Otto gatti trovati morti in appena due giorni, all’interno e nei dintorni di
Civita di Bagnoregio. È una scia di sangue che allarma e indigna l’intera
comunità del borgo in provincia di Viterbo, dove è scattata la caccia a un
presunto avvelenatore seriale che avrebbe preso di mira i felini accuditi dagli
abitanti e diventati, nel tempo, una vera attrazione per i visitatori.
I mici di Civita non sono animali randagi qualunque: da anni vengono curati e
protetti dalla popolazione e sono parte integrante dell’identità del paese,
tanto da essere protagonisti di una pagina Facebook dedicata esclusivamente a
loro. La loro presenza accompagna quotidianamente residenti e turisti che
raggiungono la celebre “città che muore”, uno dei luoghi più visitati del Lazio.
Negli ultimi giorni, però, qualcosa è cambiato. Otto gatti sono stati rinvenuti
senza vita e, secondo le prime informazioni, la causa più probabile è appunto
l’avvelenamento. Un’ipotesi che ha spinto il Comune a muoversi immediatamente e
a lanciare un appello pubblico.
A intervenire è stato il sindaco di Bagnoregio, Luca Profili, che nella
mattinata di oggi ha affidato ai social un messaggio duro: “Non pubblico foto
perché non è il caso, ma quanto accaduto all’interno di Civita è grave, molto
grave”, ha scritto il primo cittadino. “L’avvelenamento di diversi gatti non è
solo un gesto ignobile: è un fatto gravissimo, di una cattiveria inaccettabile e
che ha tutti i contorni di un atto criminale”. Profili ha sottolineato come
l’episodio non colpisca soltanto gli animali, ma l’intera comunità: “Chi ha
compiuto questo gesto ha colpito esseri indifesi e ha ferito l’intera comunità.
Civita non è e non sarà mai un luogo dove la violenza e la crudeltà possono
trovare spazio”, ha aggiunto.
Il sindaco ha quindi annunciato l’avvio di tutti gli accertamenti necessari:
“Come sindaco condanno con la massima fermezza quanto accaduto. Faremo tutti gli
accertamenti del caso, informando le autorità competenti, affinché venga fatta
piena luce sui fatti e i responsabili siano individuati”, ha spiegato,
rivolgendosi poi direttamente ai cittadini: “Chiedo a chiunque abbia visto o
sappia qualcosa di segnalarlo immediatamente”. Nel suo appello, Profili ha
ribadito il valore simbolico della tutela degli animali per il paese: “Difendere
gli animali significa difendere i valori fondamentali della nostra comunità”, ha
concluso.
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immediatamente”: otto gatti morti in due giorni, è caccia all’avvelenatore
seriale che sta uccidendo i felini simbolo di Civita di Bagnoregio proviene da
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Aveva costruito la sua trappola online con sei profili social, approfittando
della sua presunta somiglianza con l’attore Keanu Reeves. Poi, una volta
conquistata la fiducia delle vittime, le drogava e le costringeva a subire
violenze sessuali, riprendendole a loro insaputa con il telefono. Per questo
modus operandi, Ubaldo Manuali, 61 anni, netturbino di Viterbo, è stato
condannato anche in appello 9 anni e 10 mesi di carcere. I giudici della Corte
d’appello di Roma hanno confermato la sentenza di primo grado.
Gli episodi contestati risalgono tra il settembre 2022 e il gennaio 2023, e
hanno avuto luogo in diversi comuni del Lazio: a Capranica, nel Viterbese, e a
Riano e Mazzano Romano, in provincia di Frosinone. Secondo la Procura di
Viterbo, Manuali avrebbe somministrato a tre donne sostanze narcotiche o
psicoattive, inducendole poi a subire rapporti sessuali. In due dei casi, le
vittime sarebbero state anche filmate a loro insaputa. Non solo violenza fisica:
Manuali avrebbe poi diffuso i video in chat con due amici, aggravando il danno
psicologico subito dalle donne.
L’indagine era partita dalla denuncia di una delle vittime e aveva portato
all’arresto del netturbino nel settembre 2023. Durante il processo, Manuali ha
sempre respinto le accuse, sostenendo che i rapporti fossero consenzienti.
All’uscita dal Tribunale dopo il verdetto di primo grado aveva dichiarato: “Sono
in mano ai miei avvocati, lo so che non ho fatto quello di cui sono accusato.
Non è una sentenza giusta. La verità uscirà fuori”. Ma anche in secondo grado i
magistrati lo hanno ritenuto responsabile.
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