La notizia, per gli appassionati di high tech e non, se verificata avrebbe
dell’incredibile. Il misterioso virus “Coruna” che colpisce gli iPhone sarebbe
“sfuggito da un laboratorio dei servizi americani”. Realtà o suggestione? La
notizia è stata riportata da Il Corriere della Sera, citando il sito di iVerify
(un’app iOS che può aiutare i proprietari di iPhone a rilevare se hanno subito
tentativi di hacking, ndr).
Si tratterebbe del “primo caso osservato di sfruttamento di massa di telefoni
cellulari, inclusi quelli iOS di Apple, da parte di un gruppo criminale che
utilizza strumenti, probabilmente creati da uno stato nazionale”. Si parla di
una sofisticata catena di exploit sviluppata da un fornitore di spyware, che
sempre secondo iVerify “presenta analogie con framework (impalcatura software,
ndr) precedenti sviluppati da affiliati al governo degli Stati Uniti. Lo stesso
framework è stato osservato anche dai russi che prendevano di mira gli ucraini”.
Nonostante le rassicurazioni degli sviluppatori di spyware commerciali e dei
governi che “li acquistano ma con un uso – in teoria – limitato alla lotta al
terrorismo, solo contro i criminali e da parte di amministrazioni non
autoritarie”, qualcosa è andato storto perché “una volta venduto uno spyware, si
perde il controllo sul cliente finale. Non ci si può fidare dei broker con
queste funzionalità e le transazioni business-to-business sul mercato dello
spyware sono scarsamente regolamentate”.
Dunque questa mancanza di controllo ha contribuito ad avviare verifiche interne
sull’uso responsabile dello spyware e a definire un quadro formale e volontario
per il suo utilizzo, denominato “Processo Pall Mall”. Mentre queste discussioni
sono in corso, le pressioni economiche che spingono le aziende produttrici di
spyware a generare profitti fanno sì che “questi strumenti vengano venduti a una
gamma più ampia di organizzazioni”.
“Numerosi rapporti pubblicati lo scorso anno hanno dimostrato che lo spyware si
è esteso oltre i bersagli previsti nella società civile, come giornalisti e
dissidenti, oltre agli operatori criminali, – si legge su iVerify – per colpire
dirigenti del settore tecnologico e finanziario, campagne politiche e altre
persone influenti o con accesso privilegiato. Più diffuso è l’uso, più probabile
è che si verifichi una fuga di dati”.
Sebbene iVerify sostiene di avere “prove che questo strumento sia un framework
governativo statunitense sfuggito al laboratorio, c’è la reale possibilità che
questi strumenti finiscano per diffondersi e saranno utilizzati senza scrupoli
dalla criminalità”.
L'articolo Il misterioso virus “Coruna” che colpisce gli iPhone “è sfuggito da
un laboratorio dei servizi americani”. Realtà o suggestione? L’indagine di
iVerify proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Virus
Il contatto quotidiano con i malanni dei bambini potrebbe aver portato a una
scoperta rivoluzionaria nella lotta contro il virus respiratorio sinciziale
(VRS), una delle principali cause di infezioni respiratorie nei bambini. Un team
di ricercatori ha analizzato il sangue di pediatri, medici che lavorano a
stretto contatto con i bambini e ha scoperto che i loro anticorpi sono fino a 25
volte più efficaci nel combattere il virus rispetto alle terapie anticorpali
attualmente disponibili. Il virus respiratorio sinciziale, che infetta quasi
tutti i bambini entro i 2 anni di età, può provocare gravi difficoltà
respiratorie e, in alcuni casi, portare a complicazioni serie come la
bronchiolite. Sebbene esistano già terapie anticorpali per prevenire l’infezione
da VRS, queste neutralizzano solo alcuni ceppi del virus e non garantiscono una
protezione universale.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, è stato
condotto da Hui Zhai e il suo team dell’Ospedale Pediatrico dell’Università di
Medicina di Chongqing. I ricercatori hanno esaminato il sangue di 10 pediatri
con oltre dieci anni di esperienza, scoprendo ben 56 anticorpi particolarmente
potenti contro il virus respiratorio sinciziale. Ma non è tutto: quando hanno
creato versioni artificiali di questi anticorpi e li hanno testati in
laboratorio, hanno trovato che tre di essi erano straordinariamente efficaci
contro una vasta gamma di ceppi del VRS. Uno di questi anticorpi è stato anche
in grado di neutralizzare il metapneumovirus umano, che appartiene alla stessa
famiglia virale e causa comunemente raffreddori, ma può anche portare a malattie
gravi nei bambini più piccoli.
I test successivi condotti su animali hanno confermato l’efficacia di questi
anticorpi. Le iniezioni, sia singolarmente che in combinazione, hanno impedito
lo sviluppo di sintomi dopo l’infezione da VRS o metapneumovirus umano,
dimostrando il potenziale di questi anticorpi nel prevenire infezioni
respiratorie. E la sorpresa più grande? Gli anticorpi estratti dal sangue dei
pediatri sono risultati essere fino a 25 volte più efficaci rispetto alle
terapie anticorpali esistenti. Questa scoperta potrebbe segnare una nuova era
nella prevenzione delle infezioni respiratorie nei bambini. Se questi anticorpi
riusciranno a essere sviluppati come trattamenti preventivi, potrebbero offrire
una protezione più ampia e duratura, neutralizzando più ceppi del virus e
prevenendo potenziali complicazioni. Inoltre, la ricerca potrebbe ampliare la
comprensione di come i pediatri stessi, abituati a lavorare con una grande
varietà di virus, abbiano sviluppato una risposta immunitaria così forte e
specifica.
In un futuro non troppo lontano, quindi, i pediatri potrebbero non solo curare i
bambini, ma anche fornire una nuova arma contro una delle infezioni respiratorie
più diffuse. Un risultato che potrebbe rivoluzionare il trattamento e la
prevenzione del virus respiratorio sinciziale, proteggendo i bambini da una
malattia che, nonostante sia comune, può avere gravi ripercussioni sulla loro
salute.
Lo studio
L'articolo “Gli anticorpi dei pediatri sono più efficaci delle terapie contro il
virus respiratorio sinciziale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non è l’influenza stagionale e non è il Covid-19, ma un patogeno altrettanto
insidioso per la sua elevata capacità di diffusione negli ambienti comunitari.
Il Norovirus, noto in ambito clinico come responsabile della forma più comune di
gastroenterite non batterica e ribattezzato «virus del vomito invernale», ha
fatto irruzione ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina. Il focolaio ha colpito la
nazionale femminile di hockey su ghiaccio della Finlandia: quattro giocatrici
sono risultate infette, costringendo lo staff medico ad annullare allenamenti e
conferenze stampa e a isolare atlete e compagne di stanza. Il medico della
squadra, Maarit Valtonen, ha confermato l’attivazione immediata dei protocolli
di biocontenimento all’interno del Villaggio Olimpico e nelle strutture
sportive, con sanificazioni profonde per spezzare la catena di contagio. Ma
perché questo virus desta tanta preoccupazione in un contesto di convivenza
forzata come quello olimpico?
IL VIRUS: ELEVATA INFETTIVITÀ E RESISTENZA
Il Norovirus appartiene alla famiglia dei Caliciviridae ed è un virus a RNA a
singolo filamento. La sua caratteristica principale, come spiega al Corriere
della Sera Fabrizio Pregliasco, professore di Igiene generale e applicata alla
sezione di Virologia dell’Università Statale di Milano, è l’estrema
contagiosità: «Bastano poche particelle virali per dare vita a un’infezione». A
livello globale, si stima che questo agente causi circa 685 milioni di casi
all’anno. La sua diffusione avviene per via oro-fecale: il vettore può essere
cibo o acqua contaminati, ma anche il contatto diretto con superfici infette.
A differenza di altri virus respiratori o enterici più labili, il Norovirus
mostra una notevole resilienza ambientale. «Resiste sugli oggetti anche per
alcune settimane e sopporta temperature elevate», chiarisce Pregliasco. Questo
significa che maniglie, rubinetti, ripiani o attrezzature sportive toccate da un
soggetto infetto possono rimanere contagiosi a lungo. Se una persona tocca
queste superfici e poi porta le mani alla bocca, il virus viene ingerito,
avviando la replicazione. Questo spiega l’alta incidenza di focolai in ambienti
chiusi e confinati (navi da crociera, ospedali, scuole e, appunto, villaggi
olimpici).
INCUBAZIONE E SINTOMI
Il periodo di incubazione è breve, variando dalle 12 alle 48 ore dal contatto.
L’esordio è solitamente acuto e caratterizzato da sintomi gastrointestinali
violenti:
* Nausea e vomito (spesso improvviso e incontrollabile, tipico nei bambini e
negli atleti sotto sforzo).
* Diarrea acquosa.
* Crampi addominali.
* Possibile febbricola.
Sebbene il quadro sintomatologico possa apparire drammatico, l’infezione è
generalmente autolimitante e si risolve spontaneamente in un arco temporale che
va dalle 12 alle 72 ore. Tuttavia, avverte Pregliasco, non bisogna sottovalutare
le complicanze: «Il rischio più grave è la disidratazione, soprattutto per
bambini, anziani e soggetti fragili». Nei casi in cui vomito e diarrea non siano
controllabili con farmaci da banco, può rendersi necessario l’accesso al Pronto
Soccorso per una reidratazione per via endovenosa.
TERAPIA E MUTAZIONI: PERCHÉ NON C’È UN VACCINO
Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica per il Norovirus. Il
trattamento è puramente di supporto, basato sul riposo e, soprattutto, sulla
reintegrazione dei liquidi e degli elettroliti persi. Una volta superata la fase
acuta, il recupero avviene tramite una dieta leggera e frazionata. La
prevenzione farmacologica è ostacolata dalla variabilità genetica del virus.
Esistono almeno quattro genogruppi principali che infettano l’uomo, capaci di
mutare rapidamente. «L’immunizzazione acquisita dopo l’infezione dura solo
qualche mese», specifica il professor Pregliasco. Questo implica che non si
acquisisce un’immunità permanente e si può essere infettati più volte nel corso
della vita, rendendo complessa la messa a punto di un vaccino efficace.
COME PREVENIRE IL CONTAGIO
In assenza di vaccini, l’unica barriera efficace è l’igiene rigorosa. L’Istituto
Superiore di Sanità (ISS) raccomanda misure stringenti per contenere i focolai,
fondamentali non solo per gli atleti olimpici ma per la popolazione generale:
* Igiene delle mani: Lavaggio accurato e frequente con acqua e sapone (i gel
alcolici sono meno efficaci su questo virus rispetto ad altri) prima di
toccare qualsiasi alimento.
* Gestione degli alimenti: Non manipolare cibo se si è indisposti o affetti da
gastroenterite, e astenersi dal farlo fino a tre giorni dopo la guarigione
clinica.
* Disinfezione ambientale: Sanificare con prodotti a base di cloro tutte le
superfici, i tessuti (tovaglie, grembiuli, lenzuola) e gli utensili
potenzialmente contaminati.
* Sicurezza alimentare: Consumare solo cibi di provenienza certificata e
prestare massima attenzione agli alimenti crudi o poco cotti (come frutti di
mare e verdure), veicoli primari dell’infezione.
* Isolamento: Eliminare scorte alimentari potenzialmente contaminate e separare
i soggetti a rischio (come in asili o case di riposo) dalle aree di
preparazione dei pasti.
L'articolo Cos’è il norovirus, il “virus del vomito invernale” contratto dalle
atlete finlandesi alle Olimpiadi: “Non è legato all’influenza, bastano poche
particelle per l’infezione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Immaginate di guidare a fari spenti, nel bel mezzo di una tempesta, mentre
qualcuno sul sedile del passeggero vi assicura che “va tutto bene”. È più o meno
questa la sensazione che serpeggia tra i corridoi dei centri di ricerca medica
americani. Un nuovo, inquietante studio guidato da Jeremy Jacobs della
Vanderbilt University ha appena scoperchiato un vaso di Pandora digitale: il CDC
(Centers for Disease Control and Prevention) ha smesso di aggiornare i suoi
database cruciali. Non parliamo di scartoffie burocratiche, ma del sistema
nervoso centrale della sanità pubblica: i dati su vaccini e malattie infettive.
Secondo la ricerca pubblicata sugli Annals of Internal Medicine, il quadro è
drammatico. Analizzando oltre 1.000 database del CDC, i ricercatori hanno
scoperto che il 46% dei database che solitamente venivano aggiornati mensilmente
si è fermato senza alcuna spiegazione nel corso del 2025. Di questi, ben 34 non
ricevono nuovi dati da almeno sei mesi. Il dato più preoccupante è che, mentre i
database “attivi” si occupano di salute mentale o infortuni, l’87% di quelli
congelati riguarda i vaccini.
In pratica, proprio mentre il mondo monitora l’influenza, il Covid-19 e l’RSV
(Virus Respiratorio Sinciziale), il CDC ha tirato il freno a mano sui dati che
servono a capire quanto siano efficaci le campagne vaccinali. Le reazioni della
comunità scientifica sono molto forti e critiche. Jeanne Marrazzo, leader
dell’Infectious Diseases Society of America (ed ex direttrice del NIAID, rimossa
dal suo incarico l’anno scorso), ha usato parole pesantissime in un editoriale
di accompagnamento: “Sia che si tratti di un disprezzo intenzionale o di carenza
di personale, questo dimostra un profondo disprezzo per la vita umana”,
commenta.
Secondo Marrazzo, gli Stati Uniti non stanno solo “volando alla cieca” di fronte
alle minacce biologiche, ma vengono privati delle loro “armi efficaci”. Se i
medici non sanno quante persone si stanno vaccinando o dove il virus sta
colpendo più duramente, non possono dare indicazioni chiare ai pazienti.
Il sospetto dei ricercatori è che dietro questo blackout non ci sia un semplice
problema tecnico. Il rapporto sottolinea esplicitamente come la maggior parte
dei dati mancanti riguardi proprio le vaccinazioni, un tema su cui l’attuale
Segretario della Salute, Robert F. Kennedy, ha espresso posizioni notoriamente
scettiche. Il rischio è che il CDC, storicamente considerato il “gold standard”
mondiale per la sorveglianza epidemiologica, stia perdendo la sua bussola
scientifica per trasformarsi in un guscio vuoto di dati.
Quando i dati federali spariscono, le conseguenze non restano nei laboratori. I
medici brancolano nel buio: senza dati freschi, è difficile capire se un nuovo
ceppo vaccinale sta funzionando. Poi c’è il rischio di ritardo nelle emergenze:
se scoppia un focolaio di una malattia infettiva, il ritardo nella registrazione
dei dati potrebbe costare settimane preziose. Infine, c’è il reale pericolo di
un’erosione della fiducia: la mancanza di trasparenza alimenta il sospetto,
rendendo ancora più difficile la gestione della salute pubblica. Il CDC ha
sempre rappresentato il faro nella nebbia delle pandemie. Oggi, quel faro sembra
avere le lampadine svitate. E in medicina, come nella guida notturna, il buio
non è mai un buon segno.
Lo studio
L'articolo Gli Usa stanno navigando alla cieca contro i virus. Il grande
“blackout” sui dati dei Centers for Disease Control proviene da Il Fatto
Quotidiano.
A “Storie Italiane” su Rai1 con Eleonora Daniele, ieri lunedì 19 gennaio, è
stato omaggiato Tony Dallara morto il 16 gennaio, sia dalla moglie Patrizia che
della figlia Lisa. “Un grande marito e un grande padre, la sua arte l’ha
dimostrata anche in famiglia: prima c’eravamo noi poi se c’era spazio c’era
anche lui”, così Patrizia ha ricordato suo marito.
“Sicuramente è stato un padre che ha fatto il padre. Un conto è esserlo, un
conto è farlo e lui l’ha fatto finché ha potuto: mi accompagnava a lavoro
nonostante la mia età, faceva per me commissioni. Un papà speciale che c’è stato
fino all’ultimo come noi ci siamo state per lui, glielo dobbiamo ed è stato
naturale così”, ha raccontato la figlia Lisa.
“Abbiamo ricevuto affetto da personaggi conosciuti, familiari e amici
soprattutto, e poi è anche bello quando entrano volti non noti che ti dicono
‘siamo semplicemente degli ammiratori’, e sono ancor più i benvenuti” ha poi
aggiunto.
E sulla vittoria del padre al Festival di Sanremo ha rivelato: “Quando dietro le
quinte l’hanno avvisato che aveva vinto e doveva uscire per replicare il pezzo,
lui era lì che si mangiava un panino con il salame, perché il cibo è sempre
stato un bel tassello della nostra famiglia. Una persona genuina con il panino
con il salame in mano”.
Lisa ha poi ripercorso gli ultimi momenti del padre a seguito dell’operazione
subita per la rottura del femore: “È andata molto bene, era in ottima ripresa,
poi è entrato in una struttura per fare riabilitazione e ha preso un virus, un
problema respiratorio virale che ha fatto precipitare una situazione che era
stabile nel giro di pochissimo tempo”, ha aggiunto.
“Non è stato molto chiaro quale virus, – ha detto la figlia – non ha avuto
un’assistenza ospedaliera ottimale purtroppo. C’erano le feste di Natale e poi
c’era il ‘ma il signore ha 89 anni’, detto più volte. Ma cosa vuol dire? Sono
frasi che ci hanno ferito tantissimo, purtroppo è la verità. È vero che era un
soggetto di 89 anni con le sue patologie, ma un quadro stabile. Poteva stare con
noi ancora un po’”.
E ancora: “Siamo in un momento in cui ci è piombato tutto addosso e non abbiamo
lucidità”, ha poi risposto la figlia su un’eventuale azione legale. “Vediamo poi
come fare, fino a domani vogliamo stare solo con lui e accompagnarlo fino alla
fine e poi faremo le nostre valutazioni”.
L'articolo “Papà Tony Dallara si era rotto un femore, poi in una struttura ha
preso un virus e la situazione è precipitata. Non ha avuto un’assistenza
ospedaliera ottimale”: la denuncia della figlia Lisa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Dopo il curriculum fake e il codice a sei cifre, su WhatsApp circola la truffa
della ballerina. L’ultimo attacco informatico infetta l’account tramite un link
apparentemente innocuo. Come riporta Geopop, il copione è sempre lo stesso e
consiste nello smishing (la crasi delle parole “sms” e “phishing”). Un contatto
che abbiamo già salvato in rubrica, quindi un mittente che riteniamo affidabile,
ci invia il messaggio in cui si vede una giovane ballerina con un body nero. La
didascalia esorta a votare per Federica – presentata come la figlia di un’amica
della persona che invia il link – affinché la ragazza possa vincere una ricca
borsa di studio. Una volta aperto il link compare un form da compilare con il
numero di telefono e un codice che arriva via sms. Nella truffa si legge che non
è richiesto alcun pagamento, ma solo la compilazione del modulo digitale. Chi
inserisce i dati consegna il proprio profilo agli hacker, che rubano
informazioni sensibili.
Inoltre, una volta compilato il form, i criminali estromettono il possessore
dell’account dall’utilizzo di WhatsApp. Il numero telefonico violato diventa
così un veicolo per la diffusione della truffa. Il secondo step della frode
riguarda la richiesta di un prestito ad amici e parenti. Gli hacker contattano i
numeri già salvati in rubrica chiedendo l’invio immediato di una somma di
denaro.
COME DIFENDERSI
Geopop ha illustrato alcuni metodi per difendersi dalla truffa della ballerina.
Prima di aprire il link è necessaria una telefonata al mittente, per accertarsi
della veridicità del messaggio e scoprire se la persona che ha inviato l’sms sia
a conoscenza dell’infezione subita. Se si sospetta di essere vittima della
truffa è bene fare un tentativo di bonifica dell’account. Per eseguirlo basta
accedere alle impostazioni di WhatsApp e selezionare “Dispositivi collegati”,
forzando la disconnessione di tutti gli schermi a cui è collegato il profilo.
Inoltre, per rendere ancora più sicuro il proprio profilo, si può attivare la
verifica in due passaggi. Tale funzionalità aggiunge un livello di sicurezza
superiore tramite un pin personale. Infine, qualora gli hacker infettassero il
profilo, è bene rivolgersi alla Polizia Postale.
L'articolo Attenzione alla nuova “truffa della ballerina” su Whatsapp: la foto
da riconoscere e i rischi che si corrono proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il 2026 non è iniziato nella migliore delle maniere per circa 90 passeggeri
della nave da crociera Rotterdam, della Holland American Line. Le persone hanno
contratto il norovirus, un’infezione che causa problemi fisiologici e dolori
addominali. Il viaggio a bordo della nave è durato 13 giorni, dal 28 dicembre
2025 allo scorso 9 gennaio, e ha toccato diversi paesi tra cui Curaçao,
Colombia, Panama, Giamaica e Costa Rica. Secondo il report del Centro per il
controllo e la prevenzione delle malattie, 81 su 2.593 passeggeri hanno accusato
i sintomi del norovirus. A questi si aggiungono 8 membri dell’equipaggio. Un
portavoce della Holland American Line ha commentato i fatti a People. Il
dirigente ha comunicato che i soggetti che hanno contratto il virus sono stati
prontamente isolati e che “i casi erano per lo più lievi e si sono risolti
rapidamente”. Il portavoce ha sottolineato che la sicurezza degli ospiti è “una
priorità assoluta” e che la compagnia ha provveduto alla sanificazione della
nave una volta approdati a destinazione, ossia a Fort Lauderdale, negli Stati
Uniti.
Prima del focolaio registrato sulla nave Rotterdam, il dottor William Schaffner,
professore di malattie infettive presso il Vanderbilt University Medical Center,
aveva rilasciato alcune dichiarazioni a Today sul virus: “È diabolico perché può
diffondersi in tanti modi ed è altamente contagioso”. L’esperto ha aggiunto che
il virus si diffonde comunemente negli spazi chiusi e che si sono già verificati
numerosi contagi a bordo di navi da crociera. Recentemente, un transatlantico
della AIDA Cruises impegnato in una crociera mondiale di 133 giorni ha dovuto
affrontare un focolaio che ha contagiato più di 100 passeggeri e membri
dell’equipaggio.
L'articolo “È diabolico perché può diffondersi in tanti modi ed è altamente
contagioso”: crociera da incubo per i passeggeri della nave Rotterdam, 90
persone contagiate dal norovirus proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per il vaccino dell’HPV l’etichetta di “scudo” contro il tumore del collo
dell’utero è corretta, ma forse anche troppo stretta. Un ampio studio condotto
dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma ha dimostrato che il
vaccino contro il Papillomavirus (HPV) riduce in modo significativo anche il
rischio di lesioni precancerose gravi alla vulva e alla vagina. I risultati,
pubblicati sulla rivista JAMA Oncology, suggeriscono dunque che quella semplice
azione è in realtà una polizza assicurativa molto più ampia del previsto per la
salute femminile.
Nello studio i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 770.000 donne nate
tra il 1985 e il 1998, seguendo la loro storia clinica dal 2006 al 2022.
Incrociando i registri sanitari svedesi, hanno scoperto che le donne vaccinate
presentano un rischio di sviluppare lesioni vulvovaginali di alto grado
inferiore del 37% rispetto alle non vaccinate. Ma c’è un dettaglio che fa la
differenza tra una protezione “buona” e una “eccellente”: la tempistica.
Se il vaccino viene somministrato prima dei 17 anni, l’efficacia schizza alle
stelle. In questo caso, il rischio di lesioni gravi crolla del 55%. “I nostri
risultati sottolineano l’importanza fondamentale di offrire il vaccino alle
ragazze in una fase precoce della vita, idealmente prima che diventino
sessualmente attive”, spiega Yunyang Deng, autore principale dello studio. Il
motivo è semplice: il vaccino è uno scudo preventivo, non una cura. Se il virus
non ha ancora incontrato l’organismo, la protezione è maggiore. L’efficacia
della vaccinazione contro l’HPV, dunque, è massima se il vaccino viene
somministrato nelle fasce di età raccomandate tra gli 11 e i 13 anni. Tuttavia,
ci si può vaccinare anche successivamente, dato che la vaccinazione può comunque
prevenire infezioni da ceppi oncogeni di HPV non ancora incontrati.
Sebbene lo studio svedese si sia concentrato sulla salute femminile, gli
scienziati danno bene conto che l’HPV non fa distinzioni di genere. Può causare
tumori all’ano, alla gola e al pene. Proprio per questo, i ricercatori del
Karolinska hanno già annunciato il prossimo passo: studiare l’efficacia del
vaccino anche negli uomini e capire quanto duri esattamente questa protezione
nel corso dei decenni.
La vaccinazione anti-HPV in Italia viene offerta gratuitamente a ragazzi e
ragazze intorno al dodicesimo anno di vita, con alcune variazioni a seconda
delle Regioni. Il vaccino ha un elevato profilo di sicurezza e protegge dai
ceppi di Papillomavirus più in grado di provocare tumori. Tuttavia, l’adesione
alla vaccinazione anti-HPV si è arrestata a circa il 38% tra le ragazze e il 31%
tra i ragazzi. In particolare, tra i maschi la copertura è aumentata nel tempo,
mentre tra le ragazze è in calo. Dieci anni fa, il 70% circa delle nate nel 2001
(oggi ventiquattrenni) risultava vaccinato, mentre tra le nate nel 2010 la
percentuale si è dimezzata.
Eppure l’infezione da HPV è molto diffusa. Si stima che oltre il 50% delle donne
sessualmente attive contragga almeno una volta nella vita un ceppo oncogeno ad
alto rischio. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e
dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi (CDC), i ceppi HPV
16 e HPV 18 sono responsabili di circa il 70% dei tumori cervicali.
Fortunatamente, nella stragrande maggioranza dei casi il virus viene eliminato
spontaneamente dal sistema immunitario, ma nelle infezioni persistenti il
rischio di sviluppare lesioni precancerose aumenta, con la possibilità che un
carcinoma si sviluppi e si manifesti anche a distanza di decenni dall’infezione.
Eppure, grazie alle vaccinazioni e ai programmi di screening, il cancro della
cervice uterina potrebbe essere eliminato a livello mondiale entro la fine del
XXI secolo. Alcune stime mostrano che, se entro il 2030 il 90% delle ragazze
fosse vaccinato contro l’HPV, i casi di tumore della cervice si ridurrebbero
dell’89% circa nei Paesi a basso e medio reddito, dove la malattia è più
diffusa. Il dato salirebbe al 97% se il 70% delle donne si sottoponesse allo
screening per il tumore della cervice almeno una o due volte nell’arco della
vita.
Valentina Arcovio
Lo studio
L'articolo Il vaccino contro il Papilloma virus come uno scudo totale: protegge
più di quanto si pensi, ma l’adesione è in calo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sugli smartphone circola una nuova truffa, questa volta legata ad Autostrade per
l’Italia. Tramite la pratica illegale chiamata “phishing” i ladri rubano dati
sensibili con un link allegato al messaggio. Nella notifica si legge “Autostrade
per l,Italia: risulta un pedaggio non saldato”. Non c’è alcun errore di
punteggiatura nella frase precedente, infatti è l’sms incriminato ad avere un
apostrofo “caduto” tra l’articolo e la I maiuscola. Questo è senza dubbio un
primo campanello d’allarme. Tuttavia, nella frenesia della vita odierna, può
capitare di non prestare attenzione ai dettagli e, dunque, di aprire il
messaggio e cliccare sul link allegato. Inserendo i propri dati i truffatori
rubano password e codici personali con cui possono, tra le tante informazioni,
sottrarre i numeri bancari e svuotare conti correnti.
IL LINK TRUFFALDINO
Il fulcro della truffa sta nel link allegato al messaggio. Cliccando sul sito
indicato nell’sms da pc si viene reindirizzati sul sito ufficiale di Autostrade
per l’Italia, arginando così la truffa. Il problema sussiste se si procede
tramite telefono. Aprendo il link compare una pagina identica a quella di
Autostrade che, però, è falsa. Il sito è replicato alla perfezione e utilizza un
codice complesso che non richiede l’inserimento di dati tramite moduli standard,
a differenze dei tradizionali siti di phishing. Nel caso della nuova truffa, con
un collegamento nascosto i ladri rubando i dati inseriti in tempo reale tramite
un server controllato.
PHISHING-AS-A-SERVICE
La truffa proviene dal mercato nero, da un pacchetto definito
“phishing-as-a-service“. Quest’ultimo costa migliaia di euro ed è venduto su
marketplace illegali. I criminali creano pagine con sistemi di verifica identici
a quelli delle principali banche italiane e rubano dati come Pin o i codici Otp
(One time password). I documenti raccolti vengono inviati a un secondo dominio,
dove i dati personali e biometrici raccolti vengono abbinati a informazioni già
rubate. Questo sistema di phishing permette di individuare la banca della
vittima tramite il numero della carta fornito. In questo caso, i criminali
possono monitorare e accedere in tempo reale ai conti correnti. Inoltre i ladri
possono creare nuovi conti senza che il possessore se ne accorga o dia il
proprio consenso.
COME RICONOSCERE LA TRUFFA
Autostrade per l’Italia ha rilasciato alcune dichiarazioni riguardo la truffa
che circola. L’azienda ha sottolineato a Corriere Login che sul proprio sito è
presente una nota per aiutare gli utenti a riconoscere ed evitare una truffa
messa in atto tramite sms o e-mail. Autostrade ha ricordato anche che i canali
ufficiali per il pagamento dei “Rapporti di Mancato Pagamento del Pedaggio sono
esclusivamente quelli pubblicati sul sito www.autostrade.it“. Qualora si cadesse
trappola dei criminali è fondamentale bloccare quanto prima le proprie carte e
cambiare le password.
L'articolo “Risulta un pedaggio non saldato”: attenzione ai falsi sms di
Autostrade per l’Italia. Ecco come funziona la nuova truffa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La notizia del decesso negli Usa di un paziente – con patologie pregresse –
morto dopo essere stato colpito dal ceppo H5N5 dell’influenza aviaria – viene
accolta in modo diverso dagli scienziati. Secondo Fabrizio Pregliasco, direttore
della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università
Statale di Milano, il virus H5N5 “è la punta di un iceberg” che merita
attenzione: “È meno famoso del suo ‘socio’ H5N1, ma fa parte di una serie di
virus aviari che oggettivamente ci inquietano”, afferma all’Adnkronos Salute.
L’esperto sottolinea come questo primo caso umano rappresenti l’ennesima
dimostrazione della capacità dei virus aviari di oltrepassare i confini abituali
di trasmissione: “Queste varianti zoonotiche aviarie sono un problema.
Sicuramente esiste una quota di persone esposte ad animali potenzialmente
infetti che ha sviluppato forme meno rilevanti e non rilevate”.
Pregliasco richiama con forza la necessità di mantenere attiva la sorveglianza
internazionale e critica la recente tendenza americana ad “abbassare la
guardia”, nonostante l’opposizione della comunità scientifica: “Piano piano
questi virus aviari stanno avanzando sulla strada dell’adattamento all’uomo. La
loro presenza è più ampia rispetto al passato e la diffusione sempre più
generalizzata, estesa e continua”. Particolarmente preoccupante, osserva, è il
salto di specie nei mammiferi, già documentato nei bovini statunitensi e in
alcuni animali da compagnia. Le previsioni di una possibile pandemia, tuttavia,
restano difficili: “Con serenità, senza allarmismi, dobbiamo mantenere alta
l’attenzione sul rischio di spillover e sull’eventualità che l’influenza aviaria
diventi trasmissibile da uomo a uomo”.
A offrire un quadro diverso è Calogero Terregino, responsabile del Centro di
referenza nazionale per l’influenza aviaria presso l’Istituto zooprofilattico
delle Venezie. L’esperto precisa che il virus H5N5 “non presenta alcuna
caratteristica genetica che lo renda più aggressivo o più pericoloso per l’uomo
rispetto ad altri virus dell’influenza aviaria attualmente circolanti”. La
differenza principale, spiega, è semplicemente che appartiene a un sottotipo
diverso dall’H5N1, già responsabile di casi umani negli ultimi anni. Quelli
registrati soprattutto negli Stati Uniti negli allevamenti di bovini. Terregino
ricostruisce la dinamica del contagio statunitense: il paziente deceduto era un
adulto con patologie pregresse e la fonte più probabile di esposizione è stata
il pollame domestico, considerato che negli Stati Uniti sono ancora numerosi i
focolai attivi nel settore avicolo. “Non sono stati segnalati nuovi casi tra i
contatti della persona deceduta. Finora non è stata rilevata alcuna trasmissione
da uomo a uomo”, chiarisce.
L’H5N5 rimane quindi, afferma lo specialista, “un virus tipicamente aviario,
poco adatto ai mammiferi e all’uomo”. La gravità del caso statunitense sarebbe
dunque attribuibile principalmente alle fragili condizioni di salute del
paziente, una dinamica frequente nei casi mortali di influenza animale. Per
questo motivo, le organizzazioni sanitarie internazionali continuano a
considerare il rischio per la popolazione generale basso, pur riconoscendo una
maggiore esposizione per chi lavora a stretto contatto con animali infetti.
Il caso americano rappresenta comunque un ulteriore segnale della complessità
dell’attuale scenario influenzale, in cui i virus aviari mostrano crescente
capacità di espansione e adattamento. Una situazione che, ribadiscono gli
esperti, richiede osservazione costante, cooperazione internazionale e un
sistema di sorveglianza capace di individuare tempestivamente eventuali nuove
minacce.
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guardia”. Terregino: “Non è più aggressivo di H5N1” proviene da Il Fatto
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