Con il successo del No al referendum anche la terza delle tre riforme
istituzionali promesse dal governo Meloni rimane ferma al palo. Al voto popolare
si è arrivati in forza dell’accordo tra i tre principali partiti di governo: per
Forza Italia proprio la legge sulla separazione delle carriere dei magistrati,
per Fratelli d’Italia il premierato, per la Lega l’autonomia differenziata.
Se sulla riforma della Giustizia i risultati sono sotto gli occhi di tutti,
bisogna ricordare che il premierato, approvato dal Senato il 18 giugno 2024, è
dal luglio successivo fermo in commissione Affari costituzionali della Camera. E
lì probabilmente rimarrà, a questo punto definitivamente. Il percorso verso
l’autonomia differenziata, delineato dalla legge 86/2024, ha subito uno stop ed
è stato “smontato” dalla Consulta. E visto il trionfo netto del No ieri al sud,
anche il ddl Calderoli sulla definizione dei Livelli essenziali delle
prestazioni (Lep), i cui emendamenti devono essere votati dalla commissione
Affari costituzionali della Camera, potrebbe avere la strada in salita, anche se
il ministro per le Autonomie Roberto Calderoli – alla domanda se la bocciatura
della riforma della giustizia e le dimissioni del sottosegretario alla
Giustizia, Delmastro, avranno conseguenze sul governo – si è limitato a dire:
“Io penso all’autonomia e al resto e basta“. E sul completamento della riforma
dell’autonomia differenziata, ha tagliato corto: “L’autonomia per me sta
meglio”.
Non si ferma invece la riforma elettorale: martedì 31 marzo prenderà il via
l’iter in commissione Affari costituzionali della Camera. Insomma le riforme che
dovevano cambiare il Paese sono ferme e lo resteranno in buona parte. La legge
per cambiare le regole del gioco invece diventano prioritarie.
L'articolo Autonomia, giustizia, premierato: che fine hanno fatto le tre riforme
promesse dal governo Meloni? Non bella proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Autonomia differenziata
Nonostante l’allarme lanciato da Comuni, Regioni e Province e le minacce di
ostruzionismo provenienti dal Partito democratico, il governo tira dritto.
Niente stralcio, i Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep) rimangono nella
manovra finanziaria. Lo ha detto il ministro per i rapporti con il Parlamento
Luca Ciriani al termine della riunione in commissione Bilancio al Senato. Dopo
che la Corte costituzionale – nella sua sentenza di novembre – ha bocciato la
formulazione originaria dell’Autonomia differenziata contenuta nel ddl del
ministro leghista Roberto Calderoli, la destra rimettere in campo la riforma
inserendo in manovra articoli che disciplinano i Lep, i livelli essenziali delle
prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale.
Una decisione subito contestata dai dem che l’hanno definita
“anticostituzionale” perché – spiega il presidente dei senatori del Pd Francesco
Boccia – “con alcuni articoli reintroduce la definizione da parte del governo
dei Lep su scuola, sanità e trasporti, scelta già bocciata dalla Corte
costituzionale. Quegli articoli vanno cancellati e su questo faremo una
battaglia durissima fino all’ostruzionismo”.
Non la pensa così il governo, che esclude qualsiasi retromarcia sull’argomento.
“Noi abbiamo dato la disponibilità alle opposizioni, in particolare al Pd che
aveva chiesto spiegazioni, di una audizione anche in sede tecnica del ministro
Calderoli, questa disponibilità rimane, però i Lep sono un tema importante che
non può essere stralciato“, ha ribadito oggi il ministro Ciriani. “C’è una
questione di importanza politica e anche di urgenza – aggiunge – perché
l’approvazione dei Lep è legata al federalismo fiscale che è una milestone del
Pnrr. Quindi per vari motivi di carattere tecnico, politico e dei tempi del Pnrr
non può essere stralciato”, conclude. Non solo. Per Ciriani “ci sono dei
precedenti del governo Draghi in questa stessa direzione, quindi il tema è
perfettamente ammissibile e perfettamente costituzionale“.
Argomentazioni che non convincono il Partito democratico. “Le parole del
ministro Ciriani confermano solo una cosa: l’inserimento degli articoli che
riguardano i Lep nel testo della legge di bilancio sono il ‘prezzo‘ che il
governo deve pagare alla Lega, nel continuo scambio di potere che si svolge
dentro la maggioranza per tenere in vita il governo Meloni”, replica Boccia. Per
il presidente del senatori dem Ciriani non ha risposto alle obiezioni mosse: “La
scelta del governo di fatto aggira una sentenza della Consulta che ha bocciato
l’autonomia differenziata in salsa leghista”. Il Pd, pertanto, non cambia
posizione e conferma la battaglia: “Per noi quegli articoli sono
incostituzionali e le motivazioni di Ciriani sul merito, che non spiegano nulla,
nascondendosi dietro un presunto legame con il Pnrr, sono la conferma che questo
governo non si occupa dei problemi del Paese ma si regge solo su un patto di
potere”, conclude Boccia.
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“Pronti all’ostruzionismo” proviene da Il Fatto Quotidiano.