Immaginate di guidare a fari spenti, nel bel mezzo di una tempesta, mentre
qualcuno sul sedile del passeggero vi assicura che “va tutto bene”. È più o meno
questa la sensazione che serpeggia tra i corridoi dei centri di ricerca medica
americani. Un nuovo, inquietante studio guidato da Jeremy Jacobs della
Vanderbilt University ha appena scoperchiato un vaso di Pandora digitale: il CDC
(Centers for Disease Control and Prevention) ha smesso di aggiornare i suoi
database cruciali. Non parliamo di scartoffie burocratiche, ma del sistema
nervoso centrale della sanità pubblica: i dati su vaccini e malattie infettive.
Secondo la ricerca pubblicata sugli Annals of Internal Medicine, il quadro è
drammatico. Analizzando oltre 1.000 database del CDC, i ricercatori hanno
scoperto che il 46% dei database che solitamente venivano aggiornati mensilmente
si è fermato senza alcuna spiegazione nel corso del 2025. Di questi, ben 34 non
ricevono nuovi dati da almeno sei mesi. Il dato più preoccupante è che, mentre i
database “attivi” si occupano di salute mentale o infortuni, l’87% di quelli
congelati riguarda i vaccini.
In pratica, proprio mentre il mondo monitora l’influenza, il Covid-19 e l’RSV
(Virus Respiratorio Sinciziale), il CDC ha tirato il freno a mano sui dati che
servono a capire quanto siano efficaci le campagne vaccinali. Le reazioni della
comunità scientifica sono molto forti e critiche. Jeanne Marrazzo, leader
dell’Infectious Diseases Society of America (ed ex direttrice del NIAID, rimossa
dal suo incarico l’anno scorso), ha usato parole pesantissime in un editoriale
di accompagnamento: “Sia che si tratti di un disprezzo intenzionale o di carenza
di personale, questo dimostra un profondo disprezzo per la vita umana”,
commenta.
Secondo Marrazzo, gli Stati Uniti non stanno solo “volando alla cieca” di fronte
alle minacce biologiche, ma vengono privati delle loro “armi efficaci”. Se i
medici non sanno quante persone si stanno vaccinando o dove il virus sta
colpendo più duramente, non possono dare indicazioni chiare ai pazienti.
Il sospetto dei ricercatori è che dietro questo blackout non ci sia un semplice
problema tecnico. Il rapporto sottolinea esplicitamente come la maggior parte
dei dati mancanti riguardi proprio le vaccinazioni, un tema su cui l’attuale
Segretario della Salute, Robert F. Kennedy, ha espresso posizioni notoriamente
scettiche. Il rischio è che il CDC, storicamente considerato il “gold standard”
mondiale per la sorveglianza epidemiologica, stia perdendo la sua bussola
scientifica per trasformarsi in un guscio vuoto di dati.
Quando i dati federali spariscono, le conseguenze non restano nei laboratori. I
medici brancolano nel buio: senza dati freschi, è difficile capire se un nuovo
ceppo vaccinale sta funzionando. Poi c’è il rischio di ritardo nelle emergenze:
se scoppia un focolaio di una malattia infettiva, il ritardo nella registrazione
dei dati potrebbe costare settimane preziose. Infine, c’è il reale pericolo di
un’erosione della fiducia: la mancanza di trasparenza alimenta il sospetto,
rendendo ancora più difficile la gestione della salute pubblica. Il CDC ha
sempre rappresentato il faro nella nebbia delle pandemie. Oggi, quel faro sembra
avere le lampadine svitate. E in medicina, come nella guida notturna, il buio
non è mai un buon segno.
Lo studio
L'articolo Gli Usa stanno navigando alla cieca contro i virus. Il grande
“blackout” sui dati dei Centers for Disease Control proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Virus
A “Storie Italiane” su Rai1 con Eleonora Daniele, ieri lunedì 19 gennaio, è
stato omaggiato Tony Dallara morto il 16 gennaio, sia dalla moglie Patrizia che
della figlia Lisa. “Un grande marito e un grande padre, la sua arte l’ha
dimostrata anche in famiglia: prima c’eravamo noi poi se c’era spazio c’era
anche lui”, così Patrizia ha ricordato suo marito.
“Sicuramente è stato un padre che ha fatto il padre. Un conto è esserlo, un
conto è farlo e lui l’ha fatto finché ha potuto: mi accompagnava a lavoro
nonostante la mia età, faceva per me commissioni. Un papà speciale che c’è stato
fino all’ultimo come noi ci siamo state per lui, glielo dobbiamo ed è stato
naturale così”, ha raccontato la figlia Lisa.
“Abbiamo ricevuto affetto da personaggi conosciuti, familiari e amici
soprattutto, e poi è anche bello quando entrano volti non noti che ti dicono
‘siamo semplicemente degli ammiratori’, e sono ancor più i benvenuti” ha poi
aggiunto.
E sulla vittoria del padre al Festival di Sanremo ha rivelato: “Quando dietro le
quinte l’hanno avvisato che aveva vinto e doveva uscire per replicare il pezzo,
lui era lì che si mangiava un panino con il salame, perché il cibo è sempre
stato un bel tassello della nostra famiglia. Una persona genuina con il panino
con il salame in mano”.
Lisa ha poi ripercorso gli ultimi momenti del padre a seguito dell’operazione
subita per la rottura del femore: “È andata molto bene, era in ottima ripresa,
poi è entrato in una struttura per fare riabilitazione e ha preso un virus, un
problema respiratorio virale che ha fatto precipitare una situazione che era
stabile nel giro di pochissimo tempo”, ha aggiunto.
“Non è stato molto chiaro quale virus, – ha detto la figlia – non ha avuto
un’assistenza ospedaliera ottimale purtroppo. C’erano le feste di Natale e poi
c’era il ‘ma il signore ha 89 anni’, detto più volte. Ma cosa vuol dire? Sono
frasi che ci hanno ferito tantissimo, purtroppo è la verità. È vero che era un
soggetto di 89 anni con le sue patologie, ma un quadro stabile. Poteva stare con
noi ancora un po’”.
E ancora: “Siamo in un momento in cui ci è piombato tutto addosso e non abbiamo
lucidità”, ha poi risposto la figlia su un’eventuale azione legale. “Vediamo poi
come fare, fino a domani vogliamo stare solo con lui e accompagnarlo fino alla
fine e poi faremo le nostre valutazioni”.
L'articolo “Papà Tony Dallara si era rotto un femore, poi in una struttura ha
preso un virus e la situazione è precipitata. Non ha avuto un’assistenza
ospedaliera ottimale”: la denuncia della figlia Lisa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Dopo il curriculum fake e il codice a sei cifre, su WhatsApp circola la truffa
della ballerina. L’ultimo attacco informatico infetta l’account tramite un link
apparentemente innocuo. Come riporta Geopop, il copione è sempre lo stesso e
consiste nello smishing (la crasi delle parole “sms” e “phishing”). Un contatto
che abbiamo già salvato in rubrica, quindi un mittente che riteniamo affidabile,
ci invia il messaggio in cui si vede una giovane ballerina con un body nero. La
didascalia esorta a votare per Federica – presentata come la figlia di un’amica
della persona che invia il link – affinché la ragazza possa vincere una ricca
borsa di studio. Una volta aperto il link compare un form da compilare con il
numero di telefono e un codice che arriva via sms. Nella truffa si legge che non
è richiesto alcun pagamento, ma solo la compilazione del modulo digitale. Chi
inserisce i dati consegna il proprio profilo agli hacker, che rubano
informazioni sensibili.
Inoltre, una volta compilato il form, i criminali estromettono il possessore
dell’account dall’utilizzo di WhatsApp. Il numero telefonico violato diventa
così un veicolo per la diffusione della truffa. Il secondo step della frode
riguarda la richiesta di un prestito ad amici e parenti. Gli hacker contattano i
numeri già salvati in rubrica chiedendo l’invio immediato di una somma di
denaro.
COME DIFENDERSI
Geopop ha illustrato alcuni metodi per difendersi dalla truffa della ballerina.
Prima di aprire il link è necessaria una telefonata al mittente, per accertarsi
della veridicità del messaggio e scoprire se la persona che ha inviato l’sms sia
a conoscenza dell’infezione subita. Se si sospetta di essere vittima della
truffa è bene fare un tentativo di bonifica dell’account. Per eseguirlo basta
accedere alle impostazioni di WhatsApp e selezionare “Dispositivi collegati”,
forzando la disconnessione di tutti gli schermi a cui è collegato il profilo.
Inoltre, per rendere ancora più sicuro il proprio profilo, si può attivare la
verifica in due passaggi. Tale funzionalità aggiunge un livello di sicurezza
superiore tramite un pin personale. Infine, qualora gli hacker infettassero il
profilo, è bene rivolgersi alla Polizia Postale.
L'articolo Attenzione alla nuova “truffa della ballerina” su Whatsapp: la foto
da riconoscere e i rischi che si corrono proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il 2026 non è iniziato nella migliore delle maniere per circa 90 passeggeri
della nave da crociera Rotterdam, della Holland American Line. Le persone hanno
contratto il norovirus, un’infezione che causa problemi fisiologici e dolori
addominali. Il viaggio a bordo della nave è durato 13 giorni, dal 28 dicembre
2025 allo scorso 9 gennaio, e ha toccato diversi paesi tra cui Curaçao,
Colombia, Panama, Giamaica e Costa Rica. Secondo il report del Centro per il
controllo e la prevenzione delle malattie, 81 su 2.593 passeggeri hanno accusato
i sintomi del norovirus. A questi si aggiungono 8 membri dell’equipaggio. Un
portavoce della Holland American Line ha commentato i fatti a People. Il
dirigente ha comunicato che i soggetti che hanno contratto il virus sono stati
prontamente isolati e che “i casi erano per lo più lievi e si sono risolti
rapidamente”. Il portavoce ha sottolineato che la sicurezza degli ospiti è “una
priorità assoluta” e che la compagnia ha provveduto alla sanificazione della
nave una volta approdati a destinazione, ossia a Fort Lauderdale, negli Stati
Uniti.
Prima del focolaio registrato sulla nave Rotterdam, il dottor William Schaffner,
professore di malattie infettive presso il Vanderbilt University Medical Center,
aveva rilasciato alcune dichiarazioni a Today sul virus: “È diabolico perché può
diffondersi in tanti modi ed è altamente contagioso”. L’esperto ha aggiunto che
il virus si diffonde comunemente negli spazi chiusi e che si sono già verificati
numerosi contagi a bordo di navi da crociera. Recentemente, un transatlantico
della AIDA Cruises impegnato in una crociera mondiale di 133 giorni ha dovuto
affrontare un focolaio che ha contagiato più di 100 passeggeri e membri
dell’equipaggio.
L'articolo “È diabolico perché può diffondersi in tanti modi ed è altamente
contagioso”: crociera da incubo per i passeggeri della nave Rotterdam, 90
persone contagiate dal norovirus proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per il vaccino dell’HPV l’etichetta di “scudo” contro il tumore del collo
dell’utero è corretta, ma forse anche troppo stretta. Un ampio studio condotto
dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma ha dimostrato che il
vaccino contro il Papillomavirus (HPV) riduce in modo significativo anche il
rischio di lesioni precancerose gravi alla vulva e alla vagina. I risultati,
pubblicati sulla rivista JAMA Oncology, suggeriscono dunque che quella semplice
azione è in realtà una polizza assicurativa molto più ampia del previsto per la
salute femminile.
Nello studio i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 770.000 donne nate
tra il 1985 e il 1998, seguendo la loro storia clinica dal 2006 al 2022.
Incrociando i registri sanitari svedesi, hanno scoperto che le donne vaccinate
presentano un rischio di sviluppare lesioni vulvovaginali di alto grado
inferiore del 37% rispetto alle non vaccinate. Ma c’è un dettaglio che fa la
differenza tra una protezione “buona” e una “eccellente”: la tempistica.
Se il vaccino viene somministrato prima dei 17 anni, l’efficacia schizza alle
stelle. In questo caso, il rischio di lesioni gravi crolla del 55%. “I nostri
risultati sottolineano l’importanza fondamentale di offrire il vaccino alle
ragazze in una fase precoce della vita, idealmente prima che diventino
sessualmente attive”, spiega Yunyang Deng, autore principale dello studio. Il
motivo è semplice: il vaccino è uno scudo preventivo, non una cura. Se il virus
non ha ancora incontrato l’organismo, la protezione è maggiore. L’efficacia
della vaccinazione contro l’HPV, dunque, è massima se il vaccino viene
somministrato nelle fasce di età raccomandate tra gli 11 e i 13 anni. Tuttavia,
ci si può vaccinare anche successivamente, dato che la vaccinazione può comunque
prevenire infezioni da ceppi oncogeni di HPV non ancora incontrati.
Sebbene lo studio svedese si sia concentrato sulla salute femminile, gli
scienziati danno bene conto che l’HPV non fa distinzioni di genere. Può causare
tumori all’ano, alla gola e al pene. Proprio per questo, i ricercatori del
Karolinska hanno già annunciato il prossimo passo: studiare l’efficacia del
vaccino anche negli uomini e capire quanto duri esattamente questa protezione
nel corso dei decenni.
La vaccinazione anti-HPV in Italia viene offerta gratuitamente a ragazzi e
ragazze intorno al dodicesimo anno di vita, con alcune variazioni a seconda
delle Regioni. Il vaccino ha un elevato profilo di sicurezza e protegge dai
ceppi di Papillomavirus più in grado di provocare tumori. Tuttavia, l’adesione
alla vaccinazione anti-HPV si è arrestata a circa il 38% tra le ragazze e il 31%
tra i ragazzi. In particolare, tra i maschi la copertura è aumentata nel tempo,
mentre tra le ragazze è in calo. Dieci anni fa, il 70% circa delle nate nel 2001
(oggi ventiquattrenni) risultava vaccinato, mentre tra le nate nel 2010 la
percentuale si è dimezzata.
Eppure l’infezione da HPV è molto diffusa. Si stima che oltre il 50% delle donne
sessualmente attive contragga almeno una volta nella vita un ceppo oncogeno ad
alto rischio. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e
dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi (CDC), i ceppi HPV
16 e HPV 18 sono responsabili di circa il 70% dei tumori cervicali.
Fortunatamente, nella stragrande maggioranza dei casi il virus viene eliminato
spontaneamente dal sistema immunitario, ma nelle infezioni persistenti il
rischio di sviluppare lesioni precancerose aumenta, con la possibilità che un
carcinoma si sviluppi e si manifesti anche a distanza di decenni dall’infezione.
Eppure, grazie alle vaccinazioni e ai programmi di screening, il cancro della
cervice uterina potrebbe essere eliminato a livello mondiale entro la fine del
XXI secolo. Alcune stime mostrano che, se entro il 2030 il 90% delle ragazze
fosse vaccinato contro l’HPV, i casi di tumore della cervice si ridurrebbero
dell’89% circa nei Paesi a basso e medio reddito, dove la malattia è più
diffusa. Il dato salirebbe al 97% se il 70% delle donne si sottoponesse allo
screening per il tumore della cervice almeno una o due volte nell’arco della
vita.
Valentina Arcovio
Lo studio
L'articolo Il vaccino contro il Papilloma virus come uno scudo totale: protegge
più di quanto si pensi, ma l’adesione è in calo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sugli smartphone circola una nuova truffa, questa volta legata ad Autostrade per
l’Italia. Tramite la pratica illegale chiamata “phishing” i ladri rubano dati
sensibili con un link allegato al messaggio. Nella notifica si legge “Autostrade
per l,Italia: risulta un pedaggio non saldato”. Non c’è alcun errore di
punteggiatura nella frase precedente, infatti è l’sms incriminato ad avere un
apostrofo “caduto” tra l’articolo e la I maiuscola. Questo è senza dubbio un
primo campanello d’allarme. Tuttavia, nella frenesia della vita odierna, può
capitare di non prestare attenzione ai dettagli e, dunque, di aprire il
messaggio e cliccare sul link allegato. Inserendo i propri dati i truffatori
rubano password e codici personali con cui possono, tra le tante informazioni,
sottrarre i numeri bancari e svuotare conti correnti.
IL LINK TRUFFALDINO
Il fulcro della truffa sta nel link allegato al messaggio. Cliccando sul sito
indicato nell’sms da pc si viene reindirizzati sul sito ufficiale di Autostrade
per l’Italia, arginando così la truffa. Il problema sussiste se si procede
tramite telefono. Aprendo il link compare una pagina identica a quella di
Autostrade che, però, è falsa. Il sito è replicato alla perfezione e utilizza un
codice complesso che non richiede l’inserimento di dati tramite moduli standard,
a differenze dei tradizionali siti di phishing. Nel caso della nuova truffa, con
un collegamento nascosto i ladri rubando i dati inseriti in tempo reale tramite
un server controllato.
PHISHING-AS-A-SERVICE
La truffa proviene dal mercato nero, da un pacchetto definito
“phishing-as-a-service“. Quest’ultimo costa migliaia di euro ed è venduto su
marketplace illegali. I criminali creano pagine con sistemi di verifica identici
a quelli delle principali banche italiane e rubano dati come Pin o i codici Otp
(One time password). I documenti raccolti vengono inviati a un secondo dominio,
dove i dati personali e biometrici raccolti vengono abbinati a informazioni già
rubate. Questo sistema di phishing permette di individuare la banca della
vittima tramite il numero della carta fornito. In questo caso, i criminali
possono monitorare e accedere in tempo reale ai conti correnti. Inoltre i ladri
possono creare nuovi conti senza che il possessore se ne accorga o dia il
proprio consenso.
COME RICONOSCERE LA TRUFFA
Autostrade per l’Italia ha rilasciato alcune dichiarazioni riguardo la truffa
che circola. L’azienda ha sottolineato a Corriere Login che sul proprio sito è
presente una nota per aiutare gli utenti a riconoscere ed evitare una truffa
messa in atto tramite sms o e-mail. Autostrade ha ricordato anche che i canali
ufficiali per il pagamento dei “Rapporti di Mancato Pagamento del Pedaggio sono
esclusivamente quelli pubblicati sul sito www.autostrade.it“. Qualora si cadesse
trappola dei criminali è fondamentale bloccare quanto prima le proprie carte e
cambiare le password.
L'articolo “Risulta un pedaggio non saldato”: attenzione ai falsi sms di
Autostrade per l’Italia. Ecco come funziona la nuova truffa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La notizia del decesso negli Usa di un paziente – con patologie pregresse –
morto dopo essere stato colpito dal ceppo H5N5 dell’influenza aviaria – viene
accolta in modo diverso dagli scienziati. Secondo Fabrizio Pregliasco, direttore
della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università
Statale di Milano, il virus H5N5 “è la punta di un iceberg” che merita
attenzione: “È meno famoso del suo ‘socio’ H5N1, ma fa parte di una serie di
virus aviari che oggettivamente ci inquietano”, afferma all’Adnkronos Salute.
L’esperto sottolinea come questo primo caso umano rappresenti l’ennesima
dimostrazione della capacità dei virus aviari di oltrepassare i confini abituali
di trasmissione: “Queste varianti zoonotiche aviarie sono un problema.
Sicuramente esiste una quota di persone esposte ad animali potenzialmente
infetti che ha sviluppato forme meno rilevanti e non rilevate”.
Pregliasco richiama con forza la necessità di mantenere attiva la sorveglianza
internazionale e critica la recente tendenza americana ad “abbassare la
guardia”, nonostante l’opposizione della comunità scientifica: “Piano piano
questi virus aviari stanno avanzando sulla strada dell’adattamento all’uomo. La
loro presenza è più ampia rispetto al passato e la diffusione sempre più
generalizzata, estesa e continua”. Particolarmente preoccupante, osserva, è il
salto di specie nei mammiferi, già documentato nei bovini statunitensi e in
alcuni animali da compagnia. Le previsioni di una possibile pandemia, tuttavia,
restano difficili: “Con serenità, senza allarmismi, dobbiamo mantenere alta
l’attenzione sul rischio di spillover e sull’eventualità che l’influenza aviaria
diventi trasmissibile da uomo a uomo”.
A offrire un quadro diverso è Calogero Terregino, responsabile del Centro di
referenza nazionale per l’influenza aviaria presso l’Istituto zooprofilattico
delle Venezie. L’esperto precisa che il virus H5N5 “non presenta alcuna
caratteristica genetica che lo renda più aggressivo o più pericoloso per l’uomo
rispetto ad altri virus dell’influenza aviaria attualmente circolanti”. La
differenza principale, spiega, è semplicemente che appartiene a un sottotipo
diverso dall’H5N1, già responsabile di casi umani negli ultimi anni. Quelli
registrati soprattutto negli Stati Uniti negli allevamenti di bovini. Terregino
ricostruisce la dinamica del contagio statunitense: il paziente deceduto era un
adulto con patologie pregresse e la fonte più probabile di esposizione è stata
il pollame domestico, considerato che negli Stati Uniti sono ancora numerosi i
focolai attivi nel settore avicolo. “Non sono stati segnalati nuovi casi tra i
contatti della persona deceduta. Finora non è stata rilevata alcuna trasmissione
da uomo a uomo”, chiarisce.
L’H5N5 rimane quindi, afferma lo specialista, “un virus tipicamente aviario,
poco adatto ai mammiferi e all’uomo”. La gravità del caso statunitense sarebbe
dunque attribuibile principalmente alle fragili condizioni di salute del
paziente, una dinamica frequente nei casi mortali di influenza animale. Per
questo motivo, le organizzazioni sanitarie internazionali continuano a
considerare il rischio per la popolazione generale basso, pur riconoscendo una
maggiore esposizione per chi lavora a stretto contatto con animali infetti.
Il caso americano rappresenta comunque un ulteriore segnale della complessità
dell’attuale scenario influenzale, in cui i virus aviari mostrano crescente
capacità di espansione e adattamento. Una situazione che, ribadiscono gli
esperti, richiede osservazione costante, cooperazione internazionale e un
sistema di sorveglianza capace di individuare tempestivamente eventuali nuove
minacce.
L'articolo Aviaria H5N5? Pregliasco: Punta dell’iceberg, non abbassare la
guardia”. Terregino: “Non è più aggressivo di H5N1” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
I virologi da anni spiegavano che l’influenza aviaria (con i suoi diversi ceppi)
correva il rischio di diventare un problema di salute globale. L’Organizzazione
mondiale della sanità (Oms) ha confermato il primo caso umano al mondo di
infezione da virus dell’influenza aviaria A(H5N5), identificato negli Stati
Uniti in un adulto con patologie pregresse residente nello Stato di Washington.
L’uomo, ricoverato all’inizio di novembre per una malattia severa, è morto il 21
dello stesso mese.
Il caso rappresenta una nuova evoluzione dell’ecosistema influenzale globale, in
un momento segnato da una circolazione estremamente intensa dei virus H5
altamente patogeni tra uccelli selvatici, pollame e, più recentemente,
mammiferi. Mentre l’anno scorso era stato il ceppo H5N1 a impensierire dopo i
numerosissimi contagi nelle fattorie di bovini, che poi avevano contagiato i
lavoratori. Ed era proprio negli Stati Uniti che i contagi dalle mucche agli
uomini si erano diffusi a macchia d’olio in diversi Stati.
IL CASO CLINICO E LA DIAGNOSI DI LABORATORIO
Secondo quanto riferito dall’Oms, il paziente “deteneva pollame da cortile e
uccelli domestici”, un elemento che ha guidato immediatamente le indagini
epidemiologiche verso l’esposizione animale diretta. Dopo l’esordio dei sintomi
— febbre e malessere sistemico — nella settimana del 25 ottobre, l’uomo ha
rapidamente sviluppato una forma grave di infezione respiratoria.
I primi campioni respiratori sono risultati positivi all’influenza;
successivamente, l’Università di Washington ha indicato una probabile influenza
A(H5). La conferma è arrivata dal Washington State Public Health Laboratory
tramite il test specifico dei Centers for Disease Control and Prevention. Il 20
novembre, il sequenziamento condotto sia dall’università sia dai Centri per il
controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) ha identificato un virus
appartenente al sottotipo A(H5N5). Si tratta del primo caso umano mai confermato
al mondo di infezione da A(H5N5), aggiunto ai 71 casi umani di influenza A(H5N1)
segnalati negli Stati Uniti dall’inizio del 2024.
RISCHIO PER LA SALUTE PUBBLICA: DA BASSO A MODERATO PER GLI ESPOSTI
Al momento, tutti i test condotti sui contatti stretti del paziente sono
risultati negativi e non vi sono evidenze di trasmissione da uomo a uomo. L’Oms
mantiene pertanto una valutazione di rischio basso per la popolazione generale,
ma da basso a moderato per le persone esposte professionalmente a volatili o
animali potenzialmente infetti. L’agenzia ribadisce “l’importanza della
sorveglianza globale per rilevare e monitorare i cambiamenti virologici (inclusa
la genomica), epidemiologici e clinici dei virus influenzali emergenti” e
sottolinea la necessità di condividere tempestivamente dati e campioni virali.
LE VOCI DEGLI ESPERTI: SCONGIURARE TRASMISSIONE INTERUMANA
Nei giorni scorsi diversi esperti avevano cercato di porre l’attenzione.
“L’ipotesi che ci sarà una prossima pandemia è nella storia dell’umanità, non
sappiamo di cosa e quando. L’influenza aviaria preoccupa – aveva osservato
Massimo Ciccozzi, epidemiologo -perché troviamo tanto virus negli uccelli
selvatici e nel pollame. In Usa abbiamo assistito poi al salto di specie nelle
mucche e non è una cosa buona. Noi dobbiamo evitare che il virus infetti così
tanti animali, perché ogni volta fa delle mutazioni e nessuno ci assicura che un
giorno non faccia un salto nell’uomo e poi si inneschi la trasmissione
interumana: con il tasso di letalità alto dell’influenza aviaria, è un’ipotesi
da scongiurare assolutamente. Serve quindi tanta sorveglianza veterinaria, e in
Italia siamo tra i migliori con la rete degli istituti zooprofilattici, e poi si
devono fare le analisi degli animali. Sarebbero anche da evitare gli allevamenti
intensivi dove il virus passa un animale all’altro. Al momento, grazie al cielo,
non è stata provata la trasmissione interumana, ma dobbiamo assolutamente
evitarla”.
Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive del Policlinico San Martino di
Genova, aveva commentato il comunicato del Centro europeo per la prevenzione e
il controllo delle malattie. “L’alert dell’Ecdc sull’aviaria non è nulla di
nuovo all’orizzonte, l’avevamo ampiamente previsto. Il mondo scientifico non ha
nessun dubbio che l’aviaria sarà la prossima pandemia, si tratta solo di
stabilire quando. Manca pochissimo e questo virus sarà trasmissibile da uomo a
uomo. Il fatto che gli uccelli siano così ‘carichi’ di H5N1 dimostra che il
virus si sta sempre di più avvicinando a noi. Per chi è capace di predire ci
sarà tempo di organizzarsi, per chi nega ci saranno problemi. Spero l’Italia si
adegui a questo alert dell’Ecdc e si organizzi di conseguenza”.
Edoardo Colzani, responsabile del Dipartimento Virus respiratori dell’Ecdc,
sottolineava: “Sebbene il rischio attuale per la popolazione europea sia basso,
l’influenza aviaria rappresenta ancora una grave minaccia per la salute pubblica
a causa delle diffuse epidemie tra gli animali in tutta Europa. Dobbiamo
assicurarci che i segnali di allarme precoce non passino inosservati e che le
azioni di sanità pubblica siano tempestive, coordinate ed efficaci. Questo
documento fornisce ai Paesi un quadro chiaro e adattabile per prepararsi e
rispondere alla trasmissione dell’influenza dall’animale all’uomo”.
EUROPA IN ALLERTA: EPIDEMIE “SENZA PRECEDENTI” NEI VOLATILI
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) parla
di epidemie di aviaria “senza precedenti” tra uccelli selvatici e pollame, e ha
pubblicato una guida per aiutare gli Stati membri a rispondere a potenziali
minacce zoonotiche. Le raccomandazioni includono: sorveglianza intensiva e test
di laboratorio mirati; potenziamento della capacità di sequenziamento genomico;
disponibilità di dispositivi di protezione individuale per gli operatori a
rischio; comunicazione trasparente e tempestiva al pubblico; approccio One
Health, basato sull’integrazione tra salute animale, umana e ambientale. Nel
periodo 6 settembre – 14 novembre 2025 l’Efsa (L’Autorità europea per la
sicurezza alimentare) ha registrato 1.443 casi di influenza aviaria ad alta
patogenicità A(H5) in uccelli selvatici in 26 Paesi europei, quattro volte più
del 2024 e il numero più elevato almeno dal 2016.
LA STRATEGIA ITALIANA: BIOSICUREZZA, GESTIONE DEGLI ALLEVAMENTI E VACCINI
L’Italia ha approvato ufficialmente nei giorni scorsi il nuovo piano nazionale
di contrasto all’aviaria, elaborato con ministeri, Regioni, associazioni di
filiera e istituti scientifici. Il programma introduce misure strutturali e
preventive come il rafforzamento della biosicurezza limitazione degli accessi
agli allevamenti; miglioramento dei sistemi di barriera fisica contro fauna
selvatica;
monitoraggio degli accasamenti in aree a rischio (zone umide attraversate da
fauna migratoria). Particolare attenzione sarà dedicata a Veneto, Lombardia ed
Emilia-Romagna, dove la densità avicola è più elevata. Ci sono poi la gestione
del territorio e sostegni agli allevatori
Per ridurre il rischio di ingresso del virus negli allevamenti: sarà possibile
diminuire il numero di animali nelle aree maggiormente esposte; sono previsti
fondi per compensare il mancato reddito degli allevatori coinvolti. Infine la
campagna vaccinale negli animali (tacchini e galline ovaiole): per la prima
volta in Italia, è stata programmata l’introduzione della vaccinazione
sistematica contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità nelle specie più
sensibili e ad alto impatto economico. L’avvio è previsto entro la fine della
primavera 2026, dopo la conclusione degli studi tecnici su: scelta dei vaccini
più efficaci contro i cladi virali circolanti; definizione delle tempistiche di
somministrazione; protocolli di monitoraggio post-vaccinale per distinguere
animali infetti da animali immunizzati (test DIVA — Differentiating Infected
from Vaccinated Animals). L’obiettivo della vaccinazione è duplice: proteggere
gli animali riducendo mortalità e sintomi, limitare la carica virale ambientale,
diminuendo il rischio di spillover verso l’uomo.
L'articolo L’aviaria “raddoppia”: dopo il ceppo H5N1 ora anche l’H5N5 contagia
gli umani: primo decesso negli Usa. Epidemie “senza precedenti” nei volatili
proviene da Il Fatto Quotidiano.
La stagione influenzale 2025-2026 è ufficialmente scattata in anticipo e con una
virulenza inattesa. Secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto
Superiore di Sanità (ISS), dall’inizio dell’autunno ben 2,1 milioni di italiani
sono già stati colpiti da infezioni respiratorie. Sebbene la circolazione sia
dovuta a un mix di virus (Rhinovirus, SARS-CoV-2), sono i virus influenzali e
simil-influenzali ad aver registrato un netto e preoccupante aumento nelle
ultime settimane.
L’impennata è strettamente legata all’arrivo della variante A/H3N2 (subclade K).
Come segnalato dall’European Centre for Disease Prevention and Control, questa
variante ha anticipato l’inizio della stagione di ben 3-4 settimane. I dati ISS
sono inequivocabili: tra il 18 e il 24 novembre, l’11,2% dei campioni analizzati
è risultato positivo ai virus influenzali, un valore che lo scorso anno era
stato raggiunto solo a metà dicembre. A essere maggiormente vulnerabili sono,
come di consueto, i bambini, con oltre 25 piccoli ogni mille che hanno contratto
infezioni respiratorie.
Matteo Bassetti, direttore delle Malattie Infettive del Policlinico San Martino
di Genova, ha lanciato un avvertimento categorico: “È un virus molto furbo, muta
come il Covid, e le nuove varianti riescono a evadere sia l’immunità naturale
sia quella indotta dai vaccini precedenti. Rischiamo 18-20 milioni di casi: un
italiano su tre”. Bassetti ha inoltre evidenziato come l’Italia stia seguendo un
trend europeo: “I dati inglesi parlano già di un mezzo disastro: pur essendo una
popolazione molto vaccinata, l’influenza è arrivata prima del previsto. Lo
stesso sta accadendo un po’ ovunque e ormai anche in Italia”.
Nonostante il rischio concreto di un’ondata epidemica significativa, il fronte
della prevenzione in Italia registra numeri insufficienti. “Un italiano su
cinque si vaccina, tra gli anziani solo uno su due, contro l’obiettivo Oms del
75%”, denuncia Bassetti, sottolineando la grave lacuna nella protezione delle
fasce più a rischio. Per questo, i medici invitano in coro i cittadini a
vaccinarsi senza ulteriori ritardi. Tecla Mastronuzzi, responsabile Macroarea
Prevenzione Simg, ribadisce l’importanza cruciale della vaccinazione come misura
più efficace per mitigare gli esiti gravi e l’impatto sul sistema sanitario:
“Ogni punto percentuale in più di copertura vaccinale significa meno
complicanze, meno ricoveri e meno pressione sugli ospedali”. L’appello è chiaro:
la vaccinazione tempestiva è l’unica difesa efficace per prevenire che
l’anticipo dell’influenza si trasformi in una vera e propria crisi sanitaria.
L'articolo “È un virus molto furbo, muta come il Covid. Rischiamo 18-20 milioni
di casi”. L’allarme di Bassetti sulla stagione influenzale inziata prima del
previsto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mentre aumentano i focolai al Nord con aziende sequestrate e abbattimenti
eseguiti, contro lo spettro dell’influenza aviaria (negli Usa si è registrato un
contagio umano), dalla ricerca italiana arriva un sistema sentinella per
riconoscere i virus più a rischio di spillover. Si chiama FluWarning ed è stato
messo a punto da un team del Politecnico di Milano e dell’università degli Studi
del capoluogo lombardo. Si tratta di un sistema digitale – spiegano da PoliMi e
Statale – che analizza il codice genetico dei virus influenzali cercando
cambiamenti sottili, ma significativi, che potrebbero indicare il passaggio da
una specie animale all’altra: per esempio dagli uccelli al bestiame o all’uomo.
FluWarning è al centro di uno studio pubblicato di recente su Science Advances,
sviluppato nel contesto del Prin Pnrr 2022 – progetto Sensible, coordinato da
Anna Bernasconi. Del gruppo di ricerca fanno parte tre scienziati del
Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (Deib) del Politecnico
di Milano, ossia Bernasconi, il docente Stefano Ceri e il ricercatore Tommaso
Alfonsi, e per UniMi Matteo Chiara, docente del Dipartimento di Bioscienze. Per
lo studio sono stati utilizzati i dati della piattaforma Gisaid su cui vengono
condivise sequenze virali e relativi metadati prodotti dai laboratori di tutto
il mondo. In particolare – si legge in una nota – FluWarning è stato messo a
punto usando i dati della pandemia di influenza ‘suina’ H1N1 del 2009, esempio
ampiamente documentato di virus passato dagli animali agli esseri umani, ed è
stato poi applicato anche all’influenza aviaria H5N1, un ceppo altamente
patogeno diffuso tra gli uccelli e che nell’ultimo anno negli Stati Uniti ha
cominciato a diffondersi anche nel bestiame.
Il sistema utilizza un metodo statistico per riconoscere nel genoma virale
eventuali spie del rischio spillover, e a seconda delle impostazioni può essere
usato per riconoscere sequenze anomale singole o in gruppi. FluWarning le stana
ed emette un alert, quindi per ciascuna allerta i virologi analizzano le
sequenze corrispondenti e confermano o smentiscono la presenza di un salto di
specie. “Grazie alla sua semplice installazione e alla creazione di analisi che
possono essere effettuate su specifiche località e periodi temporali – afferma
Bernasconi – il software FluWarning ha il potenziale per essere utilizzato da
molti laboratori o istituzioni di sorveglianza genomica a livello regionale,
permettendo scoperte significative sia su piccola che su grande scala. Il
sistema, infatti, è perfettamente operativo: può dare riscontro giorno per
giorno di questi cambiamenti”.
Nel biennio 2024-2025 – ricordano PoliMi e Statale – due genotipi di H5N1 sono
stati collegati a focolai indipendenti negli Usa, dove numerosi capi di bovini
da latte sono risultati contagiati dall’influenza aviaria. Ebbene, “FluWarning –
riferisce Chiara – ha individuato cluster di attività virale in diversi Stati
americani e in particolare in California, dove è stato dichiarato lo stato di
emergenza il 18 dicembre 2024 per il rischio di contaminazione da aviaria nel
bestiame. Sorprendentemente, alcune allerte FluWarning sono apparse prima della
pubblicazione dei rapporti ufficiali. Il sistema ha inoltre rilevato mutazioni
specifiche nel gene dell’emoagglutinina (Ha), una proteina chiave che influisce
sul modo in cui il virus infetta le cellule ospiti”. Lo strumento è riuscito a
monitorare l’evoluzione del virus e a identificare marcatori caratteristici dei
ceppi californiani. “FluWarning – conclude Ceri – rappresenta un importante
passo avanti verso una rilevazione più efficace dei cambiamenti virali che
potrebbero rappresentare rischi per animali o esseri umani. Rendendo questa
tecnologia ampiamente accessibile, auspichiamo di contribuire a rafforzare la
sorveglianza a livello globale su un tema sanitario di impatto collettivo”.
Lo studio
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