“Per la pace è tempo di creare nuove forme di protesta, più efficaci dei cortei.
In Palestina si continua a morire ma più nessuno protesta. È vergognoso!”.
Nell’ultimo mese ha rischiato la vita a causa dei gravi problemi di salute che
lo accompagnano ma all’indomani di una giornata dedicata a padre David Maria
Turoldo, organizzata a Casa della Madia, è di nuovo ai fornelli. Enzo Bianchi,
il fondatore della Comunità di Bose e della nuova fraternità ad Albiano d’Ivrea,
83 anni compiuti lo scorsi tre marzo, passa la giornata tra la cucina (la sua
grande passione) e la sua cella dove studia, prega, legge attentamente i
quotidiani e ha contatti con amici credenti e non, di ogni parte del mondo.
Maglione rosso, giacca con la penna rigorosamente nel taschino, scarpe comode,
barba bianchissima stile stubble ben curata, lo si riconosce dall’inconfondibile
voce: “Oggi sto preparando del gulasch che ho imparato a fare in Ungheria sul
lago Balaton. Senta, senta che profumo…”. Sul tavolo la paprika, cumino, aglio,
pomodoro e i quotidiani. “Sabato scorso ho cucinato turco, spesso preparo piatti
indiani, cinesi: mangiare diversificato secondo gli incontri che ho fatto con le
genti arricchisce, offre la possibilità di dialogo”.
Fratel Enzo, assistiamo da giorni a nuovi conflitti, ma non si vedono reazioni.
Che fine ha fatto il pacifismo?
Si è molto indebolito. Purtroppo il movimento pacifista segue sempre delle
ondate di entusiasmo che si accendono di fronte ai fatti di cronaca ma poi cade
nell’oblio. Pensi alla Palestina: di fronte al genocidio di Gaza c’è stato un
coro di proteste ma ora più nulla. La mia generazione e quella degli anni
Settanta erano abituate ai cortei ma forse ci si è stancati di queste forme.
Chiediamoci: queste manifestazioni generano educazione alla pace, alla non
violenza? Non mi sembra.
C’è anche molta ignoranza. Quanto si sa delle guerre in Congo, tra Pakistan e
Afghanistan, in Sudan? Non se ne parla.
I grandi giornali italiani soffrono di glaucoma perché vedono con un campo
visivo sempre più ristretto, non riescono a mettere gli occhi sulle periferie
del mondo. Ci sono conflitti che – nonostante le barbarie siano le stesse di
quelle tra Russia e Ucraina o Israele, Usa e Iran – non interessano a molti
media. Papa Francesco spesso mi diceva: “Fratel Enzo, perché nessuno parla delle
periferie?
Ha citato Bergoglio. In questo momento storico si sarebbe aspettato una diversa
presa di posizione di Papa Leone XIV?
Sì, avrei voluto una parola più chiara, sia sul conflitto palestinese sia ora
sull’Iran. Siamo davanti ad un’aggressione da parte degli Stati Uniti. Prevost
si è espresso più volte per la pace e la fine della guerra tra i contendenti ma
noi abbiamo a che fare solo con un assalitore: Donald Trump.
Gli ultimi conflitti stanno alimentando una retorica religiosa. Stiamo
assistendo ad una lotta tra gli estremismi cristiani, ebrei e islamici?
Sì, sarà una guerra religiosa con dosi di cristianesimo americano non di
cattolicesimo e di ebraismo religioso. Papa Giovanni Paolo II, già ai tempi
della guerra del Golfo, fece di tutto, perché non fosse il cristianesimo uno dei
contendenti verso l’Islam. Non dimentichiamo che Ronald Reagan parlava di
crociata cristiana mentre altri di crociata anticristiana. Giovanni Paolo II ha
impedito questo scontro e da allora la Santa Sede non può tornare indietro.
Domenica 15 marzo, in Italia, è arrivato Peter Thiel a tenere una lezione
sull’Anticristo. È preoccupato per queste iniziative?
Sì, ma sono sicuro che non lasceranno traccia e non avranno possibilità di
allargarsi. È una specie di grido folle, forsennato che vorrebbe in qualche
misura che il cristianesimo fosse altro, che ci fosse un altro Vangelo.
Lei, fratel Enzo, va spesso a fare la spesa al supermercato. Il caro petrolio
rischia di contagiare il carrello della spesa. Lo vede con i suoi occhi.
Guardo ciò che compra la gente non per curiosità ma per comprendere cosa
mangiano. Osservo che acquistano prodotti sempre più scadenti, di scarsa qualità
perché sono costretti a causa della mancanza di denaro. Ad avere problemi sono
il ceto basso e medio. Per i ricchi non è cambiato nulla. Sono stato
appositamente a Milano e a Torino in due negozi dove vendevano cinque acciughe a
venticinque euro: c’è chi le compra e le serve come antipasto!
A chi passa alla Madia, ai nostri lettori cosa suggerisce di fare?
Bisogna vivere la pace nel quotidiano, in famiglia imparando a non usare
violenza nel nostro parlare, nei pensieri. La letteratura sulla pace in Italia
non manca, penso ad Aldo Capitini, a Ernesto Balducci. Servirebbe che nelle
nostre biblioteche si organizzassero letture sul tema, seminari.
So che il gulasch la richiama, ma mi conceda un’ultima domanda.
Prego.
Lei stesso l’ha confidato: nelle ultime settimane è stato ricoverato d’urgenza
ed è stato ad un passo dalla morte. Cosa ha pensato in quelle ore?
Ho avuto paura della sofferenza. Ho terrore del dolore. Il medico è stato chiaro
specificando che per la mia età e la mia condizione fisica avrei potuto non
farcela. Con franchezza mi ha detto: “Se ha qualcosa da dire ai suo cari lo
faccia”. Da quel momento sono entrato in uno stato di pace. Ho guardato alla mia
esistenza: sono contento di aver vissuto così, son felice di ciò che ho fatto.
Non mi importava più di morire. Mi son detto: “È arrivato il tempo del riposo”.
È stato un viaggio in cui non mi sono sentito solo ma accompagnato dalla fede,
dal Signore che ho sentito accanto. Mi è solo spiaciuto pensare che stavo per
lasciare un mondo peggiore rispetto a quando sono nato.
Il profumo delle cipolle, della paprika (“dolce e piccante”, precisa fratel
Bianchi), del cumino, della carne prende il posto delle parole. Fratel Maurizio,
sfuma il tutto con un mestolo ma a dire l’ultima parola è Enzo, come lo chiamano
i suoi compagni di viaggio: “Mi raccomando, aggiungiamo brodo man mano che si
asciuga. Dovete imparare a farlo…”.
L'articolo Enzo Bianchi: “Il movimento pacifista si è indebolito. Da Papa Leone
XIV avrei voluto una parola più chiara sui conflitti in corso” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
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“Dall’Iran e da tutto il Medio Oriente continuano a aggiungere notizie che
destano profonda costernazione: agli episodi di violenza e devastazione e al
diffuso clima di odio e paura, si aggiunge il timore che il conflitto si
allarghi e altri paesi della regione, tra cui il caro Libano, possano
sprofondare nuovamente l’instabilità”. Così Papa Leone XIV all’Angelus ha
rinnovato il suo appello: “Cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi e si
apra uno spazio di dialogo nel quale si possa sentire la voce dei popoli”.
Il Pontefice ha quindi pregato la Madonna: “Affido questa supplica a Maria,
regina della pace. Interceda per coloro che soffrono a causa della guerra e
accompagni i cuori lungo sentieri di riconciliazione e speranza”.
L'articolo Il Papa all’Angelus: “Dall’Iran e dal Medio Oriente notizie che
destano profonda costernazione. Cessi il suono delle bombe” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Continuiamo a pregare per la pace. Le strategie di potenze economiche e
militari – ce lo insegna la storia – non danno futuro all’umanità. Il futuro sta
nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli”. Continua a parlare di cessazione
di conflitti e ribadire la sua contrarietà alla corsa alle armi Papa Leone XIV,
che il Vaticano ha specificato, in riferimento a notizie di stampa, non andrà
negli Usa nel 2026. Dal balcone di piazza San Pietro ha poi ricordato
nell’Angelus anche alle popolazioni colpite dalle alluvioni in tutto il
Mediterraneo. “La mia preghiera per le popolazioni del Portogallo, del Marocco,
della Spagna, in particolare di Grazalema in Andalusia e dell’Italia
meridionale, specialmente di Niscemi in Sicilia, colpite da inondazioni e frane.
Incoraggio le comunità a rimanere unite e solidali con la materna benedizione
della Vergine Maria”.
Nella Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone,
ha poi ringraziato “le religiose e tutti coloro che si impegnano per contrastare
ed eliminare le attuali forme di schiavitù. Insieme a loro dico: la pace
comincia con la dignità”, ha continuato Leone XIV, esprimendo dolore e
preoccupazione per i “recenti attacchi contro varie comunità in Nigeria che
hanno causato gravi perdite di vite umane. Esprimo la mia vicinanza a tutte le
vittime della violenza e del terrorismo e auspico che le autorità competenti
continuino ad operarsi con determinazione per garantire la sicurezza e la tutela
della vita di ogni cittadino”. Infine ha invitato tutti i sacerdoti “ad essere
fedeli nella quotidianità vissuta con semplicità e austerità”, ricordando le
virtù del sacerdote Salvador Valera Parra, beatificato ieri in Spagna.
L'articolo Leone XIV: “Le strategie militari non danno futuro all’umanità”.
Vaticano smentisce viaggio del Papa negli Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Nelle condizioni di incertezza e di sofferenza del mondo attuale sembrerebbe
impossibile la gioia. Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di
Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e
non di rado accusato di favorire avversari e nemici“. sono le parole di Papa
Leone nell’Angelus di Santo Stefano protomartire.
Il Pontefice torna a parlare di pace dopo il messaggio di Natale: “Giovani
costretti alle armi capiscono l’insensatezza della guerra e le menzogne di chi
li manda a morire”, aveva detto Papa Leone. “Il cristiano non ha nemici, ma
fratelli e sorelle, che rimangono tali anche quando non ci si comprende”,
ricorda oggi aggiungendo che quello di Santo Stefano “è il volto di chi non se
ne va indifferente dalla storia, ma la affronta con amore”.
“Il Mistero del Natale – prosegue il Papa – ci porta questa gioia: una gioia
motivata dalla tenacia di chi già vive la fraternità, di chi già riconosce
attorno a sé, anche nei propri avversari, la dignità indelebile di figlie e
figli di Dio. Per questo Stefano morì perdonando, come Gesù: per una forza più
vera di quella delle armi“. “È una forza gratuita – sottolinea -, già presente
nel cuore di tutti, che si riattiva e si comunica in modo irresistibile quando
qualcuno incomincia a guardare diversamente il suo prossimo, a offrirgli
attenzione e riconoscimento. Sì, questo è rinascere, questo è venire nuovamente
alla luce, questo è il nostro Natale!”. Così il cristiano può opporre “la cura
alla prepotenza, la fede alla sfiducia”.
L'articolo Il Papa all’Angelus: “Chi oggi crede alla pace è spesso ridicolizzato
e spinto fuori dal discorso pubblico” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per la prima volta, un Papa entra ufficialmente nella classifica dei personaggi
meglio vestiti dell’anno. Papa Leone XIV figura infatti nella tradizionale lista
dei 50 best dressed 2025 stilata da Vogue America, accanto a star del cinema,
della musica e della cultura globale. Un ingresso che sorprende solo in
apparenza e che segna, ancora una volta, l’incontro sempre più esplicito tra
moda, simboli del potere e rappresentazione pubblica. Il Pontefice compare nella
galleria dei personaggi più eleganti del 2025, insieme ad attori come Jacob
Elordi e Chloë Sevigny, artisti come Tyler, The Creator, ma anche figure
istituzionali e iconiche come Michelle Obama. La sua presenza non è trattata
come un’eccezione folkloristica: la scheda dedicata a Papa Leone XIV segue
esattamente lo stesso formato riservato agli altri protagonisti della lista.
Secondo Vogue, il Pontefice è “noto per aver rotto con i gusti volutamente umili
del suo predecessore, Papa Francesco, pur mantenendone il sarto e proseguendo
l’eredità papale dei paramenti liturgici di pregio”. Una scelta che la rivista
legge come un ritorno consapevole alla solennità visiva della tradizione, senza
rinunciare a un dialogo con il presente. Vogue sottolinea anche la sua apertura
verso il mondo della cultura e del cinema, citando l’invito in Vaticano a Monica
Bellucci e Cate Blanchett, interpretato come parte di un più ampio tentativo di
modernizzare l’immagine della Chiesa, “assecondando anche una dichiarata
cinefilia”.
Il miglior look del 2025, secondo la redazione americana, coincide con un
momento altamente simbolico: la prima apparizione pubblica di Papa Leone XIV
dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro. In quell’occasione, il
Pontefice ha indossato una mantella di mozzetta in raso rosso, accompagnata da
una stola rosso vinaccia ricamata in oro e da un pendente a croce con cordone di
seta dorata. Un insieme che Vogue descrive come perfetto equilibrio tra
autorità, continuità storica e forza iconografica. Alla base della selezione,
spiegano le redazioni di Vogue, c’è un criterio semplice ma rigoroso: aver
sfoggiato almeno un look davvero indimenticabile nel corso dell’anno. Non conta
la quantità, né la frequenza delle apparizioni, ma l’impatto visivo e simbolico.
Un principio che vale tanto per i red carpet quanto per contesti istituzionali e
che ha permesso l’ingresso del Pontefice in una lista tradizionalmente riservata
allo star system.
Le classifiche dei personaggi meglio vestiti del 2025 saranno condivise da tutte
le edizioni internazionali di Vogue e raccontano un anno attraversato da grandi
eventi: dagli Awards Season dei primi mesi dell’anno ai red carpet di Cannes e
Venezia, passando per il MET Gala e le sfilate di Parigi, Londra, New York e
Milano. Un panorama che intreccia moda, spettacolo, sport e potere simbolico.
Accanto a Papa Leone XIV compaiono nomi che raccontano la pluralità
dell’eleganza contemporanea: Vittoria Ceretti, Damiano David, Valeria Golino,
Anok Yai, Jannik Sinner, Laura Mattarella, Rihanna e A$AP Rocky, Bianca Balti,
Miuccia Prada, Pedro Pascal, Dua Lipa, Donatella Versace, Rosalía, Emma Stone,
Michelle Obama, Julia Roberts e molti altri.
L'articolo C’è anche Papa Leone XIV tra le star meglio vestite del 2025 secondo
Vogue: ecco qual è stato il suo “look” vincente proviene da Il Fatto Quotidiano.
Inizia l‘importante viaggio di Leone XIV. Il Papa è stato accolto in Turchia dal
capo della Diyanet, la presidenza degli affari religiosi, Safi Arpagus. Il
Pontefice è entrato scalzo, in segno di rispetto, nella moschea Sultan Ahmed
della capitale Istanbul. Il luogo di culto è conosciuto come Moschea Blu per il
colore turchese delle 21.043 piastrelle che la decorano.
Il muezzin della moschea, Asgin Tunca, ha riferito ai giornalisti del colloquio
avuto col Pontefice: “Gli ho detto che questa era la casa di Allah e gli ho
chiesto se voleva pregare, e lui ha risposto «no, osserverò in giro»”. Una
scelta diversa da quella dei suoi predecessori. Nelle ultime due visite, quella
di Papa Francesco nel 2014 e di Papa Benedetto XVI nel 2006, la preghiera
silenziosa compiuta dai pontefici richiese una puntualizzazione del Vaticano che
la definì non una preghiera comune quanto “un’adorazione”.
Dopo la visita di Leone XIV, la Santa Sede ha fatto sapere che “il Papa ha
vissuto la visita alla Moschea in silenzio, in spirito di raccoglimento e in
ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti si raccolgono lì
in preghiera”. Una scelta, questa del nuovo pontefice, che va letta nel contesto
del suo primo viaggio internazionale, che toccherà anche drammatici teatri di
guerra nel medio-oriente. Domenica è atteso a Beirut, in Libano.
Chiare le sue parole a proposito del tormentato contesto medio-orientale: “L’uso
della religione per giustificare la guerra e la violenza, come ogni forma di
fondamentalismo e di fanatismo, va respinto con forza, mentre le vie da seguire
sono quelle dell’incontro fraterno, del dialogo e della collaborazione”. Spazio
anche all’importanza della “fratellanza e sorellanza universale
indipendentemente dall’etnia, dalla nazionalità, dalla religione o
dall’opinione”. Per il Santo Padre, infatti, “non sarebbe possibile invocare Dio
come Padre se rifiutassimo di riconoscere come fratelli e sorelle gli altri
uomini e donne, anch’essi creati a immagine di Dio”.
Il viaggio ha interessato venerdì anche Iznick, nell’Anatolia settentrionale, la
cittadine storicamente nota come Nicea. Qui il Papa si è raccolto in preghiera
in riva al lago, accompagnato da rappresentanti della chiesa ortodossa e del
patriarca Bartolomeo. A Nicea, dal 20 maggio al 19 giugno dell’anno 325,
l’imperatore Costantino convocò tutti i vescovi dell’oikouméne, tutta la terra
abitata conosciuta. Fu appunto quello il primo consiglio ecumenico e passò alla
storia per la condanna all’arianesimo e per la decisione sulla data in cui si
sarebbe celebrata la Pasqua.
Da tempo nella Chiesa si denuncia quello che Prevost ha definito “arianesimo di
ritorno, presente nella cultura odierna e a volte tra gli stessi credenti”. Il
termine era stato utilizzato anche da Joseph Ratzinger negli anni Novanta.
L’arianesimo è una dottrina considerata eretica elaborata dal Vescovo Ario nel
IV secolo. Al centro è la negazione la qualità consubstanziale di Cristo, cioè
l’idea che il Figlio sia “della stessa sostanza” del Padre, ovvero che Cristo
sia allo stesso livello di Dio e non subordinato a lui come invece riteneva
Ario. Il Concilio di Nicea, invece, definì Cristo homooúsios, cioè “della stessa
sostanza” del Padre.
“Se Dio non si è fatto uomo, come possono i mortali partecipare alla sua vita
immortale? Questo era in gioco a Nicea ed è in gioco oggi”, ha dichiarato Papa
Leone. Per il nuovo pontefice la figura di Gesù Cristo è centrale e la sua
difesa in quanto divinità e non semplice intermediario è anche un monito ai
fedeli. Prevost ammette che “il 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea è
un’occasione preziosa per chiederci chi è Gesù Cristo nella vita delle donne e
degli uomini di oggi, chi è per ciascuno di noi. Questa domanda interpella in
modo particolare i cristiani, che rischiano di ridurre Gesù Cristo a una sorta
di leader carismatico o di superuomo, un travisamento che alla fine porta alla
tristezza e alla confusione”.
L'articolo Il Papa scalzo nella moschea blu di Istanbul. Perché lo storico
viaggio rivela la linea spirituale di Leone XIV proviene da Il Fatto Quotidiano.