese; ma soprattutto si incontrano viaggiatori che erano di passaggio nel secondo aeroporto più trafficato del mondo (oltre 90 milioni di passeggeri l’anno), ormai una delle porte verso il Medio Oriente, l’Oriente e anche l’Africa. Una parte sono già rientrati, ma altri, come Giusy e il compagno, attendono da sei giorni. Cosa si può sperare? “Qui regna l’incertezza più assoluta. Ogni mattina dobbiamo prendere i bagagli, lasciare l’albergo e venire all’aeroporto sperando che si liberi un posto sui voli in partenza. Vanno bene anche Dublino, Zurigo, Londra, purché sia in Europa, poi ci arrangiamo”. Voli dall’Italia? “La Farnesina ha organizzato un volo al giorno, significano due-trecento persone. Ma rischia sempre di essere annullato e comunque costa fino a 800 euro, mentre altri Paesi hanno messo a disposizione dei loro cittadini dei voli gratuiti”. Se non si riuscisse nemmeno così, non rimane che puntare sull’Oman: “In molti hanno deciso di prendere un bus che in dieci ore, attraverso il deserto, arriva a Muscat e da lì si può tornare in Europa comprandosi un altro biglietto. Abbiamo visto di tutto in questi giorni: molti hanno pagato migliaia di euro per tornare. Alcuni fino a ventimila euro per accaparrarsi un posto, anche di First Class, su voli che magari passavano da Tokyo… hanno fatto il giro del mondo”. Tornare, a tutti i costi: “Molti – racconta Giusy – rischiano di avere delle conseguenze pesanti per il loro lavoro, come il mio compagno. Altri sono comprensibilmente preoccupati per le bombe… E’ già successo tre volte in questi giorni: vedersi comparire sul cellulare l’avviso di un allarme bombardamento. E dover restare chiusi nell’albergo, mentre il personale fa di tutto per sembrare tranquillo, ma sopra la testa ti passano i missili. Non avrei mai pensato che mi sarebbe capitato di trovarmi in guerra”. L'articolo “C’è chi ha pagato 20mila euro per tornare a casa”: il racconto degli italiani bloccati da sei giorni a Dubai proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Saint Moritz, trovato morto il 25enne napoletano disperso da cinque giorni. Il legale: “Ex militare, non uno sprovveduto”
È stato trovato senza vita il corpo di Luciano Capasso, il 25enne di Qualiano (Napoli) che era disperso da cinque giorni sulle montagne svizzere nei pressi di Saint Moritz, dove lavorava. Il giovane era uscito per un’escursione a quota 2700 metri quando, secondo quanto appreso dalle forze di polizia svizzere, è stato sorpreso da una bufera di neve. Da quel momento si erano perse le sue tracce. A darne notizia sono stati la madre, Raffaella Grande e il suo legale, l’avvocato Sergio Pisani. Capasso lavorava come autista in un hotel della località svizzera. Il corpo è stato ritrovato domenica 22 febbraio dalle squadre di soccorso svizzere. “Luciano non era uno sprovveduto – fa sapere l’avvocato Pisani – anzi era un ex militare, addestrato proprio per sopravvivere in situazioni estreme. Avevamo una geolocalizzazione precisa, ma il mal tempo non ha consentito un recupero che stamattina con il sole è stato velocissimo”. Il legale ha poi aggiunto: “Mi chiedo se potevano essere utilizzati mezzi quali droni o altro per trovarlo anche nei giorni precedenti nonostante il maltempo e vanno verificate anche altre circostanze, ma ora è il momento del dolore”. La famiglia ha espresso la volontà di procedere con la massima urgenza al rimpatrio della salma. Il consolato italiano a Zurigo fa sapere che sta fornendo ogni possibile assistenza per accelerare le pratiche burocratiche e consentire il rientro del corpo il prima possibile. Anche la Farnesina è in contatto con i familiari. L'articolo Saint Moritz, trovato morto il 25enne napoletano disperso da cinque giorni. Il legale: “Ex militare, non uno sprovveduto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Attacchi hacker ad ambasciate e siti Olimpiadi, scontro tra Roma e Mosca: “Rivendicati da Noname057(16)”, “Calunnie”
Sono stati gli hacker filorussi del gruppo Noname057(16) a rivendicare e motivare il cyberattacco contro alcune sedi diplomatiche italiane e siti legati alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. La rivendicazione ha riportato al centro dell’attenzione il tema delle “intromissioni” esterne, denunciato nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva parlato di azioni ostili prontamente sventate. Secondo quanto riferito dalla Farnesina, gli attacchi informatici hanno colpito sedi del ministero degli Esteri, a partire dall’ambasciata italiana a Washington, e alcuni siti riconducibili alle Olimpiadi invernali, inclusi portali di alberghi a Cortina. Gli episodi si inseriscono in un contesto di crescente pressione cibernetica attribuita ad attori filorussi, attivi su obiettivi istituzionali e infrastrutture simboliche. Nel ribadire la posizione dell’Italia, la Farnesina ha chiarito che “l’Italia non ha alcun pregiudizio contro la Russia, non è in guerra con la Russia”, ma condanna fermamente “la violazione del diritto internazionale prodotta dall’invasione dell’Ucraina”. Una guerra che, sottolinea il ministero, la Russia continua a portare avanti “uccidendo cittadini ucraini e distruggendo installazioni elettriche, ospedali e strutture civili”. L’Italia, viene aggiunto, sostiene tutte le iniziative di pace promosse dagli Stati Uniti e rivolge “un appello alle autorità russe a negoziare con spirito costruttivo al tavolo delle trattative”. Alle accuse di Tajani ha replicato duramente Mosca. La Russia ha definito “calunnie” le dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano sui cyberattacchi di matrice russa. “Se tali dichiarazioni vengono fatte senza prove, sono definite calunnie”, ha affermato all’agenzia Ria Novosti la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, respingendo ogni responsabilità di Mosca negli attacchi denunciati. La presa di posizione della Farnesina arriva anche in risposta alle accuse di “pregiudizi” mosse dall’ambasciata russa, che sui social ha adottato un tono apertamente canzonatorio. Nel messaggio si ironizzava sul fatto che la Russia venga indicata come responsabile “sempre e di tutto”, arrivando a citare, tra le provocazioni, lo scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi, il maltempo in Sicilia, le malattie dei pini romani, il calo dei pesci spada nel Mediterraneo e persino “le zanzare italiane incattivite”. Una presa in giro che il ministero degli Esteri non ha accettato, sottolineando come l’attribuzione degli attacchi non sia frutto di pregiudizi, ma della rivendicazione diretta degli stessi hacker. Il gruppo Noname057(16) è attivo dal 2022 ed è già da tempo sotto osservazione da parte delle autorità europee: Europol ed Eurojust, nel luglio 2025, hanno emesso sei mandati di arresto nei confronti di membri ritenuti coinvolti nelle attività del collettivo. L'articolo Attacchi hacker ad ambasciate e siti Olimpiadi, scontro tra Roma e Mosca: “Rivendicati da Noname057(16)”, “Calunnie” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Voli cancellati per un guasto, bloccati in Egitto circa 600 italiani. I primi ritorni attesi stanotte
Circa 600 cittadini italiani sono bloccati a Sharm El-Sheik a seguito della cancellazione – disposta nella giornata di ieri – di tre voli di linea diretti a Milano. In un comunicato la Farnesina spiega che la situazione si deve alla “sospensione del traffico aereo dalla Grecia per un guasto tecnico alle comunicazioni”. Il traffico aereo sopra la penisola greca è stato interrotto ieri per un problema tecnico alla Regione informazioni volo di Atene (Fir). Secondo il quotidiano Kathimerini il guasto sarebbe legato ai sistemi di radiofrequenza centrali dei Centri di controllo di Atene e Macedonia, necessari per mantenere il contatto con i voli (nazionali e internazionali) che orbitano sopra il territorio greco. I rapporti preliminari hanno indicato un guasto del circuito, del quale la causa precisa è ancora da chiarire. Stando al comunicato del ministero, i primi cittadini a fare ritorno “dovrebbero rientrare con un volo straordinario Neos, previsto partire a mezzanotte di stasera. Sullo stesso volo, rientreranno altri connazionali con il coordinamento dell’Ambasciata d’Italia al Cairo, che ha inviato due funzionari sul posto”. La Farnesina si dice in stretto raccordo con l’Ambasciata che “sta inoltre prestando la massima assistenza ai connazionali rimasti a terra per assicurare che siano alloggiati in strutture adeguate e” – chiude il comunicato “per identificare nuovi voli che permettano il loro rientro in Italia nel più breve tempo possibile”. L'articolo Voli cancellati per un guasto, bloccati in Egitto circa 600 italiani. I primi ritorni attesi stanotte proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Yemen, centinaia di turisti bloccati sull’isola di Socotra: ci sono anche 86 italiani
Un gruppo di circa quattrocento turisti, tra cui 86 italiani, è bloccato da giorni a Socotra, arcipelago di quattro isole nell’oceano Indiano. La chiusura dello spazio aereo, legata alle tensioni regionali che coinvolgono Yemen, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, ha portato alla cancellazione di tutti i voli di rientro, lasciando i visitatori su un’isola estremamente difficile da raggiungere. L’Unità di crisi, in raccordo con la Farnesina, ha fatto sapere che lavora con i vari tour operator e con l’ambasciata a Riad, che è competente per lo Yemen, per cercare una soluzione per il rientro. L’unico collegamento aereo disponibile, operato dalla compagnia Air Arabia con partenza da Abu Dhabi, risulta sospeso a tempo indeterminato. Nonostante l’incertezza, le persone bloccate riferiscono di essere al sicuro: la preoccupazione principale riguarda l’assenza di indicazioni ufficiali sui tempi di ripartenza, una situazione già vissuta da altri connazionali recatisi lì nel maggio del 2024. La scarsità di strutture ricettive e i limiti al prelievo di dollari in contanti stanno creando disagi a chi aveva pianificato un breve soggiorno sull’isola. Sebbene appartenga formalmente allo Yemen dal 1967, l’arcipelago è da anni oggetto di interessi militari regionali. Attualmente è di fatto amministrata dal Consiglio di transizione del Sud, organizzazione secessionista yemenita sostenuta dagli Emirati Arabi. Il vicegovernatore Yehya ben Afrar ha parlato di più di 400 visitatori, mentre un rappresentante del governo ha precisato che sono 416, tra cui oltre 60 cittadini russi. Insieme a loro ci sono italiani, polacchi, lituani, tedeschi e cinesi. Al momento, l’unica ipotesi per lasciare l’isola sarebbe l’imbarco su una nave cargo diretta verso l’Oman, Paese non coinvolto nelle attuali tensioni regionali: una soluzione complessa e difficilmente praticabile. L'articolo Yemen, centinaia di turisti bloccati sull’isola di Socotra: ci sono anche 86 italiani proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Strage di Capodanno in Svizzera – Chi sono gli italiani dispersi e quelli ricoverati
Dalle prime ore della mattina di Capodanno il centralino del ministero degli Esteri e i numeri messi a disposizione dall’unità di crisi della Farnesina sono stati presi d’assalto da famiglie italiane che non riuscivano a mettersi in contatto con i loro cari che sapevano in vacanza a Crans Montana, quasi tutti ragazzi, dove l’incendio divampato all’interno di un locale ha causato numerose vittime, molte delle quali italiane. I DISPERSI Tra le persone di cui non si hanno notizie ci sono quattro 15enni: A.O.G. B, R.M, C.C e G.T. Tra i maggiorenni ci sono Lisa Pieropan, 26 anni, Giovanni Raggini, 27 anni, Juliette Doronzo, 25 anni, Linda Cavallaro, 21 anni, Alessandra Galli Demin, 54 anni, Giuliano Biasini. I RICOVERATI Sette connazionali restano ricoverati con gravi ustioni in diverse strutture sanitarie svizzere. All’ospedale di Sion sono in cura Leonardo Bove, Eleonora Palmieri e Manfredi Marcucci. All’ospedale di Losanna sono ricoverati Antonio Lucia e Filippo Leone Grassi, mentre all’ospedale di Zurigo è stata trasferita Francesca Nota. Talingdan Kian Kaiser è assistito in un’altra struttura ospedaliera. GLI ARRIVI AL NIGUARDA Tre ragazzi italiani giovanissimi coinvolti nell’esplosione di Crans Montana al Niguarda. Sono intubati e hanno ustioni sul 30-40% del corpo come ha riferito l’assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso. “Ci sono altri due giovanissimi italiani ricoverati negli ospedali di Zurigo e Berna che però al momento non sono trasportabili per le gravi condizioni” RICONOSCIMENTI DIFFICILI “L’accertamento delle vittime richiederà dei giorni a causa delle gravi ustioni subite dalle persone che si trovavano all’interno del locale – ha spiegato Gian Lorenzo Cornado, ambasciatore italiano in Svizzera, giunto a Crans-Montana – Questa sera potrò avere elenco dei ricoverati italiani in vari ospedali, non solo qui a Sion, ma a Losanna, Ginevra, Zurigo e Berna”. Il diplomatico ha riferito che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto l’allestimento di una piccola unità di crisi a Crans-Montana del consolato generale a Ginevra “per rispondere alle domande dei connazionali ma anche per assistere le famiglie. I connazionali cercano disperatamente notizie ed è normale perché non hanno notizie dei loro familiari”. L'articolo Strage di Capodanno in Svizzera – Chi sono gli italiani dispersi e quelli ricoverati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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