Tag - Abuso d’ufficio

“Malsani fenomeni di nepotismo, ma l’abuso d’ufficio non è più reato”. La procura chiede di archiviare l’indagine sulle assunzioni vip per Milano-Cortina
La prima disciplina delle Olimpiadi invernali 2026 fu la corsa ad accaparrarsi un posto di lavoro ben remunerato. “Ogni settimana arrivavano pacchi di curriculum… Politici, non politici, imprenditori, amici, figlio, cugino, chiunque c’aveva qualcuno da portarmi”, ha raccontato ai pm l’ex ad della Fondazione Milano-Cortina, Vincenzo Novari. Al termine delle indagini, sono ben 35 le assunzioni individuate, quelle che avrebbero risposto a “malsani fenomeni di favoritismo, nepotismo o clientelari“. Eppure, non c’è nessun reato. Il motivo? Perché l’abuso d’ufficio “non è più previsto dalle legge come reato”. Con questa motivazione la Procura di Milano ha dovuto archiviare l’inchiesta sulle cosiddette assunzioni vip della Fondazione Milano Cortina 2026, l’ente organizzatore delle prossime Olimpiadi invernali. Tra di loro, figurano nomi altisonanti: da Lorenzo Cochis La Russa, figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa, fino a Livia Draghi, nipote dell’ex premier e presidente della Bce Mario Draghi. Il fascicolo contro ignoti è uno dei tre filoni dell’inchiesta complessiva sugli appalti olimpici, che riguarda anche la corruzione e turbativa per le gare della cybersicurezza (gli atti sono alla Consulta sulla natura pubblica o privata dell’ente) e i rapporti di fatturazione tra Deloitte e Fondazione Milano-Cortina. Tra gli indagati c’è anche l’ex ad Novari. Gli atti dell’inchiesta sulle assunzioni vip sono comunque stati trasmessi dai pm milanesi alla Corte dei Conti per valutare eventuali danni erariali. Mentre sulla richiesta di archiviazione dovrà esprimersi ora la gip di Milano, Patrizia Nobile, dopo aver letto le 92 pagine firmate dai pm Francesco Cajani e Alessandro Gobbis con l’aggiunta Tiziana Siciliano. “CARENZA DI TRASPARENZA E IMPARZIALITÀ NELLE ASSUNZIONI” Nella richiesta di archiviazione, è riportata un’annotazione dello scorso maggio del Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Milano, che sottolinea come la “carente applicazione dei principi” di “trasparenza, pubblicità e imparzialità” in “ambito di reclutamento del personale” abbia “alimentato, a partire dagli organi di informazione, sin dai primi mesi di operatività, i dubbi circa malsani fenomeni di favoritismo, nepotismo o clientelari“. Sebbene “la pagina web della Fondazione riproponga notizie afferenti l’individuazione delle figure” da ricercare non consente, però, “la consultazione degli esiti delle procedure selettive che restano allo stato riservate, né i meccanismi oggettivi e trasparenti su cui la selezione dovrebbe fondarsi”. In sostanza, la Procura milanese ha individuato “mancanza di trasparenza” in oltre 30 contratti, “in merito alle segnalazioni ‘caldamente’ (o ‘fortemente‘) inoltrate per il tramite di esponenti pubblici, così come ricordate dallo stesso Novari”, appunto l’ex ad della Fondazione. “A LIVIA DRAGHI RIMBORSATI TUTTI I BIGLIETTI PER LA TRATTA MILANO-ROMA” Nella richiesta di archiviazione gli inquirenti riportano una serie di testimonianze, tra cui anche gli interrogatori proprio dell’ex ad Novari. Dagli accertamenti della Finanza, tra l’altro, scrive la Procura, è emersa “l’esistenza di alcuni benefit, difficilmente giustificabili, assegnati ad alcuni dipendenti“. È “il caso, per esempio, del contratto di Livia Draghi“, nipote dell’ex premier, in cui è stata riscontrata “l’aggiunta” del “rimborso integrale biglietti aerei e ferroviari per la tratta Milano-Roma, andata e ritorno, per 3 mesi dall’inizio del rapporto, Sim e portatile aziendale”. O ancora “della circostanza della ‘vettura con autista a spese della Fondazione'” per Antonio Marano, il cui contratto è tra quelli finiti nel mirino. Circostanza, scrivono i pm, “di cui Varnier“, l’attuale ad della Fondazione, “si lamenta con Malagò in una conversazione del 19 aprile del 2024″. Anche “per tali motivi”, spiegano i pm, gli atti di questa indagine vengono trasmessi “al Procuratore della Corte dei Conti” della Lombardia per eventuali profili di danni erariali. TUTTI I “SEGNALATI” DAL POTERE Ci sono state assunzioni legate al “mondo politico” o aziende di Stato e manager vicini alla fondazione. Un caso è quello del secondogenito di La Russa, che ha percepito oltre 110mila dalla Fondazione come “manager junior event“. Ai cronisti, l’ex ad Novari disse: “Sul figlio di La Russa, in assoluto il padre mi ha detto ‘Fai come vuoi‘, quindi non c’era alcun tipo di pressione. È chiaro che il suo curriculum non l’ho trovato per terra”. Giustificazione diversa invece per la nipote di Draghi, Livia, assunta a 314mila euro come “capo dei contenuti video”: il suo nome fu caldeggiato dal presidente della Fondazione ed ex numero 1 del Coni, Giovanni Malagò. Novari spiegò: “Era esattamente il profilo che stavo cercando”. Ma la lista delle assunzioni vip è lunga: c’è ad esempio Lavinia Prono, ex segretaria dello stesso La Russa quando era ministro della Difesa. Oppure Giacomo Granata, figlio del manager Eni Claudio Granata. Ma anche Flaminia Tamburi, sciatrice e figlia dell’ex presidente e ad di Enel Italia, Carlo Tamburi. Senza dimenticare manager di società di Stato come Anas e Rai (c’è anche l’ex deputato ed ex direttore del Tg2, Antonio Marano). E ancora, si va da mogli, figli e parenti di stilisti, fino a dipendenti della presidenza del consiglio. Infine, la guardia di finanza ha segnalato anche gli ex dipendenti di H3G Spa, quando il colosso delle tlc era guidato da Vincenzo Novari. LE MOTIVAZIONI DELLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE Dopo aver ricostruito questo quadro, però, i pm chiedono al gip di archiviare il fascicolo a carico di ignoti. Le motivazioni sono chiare: da un lato l’abuso d’ufficio “non è più previsto dalla legge come reato“. È stato abolito con la riforma Nordio, la legge firmata dall’attuale Guardasigilli e approvata dall’attuale maggioranza di destra nel luglio 2024. Inoltre, i pm ritengono di non poter perseguire i reati anche perché l’ipotesi turbativa d’asta nelle gare private per conto di amministrazioni pubbliche sussiste solo nell’acquisto di “beni e servizi” e non per “l’assunzione di personale“. L'articolo “Malsani fenomeni di nepotismo, ma l’abuso d’ufficio non è più reato”. La procura chiede di archiviare l’indagine sulle assunzioni vip per Milano-Cortina proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sport
Olimpiadi Milano-Cortina 2026
Abuso d’ufficio
Nordio: “In Ue ha vinto l’Italia, l’abuso d’ufficio non sarà obbligatorio”. Antoci (M5s): “Falso, il reato va reintrodotto”
Carlo Nordio accusa Giuseppe Conte di diffondere fake news: “L’abuso d’ufficio è stato stralciato dalla direttiva europea anticorruzione“. Dal Movimento 5 stelle gli rispondono l’opposto: “Dimostra confusione giuridica, l’Italia è rimasta isolata”. Ognuno tira l’acqua al proprio mulino sull’accordo raggiunto martedì dal trilogo – il tavolo informale tra Parlamento, Commissione e Consiglio Ue – che ora dovrà essere ratificato da un voto dell’Eurocamera. La proposta di direttiva, elaborata dopo lo scandalo Qatargate, era rimasta bloccata a lungo per le resistenze dell’Italia, che voleva evitare a tutti i costi la reintroduzione del reato di abuso d’ufficio cancellato dalla legge Nordio. Alla fine si è arrivati a un compromesso: la fattispecie è stata inserita ma con un altro nome (“Esercizio illecito di funzioni pubbliche”) e lasciando agli Stati ampia libertà su quali condotte dei pubblici ufficiali incriminare. In questo modo il governo di Roma potrà provare a sostenere che la previsione della direttiva sia già “coperta” da altri reati. Di fatto però il testo approvato sancisce l’obbligo per il nostro Paese di criminalizzare almeno una parte del “vecchio” abuso d’ufficio. E così martedì sera, subito dopo il via libera, Conte ha parlato di “brutta figura per l’Italia“: “In un’Europa travolta da un nuovo scandalo corruzione, dobbiamo anche fare la figura degli ultimi della classe sul tema della legalità”. Dopo due giorni di silenzio, giovedì Nordio ha risposto al leader 5 stelle dando una versione del tutto opposta: “La direttiva sull’anticorruzione è stata approvata il 2 dicembre accogliendo le istanze dell’Italia, sostenute dalla maggioranza degli altri Stati membri. Alla fine, il reato di abuso d’ufficio, originariamente previsto, è stato completamente stralciato. Hanno evidentemente convinto le nostre argomentazioni: l’Italia ha altri e molti reati (più di 17 fattispecie) che combattono i comportamenti illeciti dei pubblici funzionari”, afferma il ministro della Giustizia. “Sorprende che un esponente dell’opposizione, che è anche un giurista, possa storpiare la narrazione dei lavori della Commissione”, attacca. A rispondergli in brevissimo tempo è Giuseppe Antoci, eurodeputato pentastellato e relatore della direttiva: “Stupiscono le dichiarazioni del Ministro della giustizia per la confusione giuridica e l’assenza di una rigorosa analisi del testo. L’articolo 11 del testo prevede l’obbligo di recepire il reato di “esercizio illecito di funzione pubblica”, proprio il nostro ex abuso d’ufficio, nell’ordinamento giuridico italiano. Una valutazione confermata dai servizi giuridici del Parlamento europeo. La verità è che in Consiglio su questo testo l’Italia è rimasta isolata”, sostiene. “Il ministro Nordio inizi a lavorare sulla proposta da portare al Parlamento italiano per recepire questa direttiva una volta approvata. Sulla lotta alla corruzione e sulla legalità non si possono ammettere pressapochismi”, conclude. D’altra parte, che il governo non sia entusiasta del testo lo dimostra la bocciatura di un ordine del giorno presentato alla Camera della deputata Valentina D’Orso, capogruppo M5s in Commissione Giustizia, che impegnava l’esecutivo a “intraprendere tutte le necessarie iniziative, nelle opportune sedi istituzionali nazionali ed europee, volte a una rapida approvazione della proposta di direttiva”. “Con il parere contrario all’odg il governo ci preannuncia che non intende recepire la direttiva anticorruzione”, accusa D’Orso. “Il Paese che era avanguardia nel mondo con la legge Spazzacorrotti si sta riducendo ad essere fanalino di coda e uno Stato canaglia su questo tema fondamentale per la legalità, per colpa di un governo scellerato. Noi non vogliamo lasciare soli e indifesi i cittadini esposti a abusi di potere, clientelismi e soprusi come i favoritismi nei concorsi e nelle liste d’attesa nella sanità. Noi difendiamo i cittadini onesti e combattiamo il cuffarismo”, conclude. L'articolo Nordio: “In Ue ha vinto l’Italia, l’abuso d’ufficio non sarà obbligatorio”. Antoci (M5s): “Falso, il reato va reintrodotto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Carlo Nordio
Unione Europea
Abuso d’ufficio