Negli Stati Uniti è stata recentemente pubblicata una rivoluzione nelle linee
guida nutrizionali federali che capovolge il tradizionale modello dietetico,
ponendo le proteine e gli alimenti ricchi di nutrienti al centro dei pasti e
relegando i cereali integrali “in fondo” alla vecchia piramide alimentare. E’
importante valutare criticamente i messaggi positivi e le possibili criticità di
questo cambiamento.
I ‘pro’ delle nuove indicazioni
– Ridurre gli alimenti ultraprocessati è un obiettivo salutare. Molti studi
scientifici concordano che un consumo elevato di alimenti ultraprocessati (ossia
prodotti industriali ricchi di additivi, zuccheri e grassi poco salutari) si
associa a un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie
cardiovascolari. Invitare la popolazione a preferire cibi “veri”, preparati in
casa, con ingredienti freschi, è un messaggio coerente con la promozione di una
dieta salutare basata su alimenti minimamente lavorati.
– Valorizzare frutta, verdura e grassi “buoni”. Le linee guida mantengono il
consiglio di includere 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, insieme a
grassi insaturi da olio d’oliva, avocado, frutti di mare e frutta secca.
Indicazioni solide supportate da molte evidenze epidemiologiche.
– Moderazione degli zuccheri aggiunti. Ridurre lo zucchero aggiunto e le bevande
zuccherate è un punto condivisibile e utile per contrastare le patologie
metaboliche diffuse.
I ‘contro’ delle nuove indicazioni
– Ruolo eccessivo attribuito alla carne rossa e ai latticini interi. Posizionare
in cima alla piramide alimentare bistecche, formaggi e latte intero senza
distinguere chiaramente tra qualità e quantità può inviare messaggi fuorvianti.
La ricerca suggerisce che un consumo elevato di carne rossa lavorata, ad
esempio, è associato a un aumento del rischio di alcune malattie croniche. È
fondamentale bilanciare le fonti proteiche, privilegiando anche pesce, legumi e
carni bianche, e mantenere i grassi saturi sotto controllo. Chiara mano tesa nei
confronti dei grandi produttori americani di carne rossa, latticini e formaggi.
– Ridimensionare i cereali integrali può non essere vantaggioso. Posizionare i
cereali integrali “in fondo” è un cambiamento discutibile: cereali integrali ben
scelti (come farro, avena, riso integrale) sono fonti importanti di fibre,
micronutrienti e sostengono la salute intestinale e cardiometabolica. La loro
marginalizzazione rischia di indebolire uno degli aspetti più solidi delle
raccomandazioni nutrizionali basate sull’evidenza.
– Interpretazione dei grassi saturi e dei grassi “sani”. La nuova guida sembra
promuovere grassi saturi (come il burro) a favore di alcuni oli di semi.
Tuttavia, la comunità scientifica internazionale raccomanda di privilegiare
grassi insaturi (olio d’oliva, frutta secca) per il benessere cardiovascolare,
pur mantenendo i grassi saturi sotto una soglia moderata.
– Controversie sull’applicabilità e l’evidenza scientifica. Alcuni esperti
nutrizionisti hanno sollevato dubbi sulla solidità scientifica di certe
raccomandazioni, soprattutto quelle legate all’attribuzione di “peso” ai
macronutrienti (proteine, grassi, carboidrati) senza un chiaro consenso
internazionale. È fondamentale che le linee guida siano radicate su evidenze
robuste e non su ideologie o pressioni politiche.
Le nuove linee guida americane contengono intuizioni valide, soprattutto nella
lotta contro gli alimenti ultraprocessati e nel promuovere alimenti freschi e
nutrienti. Tuttavia, alcune prescrizioni, come la centralità delle proteine
animali e il minor ruolo attribuito ai cereali integrali, devono essere
interpretate con cautela e adattate alle esigenze individuali e ai principi di
una dieta equilibrata. Per chi si ispira alla dieta mediterranea, la chiave
resta sempre la varietà, la qualità delle scelte alimentari e l’equilibrio tra
nutrienti, piuttosto che l’adesione a modelli troppo rigidi.
L'articolo Nuova piramide alimentare made in Usa: cosa dice davvero la scienza
su carne, grassi e cereali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Dieta Mediterranea
“Adesso siamo nella fase delle super proteine, ho persino visto l’acqua proteica
in vendita”. Per non parlare della demonizzazione di carboidrati, grassi, del
glutine e del lattosio. Questa ossessione per ciò che mangiamo si chiama
“ortoressia nervosa” e, in molti casi, si sta sostituendo all’anoressia generata
dal mito della perfezione del corpo e dalle bufale rese virali dalla
penetrazione dei messaggi in rete. Dal palco allestito nella sede
dell’ambasciata italiana a Londra, un panel di esperti ha sfatato i tanti,
troppi, falsi miti legati all’alimentazione e il prof. Luca Piretta,
gastroenterologo e a lungo consulente Rai sul tema, non ha lasciato spazio a
dubbi: “I macronutrienti non sono intercambiabili”. Il nuovo trend generato
dall’ossessione per le proteine, stando all’analisi fornita dal professore,
sarebbe il risultato di anni nei quali si è parlato male di zuccheri e grassi.
“Ora ci sono rimaste solo le proteine – ha concluso – ma le letture molto
commerciali, portate avanti da chi non conosce la scienza, non ci fanno bene”.
PIÙ PROTEINE DEL NECESSARIO
Per stare all’interno dei termini scientifici bisogna partire dal ruolo che
ciascun macronutriente ha per il nostro organismo ed il mantenimento della
nostra salute.
“Per effetto di cortocircuiti mentali ed informativi – ha chiarito Piretta – si
sono fatti diventare zuccheri e grassi dei nutrienti pericolosi, ma il risultato
più grave è che si danno più proteine del necessario”. La totale demonizzazione
dei primi, insomma, rappresenterebbe un errore oltre che una risposta
semplificata e drastica al necessario bisogno di diminuirne il consumo dopo anni
di euforica abbondanza, altrettanto errata. “Le proteine hanno una funzione
plastica – prosegue il ragionamento il professor Piretta – servono a costruire
le strutture cellulari degli organi e sono funzionali a far funzionare i
tessuti, lo scopo energetico è marginale”. Questo ruolo compete agli zuccheri,
dei quali, dunque, non si può né si deve fare a meno. Stesso dicasi per i grassi
“che hanno una funzione enorme perché le membrane delle cellule sono fatte di
grassi, così come molti ormoni e le guaine delle fibre nervose”. Ridurre questi
macronutrienti in maniera drastica o aumentarli “non è necessariamente
positivo”.
LE PAROLE DI ROBERTA RE
Un esempio pratico: per un adulto di 70 kg, in media sono sufficienti 70 g di
proteine al giorno, mentre oggi se ne danno molte di più. La corretta quantità
dipende dallo stile di vita che si conduce, dall’attività che si svolge, “una
dieta iper proteica obbliga il nostro organismo ad uno sforzo per smaltire le
molecole tossiche delle proteine, cioè l’azoto”, quindi non esistono
scorciatoie. “È necessario fare una netta distinzione tra ingredienti, cibo e
dieta”, chiarisce Roberta Re, direttore Scientifico Cambridge Food Science.
“Spesso si parla di zucchero o di grasso, ma quello che noi mangiamo sono
alimenti come parte di una dieta: non è la torta di per sé, ma cos’altro mangio?
Quante volte mangio questa torta?”. Insomma lo squilibrio nascerebbe se
mangiassimo una torta ogni giorno senza stare attenti al bisogno di fibra e
verdura. “Noi italiani, poi, abbiamo un dolce per ogni giorno del calendario”
sorride. Ci sono molti, troppi miti in circolazione, c’è molta teoria, ma è la
pratica quella che va tenuta in considerazione: “serve definire le nostre
necessità per lo stile di vita che facciamo, perchè si può trovare un pezzettino
di scienza o di ricerca che supporta ogni teoria, ma se lo estrapoli e dici
tutti hanno le stesse necessità non è vero. Un influencer popolare su Tiktok può
illuderti e farti credere che la tua convinzione sia supportata dalla ricerca,
ma quell’assunto non è sempre valido per tutti”.
“QUANDO MANGIAMO SIAMO FELICI”
“Il problema è la disinformazione – aggiunge Piretta – e con i social la
possibilità di dare informazioni e dati sfugge al controllo e chiunque può dire
cavolate, nessuno lo impedisce, così girano tante stupidaggini che se sono di
successo diventano vere”. Ciò che è vero è che la salute non è solo quella
fisica, ma anche psicologica: “quando mangiamo siamo felici – sottolinea il
professore con aria bonaria – questo fa bene alle emozioni”. La dieta
mediterranea, celebrata anche dall’Agenzia ICE nell’ambito degli eventi
organizzati per la decima edizione della Settimana della Cucina Italiana nel
mondo, non è solo mangiare le cose giuste, ma è soprattutto “convivialità”.
L’ossessione per le diete crea distorsioni, danni e falsi miti le cui vittime
più fragili sono i giovani e gli incauti frequentatori dei social.
L'articolo “Le diete iperproteiche non fanno bene, basta demonizzare carboidrati
e zuccheri”: l’esperto mette in guardia sull’“ortoressia nervosa” e sui rischi
dei trend alimentari proviene da Il Fatto Quotidiano.