“A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che,
di conseguenza, non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri.
Quindi me ne vado“. Inizia così il lungo post su Facebook di Alessandro Tortato,
consigliere d’indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice nominato lo scorso
gennaio dal ministero della Cultura, che ha deciso di rassegnare le sue
dimissioni a seguito del voto consultivo che ha confermato la nomina di Beatrice
Venezi a direttrice musicale.
“Torno alle mie passioni, mai abbandonate, con il grande rimpianto di aver
vissuto un’esperienza che mi aspettavo entusiasmante e che si è invece rivelata
un disastro“, aggiunge. Tortato interviene poi sulla nomina di Venezi: “Si può
essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma la nomina è
lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi faccia
sapere che la nomina è stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo,
cosa mai avvenuta – e aggiunge – Il Consiglio, sempre da Statuto, non ha alcun
titolo per esprimersi in merito alle nomine artistiche, può farlo solo su
approvazione bilanci, programmazione, individuazione Sovrintendente, vertenze
sindacali”.
Riguardo alla notizia, che era circolata, per cui il Presidente aveva pensato di
sospendere il welfare come ritorsione alle proteste per la nomina di Beatrice
Venezi, ha puntualizzato: “Nessuno in Consiglio, tanto meno il suo Presidente,
ha mai pensato di sospendere l’erogazione del cosiddetto welfare per ritorsione
contro le proteste seguite alla nomina di Beatrice Venezi”. L’ex consigliere
spiega che la sospensione era stata una conseguenza momentanea legata alla
minaccia dei sindacati di far saltare il Concerto di Capodanno (in realtà
quattro concerti): “Erano a rischio più di 850.000 euro, non proprio una cifra
irrisoria e indifferente per il bilancio. E visto che stiamo parlando della
Fenice e non della bocciofila di Maerne (che non esiste, così non offendo
nessuno), era assolutamente sensato sospendere il pagamento di quell’erogazione
liberale sin quando non si avesse avuto la certezza che quei soldi sarebbero
entrati in cassa, decisione peraltro approvata anche dal Collegio dei revisori,
organo terzo di controllo amministrativo. I vertici sindacali all’epoca se la
sono presa con me, in quanto musicista, donandomi la loro stima e il loro
applauso che ricambio con lo stesso affetto. Il finale della vicenda è noto:
appena certificato l’avvenuto incasso, il welfare è stato erogato”.
In merito alla controversa nomina di Venezi, Tortato ha commentato:
“Assolutamente lecita, ma non è lecito da parte sua – o per lo meno non è da me
accettabile – parlare pubblicamente della Fenice come di un teatro con gestione
anarchica, affermazione che chiama in causa il Sovrintendente, il Presidente e
l’intero Consiglio. È poi inopportuno abbracciare una persona che ha appena
dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del suo teatro sono pippe il
cui massimo titolo è il battesimo“. Il riferimento di Tortato è alle parole del
giornalista Andrea Ruggieri, che aveva appellato così gli orchestrali coinvolti
nelle proteste per la nomina dell’amica Beatrice Venezi a direttrice.
L'articolo Dopo il via libera alla nomina di Venezi alla Fenice, si dimette il
consigliere Tortato: “La questione è politica, quindi me ne vado” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Beatrice Venezi
Mentre alla Biennale di Venezia il presidente Pietrangelo Buttafuoco difende
l’autonomia dell’istituzione conferma il padiglione russo andando allo scontro
diretto con il ministro della Cultura Alessandro Giuli, sull’altro fronte
culturale lagunare la Fondazione Teatro La Fenice “blinda” Beatrice Venezi. Il
Consiglio d’indirizzo, riunitosi oggi alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro,
ha infatti formalmente approvato la nomina della direttrice musicale. Una
ratifica che arriva proprio nei giorni in cui le repentine dimissioni di
Domenico Muti (figlio del celebre Riccardo) sembravano aver aperto una breccia
favorevole a chi contesta la nomina da mesi.
Muti aveva ricevuto dal sovrintendente Nicola Colabianchi un incarico di
consulenza per le tournée internazionali da 30mila euro annui più provvigioni,
tre mesi dopo la nomina della Venezi. I sindacati avevano puntato il dito contro
queste consulenze esterne, specialmente in un momento in cui la dirigenza aveva
bloccato il welfare per i dipendenti. Finito nel “tritacarne mediatico-politico”
dopo che il padre aveva speso parole distensive per la Venezi (“Lasciatela
dirigere”), Domenico Muti ha rassegnato le dimissioni rinunciando ai compensi
maturati, spiegando che il clima creatosi non gli permetteva di lavorare con
“serenità”.
Nonostante questo scossone, il sovrintendente Colabianchi ha tirato dritto.
Presentandosi in Consiglio con una lettera di cinque pagine, ha ribadito che la
legge sancisce la sua “competenza esclusiva” per la nomina. Ha difeso la scelta
della Venezi definendola “un investimento sul futuro, non ultimo in ragione
della sua giovane età”. Il contratto, della durata di quattro anni, prenderà il
via ufficialmente a ottobre 2026, anche se è già stato chiarito che non le sarà
affidato il prestigioso e mediatico Concerto di Capodanno del 2027, per il quale
è stato poi scelto Gianandrea Noseda.
Le carte bollate non sembrano però spegnere l’incendio scoppiato lo scorso
settembre. Da mesi le maestranze e gli orchestrali portano avanti uno stato di
agitazione con scioperi e la celebre protesta delle spillette (andate a ruba
anche all’estero), ribadendo di non contestare la persona, ma di giudicare il
suo curriculum “non all’altezza del prestigio del teatro”.
Ad alimentare ulteriormente la tensione è stata la stessa Venezi con una recente
intervista rilasciata al quotidiano argentino Clarín. Da Buenos Aires, la
direttrice ha liquidato le contestazioni come un attacco politico per colpire il
Governo, lamentando inoltre il “molto machismo” presente in Italia. Ma
soprattutto, ha attaccato frontalmente il pubblico veneziano: ha affermato che
gli abbonati della Fenice “hanno più di 80 anni”, “hanno paura del nuovo” e che
senza innovazione “i teatri diventano musei”.
Dichiarazioni che hanno provocato la dura replica del neo-comitato di abbonati
“Fenice Viva”, che ha definito le parole della direttrice “profondamente
lesive”, smentendo i dati anagrafici citati. In un clima sempre più teso in cui
i vertici del teatro tacciono, la battaglia si sposta ora in tribunale: il
sindacato Slc Cgil del Veneto ha annunciato l’intenzione di querelare per
diffamazione l’editorialista Andrea Ruggieri. Durante un evento a Milano,
Ruggieri aveva definito i professori d’orchestra della Fenice “quattro pippe”
davanti alla stessa Venezi, la quale – denunciano i sindacati – non ha preso le
distanze dall’offesa rivolta a quelli che saranno i suoi musicisti. Venezi a sua
volta ha sporto querela contro musicisti e giornalisti che avevano osato dare
spazio alle critiche, compresi il Fatto e Report.
L'articolo La Fenice blinda la “direttrice della discordia”: via libera a
Beatrice Venezi tra le dimissioni di Muti jr e le querele dell’orchestra
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una spilletta autoprodotta con disegnata una semplice chiave di violino su
sfondo giallo in poco tempo è diventata virale ed è richiestissima. Ma cosa è
accaduto? Tutto risale al primo gennaio, quando gli orchestrali del Teatro La
Fenice di Venezia hanno indossato la spilla per protestare silenziosamente per
la nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del teatro. Dalla fine dello
scorso settembre i lavoratori manifestano la loro contrarietà alla nomina di
Venezi hanno fatto sciopero, cortei, volantinaggi e assemblee pubbliche.
Da quel giorno in moltissimi hanno richiesto quella spinetta: sono oltre 3.000
gli ordini. Numerosi teatri sparsi in tutta Italia, ma anche all’estero vogliono
quel simbolo per stare al fianco degli orchestrali e colleghi veneziani che
ormai protestano da mesi. Così ne sono state ordinate così tante che gli
organizzatori sono stati costretti a ristamparle.
Un simbolo che è diventato virale grazie alle foto, video social e articoli
dedicati che hanno fatto il giro del mondo. Ecco i segreti del successo di
quando il dissenso diventa merchandising.
Il sovrintendente Nicola Colabianchi aveva commentato podo dopo il concerto di
Capodanno trasmesso su Rai Uno: “Ho visto l’orchestra e il coro durante le
prove. Tutte le forme di protesta garbate sono legittime, mi auguro che al più
presto si possa arrivare a scelte condivise, a confrontarsi per trovare
quell’equilibro che tutti cerchiamo”.
I rappresentanti sindacali chiedono risposte pubbliche su sei punti e
ribadiscono la disponibilità a un confronto, a patto che la nomina venga
ritirata e si riparta da zero
L'articolo È boom per la spilla contro Beatrice Venezi degli orchestrali del
Teatro La Fenice di Venezia. Ecco come il dissenso diventa merchandising e va a
ruba proviene da Il Fatto Quotidiano.
Continua la protesta da parte dei lavoratori del Teatro La Fenice di Venezia
contro la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale stabile a partire
dall’ottobre 2026. In occasione del tradizionale Concerto di Capodanno, in corso
in questo momento, Coro e Orchestra hanno indossato una spilla a forma di chiave
di violino con un cuore al centro, nera su fondo dorato, come forma di protesta
silenziosa. Come si è visto dalle immagini in tv, la spilla è stata indossata
anche da parte del pubblico presente in sala. Il dissenso è stato “silenzioso”.
“Con questo gesto, le professoresse e i professori d’orchestra, le artiste e gli
artisti del coro e tutto il personale tecnico e amministrativo intendono rendere
visibile la propria unità e la determinazione nel difendere la dignità del
lavoro e il futuro della Fenice”, hanno affermato le rappresentanze sindacali
dei lavoratori.
Il sovrintendente Nicola Colabianchi ha commentato: “Ho visto l’orchestra e il
coro durante le prove. Tutte le forme di protesta garbate sono legittime, mi
auguro che al più presto si possa arrivare a scelte condivise, a confrontarsi
per trovare quell’equilibro che tutti cerchiamo”. Dalla fine dello scorso
settembre i lavoratori della Fenice per manifestare la loro contrarietà alla
nomina di Venezi hanno fatto sciopero, cortei, volantinaggi e assemblee
pubbliche.
I rappresentanti sindacali chiedono risposte pubbliche su sei punti e
ribadiscono la disponibilità a un confronto, a patto che la nomina venga
ritirata e si riparta da zero. Il sindaco Luigi Brugnaro ha riconosciuto che
come “legittima la protesta, pensando però che un allenatore non lo può decidere
la squadra. “Spero e continuo a sperare – ha aggiunto -, Lavorerò e sto
lavorando perché si riesca a ricomporre anche dal punto di vista personale la
frattura. Mi dispiace molto perché vorrei che tutti uscissero vincitori. Ma io
Beatrice Venezi oggettivamente voglio vederla dirigere. Credo che se lo meriti,
qualcuno dice che il suo palmares non è adeguato, secondo me lo è. Potrebbe
essere una grande scommessa che possiamo vincere, lo vedremo nei prossimi anni”.
Sul versante musicale invece ci sono stati dieci minuti di applausi finali con
bis, ovazioni a scena aperta. Dal “Nessun dorma” a “Casta Diva”, da “Và
pensiero” al brindisi “Libiam nè lieti calici”, il programma ha attraversato i
grandi classici del melodramma italiano, alternando arie, cori e pagine
sinfoniche in un percorso capace di unire spettacolo e memoria. Sul podio, al
debutto alla Fenice, Michele Mariotti ha guidato Orchestra e Coro con equilibrio
e slancio, affiancato dal soprano Rosa Feola e dal tenore Jonathan Tetelman,
protagonisti applauditissimi di arie e duetti di Puccini, Rossini, Verdi e
Ponchielli
Un concerto che, come da tradizione, ha unito solennità e festa, confermando la
forza simbolica della Fenice e il suo legame con il pubblico televisivo per la
23esima edizione del Concerto di Capodanno.
L'articolo Una spilla contro Beatrice Venezi: al Concerto di Capodanno alla
Fenice di Venezia la protesta “silenziosa” contro la nomina a direttrice
musicale stabile proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si acuisce ulteriormente lo scontro al Teatro la Fenice di Venezia, dove dal 22
settembre scorso la totalità dei dipendenti chiede il ritiro dell’incarico di
direttrice musicale a Beatrice Venezi. Nelle stesse ore in cui la direzione
aveva fatto circolare il dato di un aumento degli abbonati, volto a stemperare
l’idea di una difficoltà del teatro (Venezi però entrerà in carica nel 2026, e
proprio nel 2026 oltre 150 abbonati hanno minacciato di non rinnovare) arriva
dalla rappresentanza sindacale unitaria la notizia che il consiglio d’indirizzo
del Teatro/Fondazione, il 19 novembre – nella stessa riunione in cui aveva dato
il sostegno a Venezi e al sovrintendente Nicola Colabianchi che l’ha nominata –
ha votato all’unanimità di non erogare la rata invernale del cosiddetto “welfare
aziendale”, un bonus di circa 1.300 euro (diviso in due rate) che da sette anni
veniva dato ai lavoratori del Teatro, dati gli ottimi risultati ottenuti.
Ne dà notizia la rappresentanza sindacale unitaria del Teatro, definendo la
scelta punitiva. Si tratta di un bonus istituito nel 2018, di circa 1.300 euro,
trattato e confermato di anno in anno. “Uno strumento di gratificazione
economica che le lavoratrici e i lavoratori di questo teatro si sono guadagnati
con anni di impegno e con anni di bilanci in pareggio, unici in Italia”
sottolineano le rappresentanze sindacali. Un modo anche per alzare compensi
fissati da un contratto collettivo nazionale, che a Venezia centro, per forza di
cose, vale decisamente meno che in altri capoluoghi di regione. “Siamo
profondamente delusi dalla decisione del Cdi, presa peraltro a un mese dal
Natale” continua la Rsu, mentre la dirigenza parla “da un decennio del “modello
Fenice”, chi questo modello lo costruisce ogni giorno, oggi viene punito. Punito
per aver espresso, in modo legittimo e democratico, un’opinione diversa dalla
loro. Punito per un dissenso che non è personale, ma condiviso dal mondo del
lavoro che rappresentiamo”.
La direzione del Teatro da parte sua conferma il congelamento del bonus, ma lo
rimette a semplici ragioni di bilancio. “La decisione sarà riesaminata nel
prossimo Consiglio di Indirizzo di primavera 2026, in occasione
dell’approvazione definitiva del bilancio 2025, quando il quadro
economico-finanziario sarà completo e definitivo. La sospensione è dovuta alle
attuali condizioni che non consentono, al momento, di disporre di previsioni
affidabili per una valutazione prudente e responsabile”. La direzione precisa
anche che “tale anticipazione welfare fa riferimento all’anno 2025, e
rappresenta una prestazione unilaterale e liberale dalla Fondazione. Essa non è
prevista dalla contrattazione collettiva”. Ma questo i dipendenti del teatro lo
sapevano bene.
Al Fatto raccontano che poche settimane fa si era parlato della possibilità o
meno di vedere confermato questo bonus, e gli era stato detto che non ci
sarebbero stati problemi. Ma, d’altronde, gli era anche stato detto, quattro
giorni prima della nomina a direttrice musicale, che Beatrice Venezi non sarebbe
stata nominata presto, e non senza il loro consenso. “Ma vogliamo rassicurare
tutti: i mezzi ritorsivi adottati non ci intimoriscono – ribadiscono i
dipendenti del teatro – Ci auguriamo che chi ha il potere di cambiare questa
triste decisione pensi ai lavoratori non come pericolosi sovversivi ma come
cittadini che sono consapevoli di avere un significativo ruolo sociale e che ce
la mettono tutta per esprimerlo al meglio dentro e fuori il proprio orario di
lavoro”.
La frattura all’interno del Teatro, che ormai vede una divisione netta tra
dipendenti e dirigenza (venerdì l’ultima protesta, sostenuta dal pubblico, in
occasione dell’apertura della stagione lirica) si fa più netta. Neppure nel
2024, quando i lavoratori – per motivi diversi, legati all’organizzazione
aziendale – avevano scioperato tre volte, si era pensato di sospendere il bonus.
L'articolo Il pacco di Natale della Fenice ai dipendenti dopo il caso Venezi:
bloccato il bonus. I sindacati: “Scelta punitiva” proviene da Il Fatto
Quotidiano.