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“Mai visto un focolaio così esplosivo. I No Vax hanno stufato”. Matteo Bassetti lancia l’allarme per i casi di meningite da meningococco nel Kent
«Mai vista una cosa del genere prima di oggi. Mai visto un focolaio così esplosivo per la rapidità di diffusione». A lanciare l’allarme direttamente da Bruxelles è Matteo Bassetti, docente di Malattie Infettive presso la Clinica di Malattie Infettive e Tropicali dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Un allarme lanciato via Facebook per il focolaio di meningite da meningococco (MenB) che ha colpito il Kent, nel Regno Unito, comprovato dai numeri. Due ragazzi morti, un’altra ventina colpita, tenuta sotto stretta osservazione. Uno di questi in Francia. E circa 30mila persone sottoposta a profilassi. Insomma, non c’è nulla da scherzare. Si parla, secondo l’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA), di “una malattia grave ma rara causata dal batterio meningococco”. Poi ancora: “L’esordio può essere improvviso, motivo per cui è fondamentale conoscere i segni e i sintomi e agire tempestivamente”, spiega l’UKHSA che non nasconde che se non diagnosticata e curata rapidamente può portare anche alla morte. Il professor Bassetti con un video di nemmeno un minuto ha cercato di spiegare che «abbiamo due strumenti per fermare questo contagio che colpisce soprattutto i giovani: da una parta la profilassi antibiotica dei contagi diretti. Dall’altra parte la vaccinazione. Vedere questi ragazzi in fila che chiedono di essere vaccinati è un bel messaggio per il futuro. Grazie alla scienza anche questo focolaio sarà limitato. Quindi basta parlare male dei vaccini, basta con i No Vax, hanno stufato!». Poi insiste: «Bisogna fare di più dal punto di vista della prevenzione, anche in Italia. La meningite B è un’infezione batterica grave e fulminante causata da Neisseria meningitidis sierogruppo B, che colpisce le membrane del cervello (meningi) e il sangue (sepsi). Particolarmente pericolosa per neonati e adolescenti, può causare danni permanenti o il decesso in poche ore». Al momento sono coinvolte cinque scuole e due università tra casi sospetti e confermati. In un nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale ha però cercato di non creare agitazione spiegando che «quello che osserviamo in questi casi nel Regno Unito non è tanto un’’epidemià nel senso classico, ma piuttosto un cluster di casi che può verificarsi in contesti comunitari chiusi o semi-chiusi, come università, dormitori o luoghi di aggregazione giovanile, dove la trasmissione del batterio è facilitata dal contatto stretto. È importante ricordare che il meningococco si trasmette per via respiratoria, ma non è altamente contagioso come virus respiratori quali influenza o Covid-19. Tuttavia, la sua pericolosità risiede nella rapidità di progressione della malattia». Ma su una cosa concorda pienamente con Bassetti: «La vera arma di prevenzione resta la vaccinazione, oggi disponibile per diversi sierogruppi (A, B, C, W, Y), che ha già dimostrato di ridurre significativamente i casi nei Paesi dove è stata ampiamente utilizzata». Poi avverte: «E’ fondamentale aumentare la consapevolezza sui sintomi precoci – febbre alta, rigidità nucale, alterazioni dello stato di coscienza, petecchie – perché una diagnosi tempestiva può fare la differenza tra la vita e la morte». Che rischi corre l’Europa? Per il momento «molto basso, data la bassissima probabilità di esposizione e infezione», almeno secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) in una nota. Una certa positività confermata dai numeri in possesso. Secondo gli ultimi dati dell’Ecdc, nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo, nel 2024 si sono verificati 2.263 casi di malattia meningococcica invasiva, di cui 202 fatali. Il sierogruppo B ha rappresentato il 55% dei casi. L'articolo “Mai visto un focolaio così esplosivo. I No Vax hanno stufato”. Matteo Bassetti lancia l’allarme per i casi di meningite da meningococco nel Kent proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Grazie Milano, è bello venire e trovare questa delinquenza”: Matteo Bassetti va a cena con la moglie, al ritorno trova l’auto svaligiata e i bagagli spariti
Una cena in centro, il ritorno alla macchina, e la scena che a molti milanesi purtroppo suona familiare: bagagliaio svuotato e valigie sparite. È l’episodio raccontato sui social dall’infettivologo Matteo Bassetti, che denuncia di essere stato derubato mentre si trovava in città con la moglie. Secondo quanto riportato da Adnkronos il furto sarebbe avvenuto nella serata di venerdì 13 marzo. Bassetti era arrivato a Milano per una cena nel ristorante dello chef Andrea Aprea e aveva lasciato l’auto parcheggiata in zona Porta Venezia. La sorpresa è arrivata dopo cena, intorno alle 23. Tornando verso la vettura, l’infettivologo, direttore della clinica di Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, ha trovato l’auto aperta e l’interno sottosopra. Dal bagagliaio erano sparite due valigie con vestiti e un paio di scarpe. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Matteo Bassetti (@matteo.bassetti_official) Il dettaglio più “curioso” riguarda il modo in cui sarebbe avvenuto il furto. La macchina, infatti, non presentava segni di effrazione. Da qui il sospetto di Bassetti: qualcuno potrebbe aver usato un dispositivo elettronico capace di interferire con il sistema di apertura, una sorta di disturbatore che permette di sbloccare le portiere senza lasciare tracce. LA STOCCATA SU MILANO: “DISPIACE, È BENE CHE TUTTI SAPPIANO COME È OGGI LA CITTÀ” A far discutere e ad accendere il dibattito è soprattutto lo sfogo social del medico. “Milano – dice ironicamente-, ci ha riservato questa bellissima sorpresa. Grazie Milano, questa è la sicurezza della città, in pieno centro macchina svaligiata: è bello venire a trovarvi e trovare questa delinquenza. Hanno rubato due valigie, con dentro dei vestiti e un paio di scarpe, la macchina era tutta fuori posto. Probabilmente hanno usato un telecomando che ha aperto l’auto. Quindi attenzione”. Poi l’affondo: “Questa è Milano oggi. Bisogna fare i complimenti a chi la gestisce, a chi gestisce la sicurezza in questa città. Dispiace, è bene che tutti sappiano come è oggi la città”, ovvero – a suo avviso – “una città difficile e piena di delinquenza e brutta gente. Un brutto esempio per il nostro paese”. L'articolo “Grazie Milano, è bello venire e trovare questa delinquenza”: Matteo Bassetti va a cena con la moglie, al ritorno trova l’auto svaligiata e i bagagli spariti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Matteo Bassetti lancia l’allarme sifilide: “Aumento impressionante soprattutto tra i più giovani, anche 15-17enni. Il preservativo rimane lo strumento migliore per difendersi”
Altro che malattia del passato. La sifilide c’è e non se ne è mai andata. Anzi, sta iniziando a diffondersi in modo drammaticamente preoccupante. A lanciare l’allarme, con la consueta schiettezza che lo contraddistingue, è Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Attraverso un post su Instagram ha avvertito che la sifilide è in vertiginosa ascesa, specialmente tra i “giovanissimi”. In questo momento “arriva dal Sud America, esattamente dal Perù”, spiega Bassetti, il quale sottolinea anche che riguarda l’Italia dove “c’è un aumento impressionante di casi soprattutto tra i più giovani, parliamo anche di 15-16-17enni”. La sifilide è un’infezione causata dal batterio Treponema pallidum, che si trasmette esclusivamente per contatto diretto, prevalentemente attraverso rapporti sessuali o contatti oro-genitali che rivestono un ruolo molto importante nella trasmissione della malattia. Le persone che rischiano di contrarla sono soprattutto coloro che hanno rapporti sessuali non protetti. “La sifilide – spiega Bassetti nel video – è una malattia sessualmente trasmessa che se curata bene non dà problemi. Ma se non viene identificata bene, con i test, può dare problemi”. La sifilide è una “grande simulatrice”. Può apparire come un piccolo nodulo indolore (sifiloma) che poi scompare da solo, illudendo il paziente di essere guarito. Ma è solo un trucco: il batterio, il Treponema pallidum, rimane nell’organismo, pronto a colpire a distanza di mesi o anni. Il sospetto diagnostico va sempre confermato con esami diretti (una sorta di tampone della lesione) oppure con specifici esami del sangue, che di solito diventano positivi non prima di quattro settimane dall’infezione. “Non è solo un problema di salute del singolo, ma di salute pubblica”, sottolinea Bassetti. “Curare la sifilide oggi è facile, ma bisogna diagnosticarla in tempo per evitare danni seri al sistema nervoso e cardiovascolare”, avverte. L’appello di Bassetti non vuole essere una ramanzina vecchio stampo, ma un richiamo alla realtà. La soluzione non è l’astinenza, ma la consapevolezza. Fare i test periodicamente non deve essere motivo di vergogna, ma un atto di self-care (e di rispetto verso gli altri) tanto quanto andare in palestra o seguire una skin-care routine. “Il preservativo rimane lo strumento migliore per difendersi da tutte le infezioni sessualmente trasmesse, compresa la sifilide””, conclude Bassetti. L'articolo Matteo Bassetti lancia l’allarme sifilide: “Aumento impressionante soprattutto tra i più giovani, anche 15-17enni. Il preservativo rimane lo strumento migliore per difendersi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Un virus che può restare in agguato per anni prima di togliere la vita a un bambino innocente”. Bassetti spiega il caso di un bimbo morto per una complicanza del morbillo
Un bambino di sette anni è deceduto dopo tre mesi di deterioramento cognitivo e convulsioni. Il tragico caso, riportato sul New England Journal of Medicine, è stato commentato sui social da Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino (GE) ed esperto infettivologo. “L’articolo – scrive Bassetti – descrive la tragica morte di un bambino di sette anni a causa di panencefalite subacuta sclerosante (Pess), una rara complicanza del morbillo universalmente fatale. Il paziente aveva contratto l’infezione a sette mesi: anni dopo, il virus, che era mutato ed era rimasto dormiente nel suo organismo, ha iniziato a distruggergli il cervello”. Il bimbo ha sperimentato convulsioni e declino emotivo, perdendo anche la capacità di parlare. A distanza di un anno dalla comparsa dei sintomi, il bambino è deceduto. “La Pess – continua l’infettivologo – è particolarmente insidiosa perché può ripercuotersi a ritroso da sei a otto anni dopo l’infezione iniziale, colpendo bambini che sembravano essere completamente guariti dal virus”. “Questo caso rappresenta un terribile avvertimento – aggiunge ancora Bassetti – mentre Stati Uniti, Uk e anche Italia affrontano la peggiore recrudescenza del morbillo degli ultimi decenni. Sebbene molti percepiscano il morbillo come una malattia infantile di routine, i rischi neurologici sono gravi: circa un bambino infetto su 1.000 sviluppa un’infiammazione cerebrale acuta e uno su 25.000 rischia la condanna a morte della Pess – conclude – Con centinaia di ricoveri ospedalieri e molteplici decessi, bisogna dire che queste tragedie sono del tutto prevenibili”. Nel paper pubblicato a febbraio, si legge che il piccolo aveva contratto il morbillo all’età di sette mesi, in Afghanistan, dove il virus è endemico. Dopo sette anni, l’equipe medica che lo ha accolto al momento del ricovero ha diagnosticato la panencefalite sclerosante subacuta, nonostante i reperti atipici della risonanza magnetica. La Pess, spiegano gli esperti, è una malattia neuroinfiammatoria progressiva associata a un’infezione persistente da virus del morbillo, può restare latente per diversi anni ma è associata a un decorso mortale. “La vaccinazione – conclude Bassetti – resta l’unica difesa efficace contro un virus che può restare in agguato per anni prima di togliere la vita a un bambino innocente”. Lo studio sul New England Journal of Medicine: https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMicm2504828 L'articolo “Un virus che può restare in agguato per anni prima di togliere la vita a un bambino innocente”. Bassetti spiega il caso di un bimbo morto per una complicanza del morbillo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Morbillo
“La melatonina non è una caramella”: l’allarme di Matteo Bassetti. Ecco perché l’ormone del sonno può fare male al cuore
Siamo abituati a considerarla l’ancora di salvezza delle nostre notti in bianco. Una pastiglietta, qualche goccia o una caramellina gommosa, e via nel mondo dei sogni. Ma l’ultimo allarme lanciato (anche) via social da Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova ha scosso i cuscini di molti italiani: la melatonina potrebbe raddoppiare il rischio di insufficienza cardiaca. Tutto nasce da una ricerca presentata durante un congresso dell’American Heart Association. Gli studiosi hanno analizzato i dati di oltre 130.000 persone affette da insonnia, notando un dato statistico che fa sobbalzare: chi faceva un uso prolungato di integratori a base di melatonina sembrava mostrare un rischio significativamente più alto di sviluppare problemi al cuore. Bassetti, sempre molto diretto, ha sollevato un punto cruciale: la percezione del rischio. Spesso consideriamo gli integratori come “acqua fresca” o prodotti naturali del tutto innocui. “La melatonina è un ormone, non una caramella”, ricorda il professore. L’uso indiscriminato e “fai-da-te”, senza un consulto medico, è il vero pericolo. Se la prendiamo per mesi (o anni) senza interruzioni, stiamo dando al nostro corpo un segnale chimico potente che potrebbe avere effetti collaterali a lungo termine ancora non del tutto esplorati. Ma attenzione. Prima di restare svegli tutta la notte per la paura, è fondamentale fare una distinzione scientifica: correlazione non significa causalità. Questo sognifica lo studio è di tipo “osservazionale”. In parole povere: chi soffre di insonnia grave ha già di per sé un rischio cardiaco più alto (perché dormire male logora il cuore). È la melatonina a causare il danno, o è il fatto che chi ha il cuore più fragile tende a dormire peggio e quindi a prendere più melatonina? La scienza non ha ancora una risposta definitiva. Quindi la “ricetta” è del buonsenso. La melatonina va bene se assunta per periodi brevi. Questo rimedio infatti nasce per gestire il jet-lag o brevi periodi di stress. Non è pensata per essere assunta a vita. Se l’insonnia persiste, il problema non è la mancanza di melatonina, ma qualcos’altro e per questo è bene parlarne con il proprio medico. Infine, prima di passare alla “chimica”, si raccomanda di provare con i classici consigli: niente schermi blu a letto, cena leggera e stanza fresca. La melatonina resta uno strumento utile, ma va maneggiata con cura. L'articolo “La melatonina non è una caramella”: l’allarme di Matteo Bassetti. Ecco perché l’ormone del sonno può fare male al cuore proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il caffè fa dimagrire? Parla Matteo Bassetti: “Attiva il metabolismo e fa aumentare il dispendio energetico dal 3% al 12%, ma attenzione a non esagerare”
Il caffè fa dimagrire? È questa una delle domande più ricorrenti fatte dagli italiani a Google. A rispondere, in una lunga e dettagliata intervista al Corriere della Sera, è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova. L’infettivologo parte da una chiara revisione storica: «Per anni è stato guardato con sospetto, come un piacere da concedersi con moderazione. Eppure il caffè — simbolo dell’italianità nel mondo — può offrire diversi benefici». Tutto questo, avverte lo specialista, «a patto di non esagerare». Sulla delicata questione della perdita di peso, la risposta di Bassetti non lascia spazio a facili illusioni, pur confermando le proprietà metaboliche della bevanda: «Detta così potrebbe essere fuorviante. La caffeina è conosciuta per la sua capacità di aumentare leggermente il metabolismo basale, perché stimola la produzione di calore e l’utilizzo dei grassi come fonte di energia». I dati mostrano infatti che può aumentare il dispendio energetico dal 3% al 12%, migliorando anche la performance fisica e riducendo il senso di fatica. Il verdetto è quindi pragmatico: «In sintesi, la caffeina può essere un aiuto nel percorso di dimagrimento, ma non è una soluzione miracolosa o sufficiente da sola». E la condizione imprescindibile per goderne è che il caffè venga «consumato nero, senza zucchero né aggiunte caloriche come panna o topping». UNO SCUDO PER IL CUORE, IL CERVELLO E IL MICROBIOTA Privata degli zuccheri, la tazzina si rivela «una bevanda ricca di sostanze bioattive». La protagonista assoluta è naturalmente la caffeina, «un alcaloide in grado di bloccare l’adenosina — molecola che favorisce il sonno e riduce l’attività neuronale — aumentando lo stato di vigilanza, l’attenzione e la capacità di concentrazione: non a caso è spesso alleato di chi studia o lavora molte ore». Ma la vera ricchezza clinica si nasconde altrove: «Il caffè contiene polifenoli e altre molecole bioattive con azione antiossidante e antinfiammatoria», spiega Bassetti. «Questi composti contribuiscono a contrastare lo stress ossidativo e a proteggere le cellule dai danni dei radicali liberi». L’esperto elenca infatti come numerosi studi abbiano associato la bevanda a una minore incidenza di infarto, ictus e diabete di tipo 2, oltre a suggerire «un possibile effetto protettivo nei confronti di patologie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer». Nuove e affascinanti frontiere si aprono anche per l’intestino: citando studi apparsi su Nature Microbiology, Bassetti sottolinea come i composti del caffè «possano modulare la composizione e la diversità delle comunità microbiche intestinali, influenzando metabolismo, risposta immunitaria e processi infiammatori sistemici». LE DOSI SICURE E L’IMPATTO SULLA LONGEVITÀ Questo complesso impatto biologico si riflette inevitabilmente anche sui dati relativi all’aspettativa di vita. «Non si può affermare che il caffè renda longevi in senso stretto», chiarisce subito l’infettivologo, «ma le evidenze scientifiche indicano che un consumo moderato è associato a una maggiore aspettativa di vita». Le statistiche parlano di una riduzione della mortalità per tutte le cause intorno al 15-17% per chi beve regolarmente due o quattro tazzine al giorno. Pur precisando che si tratta di dati osservazionali che «non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto», Bassetti ammette che la bevanda, sempre senza zuccheri aggiunti, «può inserirsi in uno stile di vita favorevole alla longevità». Ma qual è il limite da non superare per un adulto sano? «La soglia di sicurezza si aggira intorno ai 400 milligrammi di caffeina al giorno, equivalenti a quattro o cinque tazzine di espresso», precisa il medico. Prudenza viene raccomandata in gravidanza (massimo 200 milligrammi) e per chi soffre di insonnia, ansia, ipertensione o gastrite. Viene sfatato, invece, il mito del “coprifuoco” serale: «Non esiste un orario universale. La caffeina ha un’emivita media di 4-6 ore, ma può variare significativamente da persona a persona». Un richiamo all’attenzione viene fatto per i bambini sotto i 12 anni: pur non essendoci controindicazioni assolute, «è prudente evitarne il consumo abituale». Un divieto che però, fa notare Bassetti, dovrebbe valere soprattutto per «energy drink o soft drink zuccherati, che hanno un impatto metabolico spesso peggiore. Preferisco dire: ridimensioniamo il pregiudizio. Il rito quotidiano del caffè può dunque restare un piacere consapevole, non un vizio da espiare». L'articolo Il caffè fa dimagrire? Parla Matteo Bassetti: “Attiva il metabolismo e fa aumentare il dispendio energetico dal 3% al 12%, ma attenzione a non esagerare” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lattine e barattoli fuorilegge ancora tra gli scaffali dei supermercati. L’allarme di Bassetti: “Rischio tumori, infertilità e pubertà precoce. Non scaldateli al microonde”
Tra gli scaffali dei supermercati è ancora possibile trovare lattine “fuorilegge” da oltre un anno per la presenza di una sostanza associata al rischio tumori e infertilità. Possono contenere legumi, come ceci o fagioli, oppure energy drink. Sono pratiche, ma non innocue. Perchè contengono il Bisfenolo A, noto come BPA, un composto chimico utilizzato dagli anni Sessanta per la produzione di plastiche sia rigide sia morbide, trasparenti o in policarbonato. E’ presente anche in dispositivi medici ed elettronici, oltre che nella carta termica, come quella degli scontrini, in particolare quelli delle carte di credito. Il BPA “è un interferente endocrino, quindi mima gli estrogeni alterando il sistema ormonale”, spiega Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova. “Quindi fa sembrare che ci siano degli ormoni nel nostro corpo e può dare problemi, per esempio per la fertilità, per la pubertà precoce, ma anche per l’obesità, il diabete, anche alcuni tumori, per esempio, ormonodipendenti”, aggiunge. Lo scorso gennaio 2025 l’Unione Europea ha bandito (BPA) in tutti i materiali a contatto con gli alimenti. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha abbassato drasticamente la dose ritenuta tollerabile, arrivando di fatto a vietarne l’utilizzo. Tuttavia, nonostante il divieto, alcuni prodotti sono ancora in commercio. Per adeguarsi completamente, infatti, le aziende hanno tempo fino al 2028. Nel frattempo, quindi, i consumatori potrebbero ancora imbattersi in lattine contenenti BPA. Siamo in una fase di transizione e per questo è bene agire con prudenza. Bassetti suggerisce di “evitare il consumo di alimenti in questo tipo di scatole o di lattine, non riscaldare i cibi in contenitori di plastica, soprattutto nel microonde, che potrebbero rilasciare queste sostanze”. Un’indicazione pratica che punta a ridurre l’esposizione, in particolare quando il calore può favorire il rilascio della sostanza. Meglio acquistare alimenti in contenitori in vetro, acciaio o ceramica, sia per la conservazione sia per la cottura, incluso l’uso nel microonde. Si tratta di materiali considerati più sicuri e già ampiamente disponibili. Infatti, il rischio è di non riconoscere le lattine contenenti BPA da quelle senza. “Immagino che dovrebbe esserci scritto”, osserva Bassetti, sottolineando come sarà necessario un rapido adeguamento alla normativa europea affinché i prodotti non conformi vengano progressivamente ritirati dal commercio. L'articolo Lattine e barattoli fuorilegge ancora tra gli scaffali dei supermercati. L’allarme di Bassetti: “Rischio tumori, infertilità e pubertà precoce. Non scaldateli al microonde” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’acqua frizzante aiuta davvero a dimagrire? Matteo Bassetti: “Non stiamo parlando di una bacchetta magica, ma ci sono 3 superpoteri”
Coloro che hanno sempre guardato con sospetto all’acqua frizzante, temendo che le sue bollicine potessero causare gonfiori e far ingrassare, faranno bene a rivedere le proprie convinzioni. L’acqua gassata, infatti, potrebbe in realtà essere la migliore amica nella lotta ai chili di troppo. A spiegarne i benefici è stato Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, sul Corriere. L’infettivologo ha citato uno studio giapponese, pubblicato sul British Medical Journal Nutrition, che ribalta completamente la prospettiva. Il lavoro ipotizza una correlazione tra la CO2 e il miglioramento del metabolismo del glucosio. Bassetti, pur invitando alla cautela, non esclude che queste dinamiche possano offrire piccoli vantaggi fisiologici. In particolare, l’esperto elenca 3 possibili “superpoteri” dell’acqua frizzante. Il primo è l’effetto “sazietà express”: la CO2 presente nell’acqua gassata crea una leggera pressione sulle pareti dello stomaco, inviando al cervello un messaggio chiaro: “Ehi, siamo pieni!”. Risultato? Si mangia di meno senza quasi accorgersene. “Se bevo acqua frizzante prima di un pasto – sottolinea Bassetti – potrei sentirmi sazio prima e mangiare meno. Non vale per tutti, ma può aiutare”. L’altro superpotere dell’acqua gassata è che aiuta a migliorare il metabolismo del glucosio. In parole povere, il corpo diventa più efficiente nel gestire gli zuccheri, evitando quei picchi che ci portano dritti verso la dispensa in cerca di snack. Infine, le bollicine favoriscono la digestione. Non è un segreto che le bollicine aiutino a smuovere le acque (letteralmente) dopo un pasto abbondante, favorendo una digestione più rapida e meno faticosa. Bassetti non si limita a promuovere il piacere del frizzante, ma lancia anche un appello “green”: meglio quella del rubinetto! Se avete un gasatore domestico, ancora meglio: risparmiate sulla plastica, aiutate il pianeta e bevete un’acqua fresca e controllata. Ovviamente, non bisogna aspettarsi miracoli. “Partiamo da un punto chiaro”, spiega Bassetti. “Non stiamo parlando di una bacchetta magica. L’acqua frizzante non fa dimagrire da sola. Però può essere un piccolo supporto dentro uno stile di vita sano”, conclude. L'articolo L’acqua frizzante aiuta davvero a dimagrire? Matteo Bassetti: “Non stiamo parlando di una bacchetta magica, ma ci sono 3 superpoteri” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sono una di quelle persone che pensa che dopo il vaccino ci sentiamo tutti un po’ così…”. Le parole di Belen fanno infuriare Bassetti: “Chi fa spettacolo si occupi di quello”
Tre giorni a letto, febbre alta e tosse persistente. È da qui che nasce il botta e risposta tra Belen Rodriguez e Matteo Bassetti, esploso dopo un racconto affidato ai social dalla showgirl argentina e la successiva replica del medico all’Adnkronos Salute. Rodriguez ha spiegato di aver appena superato una forma influenzale particolarmente intensa. “Ora mi sono ripresa, ma sono stata completamente ko, con 39 di febbre e tosse”, ha raccontato ai suoi follower. Nel messaggio, però, ha aggiunto un’osservazione che ha attirato l’attenzione: “Molti miei amici stanno passando la stessa cosa. Sono una di quelle persone che pensa che dopo il vaccino ci sentiamo tutti un po’ così…”. Un riferimento lasciato volutamente generico, senza specificare se parlasse del vaccino antinfluenzale o di quello anti-Covid. A intervenire è stato Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, che all’Adnkronos Salute ha risposto in modo diretto. “Chi fa spettacolo si occupi di quello e lasci a medici e sanitari le questioni sanitarie”, ha detto l’infettivologo. Poi ha aggiunto un passaggio netto sul piano pratico: “Se Belen avesse fatto il vaccino dell’influenza, probabilmente avrebbe avuto meno problemi”. L’infettivologo ha poi affrontato il punto più delicato, chiarendo il tema dei vaccini anti-Covid. “Se si riferisce a quello, quando parla di vaccini, è un’uscita infelice”, ha spiegato, sottolineando che “è dimostrato che il vaccino anti-Covid ha cambiato in meglio la vita di tutti noi, senza nessun aumento di patologie”. Il medico ha comunque voluto distinguere il piano personale da quello del messaggio pubblico: “Sono da sempre un estimatore di Belen, una donna molto capace e anche intelligente. Spero che le sia semplicemente scappata questa affermazione”, ha precisato. Ma il richiamo finale resta fermo: “In un momento come questo non si devono confondere le idee alle persone, altrimenti si ottengono risultati al contrario”. L'articolo “Sono una di quelle persone che pensa che dopo il vaccino ci sentiamo tutti un po’ così…”. Le parole di Belen fanno infuriare Bassetti: “Chi fa spettacolo si occupi di quello” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Bere la pipì può essere molto pericoloso per la salute, non seguite la ‘terapia dell’urina’: sono sconcertato”. L’allarme di Bassetti sulla nuova tendenza bizzarra e pericolosa
Secondo le ultime derive dei social (e non solo), pare ci sia chi abbia l’abitudine di bere la propria urina con l’intento di curare o in generale migliorare la propria salute. E’ quella che tecnicamente viene definita urofagia, la cui popolarità ha spinto Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, a intervenire con un video sul suo profilo Instagram per fare chiarezza su quella che definisce una tendenza non solo bizzarra, ma pericolosa. Il medico genovese non usa giri di parole per descrivere la sua incredulità di fronte a certe abitudini: “Ho visto molte persone che bevono pipì, la bevono a scopo curativo o per pratiche sessuali, e sono rimasto piuttosto sconcertato da tutto questo”, ammette. L’infettivologo richiama anche un episodio specifico. “Una volta alla ‘Zanzara’ ho visto una signora che beveva le proprie urine, anzi le aveva tenute sul davanzale per farle in qualche modo invecchiare”, racconta. Bassetti dunque si rivolge a chi crede o è tentato di credere alle proprietà miracolose della “terapia dell’urina”. La logica del medico è tanto semplice quanto inattaccabile: l’urina è un prodotto di scarto. “State attenti, perché se il nostro corpo elimina gli scarti, perché dobbiamo reintrodurli? È come se uscissero dalla finestra e noi li facessimo rientrare dalla porta principale”, spiega. Il concetto è chiaro: i reni lavorano instancabilmente per filtrare il sangue ed espellere tossine, sali in eccesso e prodotti del metabolismo. Reingerire queste sostanze significa sovraccaricare inutilmente l’organismo di ciò che ha appena faticato a espellere. Secondo Bassetti, non esiste alcuna prova scientifica a sostegno di presunti benefici. Anzi, i rischi sono concreti. “Sono pratiche nocive, non c’è evidenza scientifica che possano portare benefici, alcuni dicono addirittura che siano curative”, specifica Bassetti. “Possono essere molto pericolose per la salute, sia bere la propria urina che, peggio ancora, bere quella di qualcun altro”, aggiunge. Il video si chiude con un appello accorato alla razionalità e alla prudenza: “State attenti, state attenti, evitate di fare queste pratiche che possono davvero danneggiare la vostra salute”. > View this post on Instagram > > > > > A post shared by Matteo Bassetti (@matteo.bassetti_official) L'articolo “Bere la pipì può essere molto pericoloso per la salute, non seguite la ‘terapia dell’urina’: sono sconcertato”. L’allarme di Bassetti sulla nuova tendenza bizzarra e pericolosa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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