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Risolto il mistero del meteorite caduto a Casamassima, la spiegazione degli scienziati “Niente Ufo, il bagliore e il boato sono stati causati da un grosso petardo”
Il cielo di Bari non è stato attraversato da alcun meteorite lo scorso 10 gennaio. L’ipotesi che circolava sul web è stata smentita da Prisma (Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e Atmosfera) che, tramite le sue telecamere, ha escluso che il boato e il forte bagliore registratisi a Casamassima siano frutto della caduta di una roccia spaziale. L’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha fatto chiarezza: il solco nel terreno è stato causato da un’altra tipologia di deflagrazione. Secondo le autorità, la luce e il forte rumore sono la conseguenza di un grosso petardo o un fuoco d’artificio esploso in un campo. Sulla questione è intervenuto anche Albino Carbognani, astronomo dell’Inaf. Lo scienziato ha smentito l’ipotesi della caduta di un meteorite. L’esperto ha dichiarato: “Un oggetto di questo tipo avrebbe creato un cratere di 100 metri di diametro. Ma non ci sono crateri”. L’astronomo ha aggiunto che la detonazione sarebbe legata a un petardo o a un fuoco d’artificio: “Può darsi che qualcuno dovesse smaltire gli avanzi di Capodanno”. > Nella serata tra il 10 e l’11 gennaio 2026, numerose segnalazioni in Puglia, > in particolare nel Barese, hanno riferito di un forte boato e di un improvviso > bagliore nel cielo. L’istante è stato catturato da una telecamera a > Casamassima e diffuso su Facebook dal gruppo Amo… pic.twitter.com/Rc4NU2X9fs > > — Repubblica (@repubblica) January 12, 2026 L'articolo Risolto il mistero del meteorite caduto a Casamassima, la spiegazione degli scienziati “Niente Ufo, il bagliore e il boato sono stati causati da un grosso petardo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La tragedia di Crans-Montana può accadere anche qui: chi di noi non conosce un locale che non rispetta le regole?
Siamo onesti: ciò che è accaduto a Crans-Montana il 31 dicembre poteva succedere nella maggior parte delle città italiane. La mia frase non giustifica i titolari del locale andato in fiamme ma condanna tutti quelli – imprenditori del divertimento, gestori e amministratori – che chiudono un occhio sperando che non accada mai nulla. Chi tra noi non conosce un bar, un pub, una discoteca con una scala troppo stretta, con una porta d’ingresso non adatta ad una carrozzina, con un’uscita di sicurezza chiusa, con un solo estintore se c’è? Chi tra noi non è mai entrato, in Italia, in un locale dove i clienti dovrebbero essere la metà di quelli che sono in un sabato sera? Chi tra noi non ha mai visto minorenni in luoghi dove non dovrebbero esserci? Ho ben in mente una serata sul treno tra Treviglio-Crema dove delle 15enni – dopo essersi cambiate nei bagni del vagone – si raccontavano i “trucchi” e le modalità per entrare in una discoteca del Cremasco nota a tutti. E’ facile – davanti alle bare bianche, ai banchi vuoti – puntare il dito, condannare, giudicare. E’ persino ancor più facile farlo se si tratta della ricca e impeccabile Svizzera. Ma in Italia? Nelle nostre città, persino nei nostri piccoli paesi, cosa accade? Ci sono amministratori, purtroppo, conniventi con i gestori. Ci sono titolari che “comprano” amministratori sponsorizzando sagre e fiere, progetti delle scuole, associazioni. E’ una storia che conosciamo ma che nessuno ha scomodato nemmeno in questa occasione, forse perché nessuno vuol sentirsi come il sindaco di Crans-Montana, come gli indagati della tragedia di Capodanno. Eppure non ci sono scusanti. La vera speranza è fatta di responsabilità da prendersi, da una gestione dei controlli sulla babele del divertimento reale e non fittizia, da cittadini che per primi hanno il coraggio di guardarsi allo specchio e chiedersi: io so qualcosa? L'articolo La tragedia di Crans-Montana può accadere anche qui: chi di noi non conosce un locale che non rispetta le regole? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Divorce Day: ecco perché gennaio è davvero il mese in cui ci si lascia di più?
Probabilmente ve ne sarete accorti dai social, o parlando con i vostri amici. Gennaio è il periodo dell’anno in cui molte coppie si lasciano, o arrivano al capolinea. Sì, le stesse coppie che solo poche settimane fa condividevano sui social foto dei regali di Natale, romantiche cioccolate calde e baci sotto i fuochi d’artificio. Magari è colpa di un litigio di troppo dai suoceri, o di una brutta discussione in autostrada sulla strada di caso. Fatto sta che da qualche anno gennaio si è guadagnato la reputazione di “mese delle rotture” (in ogni possibile accezione del termine) o “mese del divorzio”. C’è addirittura chi ha individuato un vero e proprio “Divorce Day”: il primo lunedì pienamente lavorativo dopo le feste è il giorno in cui si registrano più richieste di divorzio. Le statistiche dimostrano un aumento in determinati periodi dell’anno – gennaio, fine agosto o i primi di settembre – ma il Divorce Day è una leggenda metropolitana, esattamente come il Blue Monday. Tuttavia riflette una tendenza più ampia: considerare gennaio come un mese di grandi cambiamenti, anche nella vita sentimentale. Ci sono vari motivi per cui, se una coppia deve “scoppiare”, è probabile che succeda in questi giorni. Le feste natalizie, innanzitutto: famiglie, spese, aspettative e obblighi sociali possono mettere molto stress su una coppia. Capita che si litighi su dove passare le feste, sulle rispettive famiglie, su eventuali vacanze e una volta tornati alla vita di tutti i giorni si decida di mettere un punto. Per le coppie sposate e con figli può essere vero l’opposto: spesso la decisione di separarsi o divorziare c’era già, ma si aspetta gennaio per renderla ufficiale, in modo da non “guastare” l’atmosfera per i figli e per i parenti. Se durante le feste si cerca di mantenere un sorriso di facciata, insomma, ora è il momento di smettere di fingere e vivere la separazione. Stare più tempo con amici e parenti, poi, può agire come la “spinta” finale per il partner più indeciso: il confronto con le persone più care può servire a dare il coraggio per uscire da una storia difficile o infelice. In qualche misura c’entrano anche i buoni propositi di inizio anno, o meglio: il desiderio di riprendere in mano la propria vita, guardarsi dentro e fare dei cambiamenti. Secondo un’indagine di Unobravo, famoso servizio di psicologia online, gennaio “si conferma come un mese ad alta spinta motivazionale”. “Questa energia è rivolta soprattutto alla sfera relazionale: secondo il 53% dei terapeuti, il proposito più frequente riguarda il miglioramento delle relazioni interpersonali o della gestione dei conflitti”. Gennaio non è il mese dei divorzi: con ogni probabilità è il mese in cui ci si guarda negli occhi e si sceglie di non trascorrere un altro anno infelice insieme. Ed è più facile farlo quando tutti sono nel pieno dell’euforia da “anno nuovo, vita nuova”. L'articolo Divorce Day: ecco perché gennaio è davvero il mese in cui ci si lascia di più? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Katy Perry pubblica le foto delle vacanze con l’ex Orlando Bloom e il nuovo compagno Justin Trudeau nello stesso post di Instagram. I fan in delirio: “Che diva”
Katy Perry ha mandato in delirio i fan con una fotografia su Instagram. La pop star ha pubblicato una serie di scatti per mostrare le sue vacanze. Nella gallery la cantante ha inserito le immagini del Natale trascorso con l’ex Orlando Bloom e la foto del Capodanno insieme al nuovo compagno Justin Trudeau. Le foto hanno scatenato i commenti dei fan, che hanno definito “diva” la 41 enne per aver taggato nel post sia l’ex sia l’attuale fidanzato: “Taggare l’ex e l’attuale nello stesso post, che diva!”. Come testimoniato sui social, la cantante ha trascorso il Natale insieme alla figlia Daisy Dove e Orlando Bloom, da cui si è separata ufficialmente la scorsa estate. Katy e l’attore continuano a frequentarsi, per il bene della bambina. Perry ha poi festeggiato il Capodanno insieme al nuovo amore, Justin Trudeau. La pop star e l’ex primo ministro canadese hanno iniziato insieme il 2026 in una località sconosciuta. I più attenti hanno notato un dettaglio particolare: il ciondolo della collana di Perry a forma di acero, simbolo del Canada. I fan hanno commentato il nuovo amore della cantante sotto il post di Instagram. Un utente ha scritto: “Che carina la foto! Siete una coppia adorabile”, mentre un altro ha commentato così: “La nuova regina del Canada”. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da KATY PERRY (@katyperry) L'articolo Katy Perry pubblica le foto delle vacanze con l’ex Orlando Bloom e il nuovo compagno Justin Trudeau nello stesso post di Instagram. I fan in delirio: “Che diva” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Crans Montana, si indaga sul Comune e “anche oltre”. Si aggrava la posizione di Jessica Moretti: “Vista fuggire con la cassa”
Si allarga – come chiesto a gran voce da più parti – l’inchiesta sulla strage di Capodanno al bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, dove un incendio devastante ha provocato la morte di 40 persone e il ferimento di oltre 100. Nelle ultime ore l’attenzione degli inquirenti si è concentrata anche sul comportamento dei gestori del locale nei concitati minuti successivi allo scoppio del rogo. Per Jacques Moretti è arrivata la convalida dell’arresto, anche se potrebbe uscire a breve su cauzione, mentre potrebbe aggravarsi la posizione di Jessica Moretti, per cui sono stati chiesti i domiciliari con braccialetto elettronico perché ha un figlio di 8 mesi. LE INDAGINI A confermare l’estensione delle indagini è stato anche l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, intervenuto alla trasmissione Dentro la notizia. Dopo un incontro con la procuratrice Pilloud, Cornado ha riferito che l’inchiesta “si è già allargata all’amministrazione comunale e potrebbe estendersi anche oltre”. “Mi ha detto che saranno indagini a tutto campo, se necessario”, ha aggiunto l’ambasciatore, assicurando inoltre la “massima collaborazione” delle autorità svizzere sulla rogatoria che la procura di Roma si appresta a inviare. Secondo quanto emerge da testimonianze acquisite dagli investigatori la donna, comproprietaria del bar insieme al marito, sarebbe stata vista allontanarsi dal locale portando con sé la cassa subito dopo l’inizio dell’incendio. Un fatto che, nei giorni scorsi, era emerso come ipotesi ma che adesso è entrato a pieno titolo nelle verifiche degli inquirenti. L’episodio, ora al vaglio della procura cantonale, non è stato ancora ufficialmente contestato, ma potrebbe diventare un elemento rilevante per ricostruire la gestione dell’emergenza e le eventuali responsabilità successive allo scoppio delle fiamme. L’incendio è divampato poco dopo la mezzanotte durante i festeggiamenti. Al centro dell’inchiesta resta l’uso di fontane pirotecniche da interno, una pratica che – secondo quanto dichiarato da Jacques Moretti agli inquirenti – sarebbe stata adottata nel locale “da circa dieci anni” senza che si fossero mai verificati incidenti. Anche la moglie Jessica ha confermato che tali effetti venivano utilizzati occasionalmente durante il servizio dello champagne “per creare atmosfera”. “Non le ho mai chieste, ma non le ho mai proibite”, ha dichiarato, come riportato dal quotidiano Tages Anzeiger. IL RITUALE DELLE CANDELE Secondo la ricostruzione dei proprietari, il rituale era collaudato: il personale si preparava dietro il bancone, il dj cambiava musica e poi entravano in sala le bottiglie con le fontane accese. Nei video della notte di Capodanno si vede una cameriera seduta sulle spalle di un collega mentre regge una bottiglia pirotecnica. Una pratica che, secondo i coniugi Moretti, “non era un caso isolato”, pur non essendo standardizzata. Proprio quella cameriera è stata identificata come Cyane Panine, 24 anni, fidanzata con uno chef di un altro ristorante della famiglia Moretti e molto legata ai proprietari. Sarebbe stata lei, secondo l’ipotesi investigativa, a innescare accidentalmente l’incendio. La giovane è morta nel rogo. Jacques Moretti ha raccontato di essere stato avvisato dell’incendio dalla moglie alle 1.35 e di essersi precipitato sul posto. “C’erano già le luci blu e molta gente fuori”, ha detto. Insieme al fidanzato della cameriera ha tentato di entrare dal fronte del locale, ma il fumo era troppo denso. I due sono riusciti ad accedere solo da una porta di servizio, che secondo Moretti era inspiegabilmente chiusa dall’interno. All’interno hanno trovato diverse persone a terra, immobili, tra cui Cyane Panine. “Abbiamo cercato di rianimarla per oltre un’ora, finché i paramedici ci hanno detto che era troppo tardi”. “Era come una nuora per noi, come una sorellina. Ha trascorso il Natale con noi. Sono devastata”, ha dichiarato Jessica Moretti. Il ruolo del Comune Sul fronte istituzionale, intanto, il Comune di Crans-Montana ha ritirato la propria costituzione di parte civile nell’inchiesta. La decisione sarebbe arrivata dopo che la procuratrice generale del Cantone del Vallese, Béatrice Pilloud, avrebbe comunicato all’amministrazione comunale l’intenzione di negare al Comune la qualifica di soggetto danneggiato. La scelta è stata riferita dal sito informativo della televisione svizzera Rts. La mossa del Comune arriva dopo le polemiche seguite alle dichiarazioni del sindaco Nicolas Féraud, che aveva ammesso mancati controlli di sicurezza nel locale. Un’ammissione che ha contribuito ad allargare il perimetro dell’inchiesta. Mentre la comunità di Crans-Montana resta sotto shock per una delle tragedie più gravi degli ultimi anni, l’inchiesta procede ora su più livelli: dalla sicurezza del locale alle responsabilità dei gestori, fino al ruolo delle autorità di controllo. Le prossime settimane saranno decisive per chiarire cosa sia accaduto davvero e quanti ne sono responsabili. L'articolo Crans Montana, si indaga sul Comune e “anche oltre”. Si aggrava la posizione di Jessica Moretti: “Vista fuggire con la cassa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il messaggio dall’ospedale di Eleonora, la sopravvissuta al rogo di Crans-Montana: “Combattiamo per guarire. Non smettete di onorare la vita”
Una testimonianza affidata ai social, quella di Eleonora Palmieri, 29 anni, veterinaria, che dopo gli interventi subiti parla di quanto è accaduto la notte di Capodanno e di come i medici si sono presi cura di lei: “Qui nel reparto di terapia intensiva del Niguarda di Milano stiamo combattendo per guarire giorno dopo giorno… ma un pensiero va agli angeli che non ce l’hanno fatta. Non smettete mai di onorare la vita!”. Il profilo Instagram di Eleonora rappresenta un prima e un dopo rispetto alla tragedia: foto e video la ritraggono assieme al fidanzato nei momenti di allegria in attesa di festeggiare l’arrivo del 2026, e le immagini successive sono di lei in ospedale, avvolta dalle bende per le ustioni riportate nel rogo della discoteca. “Dietro ogni articolo e ogni titolo di giornale, c’è stata la vita vera – scrive Eleonora – quella fatta di paura, ma soprattutto di coraggio e forza per andare avanti. Voglio dire grazie a chi non ha mai lasciato la mia mano: alla mia famiglia, il mio porto sicuro, e al mio fidanzato che è rimasto insieme a me anche in quella stanza di ospedale. Un ringraziamento immenso va ai medici e a tutto il personale sanitario degli ospedali che mi stanno curando con estrema professionalità e umanità. Se oggi sono qui a raccontarlo, è anche merito vostro”. Eleonora deve la vita al fidanzato che nei momenti di panico e di fuga disordinata è riuscito ad afferrarla e portarla fuori dal locale, per poi affidarla alle cure dei medici dell’ospedale svizzero di Sion. Quanto ha raccontato la ragazza sul suo profilo social segna comunque una presa d’atto di quello che le è accaduto, rispetto a quando aveva raccontato la madre Cristina Ferretti, il 3 gennaio al TgR dell’Emilia Romagna: “Ha subito un ulteriore intervento alle mani, l’hanno estubata. Siamo riusciti a vederla, e a parlarci anche. È abbastanza serena ma non ha ben compreso quello che è successo intorno a lei”. I giorni passano e Eleonora è cosciente di essere sfuggita alla morte e il suo è un messaggio di speranza e di gratitudine, senza dimenticare chi non è scampato al rogo. Al Niguarda lottano per la vita anche Francesca, Sofia, Kean, studenti del liceo Virgilio di Milano. Ivan Giacomel, coordinatore del tavolo di psicologia dell’emergenza in Lombardia e vice presidente lombardo Sipem, Società italiana psicologia d’emergenza ha raccontato all’Ansa: “Abbiamo trovato dei ragazzi ancora in fase molto difficile, ancora lontani dall’elaborazione di quello che è successo, serve tempo e aiuto perché i pensieri e le emozioni possano diventare parole. In questo momento sono scioccati e senza parole e il corpo sta parlando per loro, con silenzio e lacrime”. L'articolo Il messaggio dall’ospedale di Eleonora, la sopravvissuta al rogo di Crans-Montana: “Combattiamo per guarire. Non smettete di onorare la vita” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ho letto le critiche contro i ragazzi morti nell’incendio di Crans-Montana. È una cosa veramente schifosa e indegna”: lo sfogo di Antonella Clerici
“Questa cosa qui è veramente indegna e schifosa”. Antonella Clerici si scaglia contro i leoni da tastiera. Nella puntata di “È sempre mezzogiorno” del 5 gennaio, la conduttrice ha parlato della tragedia di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera. Rivolgendo gli auguri di buon anno ai telespettatori, Clerici ha colto l’occasione per ricordare le vittime del terribile incendio: “Buon anno a tutti, che sia davvero un buon anno perché è finito e iniziato in maniera molto tragica”. Poi ha continuato: “La tragedia di Crans-Montana ha visto coinvolti questi ragazzi e io, mamma di una ragazza di 16 anni, posso solo immaginare il dolore dei genitori”. La presentatrice di “È sempre mezzogiorno” si è poi scagliata contro i leoni da tastiera e contro chi ha criticato le vittime: “Ho trovato estremamente vergognoso quello che ho letto perché un ragazzo di 16 anni, in un paese di montagna magari ha brindato con i genitori, tutti sono tranquilli”. E ancora: “Prendono una cosa in un bar, senza l’uso della auto. E poi c’è una tragedia immane”. Clerici ha continuato dicendo: “Riprendono con i telefonini? Hanno 16 anni, è normale, non si rendono conto, magari pensano a una goliardata e poi succede di tutto”. Antonella ha aggiunto che l’unica cosa da fare è pregare e “stare vicini ai genitori con tutto il cuore”. La conduttrice ha concluso definendo l’incidente di Capodanno “una disgrazia da cui non si riprenderanno mai”. E ha poi rimproverato chi ha giudicato il comportamento delle vittime: “Non bisogna giudicare e criticare. Questa cosa qui è veramente schifosa e indegna. Gente che non ha nessun tipo di empatia. Volevo dirvelo. L’empatia è importantissima, se non lo facciamo tra di noi diventiamo delle bestie”, ha concluso Clerici. > @Cinguetterai pic.twitter.com/F49EHoDNoV > > — cinguettavideofoto (@cinguettavideo2) January 5, 2026 L'articolo “Ho letto le critiche contro i ragazzi morti nell’incendio di Crans-Montana. È una cosa veramente schifosa e indegna”: lo sfogo di Antonella Clerici proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Mattarella nel discorso di fine anno ha cercato di essere ecumenico. Ma così si rischiano divisioni
Il discorso di fine anno del Presidente Mattarella ha rievocato gli eventi che hanno segnato gli ottant’anni della Repubblica. I prossimi, per me, saranno 75 e i ricordi di quegli 80 anni iniziano 66 anni fa, nel 1960, quando, in una famiglia di portuali genovesi, sentivo parlare della rivolta popolare che avrebbe portato alla caduta del governo Tambroni. Si parlava di un “brichettu” (che in genovese vuol dire fiammifero) che, poi, sarebbe diventato Presidente della Repubblica. Era Sandro Pertini, e mio nonno Nando mi portò a sentirlo, in Piazza della Vittoria. Mattarella ha menzionato diversi eventi e, arrivato a Falcone e Borsellino, ha interrotto il racconto. Era il 1992 quando i due magistrati furono uccisi con chi li accompagnava. Scavavano sulle commistioni tra mafia e politica, e non erano i soli a far fronte alla degenerazione della gestione della cosa pubblica, diventata “cosa loro”. Già nel 1974 lo scandalo dei petroli, sollevato dal pool genovese dei Pretori d’Assalto, rivelò la corruzione dei partiti di governo da parte dei petrolieri, che bloccarono la scelta nucleare, visto che allora l’elettricità si produceva bruciando il loro gasolio. L’inchiesta arrivò immediatamente ai vertici del potere e fu subito neutralizzata con la legge sul finanziamento pubblico ai partiti: si ammise che la politica fosse in vendita al miglior offerente e che dovesse essere finanziata con fondi pubblici, per essere “vaccinata” da questa infezione. Nonostante il “vaccino”, non perse il vizio: nel 1992, quando il finanziamento pubblico era ancora in vigore, il pool di Mani Pulite mise fine alla Prima Repubblica. Fu un radicale cambio di paradigma, non menzionato dal presidente. A differenza del pool genovese, quello milanese iniziò dal basso, da un “mariuolo”, per poi arrivare ai vertici, tanto che l’ex presidente del Consiglio scappò all’estero per non finire in galera. Il pool non fu fermato, ma la storia non cambiò binario: la Seconda Repubblica vide la discesa in campo di Silvio Berlusconi, affiliato alla P2, una loggia massonica deviata, il cui partito, come dimostrò il processo Dell’Utri, ebbe radici di matrice mafiosa. Le sentenze definitive mostrano che mafia e massoneria hanno segnato la nostra storia, ma Mattarella non le menziona. La Terza Repubblica, anche se non riconosciuta da tutti, inizia con la discesa in campo di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle che, usando soprattutto internet, rivoluziona il modo di ottenere consenso attraverso il voto, tanto da arrivare al governo. Molti parlano di antipolitica e di populismo, come se ottenere milioni di voti per costruire una politica diversa da quella della “casta” fosse contro la politica: è contro “quella” politica. Anche le regioni hanno un ruolo nella storia, se non altro per l’alto numero di presidenti finiti in gabbia. Mattarella ripercorre la storia dei primi decenni della Repubblica e tralascia gli ultimi, come se le verità giudiziarie fossero opinioni. Ripenso a Sandro Pertini. Che discorso avrebbe fatto se fosse stato al posto di Mattarella? A lui è attribuita la frase: Il fascismo non è un’opinione, è un crimine. Un giudizio certamente divisivo nei confronti di chi non condanna il fascismo. Omettere parte della storia può portare a ripetere gli errori del passato. Come avrebbe commentato Pertini la corsa al riarmo attualmente in atto? Mattarella era vicepresidente del Consiglio quando l’Italia partecipò alla guerra del Kosovo, nel 1999, per difendere con le armi il popolo kosovaro, così come oggi l’Italia rifornisce di armi il popolo ucraino per aiutarlo a difendersi. Non è ben chiaro, però, come mai non faccia lo stesso per il popolo palestinese, indiscutibilmente vittima di un genocidio. Che dirà poi Mattarella del Venezuela? Insomma, il presidente ha raccontato metà della storia. Ha esortato i giovani ad essere esigenti, ma i non più giovani potrebbero esigere una ricostruzione storica più accurata. Posizioni ambigue o omissive della massima carica dello Stato generano disaffezione alla politica e, quindi, al compimento della democrazia. Se buona parte degli aventi diritto al voto non esercita il potere di scegliere chi guiderà il paese, allora c’è qualcosa che non va nella politica. Se la memoria collettiva non include fatti gravissimi e decisivi, come quelli che ho evocato, il racconto istituzionale diventa una storia monca di verità giudiziarie, centrali per la società reale. Il Presidente della Repubblica ha tentato di essere ecumenico, rivolgendosi a tutti gli italiani. Ma se rivolgersi a “tutti” significa non menzionare i servizi segreti deviati, la politica corrotta, le consorterie massoniche, i neofascisti impuniti, la criminalizzazione della magistratura, la renitenza a pagare il “pizzo di stato”, come qualcuno chiama le tasse, allora io non mi sento incluso in quei “tutti” a cui il presidente dovrebbe parlare. Se Mani Pulite è “divisivo” per qualcuno, lo è anche per me. Divide chi chiede giustizia contro il malaffare da chi lo giustifica, e si fa beffe dell’onestà, chiamandola onestah. Visto che ci sono due versioni della storia, il non schierarsi del presidente non è unificante, è divisivo per chi chiede il rispetto della verità storica, anche solo menzionando i fatti, senza emettere giudizi. Quelli sono stati emessi dalle sentenze definitive. L'articolo Mattarella nel discorso di fine anno ha cercato di essere ecumenico. Ma così si rischiano divisioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il bacio al marito violinista e la discesa in platea durante la Marcia di Radetzky: il direttore Yannick Nézet-Séguin ha rotto il rito del Capodanno di Vienna
Un gesto che esalta l’amore universale in un momento per molti sacro della musica classica. Durante il tradizionale concerto del Capodanno di Vienna dei Wiener Philharmoniker, mentre veniva eseguita la celebre “Marcia di Radetzky”, il direttore d’orchestra Yannick Nézet-Séguin, dichiaratamente gay, ha baciato sulla nuca il marito violinista Pierre Tourville, con cui ha celebrato l’unione civile nel 2021. Un’istantanea che ha raggiunto gli oltre 150 Paesi dove l’opera è seguita (in Italia pochi giorni fa ha fatto registrare il 16,2% di share su Rai 2) ormai da decenni ed è simbolo di una tradizione che, di solito, non ammette eccezioni alla ritualità. Nézet-Séguin ha infranto la liturgia in maniera gentile, rispettando l’essenza del concerto di musica classica più famoso al mondo. Non solo con il gesto d’affetto verso il consorte, ma anche scendendo in platea, con il sorriso stampato in volto, a dirigere la marcia composta da Johann Strauss al ritmo del battito di mani del pubblico. La prima volta nella storia. CHI È IL MAESTRO YANNICK NÉZET-SÉGUIN Cinquantenne nato a Montréal, dopo essersi diplomato in pianoforte al conservatorio della sua città e aver completato gli studi di direzione di coro a quello di Princeton, ha lavorato a Montréal come maestro del coro e direttore principale dell’Orchestre Métropolitan. Da anni, è una delle figure più influenti della musica classica a livello internazionale: è stato alla guida della Victoria Symphony (orchestra canadese) di Victoria, ha diretto l’orchestra filarmonica di Rotterdam per dieci anni e dal 2012 la sua bacchetta dà indicazioni ai musicisti della Philadelphia Orchestra. Tra gli altri incarichi, dal 2018 è direttore musicale del Metropolitan Opera di New York. > For the first time ever a maestro comes down from the podium into the audience > to conduct the Vienna New Year’s Concert during Strauss’s Radetzky-Marsch. > Yannick Nézet-Séguin you legend ???????????? #HappyNewYear > #ViennaPhilharmonicOrchestra pic.twitter.com/TZMBnegjiD > > — Nikos (@nkavv1) January 1, 2026 ROMPERE LA TRADIZIONE Quest’anno, nella Sala d’Oro del Musikverein è stato lui a dare indicazioni sul repertorio da eseguire. E a Vienna, accanto agli spartiti della dinastia Strauss, sono state suonate opere di compositori ai margini del tradizionale programma concertistico, come Joseph Lanner e Carl Michael Ziehrer. Ma soprattutto, hanno trovato spazio la polka “Sirenen Lieder” di Josephine Weinlich, fondatrice della prima orchestra femminile d’Europa proprio nella capitale austriaca, e dell’aformacericana Florence Price, di cui è stata eseguito in versione sinfonica il “Rainbow Waltz”, composto nel 1939. Una dichiarazione di intenti e una presa di posizione a favore dell’inclusione e dell’uguaglianza da parte di Nézet-Séguin, considerando il fatto che Price – prima afroamericana a essere riconosciuta come direttrice d’orchestra nella prima metà del ‘900 – lottò tutta la vita per ottenere rispetto e dignità, subendo offese e discriminazioni razziali. “La musica può unirci tutti perché viviamo sullo stesso pianeta”, ha evidenziato il maestro canadese in un breve discorso prima del brindisi di Capodanno, in cui si è augurato che ci sia pace “nei cuori e soprattutto tra le nazioni del mondo”. Nézet-Séguin ha celebrato il traguardo della direzione a Vienna anche con un post sui suoi profili social: “Ho condotto questo concerto in tv da bambino, ho sognato questo momento da allora. Al concerto di Capodanno (…). Ho visto quel sogno realizzarsi”. L'articolo Il bacio al marito violinista e la discesa in platea durante la Marcia di Radetzky: il direttore Yannick Nézet-Séguin ha rotto il rito del Capodanno di Vienna proviene da Il Fatto Quotidiano.
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