C’è chi dice che i gatti siano curiosi e chi invece sa che possono avere gusti…
Decisamente strani. È il caso di Midnite, un gatto di sei anni della Florida che
ha rischiato la vita per colpa di una passione insolita: inghiottire elastici
per capelli. La notizia, riportata da 1440 Daily, ha fatto il giro del web per
l’assurdità della situazione e il lieto fine che l’ha seguita.
Midnite era stato ceduto per l’eutanasia prima di essere accolto dall’HALO
No-Kill Rescue Shelter (un rifugio privato della Florida, attivo dal 2006, che
salva animali abbandonati o maltrattati e che non pratica l’eutanasia per
spazio, età o condizioni di salute, offrendo invece cure veterinarie e una vera
seconda possibilità agli animali ospitati), che ha deciso di tentare un
intervento chirurgico salvavita. Durante l’operazione, i veterinari si sono
trovati davanti a una sorpresa davvero… Intrecciata: 26 elastici per capelli
incastrati nello stomaco del gatto, che avevano provocato un pericoloso blocco
intestinale.
Il personale del rifugio ha raccontato di come Midnite, inizialmente considerato
“destinato al peggio”, abbia mostrato grande forza e resilienza. L’operazione è
riuscita e ora il gatto si sta riprendendo rapidamente, con l’appetito che è
tornato e i giochi quotidiani che lo tengono occupato. I volontari, dopo
l’episodio, hanno sottolineato l’importanza di monitorare i gatti che tendono a
ingerire oggetti non commestibili, perché anche un piccolo gesto può
trasformarsi in un’emergenza seria.
Il gatto, ora al sicuro e coccolato dai volontari, è la prova vivente che a
volte una seconda possibilità può cambiare tutto. E se avete gatti in casa,
magari è il momento di controllare che i vostri fili ed elastici per capelli
siano fuori dalla loro portata… non si sa mai quando il piccolo felino di casa
potrebbe diventare un collezionista di accessori “pericolosi”.
> Visualizza questo post su Instagram
>
>
>
>
> Un post condiviso da 1440 (@1440daily)
L'articolo Gatto salvato dopo aver ingerito 26 elastici per capelli: la storia
incredibile di Midnite diventa virale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Gatti
Nei quartieri delle città sudamericane, gatti randagi apparentemente innocui si
aggirano tra le strade e i parchi con ferite che non guariscono, inconsapevoli
portatori di un nemico invisibile. Negli ultimi mesi, gli esperti di sanità
pubblica in Sud America hanno acceso i riflettori sul Sporothrix brasiliensis,
un fungo “mangia-pelle” capace di passare dai gatti all’uomo. Secondo quanto
raccolto da La Stampa, i casi confermati in Uruguay, soprattutto nei
dipartimenti di Maldonado e Rocha, hanno spinto le autorità a rafforzare la
sorveglianza epidemiologica per evitare la diffusione dell’infezione.
Questo microrganismo non è un fungo qualunque: è un maestro del camuffamento.
All’esterno cresce come un filamento sottile, innocuo alla vista; all’interno di
un animale o di un essere umano assume una forma simile al lievito, resistente e
capace di diffondersi rapidamente. Un semplice graffio o morso da un gatto
infetto può trasformarsi in ferite persistenti, noduli lungo i vasi linfatici e,
nei casi più gravi, complicazioni a ossa, polmoni o sistema nervoso. Nei felini,
l’infezione provoca croste, lesioni aperte e perdita di pelo, soprattutto sul
muso e sulle zampe, rendendoli la principale fonte di contagio.
SINTOMI, DIFFUSIONE E PREVENZIONE
Negli ultimi dieci anni, solo in Sud America, sono stati registrati oltre 11.000
casi umani, con focolai in Brasile, Argentina, Cile e Paraguay, e persino alcuni
casi in Europa, in particolare nel Regno Unito. In Italia la malattia è rara, ma
i veterinari raccomandano prudenza con gatti provenienti dall’estero o da
colonie non controllate.
La sporotricosi si manifesta inizialmente con piccoli noduli rossi sulla pelle
che possono evolvere in ferite aperte e diffondersi lungo i vasi linfatici.
Nelle persone con sistema immunitario compromesso, possono comparire
complicazioni più gravi. La prevenzione passa dall’identificazione precoce dei
casi e dal trattamento antifungino, che può durare settimane o mesi. Gli esperti
avvertono: di fronte a ferite cutanee persistenti o lesioni sospette dopo un
graffio o un morso, è fondamentale rivolgersi subito a un medico o a un
veterinario. La gestione dei gatti randagi resta una sfida cruciale, perché
senza controlli questi animali possono diventare serbatoi del fungo e favorirne
la diffusione nelle città.
L'articolo C’è un nemico invisibile nei gatti randagi: cosa si nasconde davvero
sotto il loro manto e perché un semplice contatto può diventare pericoloso
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nel 2024 “Easy Lady” di Ivana Spagna è diventata virale grazie a un remix ideato
dal dj Nuzzle e ribattezzato “T’amo t’amo t’amo”. Quel brano del 1987 ha
rappresentato la svolta per la cantante veneta, che intervistata da Repubblica
dice di rivedersi nella canzone e di non sentirsene affatto ostaggio: “Ma per
favore, odio chi dice di sentirsi prigioniero, c’è da esser grati. Comunque sì,
è sincera come me. Per questo, tra l’altro, credo che il pubblico mi voglia
bene: anche quando mi sono rifatta, ha apprezzato la sincerità con cui l’ho
fatto”.
“IN GARA A SANREMO? NON MI INTERESSA PIÙ”
Spagna ripercorre alti e bassi della propria carriera. Il momento più duro
risale a Sanremo 1998, quando arrivò 12esima con “E che sarà mai”: “Mi misi a
piangere, delusa: gli autori fecero dire a Raimondo Vianello, conduttore, una
battuta sul fatto che il pezzo, come alcuni stavano già sostenendo, fosse simile
a Gente come noi. Terribile, anche perché ero in gara come tutti”. Dal 2000 in
avanti non è più tornata in gara. “Non m’interessa più” spiega. “Se mi vogliono
come ospite per me, penso di meritarlo. Come concorrente non ha senso, ormai i
parametri sono altri. I discografici hanno sempre fatto i loro sotterfugi, ma mi
sembra che prima ci fosse più orecchio per le canzoni. Oggi si guarda solo la
visibilità”.
L’AMORE PER GLI ANIMALI
Per niente mondana, Ivana Spagna dice di non frequentare il mondo dello
spettacolo: “Sono una casalinga, sto con i miei gatti”. Proprio gli animali sono
il suo grande amore, al punto da arrivare a confessare come tutto quel che le
manca sia “un grande rifugio per gli animali abbandonati. Vorrei costruirne uno,
ma i soldi non bastano mai. Per questo gioco sempre al Lotto”.
“SONO SOLA DA 7 ANNI”
Impegnata a livello professionale da decenni, l’artista ammette: “Ho sacrificato
una parte di me: non ho marito né figli. Anche se ancora credo al destino,
vedendo come tratto i miei gatti credo che non sarei stata una brava madre,
sarei stata troppo protettiva”. Nella sua vita pare non esserci alcun amore:
“Sono sola da sette anni, ma non sono sola mai: viaggio, dipingo, ho amici,
musica e animali, che amo e a cui do la vita”, ribadisce.
L'articolo “Gioco sempre al Lotto, i soldi non bastano mai. Sanremo 1998 il
momento più duro, ho pianto per quello che mi ha detto Raimondo Vianello”: le
confessioni di Ivana Spagna proviene da Il Fatto Quotidiano.
Con l’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente e dopo i missili e droni
lanciati dall’Iran verso diversi Paesi del Golfo — alcuni dei quali intercettati
dalle difese aeree sopra Dubai, con frammenti caduti in città causando danni e
almeno una vittima — l’ondata di panico sta spingendo molti espatriati a tentare
di lasciare il Paese. E tanti si lasciano alle spalle i loro animali domestici,
cercando di affidarli a qualcuno o abbandonandoli precipitosamente in mezzo alla
strada. Peggio: le cliniche veterinarie denunciano di ricevere richieste di
eutanasia per animali in perfetta salute, mentre i volontari dei rifugi
raccontano di cani e gatti lasciati nel deserto e nelle abitazioni ormai vuote.
Le ragioni stanno in un mix di costi elevati, paura e ostacoli burocratici
difficili da superare nel breve periodo. Organizzare il trasferimento
internazionale di un animale richiede procedure che possono durare settimane o
mesi: dall’applicazione del microchip alla vaccinazione antirabbica, fino al
test sierologico che impone un’attesa di almeno ventuno giorni prima del
viaggio. Molti residenti, colti di sorpresa dall’instabilità regionale e dalle
limitazioni ai collegamenti aerei, con l’aeroporto di Dubai che ha riaperto ma
funziona a singhiozzo, non riescono o non sono disposti a occuparsi degli amici
a quattro zampe.
Claire Hopkins, una volontaria britannica impegnata nei soccorsi negli Emirati
Arabi Uniti, testimonia l’esasperazione che sta travolgendo la comunità:
“Abbiamo visto molto stress e panico tra i proprietari di animali domestici.
Molti vogliono restituire gli animali che avevano adottato”. Definisce
disgustose le richieste di soppressione ricevute dai veterinari, aggiungendo che
le strutture di accoglienza sono ormai sature. La situazione è resa ancora più
drammatica dalle condizioni in cui alcuni animali vengono ritrovati: gatti
lasciati in scatole davanti alle porte con biglietti di scuse e cani legati ai
pali della luce senza acqua né cibo.
Anso Stander, responsabile del santuario Six Hounds, racconta di aver ricevuto
ventisette messaggi di richiesta di aiuto in un solo giorno: “Le persone ci
dicono in modo molto educato e discreto che se non possiamo prenderli, li
lasceranno”. Stander riporta anche episodi particolarmente crudi segnalati ai
volontari, come il ritrovamento di un levriero Saluki legato così stretto a un
lampione che il collare gli aveva squarciato la gola, e denunce di cani uccisi a
colpi di arma da fuoco nel deserto tra gli Emirati e l’Oman, dove alcuni
proprietari tentano la fuga via terra.
L’attivista Radha Stirling, fondatrice dell’organizzazione Detained in Dubai,
osserva che questa crisi richiama alla memoria quella finanziaria del 2009,
quando le auto di lusso venivano abbandonate nei parcheggi dell’aeroporto da chi
fuggiva dai debiti: “Oggi vediamo persone che fuggono e lasciano i loro animali
domestici perché non riescono a organizzare il trasporto in tempo”. Hannah
Mainds, della RSPCA, lancia un appello affinché gli animali non diventino le
vittime dimenticate del conflitto: “Gli animali dipendono completamente dai loro
proprietari. Non possono capire perché la loro famiglia sia improvvisamente
scomparsa”. Così, ai problemi si aggiunge l’indignazione per il destino di
queste vittime silenziose. Influencer come Kady McDermott hanno espresso sdegno
sui social, affermando che chi abbandona il proprio animale non dovrebbe mai più
poter tornare nel Paese.
L'articolo La fuga degli expat da Dubai tra animali abbandonati e richieste di
eutanasia: la denuncia proviene da Il Fatto Quotidiano.
La foto di una gattina di appena 5 mesi ha fatto il giro del web. Si chiama
Dorito e ha gli occhi azzurri e magnetici simili a due biglie di vetro. Come
riporta La Stampa, il micio è sopravvissuto alla Fip, una peritonite infettiva
felina che si sarebbe potuta rivelare fatale. La vita di Dorito non è iniziata
in maniera semplice. Lei e sua sorella Cheeto sono state abbandonate dopo pochi
giorni di vita dietro a un cassonetto in Minnesota. Entrambi i gattini erano
feriti, infreddoliti e malati. I mici sono stati portati alla Bitty Kitty
Brigade di Little Canada, uno dei principali rifugi del Minnesota. Quando Dorito
è arrivata al gattile non aveva ancora gli occhi così grandi e splendenti. Col
passare del tempo, la peritonite infettiva felina ha iniziato a fare danni e gli
occhi del micio si sono gonfiati.
La Fip è una malattia molto grave, causata da una mutazione del coronavirus
felino. Solitamente, il virus provoca nei gatti sintomi leggeri, al pari di un
raffreddore. In alcuni casi, però, il coronavirus muta nell’organismo e innesca
una reazione infiammatoria incontrollata che colpisce addome, organi interni e,
talvolta, gli occhi. I medici hanno diagnosticato a Dorito un aumento della
pressione oculare. Grazie a un trattamento tempestivo, l’equipe veterinaria è
riuscita a domare il glaucoma e a guarire le ulcere corneali. Dorito ha bisogno
di cure quotidiane, fatte di colliri. Gli occhi meravigliosi (e malati)
potrebbero ridursi con il tempo. Lo staff del Bitty Kitty Brigade di Little
Canada ha definito il gattino “amante delle coccole e dolce come un bambino”.
> A kitten named Dorito has gone viral for her unique-looking giant eyes
> pic.twitter.com/4vINxx7xg2
>
> — Dexerto (@Dexerto) February 12, 2026
L'articolo “No, non sono fatti dall’AI: è l’effetto causato da una grave
malattia”: la verità dei medici sugli occhioni “di cristallo” della gatta Dorito
e la sua storia commovente proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dietro la strage di gatti a Brindisi c’è un medico. È quanto emerso
dall’indagine coordinata alla Procura e condotta dalla squadra mobile della
questura di Brindisi, che ha portato a individuare il presunto colpevole:
Cristian Luca Ghezzani. Secondo quanto riporta La Repubblica, il medico 50enne
dovrà rispondere della morte di 3 gatti e del maltrattamento di altri 5 che sono
sopravvissuti ad atroci sofferenze. I fatti, avvenuti tra il 2023 e il 2025,
avevano sconvolto la provincia brindisina. Le associazioni animaliste del
territorio avevano messo su Ghezzani una taglia da 3 mila euro. Secondo la
ricostruzione, il medico ha utilizzato martelli a rampone per staccare le code
ai gatti. In altre circostanze, l’uomo ha provocato lo sfondamento del cranio a
un gatto, che è stato poi gettato da un auto in corsa e investito fatalmente. La
Procura ha reso noto che il 50enne ha cercato di uccidere altri felini tratti
dalle colonie feline della città, non riuscendo a causa del via vai delle
persone o della fuga degli animali.
A spiegare le torture sui gatti è stata una volontaria di un gattile locale che
ha dichiarato: “L’uomo utilizzava un martello a rampone per staccare code,
zampe, sfondare i crani, ad alcuni gatti ha messo la colla sugli occhi”. La
denuncia aveva fatto il giro del web e i cittadini di Brindisi si erano mossi
per individuare il colpevole. Alcuni utenti dei social hanno commentato sotto i
post raccontando le loro testimonianze, che sono state poi riportate alle
autorità giudiziarie. A denunciare l’accaduto alla Procura è stato il servizio
veterinario dell’Asl di Brindisi. Le indagini, condotte tramite le immagini
delle telecamere di videosorveglianza e i pedinamenti di Ghezzani, hanno
accertato la presenza dell’uomo nei pressi delle colonie. Durante la
perquisizione dell’abitazione del medico, gli agenti hanno sequestrato una
gabbia e un bastone sporco di peli felini e macchie di sangue.
LA VIOLENZA SUI GATTI
La storia di Brindisi è solo uno dei casi di violenza sui gatti avvenuti nei
primi mesi del 2026. Come vi abbiamo raccontato, il 30 gennaio, a Siracusa, la
gatta Nerina ha riportato la lacerazione della vescica a seguito di un calcio
sferrato da un ragazzo nei pressi di un distributore automatico. La reazione
brutale ha indignato gli utenti dei social network. Le immagini delle telecamere
di sorveglianza sono state pubblicate su Instagram dalla Lav (Lega Anti
Vivisezione) di Siracusa.
L'articolo Identificato il killer dei gatti di Brindisi: medico 50enne
utilizzava un martello a rampone per staccare le code e ammazzarli proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Una pagina Instagram ha regalato una vita felice al gatto Farik. Come raccontato
da La Stampa, il micio ha una storia lunga e complicata. Il persiano apparteneva
a un uomo, scappato improvvisamente dall’Ucraina all’Albania a causa della
guerra. Ha portato con sé Farik, il quale però non è riuscito ad adattarsi alla
nuova vita. Il proprietario ha quindi deciso di cedere il micio a una ragazza
inesperta che, dopo poco tempo, ha compreso di non potersi occupare del gatto.
La giovane ha affidato il micio a una conoscente che, a sua volta, non ha
ritenuto di poter assicurare le cure necessarie a una razza speciale come quella
persiana. Così, Farik è stato affidato a un’amica della donna che, seppur amando
il micio per la sua dolcezza, non ha potuto prendersene cura. Il gattino è
giunto nella casa di una famiglia di Durazzo. I nuovi padroni di Farik hanno
contattato una volontaria della zona per chiederle di andare a recuperare quanto
prima il micio, non desiderato in casa. La volontaria ha messo in contatto la
famiglia con Fladjona Amiri, animalista di Tirana ed esperta di felini, in
particolare di gatti persiani. Fladjona ha chiesto alla famiglia di tenere per
qualche altro giorno Farik, così da avere modo di organizzarsi e viaggiare da
Tirana a Durazzo per recuperare il micio. I proprietari, però, non hanno
concesso tempo né ad Amiri né a Farik, che è stato lasciato sul marciapiede non
lontano da casa per tre giorni. Alla fine, Fladjona è riuscita a recarsi a
Durazzo e a prendere con sé il povero micio.
L’Associazione no profit piemontese “Le Sfigatte” ha letto l’annuncio di Amiri e
ha portato in Italia il gatto “viandante”. Come riporta La Stampa, Sara,
Consulente della Relazione Felina, insieme a una rete di volontari hanno
permesso a Farik di iniziare una nuova vita felice. Il micio è arrivato a casa
di Elena e del suo compagno, a Castagneto Po. La donna ha portato il gatto dalla
dottoressa Piera Ferraris della clinica Borgo Po. Una volta curato, per Farik si
è aperta la possibilità di adozione. Simona e Massimo, una coppia di Torre
Pellice, in provincia di Torino, ha notato sulla pagina Instagram de Le Sfigatte
l’annuncio e ha deciso di fare domanda per accogliere il simpatico animale a
casa. La coppia ha raccontato: “Abbiamo visto il post Instagram dalla pagina de
Le Sfigatte e noi abbiamo sempre avuto gatti, con particolare attenzione per i
persiani ipertipici. Gli ultimi due mici non sono più con noi: Cesare,
purtroppo, è morto in modo improvviso, lasciando un grande vuoto e Ciccione,
come lo chiamavamo affettuosamente, non ha accettato il nostro trasferimento in
una nuova casa; alla fine, sembra pazzesco, eppure lo abbiamo lasciato ai nuovi
inquilini, che se ne prendono cura e lo amano come facevamo noi. Si tratta di un
gatto buono, ma particolare, che si era legato all’ambiente e al territorio, era
lui che aveva trovato la nostra casa e in quella casa abbiamo deciso di
lasciarlo”.
“VA MATTO PER LA TV E LE PARTITE DI CALCIO”
Simona e Massimo hanno aggiunto: “Nel 2019 abbiamo vissuto un momento molto
difficile a livello di salute, superato emotivamente soltanto grazie alla
presenza dei gatti. Così, ora, ritrovarci con un appartamento vuoto, era strano
e questo ci ha spinti a chiamare per Farik”. Inizialmente c’è stato qualche
problema: “Dopo quattro giorni dall’adozione, nonostante le cure ricevute, ha
avuto un prolasso, lo abbiamo trovato sporco di sangue e ci siamo molto
spaventati, siamo corsi subito nella clinica presso cui era stato seguito mentre
era in stallo; lo hanno rimesso in sesto in soli quattro giorni, per fortuna.
Tante terapie ed eccolo come nuovo, o quasi”.
Ora Farik è un gatto felice, che si gode la sua vita sedentaria guardando le
partite di calcio e giocando con una palla di lana. A raccontarlo sono stati i
suoi padroni: “In famiglia, comunque, comanda lui: va matto per la televisione,
in particolare per le partite di calcio; lui stesso gioca sempre con una palla
di lana che gli abbiamo creato noi. Il resto del tempo, lo trascorre come un
pettegolo di paese, come quelle anziane signore affacciate ai balconi che si
raccontano i segreti del condominio. Lui è uguale, si sporge finché la rete del
terrazzo glielo consente, ascolta attento e ficca il naso negli affari dei
vicini… insomma, di gatti ne abbiamo avuti, ma uno così, mai prima d’ora e il
suo arrivo ha rappresentato un’incredibile coincidenza”.
L'articolo Farik, per il gatto fuggito dalla guerra in Ucraina c’è un lieto fine
in Italia: “È come le pettegole del paese, si affaccia al balcone e ficca il
naso negli affari dei vicini” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La città di Rovigo omaggia la sua mascotte: il gatto Rossini. Lo scorso 14
febbraio, il micio dal pelo rosso e gli occhi verdi è morto dopo essere stato
investito da un’auto in via Celio. Gli abitanti di Rovigo hanno voluto
commemorare il simbolo della città con un monumento. Come riportato da Il
Corriere della Sera, sulle scale del municipio sorgerà una statua a lui
dedicata. Rossini era il gatto di tutti. Le persone hanno raccontato che per
anni hanno accarezzato quel micio arrivato in Italia nel 2013 dalla Bosnia.
All’epoca una volontaria lo salvò dalle macerie di una casa distrutta e lo portò
con sé. Il gatto fu adottato poi da Valentina Pasotto, un’altra volontaria che
si occupa di curare i gatti con disabilità. La donna ha raccontato: “Lo curai e
decisi di tenerlo con me, ma la vita domestica gli stava stretta. Non riusciva a
convivere con gli altri gatti, dunque decisi di darlo al mio ex compagno, che
aveva un bel giardino proprio in via Celio. Ma anche lì Rossini dimostrò
intolleranza verso le quattro mura. Ogni giorno scappava, andava a trovare i
negozianti della città e chiamavano me per andare a riprenderlo”.
L’avvocata Elena Perini ha ricordato così il micio: “Rovigo perde una parte di
sé. Grazie delle infinite ore insieme in tribunale, dove tu mi guardavi
sornione”. Rossini era un’anima ribelle, come raccontato dalle persone che lo
hanno visto passeggiare tra le forze dell’ordine in piazza o camminare al fianco
della sindaca Valeria Cittadin. Sui social, la prima cittadina ha ricordato così
il micio: “Rovigo perde un pezzo del suo cuore, compagno silenzioso delle nostre
giornate, presenza discreta ma capace di unire un’intera comunità”. E ancora:
“Sei stato molto più di una mascotte: sei stato un simbolo di affetto, di
semplicità, di quella dolcezza che rende speciale la nostra città. Oggi Rovigo
ti saluta con gratitudine e commozione. La tua assenza lascia un vuoto, ma il
ricordo resterà vivo nelle piazze, tra le nostre vie e nei cuori di tutti noi”.
Rossini aveva anche una pagina Facebook – con quasi 20 mila followers – dove le
persone hanno scritto post di cordoglio in sua memoria. La giunta comunale ha
deciso di rendere onore al micio più amato ed emblematico di Rovigo,
dedicandogli una statua.
LA MORTE DI ROSSINI
Rossini è morto prima delle 8:00 di sabato 14 febbraio. Il micio è stato
investito e ucciso da un’auto all’angolo della Farmacia Tre Mori, in via Celio.
Dopo la sua morte non sono mancate le polemiche. Alcune persone hanno chiesto
giustizia, altre hanno messo alla gogna l’automobilista che l’ha investito. La
polizia ha chiarito che si è trattato di una tragica fatalità. Il conducente,
infatti, si è fermato subito e ha chiamato i soccorsi.
L'articolo Una statua per il gatto Rossini: il tributo della città di Rovigo al
micio-star morto investito nella notte di San Valentino proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Oggi, 17 febbraio, si celebra in Italia la Festa del gatto. Un giorno speciale
dedicato a uno degli animali domestici considerato tra i meno empatici. Verità o
luogo comune? A fare chiarezza ci ha pensato Federico Coccia. Il veterinario e
influencer ha dichiarato a Il Corriere della Sera: “Solo chi conosce il gatto
può capire di che animale meraviglioso si tratti. Tanti pensano che il micio sia
anarchico e anaffettivo, quando invece è uno degli animali più affettuosi del
mondo, anche se a modo suo”.
E ancora: “Cani e gatti sono entrambi animali da branco ma i primi sono
socialmente obbligati, i secondi no. Il cane si affeziona all’uomo, il gatto
all’uomo ma anche alla casa. Il padrone dà affetto e la casa protezione, infatti
il gatto vive tutta la vita in casa perché quello è il suo mondo e gli è più che
sufficiente”.
Coccia aveva anticipato il discorso nell’intervista con Adnkronos Salute, a
margine dell’ultimo Supercatshow di Roma. Il veterinario-scrittore aveva
dichiarato: “Ci sono due tipologie di gestione del gatto, a seconda che
l’animale viva sempre in casa o che abbia la possibilità di uscire e rientrare.
Quest’ultimo fa una vita più libera ma pericolosa, pensiamo a quello che può
accadere per strada, al furto stesso del gatto e alle malattie trasmesse da
esemplari randagi. Quindi, occorre valutare bene, magari anche a seconda del
carattere dell’individuo, se per lui possa essere più opportuna una vita in
casa. L’importante è che sia amato e ricambiato nel suo affetto”.
L’amore è importante, ma non è tutto. Coccia ha aggiunto: “Non serve decidere
per lui dove deve stare o dormire, sarà lui a scegliere per sentirsi tranquillo.
Un’altra differenza con i cani è a livello alimentare, il gatto si gestisce da
solo e questo è anche più comodo per chi è spesso assente da casa”.
“NON SEGUITE LE MODE. IL MIO GATTO ERA RANDAGIO, MI DÀ TANTO AMORE”
Sempre a Il Corriere, l’influencer ha parlato delle razze che vanno più di moda.
L’intervistato ha rivelato: “Il bengala“. C’è un motivo ben preciso, che Coccia
ha spiegato così: “Simula un felino selvatico”. Tuttavia, il veterinario ha
preso le distanze dal concetto di acquistare un gatto in base alla moda.
L’esperto ha dichiarato: “Io non consiglio mai di seguire le mode. Ad esempio,
io ho due gatti arrivati da soli, di cui uno, come dico spesso, è il gatto dello
spot Barilla trovato di notte, bagnato e recuperato. Vi assicuro che quel gatto
mi dà tanto“.
Quando si accoglie un gatto in famiglia bisogna tenere conto anche delle spese.
Quanto costa gestire un micio? Coccia ha spiegato: “Mediamente se è in buona
salute tra 400-600 euro l’anno. Dopo il costo dell’alimentazione, la seconda
spesa è la profilassi veterinaria, poi accessori e la toelettatura”.
L'articolo “Il gatto è anaffettivo? No, a modo suo è uno degli animali più dolci
al mondo. È indipendente, ma l’importante è che sia amato”: le parole di
Federico Coccia proviene da Il Fatto Quotidiano.
A Siracusa una gatta di colonia è stata colpita con un violento calcio
all’interno di un distributore automatico di cibo e bevande. Nerina, questo il
nome dell’animale, ha riportato un grave trauma alla vescica. L’aggressione è
avvenuta lo scorso 30 gennaio ed è stata ripresa dalle telecamere di
sorveglianza del locale.
Nelle immagini si vedono due ragazzi davanti al distributore, uno con un
cappuccio nero e l’altro con un casco bianco. Il gatto si avvicina alla gamba
del secondo che gli sferra un calcio, con l’animale che sbatte contro uno dei
distributori automatici. Una reazione improvvisa e brutale che ha indignato gli
utenti dei social network. Le immagini delle telecamere di sorveglianza sono
state pubblicate su Instagram dalla Lav (Lega Anti Vivisezione) di Siracusa. La
referente dell’associazione, Lucy Ellul, è stata contattata da un testimone e si
è recata immediatamente sul posto per soccorrere il gattino.
La Lav ha presentato una denuncia formale alla polizia, corredata dalle immagini
delle telecamere di sicurezza già consegnate alle forze dell’ordine. L’ente
animalista ha commentato su Instagram l’accaduto scrivendo: “Si è avvicinata per
una carezza. È stata colpita con un calcio!”.
E ancora: “Un gesto vile, gratuito, assurdo e violento che le ha provocato un
grave trauma alla vescica. Un atto di crudeltà inaudito e un reato per il quale
chiediamo giustizia“. Anche il Comune di Siracusa ha condannato il gesto.
Daniela Vasques, assessora alla Tutela degli animali, ha chiesto di approfondire
le indagini tramite l’analisi delle telecamere di un supermercato vicino al
distributore, che potrebbero aver ripreso la targa del motorino utilizzato dal
ragazzo indagato per violenza su animali.
> Visualizza questo post su Instagram
>
>
>
>
> Un post condiviso da LAV (@lav_italia)
L'articolo “Si è avvicinata per una carezza ed è stata colpita con un calcio. È
un atto di crudeltà, chiediamo giustizia”: la violenza subita dalla gatta Nerina
indigna i social proviene da Il Fatto Quotidiano.