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Gli Usa stanno navigando alla cieca contro i virus. Il grande “blackout” sui dati dei Centers for Disease Control
Immaginate di guidare a fari spenti, nel bel mezzo di una tempesta, mentre qualcuno sul sedile del passeggero vi assicura che “va tutto bene”. È più o meno questa la sensazione che serpeggia tra i corridoi dei centri di ricerca medica americani. Un nuovo, inquietante studio guidato da Jeremy Jacobs della Vanderbilt University ha appena scoperchiato un vaso di Pandora digitale: il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) ha smesso di aggiornare i suoi database cruciali. Non parliamo di scartoffie burocratiche, ma del sistema nervoso centrale della sanità pubblica: i dati su vaccini e malattie infettive. Secondo la ricerca pubblicata sugli Annals of Internal Medicine, il quadro è drammatico. Analizzando oltre 1.000 database del CDC, i ricercatori hanno scoperto che il 46% dei database che solitamente venivano aggiornati mensilmente si è fermato senza alcuna spiegazione nel corso del 2025. Di questi, ben 34 non ricevono nuovi dati da almeno sei mesi. Il dato più preoccupante è che, mentre i database “attivi” si occupano di salute mentale o infortuni, l’87% di quelli congelati riguarda i vaccini. In pratica, proprio mentre il mondo monitora l’influenza, il Covid-19 e l’RSV (Virus Respiratorio Sinciziale), il CDC ha tirato il freno a mano sui dati che servono a capire quanto siano efficaci le campagne vaccinali. Le reazioni della comunità scientifica sono molto forti e critiche. Jeanne Marrazzo, leader dell’Infectious Diseases Society of America (ed ex direttrice del NIAID, rimossa dal suo incarico l’anno scorso), ha usato parole pesantissime in un editoriale di accompagnamento: “Sia che si tratti di un disprezzo intenzionale o di carenza di personale, questo dimostra un profondo disprezzo per la vita umana”, commenta. Secondo Marrazzo, gli Stati Uniti non stanno solo “volando alla cieca” di fronte alle minacce biologiche, ma vengono privati delle loro “armi efficaci”. Se i medici non sanno quante persone si stanno vaccinando o dove il virus sta colpendo più duramente, non possono dare indicazioni chiare ai pazienti. Il sospetto dei ricercatori è che dietro questo blackout non ci sia un semplice problema tecnico. Il rapporto sottolinea esplicitamente come la maggior parte dei dati mancanti riguardi proprio le vaccinazioni, un tema su cui l’attuale Segretario della Salute, Robert F. Kennedy, ha espresso posizioni notoriamente scettiche. Il rischio è che il CDC, storicamente considerato il “gold standard” mondiale per la sorveglianza epidemiologica, stia perdendo la sua bussola scientifica per trasformarsi in un guscio vuoto di dati. Quando i dati federali spariscono, le conseguenze non restano nei laboratori. I medici brancolano nel buio: senza dati freschi, è difficile capire se un nuovo ceppo vaccinale sta funzionando. Poi c’è il rischio di ritardo nelle emergenze: se scoppia un focolaio di una malattia infettiva, il ritardo nella registrazione dei dati potrebbe costare settimane preziose. Infine, c’è il reale pericolo di un’erosione della fiducia: la mancanza di trasparenza alimenta il sospetto, rendendo ancora più difficile la gestione della salute pubblica. Il CDC ha sempre rappresentato il faro nella nebbia delle pandemie. Oggi, quel faro sembra avere le lampadine svitate. E in medicina, come nella guida notturna, il buio non è mai un buon segno. Lo studio L'articolo Gli Usa stanno navigando alla cieca contro i virus. Il grande “blackout” sui dati dei Centers for Disease Control proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Papà Tony Dallara si era rotto un femore, poi in una struttura ha preso un virus e la situazione è precipitata. Non ha avuto un’assistenza ospedaliera ottimale”: la denuncia della figlia Lisa
A “Storie Italiane” su Rai1 con Eleonora Daniele, ieri lunedì 19 gennaio, è stato omaggiato Tony Dallara morto il 16 gennaio, sia dalla moglie Patrizia che della figlia Lisa. “Un grande marito e un grande padre, la sua arte l’ha dimostrata anche in famiglia: prima c’eravamo noi poi se c’era spazio c’era anche lui”, così Patrizia ha ricordato suo marito. “Sicuramente è stato un padre che ha fatto il padre. Un conto è esserlo, un conto è farlo e lui l’ha fatto finché ha potuto: mi accompagnava a lavoro nonostante la mia età, faceva per me commissioni. Un papà speciale che c’è stato fino all’ultimo come noi ci siamo state per lui, glielo dobbiamo ed è stato naturale così”, ha raccontato la figlia Lisa. “Abbiamo ricevuto affetto da personaggi conosciuti, familiari e amici soprattutto, e poi è anche bello quando entrano volti non noti che ti dicono ‘siamo semplicemente degli ammiratori’, e sono ancor più i benvenuti” ha poi aggiunto. E sulla vittoria del padre al Festival di Sanremo ha rivelato: “Quando dietro le quinte l’hanno avvisato che aveva vinto e doveva uscire per replicare il pezzo, lui era lì che si mangiava un panino con il salame, perché il cibo è sempre stato un bel tassello della nostra famiglia. Una persona genuina con il panino con il salame in mano”. Lisa ha poi ripercorso gli ultimi momenti del padre a seguito dell’operazione subita per la rottura del femore: “È andata molto bene, era in ottima ripresa, poi è entrato in una struttura per fare riabilitazione e ha preso un virus, un problema respiratorio virale che ha fatto precipitare una situazione che era stabile nel giro di pochissimo tempo”, ha aggiunto. “Non è stato molto chiaro quale virus, – ha detto la figlia – non ha avuto un’assistenza ospedaliera ottimale purtroppo. C’erano le feste di Natale e poi c’era il ‘ma il signore ha 89 anni’, detto più volte. Ma cosa vuol dire? Sono frasi che ci hanno ferito tantissimo, purtroppo è la verità. È vero che era un soggetto di 89 anni con le sue patologie, ma un quadro stabile. Poteva stare con noi ancora un po’”. E ancora: “Siamo in un momento in cui ci è piombato tutto addosso e non abbiamo lucidità”, ha poi risposto la figlia su un’eventuale azione legale. “Vediamo poi come fare, fino a domani vogliamo stare solo con lui e accompagnarlo fino alla fine e poi faremo le nostre valutazioni”. L'articolo “Papà Tony Dallara si era rotto un femore, poi in una struttura ha preso un virus e la situazione è precipitata. Non ha avuto un’assistenza ospedaliera ottimale”: la denuncia della figlia Lisa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Attenzione alla nuova “truffa della ballerina” su Whatsapp: la foto da riconoscere e i rischi che si corrono
Dopo il curriculum fake e il codice a sei cifre, su WhatsApp circola la truffa della ballerina. L’ultimo attacco informatico infetta l’account tramite un link apparentemente innocuo. Come riporta Geopop, il copione è sempre lo stesso e consiste nello smishing (la crasi delle parole “sms” e “phishing”). Un contatto che abbiamo già salvato in rubrica, quindi un mittente che riteniamo affidabile, ci invia il messaggio in cui si vede una giovane ballerina con un body nero. La didascalia esorta a votare per Federica – presentata come la figlia di un’amica della persona che invia il link – affinché la ragazza possa vincere una ricca borsa di studio. Una volta aperto il link compare un form da compilare con il numero di telefono e un codice che arriva via sms. Nella truffa si legge che non è richiesto alcun pagamento, ma solo la compilazione del modulo digitale. Chi inserisce i dati consegna il proprio profilo agli hacker, che rubano informazioni sensibili. Inoltre, una volta compilato il form, i criminali estromettono il possessore dell’account dall’utilizzo di WhatsApp. Il numero telefonico violato diventa così un veicolo per la diffusione della truffa. Il secondo step della frode riguarda la richiesta di un prestito ad amici e parenti. Gli hacker contattano i numeri già salvati in rubrica chiedendo l’invio immediato di una somma di denaro. COME DIFENDERSI Geopop ha illustrato alcuni metodi per difendersi dalla truffa della ballerina. Prima di aprire il link è necessaria una telefonata al mittente, per accertarsi della veridicità del messaggio e scoprire se la persona che ha inviato l’sms sia a conoscenza dell’infezione subita. Se si sospetta di essere vittima della truffa è bene fare un tentativo di bonifica dell’account. Per eseguirlo basta accedere alle impostazioni di WhatsApp e selezionare “Dispositivi collegati”, forzando la disconnessione di tutti gli schermi a cui è collegato il profilo. Inoltre, per rendere ancora più sicuro il proprio profilo, si può attivare la verifica in due passaggi. Tale funzionalità aggiunge un livello di sicurezza superiore tramite un pin personale. Infine, qualora gli hacker infettassero il profilo, è bene rivolgersi alla Polizia Postale. L'articolo Attenzione alla nuova “truffa della ballerina” su Whatsapp: la foto da riconoscere e i rischi che si corrono proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“È diabolico perché può diffondersi in tanti modi ed è altamente contagioso”: crociera da incubo per i passeggeri della nave Rotterdam, 90 persone contagiate dal norovirus
Il 2026 non è iniziato nella migliore delle maniere per circa 90 passeggeri della nave da crociera Rotterdam, della Holland American Line. Le persone hanno contratto il norovirus, un’infezione che causa problemi fisiologici e dolori addominali. Il viaggio a bordo della nave è durato 13 giorni, dal 28 dicembre 2025 allo scorso 9 gennaio, e ha toccato diversi paesi tra cui Curaçao, Colombia, Panama, Giamaica e Costa Rica. Secondo il report del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, 81 su 2.593 passeggeri hanno accusato i sintomi del norovirus. A questi si aggiungono 8 membri dell’equipaggio. Un portavoce della Holland American Line ha commentato i fatti a People. Il dirigente ha comunicato che i soggetti che hanno contratto il virus sono stati prontamente isolati e che “i casi erano per lo più lievi e si sono risolti rapidamente”. Il portavoce ha sottolineato che la sicurezza degli ospiti è “una priorità assoluta” e che la compagnia ha provveduto alla sanificazione della nave una volta approdati a destinazione, ossia a Fort Lauderdale, negli Stati Uniti. Prima del focolaio registrato sulla nave Rotterdam, il dottor William Schaffner, professore di malattie infettive presso il Vanderbilt University Medical Center, aveva rilasciato alcune dichiarazioni a Today sul virus: “È diabolico perché può diffondersi in tanti modi ed è altamente contagioso”. L’esperto ha aggiunto che il virus si diffonde comunemente negli spazi chiusi e che si sono già verificati numerosi contagi a bordo di navi da crociera. Recentemente, un transatlantico della AIDA Cruises impegnato in una crociera mondiale di 133 giorni ha dovuto affrontare un focolaio che ha contagiato più di 100 passeggeri e membri dell’equipaggio. L'articolo “È diabolico perché può diffondersi in tanti modi ed è altamente contagioso”: crociera da incubo per i passeggeri della nave Rotterdam, 90 persone contagiate dal norovirus proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il vaccino contro il Papilloma virus come uno scudo totale: protegge più di quanto si pensi, ma l’adesione è in calo
Per il vaccino dell’HPV l’etichetta di “scudo” contro il tumore del collo dell’utero è corretta, ma forse anche troppo stretta. Un ampio studio condotto dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma ha dimostrato che il vaccino contro il Papillomavirus (HPV) riduce in modo significativo anche il rischio di lesioni precancerose gravi alla vulva e alla vagina. I risultati, pubblicati sulla rivista JAMA Oncology, suggeriscono dunque che quella semplice azione è in realtà una polizza assicurativa molto più ampia del previsto per la salute femminile. Nello studio i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 770.000 donne nate tra il 1985 e il 1998, seguendo la loro storia clinica dal 2006 al 2022. Incrociando i registri sanitari svedesi, hanno scoperto che le donne vaccinate presentano un rischio di sviluppare lesioni vulvovaginali di alto grado inferiore del 37% rispetto alle non vaccinate. Ma c’è un dettaglio che fa la differenza tra una protezione “buona” e una “eccellente”: la tempistica. Se il vaccino viene somministrato prima dei 17 anni, l’efficacia schizza alle stelle. In questo caso, il rischio di lesioni gravi crolla del 55%. “I nostri risultati sottolineano l’importanza fondamentale di offrire il vaccino alle ragazze in una fase precoce della vita, idealmente prima che diventino sessualmente attive”, spiega Yunyang Deng, autore principale dello studio. Il motivo è semplice: il vaccino è uno scudo preventivo, non una cura. Se il virus non ha ancora incontrato l’organismo, la protezione è maggiore. L’efficacia della vaccinazione contro l’HPV, dunque, è massima se il vaccino viene somministrato nelle fasce di età raccomandate tra gli 11 e i 13 anni. Tuttavia, ci si può vaccinare anche successivamente, dato che la vaccinazione può comunque prevenire infezioni da ceppi oncogeni di HPV non ancora incontrati. Sebbene lo studio svedese si sia concentrato sulla salute femminile, gli scienziati danno bene conto che l’HPV non fa distinzioni di genere. Può causare tumori all’ano, alla gola e al pene. Proprio per questo, i ricercatori del Karolinska hanno già annunciato il prossimo passo: studiare l’efficacia del vaccino anche negli uomini e capire quanto duri esattamente questa protezione nel corso dei decenni. La vaccinazione anti-HPV in Italia viene offerta gratuitamente a ragazzi e ragazze intorno al dodicesimo anno di vita, con alcune variazioni a seconda delle Regioni. Il vaccino ha un elevato profilo di sicurezza e protegge dai ceppi di Papillomavirus più in grado di provocare tumori. Tuttavia, l’adesione alla vaccinazione anti-HPV si è arrestata a circa il 38% tra le ragazze e il 31% tra i ragazzi. In particolare, tra i maschi la copertura è aumentata nel tempo, mentre tra le ragazze è in calo. Dieci anni fa, il 70% circa delle nate nel 2001 (oggi ventiquattrenni) risultava vaccinato, mentre tra le nate nel 2010 la percentuale si è dimezzata. Eppure l’infezione da HPV è molto diffusa. Si stima che oltre il 50% delle donne sessualmente attive contragga almeno una volta nella vita un ceppo oncogeno ad alto rischio. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi (CDC), i ceppi HPV 16 e HPV 18 sono responsabili di circa il 70% dei tumori cervicali. Fortunatamente, nella stragrande maggioranza dei casi il virus viene eliminato spontaneamente dal sistema immunitario, ma nelle infezioni persistenti il rischio di sviluppare lesioni precancerose aumenta, con la possibilità che un carcinoma si sviluppi e si manifesti anche a distanza di decenni dall’infezione. Eppure, grazie alle vaccinazioni e ai programmi di screening, il cancro della cervice uterina potrebbe essere eliminato a livello mondiale entro la fine del XXI secolo. Alcune stime mostrano che, se entro il 2030 il 90% delle ragazze fosse vaccinato contro l’HPV, i casi di tumore della cervice si ridurrebbero dell’89% circa nei Paesi a basso e medio reddito, dove la malattia è più diffusa. Il dato salirebbe al 97% se il 70% delle donne si sottoponesse allo screening per il tumore della cervice almeno una o due volte nell’arco della vita. Valentina Arcovio Lo studio L'articolo Il vaccino contro il Papilloma virus come uno scudo totale: protegge più di quanto si pensi, ma l’adesione è in calo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Risulta un pedaggio non saldato”: attenzione ai falsi sms di Autostrade per l’Italia. Ecco come funziona la nuova truffa
Sugli smartphone circola una nuova truffa, questa volta legata ad Autostrade per l’Italia. Tramite la pratica illegale chiamata “phishing” i ladri rubano dati sensibili con un link allegato al messaggio. Nella notifica si legge “Autostrade per l,Italia: risulta un pedaggio non saldato”. Non c’è alcun errore di punteggiatura nella frase precedente, infatti è l’sms incriminato ad avere un apostrofo “caduto” tra l’articolo e la I maiuscola. Questo è senza dubbio un primo campanello d’allarme. Tuttavia, nella frenesia della vita odierna, può capitare di non prestare attenzione ai dettagli e, dunque, di aprire il messaggio e cliccare sul link allegato. Inserendo i propri dati i truffatori rubano password e codici personali con cui possono, tra le tante informazioni, sottrarre i numeri bancari e svuotare conti correnti. IL LINK TRUFFALDINO Il fulcro della truffa sta nel link allegato al messaggio. Cliccando sul sito indicato nell’sms da pc si viene reindirizzati sul sito ufficiale di Autostrade per l’Italia, arginando così la truffa. Il problema sussiste se si procede tramite telefono. Aprendo il link compare una pagina identica a quella di Autostrade che, però, è falsa. Il sito è replicato alla perfezione e utilizza un codice complesso che non richiede l’inserimento di dati tramite moduli standard, a differenze dei tradizionali siti di phishing. Nel caso della nuova truffa, con un collegamento nascosto i ladri rubando i dati inseriti in tempo reale tramite un server controllato. PHISHING-AS-A-SERVICE La truffa proviene dal mercato nero, da un pacchetto definito “phishing-as-a-service“. Quest’ultimo costa migliaia di euro ed è venduto su marketplace illegali. I criminali creano pagine con sistemi di verifica identici a quelli delle principali banche italiane e rubano dati come Pin o i codici Otp (One time password). I documenti raccolti vengono inviati a un secondo dominio, dove i dati personali e biometrici raccolti vengono abbinati a informazioni già rubate. Questo sistema di phishing permette di individuare la banca della vittima tramite il numero della carta fornito. In questo caso, i criminali possono monitorare e accedere in tempo reale ai conti correnti. Inoltre i ladri possono creare nuovi conti senza che il possessore se ne accorga o dia il proprio consenso. COME RICONOSCERE LA TRUFFA Autostrade per l’Italia ha rilasciato alcune dichiarazioni riguardo la truffa che circola. L’azienda ha sottolineato a Corriere Login che sul proprio sito è presente una nota per aiutare gli utenti a riconoscere ed evitare una truffa messa in atto tramite sms o e-mail. Autostrade ha ricordato anche che i canali ufficiali per il pagamento dei “Rapporti di Mancato Pagamento del Pedaggio sono esclusivamente quelli pubblicati sul sito www.autostrade.it“. Qualora si cadesse trappola dei criminali è fondamentale bloccare quanto prima le proprie carte e cambiare le password. L'articolo “Risulta un pedaggio non saldato”: attenzione ai falsi sms di Autostrade per l’Italia. Ecco come funziona la nuova truffa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Aviaria H5N5? Pregliasco: Punta dell’iceberg, non abbassare la guardia”. Terregino: “Non è più aggressivo di H5N1”
La notizia del decesso negli Usa di un paziente – con patologie pregresse – morto dopo essere stato colpito dal ceppo H5N5 dell’influenza aviaria – viene accolta in modo diverso dagli scienziati. Secondo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, il virus H5N5 “è la punta di un iceberg” che merita attenzione: “È meno famoso del suo ‘socio’ H5N1, ma fa parte di una serie di virus aviari che oggettivamente ci inquietano”, afferma all’Adnkronos Salute. L’esperto sottolinea come questo primo caso umano rappresenti l’ennesima dimostrazione della capacità dei virus aviari di oltrepassare i confini abituali di trasmissione: “Queste varianti zoonotiche aviarie sono un problema. Sicuramente esiste una quota di persone esposte ad animali potenzialmente infetti che ha sviluppato forme meno rilevanti e non rilevate”. Pregliasco richiama con forza la necessità di mantenere attiva la sorveglianza internazionale e critica la recente tendenza americana ad “abbassare la guardia”, nonostante l’opposizione della comunità scientifica: “Piano piano questi virus aviari stanno avanzando sulla strada dell’adattamento all’uomo. La loro presenza è più ampia rispetto al passato e la diffusione sempre più generalizzata, estesa e continua”. Particolarmente preoccupante, osserva, è il salto di specie nei mammiferi, già documentato nei bovini statunitensi e in alcuni animali da compagnia. Le previsioni di una possibile pandemia, tuttavia, restano difficili: “Con serenità, senza allarmismi, dobbiamo mantenere alta l’attenzione sul rischio di spillover e sull’eventualità che l’influenza aviaria diventi trasmissibile da uomo a uomo”. A offrire un quadro diverso è Calogero Terregino, responsabile del Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria presso l’Istituto zooprofilattico delle Venezie. L’esperto precisa che il virus H5N5 “non presenta alcuna caratteristica genetica che lo renda più aggressivo o più pericoloso per l’uomo rispetto ad altri virus dell’influenza aviaria attualmente circolanti”. La differenza principale, spiega, è semplicemente che appartiene a un sottotipo diverso dall’H5N1, già responsabile di casi umani negli ultimi anni. Quelli registrati soprattutto negli Stati Uniti negli allevamenti di bovini. Terregino ricostruisce la dinamica del contagio statunitense: il paziente deceduto era un adulto con patologie pregresse e la fonte più probabile di esposizione è stata il pollame domestico, considerato che negli Stati Uniti sono ancora numerosi i focolai attivi nel settore avicolo. “Non sono stati segnalati nuovi casi tra i contatti della persona deceduta. Finora non è stata rilevata alcuna trasmissione da uomo a uomo”, chiarisce. L’H5N5 rimane quindi, afferma lo specialista, “un virus tipicamente aviario, poco adatto ai mammiferi e all’uomo”. La gravità del caso statunitense sarebbe dunque attribuibile principalmente alle fragili condizioni di salute del paziente, una dinamica frequente nei casi mortali di influenza animale. Per questo motivo, le organizzazioni sanitarie internazionali continuano a considerare il rischio per la popolazione generale basso, pur riconoscendo una maggiore esposizione per chi lavora a stretto contatto con animali infetti. Il caso americano rappresenta comunque un ulteriore segnale della complessità dell’attuale scenario influenzale, in cui i virus aviari mostrano crescente capacità di espansione e adattamento. Una situazione che, ribadiscono gli esperti, richiede osservazione costante, cooperazione internazionale e un sistema di sorveglianza capace di individuare tempestivamente eventuali nuove minacce. L'articolo Aviaria H5N5? Pregliasco: Punta dell’iceberg, non abbassare la guardia”. Terregino: “Non è più aggressivo di H5N1” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’aviaria “raddoppia”: dopo il ceppo H5N1 ora anche l’H5N5 contagia gli umani: primo decesso negli Usa. Epidemie “senza precedenti” nei volatili
I virologi da anni spiegavano che l’influenza aviaria (con i suoi diversi ceppi) correva il rischio di diventare un problema di salute globale. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha confermato il primo caso umano al mondo di infezione da virus dell’influenza aviaria A(H5N5), identificato negli Stati Uniti in un adulto con patologie pregresse residente nello Stato di Washington. L’uomo, ricoverato all’inizio di novembre per una malattia severa, è morto il 21 dello stesso mese. Il caso rappresenta una nuova evoluzione dell’ecosistema influenzale globale, in un momento segnato da una circolazione estremamente intensa dei virus H5 altamente patogeni tra uccelli selvatici, pollame e, più recentemente, mammiferi. Mentre l’anno scorso era stato il ceppo H5N1 a impensierire dopo i numerosissimi contagi nelle fattorie di bovini, che poi avevano contagiato i lavoratori. Ed era proprio negli Stati Uniti che i contagi dalle mucche agli uomini si erano diffusi a macchia d’olio in diversi Stati. IL CASO CLINICO E LA DIAGNOSI DI LABORATORIO Secondo quanto riferito dall’Oms, il paziente “deteneva pollame da cortile e uccelli domestici”, un elemento che ha guidato immediatamente le indagini epidemiologiche verso l’esposizione animale diretta. Dopo l’esordio dei sintomi — febbre e malessere sistemico — nella settimana del 25 ottobre, l’uomo ha rapidamente sviluppato una forma grave di infezione respiratoria. I primi campioni respiratori sono risultati positivi all’influenza; successivamente, l’Università di Washington ha indicato una probabile influenza A(H5). La conferma è arrivata dal Washington State Public Health Laboratory tramite il test specifico dei Centers for Disease Control and Prevention. Il 20 novembre, il sequenziamento condotto sia dall’università sia dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) ha identificato un virus appartenente al sottotipo A(H5N5). Si tratta del primo caso umano mai confermato al mondo di infezione da A(H5N5), aggiunto ai 71 casi umani di influenza A(H5N1) segnalati negli Stati Uniti dall’inizio del 2024. RISCHIO PER LA SALUTE PUBBLICA: DA BASSO A MODERATO PER GLI ESPOSTI Al momento, tutti i test condotti sui contatti stretti del paziente sono risultati negativi e non vi sono evidenze di trasmissione da uomo a uomo. L’Oms mantiene pertanto una valutazione di rischio basso per la popolazione generale, ma da basso a moderato per le persone esposte professionalmente a volatili o animali potenzialmente infetti. L’agenzia ribadisce “l’importanza della sorveglianza globale per rilevare e monitorare i cambiamenti virologici (inclusa la genomica), epidemiologici e clinici dei virus influenzali emergenti” e sottolinea la necessità di condividere tempestivamente dati e campioni virali. LE VOCI DEGLI ESPERTI: SCONGIURARE TRASMISSIONE INTERUMANA Nei giorni scorsi diversi esperti avevano cercato di porre l’attenzione. “L’ipotesi che ci sarà una prossima pandemia è nella storia dell’umanità, non sappiamo di cosa e quando. L’influenza aviaria preoccupa – aveva osservato Massimo Ciccozzi, epidemiologo -perché troviamo tanto virus negli uccelli selvatici e nel pollame. In Usa abbiamo assistito poi al salto di specie nelle mucche e non è una cosa buona. Noi dobbiamo evitare che il virus infetti così tanti animali, perché ogni volta fa delle mutazioni e nessuno ci assicura che un giorno non faccia un salto nell’uomo e poi si inneschi la trasmissione interumana: con il tasso di letalità alto dell’influenza aviaria, è un’ipotesi da scongiurare assolutamente. Serve quindi tanta sorveglianza veterinaria, e in Italia siamo tra i migliori con la rete degli istituti zooprofilattici, e poi si devono fare le analisi degli animali. Sarebbero anche da evitare gli allevamenti intensivi dove il virus passa un animale all’altro. Al momento, grazie al cielo, non è stata provata la trasmissione interumana, ma dobbiamo assolutamente evitarla”. Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, aveva commentato il comunicato del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. “L’alert dell’Ecdc sull’aviaria non è nulla di nuovo all’orizzonte, l’avevamo ampiamente previsto. Il mondo scientifico non ha nessun dubbio che l’aviaria sarà la prossima pandemia, si tratta solo di stabilire quando. Manca pochissimo e questo virus sarà trasmissibile da uomo a uomo. Il fatto che gli uccelli siano così ‘carichi’ di H5N1 dimostra che il virus si sta sempre di più avvicinando a noi. Per chi è capace di predire ci sarà tempo di organizzarsi, per chi nega ci saranno problemi. Spero l’Italia si adegui a questo alert dell’Ecdc e si organizzi di conseguenza”. Edoardo Colzani, responsabile del Dipartimento Virus respiratori dell’Ecdc, sottolineava: “Sebbene il rischio attuale per la popolazione europea sia basso, l’influenza aviaria rappresenta ancora una grave minaccia per la salute pubblica a causa delle diffuse epidemie tra gli animali in tutta Europa. Dobbiamo assicurarci che i segnali di allarme precoce non passino inosservati e che le azioni di sanità pubblica siano tempestive, coordinate ed efficaci. Questo documento fornisce ai Paesi un quadro chiaro e adattabile per prepararsi e rispondere alla trasmissione dell’influenza dall’animale all’uomo”. EUROPA IN ALLERTA: EPIDEMIE “SENZA PRECEDENTI” NEI VOLATILI Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) parla di epidemie di aviaria “senza precedenti” tra uccelli selvatici e pollame, e ha pubblicato una guida per aiutare gli Stati membri a rispondere a potenziali minacce zoonotiche. Le raccomandazioni includono: sorveglianza intensiva e test di laboratorio mirati; potenziamento della capacità di sequenziamento genomico; disponibilità di dispositivi di protezione individuale per gli operatori a rischio; comunicazione trasparente e tempestiva al pubblico; approccio One Health, basato sull’integrazione tra salute animale, umana e ambientale. Nel periodo 6 settembre – 14 novembre 2025 l’Efsa (L’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha registrato 1.443 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità A(H5) in uccelli selvatici in 26 Paesi europei, quattro volte più del 2024 e il numero più elevato almeno dal 2016. LA STRATEGIA ITALIANA: BIOSICUREZZA, GESTIONE DEGLI ALLEVAMENTI E VACCINI L’Italia ha approvato ufficialmente nei giorni scorsi il nuovo piano nazionale di contrasto all’aviaria, elaborato con ministeri, Regioni, associazioni di filiera e istituti scientifici. Il programma introduce misure strutturali e preventive come il rafforzamento della biosicurezza limitazione degli accessi agli allevamenti; miglioramento dei sistemi di barriera fisica contro fauna selvatica; monitoraggio degli accasamenti in aree a rischio (zone umide attraversate da fauna migratoria). Particolare attenzione sarà dedicata a Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, dove la densità avicola è più elevata. Ci sono poi la gestione del territorio e sostegni agli allevatori Per ridurre il rischio di ingresso del virus negli allevamenti: sarà possibile diminuire il numero di animali nelle aree maggiormente esposte; sono previsti fondi per compensare il mancato reddito degli allevatori coinvolti. Infine la campagna vaccinale negli animali (tacchini e galline ovaiole): per la prima volta in Italia, è stata programmata l’introduzione della vaccinazione sistematica contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità nelle specie più sensibili e ad alto impatto economico. L’avvio è previsto entro la fine della primavera 2026, dopo la conclusione degli studi tecnici su: scelta dei vaccini più efficaci contro i cladi virali circolanti; definizione delle tempistiche di somministrazione; protocolli di monitoraggio post-vaccinale per distinguere animali infetti da animali immunizzati (test DIVA — Differentiating Infected from Vaccinated Animals). L’obiettivo della vaccinazione è duplice: proteggere gli animali riducendo mortalità e sintomi, limitare la carica virale ambientale, diminuendo il rischio di spillover verso l’uomo. L'articolo L’aviaria “raddoppia”: dopo il ceppo H5N1 ora anche l’H5N5 contagia gli umani: primo decesso negli Usa. Epidemie “senza precedenti” nei volatili proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“È un virus molto furbo, muta come il Covid. Rischiamo 18-20 milioni di casi”. L’allarme di Bassetti sulla stagione influenzale inziata prima del previsto
La stagione influenzale 2025-2026 è ufficialmente scattata in anticipo e con una virulenza inattesa. Secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dall’inizio dell’autunno ben 2,1 milioni di italiani sono già stati colpiti da infezioni respiratorie. Sebbene la circolazione sia dovuta a un mix di virus (Rhinovirus, SARS-CoV-2), sono i virus influenzali e simil-influenzali ad aver registrato un netto e preoccupante aumento nelle ultime settimane. L’impennata è strettamente legata all’arrivo della variante A/H3N2 (subclade K). Come segnalato dall’European Centre for Disease Prevention and Control, questa variante ha anticipato l’inizio della stagione di ben 3-4 settimane. I dati ISS sono inequivocabili: tra il 18 e il 24 novembre, l’11,2% dei campioni analizzati è risultato positivo ai virus influenzali, un valore che lo scorso anno era stato raggiunto solo a metà dicembre. A essere maggiormente vulnerabili sono, come di consueto, i bambini, con oltre 25 piccoli ogni mille che hanno contratto infezioni respiratorie. Matteo Bassetti, direttore delle Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha lanciato un avvertimento categorico: “È un virus molto furbo, muta come il Covid, e le nuove varianti riescono a evadere sia l’immunità naturale sia quella indotta dai vaccini precedenti. Rischiamo 18-20 milioni di casi: un italiano su tre”. Bassetti ha inoltre evidenziato come l’Italia stia seguendo un trend europeo: “I dati inglesi parlano già di un mezzo disastro: pur essendo una popolazione molto vaccinata, l’influenza è arrivata prima del previsto. Lo stesso sta accadendo un po’ ovunque e ormai anche in Italia”. Nonostante il rischio concreto di un’ondata epidemica significativa, il fronte della prevenzione in Italia registra numeri insufficienti. “Un italiano su cinque si vaccina, tra gli anziani solo uno su due, contro l’obiettivo Oms del 75%”, denuncia Bassetti, sottolineando la grave lacuna nella protezione delle fasce più a rischio. Per questo, i medici invitano in coro i cittadini a vaccinarsi senza ulteriori ritardi. Tecla Mastronuzzi, responsabile Macroarea Prevenzione Simg, ribadisce l’importanza cruciale della vaccinazione come misura più efficace per mitigare gli esiti gravi e l’impatto sul sistema sanitario: “Ogni punto percentuale in più di copertura vaccinale significa meno complicanze, meno ricoveri e meno pressione sugli ospedali”. L’appello è chiaro: la vaccinazione tempestiva è l’unica difesa efficace per prevenire che l’anticipo dell’influenza si trasformi in una vera e propria crisi sanitaria. L'articolo “È un virus molto furbo, muta come il Covid. Rischiamo 18-20 milioni di casi”. L’allarme di Bassetti sulla stagione influenzale inziata prima del previsto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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FluWarning, il sistema sentinella per riconoscere i virus a rischio spillover
Mentre aumentano i focolai al Nord con aziende sequestrate e abbattimenti eseguiti, contro lo spettro dell’influenza aviaria (negli Usa si è registrato un contagio umano), dalla ricerca italiana arriva un sistema sentinella per riconoscere i virus più a rischio di spillover. Si chiama FluWarning ed è stato messo a punto da un team del Politecnico di Milano e dell’università degli Studi del capoluogo lombardo. Si tratta di un sistema digitale – spiegano da PoliMi e Statale – che analizza il codice genetico dei virus influenzali cercando cambiamenti sottili, ma significativi, che potrebbero indicare il passaggio da una specie animale all’altra: per esempio dagli uccelli al bestiame o all’uomo. FluWarning è al centro di uno studio pubblicato di recente su Science Advances, sviluppato nel contesto del Prin Pnrr 2022 – progetto Sensible, coordinato da Anna Bernasconi. Del gruppo di ricerca fanno parte tre scienziati del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (Deib) del Politecnico di Milano, ossia Bernasconi, il docente Stefano Ceri e il ricercatore Tommaso Alfonsi, e per UniMi Matteo Chiara, docente del Dipartimento di Bioscienze. Per lo studio sono stati utilizzati i dati della piattaforma Gisaid su cui vengono condivise sequenze virali e relativi metadati prodotti dai laboratori di tutto il mondo. In particolare – si legge in una nota – FluWarning è stato messo a punto usando i dati della pandemia di influenza ‘suina’ H1N1 del 2009, esempio ampiamente documentato di virus passato dagli animali agli esseri umani, ed è stato poi applicato anche all’influenza aviaria H5N1, un ceppo altamente patogeno diffuso tra gli uccelli e che nell’ultimo anno negli Stati Uniti ha cominciato a diffondersi anche nel bestiame. Il sistema utilizza un metodo statistico per riconoscere nel genoma virale eventuali spie del rischio spillover, e a seconda delle impostazioni può essere usato per riconoscere sequenze anomale singole o in gruppi. FluWarning le stana ed emette un alert, quindi per ciascuna allerta i virologi analizzano le sequenze corrispondenti e confermano o smentiscono la presenza di un salto di specie. “Grazie alla sua semplice installazione e alla creazione di analisi che possono essere effettuate su specifiche località e periodi temporali – afferma Bernasconi – il software FluWarning ha il potenziale per essere utilizzato da molti laboratori o istituzioni di sorveglianza genomica a livello regionale, permettendo scoperte significative sia su piccola che su grande scala. Il sistema, infatti, è perfettamente operativo: può dare riscontro giorno per giorno di questi cambiamenti”. Nel biennio 2024-2025 – ricordano PoliMi e Statale – due genotipi di H5N1 sono stati collegati a focolai indipendenti negli Usa, dove numerosi capi di bovini da latte sono risultati contagiati dall’influenza aviaria. Ebbene, “FluWarning – riferisce Chiara – ha individuato cluster di attività virale in diversi Stati americani e in particolare in California, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza il 18 dicembre 2024 per il rischio di contaminazione da aviaria nel bestiame. Sorprendentemente, alcune allerte FluWarning sono apparse prima della pubblicazione dei rapporti ufficiali. Il sistema ha inoltre rilevato mutazioni specifiche nel gene dell’emoagglutinina (Ha), una proteina chiave che influisce sul modo in cui il virus infetta le cellule ospiti”. Lo strumento è riuscito a monitorare l’evoluzione del virus e a identificare marcatori caratteristici dei ceppi californiani. “FluWarning – conclude Ceri – rappresenta un importante passo avanti verso una rilevazione più efficace dei cambiamenti virali che potrebbero rappresentare rischi per animali o esseri umani. Rendendo questa tecnologia ampiamente accessibile, auspichiamo di contribuire a rafforzare la sorveglianza a livello globale su un tema sanitario di impatto collettivo”. Lo studio L'articolo FluWarning, il sistema sentinella per riconoscere i virus a rischio spillover proviene da Il Fatto Quotidiano.
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