La condanna in prima istanza per appropriazione indebita di fondi pubblici ai
danni del Parlamento Ue, non ha impedito a Louis Alliot, vice presidente del
Rassemblement National, di candidarsi ed essere rieletto alla poltrona di
sindaco di Perpignan (col 50,61%), sin dal primo turno delle comunali di
domenica scorsa. Per i giudici di Parigi Louis Alliot – condannato nel 2025 a 18
mesi di prigione, di cui 12 con la condizionale, e tre anni di ineleggibilità –
ha partecipato a quel “sistema ben rodato” che avrebbe permesso per anni al
partito dell’estrema destra francese, Front National poi Rn, di finanziare con
fondi Ue dei falsi assistenti di eurodeputati che in realtà lavoravano per il
partito a Parigi.
È la stessa condanna che riguarda anche Marine Le Pen e che alla leader RN
potrebbe costare la candidatura per l’Eliseo nel 2027: la sentenza della corte
d’appello è attesa il 7 luglio. Né il processo per corruzione e traffico
d’influenze che incombe (è programmato dal 16 al 28 settembre), ha impedito a
Rachida Dati di “portare avanti la battaglia della sua vita”, quella per la
poltrona per l’Hôtel de Ville di Parigi. L’ex ministra della Giustizia dell’era
Sarkozy, ed ex ministra della Cultura di Macron, contesta i fatti: tra il 2009 e
il 2013, Rachida Dati, all’epoca europarlamentare, ha ricevuto una somma di 900
milioni di euro da Renault per “consulenze legali”, potenzialmente incompatibili
con il suo mandato all’Ue per il tribunale, secondo lei invece perfettamente
legali. La candidata gollista, già rieletta sindaco del 7mo arrondissement della
capitale, che ha diritto alla presunzione di innocenza, ma rischia di fatto
l’ineleggibilità, sfiderà il socialista Emmanuel Grégoire al ballottaggio di
domenica prossima. Per lei voterà tutto il blocco di centro-destra, dai
macronisti alla destra più radicale.
Non è l’Italia, è la Francia. Un’inchiesta di Mediapart, pubblicata oggi, si
chiede: “Come mai, sindaci condannati ottengono risultati così buoni alle
elezioni”? Per il caso di Alliot, la testata online ha chiesto il parere di un
avvocato, Christelle Mazza, nota per aver difeso diversi whistleblower della
funzione pubblica. La legale spiega: “La nostra epoca è segnata da persistenti
tendenze monarchiche, attraverso le quali viene accettata una forma di ius
primae noctis o di privilegio divino da chi detiene il potere, che può così
ignorare le regole comuni. La politica – continua – viene vista attraverso la
lente dell’uomo provvidenziale e del dominio. In Francia amiamo i re e le
regine”.
Non sono neanche gli Stati Uniti, è sempre la Francia. I casi citati sono
diversi. Anche David Rachline, vicino al Rn, è stato rieletto sindaco di Frejus
(e per la terza volta), sin dal primo turno (col 51,3% dei voti), malgrado le
diverse procedure giudiziarie che ha accumulato: Rachline comparirà tra l’altro
in tribunale a settembre con l’accusa di favoritismo e corruzione per aver
privilegiato delle aziende locali durante la sua attività al comune. Anche il
centrista dell’UDI Jean-Christophe Lagarde è stato rieletto a Drancy (col 62%)
malgrado la condanna nel 2022 a dieci mesi di detenzione con la condizionale e
due di ineleggibilità: i giudici ritengono che abbia procurato un “impiego
fittizio” di assistente parlamentare alla suocera, tra il 2009 e il 2010. Gli
elettori di Valence d’Agen non si sono lasciati scoraggiare dalla condanna
detentiva definitiva di sei mesi (sospesi) e una multa di 30.000 euro per
appropriazione indebita di beni aziendali e hanno rieletto sindaco Jean-Michel
Baylet, esponente del partito radicale di sinistra (PRG). Né si sono lasciati
scoraggiare dall’inchiesta per stupro su una quindicenne aperta nel 2021 e
archiviata un anno dopo per prescrizione.
A Puteaux sorprende il caso di Joëlle Ceccaldi-Raynaud, sindaca Les Républicains
dal 2004 e rieletta con un “sovietico” 72,3%. Gli oppositori la accusano di
“clientelismo”. Nel 2015, lo stesso Mediapart rivelò che Ceccaldi-Raynaud
nascondeva 102 lingotti d’oro da un chilo per un valore superiore ai 2 milioni
di euro in un banca del Lussemburgo. Nel 2020 la sindaca è stata indagata per
frode fiscale, ma le date del processo non sono mai state fissate. In questo
contesto, il giornale 20 Minutes chiama in causa Montesquieu, filosofo dei Lumi
e uno dei padri del modello repubblicano che, nel 1748, sentenziò: “Non ci vuole
molta probità perché un governo monarchico o dispotico si mantenga o si
sostenga”. E aggiungeva: “In uno stato popolare serve un’ulteriore forza
motrice, la virtù”.
L'articolo Francia, la carica dei politici rieletti a furor di popolo:
nonostante processi e condanne precedenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Dovremmo vergognarci, ci siamo sempre vantati di non avere fascisti nel nostro
stadio”. Il gruppo ultras più numeroso dell’Olympique Marsiglia ha pubblicato un
comunicato in cui ha invitato i tifosi a organizzarsi e mobilitarsi per votare
contro l’estrema destra al secondo turno delle elezioni municipali, in programma
in questo fine settimana. A Marsiglia, infatti, si è svolto il primo turno delle
elezioni municipali, dove l’unione delle sinistre (tranne LFI) ha spinto in
testa l’uscente Benoit Payant (36,7%), ma con il candidato del Rassemblement
National Frank Alloisio che lo tallona al 35%.
Al 12 si classifica la destra di Martine Vassal e al 10 il candidato degli
Insoumis Sebastien Delogu. Anche qui, poche o nulle le speranze di trovare
un’intesa tra le sinistre e il partito di Jean–Luc Mélenchon e il rischio di
consegnare la città alla destra è molto più che concreto. “L’estrema destra è
alle porte del potere nella nostra città. Non possiamo permettere che il partito
della divisione, del razzismo e della xenofobia trionfi e vinca nella seconda
città di Francia“, si legge in un comunicato dei “Vincitori del Sud” di
Marsiglia. “Noi che ci vantavamo di non avere fascisti nel nostro stadio, a
differenza di Lione, Lille o Parigi – dove il Rassemblement National ha ottenuto
solo risultati marginali – dovremmo vergognarci“.
La nota dei tifosi poi continua: “Domenica 22 marzo 2026, la tolleranza e la
visione della convivenza devono prevalere sull’odio e sulla segregazione (…) I
nostri anziani hanno sempre difeso ciò che è giusto; dobbiamo continuare. È
nostro dovere bloccare questo partito politico, che non rappresenta altro che
odio per gli altri”, aggiungono. Le elezioni si terranno lo stesso giorno in cui
l’OM ospiterà il LOSC Lille allo Stade Vélodrome nel campionato di Ligue 1. La
partita è stata spostata alle 17:15 a causa di potenziali problemi di sicurezza
in seguito a quella che si preannuncia come una notte elettorale decisiva.
“Marsiglia, svegliati”, insistono.
L'articolo “Marsiglia, svegliati. Dovremmo vergognarci”: l’appello degli ultras
OM contro l’estrema destra in vista del ballottaggio delle Municipali proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Mai (o quasi) un voto locale ha avuto così tanti significati. La Francia va oggi
alle urne per eleggere i consigli municipali, ma gli occhi e i pensieri sono
tutti per l’Eliseo. E per il risultato che l’estrema destra del Rassemblement
National, data come la grande favorita del 2027, otterrà. Il Paese tramortito
dalle scorse elezioni Europee e dallo scioglimento dell’Assemblea Nazionale, da
mesi è in balìa di maggioranze instabili e di scontri politici che ne hanno
aumentato la polarizzazione. L’uccisione del militante di estrema destra di un
mese fa è solo il culmine di una tensione altissima e che per forza di cose
influenzerà il voto sui territori. Da Parigi a Lione fino a Marsiglia e Nizza,
le elezioni racconteranno molto di quello che potrebbe o non potrebbe succedere
l’anno prossimo.
CHI SOGNA E CHI MENO
Il partito di Marine Le Pen, in attesa di sapere se la leader sarà
effettivamente riabilitata dai giudici e potrà correre per la presidenza, si
scalda per questo primo turno elettorale. Da sempre più deboli quando si tratta
di affrontare i voti locali, in questa tornata il Rassemblement National spera
di poter sfruttare la spinta che li vede in sempre maggiore ascesa. L’obiettivo
è quello di ottenere poche città come “vetrine simboliche”. Attenzione massima
su Perpignan (dove già governano), Tolone, Nizza, Lens e Mentone. Delicatissima
la sfida a Marsiglia e Nimes. Nelle sfide amministrative sono i Socialisti e i
Repubblicani a uscirne vincitori, proprio perché a essere premiati sono i
partiti più radicati sui territori. Ma questa elezione dirà se gli estremi, dal
Rassemblement national a la France Insoumise, riusciranno a radicarsi
maggiormente. Duro il periodo per il partito di Jean-Luc Mélenchon, sempre più
bollato come estremo e costretto a trovare nuovi assi. Come sempre, chi sceglie
il sindaco o la sindaca pensa ai problemi locali, ma – soprattutto nelle grandi
città – le influenze delle dinamiche nazionali saranno molto forti. Tempo
massimo una settimana e si avranno le prime risposte: si vota contemporanemante
in tutti i quasi 35mila Comuni, ma per avere i risultati definitivi bisognerà
aspettare l’eventuale ballottaggio del 22 marzo.
PARIGI, LA SFIDA A CINQUE PER IL DOPO HIDALGO
Finita dopo dodici anni l’epoca della socialista Anne Hidalgo, la sfida è tra il
collega di partito Emmanuel Grégoire (sostenuto anche da Ecologisti e comunisti)
e la candidata dei Républicains, nonché ex ministra della Cultura, Rachida Dati.
Gli ultimi sondaggi danno il primo in vantaggio al 32% contro il 26,5 per cento
della seconda. Segue al 13,5% Sarah Knafo, candidata di Reconquete, l’estrema
destra (più a destra del Rassemblement National) del polemista ultraconservatore
Eric Zemmour. Quarto il candidato di centrodestra Pierre-Yves Bournazel, al 12%.
Supera la soglia del 10 per cento, necessaria per accedere al secondo turno,
anche la candidata de la France Insoumise Sophia Chikirou, destinata a creare
non pochi malumori alla compagine di sinistra. Il Rassemblement National schiera
l’eurodeputato Thierry Mariani che, seppur in rincorsa, potrebbe far valere i
suoi voti per accordi successivi. La città infatti che fu feudo di Jacques
Chirac e poi socialista dal 2001, sarà governata quasi sicuramente da chi
riuscira a trovare le giuste intese dopo il primo turno elettorale. Improbabile
che qualcuno ottenga il 50% dei voti, tutto si deciderà sulla possibilità che le
sinistra si uniscano o sugli accordi che saprà strappare Dati.
LIONE, LA RINCORSA DEI VERDI
Meno di un mese fa la città è stata al centro delle cronache internazionali per
il pestaggio mortale di un giovane militande di destra radicale, Quentin
Deranque. Ora va al voto per decidere se riconfermare il sindaco verde uscente
Grégory Doucet e di fatto se riconfermare le politiche ecologiste che, negli
ultimi anni, hanno trasformato la ville. In testa nei sondaggi c’è Jean-Michel
Aulas, ex presidente dell’Olympique Lione, sostenuto da Républicains e forze
moderate di centro (Renaissance, Horizon e MoDem): 43% vs il 35% dell’ecolò.
Sotto il dieci la candidata de la France Insoumise Anaïs Belouassa-Cherifi (9%)
e il candidato di estrema destra (compreso il Rn) Alexandre Dupalais (6%). La
corsa per diventare sindaco si è riaperta nelle ultime settimane, dopo che
l’ultra favorito 76enne Aulas ha partecipato a un dibattito televisivo su Bfmtv:
un confronto “fallito”, secondo i media, tanto che l’ex patron dello sport
locale ha deciso di non farsi più vedere in tv. Anche da lì è iniziata la
rincorsa di Doucet.
MARSIGLIA, LA SCOMESSA DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL
Il sindaco socialista uscente Benoit Payan ha preparato i suoi: “Se qui vince il
Rassemblement National, è la prima grande sconfitta della Repubblica”. Marsiglia
è una delle sfide più delicate delle elezioni amministrative: qui l’uscente
socialista, sostenuto da tutti tranne che da la France Insoumise, guida in testa
la corsa, ma è tallonato da Franck Allisio del Rassemblement National. Un
secondo posto che basta per far sognare a Le Pen e i suoi quello che era
impensabile fino a pochi anni fa, in una delle città più importanti di Francia.
A destabilizzare la corsa, il candidato di Jean-Luc Mélenchon, Sébastien Delogu,
figura molto nota che ha fatto tutto il percorso dal basso: ex autista personale
(e volontario) dello stesso leader durante la campagna per le presidenziali del
2017, è entrato all’Assemblea Nazionale nel 2022. Marsiglia è il terreno giusto
per testare le prossime elezioni per l’Eliseo, anche perché uno dei temi che ha
dominato la competizione è la percezione della sicurezza in città. Su questo i
partiti si sono massacrati, tra proposte di aumento di forze di polizia e
attacchi incrociati. Basteranno la paura e la voglia di cambiamento per dare la
vittoria al Rn?
LE HAVRE, IL TEST DELL’EX PREMIER PHILIPPE PER L’ELISEO
Chi cerca significati nazionali nelle amministrative, non può ignorare quello
che succederà a Le Havre, città portuale del Nord-Ovest della Francia. Il
candidato di punta qui, infatti, è l’uscente Edouard Philippe. Ovvero proprio
quel Philippe che è stato primo ministro quando Emmanuel Macron vinse la prima
volta, poi fondatore del suo partito Horizons. Ora non solo si ricandida primo
cittadino, ma dice di voler usare questa corsa come test per la sua campagna per
le presidenziali. A sfidarlo Jean-Paul Lecoq, candidato comunista sostenuto da
Ecologisti e Socialisti. Chi può sicuramente aspirare al secondo turno è poi la
destra estrema di Franck Keller, mentre resta sotto il 10% la France Insoumise
con Charlotte Boulogne.
MENTONE, DOVE SOGNA ANCHE IL FIGLIO DI SARKOZY
Della corsa nella città al confine con l’Italia si è parlato molto nelle ultime
settimane perché è qui che il figlio di Nicolas Sarkozy, Louis Sarkozy, ha
deciso di trasferirsi e presentarsi come candidato sindaco. Sostenuto dai
Républicains e dalle forze di centro (Horizons e Renaissance), non è però tra i
favoriti e si ferma al 16% nei sondaggi. In testa c’è l’estrema destra al 31%
con Alexandra Masson, distanziati al 17% la candidata di “divers droite” Sandra
Paire e Laurent Lanquar-Castiel della coalizione di sinistra. Anche qui, come
nel resto del Paese, il ballottaggio farà emergere alleanze e intese. E inizierà
a raccontare qualcosa della lunga corsa per le Presidenziali.
L'articolo Elezioni municipali in Francia, da Parigi a Lione e Marsiglia: dove
si vota e perché è un test per l’Eliseo (e il Rassemblement National) proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Jordan Bardella finisce sotto la lente della giustizia: l’associazione
anticorruzione AC Corruption accusa il presidente del Rassemblement National
(Rn) di aver utilizzato impropriamente fondi europei per remunerare, tra il 2019
e il 2021, il media trainer che ha curato la sua immagine in vista delle
elezioni presidenziali francesi del 2022. L’associazione ha sporto denuncia
stamattina davanti al Parquet national financier (PNF) per “favoritismo” e
“appropriazione indebita”.
L’atto si basa su un’inchiesta del settimanale Le Canard Enchaîné, che punta il
dito contro il contratto di “media-training” stipulato dal partito dell’estrema
destra nel 2019 con un coach esterno, Pascal Humeau, per preparare gli
eurodeputati a interventi mediatici legati al loro mandato europeo. Invece, a
partire da settembre 2021, secondo il Canard, l’attività affidata a Humeau
sarebbe stata reindirizzata esclusivamente a preparare Bardella a decine di
interviste e interventi televisivi (“otto ore e trenta di diretta”, scrive il
settimanale) tra settembre e novembre 2021. E i fondi Ue quindi utilizzati per
questioni di politica interna, “non coerenti con le finalità per cui erano stati
assegnati”. In queste diverse apparizioni televisive, “invece di parlare dell’Ue
– scrive il Canard – Bardella affrontava temi legati alla corsa all’Eliseo, il
programma presidenziale di Marine Le Pen, la concorrenza di Eric Zemmour, e
criticava il bilancio di Macron”. Per la sua missione, Humeau avrebbe ricevuto
complessivamente la bella somma di 133.300 euro. Lo stesso giornale ricorda che
il nome di Pascal Humeau non è nuovo alle cronache: nel 2024, il coach,
intervistato da France 2 per la trasmissione “Complément d’enquête”, aveva
descritto il giovane pupillo Le Pen come “un guscio vuoto”. “Bisognava dargli un
po’ di vita”, aveva raccontato, spiegando di avergli insegnato persino a “dire
buongiorno”: “Ci sono voluti mesi perché la gente arrivasse a dire: ‘Per essere
un fascista, sembra simpatico’”.
Secondo Jérôme Karsenti, il legale di AC Corruption, il nuovo “caso Bardella” va
letto nell’ambito delle “diverse vicende di finanziamento occulto del partito”
in corso. “Non accontentandosi del sostegno dei miliardari francesi – denuncia
l’associazione –, il Rn saccheggia senza scrupoli i fondi pubblici per
rafforzare la propria egemonia politica. La giustizia francese e la Procura
europea devono ormai considerare tutte le vicende che coinvolgono il Rn in una
prospettiva globale e sistemica, perché si tratta di una pratica metodica e
strutturata, messa in atto dal partito per deviare fondi pubblici, siano essi
nazionali o europei”.
Il riferimento è alla maxi inchiesta giudiziaria sui finti assistenti al
Parlamento Ue – impiegati per compiti interni al partito, ma remunerati da
Bruxelles –, in cui Marine Le Pen è stata condannata lo scorso aprile in prima
istanza ad una pena di quattro anni di detenzione (due con la condizionale e due
ai domiciliari) e all’ineleggibilità per cinque anni con esecuzione immediata.
Condanna che mette seriamente a rischio la sua candidatura alle prossime
elezioni per l’Eliseo del 2027 (il processo in appello si apre il 13 gennaio
2026).
Per i giudici, il partito, Front National prima, Rassemblement National poi, dal
2004 e per più di dieci anni, ha messo in piedi “un sistema rodato per sottrarre
fondi pubblici europei e alleggerire le spese interne”. Diversi altri dirigenti
e collaboratori Rn sono stati condannati. Jordan Bardella invece non è stato mai
formalmente coinvolto nell’inchiesta. Stamattina, l’ambizioso presidente Rn,
deciso a correre per l’Eliseo, ha respinto le accuse e ha annunciato che
sporgerà a sua volta denuncia “per diffamazione”. Tutti i recenti sondaggi lo
danno favorito per il 2027, accreditandogli tra il 35% e il 36% al primo turno,
davanti anche all’ex premier macronista Édouard Philippe e al social democratico
Raphaël Glucksmann.
L'articolo Francia, Bardella denunciato da un’associazione anticorruzione: “Ha
usato fondi europei per migliorare la sua immagine in vista delle presidenziali”
proviene da Il Fatto Quotidiano.