Il Capodanno Cinese 2026 si celebrerà il 17 febbraio e sarà nel segno del
Cavallo di Fuoco: guida a tutti i festeggiamenti e i loro significati tra
simbologia, lanterne e fuochi d'artificio
Tag - Capodanno
Il cielo di Bari non è stato attraversato da alcun meteorite lo scorso 10
gennaio. L’ipotesi che circolava sul web è stata smentita da Prisma (Prima Rete
Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e Atmosfera) che, tramite le
sue telecamere, ha escluso che il boato e il forte bagliore registratisi a
Casamassima siano frutto della caduta di una roccia spaziale. L’Inaf (Istituto
Nazionale di Astrofisica) ha fatto chiarezza: il solco nel terreno è stato
causato da un’altra tipologia di deflagrazione. Secondo le autorità, la luce e
il forte rumore sono la conseguenza di un grosso petardo o un fuoco d’artificio
esploso in un campo.
Sulla questione è intervenuto anche Albino Carbognani, astronomo dell’Inaf. Lo
scienziato ha smentito l’ipotesi della caduta di un meteorite. L’esperto ha
dichiarato: “Un oggetto di questo tipo avrebbe creato un cratere di 100 metri di
diametro. Ma non ci sono crateri”. L’astronomo ha aggiunto che la detonazione
sarebbe legata a un petardo o a un fuoco d’artificio: “Può darsi che qualcuno
dovesse smaltire gli avanzi di Capodanno”.
> Nella serata tra il 10 e l’11 gennaio 2026, numerose segnalazioni in Puglia,
> in particolare nel Barese, hanno riferito di un forte boato e di un improvviso
> bagliore nel cielo. L’istante è stato catturato da una telecamera a
> Casamassima e diffuso su Facebook dal gruppo Amo… pic.twitter.com/Rc4NU2X9fs
>
> — Repubblica (@repubblica) January 12, 2026
L'articolo Risolto il mistero del meteorite caduto a Casamassima, la spiegazione
degli scienziati “Niente Ufo, il bagliore e il boato sono stati causati da un
grosso petardo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Siamo onesti: ciò che è accaduto a Crans-Montana il 31 dicembre poteva succedere
nella maggior parte delle città italiane. La mia frase non giustifica i titolari
del locale andato in fiamme ma condanna tutti quelli – imprenditori del
divertimento, gestori e amministratori – che chiudono un occhio sperando che non
accada mai nulla.
Chi tra noi non conosce un bar, un pub, una discoteca con una scala troppo
stretta, con una porta d’ingresso non adatta ad una carrozzina, con un’uscita di
sicurezza chiusa, con un solo estintore se c’è? Chi tra noi non è mai entrato,
in Italia, in un locale dove i clienti dovrebbero essere la metà di quelli che
sono in un sabato sera? Chi tra noi non ha mai visto minorenni in luoghi dove
non dovrebbero esserci? Ho ben in mente una serata sul treno tra Treviglio-Crema
dove delle 15enni – dopo essersi cambiate nei bagni del vagone – si raccontavano
i “trucchi” e le modalità per entrare in una discoteca del Cremasco nota a
tutti.
E’ facile – davanti alle bare bianche, ai banchi vuoti – puntare il dito,
condannare, giudicare. E’ persino ancor più facile farlo se si tratta della
ricca e impeccabile Svizzera. Ma in Italia? Nelle nostre città, persino nei
nostri piccoli paesi, cosa accade?
Ci sono amministratori, purtroppo, conniventi con i gestori. Ci sono titolari
che “comprano” amministratori sponsorizzando sagre e fiere, progetti delle
scuole, associazioni. E’ una storia che conosciamo ma che nessuno ha scomodato
nemmeno in questa occasione, forse perché nessuno vuol sentirsi come il sindaco
di Crans-Montana, come gli indagati della tragedia di Capodanno.
Eppure non ci sono scusanti. La vera speranza è fatta di responsabilità da
prendersi, da una gestione dei controlli sulla babele del divertimento reale e
non fittizia, da cittadini che per primi hanno il coraggio di guardarsi allo
specchio e chiedersi: io so qualcosa?
L'articolo La tragedia di Crans-Montana può accadere anche qui: chi di noi non
conosce un locale che non rispetta le regole? proviene da Il Fatto Quotidiano.
Probabilmente ve ne sarete accorti dai social, o parlando con i vostri amici.
Gennaio è il periodo dell’anno in cui molte coppie si lasciano, o arrivano al
capolinea. Sì, le stesse coppie che solo poche settimane fa condividevano sui
social foto dei regali di Natale, romantiche cioccolate calde e baci sotto i
fuochi d’artificio. Magari è colpa di un litigio di troppo dai suoceri, o di una
brutta discussione in autostrada sulla strada di caso. Fatto sta che da qualche
anno gennaio si è guadagnato la reputazione di “mese delle rotture” (in ogni
possibile accezione del termine) o “mese del divorzio”.
C’è addirittura chi ha individuato un vero e proprio “Divorce Day”: il primo
lunedì pienamente lavorativo dopo le feste è il giorno in cui si registrano più
richieste di divorzio. Le statistiche dimostrano un aumento in determinati
periodi dell’anno – gennaio, fine agosto o i primi di settembre – ma il Divorce
Day è una leggenda metropolitana, esattamente come il Blue Monday. Tuttavia
riflette una tendenza più ampia: considerare gennaio come un mese di grandi
cambiamenti, anche nella vita sentimentale.
Ci sono vari motivi per cui, se una coppia deve “scoppiare”, è probabile che
succeda in questi giorni. Le feste natalizie, innanzitutto: famiglie, spese,
aspettative e obblighi sociali possono mettere molto stress su una coppia.
Capita che si litighi su dove passare le feste, sulle rispettive famiglie, su
eventuali vacanze e una volta tornati alla vita di tutti i giorni si decida di
mettere un punto. Per le coppie sposate e con figli può essere vero l’opposto:
spesso la decisione di separarsi o divorziare c’era già, ma si aspetta gennaio
per renderla ufficiale, in modo da non “guastare” l’atmosfera per i figli e per
i parenti.
Se durante le feste si cerca di mantenere un sorriso di facciata, insomma, ora è
il momento di smettere di fingere e vivere la separazione. Stare più tempo con
amici e parenti, poi, può agire come la “spinta” finale per il partner più
indeciso: il confronto con le persone più care può servire a dare il coraggio
per uscire da una storia difficile o infelice.
In qualche misura c’entrano anche i buoni propositi di inizio anno, o meglio: il
desiderio di riprendere in mano la propria vita, guardarsi dentro e fare dei
cambiamenti. Secondo un’indagine di Unobravo, famoso servizio di psicologia
online, gennaio “si conferma come un mese ad alta spinta motivazionale”. “Questa
energia è rivolta soprattutto alla sfera relazionale: secondo il 53% dei
terapeuti, il proposito più frequente riguarda il miglioramento delle relazioni
interpersonali o della gestione dei conflitti”.
Gennaio non è il mese dei divorzi: con ogni probabilità è il mese in cui ci si
guarda negli occhi e si sceglie di non trascorrere un altro anno infelice
insieme. Ed è più facile farlo quando tutti sono nel pieno dell’euforia da “anno
nuovo, vita nuova”.
L'articolo Divorce Day: ecco perché gennaio è davvero il mese in cui ci si
lascia di più? proviene da Il Fatto Quotidiano.
Katy Perry ha mandato in delirio i fan con una fotografia su Instagram. La pop
star ha pubblicato una serie di scatti per mostrare le sue vacanze. Nella
gallery la cantante ha inserito le immagini del Natale trascorso con l’ex
Orlando Bloom e la foto del Capodanno insieme al nuovo compagno Justin Trudeau.
Le foto hanno scatenato i commenti dei fan, che hanno definito “diva” la 41 enne
per aver taggato nel post sia l’ex sia l’attuale fidanzato: “Taggare l’ex e
l’attuale nello stesso post, che diva!”.
Come testimoniato sui social, la cantante ha trascorso il Natale insieme alla
figlia Daisy Dove e Orlando Bloom, da cui si è separata ufficialmente la scorsa
estate. Katy e l’attore continuano a frequentarsi, per il bene della bambina.
Perry ha poi festeggiato il Capodanno insieme al nuovo amore, Justin Trudeau. La
pop star e l’ex primo ministro canadese hanno iniziato insieme il 2026 in una
località sconosciuta. I più attenti hanno notato un dettaglio particolare: il
ciondolo della collana di Perry a forma di acero, simbolo del Canada. I fan
hanno commentato il nuovo amore della cantante sotto il post di Instagram. Un
utente ha scritto: “Che carina la foto! Siete una coppia adorabile”, mentre un
altro ha commentato così: “La nuova regina del Canada”.
> Visualizza questo post su Instagram
>
>
>
>
> Un post condiviso da KATY PERRY (@katyperry)
L'articolo Katy Perry pubblica le foto delle vacanze con l’ex Orlando Bloom e il
nuovo compagno Justin Trudeau nello stesso post di Instagram. I fan in delirio:
“Che diva” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si allarga – come chiesto a gran voce da più parti – l’inchiesta sulla strage di
Capodanno al bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, dove un
incendio devastante ha provocato la morte di 40 persone e il ferimento di oltre
100. Nelle ultime ore l’attenzione degli inquirenti si è concentrata anche sul
comportamento dei gestori del locale nei concitati minuti successivi allo
scoppio del rogo. Per Jacques Moretti è arrivata la convalida dell’arresto,
anche se potrebbe uscire a breve su cauzione, mentre potrebbe aggravarsi la
posizione di Jessica Moretti, per cui sono stati chiesti i domiciliari con
braccialetto elettronico perché ha un figlio di 8 mesi.
LE INDAGINI
A confermare l’estensione delle indagini è stato anche l’ambasciatore italiano
in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, intervenuto alla trasmissione Dentro la
notizia. Dopo un incontro con la procuratrice Pilloud, Cornado ha riferito che
l’inchiesta “si è già allargata all’amministrazione comunale e potrebbe
estendersi anche oltre”. “Mi ha detto che saranno indagini a tutto campo, se
necessario”, ha aggiunto l’ambasciatore, assicurando inoltre la “massima
collaborazione” delle autorità svizzere sulla rogatoria che la procura di Roma
si appresta a inviare.
Secondo quanto emerge da testimonianze acquisite dagli investigatori la donna,
comproprietaria del bar insieme al marito, sarebbe stata vista allontanarsi dal
locale portando con sé la cassa subito dopo l’inizio dell’incendio. Un fatto
che, nei giorni scorsi, era emerso come ipotesi ma che adesso è entrato a pieno
titolo nelle verifiche degli inquirenti. L’episodio, ora al vaglio della procura
cantonale, non è stato ancora ufficialmente contestato, ma potrebbe diventare un
elemento rilevante per ricostruire la gestione dell’emergenza e le eventuali
responsabilità successive allo scoppio delle fiamme.
L’incendio è divampato poco dopo la mezzanotte durante i festeggiamenti. Al
centro dell’inchiesta resta l’uso di fontane pirotecniche da interno, una
pratica che – secondo quanto dichiarato da Jacques Moretti agli inquirenti –
sarebbe stata adottata nel locale “da circa dieci anni” senza che si fossero mai
verificati incidenti. Anche la moglie Jessica ha confermato che tali effetti
venivano utilizzati occasionalmente durante il servizio dello champagne “per
creare atmosfera”. “Non le ho mai chieste, ma non le ho mai proibite”, ha
dichiarato, come riportato dal quotidiano Tages Anzeiger.
IL RITUALE DELLE CANDELE
Secondo la ricostruzione dei proprietari, il rituale era collaudato: il
personale si preparava dietro il bancone, il dj cambiava musica e poi entravano
in sala le bottiglie con le fontane accese. Nei video della notte di Capodanno
si vede una cameriera seduta sulle spalle di un collega mentre regge una
bottiglia pirotecnica. Una pratica che, secondo i coniugi Moretti, “non era un
caso isolato”, pur non essendo standardizzata. Proprio quella cameriera è stata
identificata come Cyane Panine, 24 anni, fidanzata con uno chef di un altro
ristorante della famiglia Moretti e molto legata ai proprietari. Sarebbe stata
lei, secondo l’ipotesi investigativa, a innescare accidentalmente l’incendio. La
giovane è morta nel rogo.
Jacques Moretti ha raccontato di essere stato avvisato dell’incendio dalla
moglie alle 1.35 e di essersi precipitato sul posto. “C’erano già le luci blu e
molta gente fuori”, ha detto. Insieme al fidanzato della cameriera ha tentato di
entrare dal fronte del locale, ma il fumo era troppo denso. I due sono riusciti
ad accedere solo da una porta di servizio, che secondo Moretti era
inspiegabilmente chiusa dall’interno. All’interno hanno trovato diverse persone
a terra, immobili, tra cui Cyane Panine. “Abbiamo cercato di rianimarla per
oltre un’ora, finché i paramedici ci hanno detto che era troppo tardi”. “Era
come una nuora per noi, come una sorellina. Ha trascorso il Natale con noi. Sono
devastata”, ha dichiarato Jessica Moretti.
Il ruolo del Comune
Sul fronte istituzionale, intanto, il Comune di Crans-Montana ha ritirato la
propria costituzione di parte civile nell’inchiesta. La decisione sarebbe
arrivata dopo che la procuratrice generale del Cantone del Vallese, Béatrice
Pilloud, avrebbe comunicato all’amministrazione comunale l’intenzione di negare
al Comune la qualifica di soggetto danneggiato. La scelta è stata riferita dal
sito informativo della televisione svizzera Rts. La mossa del Comune arriva dopo
le polemiche seguite alle dichiarazioni del sindaco Nicolas Féraud, che aveva
ammesso mancati controlli di sicurezza nel locale. Un’ammissione che ha
contribuito ad allargare il perimetro dell’inchiesta.
Mentre la comunità di Crans-Montana resta sotto shock per una delle tragedie più
gravi degli ultimi anni, l’inchiesta procede ora su più livelli: dalla sicurezza
del locale alle responsabilità dei gestori, fino al ruolo delle autorità di
controllo. Le prossime settimane saranno decisive per chiarire cosa sia accaduto
davvero e quanti ne sono responsabili.
L'articolo Crans Montana, si indaga sul Comune e “anche oltre”. Si aggrava la
posizione di Jessica Moretti: “Vista fuggire con la cassa” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Una testimonianza affidata ai social, quella di Eleonora Palmieri, 29 anni,
veterinaria, che dopo gli interventi subiti parla di quanto è accaduto la notte
di Capodanno e di come i medici si sono presi cura di lei: “Qui nel reparto di
terapia intensiva del Niguarda di Milano stiamo combattendo per guarire giorno
dopo giorno… ma un pensiero va agli angeli che non ce l’hanno fatta. Non
smettete mai di onorare la vita!”.
Il profilo Instagram di Eleonora rappresenta un prima e un dopo rispetto alla
tragedia: foto e video la ritraggono assieme al fidanzato nei momenti di
allegria in attesa di festeggiare l’arrivo del 2026, e le immagini successive
sono di lei in ospedale, avvolta dalle bende per le ustioni riportate nel rogo
della discoteca.
“Dietro ogni articolo e ogni titolo di giornale, c’è stata la vita vera – scrive
Eleonora – quella fatta di paura, ma soprattutto di coraggio e forza per andare
avanti. Voglio dire grazie a chi non ha mai lasciato la mia mano: alla mia
famiglia, il mio porto sicuro, e al mio fidanzato che è rimasto insieme a me
anche in quella stanza di ospedale. Un ringraziamento immenso va ai medici e a
tutto il personale sanitario degli ospedali che mi stanno curando con estrema
professionalità e umanità. Se oggi sono qui a raccontarlo, è anche merito
vostro”.
Eleonora deve la vita al fidanzato che nei momenti di panico e di fuga
disordinata è riuscito ad afferrarla e portarla fuori dal locale, per poi
affidarla alle cure dei medici dell’ospedale svizzero di Sion. Quanto ha
raccontato la ragazza sul suo profilo social segna comunque una presa d’atto di
quello che le è accaduto, rispetto a quando aveva raccontato la madre Cristina
Ferretti, il 3 gennaio al TgR dell’Emilia Romagna: “Ha subito un ulteriore
intervento alle mani, l’hanno estubata. Siamo riusciti a vederla, e a parlarci
anche. È abbastanza serena ma non ha ben compreso quello che è successo intorno
a lei”. I giorni passano e Eleonora è cosciente di essere sfuggita alla morte e
il suo è un messaggio di speranza e di gratitudine, senza dimenticare chi non è
scampato al rogo.
Al Niguarda lottano per la vita anche Francesca, Sofia, Kean, studenti del liceo
Virgilio di Milano. Ivan Giacomel, coordinatore del tavolo di psicologia
dell’emergenza in Lombardia e vice presidente lombardo Sipem, Società italiana
psicologia d’emergenza ha raccontato all’Ansa: “Abbiamo trovato dei ragazzi
ancora in fase molto difficile, ancora lontani dall’elaborazione di quello che è
successo, serve tempo e aiuto perché i pensieri e le emozioni possano diventare
parole. In questo momento sono scioccati e senza parole e il corpo sta parlando
per loro, con silenzio e lacrime”.
L'articolo Il messaggio dall’ospedale di Eleonora, la sopravvissuta al rogo di
Crans-Montana: “Combattiamo per guarire. Non smettete di onorare la vita”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Questa cosa qui è veramente indegna e schifosa”. Antonella Clerici si scaglia
contro i leoni da tastiera. Nella puntata di “È sempre mezzogiorno” del 5
gennaio, la conduttrice ha parlato della tragedia di Capodanno a Crans-Montana,
in Svizzera. Rivolgendo gli auguri di buon anno ai telespettatori, Clerici ha
colto l’occasione per ricordare le vittime del terribile incendio: “Buon anno a
tutti, che sia davvero un buon anno perché è finito e iniziato in maniera molto
tragica”.
Poi ha continuato: “La tragedia di Crans-Montana ha visto coinvolti questi
ragazzi e io, mamma di una ragazza di 16 anni, posso solo immaginare il dolore
dei genitori”.
La presentatrice di “È sempre mezzogiorno” si è poi scagliata contro i leoni da
tastiera e contro chi ha criticato le vittime: “Ho trovato estremamente
vergognoso quello che ho letto perché un ragazzo di 16 anni, in un paese di
montagna magari ha brindato con i genitori, tutti sono tranquilli”. E ancora:
“Prendono una cosa in un bar, senza l’uso della auto. E poi c’è una tragedia
immane”. Clerici ha continuato dicendo: “Riprendono con i telefonini? Hanno 16
anni, è normale, non si rendono conto, magari pensano a una goliardata e poi
succede di tutto”.
Antonella ha aggiunto che l’unica cosa da fare è pregare e “stare vicini ai
genitori con tutto il cuore”. La conduttrice ha concluso definendo l’incidente
di Capodanno “una disgrazia da cui non si riprenderanno mai”. E ha poi
rimproverato chi ha giudicato il comportamento delle vittime: “Non bisogna
giudicare e criticare. Questa cosa qui è veramente schifosa e indegna. Gente che
non ha nessun tipo di empatia. Volevo dirvelo. L’empatia è importantissima, se
non lo facciamo tra di noi diventiamo delle bestie”, ha concluso Clerici.
> @Cinguetterai pic.twitter.com/F49EHoDNoV
>
> — cinguettavideofoto (@cinguettavideo2) January 5, 2026
L'articolo “Ho letto le critiche contro i ragazzi morti nell’incendio di
Crans-Montana. È una cosa veramente schifosa e indegna”: lo sfogo di Antonella
Clerici proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il discorso di fine anno del Presidente Mattarella ha rievocato gli eventi che
hanno segnato gli ottant’anni della Repubblica. I prossimi, per me, saranno 75 e
i ricordi di quegli 80 anni iniziano 66 anni fa, nel 1960, quando, in una
famiglia di portuali genovesi, sentivo parlare della rivolta popolare che
avrebbe portato alla caduta del governo Tambroni. Si parlava di un “brichettu”
(che in genovese vuol dire fiammifero) che, poi, sarebbe diventato Presidente
della Repubblica. Era Sandro Pertini, e mio nonno Nando mi portò a sentirlo, in
Piazza della Vittoria.
Mattarella ha menzionato diversi eventi e, arrivato a Falcone e Borsellino, ha
interrotto il racconto. Era il 1992 quando i due magistrati furono uccisi con
chi li accompagnava. Scavavano sulle commistioni tra mafia e politica, e non
erano i soli a far fronte alla degenerazione della gestione della cosa pubblica,
diventata “cosa loro”. Già nel 1974 lo scandalo dei petroli, sollevato dal pool
genovese dei Pretori d’Assalto, rivelò la corruzione dei partiti di governo da
parte dei petrolieri, che bloccarono la scelta nucleare, visto che allora
l’elettricità si produceva bruciando il loro gasolio.
L’inchiesta arrivò immediatamente ai vertici del potere e fu subito
neutralizzata con la legge sul finanziamento pubblico ai partiti: si ammise che
la politica fosse in vendita al miglior offerente e che dovesse essere
finanziata con fondi pubblici, per essere “vaccinata” da questa infezione.
Nonostante il “vaccino”, non perse il vizio: nel 1992, quando il finanziamento
pubblico era ancora in vigore, il pool di Mani Pulite mise fine alla Prima
Repubblica. Fu un radicale cambio di paradigma, non menzionato dal presidente.
A differenza del pool genovese, quello milanese iniziò dal basso, da un
“mariuolo”, per poi arrivare ai vertici, tanto che l’ex presidente del Consiglio
scappò all’estero per non finire in galera. Il pool non fu fermato, ma la storia
non cambiò binario: la Seconda Repubblica vide la discesa in campo di Silvio
Berlusconi, affiliato alla P2, una loggia massonica deviata, il cui partito,
come dimostrò il processo Dell’Utri, ebbe radici di matrice mafiosa. Le sentenze
definitive mostrano che mafia e massoneria hanno segnato la nostra storia, ma
Mattarella non le menziona.
La Terza Repubblica, anche se non riconosciuta da tutti, inizia con la discesa
in campo di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle che, usando soprattutto
internet, rivoluziona il modo di ottenere consenso attraverso il voto, tanto da
arrivare al governo. Molti parlano di antipolitica e di populismo, come se
ottenere milioni di voti per costruire una politica diversa da quella della
“casta” fosse contro la politica: è contro “quella” politica. Anche le regioni
hanno un ruolo nella storia, se non altro per l’alto numero di presidenti finiti
in gabbia.
Mattarella ripercorre la storia dei primi decenni della Repubblica e tralascia
gli ultimi, come se le verità giudiziarie fossero opinioni. Ripenso a Sandro
Pertini. Che discorso avrebbe fatto se fosse stato al posto di Mattarella? A lui
è attribuita la frase: Il fascismo non è un’opinione, è un crimine. Un giudizio
certamente divisivo nei confronti di chi non condanna il fascismo. Omettere
parte della storia può portare a ripetere gli errori del passato.
Come avrebbe commentato Pertini la corsa al riarmo attualmente in atto?
Mattarella era vicepresidente del Consiglio quando l’Italia partecipò alla
guerra del Kosovo, nel 1999, per difendere con le armi il popolo kosovaro, così
come oggi l’Italia rifornisce di armi il popolo ucraino per aiutarlo a
difendersi. Non è ben chiaro, però, come mai non faccia lo stesso per il popolo
palestinese, indiscutibilmente vittima di un genocidio. Che dirà poi Mattarella
del Venezuela?
Insomma, il presidente ha raccontato metà della storia. Ha esortato i giovani ad
essere esigenti, ma i non più giovani potrebbero esigere una ricostruzione
storica più accurata. Posizioni ambigue o omissive della massima carica dello
Stato generano disaffezione alla politica e, quindi, al compimento della
democrazia. Se buona parte degli aventi diritto al voto non esercita il potere
di scegliere chi guiderà il paese, allora c’è qualcosa che non va nella
politica. Se la memoria collettiva non include fatti gravissimi e decisivi, come
quelli che ho evocato, il racconto istituzionale diventa una storia monca di
verità giudiziarie, centrali per la società reale.
Il Presidente della Repubblica ha tentato di essere ecumenico, rivolgendosi a
tutti gli italiani. Ma se rivolgersi a “tutti” significa non menzionare i
servizi segreti deviati, la politica corrotta, le consorterie massoniche, i
neofascisti impuniti, la criminalizzazione della magistratura, la renitenza a
pagare il “pizzo di stato”, come qualcuno chiama le tasse, allora io non mi
sento incluso in quei “tutti” a cui il presidente dovrebbe parlare. Se Mani
Pulite è “divisivo” per qualcuno, lo è anche per me. Divide chi chiede giustizia
contro il malaffare da chi lo giustifica, e si fa beffe dell’onestà, chiamandola
onestah.
Visto che ci sono due versioni della storia, il non schierarsi del presidente
non è unificante, è divisivo per chi chiede il rispetto della verità storica,
anche solo menzionando i fatti, senza emettere giudizi. Quelli sono stati emessi
dalle sentenze definitive.
L'articolo Mattarella nel discorso di fine anno ha cercato di essere ecumenico.
Ma così si rischiano divisioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un gesto che esalta l’amore universale in un momento per molti sacro della
musica classica. Durante il tradizionale concerto del Capodanno di Vienna dei
Wiener Philharmoniker, mentre veniva eseguita la celebre “Marcia di Radetzky”,
il direttore d’orchestra Yannick Nézet-Séguin, dichiaratamente gay, ha baciato
sulla nuca il marito violinista Pierre Tourville, con cui ha celebrato l’unione
civile nel 2021. Un’istantanea che ha raggiunto gli oltre 150 Paesi dove l’opera
è seguita (in Italia pochi giorni fa ha fatto registrare il 16,2% di share su
Rai 2) ormai da decenni ed è simbolo di una tradizione che, di solito, non
ammette eccezioni alla ritualità.
Nézet-Séguin ha infranto la liturgia in maniera gentile, rispettando l’essenza
del concerto di musica classica più famoso al mondo. Non solo con il gesto
d’affetto verso il consorte, ma anche scendendo in platea, con il sorriso
stampato in volto, a dirigere la marcia composta da Johann Strauss al ritmo del
battito di mani del pubblico. La prima volta nella storia.
CHI È IL MAESTRO YANNICK NÉZET-SÉGUIN
Cinquantenne nato a Montréal, dopo essersi diplomato in pianoforte al
conservatorio della sua città e aver completato gli studi di direzione di coro a
quello di Princeton, ha lavorato a Montréal come maestro del coro e direttore
principale dell’Orchestre Métropolitan. Da anni, è una delle figure più
influenti della musica classica a livello internazionale: è stato alla guida
della Victoria Symphony (orchestra canadese) di Victoria, ha diretto l’orchestra
filarmonica di Rotterdam per dieci anni e dal 2012 la sua bacchetta dà
indicazioni ai musicisti della Philadelphia Orchestra. Tra gli altri incarichi,
dal 2018 è direttore musicale del Metropolitan Opera di New York.
> For the first time ever a maestro comes down from the podium into the audience
> to conduct the Vienna New Year’s Concert during Strauss’s Radetzky-Marsch.
> Yannick Nézet-Séguin you legend ???????????? #HappyNewYear
> #ViennaPhilharmonicOrchestra pic.twitter.com/TZMBnegjiD
>
> — Nikos (@nkavv1) January 1, 2026
ROMPERE LA TRADIZIONE
Quest’anno, nella Sala d’Oro del Musikverein è stato lui a dare indicazioni sul
repertorio da eseguire. E a Vienna, accanto agli spartiti della dinastia
Strauss, sono state suonate opere di compositori ai margini del tradizionale
programma concertistico, come Joseph Lanner e Carl Michael Ziehrer. Ma
soprattutto, hanno trovato spazio la polka “Sirenen Lieder” di Josephine
Weinlich, fondatrice della prima orchestra femminile d’Europa proprio nella
capitale austriaca, e dell’aformacericana Florence Price, di cui è stata
eseguito in versione sinfonica il “Rainbow Waltz”, composto nel 1939.
Una dichiarazione di intenti e una presa di posizione a favore dell’inclusione e
dell’uguaglianza da parte di Nézet-Séguin, considerando il fatto che Price –
prima afroamericana a essere riconosciuta come direttrice d’orchestra nella
prima metà del ‘900 – lottò tutta la vita per ottenere rispetto e dignità,
subendo offese e discriminazioni razziali.
“La musica può unirci tutti perché viviamo sullo stesso pianeta”, ha evidenziato
il maestro canadese in un breve discorso prima del brindisi di Capodanno, in cui
si è augurato che ci sia pace “nei cuori e soprattutto tra le nazioni del
mondo”. Nézet-Séguin ha celebrato il traguardo della direzione a Vienna anche
con un post sui suoi profili social: “Ho condotto questo concerto in tv da
bambino, ho sognato questo momento da allora. Al concerto di Capodanno (…). Ho
visto quel sogno realizzarsi”.
L'articolo Il bacio al marito violinista e la discesa in platea durante la
Marcia di Radetzky: il direttore Yannick Nézet-Séguin ha rotto il rito del
Capodanno di Vienna proviene da Il Fatto Quotidiano.