Qual è l’uomo ideale per Rosalía? La risposta della popstar catalana è diretta e
inaspettata: “L’uomo gay”. La rivelazione è arrivata durante una conversazione
registrata a Buenos Aires con la nota scrittrice argentina Mariana Enríquez,
parte di un progetto di Spotify ideato per raccontare al pubblico
latinoamericano il processo creativo e le ispirazioni intime degli artisti. Una
confessione accolta con divertita complicità dalla stessa intervistatrice, che
ha subito replicato: “Beh, allora siamo in due”. Partendo da questa battuta,
l’intervista si è trasformata in un’analisi lucida e fattuale della visione
sentimentale dell’artista, toccando i temi dell’attrazione, della libertà
sessuale e del senso profondo dell’impegno.
Spostando il focus su ciò che la colpisce nelle donne, Rosalía ha sottolineato
come trovi anacronistico tracciare una linea di demarcazione netta tra i sessi
quando si parla di interesse romantico o fisico. “È un po’ bizzarro che si
separino le due cose”, ha riflettuto la cantante, spiegando il suo approccio
universale alle relazioni. “La prima cosa che mi viene in mente è: qual è la
qualità che spicca di più o che cattura la tua attenzione in qualsiasi
persona?”. Ribaltando poi la domanda alla scrittrice argentina, Enríquez ha
indicato nel “senso dell’umorismo” la caratteristica per lei fondamentale in una
donna.
L'articolo Rosalia: “Il mio uomo ideale? Quello gay”. Il botta e risposta con
l’intervistatrice: “Allora siamo in due” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Gay
Olivia Colman, l’attrice premio Oscar per l’interpretazione della regina Anna
Stuart in “The Favourite” di Yorgos Lanthimos, ha rivelato di aver sempre
percepito dentro di lei “una sorta di non binarietà”. Ovvero, quella condizione
in cui non ci si riconosce in nessuno dei due sessi tradizionali, in entrambi o
in un genere separato. Neanche all’interno del suo matrimonio, a Colman sono mai
andati a genio ruoli rigidi.
“Per tutta la vita, ho affrontato discussioni su questo argomento. Nel mio
essere donna, non mi sono mai sentita massicciamente femminile. A mio marito, mi
sono sempre descritta come un uomo gay”, ha confessato, come riporta il Daily
Mail. Ed Sinclair, attore, produttore e sceneggiatore con cui Colman è sposata
da 25 anni, “mi dice: lo capisco. E così, mi sento a casa e a mio agio”.
L’attrice, conosciuta anche per il ruolo della regina Elisabetta II nella serie
tv “The Crown”, ha dichiarato che, insieme al marito, “facciamo a turno a essere
‘il forte’ o quello che ha bisogno di un po’ di gentilezza. Credo che ognuno
abbia insite in sé queste caratteristiche, dentro di me l’ho sempre avvertito”,
ha proseguito. E ancora: “Non sono la sola a dire ‘Non mi sento una persona
binaria’. E amo questa cosa”. Al momento, Colman sta promuovendo il suo nuovo
film queer “Jimpa”, che racconta la storia di Hannah, madre di una bambina non
binaria insieme alla quale va a fare visita al nonno ad Amsterdam. La pellicola
si regge su un dialogo intergenerazionale sulla sessualità e sul genere.
L’attrice ha spiegato di aver lasciato il set sapendo di non essere l’unica a
vivere con il pensiero di ruoli di genere più fluidi.
IL SEGRETO DI UN MATRIMONIO DURATURO
Un modo di ragionare che, come accennato, trova riscontro anche in casa. Colman
e il marito Sinclair, che vivono una relazione in simbiosi di idee, si sono
innamorati negli anni 90 mentre prendevano parte a dei provini per la compagnia
teatrale dell’università di Cambridge. “Ero andata a due delle prove e lì non
c’era nessuno che mi colpisse – ha rivelato l’attrice –. Poi ho visto il suo
profilo. Stava fumando una sigaretta, aveva i piedi incrociati e il naso
pronunciato. Ho pensato: ‘Lo sposerò’”. Un vero colpo di fulmine, che dopo sette
anni di frequentazione è diventato realtà. I due si sono sposati nel 2001 e
hanno avuto tre figli. Adesso, fanno coppia fissa da 25 anni. Il segreto di un
matrimonio così longevo, ha illustrato Colman, è che “non siamo grandi
combattenti, il che apparentemente non è salutare. Con gli anni abbiamo imparato
a pensare che se una situazione fosse stata fastidiosa, sarebbe bastato
aspettare. Non funziona per tutti, ma penso che sia molto meglio attendere che
le acque si calmino e poi parlare con tranquillità e sincerità”. L’attrice ha
poi dichiarato di essere ancora fisicamente attratta dal marito: “È il mio
migliore amico e mi piace”.
L'articolo “A mio marito mi sono sempre descritta come un uomo gay. Non mi sono
mai sentita del tutto femminile”: la confessione di Olivia Colman proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Un gesto che esalta l’amore universale in un momento per molti sacro della
musica classica. Durante il tradizionale concerto del Capodanno di Vienna dei
Wiener Philharmoniker, mentre veniva eseguita la celebre “Marcia di Radetzky”,
il direttore d’orchestra Yannick Nézet-Séguin, dichiaratamente gay, ha baciato
sulla nuca il marito violinista Pierre Tourville, con cui ha celebrato l’unione
civile nel 2021. Un’istantanea che ha raggiunto gli oltre 150 Paesi dove l’opera
è seguita (in Italia pochi giorni fa ha fatto registrare il 16,2% di share su
Rai 2) ormai da decenni ed è simbolo di una tradizione che, di solito, non
ammette eccezioni alla ritualità.
Nézet-Séguin ha infranto la liturgia in maniera gentile, rispettando l’essenza
del concerto di musica classica più famoso al mondo. Non solo con il gesto
d’affetto verso il consorte, ma anche scendendo in platea, con il sorriso
stampato in volto, a dirigere la marcia composta da Johann Strauss al ritmo del
battito di mani del pubblico. La prima volta nella storia.
CHI È IL MAESTRO YANNICK NÉZET-SÉGUIN
Cinquantenne nato a Montréal, dopo essersi diplomato in pianoforte al
conservatorio della sua città e aver completato gli studi di direzione di coro a
quello di Princeton, ha lavorato a Montréal come maestro del coro e direttore
principale dell’Orchestre Métropolitan. Da anni, è una delle figure più
influenti della musica classica a livello internazionale: è stato alla guida
della Victoria Symphony (orchestra canadese) di Victoria, ha diretto l’orchestra
filarmonica di Rotterdam per dieci anni e dal 2012 la sua bacchetta dà
indicazioni ai musicisti della Philadelphia Orchestra. Tra gli altri incarichi,
dal 2018 è direttore musicale del Metropolitan Opera di New York.
> For the first time ever a maestro comes down from the podium into the audience
> to conduct the Vienna New Year’s Concert during Strauss’s Radetzky-Marsch.
> Yannick Nézet-Séguin you legend ???????????? #HappyNewYear
> #ViennaPhilharmonicOrchestra pic.twitter.com/TZMBnegjiD
>
> — Nikos (@nkavv1) January 1, 2026
ROMPERE LA TRADIZIONE
Quest’anno, nella Sala d’Oro del Musikverein è stato lui a dare indicazioni sul
repertorio da eseguire. E a Vienna, accanto agli spartiti della dinastia
Strauss, sono state suonate opere di compositori ai margini del tradizionale
programma concertistico, come Joseph Lanner e Carl Michael Ziehrer. Ma
soprattutto, hanno trovato spazio la polka “Sirenen Lieder” di Josephine
Weinlich, fondatrice della prima orchestra femminile d’Europa proprio nella
capitale austriaca, e dell’aformacericana Florence Price, di cui è stata
eseguito in versione sinfonica il “Rainbow Waltz”, composto nel 1939.
Una dichiarazione di intenti e una presa di posizione a favore dell’inclusione e
dell’uguaglianza da parte di Nézet-Séguin, considerando il fatto che Price –
prima afroamericana a essere riconosciuta come direttrice d’orchestra nella
prima metà del ‘900 – lottò tutta la vita per ottenere rispetto e dignità,
subendo offese e discriminazioni razziali.
“La musica può unirci tutti perché viviamo sullo stesso pianeta”, ha evidenziato
il maestro canadese in un breve discorso prima del brindisi di Capodanno, in cui
si è augurato che ci sia pace “nei cuori e soprattutto tra le nazioni del
mondo”. Nézet-Séguin ha celebrato il traguardo della direzione a Vienna anche
con un post sui suoi profili social: “Ho condotto questo concerto in tv da
bambino, ho sognato questo momento da allora. Al concerto di Capodanno (…). Ho
visto quel sogno realizzarsi”.
L'articolo Il bacio al marito violinista e la discesa in platea durante la
Marcia di Radetzky: il direttore Yannick Nézet-Séguin ha rotto il rito del
Capodanno di Vienna proviene da Il Fatto Quotidiano.
“È scoppiata una bomba a casa. Mi sono pentito quella sera di essermi aperto, ma
attenzione: loro non hanno mai smesso di volermi bene“. Con queste parole,
cariche di dolore e gratitudine, il divulgatore Vincenzo Schettini ha ripercorso
il momento più difficile della sua vita: il coming out con i suoi genitori a 19
anni. Ospite oggi, sabato 6 dicembre, a “Ciao Maschio” su Rai 1, Schettini ha
raccontato l’impatto di quella confessione e l’emozionante epilogo, arrivato
venticinque anni dopo.
La sua adolescenza, ha spiegato Schettini, è stata segnata dalla necessità di
nascondersi in un ambiente in cui l’omosessualità era un tabù. “Quando sono
cresciuto vedevo tutti gli amici, i miei compagni fidanzarsi con le ragazze e io
dicevo: lo devo fare pure io. La sentivo come una forzatura. Era un periodo in
cui non si parlava di omosessualità, non se ne parlava a scuola, in famiglia”.
Il momento della verità è arrivato quando si è innamorato per la prima volta: “A
19 anni mi sono innamorato per la prima volta di un ragazzo… stavo male. Ho
pensato: a chi lo dico? Ai miei genitori. Ho creduto che potessero comprendere,
ma non erano preparati”. La rivelazione ha avuto l’effetto di un’esplosione in
casa, costringendo lui e il fratello, all’epoca solo quindicenne, a “rimettere
insieme i pezzi”.
L’attesa per una piena accettazione è stata lunga, ma la guarigione è arrivata
in un momento inaspettato, venticinque anni dopo la confidenza. Schettini ha
raccontato la scena della riconciliazione avvenuta a Madrid, durante il
compleanno del padre, alla presenza del fratello e del marito di Schettini,
Francesco. Il padre si è fermato prima di spegnere le candeline, e ha chiesto la
parola: “Mi ha guardato negli occhi e ha detto: ‘Non ero pronto. Non ero pronto
a quello che ci avresti detto. Non ero pronto alla tua vita. Poi piano piano mi
sono informato. Anche Francesco tuo fratello mi è stato d’aiuto. Ti chiedo
scusa‘”. La confessione non ha lasciato nessuno indifferente: “Si sono messi a
piangere tutti. Mi sono commosso anch’io”, ha concluso Schettini. Un racconto
che dimostra come l’amore e il dialogo, anche se tardivi, riescano a ricomporre
anche le ferite più profonde in una famiglia.
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detto che ero gay”: la confessione di Vincenzo Schettini sul suo coming out
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