Anno nuovo multa nuova per Poltronesofà. L’Antitrust ha sanzionato l’azienda di
divani per pratiche scorrette nella politica di sconti, dandole una multa da 1
milione di euro. Il procedimento, spiega il garante della concorrenza nel suo
bollettino settimanale, riguarda “la pratica commerciale posta in essere dalla
società Poltronesofà S.p.A. consistente nella indicazione, ingannevole e
omissiva, di una asserita convenienza del prezzo praticato per i divani
appartenenti alla Collezione Promo, pubblicizzato durante le campagne
promozionali diffuse attraverso Tv, radio, social media e internet”.
Più nel dettaglio, l’Antitrust spiega che Poltronesofà, a partire almeno
dall’inizio di gennaio 2023, ha enfatizzato – attraverso campagne pubblicitarie
per promuovere la vendita promozionale di divani appartenenti alla Collezione
Promo – l’esistenza di un rilevante “sconto” rispetto a un prezzo assai
superiore, indicato come “barrato”. “In realtà, avuto riguardo anche alla
frequenza della diffusione delle citate campagne, l’istruttoria ha dimostrato
l’insussistenza della convenienza (enfatizzata ingannevolmente) del prezzo
pubblicizzato con i messaggi promozionali, considerato che i prodotti di tale
collezione si caratterizzano di per sé per essere strategicamente destinati alla
commercializzazione ‘per un periodo più breve’ e alla vendita, principalmente,
‘a prezzi promozionali'”.
Secondo l’Antitrust, la pratica commerciale posta in essere da Poltronesofà,
“risulta scorretta ai sensi degli articoli 20, 21 e 22, del Codice del consumo,
in quanto contraria alla diligenza professionale e idonea a indurre i
consumatori ad assumere una decisione di natura commerciale che altrimenti non
avrebbero preso, sulla base di informazioni ingannevoli, ambigue e omissive”.
Non è la prima volta che capita. Polotronesofà era già stata multata
dall’Antitrust nel 2021 con una multa di pari importo, 1 milione di euro, per
pubblicità ingannevole e omissiva per le promozioni “Doppi saldi doppi
risparmi-Sconto 50%+fino a 40% su tutta la collezione+48 mesi senza interessi”,
“Supervalutiamo il tuo divano fino a 1.500 Euro” e “25% di sconto+un altro 25%
su tutta la collezione”. La multa, confermata dal Tar nel 2022, è stata in
seguito dimezzata a 500mila euro per disposizione del Consiglio di Stato al
quale la società aveva fatto ricorso.
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pubblicitarie su sconti inesistenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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In un panorama editoriale ancora attraversato da incertezze — tra la ripresa non
omogenea del mercato del libro, la pressione dell’online e le trasformazioni dei
modelli di business delle testate culturali — qualche segnale di controtendenza
arriva dal settore specializzato. È il caso della torinese Allemandi, storica
casa editrice attiva dal 1983, che nel primo anno sotto la nuova compagine
societaria annuncia risultati economici ben superiori alle attese.
Il Consiglio di Amministrazione, riunito il 4 dicembre, ha approvato previsioni
di chiusura per il 2025 che indicano ricavi oltre i 5,5 milioni di euro, con un
incremento di più di due milioni rispetto al budget precedente all’acquisizione.
La crescita riguarda sia l’area libri (+105%) sia Il Giornale dell’Arte, che
migliora del 36%. Secondo i parametri del settore, la performance consente ad
Allemandi di collocarsi tra gli editori di media dimensione.
Accanto all’aumento dei ricavi, la società stima utili per circa 400mila euro,
più del doppio rispetto alle previsioni originarie. A incidere, spiegano il
presidente Michele Coppola e l’amministratore delegato Luigi Cerutti, sono
l’allargamento del pubblico di lettori e inserzionisti, un controllo dei costi
ritenuto più rigoroso e una riorganizzazione editoriale avviata dopo l’ingresso
dei nuovi responsabili del settore libri e del Giornale dell’Arte, Pietro Della
Lucia e Luca Zuccala.
Oltre ai numeri, l’editrice ha puntato su una serie di iniziative considerate
strategiche. Tra queste, l’acquisizione della gestione del bookshop della mostra
“Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale, inaugurata alla presenza del
presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e il volume fotografico di Ray
Giubilo dedicato alle ATP Finals di Torino, che ha registrato buoni riscontri
commerciali.
Il percorso di rilancio si inserisce in un quadro proprietario completamente
rinnovato: nel 2024 i rami industriali della società erano stati acquisiti da
Intesa Sanpaolo, Fondazione 1563 della Compagnia di San Paolo e Fondazione CRC,
con l’obiettivo dichiarato di restituire ad Allemandi un ruolo di primo piano
nell’editoria culturale. Una missione che, nelle intenzioni dei soci, guarda
anche oltre la dimensione nazionale.
Sul fronte dell’informazione culturale, rimane centrale Il Giornale dell’Arte,
che da oltre quarant’anni rappresenta un osservatorio privilegiato sul sistema
artistico italiano e internazionale. Nel 2025 la piattaforma digitale ha
ampliato l’offerta con un’area riservata gratuita che mette a disposizione
articoli premium e l’intero archivio della testata, digitalizzato e ricercabile.
Il bilancio positivo non cancella le sfide di un settore che continua a
confrontarsi con la transizione digitale, la frammentazione dei pubblici e la
necessità di modelli sostenibili. Ma indica almeno che, in alcuni segmenti
dell’editoria culturale, investimenti strutturati e una chiara identità
editoriale possono ancora generare risultati concreti. Per Allemandi, il
prossimo passo sarà il nuovo piano industriale, atteso nel corso del 2026:
l’obiettivo dichiarato è consolidare la crescita e posizionarsi come player
europeo dell’arte e della cultura.
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crescita, in controtendenza con il settore proviene da Il Fatto Quotidiano.
La prima causa italiana contro presunte violazioni del copyright legate
all’intelligenza artificiale è stata avviata. Reti Televisive Italiane (Rti) e
Medusa Film, società del gruppo Mediaset, hanno depositato un ricorso presso il
Tribunale Civile di Roma contro la startup statunitense Perplexity AI, accusata
di aver utilizzato “senza permesso e su larga scala” contenuti audiovisivi e
cinematografici per addestrare i propri sistemi di AI generativa.
Secondo Rti e Medusa, l’attività della società statunitense non si limita al
semplice data scraping: rappresenterebbe una violazione dei diritti d’autore e
di altri diritti connessi, minacciando l’industria culturale e creativa. Con il
ricorso, le due aziende chiedono il blocco immediato di qualsiasi utilizzo non
autorizzato, il riconoscimento della responsabilità civile e il risarcimento dei
danni, con l’applicazione di una penale giornaliera in caso di nuove violazioni.
Il caso italiano si inserisce in un contesto internazionale già teso. Negli
Stati Uniti, Perplexity AI è stata citata da Encyclopaedia Britannica e
Merriam-Webster per aver riprodotto articoli e definizioni protette da
copyright, mentre altri gruppi editoriali, tra cui società legate a News Corp e
la Bbc, hanno segnalato un uso non autorizzato dei loro contenuti per
l’addestramento di modelli di AI. Anche in Giappone quotidiani come Asahi
Shimbun e Nikkei hanno presentato denunce simili.
Il contenzioso tocca uno dei nodi cruciali del dibattito sull’intelligenza
artificiale: come conciliare l’innovazione tecnologica con la tutela dei
contenuti creativi e la protezione del lavoro giornalistico e audiovisivo.
Perplexity AI non ha ancora rilasciato commenti sull’iniziativa legale, ma il
caso Rti-Medusa potrebbe segnare un precedente rilevante per le future
regolamentazioni in Italia e in Europa.
Aravind Srinivas, amministratore delegato di Perplexity AI, in passato
presentando il Publisher Program, che prevede la condivisione dei ricavi con gli
editori, aveva dichiarato: “Perplexity non può avere successo senza gli editori.
Non prendiamo i contenuti degli editori e non ci formiamo sopra dei modelli.
Vogliamo creare qualcosa di diverso, ovvero condividere le nostre entrate”.
L'articolo Copyright e AI, prima causa in Italia: Rti e Medusa contro Perplexity
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