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“Mangio non più di 50 grammi di pasta e cammino 5 km al giorno. Viviamo in un contesto obesogeno, ci spingono a mangiare di più”: parla il prof Garattini
A 97 anni Silvio Garattini continua a lavorare, ragionare e intervenire nel dibattito pubblico con una lucidità che colpisce. Fondatore e presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, oncologo e farmacologo di fama internazionale, Garattini racconta in un’intervista al Corriere della Sera perché, a suo giudizio, una lunga vita in salute non è un dono del caso né della genetica, ma il risultato di scelte precise e costanti. “Direi di no”, risponde quando gli viene chiesto se il suo stato di salute sia merito dei geni: “Ho conosciuto solo una dei quattro nonni e i miei genitori sono morti relativamente presto. La probabilità di arrivare a questa età in buone condizioni è dovuta alle abitudini di vita”. LE REGOLE QUOTIDIANE Garattini le elenca con precisione: “Non ho mai fumato, ho sempre bevuto poco – e da un paio d’anni non bevo più alcol – ho sempre svolto attività motoria, cammino circa 5 chilometri al giorno. Non ho mai consumato droghe o giocato d’azzardo”. A questi fattori aggiunge l’impegno intellettuale: “Un altro elemento importante è stato il mio interesse per la medicina e la ricerca”. E poi una regola chiave: “Mangio poco”. Alla domanda su cosa significhi concretamente, risponde entrando nel dettaglio: “Al mattino una spremuta d’arancia, qualche volta la frutta cotta; a pranzo un po’ di pasta, non più di 50 grammi, oppure un pezzetto di pizza o una tazzina di riso, una banana; la sera spesso un primo e assumo proteine soprattutto sotto forma di legumi e di pesce. Mangio poca carne”. PESO, FARMACI E DIETA Sul tema dei farmaci per dimagrire, Garattini è netto: “Non è la stessa cosa, perché quei farmaci sono studiati per l’obesità dei diabetici. La via migliore è abituarsi a mangiare poco, altrimenti il peso perso si riprenderà quando si smetterà il farmaco”. Per lui il controllo del peso passa dall’educazione alimentare, non da soluzioni rapide. E avverte: “Non basta mangiare poco, bisogna anche mangiare bene”. Nel suo libro, spiega, individua tre pilastri fondamentali: “Il quanto, il cosa – e noi abbiamo la dieta mediterranea che tutela la salute – e il quando”. Sul digiuno intermittente, molto discusso, chiarisce: “Può essere un facilitatore per diminuire il consumo di cibo, ma ritengo più importante adattare i tempi alle situazioni personali. Si può mangiare anche cinque volte al giorno”. ORARI, PIACERI E PICCOLI SGARRI Anche sugli orari Garattini è pragmatico: “Si può cenare anche alle 22, ma dipende dall’ora in cui ci si corica: ci deve essere tempo per digerire”. Gli sgarri sono rari, spiega, perché “lo stomaco alla fine non prende di più”. Una concessione, però, non manca: “La sera mangio sempre un dolce, perché il cervello ha bisogno di zucchero, basta non esagerare”. Il suo piatto preferito? “Cous cous di verdure”. E racconta anche una passione giovanile: “Da giovane facevo gare di cucina, mi piaceva improvvisare. In fondo sono nato come perito chimico”. RELAZIONI, AMBIENTE E VOLONTÀ Accanto all’alimentazione, Garattini sottolinea il ruolo della vita sociale: “Ho cinque figli, sette nipoti, tre pronipoti… mi tengono attivo”. E invita a guardare soprattutto ai giovani: “La longevità si costruisce fin da piccoli. Da adulti si può invertire la rotta, non si azzerano i danni, ma si possono attenuare”. Riconosce però che l’ambiente non aiuta: “Viviamo in un contesto obesogeno, la tendenza è spingerci a mangiare di più”. Qui entra in gioco la volontà, una qualità che attribuisce all’educazione ricevuta: “Sono molto grato a mio padre perché mi ha insegnato a esercitarla”. LA “RICETTA” DELLA LONGEVITÀ Alla richiesta di sintetizzare una ricetta per vivere a lungo in salute, Garattini elenca una serie di punti chiari: “Non fumare, non bere alcol, non usare droghe, non giocare d’azzardo, fare movimento, mantenersi normopeso con una dieta varia e moderata, avere relazioni sociali continue, dormire almeno sette ore a notte, fare vaccinazioni e screening”. Spiega anche perché il tema della longevità affascini così tanto: “È il sogno assurdo dell’immortalità. Si sente parlare di vivere fino a 150 anni, ma siamo lontani: in Italia i centenari sono circa 22 mila su 60 milioni”. E aggiunge un’osservazione empirica: “Ho cenato a Trieste con 50 centenari e non ce n’era uno obeso”. Alla fine, una riflessione personale sul tempo che resta: “Ho raggiunto un equilibrio. Alla mia età so che il domani può non esserci, ma se c’è devo fare tutto quello che posso”. L'articolo “Mangio non più di 50 grammi di pasta e cammino 5 km al giorno. Viviamo in un contesto obesogeno, ci spingono a mangiare di più”: parla il prof Garattini proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nuova piramide alimentare made in Usa: cosa dice davvero la scienza su carne, grassi e cereali
Negli Stati Uniti è stata recentemente pubblicata una rivoluzione nelle linee guida nutrizionali federali che capovolge il tradizionale modello dietetico, ponendo le proteine e gli alimenti ricchi di nutrienti al centro dei pasti e relegando i cereali integrali “in fondo” alla vecchia piramide alimentare. E’ importante valutare criticamente i messaggi positivi e le possibili criticità di questo cambiamento. I ‘pro’ delle nuove indicazioni – Ridurre gli alimenti ultraprocessati è un obiettivo salutare. Molti studi scientifici concordano che un consumo elevato di alimenti ultraprocessati (ossia prodotti industriali ricchi di additivi, zuccheri e grassi poco salutari) si associa a un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Invitare la popolazione a preferire cibi “veri”, preparati in casa, con ingredienti freschi, è un messaggio coerente con la promozione di una dieta salutare basata su alimenti minimamente lavorati. – Valorizzare frutta, verdura e grassi “buoni”. Le linee guida mantengono il consiglio di includere 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, insieme a grassi insaturi da olio d’oliva, avocado, frutti di mare e frutta secca. Indicazioni solide supportate da molte evidenze epidemiologiche. – Moderazione degli zuccheri aggiunti. Ridurre lo zucchero aggiunto e le bevande zuccherate è un punto condivisibile e utile per contrastare le patologie metaboliche diffuse. I ‘contro’ delle nuove indicazioni – Ruolo eccessivo attribuito alla carne rossa e ai latticini interi. Posizionare in cima alla piramide alimentare bistecche, formaggi e latte intero senza distinguere chiaramente tra qualità e quantità può inviare messaggi fuorvianti. La ricerca suggerisce che un consumo elevato di carne rossa lavorata, ad esempio, è associato a un aumento del rischio di alcune malattie croniche. È fondamentale bilanciare le fonti proteiche, privilegiando anche pesce, legumi e carni bianche, e mantenere i grassi saturi sotto controllo. Chiara mano tesa nei confronti dei grandi produttori americani di carne rossa, latticini e formaggi. – Ridimensionare i cereali integrali può non essere vantaggioso. Posizionare i cereali integrali “in fondo” è un cambiamento discutibile: cereali integrali ben scelti (come farro, avena, riso integrale) sono fonti importanti di fibre, micronutrienti e sostengono la salute intestinale e cardiometabolica. La loro marginalizzazione rischia di indebolire uno degli aspetti più solidi delle raccomandazioni nutrizionali basate sull’evidenza. – Interpretazione dei grassi saturi e dei grassi “sani”. La nuova guida sembra promuovere grassi saturi (come il burro) a favore di alcuni oli di semi. Tuttavia, la comunità scientifica internazionale raccomanda di privilegiare grassi insaturi (olio d’oliva, frutta secca) per il benessere cardiovascolare, pur mantenendo i grassi saturi sotto una soglia moderata. – Controversie sull’applicabilità e l’evidenza scientifica. Alcuni esperti nutrizionisti hanno sollevato dubbi sulla solidità scientifica di certe raccomandazioni, soprattutto quelle legate all’attribuzione di “peso” ai macronutrienti (proteine, grassi, carboidrati) senza un chiaro consenso internazionale. È fondamentale che le linee guida siano radicate su evidenze robuste e non su ideologie o pressioni politiche. Le nuove linee guida americane contengono intuizioni valide, soprattutto nella lotta contro gli alimenti ultraprocessati e nel promuovere alimenti freschi e nutrienti. Tuttavia, alcune prescrizioni, come la centralità delle proteine animali e il minor ruolo attribuito ai cereali integrali, devono essere interpretate con cautela e adattate alle esigenze individuali e ai principi di una dieta equilibrata. Per chi si ispira alla dieta mediterranea, la chiave resta sempre la varietà, la qualità delle scelte alimentari e l’equilibrio tra nutrienti, piuttosto che l’adesione a modelli troppo rigidi. L'articolo Nuova piramide alimentare made in Usa: cosa dice davvero la scienza su carne, grassi e cereali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non so come faccia Trump a essere ancora vivo, ma lo è”: la frecciata di Robert Kennedy Jr. sulla sua dieta a base di McDonald’s e DietCoke
Donald Trump ha “la dieta più bizzarra” della Casa Bianca. A dirlo è Robert F. Kennedy Jr, segretario alla Salute degli Stati Uniti, intervenuto in un recente podcast conservatore, dove ha raccontato con toni ironici le abitudini alimentari del presidente. Alla domanda su chi segua il regime alimentare più singolare tra i membri dell’amministrazione, Kennedy Jr ha risposto senza esitazioni: “Il presidente”. Poi ha aggiunto che Trump mangia spesso McDonald’s e beve Diet Coke “in continuazione”, suscitando le risate della conduttrice Katie Miller. “Non so come faccia a essere ancora vivo, ma lo è”, ha commentato, attribuendo la sua resistenza a quella che ha definito “la costituzione di una divinità”. Kennedy Jr ha quindi spiegato che Trump preferisce il fast food soprattutto quando è in viaggio: “Dice che mangia cibo spazzatura solo quando è in viaggio, perché sono prodotti di grandi aziende di cui si fida e non vuole ammalarsi”, ha detto il segretario alla Salute, riferendo che il presidente teme il rischio di essere avvelenato. “Ma quando è a Mar-a-Lago o alla Casa Bianca, mangia cibo di ottima qualità”, ha precisato. Le dichiarazioni, rilanciate dall’Ansa, evidenziano un contrasto con le politiche portate avanti dallo stesso Kennedy Jr al Dipartimento della Salute. La commissione “Make America Healthy Again”, presieduta dal ministro, ha infatti pubblicato a maggio un rapporto in cui si afferma che il fast food “danneggia la salute dei bambini americani”. L'articolo “Non so come faccia Trump a essere ancora vivo, ma lo è”: la frecciata di Robert Kennedy Jr. sulla sua dieta a base di McDonald’s e DietCoke proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ho perso 17 chili, anche a Natale ho mangiato il pollo con le melanzane. Ho visto passare panettoni e pandori, ma ho resistito: con l’odore mi sazio”: parla Rossella Erra
“Ho visto passare panettoni e pandori, ma ho retto”. Rossella Erra racconta così, con una punta di orgoglio e molta sincerità, il suo Natale appena trascorso. Ospite di Caterina Balivo a La volta buona, l’opinionista ha spiegato di non aver interrotto il percorso alimentare che in poco più di un anno le ha permesso di perdere circa 17 chili, nemmeno durante le festività. Le settimane tra Natale e Capodanno, ammette, sono state una prova di resistenza. “In queste tre settimane ho cercato di limitarmi, ho deciso di mangiare solo il 24 sera perché era a base di pesce“, ha raccontato. Il giorno di Natale, però, è stato il momento più difficile. In famiglia, come in molte case italiane, il 25 dicembre significa lasagne. Erra ha invece scelto un’alternativa decisamente più sobria: “Ho mangiato il pollo con le melanzane“, ha detto con una nota di sconforto. E ha aggiunto: “Con l’odore mi sazio”. La determinazione non è mancata, anche quando le tentazioni erano sotto gli occhi di tutti: “Non voglio buttare nella spazzatura i sacrifici di un anno e due mesi, li devo continuare“, ha spiegato. Per Erra, infatti, non si tratta solo di una questione estetica: “È una questione di salute, non è semplice“, ha chiarito, sottolineando quanto sia stato impegnativo mantenere la disciplina nei giorni tradizionalmente dedicati agli eccessi. “Dal punto di vista del cibo mai una gioia, insomma”, ha ammesso sorridendo. Eppure, nonostante le rinunce, l’opinionista ha definito quello appena trascorso un “bel Natale”, proprio perché vissuto senza interrompere un percorso che considera fondamentale per il proprio benessere. La perdita di peso – 17 chili in circa quattordici mesi – è diventata per Rossella Erra la misura concreta di un impegno quotidiano che non vuole vanificare. L'articolo “Ho perso 17 chili, anche a Natale ho mangiato il pollo con le melanzane. Ho visto passare panettoni e pandori, ma ho resistito: con l’odore mi sazio”: parla Rossella Erra proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Io dico basta a questo terrorismo alimentare che ci vuole tristi, tristi e tristi. Sani e tristi
L’uomo è ciò che mangia e probabilmente anche ciò che vomita. Il cibo è un argomento molto delicato, molto più del sesso, quindi questo sarà un post divisivo. Io, per esempio, sono un carnivoro selettivo, come Woody Allen non mangio roditori, non mangio selvaggina, non mangio i meravigliosi cavalli che hanno le gambe, non li mangio perché sono belli e amo i film western, non mangio lumache, rane, cervello, scimmie, cani e gatti. Una volta in Svezia mangiai una renna, sapore dolciastro, e ho ancora dei sensi di colpa verso Babbo Natale. So benissimo che i macelli sono il grande rimosso della nostra società, vigliaccamente deleghiamo ad altri la strage degli innocenti, ma se dovessi procurarmi la carne da solo, non avrei il coraggio di tirare il collo a nessuno, diventerei un vegetariano. Sono un codardo alimentare e faccio finta che le polpette spuntino sugli alberi, immagino il Polpetto, l’albero delle polpette e mi metto il cuore in pace. Ma so che è una vile menzogna. Quindi il mio profondo rispetto per tutti i vegetariani. Sui vegani e i fruttariani non mi esprimo, mi sembrano forme di fanatismo, ma tra tutti i fanatismi è quello più saggio e gradevole in fin dei conti. Però devo confessare tutta la mia antipatia verso alcuni nutrizionisti, e in più generale verso i salutisti di ogni risma. Detesto quelli che dicono “il vino fa venire il cancro”, li trovo terribilmente stupidi, sono verità stupide, e se un giorno metteranno sulle bottiglie di vino immagini di fegati danneggiati da epatite alcolica, sono pronto a fare la rivoluzione con barricate di damigiane. Il vino è una divinità, il vino è poesia, basta leggere i lirici greci o prendere le poesie di Baudelaire sul vino. Un mondo astemio sarebbe un mondo detestabile. Fare una vita da malati per morire sani è una forma di idiozia. Tutto fa male, anche nascere. E allora perché non mettiamo immagini di scheletri anche fra le cosce delle donne? Un bambino appena nato è già abbastanza vecchio per morire. Lasciate ogni speranza o voi che nascete! La carne rossa fa male, lo zucchero fa male, meglio il miele, la “banalità del miele”, il latte dopo una certa età fa male, e ancora e ancora, tutto un terrorismo alimentare che ci vuole tristi, tristi e tristi. Sani e tristi. Anche godere fa male. Sapete quanti microbi si nascondono in un bacio? Non baciatevi oppure mettete un preservativo anche sulla bocca. Questa è la filosofia degli odiosi nutrizionisti che pontificano. Edgar Allan Poe beveva come un barbaro, eppure è stato uno degli scrittori più lucidi della storia della letteratura, ma togliete il vino a Poe e non avrete Il pozzo e il pendolo o Il cuore rivelatore, avrete un mondo fatto solo di “Franchi Berrini”! Mentre i poeti vedono poesia anche nel tremore delle mani di un alcolista, come Isidore Ducasse che ne era ipnotizzato. Questo non è un elogio del farsi male, ma è una difesa di chi vuole godere, di chi vuole farsi del male ma facendosi del bene, con lo zucchero, la carne rossa e il latte di cui non posso fare a meno. I medici facciano il loro dovere, i nutrizionisti ci informino pure su tutti i rischi che corriamo, le analisi del sangue ci spaventino pure e ognuno faccia le proprie scelte, ma quello che noi combattiamo è un modo di pensare e di essere, una filosofia riduzionista che riduce il vino al cancro e la carne rossa al colesterolo. Moriremo infiammati, moriremo con le analisi sballate, moriremo ubriachi, ma felici. Il cadavere non trema, il cadavere non cammina storto, il cadavere paradossalmente è la creatura più sana che ci sia perché non vive più, e la vita, si sa, è un meraviglioso guaio, ma guai a non vivere e a fare della salute un feticcio. Ecco, dirò una cosa controintuitiva: la salute non è tutto. La salute è niente, il niente più annientante che ci sia. Nascere è la cosa più pericolosa che ci poteva capitare, che ognuno scelga di vivere come desidera, senza essere criminalizzato e soprattutto senza criminalizzare il piacere. Certo ci vorrebbe la misura in tutto, ma io provo simpatia verso tutte le persone smisurate. Un grande poeta una volta ha detto: “Sono fottuto? Me ne fotto”. Ubriacatevi, ubriacatevi di qualsiasi cosa, d’amore o di vino, e se vedete un astemio accarezzatelo con compassione. Ora vado alla ricerca di qualche baccante, esistono ancora? L'articolo Io dico basta a questo terrorismo alimentare che ci vuole tristi, tristi e tristi. Sani e tristi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Kennedy ribalta la piramide alimentare: carne, formaggio e latte intero in cima, cereali integrali in fondo
“Eat real food”. Con questo slogan l’amministrazione di Donald Trump presenta l’aggiornamento delle linee guida sull’alimentazione negli Usa. L’obiettivo è riportare la dieta “alle origini”, e a sottolineare il cambio di passo è Robert Kennedy Jr., segretario alla Salute, che in una nota parla di un ritorno a cibi “ricchi di nutrienti”: proteine, latticini, verdura, frutta, grassi “buoni” e cereali integrali. Un elenco che diventa anche una gerarchia visiva nella nuova piramide alimentare, presentata in forma rovesciata rispetto al modello tradizionale. Il cambiamento più rilevante del modello riguarda quindi il ruolo delle proteine. Nelle nuove indicazioni, ogni pasto dovrebbe metterle al centro, scegliendo fonti di qualità sia animali sia vegetali. Le quantità consigliate oscillano tra 0,54 e 0,73 grammi per libbra di peso corporeo al giorno. “Stiamo ponendo fine alla guerra alle proteine”, si legge nel sito dedicato alle linee guida, che ribalta l’approccio prudente degli anni precedenti. Il nuovo modello – che si presenta anche graficamente diverso, come piramide rovesciata – suggerisce di dare priorità agli alimenti ricchi di grassi saturi – che comunque, in linea con il consenso scientifico non dovrebbero superare il 10% delle calorie giornaliere totali -, come bistecche e formaggio. Al vertice del nuovo sistema alimenti ricchi di proteine come bistecche, carne macinata e pollame. E mentre gli esperti incoraggiano a dare priorità ai latticini scremati o parzialmente scremati per ridurre il consumo di grassi saturi, e diminuire così il rischio di malattie cardiache, il ministero della Salute statunitense oggi li valorizza, segnalandoli sulla piramide alimentare con un cartone di latte intero. Nonostante nella piramide compaiano fonti note di grassi sani e insaturi come olio d’oliva, avocado, frutti di mare e frutta secca, le nuove linee guida suggeriscono anche di cucinare con burro o sego di manzo, ricchi di grassi saturi. In precedenza oli di semi, come l’olio di soia e l’olio di canola, era stato dimostrato fossero scelte più salutari, ma queste considerazioni non emergono nel nuovo modello. Per Kennedy gli oli di semi sono dannosi: lo ha detto più volte, senza però portare nessuna prova scientifica. Resta tuttavia il consiglio di consumare cinque porzioni di frutta e verdura nell’arco della giornata, mentre vengono accantonati i cereali raffinati. Quelli integrali finiscono invece in fondo alla piramide, mentre le linee guida precedenti li mettevano alla base. La credibilità di Robert Kennedy Jr. in materia di salute pubblica è segnata da anni di militanza nel mondo no-vax e da campagne contro i programmi di immunizzazione, accusati di provocare autismo e altre malattie croniche. Da segretario alla salute, ha preso delle decisioni aspramente criticate dalla comunità scientifica, tra cui: il taglio di centinaia di milioni di dollari alla ricerca sui vaccini a mRNA, il licenziamento in blocco dei membri del comitato consultivo del Cdc sui vaccini e la revisione in chiave restrittiva del calendario vaccinale infantile. L'articolo Kennedy ribalta la piramide alimentare: carne, formaggio e latte intero in cima, cereali integrali in fondo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La ‘cultura della bistecca’ e il suo impatto ambientale: un problema ignorato alla COP30
di Giorgio Boratto Sono passati 33 anni dalla pubblicazione del libro Ecocidio di Jeremy Rifkin, che denunciava la ‘cultura della bistecca’ e il conseguente danno ambientale che ne derivava. Questo libro analizzava soprattutto il consumo della carne negli Usa: quel american way of life che fa della bistecca e dell’hamburger il punto di forza del loro consumismo e business esasperato; una cultura che distruggerà la vita e la Terra. Si è appena conclusa la COP30 a Belèm in Brasile in cui sono state disattese le scelte di riduzione delle fonti fossili… e se al posto di queste fosse stata aggiunta anche la riduzione del consumo di carne? Penso che sarebbe stato un buon passo avanti. “Oggi milioni di americani, europei e giapponesi consumano hamburger, arrosti e bistecche in quantità incalcolabili, ignari dell’effetto che le loro abitudini alimentari hanno sulla biosfera e sulla sopravvivenza della vita nel pianeta. Ogni chilogrammo di carne bovina è prodotto a spese di una foresta bruciata, di un territorio eroso, di una campo isterilito, di un fiume disseccato, del rilascio nell’atmosfera di milioni di tonnellate di anidride carbonica, monossido d’azoto e metano”. Così c’è scritto nel libro di Jeremy Rifkin. Oggi in ogni città il consumo della carne è simboleggiato dagli archi dorati della McDonald’s. Bisognerebbe riconoscere che ogni hamburger ricavato da carni provenienti dal Centro e Sud America comporta la distruzione di circa 75 chilogrammi di forme viventi e insieme comporta la desertificazione; uno dei più gravi problemi attuali del nostro pianeta, che assume proporzioni enormi proprio in America e in Africa. Oggi più del 50% della superficie dell’Africa orientale è riservata al pascolo, quando l’uso dell’acqua e delle terre fertili per produrre cereali destinati agli uomini sarebbe la cosa più intelligente da fare. Eppure gli organismi internazionali, compresa la FAO, continuano a indirizzare l’Africa in questo senso e ad elargire fondi per incentivare l’allevamento. In questo modo l’Africa diventa una terra sempre più arida. Un’altra convinzione che alimenta il consumo di carne è la cosiddetta ‘scala artificiale delle proteine’, che fa credere che le proteine animali siano insostituibili, perché più complete per la salute umana, rispetto alle proteine di origine vegetale. Se queste proteine di origine vegetale fossero destinate all’alimentazione umana procurerebbero una ciotola di cibo per ogni essere umano per un anno intero. Invece vengono usate per assicurare carne ai più ricchi del pianeta che consumano il doppio delle proteine raccomandate dalla FAO: molto più di quanto il corpo possa assorbire e per questo si ammalano. Chi muore di fame e chi muore per le patologie del benessere. Certo, è che a questa COP30 non erano presenti gli Usa che di queste due fonti: quelle fossili e quella carnivora sono i primi consumatori. Che dire? Questo li condanna e indirettamente condanna anche noi. Intanto ognuno può iniziare consumando molto meno carne. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo La ‘cultura della bistecca’ e il suo impatto ambientale: un problema ignorato alla COP30 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Carne scaduta, ricongelata e messa sul mercato. L’inchiesta di Report sul macello leader nell’import | Il video
Le inchieste di Report, in onda stasera, domenica 23 novembre, su Rai3, tornano a occuparsi di quello che l’industria alimentare porta sulle nostre tavole. Perché, a quanto pare, “Non si butta via niente“. È il titolo del servizio di Giulia Innocenzi, che condurrà lo spettatore all’interno del macello Bervini di Pietole, in provincia di Mantova, tra partite di carne scaduta provenienti da Uruguay, Nuova Zelanda, Ungheria, Ucraina, Romania e persino dalle riserve militari egiziane, che venivano scongelate, lavorate e ricongelate per essere messe sul mercato. Tutto all’interno di un’azienda leader nel settore della lavorazione delle carni estere, che fattura circa 200 milioni l’anno. “Era nera, puzzava, era brutta. Alla vista e all’olfatto era immangiabile”, raccontato le testimonianze raccolte tra gli operai. Peggio: il congelamento non elimina i batteri e lo scongelamento in acqua calda favorisce la loro replicazione, compresi patogeni come salmonella e listeria, spiegano gli esperti intervistati. Sacchetti di carne caduti a terra e rimessi nei cassoni, piani di lavoro contaminati dal sangue, armadietti infestati da scarafaggi. Pratiche che, chiarisce il servizio, moltiplicano ulteriormente la carica batterica delle carni lavorate. Poco importa: dopo la rimozione dello strato superficiale compromesso, la carne veniva riconfezionata con nuove date di scadenza. Noto per selezionare carni pregiate dall’America Latina e persino specie esotiche come antilope, zebra e cammello, il macello nascondeva un sistema di riciclo che avrebbe potuto mettere a rischio la salute dei consumatori. Secondo quanto riferito dalla stessa azienda, “le normative consentono di procedere al congelamento delle carni fresche refrigerate, cioè conservate da -1 a 2 gradi, ma prima che venga raggiunta la data di scadenza”. Ma quanto filmato dal programma di Sigfrido Ranucci mostra che a Pietole le cose andavano in modo decisamente diverso. Il servizio rilancia interrogativi cruciali sulla trasparenza delle filiere e la tutela dei consumatori. “Due i piani di ragionamento”, spiega Innocenzi a ilfattoquotidiano.it. Il primo riguarda l’industria, che punta a “tagliare i costi e ad aumentare i guadagni: una carne che non può essere consumata e va distrutta in quanto scaduta, rimessa sul mercato ti porta un guadagno doppio”, segnala la giornalista. “Ma inseguire così il profitto significa mettere in pericolo la salute dei cittadini”. Il secondo aspetto riguarda i controlli. “Abbiamo chiesto ai Servizi veterinari come sia possibile la lavorazione di carni scadute, perché non sia stata intercettata”. La criticità sta nel fatto che “i controlli a sorpresa non vengono quasi mai eseguiti”. Al contrario, si opera solitamente “con controlli programmati, dei quali le aziende vengono preventivamente informate”. Un sistema che, aggiunge la giornalista, “va totalmente ripensato: c’è in ballo alla salute dei cittadini”. L'articolo Carne scaduta, ricongelata e messa sul mercato. L’inchiesta di Report sul macello leader nell’import | Il video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Strisce bianche sui polli: il caso del white striping approda in Parlamento
Il caso white striping arriva in Parlamento e deputati e senatori chiedono risposte sulla realtà della produzione di carne di pollo in Italia. Si tratta di una patologia muscolare legata alla rapida crescita dei polli e che si presenta sotto forma di strisce bianche, costituite da grasso e tessuto cicatriziale. Dopo la pubblicazione dei risultati dell’indagine condotta da Essere Animali su 619 confezioni a marchio Conad, Coop ed Esselunga e acquistate in 48 supermercati italiani sono state presentate due interrogazioni parlamentari al Senato e alla Camera dei Deputati, dirette al ministero della Salute e al ministero dell’Agricoltura, a firma dei deputati del Partito democratico, Eleonora Evi, Ilenia Malavasi e Gian Antonio Girelli e della senatrice Dolores Bevilacqua del Movimento 5 Stelle. Al centro delle interrogazioni il sistema di allevamento, che solleva preoccupazioni riguardanti la salute pubblica, la qualità della carne venduta nei supermercati e il benessere degli animali allevati. L’INCHIESTA DI ESSERE ANIMALI E LA RISPOSTA DI COOP Durante le sue osservazioni, Essere Animali aveva riscontrati segni evidenti di white striping sul 90 per cento dei polli presi in esame. L’indagine faceva seguito a quella condotta, tra dicembre 2023 e gennaio 2024, su su oltre 600 campioni di petto di pollo da allevamento convenzionale a marchio Lidl venduti nei punti vendita di 11 città italiane, da Bari a Torino. Secondo Coop, il white striping non comporta “rischi di sicurezza del prodotto, come dimostrato da autorevoli studi scientifici”. E, relativamente al caso segnalato, l’aziende ha dichiarato a ilfattoquotidiano.it che “i controlli sistematici, effettuati con metodologie che prevedono l’apertura delle confezioni e la verifica di tutti i tagli presenti all’interno, non confermano le percentuali riportate”. Secondo quanto riferito da Coop, nel 2024 (ultimo dato annuale), sono state analizzate da personale esperto oltre 1500 confezioni rilevando la presenza del fenomeno ad una percentuale inferiore al 5%. PD E M5S CHIEDONO DI SOTTOSCRIVERE L’ECC Nel documento presentato dalla senatrice Bevilacqua sull’inchiesta e sulla presenza di white striping, si ribadisce che, per ridurre drasticamente le criticità legate alla miopatia che colpisce i petti di pollo “a causa della selezione genetica estrema dei polli a crescita rapida” e che “intacca la qualità della carne”, è necessario adottare anche in Italia standard migliori per i polli da carne (Ecc, ovvero l’European chicken commitment). “Ho presentato un’interrogazione con la quale chiedo al Governo di intervenire con decisione – ha dichiarato – sostenendo una transizione verso filiere più responsabili e trasparenti”. Il testo presentato dai deputati del Partito democratico ricorda come “in Europa più di 380 aziende hanno sottoscritto l’Ecc, mentre solo un numero ridotto di gruppi italiani che vi hanno aderito”. E lo conferma Simone Montuschi, presidente di Essere Animali: “Purtroppo, ancora oggi, aziende come Coop non hanno preso impegni sufficienti per garantire quelle minime condizioni di benessere che consentirebbero di affrontare il fenomeno del white striping”. Il fenomeno, infatti, è direttamente connesso alla genetica spinta con la quale sono stati “prodotti” i cosiddetti polli broiler, le razze a crescita rapida che rappresentano oltre il 95% dei polli negli allevamenti intensivi. PIÙ CONSAPEVOLEZZA NEI CITTADINI EUROPEI Questa selezione comporta per i polli enormi sofferenze, una crescita spropositata che si ripercuote su articolazioni e organi interni, mentre la carne viene colpita a livello qualitativo proprio dall’aumento della presenza di grassi. In Italia sono oltre 550 milioni i polli macellati ogni anno. Scondo i dati dell’ultimo Eurobarometro 2025, promosso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) in Unione Europea, circa 7 cittadini su 10 dichiarano di essere interessati alla sicurezza alimentare. Per quanto riguarda la carne, è aumentata la consapevolezza riguardo alle malattie animali (il 65% degli europei), mentre il 36% dei consumatori si dice preoccupato per la presenza di residui di antibiotici, ormoni e steroidi. Gli italiani sono i più attenti alla sicurezza del cibo, ma allo stesso tempo i meno informati rispetto alla media europea. L'articolo Strisce bianche sui polli: il caso del white striping approda in Parlamento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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