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Elkann vende Repubblica e il Gruppo Gedi ad Antenna: “In Italia l’editoria non è considerata una professione”
La famiglia Agnelli-Elkann lascia dopo cento cento anni l’editoria italiana. Dopo mesi di trattative, la holding Exor ha raggiunto un accordo con il gruppo greco Antenna per la cessione di Gedi Gruppo Editoriale, aprendo una nuova fase per uno dei principali poli editoriali italiani. L’operazione coinvolge testate e brand di primo piano: La Repubblica, le radio Radio Deejay, Radio Capital e m2o, HuffPost Italia, Limes e National Geographic Italia. Antenna Group parla di un “investimento strategico” che punta a rafforzare la presenza in Italia e a sviluppare nuove sinergie tra editoria, radio, contenuti digitali e audiovisivi, con l’obiettivo di costruire un hub mediatico nel Mediterraneo. A guidare il gruppo per conto degli editori ellenici sarà Mirja Cartia d’Asero, ex Il Sole 24 Ore. L’annuncio è arrivato dopo la festa per i cinquant’anni e nel giorno dei risultati del referendum costituzionale. Una tempistica fortemente criticata dal Comitato di redazione: “Scegliere un giorno del genere è la finale mancanza di rispetto verso il giornale e la sua storia dell’ormai ex editore di Repubblica. Non sentiremo la sua mancanza”. E attaccano: “Dopo aver smembrato e venduto pezzo a pezzo uno storico gruppo editoriale, l’addio di John Elkann a Gedi avviene quindi nel peggiore dei modi, senza tenere in alcun conto nel contratto di compravendita le richieste di garanzie occupazionali per tutte le lavoratrici e i lavoratori, di perimetro e di rispetto dell’indipendenza e della collocazione del giornale per cui la redazione di Repubblica continuerà a battersi ricorrendo a qualsiasi strumento di lotta. Una richiesta di garanzie – continua la rappresentanza sindacale – che adesso riproporremo per intero al nuovo editore augurandoci che le belle intenzioni di sviluppo del gruppo Gedi ribadite nella prima nota stampa trovino realizzazione nel pieno rispetto dei livelli occupazionali, delle realtà delle redazioni locali, della storia di questo giornale. La nostra battaglia non è finita, ma continua”. Critica anche la Federazione nazionale della Stampa italiana in vista dell’ingresso del greco Kyriakou: “In nove anni si è compiuta la parabola del gruppo Gedi. Doveva essere il più grande gruppo editoriale europeo, invece Elkann lo ha trasformato nella più grande cessione di testate che si sia mai vista in Italia. Con il passaggio dell’azionariato al greco Kyriakou e la cessione de La Stampa a Sae il gruppo non esiste più. Restano le macerie e molti interrogativi sul perché dell’operazione cominciata nell’aprile 2017″. Elkann è riuscito anche a rilasciare un’intervista dai toni critici verso l’Italia all’Ansa, come se a spingerlo a mollare sia stato il contesto: “L’editoria è una professione che può essere esercitata in modo indipendente solo se si hanno i conti in regola. La mia famiglia e io stesso abbiamo sempre considerato l’editoria come un mestiere che vive grazie ai suoi lettori, ma purtroppo in Italia avere un giornale è considerato uno strumento di influenza e di potere, non una professione”, ha detto sostenendo che le cessioni ad Antenna e Sae di Repubblica e La Stampa ”garantiranno un futuro di sviluppo e libertà ai giornalisti delle due testate”. La società greca assicura che investirà “nuove e significative risorse per ampliare la diffusione de la Repubblica” e che sarà garantita la sua indipendenza. L’obiettivo è anche quello “di sviluppare ulteriormente il business radiofonico di Gedi, creando un importante hub radiofonico nel Mediterraneo”, e investire nella produzione di documentari informativi, nello streaming, nei podcast, nella produzione musicale ed editoriale, nell’education e nel cinema. Antenna si impegna “a investire nel giornalismo italiano e a rafforzare il ruolo dell’Italia come protagonista nel panorama dell’informazione e dell’intrattenimento”. L'articolo Elkann vende Repubblica e il Gruppo Gedi ad Antenna: “In Italia l’editoria non è considerata una professione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Exor
Referendum, sul sorteggio dei giudici al Csm Marina Berlusconi supera perfino il padre Silvio
“L’argine all’influenza della politica all’interno del Csm è il sorteggio”, ha scritto Marina Berlusconi nella lettera affidata a Repubblica. Ma certo non ha attribuito l’idea a suo padre. Sarebbe stato difficile visto che giusto nel 2010, quando Silvio Berlusconi era premier e Guardasigilli Angelino Alfano, l’Italia era tra i paesi europei che a Bruxelles sottoscriveva una storica Raccomandazione intitolata così: “Judges: independece, efficiency and responsibilities”. Al punto 27, parlando dei Consigli di giustizia, come il nostro Csm, era possibile leggere questa frase: “Almeno la metà dei membri di tali consigli devono essere i giudici scelti da parte dei loro colleghi di tutti i livelli del sistema giudiziario e nel rispetto del pluralismo all’interno del sistema giudiziario”. Era il 17 novembre del 2010. Agli atti non resta traccia di un dissenso italiano sulle raccomandazioni della Ue. Quattro anni prima, quando il Cavaliere si lancia, poi sconfitto, nella riforma costituzionale, tra le modifiche all’articolo 104 sul Csm si può leggere solo il nuovo sistema d’elezione dei laici “per un sesto dalla Camera e per un sesto dal Senato federale della Repubblica”. Parità di rappresentanza tra laici e togati dunque, ma niente sorteggio. L’unico sorteggio che piaceva a Berlusconi era quello delle squadre che incontrava il suo Milan nelle coppe europee quando che vinceva di continuo. E arriviamo al 2025, mentre Meloni e Nordio puntano tutto sul sorteggio secco dei togati, nel Rule of Law Report l’Europa conferma la linea del 2010 sui Councils for the judiciary, sulla loro indipendenza, nonché sulla composizione, ripetendo le stesse parole scritte 15 anni prima. In Italia vengono battezzate come la “Magna carta dei giudici” e a tradurre la risoluzione è Raffaele Sabato, oggi giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Il punto 27, che la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere sta per stravolgere col sorteggio, è sempre identico. Un principio su cui né Berlusconi, né tantomeno Alfano, ebbero da ridire. Ma che sta per essere cancellato. Come il Guardasigilli Carlo Nordio ha ignorato le regole europee sull’abuso d’ufficio, ora sta per farlo sul sorteggio dei togati che tra i partner Ue esiste solo in Grecia. Maria Rosaria Guglielmi, presidente di Medel, l’Associazione dei magistrati europei per la democrazia e le libertà, è netta: “Con l’introduzione del sorteggio ci poniamo in contrasto con gli standard europei che nei Consigli di giustizia richiedono magistrati eletti dai loro pari per garantire la più ampia rappresentatività rispetto alle funzioni e alla composizione della magistratura”. “La raccomandazione del 2010 – si accalora Guglielmi – ha anche precisato che essi devono essere scelti da giudici di uffici di tutti i livelli, nel rispetto del pluralismo all’interno del sistema giudiziario”. Magistrata espertissima delle regole europee, oggi tra i pm di Eppo, lo European public prosecutor’s office, Guglielmi considera la raccomandazione Ue, mai violata finora, un libro comune per tutti. Con il sorteggio invece l’Italia “mette in crisi l’indipendenza dei sistemi giudiziari nonché lo stesso Stato di diritto che non è solo un affare di rilevanza interna, bensì un valore condiviso sul quale si fonda l’Europa”. Guglielmi ricorda che anche nel rapporto del 23 ottobre 2025 sulla giustizia italiana Margaret Sattherwaite, la Special Rapporteur dell’Onu sull’indipendenza dei giudici, parla di Csm dove “la maggioranza dei membri siano giudici eletti dai loro pari”. Il giurista dell’Università Statale di Milano Gianluigi Gatta definisce “un vulnus all’Europa” il sorteggio dei togati del Csm perché “sarebbe anche del tutto eccentrico e contrario alle raccomandazioni internazionali”. “In un clima di continui attacchi alla magistratura – dice ancora Gatta – verrebbe visto come un vistoso indebolimento della garanzia d’indipendenza dal potere politico di giudici e pm”. L'articolo Referendum, sul sorteggio dei giudici al Csm Marina Berlusconi supera perfino il padre Silvio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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È morta la giornalista Giovanna Casadio, la cronista parlamentare de la Repubblica aveva 71 anni. Il cordoglio della politica
È morta all’età di 71 anni la giornalista Giovanna Casadio, a lungo cronista parlamentare e politica per la Repubblica. Nata a Trapani e cresciuta a Salerno, viveva da tempo a Roma. Nella sua carriera ha anche scritto diversi libri. Tra questi: “Quel che è di Cesare”, “I doveri della libertà. Dialogo con Emma Bonino”, “Non seguire il mondo come va. Rabbia, coraggio, speranza e altre emozioni politiche”, “Dove si guarda è quello che siamo”, “Diario di bordo dei sindaci”. A dare la notizia è stato lo stesso quotidiano: “Addio alla nostra Giovanna Casadio, caparbia gentildonna del giornalismo politico”, si legge. L’Associazione stampa parlamentare esprime il suo più sentito e profondo cordoglio per la scomparsa: “Con sorriso e gentilezza – si legge nella nota – Giovanna ha saputo raccontare la politica italiana e le battaglie civili che l’hanno accompagnata sempre con grande dedizione, equilibrio e obiettività. Alla sua famiglia, ai suoi due figli, vanno le condoglianze più sentite di tutti noi”. Tanti i messaggio di cordoglio dal mondo della politica, a partire dal presidente del Senato Ignazio La Russa: “Ho telefonato personalmente al direttore Mario Orfeo per rivolgere a lui e alla redazione la vicinanza mia personale e del Senato della Repubblica”, ha dichiarato. “Mi unisco al dolore dei suoi familiari e di chi ha condiviso il suo percorso lavorativo. Un pensiero al direttore e a tutta la redazione di Repubblica”, dichiara il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. Una scomparsa che “rattrista profondamente l’Anci e tutti quei sindaci e amministratori che, per decenni, ne hanno apprezzato il rigore professionale e la grande attenzione per i Comuni, le realtà locali, i territori”, si legge in una nota dell’Anci. “Apprendo con dolore della scomparsa di Giovanna Casadio ed esprimo profondo cordoglio anche a nome di tutta la comunità democratica. Giornalista attenta, rigorosa e appassionata, saggista, donna colta e gentile. Ci mancherà molto. Siamo vicini ai suoi familiari, alle colleghe e ai colleghi e a tutte e tutti quelli che le hanno voluto bene”, ha dichiarato la segretaria del Pd Elly Schlein. Per la presidente della commissione di vigilanza Rai Barbara Floridia (M5s) con la sua scomparsa “perdiamo una figura stimata e appassionata del giornalismo politico italiano, che con rigore e profondità ha raccontato per anni la vita politica del nostro Paese e le storie che la attraversano”. Anche Matteo Renzi e i parlamentari di Italia Viva hanno espresso il loro “profondo cordoglio”: “Nel corso della sua lunga carriera ha raccontato con passione la vita politica italiana, contribuendo con competenza e serietà al dibattito pubblico”, si legge in una nota di Iv. “È stata una giornalista raffinata e di alto valore, brillante, testarda, capace di battute sottili e taglienti. Una grande professionista, una bella persona”, ha detto Carlo Calenda. Per Angelo Bonelli deputato Avs e co-portavoce Europa Verde si tratta di “una perdita dolorosa per il giornalismo parlamentare e per la qualità della nostra democrazia”. L'articolo È morta la giornalista Giovanna Casadio, la cronista parlamentare de la Repubblica aveva 71 anni. Il cordoglio della politica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Repubblica è in sciopero, i giornalisti: “Sulla vendita del gruppo GEDI manca trasparenza, Elkann si rifiuta di incontrarci”
La Repubblica è in sciopero. Oggi il sito web del quotidiano non verrà aggiornato e domani il giornale non sarà in edicola. Lo hanno annunciato i giornalisti con un comunicato. “L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica si è riunita per ore in serata e per questa ragione, non potendo chiudere le pagine, il quotidiano domani 10 febbraio non sarà in edicola – si legge -. Il Comitato di redazione ha inoltre indetto per il 10 febbraio uno sciopero e perciò anche l’11 febbraio il giornale non uscirà”. “Ormai da settimane la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna – prosegue l’assemblea -. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c’è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui. Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se sì, perché non prenderle in considerazione?”. Da quanto emerso nei mesi scorsi, il principale possibile acquirente de La Repubblica è l’imprenditore e armatore greco Theodore Kyriakou, proprietario del Gruppo Antenna, colosso internazionale dei media con sede in Grecia, già attivo in diversi paesi europei. A partire da dicembre 2025, è stata confermata l’esistenza di una trattativa esclusiva tra la holding Exor (famiglia Elkann-Agnelli) e il gruppo di Kyriakou per la cessione di gran parte del gruppo GEDI, inclusa La Repubblica. Le indiscrezioni parlano di un’offerta che si aggira intorno ai 140-240 milioni di euro per le principali testate del gruppo. La notizia ha scatenato forti proteste da parte delle redazioni e del comitato di redazione, che hanno espresso preoccupazione per il mantenimento dell’identità politica del giornale e per la stabilità occupazionale. “Abbiamo coinvolto chiunque fosse possibile – prosegue l’assemblea -, continuiamo a farlo, lavorando assieme alle organizzazioni sindacali, interpellando istituzioni, lettori, partiti, enti pubblici, da Agcom all’European Board for Media Services. Abbiamo fatto il nostro lavoro giornalistico per tentare di fare luce sulla natura del potenziale acquirente e ciò che ne è uscito fuori non ci tranquillizza affatto, anzi. Abbiamo manifestato pubblicamente la nostra rabbia e preoccupazione. In questa trattativa – lo stiamo denunciando da tempo – manca trasparenza, necessaria e fondamentale quando in ballo c’è un prodotto che non è solo economico ma uno strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediatico”. “Le nostre richieste di garanzie, occupazionali e democratiche, sono ad oggi cadute nel vuoto di fronte a un silenzio ostinato e irrispettoso di chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe darcele. L’editore John Elkann, infatti, si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali. Questa è la situazione che stanno vivendo 1.300 famiglie. Lo spezzatino di Gedi, quel che era il primo gruppo editoriale italiano, continua indisturbato. Come nel disinteresse generale, salvo dei sindacati e di chi del proprio lavoro vive, è stato smantellato un pezzo di industria italiana. Tutto questo mentre gli azionisti ogni anno portavano a casa dividendi miliardari”. L'articolo La Repubblica è in sciopero, i giornalisti: “Sulla vendita del gruppo GEDI manca trasparenza, Elkann si rifiuta di incontrarci” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lo “sfregio” di Meloni e le “menzogne” di Elkann: i Cdr di Repubblica e La Stampa contro la premier e il loro editore
Contro la presidente del Consiglio e contro l’editore. Alle prese con la cessione del gruppo Gedi, le redazioni de La Repubblica e La Stampa tornano a farsi sentire. La vendita del ramo editoriale di Exor da parte di John Elkann è diventato anche una vicenda politica, mentre il numero uno della holding proprietaria dei due quotidiani non ha speso una sola parola mentre nel week end si è esposto in prima persona per annunciare che la Juventus è incedibile e quindi è stata rifiutata la proposta di Tether che valutava il club 1,1 miliardi di euro. “Ha respinto l’offerta di acquisto della Juventus con un video messaggio e la precisazione che ‘la squadra, la nostra storia e i nostri valori non sono in vendita’. Vale per il calcio, ma non per il nostro giornale e i suoi oltre 150 anni di storia. Storia che si può serenamente svendere, senza nemmeno curarsi di capire a chi”, ha sottolineato il Cdr del quotidiano torinese sottolineando che con la vendita si va “disgregando, distruggendo valore e valori”. Lo scorso 30 novembre, dopo l’assalto alla redazione, ricorda il Comitato di redazione, “anche John Elkann ha portato la sua solidarietà” e “si è rivolto ai colleghi e alle colleghe parlando alla prima persona plurale, con l’inteso che proprietà, direzione e redazione fossero un tutt’uno”. Si trattava di “menzogne”, attacca il sindacato interno dei giornalisti, visto che “nemmeno quindici giorni dopo è arrivata la dichiarazione ufficiale di Exor e la conferma della volontà di uscire dal settore dell’editoria”. Si tratta, ricordano, di “posti di lavoro e vite di cui temiamo il governo non abbia troppa intenzione di farsi carico, almeno a giudicare dal palco di Atreju di ieri”. Il riferimento è alle parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla vendita di Gedi, “menzionata giusto il tempo di polemizzare con i suoi avversari politici, senza dare rassicurazioni sulle sorti di 1.300 lavoratori e lavoratrici”. Sullo stesso punto, attacca anche il Comitato di redazione di Repubblica, destinata a finire nelle mani del gruppo greco Antenna: “Invece di occuparsi di una crisi industriale che riguarda 1.300 lavoratrici e lavoratori e al contempo di fare la propria parte per salvaguardare il pluralismo dell’informazione, ieri dal palco della sua kermesse la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preferito sfoderare l’arma della più bassa propaganda politica per parlare di Gedi: attaccando un partito di opposizione, un sindacato e un articolo di Michele Serra su questo giornale che rappresenterebbe ‘una sinistra isolata e rabbiosa’”. Parole che – secondo il Cdr – “denotano scarsa attitudine istituzionale, visto che Meloni in teoria rappresenta tutti i cittadini di questo Paese e non solo i suoi elettori”. E ancora: “Sono completamente false rispetto a fantasiosi accordi tra l’attuale editore di Gedi su Stellantis e le interviste fatte dalle colleghe e dai colleghi nel corso degli anni a Maurizio Landini, segretario generale della Cgil. Ci risulta piuttosto che Meloni coltivi ottimi rapporti sia con John Elkann che con il possibile acquirente di Gedi: se proprio ritiene di potersi rendere utile visto il ruolo che ricopre, e di cui spesso si dimentica, le suggeriamo di utilizzare la sua influenza per gestire questo delicato passaggio tutelando non gli interessi — per la gran parte esteri — di grandi e ricchi imprenditori, ma delle persone che qui vivono del proprio lavoro. Lo sfregio di Meloni, casualmente, fa il paio con il video nel quale lo stesso Elkann annuncia il rifiuto a prendere in considerazione l’offerta ricevuta per l’acquisto della Juventus”. L'articolo Lo “sfregio” di Meloni e le “menzogne” di Elkann: i Cdr di Repubblica e La Stampa contro la premier e il loro editore proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sciopero dei giornalisti de la Repubblica contro la vendita della testata: sabato non sarà in edicola e venerdì stop al sito
Avevano dichiarato lo stato di agitazione permanente come i loro colleghi de La Stampa (che oggi hanno scioperato). E venerdì saranno i giornalisti de la Repubblica a incrociare le braccia contro la conferma da parte dei vertici del gruppo Gedi dell’intenzione di vendere la testata così come La Stampa, Huffington Post e Sentinella del Canavese. Il sito di Repubblica venerdì non verrà aggiornato dalle 7 di venerdì fino alle 7 di sabato mentre l’edizione cartacea non sarà in edicola sabato. “Siamo pronti a una stagione di lotta dura a tutela del perimetro delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’identità del nostro giornale a fronte della cessione ad un gruppo straniero, senza alcuna esperienza nel già difficile panorama editoriale italiano e il cui progetto industriale è al momento sconosciuto”, dichiara la nota dell’assemblea. “Riteniamo intanto indispensabile – si legge ancora – che i vertici di Gedi mettano immediatamente sul tavolo delle trattative con l’acquirente garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali e sulla salvaguardia dell’identità politico-culturale“. “Ci impegniamo fin da oggi – scrivono le giornaliste e i giornalisti – a combattere con ogni strumento a nostra disposizione per la difesa di queste garanzie democratiche fondamentali per l’intero Paese”. Il probabile acquirente è il gruppo greco Antenna1 della famiglia Kyriakou, che però è interessato solo a Repubblica e alle radio per cui si appresterebbe subito dopo a fare a uno “spezzatino” vendendo parte del pacchetto. Il prezzo della vendita sarebbe di poco superiore ai 140 milioni di euro. Sempre venerdì il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, incontrerà i vertici di Gedi e i cdr de La Stampa e de la Repubblica. Il sottosegretario giovedì aveva annunciato di averli convocati in relazione alla vicenda della ventilata cessione del gruppo. “L’esito è stato sconcertante, sconfortante e umiliante per la redazione”, è stato il commento della rappresentanza sindacale dei giornalisti de La Stampa a quanto emerso da un incontro con i vertici del gruppo Gedi. “L’obiettivo sarebbe di chiudere in parallelo le due operazioni di vendita nel giro di due mesi. Rispetto alle nostre richieste non è stata data alcuna garanzia sul futuro della testata, sui livelli occupazionali, sulla solidità del potenziale compratore, sui destini delle attività messe in comune a livello di gruppo, dalle infrastrutture digitali alla produzione dei video, e quindi senza nessuna garanzia di poter continuare a svolgere il nostro lavoro così come abbiamo fatto fino a oggi”, hanno aggiunto. Giovedì anche l’assemblea dei giornalisti de La repubblica ha decretato lo stato di agitazione permanente con “la sospensione immediata della partecipazione a tutte le iniziative editoriali speciali”. E adesso la proclamazione dello sciopero. L'articolo Sciopero dei giornalisti de la Repubblica contro la vendita della testata: sabato non sarà in edicola e venerdì stop al sito proviene da Il Fatto Quotidiano.
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