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Magherini, la Cedu condanna l’Italia per la morte durante il fermo dei carabinieri: “Carenze nella formazione degli agenti”
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nella notte del 3 marzo 2014 durante un fermo dei carabinieri: Magherini morì dopo essere stato ammanettato a pancia in giù, rimanendo in quella posizione anche dopo aver apparentemente perso conoscenza. Secondo i giudici di Strasburgo, lo Stato italiano è responsabile del decesso poiché non sussisteva l’assoluta necessità di mantenere l’uomo immobilizzato a terra in posizione prona per circa venti minuti. La sentenza, approvata all’unanimità, stabilisce che sono state violate due disposizioni dell’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, riguardanti il diritto alla vita e l’adeguatezza delle indagini. La Corte ha inoltre riscontrato carenze strutturali nella formazione delle forze dell’ordine e l’assenza di linee guida chiare sulle tecniche di immobilizzazione rischiose, oltre a criticare l’indipendenza delle prime fasi dell’inchiesta, durante le quali alcuni testimoni furono ascoltati da agenti coinvolti nei fatti. Per queste ragioni, lo Stato dovrà versare ai familiari della vittima 140mila euro per danni morali e 40mila euro per le spese legali. Il padre di Riccardo, Guido Magherini, ha accolto la notizia con commozione, dichiarando che finalmente suo nipote Brando può avere la certezza che suo padre era una persona perbene. “Siamo felici e al tempo stesso la nostra arrabbiatura è aumentata sotto l’aspetto di come si sono comportati – ha dichiarato -. Sapevamo che loro avevano fatto cose che non erano consone alla divisa che portavano addosso. La sentenza dice certe cose per cui c’è da preoccuparsi e da mettersi le mani nei capelli”. “Oggi è una giornata in cui giustizia è fatta per Riccardo e per tutti noi”, ha aggiunto Andrea Magherini (foto), fratello di Riccardo. “In quel momento Riccardo andava girato, e doveva essere fatto respirare”. Sul comportamento dei carabinieri torna anche l’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, che ha definito il pronunciamento come una sentenza storica di enorme rilevanza giuridica e politica. Secondo il legale, il procedimento era già stato qualificato dalla Cedu come un caso pilota che dovrebbe spingere l’Italia a dotarsi di una legge specifica sui fermi o a mutare la propria giurisprudenza. La decisione della Corte europea giunge dopo che il sistema giudiziario italiano aveva definitivamente chiuso il caso nel 2018 con l’assoluzione dei militari coinvolti. Il 15 novembre 2018, la quarta sezione penale della Cassazione aveva infatti annullato senza rinvio le condanne per omicidio colposo a carico di tre carabinieri, stabilendo che il fatto non costituisce reato. Secondo gli ermellini, la morte dell’ex calciatore non era prevedibile per i militari, i quali non possedevano le competenze scientifiche necessarie per comprendere che la posizione prona, associata all’assunzione di cocaina, avrebbe potuto causare un arresto cardiocircolatorio. La Cedu, pur condannando lo Stato, ha precisato di non voler mettere in discussione tale assoluzione penale individuale, focalizzandosi invece sulle responsabilità istituzionali e sulla mancanza di preparazione tecnica degli operatori. Il processo italiano era iniziato in seguito ai fatti di Borgo San Frediano, dove Magherini, in preda a una crisi di panico e allucinazioni, era stato bloccato dai militari mentre invocava aiuto. In primo e secondo grado, i tre carabinieri erano stati condannati a pene tra i sette e gli otto mesi. La Corte d’appello di Firenze aveva inizialmente ritenuto che, nonostante l’intossicazione da stupefacenti, l’immobilizzazione forzata fosse stata letale impedendo il necessario apporto di ossigeno. Altri imputati, tra cui i volontari della Croce Rossa e un quarto carabiniere, erano stati invece assolti già nei primi gradi di giudizio. La ricostruzione finale della Cassazione ha ribaltato le condanne precedenti, ritenendo che ai militari non fosse esigibile una conoscenza medica approfondita in quel ristretto arco temporale. L'articolo Magherini, la Cedu condanna l’Italia per la morte durante il fermo dei carabinieri: “Carenze nella formazione degli agenti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gli studenti sospesi affiancheranno vigili e servizi di emergenza sulle strade: il progetto in una scuola di Bergamo
Gli studenti sospesi o espulsi dalla scuola potranno affiancare le forze dell’ordine, la Polizia locale, gli operatori del 112, della Protezione Civile e i servizi di emergenza e volontariato territoriale. È il progetto dell’istituto di istruzione superiore “Guido Galli” di Bergamo in collaborazione con l’associazione “Ragazzi On the Road”, nata 18 anni fa proprio nella Bergamasca, in Val Seriana. Il percorso è coordinato dal dirigente scolastico Brizio Luigi Campanelli, che ha scelto di coinvolgere alunni sospesi o destinatari di provvedimenti disciplinari, offrendo loro una possibilità concreta di riorientamento positivo. La supervisione educativa e psicologica è affidata a Lorenzo Brollo, psicologo con competenze in psicologia del traffico e dell’emergenza, responsabile dell’équipe educativa di Ragazzi On the Road e referente per scuole e università. “La nuova disciplina in materia di sanzioni disciplinari prevede che i consigli di classe, nel caso di sospensioni superiori a due giorni, deliberino attività di cittadinanza attiva e solidale da svolgere presso le strutture ospitanti con le quali l’istituzione scolastica, nell’ambito della propria autonomia, stipula convenzioni, assicurando il raccordo e il coordinamento con le medesime”, spiega il preside Campanelli. “Queste convenzioni disciplinano il percorso formativo personalizzato di attività di cittadinanza attiva e solidale, i tempi, le modalità, il contesto e i limiti del suo svolgimento presso le strutture ospitanti, nonché le rispettive figure di riferimento. Come istituto, non abbiamo potuto fare a meno di pensare all’associazione Ragazzi On the Road che conosco da anni e apprezzo per l’alto valore formativo ed educativo delle attività che propone. Per questo motivo abbiamo deciso di avviare una sperimentazione sottoscrivendo una convenzione che regolamenterà il percorso da seguire per gli studenti che chiederanno la conversione della sanzione in attività da svolgersi mediante l’associazione”. Cosa faranno nello specifico questi giovani? Affiancheranno le forze dell’ordine nel ruolo di osservatori, usciranno la notte con la polizia locale, statale, con i mezzi di soccorso, con la Guardia di Finanza. Impareranno sul campo le “regole” e il lavoro di questi uomini e donne. “On The road” è presente in Italia da 18 anni, in oltre 150 Comuni, coinvolgendo nelle proprie attività circa 1.500 ragazzi. A capo della struttura un giornalista, Alessandro Invernici, che dopo la cronaca dell’ennesimo incidente ebbe l’idea di proporre alle scuole di accorciare le distanze tra giovani e istituzioni, abbattendo stereotipi e pregiudizi, e trasformando i partecipanti in cittadini consapevoli, responsabili e capaci di fare la differenza. Un mese e mezzo fa hanno firmato a Roma un protocollo d’intesa con il Viminale affinché la sperimentazione parta su dieci aree pilota del Paese. Intanto, la prima prova relativa alle sospensioni a Bergamo partirà a breve. L'articolo Gli studenti sospesi affiancheranno vigili e servizi di emergenza sulle strade: il progetto in una scuola di Bergamo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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