Se vi siete mai chiesti perché alcune influenze passano in pochi giorni mentre
altre tengono ko le persone più a lungo, la risposta potrebbe non essere solo
nel virus. A fare la differenza, è anche l’orologio interno del nostro corpo.
Dormire male, mangiare a orari sballati, vivere sotto luci artificiali fino a
notte fonda non è solo una cattiva abitudine: può rallentare la guarigione
dall’influenza. In altre parole, il corpo combatte meglio quando sa che ore
sono.
A indicarlo è uno studio recente condotto dai ricercatori del Children’s
Hospital of Philadelphia (CHOP), negli Stati Uniti, che ha analizzato il ruolo
dei ritmi circadiani – l’orologio biologico che regola sonno, fame e numerosi
processi fisiologici – nella risposta all’infezione influenzale. I dati mostrano
che quando questi ritmi sono ben sincronizzati con l’ambiente, l’organismo
reagisce meglio al virus; al contrario, luce artificiale notturna, pasti
irregolari e cicli sonno-veglia disorganizzati possono indebolire la risposta
immunitaria e allungare i tempi di recupero. Un aspetto particolarmente
rilevante nei contesti ospedalieri, dove illuminazione e routine spesso seguono
logiche più organizzative che biologiche.
L’OROLOGIO BIOLOGICO NON È UN DETTAGLIO
Quanto conta quindi l’orologio biologico nella risposta all’influenza rispetto
ad altri fattori come età e comorbidità? “Età, fragilità e patologie croniche
restano le vie maestre che aumentano il rischio di complicanze, soprattutto nel
caso dell’influenza. Ma l’orologio biologico non è affatto un fattore marginale
– spiega al FattoQuotidiano.it il professor Fabrizio Pregliasco, Direttore
sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano -. I ritmi
circadiani regolano funzioni cruciali del sistema immunitario, come la
produzione di citochine e l’attività delle cellule linfocitarie che riconoscono
e distruggono i virus. Quando questo sistema è ben sincronizzato, la risposta
immunitaria risulta decisamente più efficace”.
QUANDO IL SISTEMA IMMUNITARIO “PERDE IL RITMO”
Come spiegare con parole semplici che luce, sonno e pasti “ordinati” possono
influenzare l’immunità contro i virus?
“Diciamo che il sistema immunitario lavora ‘a turni’. La luce naturale, il sonno
notturno e pasti regolari permettono all’organismo di adattarsi a un ciclo di
vita coerente e prevedibile. Quando questo equilibrio si rompe – come accade,
per esempio, nei turnisti o in chi vive costantemente fuori ritmo – la risposta
immunitaria può diventare disfunzionale: o eccessiva, con infiammazioni
sproporzionate come febbre alta; oppure troppo debole e incapace di contrastare
efficacemente il virus. Nelle persone anziane o fragili, la rottura dei ritmi
circadiani diventa un fattore di aggravamento che prolunga e complica la
malattia”.
LA LUCE COME TERAPIA (ANCHE IN OSPEDALE)
In ambito clinico, quali modifiche pratiche si potrebbero adottare per aiutare
chi è in ospedale a mantenere ritmi circadiani sani?
“Negli ospedali servirebbe un’illuminazione più biologica: luce intensa di
giorno e molto più ridotta di notte. La luce naturale è un elemento terapeutico
positivo, spesso sottovalutato. Andrebbe anche limitata la confusione notturna
tipica dei reparti e ripensati orari e modalità di pasti e attività quotidiane.
Non si tratta solo di comfort, ma di un vero supporto terapeutico che può
incidere sui tempi di recupero”.
COME AVERE RITMI REGOLARI
Nella vita di tutti i giorni, cosa può fare una persona “normale” per tenere in
forma il proprio orologio interno?
“Le regole sono semplici, ma fondamentali. Esporsi alla luce naturale al
mattino, anche con una breve passeggiata. Dormire a orari regolari, puntando a
7-8 ore di riposo. Limitare l’uso di schermi e l’esposizione alla luce blu
tipica di smartphone e pc nelle ore serali. Mangiare a orari costanti, evitando
pasti abbondanti a tarda sera. E seguire una routine quotidiana prevedibile.
Tutti accorgimenti di buon senso che aiutano l’orologio biologico a fare bene il
suo lavoro”.
L'articolo L’influenza non passa più? Potrebbe essere colpa dell’orologio
biologico. Pregliasco: “Ecco le semplici regole da seguire” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Se ne era andata a dormire con sintomi riconducibili a una semplice influenza,
così come le era già stato diagnosticato al pronto soccorso. Quel malessere,
però, nascondeva qualcosa di ancora più spaventoso. E qualche giorno dopo,
infatti, si è risvegliata su un letto di ospedale con i suoi quattro arti
amputati. È quanto successo a Cassandra Marshall, madre 35enne di Stokesdale, in
North Carolina (USA), che senza preavviso è stata costretta a perdere entrambe
le braccia e le gambe. A raccontare la sua storia è il Daily Mail, che in un
lungo articolo spiega il calvario che ha dovuto vivere la donna negli ultimi due
anni.
Tutto comincia alla fine del 2023, quando Cassandra si sente molto male per la
prima volta: “Sono andata in pronto soccorso credendo di avere l’appendicite, ma
in ospedale mi hanno detto che era influenza e mi hanno rimandata a casa”, ha
raccontato a Fox 8. Quello di Cassandra, però, non era un semplice raffreddore.
E infatti il mattino successivo la donna ha una grave insufficienza
respiratoria. Trasportata in elicottero in un ospedale del North Carolina, i
medici scoprono un polmone collassato e la rianimano due volte: “Ci chiamavano
dicendo che era morta, ma l’avevano riportata in vita”, ha precisato il marito.
Per i dottori, Cassandra aveva lo streptococco di gruppo A, un’infezione che ha
portato prima alla sepsi e poi allo shock settico, costringendola così a subire
un intervento d’urgenza. La donna viene quindi collegata all’ECMO, uno speciale
macchinario medico che sostituisce la funzionalità cardiaca o respiratoria. La
sua circolazione sanguigna, però, era già venuta meno in tutti e quattro gli
arti, rendendo così necessaria una quadrupla amputazione: “Mi hanno amputato
prima le gambe, poi quando sono entrata in sala operatoria per le braccia… ho
avuto un arresto sul tavolo operatorio. Mi hanno rianimata e hanno dovuto
annullare l’intervento”, ha detto.
L’operazione fu rimandata a un paio di giorni più tardi, quando fu abbastanza
stabile da poter affrontare una nuova amputazione: “Paradossalmente, ho
accettato più facilmente la perdita delle gambe rispetto a quella delle
braccia”. La donna racconta, in particolare, di rimpiangere il fatto di non
poter più stringere a sé i suoi quattro figli, né chinarsi per sollevarli: “Mi
sento terribilmente in colpa”, ha spiegato.
Il decorso post-operatorio di Cassandra è stato piuttosto complesso. Stando a
quanto racconta il Daily Mail, alla donna sarebbe stata negata quattro volte
l’invalidità e, per questo, la famiglia sarebbe stata costretta ad avviare una
raccolta fondi su GoFundMe, che le ha permesso di acquistare un braccio e gambe
protesiche. Ogni protesi, ha spiegato Marshall,
costerebbe intorno ai 19mila dollari, una cifra che, senza aiuti economici, non
sarebbe mai riuscita ad affrontare. Nonostante ciò che ha vissuto, però,
Cassandra dice di sentirsi “benedetta” per essere ancora in vita e di poter
contare sul supporto dei suoi cari: “Ti senti come se fossi in un sogno, ma
quando ti svegli quella è la tua realtà. Non c’è niente che io
possa cambiare. Sto imparando ad accettarlo”.
L'articolo Va a dormire con il raffreddore e si risveglia giorni dopo con tutti
gli arti amputati: la terribile storia di Cassandra Marshall. “Mi avevano detto
che era influenza, il mattino dopo non respiravo più” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive ospedale policlinico San Martino
di Genova all’Adnkronos Salute ha commentato la vicenda della bambina di 12 anni
ricoverata a Padova per una brutta influenza e morta per una polmonite
fulminante prima di Capodanno.
“L’influenza è una malattia tutt’altro che banale. – ha affermato – Il virus se
non trova sulla sua strada gli anticorpi in un bambino o ragazzino, può
succedere frequentemente, arriva nei polmoni e causa una polmonite interstiziale
grave simile allo scenario che avveniva con il Covid. Ci possono essere
situazioni così anche in chi non è immunodepresso“.
E ancora: “Il campanello d’allarme non è tanto la febbre, come si può spesso
pensare, ma la difficoltà a respirare per colpa di una tosse forte e dolori
toracici importanti. Se c’è questo quadro si deve andare subito al pronto
soccorso perché c’è la necessità della rianimazione, intubazione e in casi
particolari dell’Ecmo. È una situazione molto complessa”.
Poi ha aggiunto: “L’influenza di quest’anno tende a dare casi di polmoniti
impegnative, anche nei giovani. Dopo alcuni giorni di febbre anche alta, con
stanchezza e dolori muscolari può evolvere poi con una tosse secca che va avanti
per giorni insieme all’elevata temperatura e maggiori difficoltà a respirare”.
E infine: “Sapete quali sono le regioni italiane più colpite? Quelle dove ci
sono meno persone vaccinate per l’influenza: Sardegna, Campania e Sicilia. Il
vaccino, per quanto non perfetto sulla variante K, è comunque in grado di
proteggere dalle forme più gravi. Chi non si immunizza corre più rischi e questa
ormai è una equazione. Se non vorranno continuare ad essere in difficoltà nel
periodo influenzale, dovranno fare di più sulla promozione e la prevenzione
vaccinale”.
L'articolo “L’influenza è tutt’altro che banale. Polmoniti impegnative anche nei
giovani. Le regioni più colpite? Dove si vaccina meno: Sardegna, Campania e
Sicilia”: così Matteo Bassetti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Gli esperti lo dicevano da diverse settimane che l’influenza sarebbe stata
pesante e con potenziali conseguenze sulla sanità pubblica. Negli Stati Uniti è
in corso una delle stagioni più gravi degli ultimi 40 anni, con un aumento
vertiginoso dei casi e delle ospedalizzazioni. Secondo i dati riportati dalla
CNN e forniti dai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle
malattie (Cdc), fino al 20 dicembre, si sono registrati almeno 7,5 milioni di
casi di influenza, 81.000 ricoveri ospedalieri e 3.100 decessi, tra cui 8
bambini.
Le statistiche confermano una forte incidenza della malattia, con la situazione
che continua a deteriorarsi nelle ultime settimane. Le autorità sanitarie
statunitensi indicano che l’attività influenzale è alta o molto alta nella
maggior parte degli stati, con picchi nei territori di Colorado, Louisiana, New
Jersey, New York e Carolina del Sud.
A livello nazionale, il numero di ricoveri ospedalieri ha più che raddoppiato
negli ultimi 7 giorni, passando da circa 9.900 a oltre 19.000, e si prevede che
l’attività influenzale continui a crescere nelle prossime settimane. I medici,
tra cui l’infettivologo Matteo Bassetti, sottolineano come questa stagione
influenzale rappresenti una delle più critiche degli ultimi decenni, con numeri
che sembrano destinati a salire ulteriormente.
Il virus influenzale dominante negli Stati Uniti è il tipo A H3N2, in
particolare la variante K, una mutazione del ceppo che sta suscitando
preoccupazione tra gli scienziati. Michael Osterholm, direttore del Center for
Infectious Disease Research and Policy dell’Università del Minnesota, ha
spiegato che la variante K “mette alla prova la nostra immunità preesistente“.
Nonostante non sia stata inclusa nei vaccini stagionali (che erano stati
preparati prima della sua identificazione), i ceppi contenuti nel vaccino
sembrano offrire una protezione parziale.
Secondo i Cdc la vaccinazione rimane una delle principali raccomandazioni,
soprattutto per i soggetti più vulnerabili come bambini, anziani e persone con
malattie pregresse. A oggi, circa 130 milioni di vaccini sono stati distribuiti,
ma le coperture rimangono inferiori rispetto agli anni passati, con solo il 17%
dei bambini e il 23% degli adulti che avevano ricevuto il vaccino entro la fine
di novembre. La stessa fonte raccomanda che chi non si è ancora vaccinato lo
faccia tempestivamente, considerando che “non è troppo tardi per proteggersi
contro l’influenza”.
IN EUROPA
In Inghilterra i casi di influenza iniziano a stabilizzarsi, ma gli ospedali
restano pieni e le autorità sanitarie sono preoccupate per gli effetti che potrà
avere l’ondata di gelo in arrivo. Nel Paese, fra i primi a sperimentare
l’impatto della ‘super flu‘ alimentata dalla variante K del virus A H3N2,
l’epidemia stagionale sembra allentare la sua morsa.
Tuttavia “i ricoveri ospedalieri hanno comunque superato quota 3mila nella
settimana prima di Natale”, si legge nell’aggiornamento diffuso al National
Health Service. Seppur “in leggero calo rispetto alla precedente”, gli ospedali
“rimangono estremamente affollati, con circa il 95% dei letti per adulti
occupati” e complessivamente “94.118 pazienti ricoverati ogni giorno”. Oltre
all’influenza, precisa l’Nhs, “anche altri virus invernali continuano a
circolare, con una media di 707 pazienti ricoverati con Covid, mentre la scorsa
settimana erano 285 al giorno i pazienti ricoverati con norovirus”. Se “i casi
di influenza non sono aumentati ulteriormente” è anche “grazie anche
all’intensificazione degli sforzi vaccinali da parte del personale del Nhs”.
In Italia il bollettino della sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore
di Sanità (Iss) dei giorni scorsi ha evidenziato che il ceppo A H3N2, e in
particolare la variante K, è predominante tra i virus circolanti. L’influenza A
H1N1 è presente, ma meno diffusa, con i ceppi identificati esclusivamente nel
subclade D.3.1. La sorveglianza respirologica non ha rilevato casi di influenza
stagionale “non sottotipizzabile”, che potrebbe indicare la presenza di ceppi
aviari, ma questo non è stato confermato. Il picco è atteso a breve dopo il dato
dei giorni scorsi con quasi un milioni di italiani a letto con l’influenza.
L'articolo “Mette alla prova la nostra immunità preesistente”, l’influenza K
dilaga negli Usa: 3100 morti tra cui 8 bambini. Atteso picco in Italia proviene
da Il Fatto Quotidiano.