Le soglie Isee per accedere ai bonus sociali sono state allineate
all’inflazione: Arera ha portato a 9.796 euro quella per le famiglie standard
(in precedenza era a 9.530 euro), mentre per i nuclei familiari numerosi è
rimasta a 20.000 euro. L’aggiornamento dei parametri è stato ufficializzato
attraverso la delibera n. 2/2026/r/com del 24 gennaio 2026 (qui il link):
l’adeguamento avrà un impatto positivo non solo sulle utenze di casa, ma anche
sulle agevolazioni previste per lo smaltimento dei rifiuti.
BONUS BOLLETTE, LE NUOVE SOGLIE ISEE
Indubbiamente la novità più importante della decisione dell’Arera riguarda il
limite dell’Isee ordinario per le famiglie standard, il passaggio da 9.530 euro
a 9.796 corrisponde ad un precisa prescrizione normativa contenuta all’interno
di un Decreto emanato dal Ministero dello Sviluppo Economico il 29 dicembre
2016, attraverso il quale è stato introdotto l’obbligo di adeguare le soglie
Isee per accedere ai bonus sociali all’andamento dell’inflazione, che è stato
registrato nel corso dei tre anni precedenti. Nulla è cambiato per le famiglie
più numerose – sono considerate tali quelle dove sono presenti almeno quattro
figli a carico -: in questo caso il legislatore ritiene che i parametri attuali
siano più che sufficienti a garantire un’adeguata protezione sociale. Benché la
soglia Isee sia stata aggiornata, la possibilità di accedere ai bonus bollette
rimane ancorata a dei parametri molto stringenti, sinonimo di povertà assoluta.
Una vasta fascia di contribuenti rimangono fuori da queste agevolazioni, anche
se stanno continuando a perdere potere d’acquisto.
LA NECESSITÀ DI PRESENTARE LA DSU
Il bonus bollette, nel 2026, viene riconosciuto automaticamente: non è
necessario presentare alcuna domanda. Sul singolo contribuente, però , rimane
ancora l’onere di dover presentare la dichiarazione sostitutiva unica, senza la
quale non viene rilasciato l’Isee aggiornato. Senza un’attestazione in corso di
validità, non è possibile accedere automaticamente all’agevolazione: l’incrocio
dei dati tra Arera ed Inps non si attiva, precludendo di fatto la possibilità di
ottenere gli sconti direttamente in bolletta.
A QUANTO AMMONTANO I BONUS BOLLETTE PER IL 2026
Gli importi che vengono erogati per il 2026 per il bonus bollette variano a
seconda della tipologia di utenza e della composizione del nucleo familiare. Per
il bonus elettricità l’importo è fisso per dodici mesi e si basa sulla
composizione della famiglia: per i nuclei costituiti da 1 o 2 componenti sono
previsti circa 146 euro annui, per le famiglie composte da tre o quattro persone
arrivano 186,15 euro, che salgono a 204,40 per quelle con più di quattro
componenti.
Il bonus gas, invece, non ha un valore fisso nazionale, ma viene calcolato sulla
base del numero di persone che compongono la famiglia, della zona climatica – è
più alto nelle zone fredde e più basso in quelle calde – e dalla destinazione
d’uso. Lo sconto, infatti, aumenta nel caso in cui il gas dovesse essere
utilizzato anche per il riscaldamento, oltre che per l’acqua calda e la cucina.
Funziona in modo molto più semplice il bonus idrico, che consiste in una
fornitura gratuita di 50 litri di acqua al giorno per usi personali: il valore
monetario dell’agevolazione è condizionata dalle tariffe che vengono applicate
dal gestore locale, ma viene garantito il fabbisogno minimo vitale per ogni
persona che fa parte della famiglia.
Diventato strutturale proprio nel 2026, il bonus Tari si applica sulla bolletta
dei rifiuti ed è, molto semplicemente, uno sconto del 25% sulla quota variabile
e fissa della tassa. La Tari è una tassa annuale, che viene gestita dai singoli
comuni: lo sconto viene applicato solitamente una volta all’anno sull’avviso di
pagamento.
L'articolo Cambiano le soglie Isee per ottenere il bonus bollette: ecco tutto
quello che c’è da sapere proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Bonus
La legge di Bilancio 2026 ha ufficialmente confermato il potenziamento del bonus
mamme lavoratrici. L’importo mensile, che verrà erogato dall’Inps, passerà da 40
euro a 60 euro: il tetto massimo, quindi, aumenterà a 720 euro, contro i 480
euro del 2025.
Per ottenere il contributo è necessario presentare una domanda subito dopo la
nascita del bambino, una volta che sia stato ottenuto il suo codice fiscale.
QUANDO FARE DOMANDA
Al momento non sono state aperte finestre specifiche per il 2026 per presentare
la domanda sul portale dell’Inps. Nel caso in cui dovesse essere seguita la
stessa prassi del 2025 – quando è stato previsto che la domanda venisse
presentata entro il mese di dicembre – si può ritenere che la procedura si possa
attivare verso la fine dell’anno e che il pagamento venga erogato in un’unica
soluzione.
Quanti avessero maturato i requisiti per accedere al bonus mamme entro il 31
dicembre 2025, hanno tempo fino al 31 gennaio per presentare la domanda
dell’anno precedente e ricevere il contributo entro la fine del mese di febbraio
2026.
COME DEVE ESSERE PRESENTATA LA DOMANDA
Non appena saranno aperte le finestre, per ottenere il bonus mamme 2026 sarà
necessario inoltrare la domanda telematicamente, attraverso i canali ufficiali:
il portale dell’Inps, utilizzando le proprie credenziali digitali (Spid, Cie o
Cns). In alternativa è possibile chiamare il contact center dell’Inps al numero
verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o 06.164164 se si chiama da cellulare.
In alternativa è possibile rivolgersi a un patronato autorizzato per ottenere
l’assistenza gratuita necessaria per presentare la domanda.
DURATA DEL BENEFICIO IN BASE AL NUMERO DEI FIGLI
La durata del bonus mamme è differenziata sulla base della composizione del
nucleo familiare: la protezione economica si estende un po’ di più nel tempo nel
momento in cui aumentano le responsabilità genitoriali. Per le donne lavoratrici
con due figli, il contributo rimane valido fino a quando il figlio più piccolo
compie dieci anni. È una finestra temporale che copre pienamente il periodo
della scuola primaria: un arco di tempo nel quale i bambini hanno necessità di
assistenza e i costi per il tempo pieno risultano essere maggiori. E anche
perché le spese per le attività extra-scolastiche, generalmente, risultano
essere più elevate.
Il bonus è più robusto per le famiglie nelle quali ci sono tre o più figli: il
legislatore ha previsto che la misura rimanga attiva fino al raggiungimento del
diciottesimo compleanno del figlio più giovane. Un’estensione del sussidio che
lo trasforma in una misura di lungo periodo, in grado di accompagnare la madre
lavoratrice nell’intero percorso di crescita dei figli (ossia fino al
raggiungimento della maggiore età del più piccolo) contribuendo a ridurre
l’impatto economico che la presenza di più minori ha sul reddito a disposizione.
LE ALTRE AGEVOLAZIONI PER CHI È APPENA DIVENTATA MAMMA
Le novità per le donne che diventeranno mamme nel corso del 2026 sono diverse:
hanno come oggetto i bonus e i congedi. Il congedo parental si estende fino al
compimento dei 14 anni del figlio e permette di assentarsi dal lavoro percependo
sino all’80% della retribuzione per tre mesi, che scendono al 30% nel corso dei
successivi 9 mesi. Viene confermato, inoltre, il bonus nuovi nati, che permette
di ottenere un contributo una tantum da 1.000 euro e l’aumento dei giorni di
malattia pagati.
L'articolo Bonus mamme lavoratrici, come chiedere il contributo che quest’anno
sale a 720 euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
La legge di Bilancio 2026 ha ufficialmente confermato il potenziamento del bonus
mamme lavoratrici. L’importo mensile, che verrà erogato dall’Inps, passerà da 40
euro a 60 euro: il tetto massimo, quindi, aumenterà a 720 euro, contro i 480
euro del 2025. Per ottenere il contributo è necessario presentare una domanda
subito dopo la nascita del bambino, una volta che sia stato ottenuto il suo
codice fiscale.
QUANDO FARE DOMANDA BONUS MAMMA 2026?
Anche per il 2026 è stato confermato il bonus mamma, per il quale è stato
previsto un aumento dell’importo mensile, che passerà a 60 euro dai 40 euro che
erano previsti nel 2025. Al momento non sono state aperte delle finestre
specifiche per il 2026 per presentare la domanda sul portale dell’Inps. Nel caso
in cui dovesse essere seguita la stessa prassi del 2025 – quando è stato
previsto che la domanda venisse presentata entro il mese di dicembre – si può
ritenere che la procedura si possa attivare verso la fine dell’anno e che il
pagamento venga erogato in un’unica soluzione.
Quanti avessero maturato i requisiti per accedere al bonus mamme entro il 31
dicembre 2025, hanno tempo fino al 31 gennaio 2026 per presentare la domanda
dell’anno precedente e ricevere il contributo entro la fine del mese di febbraio
2026.
COME DEVE ESSERE PRESENTATA LA DOMANDA
Non appena saranno aperte le finestre, per ottenere il bonus mamme 2026 sarà
necessario inoltrare la domanda telematicamente, attraverso i canali ufficiali:
il portale dell’Inps, utilizzando le proprie credenziali digitali (Spid, Cie o
Cns). In alternativa è possibile chiamare il contact center dell’Inps al numero
verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o 06.164164 se si chiama da cellulare. In
alternativa è possibile rivolgersi ad un patronato autorizzato per ottenere
l’assistenza gratuita necessaria per presentare la domanda.
DURATA DEL BENEFICIO IN BASE AL NUMERO DEI FIGLI
La durata del bonus mamme è differenziata sulla base della composizione del
nucleo familiare: la protezione economica si estende un po’ di più nel tempo nel
momento in cui aumentano le responsabilità genitoriali. Se le donne lavoratrici
hanno due figli, il contributo rimane valido fino a quando il figlio più piccolo
compie dieci anni. È una finestra temporale che copre pienamente il periodo
della scuola primaria: un arco di tempo nel quale i bambini hanno necessità di
assistenza e i costi per il tempo pieno risultano essere maggiori. E anche
perché le spese per le attività extra-scolastiche, generalmente, risultano
essere più elevate.
Il bonus mamme inizia ad essere più robusto per le famiglie nelle quali sono
presenti tre o più figli: il legislatore ha previsto che la misura rimanga
attiva fino al raggiungimento del diciottesimo compleanno del figlio più
giovane. Un’estensione del sussidio che lo trasforma in una misura di lungo
periodo, in grado di accompagnare la madre lavoratrice nell’intero percorso di
crescita dei figli (ossia fino al raggiungimento della maggiore età del più
piccolo).
LE ALTRE AGEVOLAZIONI PER CHI È APPENA DIVENTATA MAMMA
Le novità per le donne che diventeranno mamme nel corso del 2026 sono diverse:
hanno come oggetto i bonus e i congedi. Partiamo dal congedo parentale, che si
estende fino al compimento dei 14 anni del figlio e permette di assentarsi dal
lavoro percependo sino all’80% della retribuzione per tre mesi, che scendono al
30% nel corso dei successivi 9 mesi. Viene confermato, inoltre, il bonus nuovi
nati, che permette di ottenere un contributo una tantum da 1.000 euro e
l’aumento dei giorni di malattia pagati.
L'articolo Bonus mamme lavoratrici, come cambia il contributo nel 2026 e quando
presentare la domanda proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sorpresa di fine anno del governo Meloni a imprese e lavoratori. Dalla versione
finale del decreto Milleproroghe pubblicata in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre
sono infatti saltate le conferme degli incentivi per l’occupazione e
l’autoimpiego che, sulla base delle bozze, avrebbero dovuto restare in vigore
fino alla fine del 2026. Scompaiono quindi i bonus per l’assunzione di giovani
under 35 e donne svantaggiate, gli sgravi per il Mezzogiorno e gli aiuti per chi
avvia un’attività nei settori strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e
per la transizione digitale e ecologica. Vero è che la legge di Bilancio prevede
un nuovo schema di esoneri contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato,
ma gli stanziamenti come vedremo sono ben più limitati.
GLI INCENTIVI CHE SCOMPAIONO
Le bozze del Milleproroghe circolate dall’11 dicembre prevedevano un
allungamento dei termini per usufruire di molti incentivi previsti dal decreto
Coesione del maggio 2024, che a sua volta aveva riesumato vecchie misure
introdotte dal governo Conte II. A partire dal bonus giovani, l‘esonero
contributivo del 100% per 24 mesi (fino a 500 euro mensili che salgono a 650
nelle Zes) per assunzioni a tempo indeterminato o trasformazioni di contratti a
termine di under 35 che non avessero mai avuto un lavoro stabile, che nel 2025
ha fatto penare le imprese a causa di unpasticcio legato all’emanazione del
decreto attuativo.
Veniva confermato anche il Bonus donne, sgravio contributivo totale per 24 mesi
(fino a 650 euro al mese) per l’assunzione di donne senza lavoro da almeno 24
mesi (6 mesi nelle Zes) o occupate in settori con forte disparità di genere, e
veniva prolungato il Bonus Zes, esonero contributivo per 24 mesi, fino a 650
euro mensili, per le imprese fino a 10 dipendenti che assumono a tempo
indeterminato lavoratori over 35 nelle regioni del Mezzogiorno. Per i giovani
disoccupati under 35 sarebbe poi stata confermata la chance di ottenere un
contributo di 500 euro mensili per tre anni (fino a 18mila euro) nel caso
avviassero un’attività nei settori ritenuti strategici. Tutte proroghe che non
figurano nel testo finale del decreto.
CHE COSA RESTA IN LEGGE DI BILANCIO
Non significa che gli aiuti all’occupazione si azzereranno. La legge di Bilancio
appena entrata in vigore contiene infatti un nuovo schema di incentivi alle
assunzioni a tempo indeterminato, con l’obiettivo dichiarato di sostenere
l’occupazione giovanile stabile, favorire l’inserimento delle donne svantaggiate
e ridurre i divari territoriali nella Zes unica del Mezzogiorno. Ma l’impianto è
diverso da quello dei bonus del decreto Coesione, perché gli esoneri
contributivi saranno parziali, quindi meno generosi. Tutta la disciplina di
dettaglio – requisiti, platea dei beneficiari, intensità degli sgravi e criteri
di accesso – è demandata a un decreto ministeriale da adottare tenendo conto
degli effetti ottenuti grazie alle misure precedenti. Ma il piano di valutazione
ex post, auspicato da tempo da tutti gli esperti della materia, è di là da
venire. Di certo ci sono solo i tetti di spesa, piuttosto bassi: 154 milioni di
euro per il 2026, 400 milioni per il 2027 e 271 milioni per il 2028. Molto
limitate anche le risorse stanziate per il bonus madri lavoratrici: meno di 6
milioni quest’anno che salgono a 29 a regime. Il decreto Coesione metteva in
campo per il solo 2026, a valere su fondi europei e nazionali, circa 891
milioni: 682,5 milioni per il bonus assunzioni giovani under 35 e 208,2 milioni
per il bonus donne svantaggiate.
L'articolo Bonus per le assunzioni, il dietrofront del governo: cancellate le
proroghe, restano sgravi ridotti e pochi fondi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ampliata la platea degli immobili che possono accedere ai bonus edilizi: la
legge di Bilancio 2026 permette di accedervi anche a quelli che sono stati
costruiti in modo abusivo e, in un secondo momento, sono stati condonati. Il
legislatore permette, a questo punto, di effettuare degli interventi di
riqualificazione o rigenerazione urbana non solo per gli quegli edifici per i
quali sia stato rilasciato un titolo edilizio in sanatoria ordinaria, ma anche
per quelli che hanno beneficiato dei tre grandi condoni del passato: 1985, 1994
e 2003.
Il cambio di passo è avvenuto a seguito di una serie di sentenze espresse dalla
Corte Costituzionale e dal Consiglio di Stato, che hanno fornito
un’interpretazione restrittiva della definizione di “titolo edilizio in
sanatoria”, impedendo agli edifici condonati di beneficiare delle agevolazioni
fiscali.
BONUS EDILIZI ANCHE PER GLI IMMOBILI CONDONATI
Con la manovra 2026 è stato corretto l’orientamento giurisprudenziale che
limitava l’accesso ai bonus edilizi per gli immobili condonati. Le novità che
arrivano a fine anno sono sostanzialmente due. La prima è la possibilità di
accedere ai bonus agli immobili che hanno ottenuto il condono edilizio nel corso
degli ultimi decenni: d’ora in poi potranno usufruire delle detrazioni fiscali
per gli interventi di ristrutturazione edilizia ed efficientamento energetico.
La seconda è relativa alle premialità volumetriche: il legislatore ha dato il
via libera all’applicazione di incentivi volumetrici (rigenerazione urbana)
anche per le opere che sono state condonate, superando di fatto i precedenti
blocchi giurisprudenziali.
LE CONDIZIONI PER POTER USUFRUIRE DEI BONUS
Per poter accedere ai bonus edilizi nel 2026 è necessario rispettare alcune
condizioni essenziali. La prima riguarda la regolarità della pratica: la
procedura di condono deve essere stata conclusa o, quanto meno, l’immobile deve
essere stato messo in regola secondo le norme attualmente vigenti, compresi i
correttivi che sono contenuti all’interno del decreto Salva Casa.
La seconda condizione riguarda il contribuente che ha intenzione di richiedere
il bonus edilizio, che deve possedere l’immobile in base ad un titolo idoneo e
deve effettivamente sostenere le spese degli interventi edilizi. L’ultimo
requisito è l’assenza di abusi pendenti: continua a rimanere valido il principio
secondo il quale qualsiasi intervento abusivo realizzato senza titolo o in
contrasto con esso, non permette di beneficiare di alcun tipo di agevolazione,
almeno fino a quando le irregolarità non vengono sanate.
SONO PREVISTI CONDONI NEL 2026?
Per il momento non è stato approvato alcun nuovo condono edilizio per il 2026.
Sono state discusse diverse proposte nel corso dell’iter di approvazione della
legge di Bilancio – si è parlato, per esempio, della riapertura dei termini del
condono 2003 – ma questi emendamenti non sono stati approvati.
Benché non sia stato approvato un condono organico, per il 2026 sono state
introdotte alcune novità che riguardano le sanatorie, come quella relativa agli
abusi storici (quelli che precedono il 1967). Il legislatore ha previsto la
regolarizzazione automatica delle difformità che sono state realizzate prima del
1° settembre 1967: ad essere coinvolti da questa novità sono gli immobili
situati al di fuori dei centri abitati per quali, almeno all’epoca, non era
obbligatorio richiedere una licenza edilizia.
Il governo, inoltre, sarebbe al lavoro per predisporre un nuovo Codice
dell’Edilizia che dovrebbe sostituire il Dpr 380/2001 nel corso del 2026, grazie
al quale dovrebbero diventare permanenti alcune procedure di sanatoria per le
difformità minori. Dovrebbe inoltre, permettere di superare il criterio della
doppia conformità che prevede che per essere condonati gli immobili debbano
essere conformi alle norme di quando sono stati costruiti e a quelle in vigore
al momento della richiesta della sanatoria. Dovrebbe servire a semplificare la
regolarizzazione delle opere.
L'articolo Bonus edilizi anche per le case condonate: la manovra dribbla le
sentenze della Consulta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Con l’arrivo dell’ultima settimana dell’anno si chiude anche una stagione di
agevolazioni fiscali. Ma, per quanto riguarda i bonus casa, la maggior parte
delle detrazioni sono destinate a rimanere in vigore perché la legge di Bilancio
per il 2026, in fase di approvazione finale alla Camera, ne prevede la proroga.
Ad andare in archivio definitivamente è il Superbonus 110%, con l’eccezione dei
cantieri nelle zone colpite dai terremoti del 2009 e del 2016 dove sia stato
dichiarato lo stato di emergenza. In questi casi però occorre che la richiesta
sia stata presentata entro il 30 marzo 2024 e con opzione per sconto in fattura
o cessione del credito.
Il bonus ristrutturazioni resta invece in vigore con detrazione al 50% per gli
interventi sull’abitazione principale e al 36% sugli altri immobili. In entrambi
i casi, la detrazione si applica su una spesa massima di 96.000 euro per unità
immobiliare, da ripartire in dieci quote annuali di pari importo. Rientrano
nell’agevolazione gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria,
restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, oltre ai lavori
sugli impianti e su parti strutturali dell’edificio.
Confermata anche la detrazione del 50% per l’acquisto di mobili ed
elettrodomestici legata a una ristrutturazione. Chi ristruttura potrà quindi
ancora portare in detrazione frigoriferi, lavatrici o arredi, con un tetto
massimo di spesa di 5.000 euro per unità immobiliare. Lo sgravio va spalmato su
10 quote annuali.
Il sismabonus è una sottocategoria del bonus ristrutturazioni e prevede lo
stesso tetto di spesa. L’agevolazione per la messa in sicurezza antisismica
resta in vigore fino al 31 dicembre 2026 nelle zone sismiche 1, 2 e 3 e non
conta più il salto di classe sismica. La detrazione è anche in questo caso del
36%, che sale al 50% nel caso della prima casa.
Nel 2026 resta anche l’ecobonus per gli interventi che potenziano il risparmio
energetico nella stessa versione in vigore quest’anno. La detrazione si articola
su due livelli: 50% per interventi su abitazioni principali e 36% per tutti gli
altri immobili, compresi quelli non abitativi. Confermati i tetti di spesa per
tipologia di intervento: 60mila euro per coibentazioni e infissi, 30mila per
pompe di calore e generatori, 100mila per la riqualificazione energetica
globale.
Per i condomìni, nel 2026 restano le aliquote del 36% o del 50% per ecobonus
potenziato ed eco-sismabonus sulle parti comuni, a seconda che l’intervento
riguardi o meno l’abitazione principale. Confermati i limiti di spesa di 40mila
euro per unità per interventi energetici e 136mila euro per unità per interventi
di riduzione del rischio sismico combinati a quelli di efficientamento
energetico nelle zone sismiche.
Scompare invece il bonus barriere architettoniche, la detrazione del 75% per
interventi che eliminano barriere architettoniche su edifici già esistenti:
interventi che prevedono la realizzazione di scale, rampe o per l’installazione
di ascensori, servoscale e piattaforme elevatrici che agevolino l’accesso nei
edifici alle persone con problemi motori. È stato in vigore per spese sostenute
dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2025. Il massimale è di 50mila euro per case
unifamiliari o unità indipendenti, 40mila euro per ciascuna unità in edifici da
2 a 8 unità e 30mila euro per ciascuna unità oltre le 8.
Non è prevista nemmeno la riproposizione del bonus elettrodomestici green, un
contributo del 30% sulla spesa per elettrodomestici ad alta efficienza
energetica riservato a chi rottama un apparecchio vecchio. Il contributo ha la
forma di uno sconto garantito dal venditore al momento dell’acquisto. Per
quest’anno la cifra prevista era di 100 euro (200 nel caso l’Isee fosse sotto i
25mila euro).
L'articolo Bonus casa, ecco quali detrazioni sono confermate per il 2026 e quali
scompariranno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ammonterà a 40 euro al mese e verrà erogato in un’unica soluzione (l’importo
sarà quindi pari a 480 euro) tra dicembre 2025 e (al massimo) febbraio 2026.
Stiamo parlando del bonus mamme 2025, per il quale le dirette interessate devono
presentare la domanda entro il 9 dicembre. Chi dovesse maturare i requisiti
oltre quella data ha la possibilità di inoltrare l’istanza entro e non oltre il
31 gennaio 2026.
Particolarità del bonus mamme 2025 è quella di essere esentasse e di non
influire sul calcolo dell’Isee.
BONUS MAMME, CHI HA DIRITTO A RICEVERLO
Il bonus mamme 2025 spetta alle donne lavoratrici dipendenti – sia quelle con
contratto a tempo indeterminato che a quelle con contratto a tempo determinato –
ma anche alle autonome e alle libere professioniste. Per accedere al contributo
è necessario avere un reddito inferiore a 40.000 euro e almeno due figli:
l’agevolazione decade nel momento in cui il figlio più piccolo compie dieci
anni. Non possono ottenerlo le lavoratrici domestiche.
Le lavoratrici dotate di partita Iva devono essere iscritte alle gestioni
previdenziali obbligatorie autonome o alle casse professionali. In questo caso
il contributo viene riconosciuto sulla base dei mesi di iscrizione al fondo di
appartenenza o alla cassa professionale nel corso del 2025. Alle lavoratrici
autonome iscritte alla Gestione Separata Inps, invece, il contributo viene
riconosciuto per i periodi nei quali hanno effettivamente lavorato nel 2025. Non
possono accedere all’agevolazione, invece, quante abbiano delle cariche sociali
e le imprenditrici che non siano iscritte all’Ago o a delle forme previdenziali
che esonerino dall’iscrizione a quest’ultima.
QUANDO VIENE EFFETTUATO IL PAGAMENTO
A fornire le indicazioni precise e dettagliate di quando verrà effettuato il
pagamento è stata direttamente l’Inps, con la circolare n. 139/2025. Chi
presenta la domanda entro la scadenza del 9 dicembre dovrebbe ricevere il
contributo per tutto l’anno entro il mese di dicembre 2025.
Tempistiche leggermente più lunghe per le lavoratrici che dovessero maturare i
requisiti nel periodo compreso tra il 9 ed il 31 dicembre 2025: in questo caso
la domanda va presentata entro il 31 gennaio 2026. Si allungano anche i tempi
dell’erogazione del contributo, che dovrebbe arrivare entro il mese di febbraio
2026.
COME VIENE EROGATO IL CONTRIBUTO
Perché il bonus venga erogato correttamente, è necessario che nel momento in cui
viene presentata la domanda vengano indicate anche le modalità di pagamento, che
possono essere l’accredito su un conto corrente dotato di un Iban o un bonifico
domiciliato.
COSA È PREVISTO PER LE LAVORATRICI CON PIÙ DI TRE FIGLI
Le donne con tre o più figli possono accedere ad un tipo diverso di esonero
contributivo, pari al 100% della quota Ivs a loro carico per un valore massimo
pari a 3.000 euro all’anno che corrispondono a 250 euro al mese: l’agevolazione
è stata confermata fino al 31 dicembre 2026.
L’accesso alla misura spetta fino al compimento del diciottesimo anno d’età del
figlio più piccolo.
QUANTE DONNE SONO INTERESSATE DALLA MISURA
Secondo le stime dell’Istat ad essere interessate dal bonus mamme 2025 sarebbero
almeno 870.000 lavoratrici, la maggior parte delle quali – almeno 695.000 – sono
dipendenti.
Un recente rapporto Istat-Cnel ha ricordato che tra le donne in età compresa tra
i 25 ed i 34 anni meno di una su due è occupata.
L'articolo Bonus mamme, ultimo giorno per chiedere il contributo da 480 euro.
Ecco chi ne ha diritto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si acuisce ulteriormente lo scontro al Teatro la Fenice di Venezia, dove dal 22
settembre scorso la totalità dei dipendenti chiede il ritiro dell’incarico di
direttrice musicale a Beatrice Venezi. Nelle stesse ore in cui la direzione
aveva fatto circolare il dato di un aumento degli abbonati, volto a stemperare
l’idea di una difficoltà del teatro (Venezi però entrerà in carica nel 2026, e
proprio nel 2026 oltre 150 abbonati hanno minacciato di non rinnovare) arriva
dalla rappresentanza sindacale unitaria la notizia che il consiglio d’indirizzo
del Teatro/Fondazione, il 19 novembre – nella stessa riunione in cui aveva dato
il sostegno a Venezi e al sovrintendente Nicola Colabianchi che l’ha nominata –
ha votato all’unanimità di non erogare la rata invernale del cosiddetto “welfare
aziendale”, un bonus di circa 1.300 euro (diviso in due rate) che da sette anni
veniva dato ai lavoratori del Teatro, dati gli ottimi risultati ottenuti.
Ne dà notizia la rappresentanza sindacale unitaria del Teatro, definendo la
scelta punitiva. Si tratta di un bonus istituito nel 2018, di circa 1.300 euro,
trattato e confermato di anno in anno. “Uno strumento di gratificazione
economica che le lavoratrici e i lavoratori di questo teatro si sono guadagnati
con anni di impegno e con anni di bilanci in pareggio, unici in Italia”
sottolineano le rappresentanze sindacali. Un modo anche per alzare compensi
fissati da un contratto collettivo nazionale, che a Venezia centro, per forza di
cose, vale decisamente meno che in altri capoluoghi di regione. “Siamo
profondamente delusi dalla decisione del Cdi, presa peraltro a un mese dal
Natale” continua la Rsu, mentre la dirigenza parla “da un decennio del “modello
Fenice”, chi questo modello lo costruisce ogni giorno, oggi viene punito. Punito
per aver espresso, in modo legittimo e democratico, un’opinione diversa dalla
loro. Punito per un dissenso che non è personale, ma condiviso dal mondo del
lavoro che rappresentiamo”.
La direzione del Teatro da parte sua conferma il congelamento del bonus, ma lo
rimette a semplici ragioni di bilancio. “La decisione sarà riesaminata nel
prossimo Consiglio di Indirizzo di primavera 2026, in occasione
dell’approvazione definitiva del bilancio 2025, quando il quadro
economico-finanziario sarà completo e definitivo. La sospensione è dovuta alle
attuali condizioni che non consentono, al momento, di disporre di previsioni
affidabili per una valutazione prudente e responsabile”. La direzione precisa
anche che “tale anticipazione welfare fa riferimento all’anno 2025, e
rappresenta una prestazione unilaterale e liberale dalla Fondazione. Essa non è
prevista dalla contrattazione collettiva”. Ma questo i dipendenti del teatro lo
sapevano bene.
Al Fatto raccontano che poche settimane fa si era parlato della possibilità o
meno di vedere confermato questo bonus, e gli era stato detto che non ci
sarebbero stati problemi. Ma, d’altronde, gli era anche stato detto, quattro
giorni prima della nomina a direttrice musicale, che Beatrice Venezi non sarebbe
stata nominata presto, e non senza il loro consenso. “Ma vogliamo rassicurare
tutti: i mezzi ritorsivi adottati non ci intimoriscono – ribadiscono i
dipendenti del teatro – Ci auguriamo che chi ha il potere di cambiare questa
triste decisione pensi ai lavoratori non come pericolosi sovversivi ma come
cittadini che sono consapevoli di avere un significativo ruolo sociale e che ce
la mettono tutta per esprimerlo al meglio dentro e fuori il proprio orario di
lavoro”.
La frattura all’interno del Teatro, che ormai vede una divisione netta tra
dipendenti e dirigenza (venerdì l’ultima protesta, sostenuta dal pubblico, in
occasione dell’apertura della stagione lirica) si fa più netta. Neppure nel
2024, quando i lavoratori – per motivi diversi, legati all’organizzazione
aziendale – avevano scioperato tre volte, si era pensato di sospendere il bonus.
L'articolo Il pacco di Natale della Fenice ai dipendenti dopo il caso Venezi:
bloccato il bonus. I sindacati: “Scelta punitiva” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La Legge di Bilancio 2026 ha esteso a fino al 31 dicembre 2028 il credito
d’imposta Zes Unica. L’agevolazione, rivolta alle aziende che decidono di
investire nel sud Italia, è stata prorogata per il prossimo triennio: per
coprire gli investimenti in beni strumentali che effettueranno le aziende è
stato previsto uno stanziamento pari a circa 4 miliardi di euro.
Il legislatore ha anche definito quali debbano essere le tempistiche per
effettuare gli interventi e quando debba essere trasmessa all’Agenzia delle
Entrate la comunicazione contenente il rendiconto dettagliato degli interventi
effettuati.
CREDITO D’IMPOSTA ZES UNICA, INVESTIMENTI INCENTIVATI FINO AL 2028
Ad introdurre il credito d’imposta Zes Unica è stato il Decreto Legge n.
124/2023: questa agevolazione, prorogata dalla manovra 2026, è rivolta alle
imprese che hanno investito in beni strumentali nella zona economica speciale
per il Mezzogiorno, al cui interno sono comprese Campania, Puglia, Basilicata,
Calabria, Sicilia, Sardegna, Molise e Abruzzo.
Da quanto si apprende dal ddl di Bilancio bollinato dalla Ragioneria Generale
dello Stato verranno stanziati circa 4 miliardi di euro per coprire
finanziariamente l’agevolazione fino al 31 dicembre 2028. Entrando nello
specifico è prevista l’erogazione di 2,3 miliardi per il 2026, 1 miliardo per il
2027 e 750 milioni per il 2028. A questi importi si aggiungono i 2,2 miliardi di
euro che la manovra 2025 ha stanziato per quest’anno.
Ai fini pratici viene esteso il periodo entro il quale è possibile effettuare
gli investimenti: a quelli che sono stati effettuati nel periodo compreso tra il
1° gennaio ed il 15 novembre 2025 si andranno ad aggiungere quelli che le
imprese effettueranno nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 ed il 31
dicembre 2028.
LE COMUNICAZIONI VANNO EFFETTUATE FINO AL 30 MAGGIO
Per accedere al credito d’imposta Zes il legislatore ha confermato le stesse
modalità già operative e che le imprese conoscono già. Per poter fruire del
credito d’imposta Zes nel corso del 2026, è necessario che i diretti interessati
comunichino all’Agenzia delle Entrate l’ammontare delle spese ammissibili che
sono state sostenute a partire dallo scorso 1° gennaio 2025 e che prevedono di
sostenere fino al 31 dicembre 2026.
Sempre che non intervengano delle novità all’ultimo momento nel corso dell’esame
parlamentare della Manovra, la finestra temporale per inviare la comunicazione
si aprirà il prossimo 31 marzo per chiudersi al 30 maggio 2026.
Rimangono confermate anche le tempistiche nel corso degli anni successivi: gli
investimenti che sono stati effettivamente completati devono essere dichiarati –
per non perdere l’agevolazione – nella comunicazione integrativa che deve essere
inviata tra il 3 gennaio ed il 17 gennaio di ogni anno. Significa che per gli
investimenti realizzati nel corso del 2026 la finestra di riferimento per la
trasmissione della comunicazione integrativa è il 2027.
LA COMUNICAZIONE INTEGRATIVA
All’interno di questa comunicazione deve essere contenuta l’indicazione
dell’ammontare del credito d’imposta maturato in relazione agli investimenti che
sono stati realmente effettuati, dei quali le aziende devono essere in possesso
delle fatture elettroniche e degli estremi delle certificazioni che sono state
previste dal decreto del 17 maggio 2024 del Ministro per gli affari europei, il
Sud, le politiche di coesione e il PNRR.
Nella comunicazione integrativa dovrà essere indicato un ammontare di
investimenti effettivamente realizzati che non deve essere superiore a quelli
indicati all’interno della comunicazione provvisoria.
I modelli da utilizzare per effettuare queste comunicazioni e le modalità di
trasmissione telematica verranno messi a disposizione direttamente dall’Agenzia
delle Entrata, che emanerà un provvedimento entro 30 giorni dall’entrata in
vigore della Legge di Bilancio 2026.
Ogni singolo beneficiario potrà usufruire di un importo massimo pari al credito
d’imposta che risulta dalla comunicazione integrativa moltiplicato per la
percentuale che la stessa AdE provvederà ad annunciare ogni anno con un apposito
provvedimento.
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quali investimenti copre proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il bonus genitori separati o divorziati è un contributo per sostenere le spese
di affitto. Partirà dal prossimo 1° gennaio ed è una delle novità previste dal
ddl di Bilancio, che crea un fondo da 20 milioni di euro per sostenere le
famiglie che stanno attraversando dei periodi di fragilità finanziaria. E,
soprattutto, con l’intento di dare una mano a quanti fanno fatica a far fronte
alle spese per l’alloggio.
BONUS GENITORI SEPARATI, A CHI È DESTINATO
Il bonus genitori separati è destinato a madri e padri che non hanno conservato
l’assegnazione della casa familiare e, da un punto di vista strettamente
fiscale, hanno a carico figli con un’età inferiore a 21 anni. Siamo davanti ad
una precisazione rilevante, perché aiuta a restringere la categoria di genitori
a cui è destinato il contributo, che oltre ad essere divorziati si trovano in
una posizione finanziaria debole. Quanti sono costretti ad abbandonare
l’abitazione coniugale, infatti, si trovano nella situazione di dover trovare un
nuovo alloggio, ma allo stesso tempo devono contribuire al sostentamento dei
figli.
Ma che cosa si intende per figli a carico? Sono quelli che, in base alla
normativa fiscale, non superano alcuni limiti di reddito individuale: devono
avere un reddito annuo inferiore a 4.000 euro al lordo degli oneri deducibili.
COME DEVE ESSERE RICHIESTO IL CONTRIBUTO
Le modalità operative attraverso le quali verrà attuato il bonus saranno
delineate attraverso un apposito decreto, che verrà emanato dal ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con quello dell’Economia e delle
Finanze. Nel provvedimento verranno specificati, in modo dettagliato, i criteri
per accedere, le procedure per inoltrare le domande, le somme che verranno
effettivamente riconosciute ai richiedenti e le soglie reddituali per poter
richiedere il contributo.
Stando alle prime indiscrezioni il sistema si dovrebbe basare su un modello a
domanda: questo significa che i genitori interessati ad ottenerlo dovranno
presentare un’istanza formale di richiesta, alla quale dovranno essere allegati
i documenti utili a dimostrare quale sia la propria condizione economica.
COME VERRÀ EROGATO
Deve essere chiarito anche in quale forma verrà erogato: il contributo potrebbe
concretizzarsi in un versamento una tantum o con periodicità regolare o come
un’agevolazione fiscale in grado di ridurre il peso delle imposte che il
genitore deve versare.
L’intervento dovrà rispettare il tetto di spesa stabilito in 20 milioni di euro
annui e dovrebbe attestarsi a 800 euro al mese, se dovesse essere confermato
l’importo erogato in passato.
Ufficialmente il nuovo contributo dovrebbe partire dal prossimo 1° gennaio 2026,
ma non è detto che le richieste possano essere inviate fin da inizio anno. È
necessario attendere la pubblicazione del decreto attuativo, che è atteso nel
corso dei primi mesi del prossimo anno.
QUALI DOCUMENTI SARANNO NECESSARI
Dato che il contributo sarà erogato fino ad esaurimento fondi, è bene prepararsi
fin da subito per presentare la domanda. I documenti da raccogliere per accedere
al bonus genitori separati sono la sentenza di separazione o divorzio,
l’attestazione di pagamento dell’affitto della nuova abitazione, i documenti
fiscali dei figli a carico e l’Isee aggiornato.
Riuscire ad avere la documentazione a disposizione il prima possibile permetterà
di inoltrare la richiesta del contributo velocemente e aumentare le possibilità
per ottenerlo, dato che il fondo si potrebbe esaurire rapidamente.
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carico e deve pagarsi un affitto proviene da Il Fatto Quotidiano.