A 97 anni Silvio Garattini continua a lavorare, ragionare e intervenire nel
dibattito pubblico con una lucidità che colpisce. Fondatore e presidente
dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, oncologo e farmacologo di
fama internazionale, Garattini racconta in un’intervista al Corriere della Sera
perché, a suo giudizio, una lunga vita in salute non è un dono del caso né della
genetica, ma il risultato di scelte precise e costanti. “Direi di no”, risponde
quando gli viene chiesto se il suo stato di salute sia merito dei geni: “Ho
conosciuto solo una dei quattro nonni e i miei genitori sono morti relativamente
presto. La probabilità di arrivare a questa età in buone condizioni è dovuta
alle abitudini di vita”.
LE REGOLE QUOTIDIANE
Garattini le elenca con precisione: “Non ho mai fumato, ho sempre bevuto poco –
e da un paio d’anni non bevo più alcol – ho sempre svolto attività motoria,
cammino circa 5 chilometri al giorno. Non ho mai consumato droghe o giocato
d’azzardo”. A questi fattori aggiunge l’impegno intellettuale: “Un altro
elemento importante è stato il mio interesse per la medicina e la ricerca”. E
poi una regola chiave: “Mangio poco”. Alla domanda su cosa significhi
concretamente, risponde entrando nel dettaglio: “Al mattino una spremuta
d’arancia, qualche volta la frutta cotta; a pranzo un po’ di pasta, non più di
50 grammi, oppure un pezzetto di pizza o una tazzina di riso, una banana; la
sera spesso un primo e assumo proteine soprattutto sotto forma di legumi e di
pesce. Mangio poca carne”.
PESO, FARMACI E DIETA
Sul tema dei farmaci per dimagrire, Garattini è netto: “Non è la stessa cosa,
perché quei farmaci sono studiati per l’obesità dei diabetici. La via migliore è
abituarsi a mangiare poco, altrimenti il peso perso si riprenderà quando si
smetterà il farmaco”. Per lui il controllo del peso passa dall’educazione
alimentare, non da soluzioni rapide. E avverte: “Non basta mangiare poco,
bisogna anche mangiare bene”. Nel suo libro, spiega, individua tre pilastri
fondamentali: “Il quanto, il cosa – e noi abbiamo la dieta mediterranea che
tutela la salute – e il quando”. Sul digiuno intermittente, molto discusso,
chiarisce: “Può essere un facilitatore per diminuire il consumo di cibo, ma
ritengo più importante adattare i tempi alle situazioni personali. Si può
mangiare anche cinque volte al giorno”.
ORARI, PIACERI E PICCOLI SGARRI
Anche sugli orari Garattini è pragmatico: “Si può cenare anche alle 22, ma
dipende dall’ora in cui ci si corica: ci deve essere tempo per digerire”. Gli
sgarri sono rari, spiega, perché “lo stomaco alla fine non prende di più”. Una
concessione, però, non manca: “La sera mangio sempre un dolce, perché il
cervello ha bisogno di zucchero, basta non esagerare”. Il suo piatto preferito?
“Cous cous di verdure”. E racconta anche una passione giovanile: “Da giovane
facevo gare di cucina, mi piaceva improvvisare. In fondo sono nato come perito
chimico”.
RELAZIONI, AMBIENTE E VOLONTÀ
Accanto all’alimentazione, Garattini sottolinea il ruolo della vita sociale: “Ho
cinque figli, sette nipoti, tre pronipoti… mi tengono attivo”. E invita a
guardare soprattutto ai giovani: “La longevità si costruisce fin da piccoli. Da
adulti si può invertire la rotta, non si azzerano i danni, ma si possono
attenuare”. Riconosce però che l’ambiente non aiuta: “Viviamo in un contesto
obesogeno, la tendenza è spingerci a mangiare di più”. Qui entra in gioco la
volontà, una qualità che attribuisce all’educazione ricevuta: “Sono molto grato
a mio padre perché mi ha insegnato a esercitarla”.
LA “RICETTA” DELLA LONGEVITÀ
Alla richiesta di sintetizzare una ricetta per vivere a lungo in salute,
Garattini elenca una serie di punti chiari: “Non fumare, non bere alcol, non
usare droghe, non giocare d’azzardo, fare movimento, mantenersi normopeso con
una dieta varia e moderata, avere relazioni sociali continue, dormire almeno
sette ore a notte, fare vaccinazioni e screening”. Spiega anche perché il tema
della longevità affascini così tanto: “È il sogno assurdo dell’immortalità. Si
sente parlare di vivere fino a 150 anni, ma siamo lontani: in Italia i centenari
sono circa 22 mila su 60 milioni”. E aggiunge un’osservazione empirica: “Ho
cenato a Trieste con 50 centenari e non ce n’era uno obeso”. Alla fine, una
riflessione personale sul tempo che resta: “Ho raggiunto un equilibrio. Alla mia
età so che il domani può non esserci, ma se c’è devo fare tutto quello che
posso”.
L'articolo “Mangio non più di 50 grammi di pasta e cammino 5 km al giorno.
Viviamo in un contesto obesogeno, ci spingono a mangiare di più”: parla il prof
Garattini proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Alimentazione
Negli Stati Uniti è stata recentemente pubblicata una rivoluzione nelle linee
guida nutrizionali federali che capovolge il tradizionale modello dietetico,
ponendo le proteine e gli alimenti ricchi di nutrienti al centro dei pasti e
relegando i cereali integrali “in fondo” alla vecchia piramide alimentare. E’
importante valutare criticamente i messaggi positivi e le possibili criticità di
questo cambiamento.
I ‘pro’ delle nuove indicazioni
– Ridurre gli alimenti ultraprocessati è un obiettivo salutare. Molti studi
scientifici concordano che un consumo elevato di alimenti ultraprocessati (ossia
prodotti industriali ricchi di additivi, zuccheri e grassi poco salutari) si
associa a un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie
cardiovascolari. Invitare la popolazione a preferire cibi “veri”, preparati in
casa, con ingredienti freschi, è un messaggio coerente con la promozione di una
dieta salutare basata su alimenti minimamente lavorati.
– Valorizzare frutta, verdura e grassi “buoni”. Le linee guida mantengono il
consiglio di includere 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, insieme a
grassi insaturi da olio d’oliva, avocado, frutti di mare e frutta secca.
Indicazioni solide supportate da molte evidenze epidemiologiche.
– Moderazione degli zuccheri aggiunti. Ridurre lo zucchero aggiunto e le bevande
zuccherate è un punto condivisibile e utile per contrastare le patologie
metaboliche diffuse.
I ‘contro’ delle nuove indicazioni
– Ruolo eccessivo attribuito alla carne rossa e ai latticini interi. Posizionare
in cima alla piramide alimentare bistecche, formaggi e latte intero senza
distinguere chiaramente tra qualità e quantità può inviare messaggi fuorvianti.
La ricerca suggerisce che un consumo elevato di carne rossa lavorata, ad
esempio, è associato a un aumento del rischio di alcune malattie croniche. È
fondamentale bilanciare le fonti proteiche, privilegiando anche pesce, legumi e
carni bianche, e mantenere i grassi saturi sotto controllo. Chiara mano tesa nei
confronti dei grandi produttori americani di carne rossa, latticini e formaggi.
– Ridimensionare i cereali integrali può non essere vantaggioso. Posizionare i
cereali integrali “in fondo” è un cambiamento discutibile: cereali integrali ben
scelti (come farro, avena, riso integrale) sono fonti importanti di fibre,
micronutrienti e sostengono la salute intestinale e cardiometabolica. La loro
marginalizzazione rischia di indebolire uno degli aspetti più solidi delle
raccomandazioni nutrizionali basate sull’evidenza.
– Interpretazione dei grassi saturi e dei grassi “sani”. La nuova guida sembra
promuovere grassi saturi (come il burro) a favore di alcuni oli di semi.
Tuttavia, la comunità scientifica internazionale raccomanda di privilegiare
grassi insaturi (olio d’oliva, frutta secca) per il benessere cardiovascolare,
pur mantenendo i grassi saturi sotto una soglia moderata.
– Controversie sull’applicabilità e l’evidenza scientifica. Alcuni esperti
nutrizionisti hanno sollevato dubbi sulla solidità scientifica di certe
raccomandazioni, soprattutto quelle legate all’attribuzione di “peso” ai
macronutrienti (proteine, grassi, carboidrati) senza un chiaro consenso
internazionale. È fondamentale che le linee guida siano radicate su evidenze
robuste e non su ideologie o pressioni politiche.
Le nuove linee guida americane contengono intuizioni valide, soprattutto nella
lotta contro gli alimenti ultraprocessati e nel promuovere alimenti freschi e
nutrienti. Tuttavia, alcune prescrizioni, come la centralità delle proteine
animali e il minor ruolo attribuito ai cereali integrali, devono essere
interpretate con cautela e adattate alle esigenze individuali e ai principi di
una dieta equilibrata. Per chi si ispira alla dieta mediterranea, la chiave
resta sempre la varietà, la qualità delle scelte alimentari e l’equilibrio tra
nutrienti, piuttosto che l’adesione a modelli troppo rigidi.
L'articolo Nuova piramide alimentare made in Usa: cosa dice davvero la scienza
su carne, grassi e cereali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump ha “la dieta più bizzarra” della Casa Bianca. A dirlo è Robert F.
Kennedy Jr, segretario alla Salute degli Stati Uniti, intervenuto in un recente
podcast conservatore, dove ha raccontato con toni ironici le abitudini
alimentari del presidente.
Alla domanda su chi segua il regime alimentare più singolare tra i membri
dell’amministrazione, Kennedy Jr ha risposto senza esitazioni: “Il presidente”.
Poi ha aggiunto che Trump mangia spesso McDonald’s e beve Diet Coke “in
continuazione”, suscitando le risate della conduttrice Katie Miller. “Non so
come faccia a essere ancora vivo, ma lo è”, ha commentato, attribuendo la sua
resistenza a quella che ha definito “la costituzione di una divinità”.
Kennedy Jr ha quindi spiegato che Trump preferisce il fast food soprattutto
quando è in viaggio: “Dice che mangia cibo spazzatura solo quando è in viaggio,
perché sono prodotti di grandi aziende di cui si fida e non vuole ammalarsi”, ha
detto il segretario alla Salute, riferendo che il presidente teme il rischio di
essere avvelenato. “Ma quando è a Mar-a-Lago o alla Casa Bianca, mangia cibo di
ottima qualità”, ha precisato.
Le dichiarazioni, rilanciate dall’Ansa, evidenziano un contrasto con le
politiche portate avanti dallo stesso Kennedy Jr al Dipartimento della Salute.
La commissione “Make America Healthy Again”, presieduta dal ministro, ha infatti
pubblicato a maggio un rapporto in cui si afferma che il fast food “danneggia la
salute dei bambini americani”.
L'articolo “Non so come faccia Trump a essere ancora vivo, ma lo è”: la
frecciata di Robert Kennedy Jr. sulla sua dieta a base di McDonald’s e DietCoke
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ho visto passare panettoni e pandori, ma ho retto”. Rossella Erra racconta
così, con una punta di orgoglio e molta sincerità, il suo Natale appena
trascorso. Ospite di Caterina Balivo a La volta buona, l’opinionista ha spiegato
di non aver interrotto il percorso alimentare che in poco più di un anno le ha
permesso di perdere circa 17 chili, nemmeno durante le festività.
Le settimane tra Natale e Capodanno, ammette, sono state una prova di
resistenza. “In queste tre settimane ho cercato di limitarmi, ho deciso di
mangiare solo il 24 sera perché era a base di pesce“, ha raccontato. Il giorno
di Natale, però, è stato il momento più difficile. In famiglia, come in molte
case italiane, il 25 dicembre significa lasagne. Erra ha invece scelto
un’alternativa decisamente più sobria: “Ho mangiato il pollo con le melanzane“,
ha detto con una nota di sconforto. E ha aggiunto: “Con l’odore mi sazio”. La
determinazione non è mancata, anche quando le tentazioni erano sotto gli occhi
di tutti: “Non voglio buttare nella spazzatura i sacrifici di un anno e due
mesi, li devo continuare“, ha spiegato. Per Erra, infatti, non si tratta solo di
una questione estetica: “È una questione di salute, non è semplice“, ha
chiarito, sottolineando quanto sia stato impegnativo mantenere la disciplina nei
giorni tradizionalmente dedicati agli eccessi.
“Dal punto di vista del cibo mai una gioia, insomma”, ha ammesso sorridendo.
Eppure, nonostante le rinunce, l’opinionista ha definito quello appena trascorso
un “bel Natale”, proprio perché vissuto senza interrompere un percorso che
considera fondamentale per il proprio benessere. La perdita di peso – 17 chili
in circa quattordici mesi – è diventata per Rossella Erra la misura concreta di
un impegno quotidiano che non vuole vanificare.
L'articolo “Ho perso 17 chili, anche a Natale ho mangiato il pollo con le
melanzane. Ho visto passare panettoni e pandori, ma ho resistito: con l’odore mi
sazio”: parla Rossella Erra proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’uomo è ciò che mangia e probabilmente anche ciò che vomita. Il cibo è un
argomento molto delicato, molto più del sesso, quindi questo sarà un post
divisivo. Io, per esempio, sono un carnivoro selettivo, come Woody Allen non
mangio roditori, non mangio selvaggina, non mangio i meravigliosi cavalli che
hanno le gambe, non li mangio perché sono belli e amo i film western, non mangio
lumache, rane, cervello, scimmie, cani e gatti. Una volta in Svezia mangiai una
renna, sapore dolciastro, e ho ancora dei sensi di colpa verso Babbo Natale. So
benissimo che i macelli sono il grande rimosso della nostra società,
vigliaccamente deleghiamo ad altri la strage degli innocenti, ma se dovessi
procurarmi la carne da solo, non avrei il coraggio di tirare il collo a nessuno,
diventerei un vegetariano. Sono un codardo alimentare e faccio finta che le
polpette spuntino sugli alberi, immagino il Polpetto, l’albero delle polpette e
mi metto il cuore in pace.
Ma so che è una vile menzogna. Quindi il mio profondo rispetto per tutti i
vegetariani. Sui vegani e i fruttariani non mi esprimo, mi sembrano forme di
fanatismo, ma tra tutti i fanatismi è quello più saggio e gradevole in fin dei
conti. Però devo confessare tutta la mia antipatia verso alcuni nutrizionisti, e
in più generale verso i salutisti di ogni risma. Detesto quelli che dicono “il
vino fa venire il cancro”, li trovo terribilmente stupidi, sono verità stupide,
e se un giorno metteranno sulle bottiglie di vino immagini di fegati danneggiati
da epatite alcolica, sono pronto a fare la rivoluzione con barricate di
damigiane. Il vino è una divinità, il vino è poesia, basta leggere i lirici
greci o prendere le poesie di Baudelaire sul vino. Un mondo astemio sarebbe un
mondo detestabile.
Fare una vita da malati per morire sani è una forma di idiozia. Tutto fa male,
anche nascere.
E allora perché non mettiamo immagini di scheletri anche fra le cosce delle
donne? Un bambino appena nato è già abbastanza vecchio per morire. Lasciate ogni
speranza o voi che nascete!
La carne rossa fa male, lo zucchero fa male, meglio il miele, la “banalità del
miele”, il latte dopo una certa età fa male, e ancora e ancora, tutto un
terrorismo alimentare che ci vuole tristi, tristi e tristi. Sani e tristi. Anche
godere fa male. Sapete quanti microbi si nascondono in un bacio? Non baciatevi
oppure mettete un preservativo anche sulla bocca. Questa è la filosofia degli
odiosi nutrizionisti che pontificano. Edgar Allan Poe beveva come un barbaro,
eppure è stato uno degli scrittori più lucidi della storia della letteratura, ma
togliete il vino a Poe e non avrete Il pozzo e il pendolo o Il cuore rivelatore,
avrete un mondo fatto solo di “Franchi Berrini”! Mentre i poeti vedono poesia
anche nel tremore delle mani di un alcolista, come Isidore Ducasse che ne era
ipnotizzato.
Questo non è un elogio del farsi male, ma è una difesa di chi vuole godere, di
chi vuole farsi del male ma facendosi del bene, con lo zucchero, la carne rossa
e il latte di cui non posso fare a meno. I medici facciano il loro dovere, i
nutrizionisti ci informino pure su tutti i rischi che corriamo, le analisi del
sangue ci spaventino pure e ognuno faccia le proprie scelte, ma quello che noi
combattiamo è un modo di pensare e di essere, una filosofia riduzionista che
riduce il vino al cancro e la carne rossa al colesterolo.
Moriremo infiammati, moriremo con le analisi sballate, moriremo ubriachi, ma
felici. Il cadavere non trema, il cadavere non cammina storto, il cadavere
paradossalmente è la creatura più sana che ci sia perché non vive più, e la
vita, si sa, è un meraviglioso guaio, ma guai a non vivere e a fare della salute
un feticcio.
Ecco, dirò una cosa controintuitiva: la salute non è tutto. La salute è niente,
il niente più annientante che ci sia. Nascere è la cosa più pericolosa che ci
poteva capitare, che ognuno scelga di vivere come desidera, senza essere
criminalizzato e soprattutto senza criminalizzare il piacere. Certo ci vorrebbe
la misura in tutto, ma io provo simpatia verso tutte le persone smisurate. Un
grande poeta una volta ha detto: “Sono fottuto? Me ne fotto”. Ubriacatevi,
ubriacatevi di qualsiasi cosa, d’amore o di vino, e se vedete un astemio
accarezzatelo con compassione. Ora vado alla ricerca di qualche baccante,
esistono ancora?
L'articolo Io dico basta a questo terrorismo alimentare che ci vuole tristi,
tristi e tristi. Sani e tristi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Eat real food”. Con questo slogan l’amministrazione di Donald Trump presenta
l’aggiornamento delle linee guida sull’alimentazione negli Usa. L’obiettivo è
riportare la dieta “alle origini”, e a sottolineare il cambio di passo è Robert
Kennedy Jr., segretario alla Salute, che in una nota parla di un ritorno a cibi
“ricchi di nutrienti”: proteine, latticini, verdura, frutta, grassi “buoni” e
cereali integrali. Un elenco che diventa anche una gerarchia visiva nella nuova
piramide alimentare, presentata in forma rovesciata rispetto al modello
tradizionale.
Il cambiamento più rilevante del modello riguarda quindi il ruolo delle
proteine. Nelle nuove indicazioni, ogni pasto dovrebbe metterle al centro,
scegliendo fonti di qualità sia animali sia vegetali. Le quantità consigliate
oscillano tra 0,54 e 0,73 grammi per libbra di peso corporeo al giorno. “Stiamo
ponendo fine alla guerra alle proteine”, si legge nel sito dedicato alle linee
guida, che ribalta l’approccio prudente degli anni precedenti. Il nuovo modello
– che si presenta anche graficamente diverso, come piramide rovesciata –
suggerisce di dare priorità agli alimenti ricchi di grassi saturi – che
comunque, in linea con il consenso scientifico non dovrebbero superare il 10%
delle calorie giornaliere totali -, come bistecche e formaggio. Al vertice del
nuovo sistema alimenti ricchi di proteine come bistecche, carne macinata e
pollame. E mentre gli esperti incoraggiano a dare priorità ai latticini scremati
o parzialmente scremati per ridurre il consumo di grassi saturi, e diminuire
così il rischio di malattie cardiache, il ministero della Salute statunitense
oggi li valorizza, segnalandoli sulla piramide alimentare con un cartone di
latte intero. Nonostante nella piramide compaiano fonti note di grassi sani e
insaturi come olio d’oliva, avocado, frutti di mare e frutta secca, le nuove
linee guida suggeriscono anche di cucinare con burro o sego di manzo, ricchi di
grassi saturi. In precedenza oli di semi, come l’olio di soia e l’olio di
canola, era stato dimostrato fossero scelte più salutari, ma queste
considerazioni non emergono nel nuovo modello. Per Kennedy gli oli di semi sono
dannosi: lo ha detto più volte, senza però portare nessuna prova scientifica.
Resta tuttavia il consiglio di consumare cinque porzioni di frutta e verdura
nell’arco della giornata, mentre vengono accantonati i cereali raffinati. Quelli
integrali finiscono invece in fondo alla piramide, mentre le linee guida
precedenti li mettevano alla base.
La credibilità di Robert Kennedy Jr. in materia di salute pubblica è segnata da
anni di militanza nel mondo no-vax e da campagne contro i programmi di
immunizzazione, accusati di provocare autismo e altre malattie croniche. Da
segretario alla salute, ha preso delle decisioni aspramente criticate dalla
comunità scientifica, tra cui: il taglio di centinaia di milioni di dollari alla
ricerca sui vaccini a mRNA, il licenziamento in blocco dei membri del comitato
consultivo del Cdc sui vaccini e la revisione in chiave restrittiva del
calendario vaccinale infantile.
L'articolo Kennedy ribalta la piramide alimentare: carne, formaggio e latte
intero in cima, cereali integrali in fondo proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Giorgio Boratto
Sono passati 33 anni dalla pubblicazione del libro Ecocidio di Jeremy Rifkin,
che denunciava la ‘cultura della bistecca’ e il conseguente danno ambientale che
ne derivava. Questo libro analizzava soprattutto il consumo della carne negli
Usa: quel american way of life che fa della bistecca e dell’hamburger il punto
di forza del loro consumismo e business esasperato; una cultura che distruggerà
la vita e la Terra.
Si è appena conclusa la COP30 a Belèm in Brasile in cui sono state disattese le
scelte di riduzione delle fonti fossili… e se al posto di queste fosse stata
aggiunta anche la riduzione del consumo di carne? Penso che sarebbe stato un
buon passo avanti.
“Oggi milioni di americani, europei e giapponesi consumano hamburger, arrosti e
bistecche in quantità incalcolabili, ignari dell’effetto che le loro abitudini
alimentari hanno sulla biosfera e sulla sopravvivenza della vita nel pianeta.
Ogni chilogrammo di carne bovina è prodotto a spese di una foresta bruciata, di
un territorio eroso, di una campo isterilito, di un fiume disseccato, del
rilascio nell’atmosfera di milioni di tonnellate di anidride carbonica,
monossido d’azoto e metano”. Così c’è scritto nel libro di Jeremy Rifkin.
Oggi in ogni città il consumo della carne è simboleggiato dagli archi dorati
della McDonald’s. Bisognerebbe riconoscere che ogni hamburger ricavato da carni
provenienti dal Centro e Sud America comporta la distruzione di circa 75
chilogrammi di forme viventi e insieme comporta la desertificazione; uno dei più
gravi problemi attuali del nostro pianeta, che assume proporzioni enormi proprio
in America e in Africa. Oggi più del 50% della superficie dell’Africa orientale
è riservata al pascolo, quando l’uso dell’acqua e delle terre fertili per
produrre cereali destinati agli uomini sarebbe la cosa più intelligente da fare.
Eppure gli organismi internazionali, compresa la FAO, continuano a indirizzare
l’Africa in questo senso e ad elargire fondi per incentivare l’allevamento. In
questo modo l’Africa diventa una terra sempre più arida.
Un’altra convinzione che alimenta il consumo di carne è la cosiddetta ‘scala
artificiale delle proteine’, che fa credere che le proteine animali siano
insostituibili, perché più complete per la salute umana, rispetto alle proteine
di origine vegetale. Se queste proteine di origine vegetale fossero destinate
all’alimentazione umana procurerebbero una ciotola di cibo per ogni essere umano
per un anno intero. Invece vengono usate per assicurare carne ai più ricchi del
pianeta che consumano il doppio delle proteine raccomandate dalla FAO: molto più
di quanto il corpo possa assorbire e per questo si ammalano. Chi muore di fame e
chi muore per le patologie del benessere.
Certo, è che a questa COP30 non erano presenti gli Usa che di queste due fonti:
quelle fossili e quella carnivora sono i primi consumatori. Che dire? Questo li
condanna e indirettamente condanna anche noi. Intanto ognuno può iniziare
consumando molto meno carne.
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L'articolo La ‘cultura della bistecca’ e il suo impatto ambientale: un problema
ignorato alla COP30 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Le inchieste di Report, in onda stasera, domenica 23 novembre, su Rai3, tornano
a occuparsi di quello che l’industria alimentare porta sulle nostre tavole.
Perché, a quanto pare, “Non si butta via niente“. È il titolo del servizio di
Giulia Innocenzi, che condurrà lo spettatore all’interno del macello Bervini di
Pietole, in provincia di Mantova, tra partite di carne scaduta provenienti da
Uruguay, Nuova Zelanda, Ungheria, Ucraina, Romania e persino dalle riserve
militari egiziane, che venivano scongelate, lavorate e ricongelate per essere
messe sul mercato. Tutto all’interno di un’azienda leader nel settore della
lavorazione delle carni estere, che fattura circa 200 milioni l’anno. “Era nera,
puzzava, era brutta. Alla vista e all’olfatto era immangiabile”, raccontato le
testimonianze raccolte tra gli operai. Peggio: il congelamento non elimina i
batteri e lo scongelamento in acqua calda favorisce la loro replicazione,
compresi patogeni come salmonella e listeria, spiegano gli esperti intervistati.
Sacchetti di carne caduti a terra e rimessi nei cassoni, piani di lavoro
contaminati dal sangue, armadietti infestati da scarafaggi. Pratiche che,
chiarisce il servizio, moltiplicano ulteriormente la carica batterica delle
carni lavorate. Poco importa: dopo la rimozione dello strato superficiale
compromesso, la carne veniva riconfezionata con nuove date di scadenza. Noto per
selezionare carni pregiate dall’America Latina e persino specie esotiche come
antilope, zebra e cammello, il macello nascondeva un sistema di riciclo che
avrebbe potuto mettere a rischio la salute dei consumatori. Secondo quanto
riferito dalla stessa azienda, “le normative consentono di procedere al
congelamento delle carni fresche refrigerate, cioè conservate da -1 a 2 gradi,
ma prima che venga raggiunta la data di scadenza”. Ma quanto filmato dal
programma di Sigfrido Ranucci mostra che a Pietole le cose andavano in modo
decisamente diverso.
Il servizio rilancia interrogativi cruciali sulla trasparenza delle filiere e la
tutela dei consumatori. “Due i piani di ragionamento”, spiega Innocenzi a
ilfattoquotidiano.it. Il primo riguarda l’industria, che punta a “tagliare i
costi e ad aumentare i guadagni: una carne che non può essere consumata e va
distrutta in quanto scaduta, rimessa sul mercato ti porta un guadagno doppio”,
segnala la giornalista. “Ma inseguire così il profitto significa mettere in
pericolo la salute dei cittadini”. Il secondo aspetto riguarda i controlli.
“Abbiamo chiesto ai Servizi veterinari come sia possibile la lavorazione di
carni scadute, perché non sia stata intercettata”. La criticità sta nel fatto
che “i controlli a sorpresa non vengono quasi mai eseguiti”. Al contrario, si
opera solitamente “con controlli programmati, dei quali le aziende vengono
preventivamente informate”. Un sistema che, aggiunge la giornalista, “va
totalmente ripensato: c’è in ballo alla salute dei cittadini”.
L'articolo Carne scaduta, ricongelata e messa sul mercato. L’inchiesta di Report
sul macello leader nell’import | Il video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il caso white striping arriva in Parlamento e deputati e senatori chiedono
risposte sulla realtà della produzione di carne di pollo in Italia. Si tratta di
una patologia muscolare legata alla rapida crescita dei polli e che si presenta
sotto forma di strisce bianche, costituite da grasso e tessuto cicatriziale.
Dopo la pubblicazione dei risultati dell’indagine condotta da Essere Animali su
619 confezioni a marchio Conad, Coop ed Esselunga e acquistate in 48
supermercati italiani sono state presentate due interrogazioni parlamentari al
Senato e alla Camera dei Deputati, dirette al ministero della Salute e al
ministero dell’Agricoltura, a firma dei deputati del Partito democratico,
Eleonora Evi, Ilenia Malavasi e Gian Antonio Girelli e della senatrice Dolores
Bevilacqua del Movimento 5 Stelle. Al centro delle interrogazioni il sistema di
allevamento, che solleva preoccupazioni riguardanti la salute pubblica, la
qualità della carne venduta nei supermercati e il benessere degli animali
allevati.
L’INCHIESTA DI ESSERE ANIMALI E LA RISPOSTA DI COOP
Durante le sue osservazioni, Essere Animali aveva riscontrati segni evidenti di
white striping sul 90 per cento dei polli presi in esame. L’indagine faceva
seguito a quella condotta, tra dicembre 2023 e gennaio 2024, su su oltre 600
campioni di petto di pollo da allevamento convenzionale a marchio Lidl venduti
nei punti vendita di 11 città italiane, da Bari a Torino. Secondo Coop, il white
striping non comporta “rischi di sicurezza del prodotto, come dimostrato da
autorevoli studi scientifici”. E, relativamente al caso segnalato, l’aziende ha
dichiarato a ilfattoquotidiano.it che “i controlli sistematici, effettuati con
metodologie che prevedono l’apertura delle confezioni e la verifica di tutti i
tagli presenti all’interno, non confermano le percentuali riportate”. Secondo
quanto riferito da Coop, nel 2024 (ultimo dato annuale), sono state analizzate
da personale esperto oltre 1500 confezioni rilevando la presenza del fenomeno ad
una percentuale inferiore al 5%.
PD E M5S CHIEDONO DI SOTTOSCRIVERE L’ECC
Nel documento presentato dalla senatrice Bevilacqua sull’inchiesta e sulla
presenza di white striping, si ribadisce che, per ridurre drasticamente le
criticità legate alla miopatia che colpisce i petti di pollo “a causa della
selezione genetica estrema dei polli a crescita rapida” e che “intacca la
qualità della carne”, è necessario adottare anche in Italia standard migliori
per i polli da carne (Ecc, ovvero l’European chicken commitment). “Ho presentato
un’interrogazione con la quale chiedo al Governo di intervenire con decisione –
ha dichiarato – sostenendo una transizione verso filiere più responsabili e
trasparenti”. Il testo presentato dai deputati del Partito democratico ricorda
come “in Europa più di 380 aziende hanno sottoscritto l’Ecc, mentre solo un
numero ridotto di gruppi italiani che vi hanno aderito”. E lo conferma Simone
Montuschi, presidente di Essere Animali: “Purtroppo, ancora oggi, aziende come
Coop non hanno preso impegni sufficienti per garantire quelle minime condizioni
di benessere che consentirebbero di affrontare il fenomeno del white striping”.
Il fenomeno, infatti, è direttamente connesso alla genetica spinta con la quale
sono stati “prodotti” i cosiddetti polli broiler, le razze a crescita rapida che
rappresentano oltre il 95% dei polli negli allevamenti intensivi.
PIÙ CONSAPEVOLEZZA NEI CITTADINI EUROPEI
Questa selezione comporta per i polli enormi sofferenze, una crescita
spropositata che si ripercuote su articolazioni e organi interni, mentre la
carne viene colpita a livello qualitativo proprio dall’aumento della presenza di
grassi. In Italia sono oltre 550 milioni i polli macellati ogni anno. Scondo i
dati dell’ultimo Eurobarometro 2025, promosso dall’Autorità europea per la
sicurezza alimentare (Efsa) in Unione Europea, circa 7 cittadini su 10
dichiarano di essere interessati alla sicurezza alimentare. Per quanto riguarda
la carne, è aumentata la consapevolezza riguardo alle malattie animali (il 65%
degli europei), mentre il 36% dei consumatori si dice preoccupato per la
presenza di residui di antibiotici, ormoni e steroidi. Gli italiani sono i più
attenti alla sicurezza del cibo, ma allo stesso tempo i meno informati rispetto
alla media europea.
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