Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive ospedale policlinico San Martino
di Genova all’Adnkronos Salute ha commentato la vicenda della bambina di 12 anni
ricoverata a Padova per una brutta influenza e morta per una polmonite
fulminante prima di Capodanno.
“L’influenza è una malattia tutt’altro che banale. – ha affermato – Il virus se
non trova sulla sua strada gli anticorpi in un bambino o ragazzino, può
succedere frequentemente, arriva nei polmoni e causa una polmonite interstiziale
grave simile allo scenario che avveniva con il Covid. Ci possono essere
situazioni così anche in chi non è immunodepresso“.
E ancora: “Il campanello d’allarme non è tanto la febbre, come si può spesso
pensare, ma la difficoltà a respirare per colpa di una tosse forte e dolori
toracici importanti. Se c’è questo quadro si deve andare subito al pronto
soccorso perché c’è la necessità della rianimazione, intubazione e in casi
particolari dell’Ecmo. È una situazione molto complessa”.
Poi ha aggiunto: “L’influenza di quest’anno tende a dare casi di polmoniti
impegnative, anche nei giovani. Dopo alcuni giorni di febbre anche alta, con
stanchezza e dolori muscolari può evolvere poi con una tosse secca che va avanti
per giorni insieme all’elevata temperatura e maggiori difficoltà a respirare”.
E infine: “Sapete quali sono le regioni italiane più colpite? Quelle dove ci
sono meno persone vaccinate per l’influenza: Sardegna, Campania e Sicilia. Il
vaccino, per quanto non perfetto sulla variante K, è comunque in grado di
proteggere dalle forme più gravi. Chi non si immunizza corre più rischi e questa
ormai è una equazione. Se non vorranno continuare ad essere in difficoltà nel
periodo influenzale, dovranno fare di più sulla promozione e la prevenzione
vaccinale”.
L'articolo “L’influenza è tutt’altro che banale. Polmoniti impegnative anche nei
giovani. Le regioni più colpite? Dove si vaccina meno: Sardegna, Campania e
Sicilia”: così Matteo Bassetti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gli esperti lo dicevano da diverse settimane che l’influenza sarebbe stata
pesante e con potenziali conseguenze sulla sanità pubblica. Negli Stati Uniti è
in corso una delle stagioni più gravi degli ultimi 40 anni, con un aumento
vertiginoso dei casi e delle ospedalizzazioni. Secondo i dati riportati dalla
CNN e forniti dai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle
malattie (Cdc), fino al 20 dicembre, si sono registrati almeno 7,5 milioni di
casi di influenza, 81.000 ricoveri ospedalieri e 3.100 decessi, tra cui 8
bambini.
Le statistiche confermano una forte incidenza della malattia, con la situazione
che continua a deteriorarsi nelle ultime settimane. Le autorità sanitarie
statunitensi indicano che l’attività influenzale è alta o molto alta nella
maggior parte degli stati, con picchi nei territori di Colorado, Louisiana, New
Jersey, New York e Carolina del Sud.
A livello nazionale, il numero di ricoveri ospedalieri ha più che raddoppiato
negli ultimi 7 giorni, passando da circa 9.900 a oltre 19.000, e si prevede che
l’attività influenzale continui a crescere nelle prossime settimane. I medici,
tra cui l’infettivologo Matteo Bassetti, sottolineano come questa stagione
influenzale rappresenti una delle più critiche degli ultimi decenni, con numeri
che sembrano destinati a salire ulteriormente.
Il virus influenzale dominante negli Stati Uniti è il tipo A H3N2, in
particolare la variante K, una mutazione del ceppo che sta suscitando
preoccupazione tra gli scienziati. Michael Osterholm, direttore del Center for
Infectious Disease Research and Policy dell’Università del Minnesota, ha
spiegato che la variante K “mette alla prova la nostra immunità preesistente“.
Nonostante non sia stata inclusa nei vaccini stagionali (che erano stati
preparati prima della sua identificazione), i ceppi contenuti nel vaccino
sembrano offrire una protezione parziale.
Secondo i Cdc la vaccinazione rimane una delle principali raccomandazioni,
soprattutto per i soggetti più vulnerabili come bambini, anziani e persone con
malattie pregresse. A oggi, circa 130 milioni di vaccini sono stati distribuiti,
ma le coperture rimangono inferiori rispetto agli anni passati, con solo il 17%
dei bambini e il 23% degli adulti che avevano ricevuto il vaccino entro la fine
di novembre. La stessa fonte raccomanda che chi non si è ancora vaccinato lo
faccia tempestivamente, considerando che “non è troppo tardi per proteggersi
contro l’influenza”.
IN EUROPA
In Inghilterra i casi di influenza iniziano a stabilizzarsi, ma gli ospedali
restano pieni e le autorità sanitarie sono preoccupate per gli effetti che potrà
avere l’ondata di gelo in arrivo. Nel Paese, fra i primi a sperimentare
l’impatto della ‘super flu‘ alimentata dalla variante K del virus A H3N2,
l’epidemia stagionale sembra allentare la sua morsa.
Tuttavia “i ricoveri ospedalieri hanno comunque superato quota 3mila nella
settimana prima di Natale”, si legge nell’aggiornamento diffuso al National
Health Service. Seppur “in leggero calo rispetto alla precedente”, gli ospedali
“rimangono estremamente affollati, con circa il 95% dei letti per adulti
occupati” e complessivamente “94.118 pazienti ricoverati ogni giorno”. Oltre
all’influenza, precisa l’Nhs, “anche altri virus invernali continuano a
circolare, con una media di 707 pazienti ricoverati con Covid, mentre la scorsa
settimana erano 285 al giorno i pazienti ricoverati con norovirus”. Se “i casi
di influenza non sono aumentati ulteriormente” è anche “grazie anche
all’intensificazione degli sforzi vaccinali da parte del personale del Nhs”.
In Italia il bollettino della sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore
di Sanità (Iss) dei giorni scorsi ha evidenziato che il ceppo A H3N2, e in
particolare la variante K, è predominante tra i virus circolanti. L’influenza A
H1N1 è presente, ma meno diffusa, con i ceppi identificati esclusivamente nel
subclade D.3.1. La sorveglianza respirologica non ha rilevato casi di influenza
stagionale “non sottotipizzabile”, che potrebbe indicare la presenza di ceppi
aviari, ma questo non è stato confermato. Il picco è atteso a breve dopo il dato
dei giorni scorsi con quasi un milioni di italiani a letto con l’influenza.
L'articolo “Mette alla prova la nostra immunità preesistente”, l’influenza K
dilaga negli Usa: 3100 morti tra cui 8 bambini. Atteso picco in Italia proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Continua a crescere la curva delle sindromi respiratorie acute, definizione
all’interno della quale ricade l’influenza stagionale. Secondo l’ultimo rapporto
della sorveglianza RespiVirNet, appena pubblicato, l’incidenza totale, nella
settimana dall’8 al 14 dicembre, è stata pari a 14,7 casi per 1.000 assistiti
(vs 12,4 nel bollettino precedente), in aumento rispetto alla settimana
precedente come atteso per il periodo. Sono stati stimati circa 817mila nuovi
casi, con un totale dall’inizio della sorveglianza di circa 4,9 milioni di casi.
A preoccupare è l’aumento delle polmoniti, segnalato dal virologo Matteo
Bassetti. Il virus di quest’anno non è solo più numeroso in termini di casi, ma
appare più aggressivo, con sintomi che durano più a lungo (fino a 8-9 giorni) e
un caratteristico andamento bifasico: un primo picco di febbre alta (39-40°C),
un breve miglioramento e poi il ritorno della febbre forte. È proprio questo il
segnale che il virus sta colpendo duro, puntando dritto ai polmoni.
“Che l’influenza sia una malattia grave è ben noto”, spiega Ivan Gentile,
professore ordinario di Malattie infettive e direttore del Dipartimento di
Medicina Clinica e Chirurgia della Federico II. “Le stime ci consegnano il dato
di circa mezzo milione di morti nel mondo ogni anno per le sue complicanze,
concentrate soprattutto nelle persone a rischio: over 65 o soggetti con malattie
croniche”, aggiunge. Ma quest’anno, a causa della variante K, che risulta essere
prevalente nell’ultimo rapporto RespiVirNet, si teme una maggiore aggressività.
“È un tipo di virus che ha circolata meno negli anni precedenti”, spiega
Gentile. “Per cui c’è meno copertura e meno immunità di popolazione. La
popolazione – continua – è più vulnerabile e i casi non sono solo di più, ma
sono più concentrati temporalmente. Anche se non è dimostrata una maggiore
severità nel singolo, se il denominatore aumenta (cioè se ci sono molti più
malati), aumenteranno inevitabilmente anche i casi gravi, le ospedalizzazioni e
i decessi.
IL SISTEMA SANITARIO È FRAGILE
Ma è il nostro sistema sanitario il “paziente” più fragile di tutti e anche
quello più trascurato. “Quando i pronto soccorso vengono presi d’assalto, si
crea una pressione tale per cui si ha meno personale disponibile per gestire
emergenze come ictus, infarti o traumi”, evidenzia Gentile. Se medici,
infermieri e addetti ai servizi pubblici si ammalano tutti insieme, si blocca la
vita quotidiana del Paese. Per evitare che il Natale è bene non esitare e
vaccinarsi al più presto. “Siamo ancora in tempo a farlo”, ricorda Gentile. “Il
vaccino previene l’ospedalizzazione e la morte. Magari ci si ammala lo stesso –
continua – ma il rischio di forme gravi crolla. Esistono poi farmaci specifici
diretti contro il virus influenzale che funzionano anche contro le varianti
attuali.
Il buon senso poi dovrebbe aiutarci a gestire l’influenza in caso di contagio.
Tra gli errori da evitare c’è quello di evitare l’antibiotico “fai-da-te” che, è
bene ricordare, non cura i virus. “L’unica cosa che fa è dare eventi avversi e
stimolare la resistenza batterica”, avverte Gentile. No al paracetamolo a orari
fissi: va usato solo quando la febbre supera i 38-38,5°C. E non bisogna correre
in ospedale per la sola febbre: se non ci sono difficoltà respiratorie, il
pronto soccorso non è il luogo adatto; meglio consultare il medico di base per
non intasare le urgenze.
L'articolo Influenza K, preoccupa il boom di polmoniti. Bassetti: “Prima un
picco di febbre molto alta, poi un breve miglioramento e il ritorno della febbre
forte. Questo virus sta colpendo duro” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La stagione influenzale in corso sta mostrando segnali di intensificazione in
più aree del mondo, con effetti significativi sui sistemi sanitari. Nel Regno
Unito l’aumento dei contagi legati alla cosiddetta “super influenza” sta
generando particolare allarme. Il ministro della Salute britannico, Wes
Streeting, ha definito l’attuale scenario “una sfida mai vista dalla pandemia”
di Covid-19 per l’Nhs, sottolineando come i ricoveri giornalieri abbiano
superato quota 2.600, con un’incidenza elevata soprattutto tra bambini e
adolescenti.
Streeting ha inoltre collegato le criticità degli ospedali al nuovo sciopero dei
resident doctors, già noti come junior doctors, ritenendo la protesta – la
quattordicesima in tre anni – un potenziale aggravio per una situazione definita
“precaria”. I medici entreranno nuovamente in agitazione dal 17 dicembre per
cinque giorni, contestando le condizioni salariali nonostante gli aumenti
concessi dal governo nei mesi scorsi. Una posizione più prudente arriva però dai
vertici dell’Nhs di Londra. Chris Streather, Medical Director per la capitale,
ha ridimensionato i timori, affermando che l’ondata influenzale rimane “ben
entro i limiti” della capacità di risposta del sistema sanitario, oggi “meglio
preparato” rispetto al periodo pandemico.
LA SITUAZIONE IN ITALIA E LA VARIANTE K
Parallelamente, in Italia la curva delle infezioni respiratorie acute continua a
salire. Secondo i dati RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella
settimana 1–7 dicembre sono stati registrati 695mila nuovi casi, circa 100mila
in più rispetto alla precedente rilevazione, per un totale di circa 4 milioni
dall’avvio della sorveglianza. L’incidenza ha raggiunto 12,4 casi per 1.000
abitanti, con un impatto significativamente più elevato nei bambini sotto i
quattro anni (38 per 1.000). Le regioni più colpite risultano Lombardia,
Piemonte, Emilia-Romagna e Sardegna.
Aumenta anche la circolazione dei virus influenzali, responsabili di circa un
quarto delle sindromi respiratorie. Predomina il ceppo A/H3N2, compresa una
nuova variante – definita K – già osservata nell’emisfero Sud, dove ha
prolungato la stagione influenzale di circa un mese. Un’analisi pubblicata su
Eurosurveillance avverte che, data la diffusione rapida del virus K in Australia
e Nuova Zelanda, è probabile un’ulteriore espansione nella stagione invernale
dell’emisfero Nord, con possibili pressioni sui sistemi sanitari.
GLI SCIENZIATI E L’IMPORTANZA DELLA VACCINAZIONE
Gli esperti italiani invitano tuttavia alla cautela nelle interpretazioni.
Gianni Rezza, professore di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele,
ricorda che la variante K è una normale mutazione stagionale, senza indicazioni
di maggiore aggressività. Tuttavia, osserva che la scarsa circolazione recente
di A/H3N2 potrebbe rendere una quota ampia della popolazione – in particolare i
bambini – più suscettibile all’infezione, con un possibile incremento dei
contagi e dei ricoveri. Da qui l’appello a vaccinarsi “al più presto”.
Anche Massimo Ciccozzi, epidemiologo, sottolinea che l’aumento dell’11% delle
sindromi respiratorie rilevato nell’ultima settimana rientra nella norma
stagionale. Conferma che il virus A/H3N2 è molto più diffuso dell’H1N1 e precisa
che la variante K è presente anche in altri Paesi europei, pur non essendo
oggetto di specifica ricerca in Italia. Ciccozzi esclude parallelismi diretti
con il Regno Unito, richiamando differenze climatiche e nelle misure di
prevenzione, e ribadisce l’importanza della vaccinazione, “soprattutto per
anziani e persone fragili”.
Sul possibile picco interviene infine Massimo Andreoni, direttore scientifico
Simit e membro del Consiglio superiore di sanità, secondo cui i 4 milioni di
casi registrati suggeriscono una “grande ascesa” e un picco probabile entro i
primi quindici giorni di gennaio, con una stima complessiva di oltre 16 milioni
di italiani colpiti nella stagione. Anche in questo caso, la raccomandazione
centrale resta la vaccinazione tempestiva, inclusi i giorni delle festività
natalizie.
L'articolo Super influenza e variante K, pressione sui sistemi sanitari e
aumento dei casi. Allarme in UK: “Sfida mai vista dalla pandemia” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Il picco dell’influenza quest’anno potrebbe arrivare in anticipo rispetto a
quanto previsto inizialmente, in linea con quanto già avvenuto in Oriente, in
special modo in Giappone. Se di solito l’apice dei contagi si registra a cavallo
tra la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo, gli ultimi segnali
epidemiologici raccolti dagli esperti fanno pensare che il culmine possa essere
raggiunto proprio nella settimana delle feste natalizie. “Un motivo buono in più
per vaccinarsi”, spiega a ilfattoquotidiano.it Enrico Di Rosa, Presidente della
Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI). La
speranza del presidente è che i primi dati sull’andamento della campagna
vaccinale possano essere confermati nelle prossime settimane, se non addirittura
migliorati: “Sembra stia procedendo bene – spiega – soprattutto in alcune
Regioni, come Veneto e Lombardia”. Rispetto al passato, quest’anno le
somministrazioni sono cominciate prima (in Campania, Lazio, Lombardia, Sicilia,
Toscana e Veneto, fin dal primo ottobre) e questo sta avendo un buon impatto
sulla campagna. “In generale possiamo dire che, rispetto all’anno scorso, sembra
esserci una partecipazione maggiore da parte dei cittadini”, commenta Di Rosa.
I primi ad aver ricevuto l’inoculazione sono stati i soggetti più fragili: le
donne in gravidanza, i bambini e i ragazzi tra i 6 mesi e i 17 anni (anche
grazie alla somministrazione con spray nasale), gli over 60 e tutti quei
lavoratori per i quali il vaccino è consigliato. “L’obiettivo è migliorare la
copertura rispetto al passato – spiega Di Rosa -. La vaccinazione è il modo più
efficace per prevenire l’influenza e le sue complicanze, nonché per proteggere
le persone più fragili, gli anziani e chi convive con patologie croniche.
Estendere la copertura vaccinale è un’azione chiave per rafforzare la protezione
dei soggetti più a rischio, diminuire gli eventi clinici gravi e i ricoveri. E,
di conseguenza, alleviare l’onere in termini di risorse e costi per i servizi
sanitari”. Soprattutto in vista delle festività, durante le quali gli studi dei
medici di famiglia sono chiusi e le ferie del personale ospedaliero possono
mettere ulteriormente sotto pressione i pronto soccorso, già in crisi per la
mancanza di organico e di filtro sul territorio.
I dati della scorsa stagione vaccinale (2024-25) sono piuttosto deludenti. Il
trend di diminuzione tra gli over 65, registrato a partire dal 2020, non è stato
invertito: la copertura si è fermata al 52,5% (-2% rispetto all’anno
precedente), mentre l’obiettivo è del 75%. Calo non compensato dal leggero
aumento (appena lo 0,7%) registrato nella popolazione generale, la cui copertura
si è fermata al 19,6%. Oltretutto, spiega il presidente della SItI, non c’è
omogeneità territoriale: alcune Regioni, come la Campania e la Provincia
autonoma di Trento, hanno migliorato nettamente la performance, mentre altre
hanno registrato cali sensibili. Soprattutto al Sud, dove storicamente le
campagne hanno meno successo.
Nel corso degli anni si sono consolidate delle best practices, per favorire la
vaccinazione. Un esempio di successo è la strategia di chiamata attiva degli
anziani, che ha consentito al Veneto di raggiungere le coperture più elevate in
questa fascia di popolazione. O la vaccinazione in farmacia, che in Lombardia e
Liguria ha dimostrato di essere efficace. “La differenza in ogni caso la
dobbiamo fare da ora a fine gennaio, lavorando per cercare di convincere chi ha
ancora dubbi – prosegue Di Rosa -. Prima ci si vaccina, meglio è, anche perché
ci vogliono un paio di settimane per ottenere una protezione piena. Ma è
importante far passare il messaggio che si è ancora in tempo per farlo.
Auspicabilmente entro la fine dell’anno, ma anche dopo”.
Anche quest’anno, inoltre, è prevista su richiesta la co-somministrazione del
vaccino antinfluenzale con quello contro il Sars-Cov-2. “Il numero di vaccinati
contro il Covid è molto basso, in linea con quanto successo lo scorso anno –
commenta Di Rosa -. Qui dovremmo fare un grosso sforzo di comunicazione,
concentrandoci su chi ne ha maggior bisogno. Ovvero gli anziani over 75 e tutte
le persone che hanno concomitanti condizioni di patologia, non solo
respiratoria”. I motivi di questa scarsa adesione sono diversi per Di Rosa: “Un
po’ influisce la voglia di superare e dimenticare il Covid come problema
sanitario, comprensibile sotto tanti aspetti, ma che comunque è un errore. Poi
c’è il fatto che questo vaccino è ancora disponibile esclusivamente in fiale
multidose, a differenza di quello antinfluenzale che è monodose. Il che fa sì
che il suo utilizzo sia obiettivamente più problematico dal punto di vista
organizzativo”. In ogni caso, conclude Di Rosa, non ci deve essere allarmismo:
“Il Covid non è certo quello che era all’inizio dell’emergenza – spiega -. Ha
delle caratteristiche di virulenza e patogenesi certamente differenti ed è meno
impattante. Ma nonostante questo il vaccino resta ancora una protezione
fondamentale per i soggetti a rischio”.
L'articolo Picco dell’influenza in anticipo? “Un motivo in più per vaccinarsi”.
E i dati della campagna sono in crescita proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo il record di casi in Australia, ecco che l’influenza si affaccia preponte
in Europa. I casi di influenza rilevati stanno aumentando insolitamente presto
nei Paesi dell’Unione europea/Spazio economico europeo (Ue/See), con un anticipo
di 3 o 4 settimane rispetto alle 2 stagioni più recenti” l’alert lanciato
dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie,
che in una valutazione del rischio spiega come “un ceppo influenzale di recente
comparsa, il sottoclade K dell’influenza A(H3N2), sta guidando la circolazione”.
L’appello dell’agenzia è a “vaccinarsi senza indugio”.
“L’Europa potrebbe trovarsi ad affrontare una stagione influenzale più grave
rispetto al passato, soprattutto in caso di una bassa copertura vaccinale.
Sebbene permanga incertezza riguardo all’impatto sulla salute pubblica della
prossima stagione influenzale”, precisa l’agenzia, l’Ecdc si sta preparando allo
“scenario” più pesante e insiste sulla necessità di vaccinarsi perché “un numero
di infezioni superiore al normale aumenterebbe ulteriormente la pressione sui
sistemi sanitari“.
Secondo i dati forniti dalla Regione Lombardia, i dati sono buoni per il
territorio lombardo. La percentuale di tamponi positivi eseguiti dai medici di
medicina generale e dai pediatri di libera scelta è pari al 12,2%, contro lo
0,9% della stessa settimana del 2024. Anche nei Pronto Soccorso la quota di
riscontri positivi risulta dell’11%, rispetto al 2% dell’anno precedente.
L’incremento è in linea con quanto sta accadendo in altri Paesi ed è
riconducibile appunto una possibile anticipazione della stagione influenzale.
“L’anticipo dei virus influenzali, così come l’ulteriore abbassamento della
temperatura previsto per i prossimi giorni non deve preoccupare, ma ci invita ad
agire per tempo – commenta l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso -:
vaccinarsi significa proteggere se stessi e le persone più fragili. Noi
continuiamo a monitorare costantemente l’andamento stagionale”.
La campagna vaccinale “prosegue con buoni risultati – aggiunge Bertolaso – e con
un grande impegno di tutta la rete sanitaria territoriale”. Al 19 novembre, sono
state somministrate 1.830.861 dosi, circa 80.000 in più rispetto allo stesso
periodo del 2024. Due terzi sono state effettuate dai medici e pediatri, il 20%
dalle farmacie e il restante da centri vaccinali, ospedali e Rsa.
La vaccinazione antinfluenzale, ricorda la Regione Lombardia, è raccomandata in
particolare agli over 60, ai bambini e ragazzi fino a 18 anni, alle donne in
gravidanza, ai pazienti fragili e agli operatori sanitari. In Lombardia la
vaccinazione è gratuita per tutti. Per prenotare è possibile rivolgersi al
proprio Medico di Medicina Generale o Pediatra di Libera Scelta, oppure fissare
un appuntamento tramite farmacia o sul portale regionale Prenota Salute. Per i
bambini e ragazzi da 2 a 17 anni è disponibile anche il vaccino in spray nasale,
come negli anni precedenti.
L'articolo Insolito aumento precoce dei casi di influenza, l’alert dell’Edcd:
“Vaccinarsi senza indugio” proviene da Il Fatto Quotidiano.