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“Pesavo 120 chili, ne ho persi 20 in un anno. Per uno con il mio lavoro è facile ingrassare, dopo tre stent coronarici ho iniziato la tirzepatide”: parla lo chef Claudio Sadler
“Un anno e mezzo fa pesavo 110 chili, ho dovuto mettere tre stent coronarici. Mi sentivo sempre stanco, fuori forma”. Parte da qui il racconto di Claudio Sadler, storico chef milanese, che in un’intervista al Corriere della Sera ha spiegato perché ha deciso di iniziare una terapia con tirzepatide, il farmaco utilizzato per la gestione del peso. Oggi pesa 90 chili: “Ho perso 20 chili in un anno. Ora sono stabile e mi sento molto meglio”. Sadler, che compirà 70 anni il prossimo giugno, è uno dei nomi centrali della ristorazione milanese: la prima stella Michelin nel 1991 all’“Osteria di Porta Cicca”, oggi il ristorante stellato “Sadler” a Casa Baglioni, in Brera, e una lunga carriera che gli è valsa anche l’Ambrogino d’Oro nel 2018. Attualmente trascorre gran parte del suo tempo nello spazio Incontri in via Sforza, dedicato a corsi di cucina, eventi e divulgazione gastronomica. Alla base della scelta terapeutica, spiega lo chef, c’è una dinamica comune a molti colleghi: “Pensavo sempre al cibo, volevo assaggiare tutto quello che vedevo. Per uno con il mio lavoro era facile ingrassare: mi sono trovato a 110 chili senza accorgermene”. Oltre al peso, erano comparsi anche problemi metabolici: “Cominciavo ad avere problemi di colesterolo”. La svolta arriva dopo l’intervento cardiaco. Sadler inizia la cura con tirzepatide sotto controllo medico: “Sono seguito da un endocrinologo e da una cardiologa”. Il farmaco, racconta, ha avuto un effetto immediato sul rapporto con il cibo: “Ti toglie il desiderio continuo. All’inizio mangiare ti dà proprio fastidio, poi pian piano il corpo si abitua”. Oggi lo chef non parla di rinunce drastiche, ma di quantità diverse: “Mangio di tutto, ma in quantità molto ridotte rispetto a prima”. La perdita di peso è stata rapida nella fase iniziale: “Prima perdevo anche un chilo e mezzo a settimana”, poi è arrivata la stabilizzazione. Alla domanda se dovrà interrompere la terapia, Sadler risponde con cautela: “Per ora no, il medico dice che posso andare avanti”. E non nasconde di non avere fretta di smettere: “Non ho nessuna intenzione di interrompere adesso. In questi mesi ho comunque migliorato la mia alimentazione: oltre a mangiare meno, mangio più leggero”. La cura ha un costo significativo: “Circa 100 euro a settimana, 400 euro al mese. Però per la salute li spendo volentieri”. Un investimento che Sadler considera giustificato dai benefici ottenuti. Nel mondo della ristorazione, soprattutto all’estero, alcuni locali hanno iniziato a ridurre le porzioni per andare incontro ai clienti che assumono farmaci dimagranti. Sadler, però, non pensa di cambiare il suo approccio: “Non sono mai stato un fan delle cavalcate infinite. Il mio menu ha cinque portate, per me il numero perfetto”. A suo avviso, anche chi è in terapia non ha bisogno di piatti più piccoli: “Semplicemente mangia quello che si sente, senza strafare”. A Milano, farmaci come tirzepatide o semaglutide sono spesso usati con discrezione. Sadler ha scelto invece di parlarne apertamente: “Sì, l’ho detto. Non ho niente da nascondere”. E conclude con una motivazione chiara: “Se quello che ho fatto io può ispirare qualcuno, ben venga”. L'articolo “Pesavo 120 chili, ne ho persi 20 in un anno. Per uno con il mio lavoro è facile ingrassare, dopo tre stent coronarici ho iniziato la tirzepatide”: parla lo chef Claudio Sadler proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“I cuochi hanno un ego grosso come una casa. Noi amiamo molto cucinare per gli altri, ma molto spesso anche per compiacere noi stessi”: lo rivela chef Mauro Uliassi
Lo chef Mauro Uliassi ha partecipato al convegno annuale sulla gastronomia internazionale Madrid Fusión, dove si è lasciato andare a qualche considerazione sul mestiere dello chef. Mauro Uliassi ha iniziato la sua carriera professionale come docente all’istituto alberghiero locale. La svolta professionale è avvenuta nel 1990, quando insieme alla sorella Catia ha deciso di aprire il Ristorante Uliassi a Senigallia, in quella che originariamente era una modesta struttura bianca situata direttamente sulla spiaggia. Il ristorante ha ottenuto la prima stella Michelin nel 1994, la seconda nel 2009 e la prestigiosa terza stella nel 2018. Nel 2022, il ristorante è stato classificato al 12esimo posto nella lista The World’s 50 Best Restaurants. Oggi il suo ristorante ha all’attivo Tre Stelle Michelin e Tre Forchette del Gambero Rosso. “Mangiare diventa un po’ come fare l’amore, è un atto di fiducia, è un atto di affidarsi. Il cuoco prepara uno stato potenziale, il commensale lo porta a compimento – ha detto lo chef come riporta Gambero Rosso -. Capire questo concetto a volte può essere complicato e difficile, soprattutto per i cuochi”. Il motivo? “Perché i cuochi hanno un ego grosso come una casa. Noi amiamo molto cucinare per gli altri, ma molto spesso anche per compiacere noi stessi. Un cibo cucinato, fino a che non è mangiato, è soltanto una possibilità. La cucina non è mai uguale non perché cambi il piatto, ma perché chi lo mangia non è mai lo stesso”. E infine: “Il piacere non è democratico, appartiene solo e soltanto a chi lo mangia. Gli occhi socchiusi, la testa che scuote come se ascoltasse la musica. Il pregiudizio nasce prima del primo boccone. Può essere alimentato dalle aspettative, dai social, dalle parole dette o scritte. E può far amare un piatto mediocre oppure rifiutare quello che può essere un capolavoro (…) Il cuoco non cucina solamente piatti, ma cucina condizioni, prepara uno spazio in cui qualcosa può e deve accadere” L'articolo “I cuochi hanno un ego grosso come una casa. Noi amiamo molto cucinare per gli altri, ma molto spesso anche per compiacere noi stessi”: lo rivela chef Mauro Uliassi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Offriamo fino a 2.200 euro di stipendio con vitto e alloggio, ma molti candidati spariscono dopo il primo colloquio. I giovani pretendono di fare il minimo indispensabile”: lo sfogo dello chef Alfieri
E’ sempre la stessa storia: chi ha un ristorante o un locale, fatica a trovare personale di cucina e sala. A denunciare la criticità, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, è ora Andrea Alfieri, executive chef dell’Hotel Majestic (4 stelle superior). Alfieri, rientrato nella località trentina lo scorso giugno dopo le esperienze a Courmayeur e Milano, ha affidato ai social un appello dettagliato per completare la propria brigata, offrendo contratti commisurati all’esperienza, vitto e alloggio. Secondo lo chef, la difficoltà nel reperire dipendenti è un fenomeno strutturale in peggioramento: “Non è il primo anno che ho questo problema. Già a Milano facevo fatica, e ogni anno è sempre peggio”, ha dichiarato al quotidiano. Alfieri individua la causa principale in un mutamento generazionale dell’approccio al lavoro: “I ragazzi oggi non hanno più voglia di fare sacrifici. Questo lavoro richiede impegno durante le festività, ma oggi molti pretendono di fare il minimo indispensabile”. L’intervista analizza nel dettaglio l’aspetto economico, che Alfieri definisce “secondario” rispetto al problema della disponibilità: “Un commis, che è il più giovane della brigata, prende sui 1.600-1.700 euro, mentre un capo partita viaggia dai 1.900 ai 2.200 euro per 8 ore giornaliere con il riposo settimanale”, precisa. Oltre allo stipendio, la struttura mette a disposizione del personale tre diverse sistemazioni in condomini definiti confortevoli, con camere doppie dotate di servizi: “Cerchiamo di far stare il personale nelle migliori condizioni possibili”, ha ribadito lo chef che lamenta poi il comportamento dei candidati. Molti infatti sparirebbero dopo il colloquio, attratti da offerte economicamente superiori presso altre strutture: “Purtroppo alcuni dopo il colloquio spariscono. Succedeva anche a Milano, perché sono molto ricercati: si presentano a una decina di colloqui e poi scelgono chi offre un po’ di più. Dobbiamo far quadrare i conti con i prezzi delle materie prime andati alle stelle e il costo del personale altissimo. Un’azienda deve essere sostenibile economicamente, non solo nel piatto”. L'articolo “Offriamo fino a 2.200 euro di stipendio con vitto e alloggio, ma molti candidati spariscono dopo il primo colloquio. I giovani pretendono di fare il minimo indispensabile”: lo sfogo dello chef Alfieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“La pasta con il ragù di nutria? Stanno mangiando topi giganti, ed è vietato per legge”: la stoccata dello chef Guido Mori
“Sugo pieno ed elegante”. “No, è un topo ed è vietato mangiarlo”. La guerra tra chef per la carne di nutria sta diventando una pietanza stucchevole. Sulle pagine di Mowmag è apparso un nuovo aggiornamento sul tema “quanto è buona da mangiare la nutria” dopo la provocatoria esondazione post natalizia dello chef veronese Daniele Pivatello. Il 58enne che usa la nutria per condire i bigoli aveva dichiarato in un’intervista al Corriere che la nutria è “un piatto popolare”, simile “allo spezzatino”, che a New Orleans “è un piatto come un altro” e generalmente in Louisiana “convive nei menù con i gamberi killer”. Su Mowmag, peraltro, viene fatta una specifica precisa che anticipa tutta la questione più gustativa: “La commercializzazione della nutria è vietata e in Italia ne è permesso solo l’autoconsumo. La questione nutria sì/nutria no ha reiterati precedenti social e comunicativi in genere a partire dalla provocazione radiofonica di Giuseppe Cruciani e fino all’ultimo video online del consigliere regionale veneto Valdegamberi (!) con un arrosto fumante di nutria nel piatto. “Mangiare nutria equivale a mangiare topi”, spiega lo chef Guido Mori su Mowmag. Mori ricorda quindi che la normativa alimentare in materia si “muove lungo due direzioni: la prima è quella della sicurezza alimentare, l’altra quella delle autorizzazioni. Lo chef spiega che per servire qualcosa la legge deve considerarlo alimentare e che i clienti non possono essere truffati. Mori fa l’esempio della “crema al tartufo” che richiede per legge la presenza di tartufo e non olio e un vago sentore aromatico: “Entrambe queste trasgressioni sono punite per legge e contemplano perfino l’arresto”. In pratica la nutria non rientra nemmeno tra la cacciagione, quindi non ha procedure standard di controllo obbligatorie prima di una eventuale commercializzazione. “Che tracciabilità ha una nutria? Qual è il veterinario che dice che la puoi mangiare? – chiosa Mori – dai, questi stanno mangiando topi”. Il 47enne cuoco fiorentino ricorda infine che si tratta di “roditori importati più di un secolo fa e che si trattava, semmai si fosse mangiato all’epoca, un “piatto della povertà assoluta, della disperazione e della fame: “Negli anni ottanta dalle mie parti c’è stato un ristorante che salì agli onori della cronaca perché preparava questo ragù con la nutria del fiume. Quando li hanno beccati, gli hanno chiuso il locale e gli hanno fatto un mazzo tale che hanno dovuto vendere”. L'articolo “La pasta con il ragù di nutria? Stanno mangiando topi giganti, ed è vietato per legge”: la stoccata dello chef Guido Mori proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mia figlia ha una mutazione genetica rarissima di quelle che ti stravolgono la vita. Il dramma vero lo vivono le famiglie che non possiedono risorse”: così chef Antonio Guida
Dietro una storia di successo, si nasconde anche una realtà privata difficile da affrontare, ma non impossibile. È la storia del 53enne Antonio Guida, chef del ristorante Seta, due stelle Michelin dentro al Mandarin Oriental di Milano. A Il Corriere della Sera Guida ha spiegato che la figlia Viola “ha una mutazione genetica rarissima, identificata da una sigla alfanumerica – IL1RAPL2 – di quelle che ti stravolgono la vita. Colpisce la corteccia cerebrale e interrompe i collegamenti tra i neuroni, il che può portare a un ritardo cognitivo del linguaggio. Per anni abbiamo avuto informazioni vaghe. Oggi sappiamo dove guardare”. Poi è entrato nel dettaglio: “Telethon ha sequenziato i campioni genetici di Viola, miei e di Luciana. Berto lavora sui modelli animali e sappiamo che in Germania e in Corea del Sud ci sono altri laboratori che stanno portando avanti gli studi. Abbiamo condiviso la nostra storia pubblicamente perché altri possano riconoscersi, e i ricercatori possano disporre di materiale prezioso. Credo nella possibilità di migliorare la vita di nostra figlia e di chi verrà dopo“. “Siamo un Paese che sostiene la ricerca, ma c’è margine. – ha continuato – Negli Stati Uniti i fondi arrivano più facilmente, anche nel caso di malattie rare pediatriche, tra le più onerose. Servono sequenziamenti: la vita merita di essere vissuta”. Tutta la famiglia si è stretta attorno a Viola: “Ho una moglie-guerriera che, per sua stessa ammissione, ha sposato il pacchetto Guida. Luciana è sostegno, ironia, concretezza. Tiene la barra anche quando io vacillo: senza di lei, metà di quel che faccio resterebbe sulla carta. Insieme abbiamo la forza per affrontare tutto. Il dramma vero lo vivono le famiglie che non possiedono risorse. Si combatte anche per loro”. L'articolo “Mia figlia ha una mutazione genetica rarissima di quelle che ti stravolgono la vita. Il dramma vero lo vivono le famiglie che non possiedono risorse”: così chef Antonio Guida proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Chef
È morto Angelo Maggio, lo chef pugliese ha perso il controllo della sua auto ed è finito contro un muretto
È morto Angelo Maggio. Lo chef 59enne pugliese è rimasto coinvolto in un incidente stradale sulla litoranea nord di Otranto, in provincia Lecce. Maggio stava rientrando dal lavoro quando, per cause da accertare, come riporta l’agenzia Ansa, ha perso il controllo della sua Fiat Idea che è finita contro un muretto a secco. Ogni tentativo del personale sanitario del 118 di salvargli la vita si è rivelato inutile. Immediato il cordoglio di amici e colleghi. “Ci stringiamo forte alla famiglia di Angelo Maggio, in questo momento di profondo dolore. – ha scritto Stefano Nisi – Perdiamo un collaboratore serio, un professionista instancabile, ma soprattutto una gran brava persona. Addio amico mio”. Fabiola Papadia ha dichiarato: “Averti ritrovato nella stagione estiva appena conclusa, dopo tanti anni di conoscenza, mi ha fatto un piacere immenso! Il ricordo sarà sempre quello di una persona un po’ imbronciata, quella di lavoratore instancabile e dal cuore d’oro! Ciao Angelo caro, sarai sempre nei ricordi di chi ha avuto il privilegio di conoscerti”. L'articolo È morto Angelo Maggio, lo chef pugliese ha perso il controllo della sua auto ed è finito contro un muretto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Incidenti Stradali
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Puglia
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“Ho licenziato un cuoco per aver buttato dei fagiolini. Controllavo i bidoni della spazzatura e applicavo una legge del taglione “: lo confessa chef Xavier Pellicer
“Licenziai un cuoco per aver buttato via 200 grammi di fagiolini”. Lo chef Xavier Pellicer si è raccontato al podcast “Stay for a Meal”. Il cuoco ha dichiarato di aver vissuto l’epoca delle cucine-caserma. Pellicer ha ricordato i turni massacranti di 16 ore nel ristorante di Jacques Maximin. “La sua disciplina era ferocissima” ha dichiarato Xavier. Lo chef ha detto di aver applicato una “legge del taglione” distorta. “Controllavo i bidoni della spazzatura. Se qualcuno buttava un prodotto integro lo punivo”. Metodi severi, costati il posto di lavoro ad alcuni cuochi: “Ne licenziati uno per aver buttato via 200 grammi di fagiolini. Li avevo conservati con cura in frigorifero per reimpiegarli in un piatto”. Come dichiarato dallo chef, oggi il rigore è consapevolezza, non rabbia. La passione del cuoco nei confronti della cucina nasce dalle tradizioni di famiglia. La madre era una biologa francese, che manteneva vivi i sapori della sua terra e la nonna, segnata dalla guerra d’Algeria, che ha trasmesso a Xavier l’amore per le spezie e l’esotismo. Pellicer porta con sé ferite che non si sono rimarginante, come la morte dell’amico e mentore Sani Santamaria. “Togliere la terza stella subito dopo la sua morte fu un’ingiustizia” ha dichiarato. LA SALUTE OLTRE IL SAPORE Oggi il mantra di Xavier Pellicer è “unire lo stupore estetico al piacere della digestione”. Lo chef è stato influenzato dalla filosofia Ayureda e dall’agricoltura biodinamica. Il catalano ha descritto l’orto di Barcellona come il suo santuario. Pellicer utilizza solo prodotti stagionali e rigorosamente locali. “Evito il transgenico e l’idroponico” ha dichiarato al podcast. La missione attuale del cuoco è quella di cucinare piatti che nutrano il corpo senza appesantirlo. Pellicer ha lanciato un messaggio ai giovani cuochi: “È bello sognare i premi, ma è altrettanto nobile creare un locale di quartiere che offra cibo onesto, permettendo al contempo di avere tempo libero per sé stessi e lavorare cinque giorni a settimana”. L'articolo “Ho licenziato un cuoco per aver buttato dei fagiolini. Controllavo i bidoni della spazzatura e applicavo una legge del taglione “: lo confessa chef Xavier Pellicer proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Chef
Cucina Italiana
“Guadagno 5 volte ciò che prende un direttore di banca. Puoi avere tutte le stelle del mondo, ma se il ristorante è vuoto sei un genio che ha fallito”: parla lo chef Roberto Conti
Da un percorso scolastico travagliato al diventare un punto di riferimento per la ristorazione, arrivando a guadagnare “circa cinque volte ciò che prende un direttore di banca”. L’executive chef Roberto Conti ci ha visto lungo ed ha capito che non è sufficiente stare in cucina. Almeno questa è la sua visione che prevede un guizzo in più. Va bene creare meraviglie con i fornelli ma, spesso, è necessario essere capaci nel rivestire più ruoli. Anche, apparentemente, collaterali. Pavese, 42 anni, vive a Cernusco sul Naviglio, con moglie e tre figlie. Prima di diventare consulente, ha avuto un percorso degno di nota nella cucina d’autore. Oggi dirige decine di locali ma non ne possiede, volutamente, nemmeno uno (almeno fino ad ora). Vive dietro le quinte e si fa carico di piatti, food cost e staff. E i fatturati parlano chiaro: tutti in crescita. Il futuro modo di intendere la ristorazione è alle porte? Intervistato dal Corriere della Sera, Conti ha raccontato le tappe che l’hanno portato alla consulenza. “Non avevo voglia di studiare, ma sul campo da calcio ero bravo. A 16 anni il Borgosesia Calcio mi offrì un contratto in C2, a patto che mi iscrivessi a una scuola non troppo impegnativa. Così scelsi l’alberghiero di Varallo Sesia, mi piaceva la cucina (…) Avevo talento, ma ero una testa calda. Mi misero in collegio, ma mi cacciarono: avevo vestito la statua della Madonna con una maglia dell’Inter. Anche all’alberghiero andavo male in tutto, tranne che in cucina”, ha raccontato Conti. E ancora: “Da studente ero ingestibile. Ma i miei genitori, imprenditori, mi hanno insegnato il senso del dovere: devi lavorare, devi pagare i debiti. Così ho cominciato in piccoli locali a Vigevano, come la Trattoria da Maria. Poi è arrivato il salto vero”, ha proseguito. La svolta è arrivata con Carlo Cracco: “È stato lui a darmi fiducia, a mandarmi al Trussardi alla Scala, con Andrea Berton. Che è il mio opposto: preciso, rigoroso. Infatti, abbiamo fatto scintille, ma oggi siamo amici. Prima c’era stato anche Leemann, troppo filosofico per i miei gusti. Con Trussardi nel 2014 perdiamo la stella, nel 2015 raddoppio il fatturato – da 1,9 a oltre 4 milioni – e nel 2017 la stella torna”, ha detto Conti. “Ma la verità è che preferisco costruire progetti. Ho lavorato con Barilla, poi con la Cascina a Mortara. Ora sono chef diversi brand imprenditoriali, il primo è Glamore Group, secondo gruppo in Italia per numero di locali tra ristoranti e discoteche” che “prima aveva orari fissi, oggi, su mia idea, è aperta 24 ore su 24 (…). È l’unico con orario simile in città. Oggi (…) fattura 14 milioni all’anno”. Tra gli altri locali c’è anche “il Saint George Premier a Monza, dentro il parco della Villa Reale”. Sull’attività monzese, come detto da Conti, “sembrava ci fosse una maledizione. Ma dopo due anni abbiamo avuto la riassegnazione per altri 18. Adesso siamo solidi (…)”. Il Philipp’s, invece, è “aperto solo la sera, sei giorni su sette. È italiano d’impatto: linguine all’astice, fritto misto, plateau royale. Stile Langosteria. Tavoli da 100 mila euro in una sera, solo di Dom Pérignon. Gente che spende, prima e dopo. Poi c’è il sushi, quello vero, di alto livello. Si chiama Sukaru Ba, vuol dire ‘Bar del Teschio’ in giapponese”. Sotto al locale c’è anche il loro club che “Apre a mezzanotte, fino alle cinque. La musica è del genere ‘boom boom boom’. Gente pettinata, parcheggio a 20 euro, guardaroba a 20 euro. Lo spaghetto al pomodoro costa 25 euro. Io non faccio più serate come a vent’anni, ma so che fino alle cinque di mattina si beve e si balla. È un’esperienza, non solo una cena”, ha continuato Conti, sempre al Corriere della Sera. “A Peschiera Borromeo invece seguo Columbus, griglieria da 250 coperti. forse farà storcere il naso ai gourmet, ma facciamo 2,5 milioni di fatturato”. La giornata tipo di Conti non prevede momenti morti. “Mi sveglio intorno alle 6 di mattina, vado in palestra e mi alleno tutti i giorni, (…) seguo una dieta speciale di sei pasti al giorno. Dalle 9.30 alle 17 mi dedico completamente alle consulenze, dalle 17 a mezzanotte sono fisso da Philipp’s. (…) Sono drogato di lavoro. La domenica è il mio unico svago: pranzo fuori con la famiglia e mi concedo una buona bottiglia di Champagne”, ha dichiarato Conti che, inoltre, al mattino accompagna “la figlia più grande a scuola”. E poi uno sguardo al futuro: “In questo momento della mia vita sono concentrato su questi obiettivi, ma non sarà così per sempre”, ha proseguito. Sul suo lavoro, nel dettaglio. “Non decido solo piatti insieme con la brigata. Faccio consulenza vera. Ad oggi ho assunto quasi 350 persone. (…) Porto lo staff, controllo il food cost, faccio la line-up dei piatti e ti garantisco X passaggi mensili o settimanali. È un pacchetto completo”. E sulla (presunta) crisi del fine dining. “Nessuno degli chef più conosciuti lavora con soldi propri, quasi tutti hanno dei finanziatori. Un Berton non rischia il nome per un’attività in perdita. Per fare fine dining ci vogliono 20 persone in cucina. Io al Trussardi ne tagliai otto appena ne diventai chef (…). Ti servono tre persone? Ne tieni una. La motivi, la paghi meglio. Ma i conti devono tornare”, ha detto Conti. E ancora: “Puoi avere tutte le stelle del mondo, ma se il ristorante è vuoto sei un genio che ha fallito. La gente si è stancata delle 12 portate di gomma, aria e gelatina. Deve essere minimal, pulita, concentrata nei sapori. Si risparmia su tutto, ma mai tagliare sul prodotto”. Per Conti i consulenti teorici che promettono una stella Michelin “non servono. Se non sei con me alle 7.30 di mattina in cucina, non conti nulla. (…) Il consulente che arriva a pranzo, mangia e fa promesse, con la presunzione di farti entrare nelle guide? No, non serve”, ha commentato lo chef executive, che ha anche ammesso di essersi “comprato il diploma. Ma da quando ho capito cosa volessi fare, ho studiato più degli altri. Ho fatto mille corsi (…) tutti a mie spese. La formazione mi è costata oltre 50 mila euro”. L'articolo “Guadagno 5 volte ciò che prende un direttore di banca. Puoi avere tutte le stelle del mondo, ma se il ristorante è vuoto sei un genio che ha fallito”: parla lo chef Roberto Conti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ce l’ho messa sempre tutta, ma qualcosa non ha funzionato. Probabilmente è arrivato più il personaggio che la persona”: falliti i ristoranti di chef Elis Marchetti
“Ma spero con tutto il cuore di non dovermi fermare definitivamente. Bisogna voltare pagina. Spero di adempiere come imprenditore ai miei doveri, collaborando con il curatore. Ma spero di non dovermi fermare definitivamente”. Sono le parole amare dello chef Elis Marchetti, dopo che il tribunale di Ancona ha dichiarato la liquidazione giudiziale della sua società, legata alla gestione del ristorante Villa Amalia di Falconara e del food truck ai laghetti del Passetto (Ancona). “Ce l’ho messa sempre tutta, ma qualcosa alla fine non ha funzionato – riferisce a Il Messaggero lo chef che dovrà lasciare Villa Amalia entro fine dicembre -. I motivi di questa situazione? Sette mesi di lavori che nel 2024 hanno stoppato l’attività del ristorante; investimenti importanti con le banche che poi hanno erogato importi più bassi di quanto pattuito; e il fatturato in calo. Un terzo rispetto a quello preventivato. A un certo punto, il gioco s’è fermato”. “Da imprenditore ho preso decisioni che mi hanno fatto stare male, – ha aggiunto – alcuni amici mi hanno anche dato una mano ma non c’è stata verso di aggiustare le cose. In autunno l’ingiunzione di un fornitore ed io ero già esposto con le banche. Sono stati investiti 170mila euro per restaurare Villa Amalia. La volevo riportare alla luce, fare un regalo ai falconaresi. Certo, oggi dico che con quella struttura avrei potuto lavorare molto di più”. Poi i truck ai ai laghetti del Passetto: “Nel 2024 abbiamo aperto a fine dell’estate, in pratica siamo stati operativi un mese. La scorsa stagione abbiamo lavorato sempre, guadagnando in tre mesi quello che avevano ricavato in uno nell’anno precedente. È l’esperienza che mi ha fatto più male, avevo aperto il truck per tutti in un posto spettacolare che io amo e a cui sono molto legato. Le carte c’erano, ma il progetto non ha ingranato. Forse gli eventi sono stati decentrati troppo altrove e si sarebbe potuto far di più per il decoro della location”. Lo chef però ha ammesso: “Forse ho allontanato involontariamente una parte della clientela, che avrà associato la mia cucina a un costo troppo elevato per mangiare. Probabilmente è arrivato più il personaggio che la persona. E, poi, il mercato è cambiato, la spesa media è cambiata. Andare al ristorante non è più visto come qualcosa di inclusivo come invece era un tempo”. L'articolo “Ce l’ho messa sempre tutta, ma qualcosa non ha funzionato. Probabilmente è arrivato più il personaggio che la persona”: falliti i ristoranti di chef Elis Marchetti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Bruno Vespa mi ha invitato a cucinare da lui in Puglia. Gentilissimo e paga sempre il conto. Rita Levi Montalcini mangiava poco, Ratzinger ha festeggiato 70 anni da me”: così chef Heinz Beck
Chef Heinz Beck è il padrone di casa de “La Pergola“, il ristorante che guida dal 1994 al nono piano dell’hotel Cavalieri Waldorf Astoria di Roma. Il suo primato? È il primo e unico chef tedesco ad aver preso nel nostro Paese le tre stelle Michelin. “Non mi manca niente, ma con Teresa stiamo valutando una struttura tutta nostra, magari a Palermo. Vediamo. – ha confessato a Il Corriere della Sera – Stacco poco: lavoro sedici ore al giorno da sempre, ma non mi lamento. Ognuno nel team ha il suo carico: io sono il capo. Certo, potrei ritagliarmi più tempo, un equilibrio non l’ho ancora trovato. Also: potrebbe essere il prossimo obiettivo”. Poi il ricordo delle stelle Michelin: “Abbiamo preso le tre stelle in diretta tv: l’inviato di Porta a Porta era con noi in cucina, mentre in studio da Vespa c’era un portavoce della Michelin. Diede l’anticipazione mentre stavamo lavorando. Ci fu un momento di silenzio, tanto che staccarono il collegamento. Un attimo dopo, il boato: festeggiammo tutta la notte con i clienti”. Il rapporto con Vespa è continuato: “Una volta mi ha anche invitato a cucinare nella sua tenuta in Puglia. È gentilissimo e non se ne approfitta mai: paga sempre il conto”. Il ricordo poi di aver cucinato per tanti personaggi importanti storici: “Da noi sono venuti tutti: Ratzinger, da cardinale, ha festeggiato qui i 70 anni. Lo conoscevo perché era arcivescovo quando lavoravo a Monaco. Oprah Winfrey ha seguito il programma Weight Management a Palazzo Fiuggi, dove curo il menu della Spa”. E infine: “Una volta pranzò da noi Rita Levi Montalcini: mangiò poco, ma amò i fiori di zucca con il caviale. J.K. Rowling ordinava sempre i fagottelli alla carbonara. L’attore Mark Wahlberg è un amico, a Los Angeles vado a casa sua. Angela Merkel l’ho conosciuta a Bruxelles con Michelle Obama. Cucinavo per la Commissione europea: mi chiese se volevo una foto con lei. Poi disse: Però si tolga il pass“. L'articolo “Bruno Vespa mi ha invitato a cucinare da lui in Puglia. Gentilissimo e paga sempre il conto. Rita Levi Montalcini mangiava poco, Ratzinger ha festeggiato 70 anni da me”: così chef Heinz Beck proviene da Il Fatto Quotidiano.
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