Gedi tratta la vendita de La Stampa al gruppo Sae, già in affari con il ramo
editoriale dell’impero di John Elkann. La società ha informato della trattativa
in esclusiva, che riguarda anche gli asset collegati e le rotative, sia il
direttore che il Comitato di redazione del quotidiano torinese. Dopo mesi di
indiscrezioni che avevano accostato diversi imprenditori interessati al
quotidiano storicamente legato agli Agnelli, sulla scena piomba quindi il gruppo
Sae che ha già nel suo portafoglio diverse testate, arrivate proprio da una
precedente vendita da parte di Gedi.
Sae gestisce infatti Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta
di Reggio, La Nuova Ferrara e La Provincia Pavese, tutte tramite la controllata
SAE Communication srl. Tutte le testate rappresentavano il ramo dei locali di
Gedi che li aveva venduti in blocco al gruppo con radici sarde tra il 2020 e il
2024.
Secondo fonti vicine a Gedi, tra i vantaggi della proposta Sae c’è il network
locale del gruppo che permetterebbe a La Stampa di portare la dimensione
nazionale in un sistema informativo molto forte nei territori. Nell’acquisizione
Sae vorrebbe inoltre coinvolgere soggetti istituzionali locali che, secondo
Gedi, darebbero una “prospettiva di lungo termine a un progetto industriale
solido”.
Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria,
Alberto Barachini, l’apertura di una trattativa in esclusiva “rappresenta una
iniziativa strategica orientata a promuovere l’identità di un giornale ancorato
al territorio” e la scelta di privilegiare l’offerta del Gruppo Sae “appare
connessa ad una proposta da parte del potenziale acquirente di puntare a un
piano di sviluppo concreto e ambizioso”. Proprio riguardo al futuro, Barchini
chiede che Sae “si impegni a tutelare gli asset e dia garanzie occupazionali”.
Le esperienze pregresse non fanno ben sperare. Basti ricordare il caso de Il
Tirreno: da cinque anni, cioè dal cambio di proprietà, il giornale vive tra
cassa integrazione, prepensionamenti, stati di crisi, tagli ai costi e chiusura
o ridimensionamento di redazioni locali. I giornalisti rivendicano di aver
garantito la sopravvivenza del quotidiano attraverso sacrifici economici e
carichi di lavoro crescenti, senza che a questi sia mai corrisposto un vero
piano di rilancio. “Chiediamo da tempo un progetto editoriale e industriale che
dia una prospettiva al giornale”, spiegava il Cdr a Ilfattoquotidiano.it nelle
scorse settimane.
L'articolo Gedi in trattativa esclusiva con il Gruppo Sae per vendere La Stampa:
chi è il potenziale acquirente proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sul tavolo di Gedi c’era un’offerta da 240 milioni di euro: dieci milioni più di
quella per cui trattano i potenziali acquirenti greci. E a quanto pare è ancora
valida. Emerge solo adesso che oltre quella fatta solo per La Stampa
l’imprenditore italo-canadese Andrea Iervolino aveva inviato anche una proposta
formale e vincolante a John Elkann per acquistare il 100% del perimetro
industriale ed editoriale del gruppo: quotidiani, radio e asset digitali, senza
spezzatini né scorpori.
Nelle ultime 48 ore si erano diffusi anche rumors incontrollati su possibili
mosse di Leonardo Maria Del Vecchio, il figlio del patron di Luxottica che a
dicembre aveva tentato senza successo di acquistare il gruppo, offrendo 140
milioni di euro, ma la cui offerta è stata respinta da John Elkann, portandolo
poi a entrare nel capitale de Il Giornale con il 30%. Voci su un’offerta da 50
milioni ai greci per la sola Repubblica subito smentite dal Gruppo. “No, nessun
rilancio in vista”.
Questo rincorrersi di voci, di offerte coperte e riscoperte, dà un po’ l’idea
che la partita sia comunque aperta o che la si voglia tale, visto che la
trattativa esclusiva di Exor con i greci del Gruppo Antenna scade a fine
gennaio.
Il fatto che la prima offerta di Iervolino, reale nella comunicazione ma senza
altri dettagli, emerga solo ora non sembra casuale. Il 12 gennaio, come rivelato
dal Fatto, con la sua TAIC Funding LLC aveva formulato un’offerta da 22,5
milioni per La Stampa, offerta rigettata però nel giro di tre giorni. A
differenza di quest’ultima però, la prima di cui si ha notizia solo oggi vale
per tutto il gruppo e non ha un termine di scadenza vincolante. Se la notizia
trapela solo oggi, dunque, è proprio per rendere esplicito che – accanto
all’esclusiva in corso fino a gennaio – sul tavolo esiste un’altra offerta
formalizzata e superiore. Che resta valida.
In questo quadro si colloca anche il diverso trattamento riservato da GEDI. Alla
proposta per l’intero gruppo, veicolata da TAIC e coperta da accordi di
riservatezza, non risulta sia seguita ad oggi alcuna risposta, neppure negativa.
Mentre per l’offerta fatta il 12 gennaio, sempre dalla stessa cordata, per
l’acquisto della sola Stampa da 22,5 milioni di euro, è stata formalmente e
ufficialmente rigettata con la decisione di GEDI di trattare solo con NEM e SAE.
Su entrambi i fronti restano però molte incertezze. Sul versante atlantico,
dietro Andrea Iervolino vi sarebbe una cordata composta da due banche, fondi e
investitori privati tra California e Florida, senza che siano stati resi
pubblici nomi, quote e struttura di controllo.
Anche il fronte greco presenta interrogativi. L’offerta fa capo ad Antenna
Group, conglomerato mediatico internazionale con una struttura societaria
articolata. Il suo azionista di riferimento, Theodore Kyriakou, proviene da una
storica famiglia di armatori greci e vanta relazioni internazionali che
includono Donald Trump e il principe saudita Mohammed bin Salman, attraverso la
partecipazione del fondo sovrano saudita PIF in Antenna Greece. Gli ultimi
bilanci pubblicamente disponibili risalgono al 2021, rendendo parziale la
valutazione della capacità finanziaria complessiva e del peso effettivo dei
soci.
È su questo terreno che la scelta di Exor si complica. Non si tratta soltanto di
confrontare due prezzi, ma di valutare due offerte in cui l’identità e il ruolo
dei finanziatori restano ignoti. Il rilancio a dicembre trapelato a oggi, punta
però a rendere esplicito che la partita non è per forza chiusa dopo la scadenza
dell’esclusiva. Il nodo centrale resta uno solo: capire chi c’è davvero dietro
le proposte che dall’Atlantico all’Egeo alzano onde puntando al controllo di
GEDI.
L'articolo GEDI, spunta l’offerta da 240 milioni: era sul tavolo da dicembre e
supera i greci proviene da Il Fatto Quotidiano.
La vendita delle testate del gruppo Gedi entra nella fase decisiva e i
rappresentanti sindacali dei giornalisti chiedono chiarezza. A due settimane
dagli incontri con i vertici aziendali e con il sottosegretario all’Editoria
Alberto Barachini, i comitati di redazione di Stampa e Repubblica denunciano
l’assenza di garanzie formali sul futuro occupazionale nell’operazione che
dovrebbe portare alla cessione di Stampa, Repubblica, Huffington Post e Radio
Capital al gruppo Antenna della famiglia di armatori greci Kyriakou.
I rappresentanti sindacali nei comunicati pubblicati sulle due testate alla
vigilia di Natale ricordano di aver chiesto “con chiarezza” che, nell’ambito
dell’accordo di cessione, “sia il venditore che il potenziale acquirente si
impegnassero formalmente attraverso una clausola a tutela dei livelli
occupazionali”. Una richiesta che, sottolineano, “ad oggi non ha avuto alcun
seguito concreto”.
Al momento ci sono soltanto dichiarazioni pubbliche del possibile acquirente su
“futuri investimenti, internazionalizzazione e sviluppo”, che però non si sono
tradotte in impegni vincolanti. “Se fossero reali non ci sarebbe alcun problema
a metterle nero su bianco in un atto di compravendita tra le parti”, scrivono i
Cdr, aggiungendo che “in queste condizioni, il clima con cui ci avviciniamo alle
festività natalizie non può essere sereno”.
A pesare è anche l’assenza di informazioni sullo stato di salute del gruppo che
fa capo alla famiglia Kyriakou. “Rimane inevasa la richiesta, più volte avanzata
ai vertici di Gedi, di poter disporre di un dossier sulla solidità finanziaria
del gruppo”. Al momento, aggiungono i rappresentanti sindacali, “l’unico vero
dossier di cui abbiamo notizia è quello commissionato dall’associazione
sindacale Stampa Subalpina”.
Il quadro si è ulteriormente complicato con la notizia, arrivata ieri, della
vendita della Sentinella del Canavese al gruppo Ladisa. Un’ipotesi chein passato
era stata “più volte esclusa con fermezza dall’azienda” e che ora trova invece
conferma. “Ai colleghi della Sentinella va la nostra piena solidarietà”,
scrivono i Cdr.
La cessione è solo l’ultimo tassello di un processo di dismissione che dovrebbe
culminare con la vendita di Repubblica e Stampa. Un percorso che segna l’uscita
definitiva di Exor e della famiglia Elkann dall’editoria quotidiana. “Non ci
sono più parole per descrivere la nostra desolazione nel vedere fatto a pezzi un
fu glorioso gruppo editoriale”, scrivono i due cdr. Che, in assenza di “segnali
chiari e impegni concreti”, ribadiscono la volontà di “organizzare nuove
iniziative di mobilitazione a difesa dei posti di lavoro e delle redazioni”,
come previsto dallo stato di agitazione approvato nei giorni scorsi “a
larghissima maggioranza” dalle assemblee di redazione.
L'articolo I giornalisti di Repubblica e Stampa contro Gedi: “Desolazione, viene
fatto a pezzi un fu glorioso gruppo editoriale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La holding Exor della famiglia Agnelli inizia a vendere quel che resta del
gruppo editoriale Gedi dopo la cessione della maggior parte delle testate
locali. In attesa di conferme sul destino di Repubblica, Stampa, HuffPost e
delle radio, il gruppo ha fatto sapere di aver sottoscritto un accordo
preliminare per la cessione della Sentinella del Canavese – storica testata
fondata nel 1893 – alla Ledi s.r.l., la società pugliese del gruppo della
ristorazione Ladisa che negli anni scorsi aveva ottenuto in gestione temporanea
La Gazzetta del Mezzogiorno, salvo poi interrompere le pubblicazioni e perdere
il bando per l’aggiudicazione della testata.
Il perfezionamento della cessione è previsto entro gennaio con efficacia dal
primo febbraio 2026.
Ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega
all’informazione e all’editoria Alberto Barachini ha incontrato in
teleconferenza Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group, interessato
all’acquisto delle altre testate. Il senatore di FI ha fatto sapere di aver
chiesto garanzie su tutela dei livelli occupazionali e indipendenza editoriale.
L’imprenditore greco avrebbe manifestato “volontà di valorizzare le risorse del
gruppo Gedi con l’obiettivo di un consistente investimento finanziario volto
allo sviluppo e alla crescita degli asset con una visione solida per il futuro”.
E prevede di affidare la gestione di eventuali asset a un management italiano,
nel rispetto delle competenze presenti sul mercato nazionale.
L'articolo Gedi firma accordo preliminare per vendere la Sentinella del Canavese
alla pugliese Ledi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Avevano dichiarato lo stato di agitazione permanente come i loro colleghi de La
Stampa (che oggi hanno scioperato). E venerdì saranno i giornalisti de la
Repubblica a incrociare le braccia contro la conferma da parte dei vertici del
gruppo Gedi dell’intenzione di vendere la testata così come La Stampa,
Huffington Post e Sentinella del Canavese. Il sito di Repubblica venerdì non
verrà aggiornato dalle 7 di venerdì fino alle 7 di sabato mentre l’edizione
cartacea non sarà in edicola sabato. “Siamo pronti a una stagione di lotta dura
a tutela del perimetro delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’identità del
nostro giornale a fronte della cessione ad un gruppo straniero, senza alcuna
esperienza nel già difficile panorama editoriale italiano e il cui progetto
industriale è al momento sconosciuto”, dichiara la nota dell’assemblea.
“Riteniamo intanto indispensabile – si legge ancora – che i vertici di Gedi
mettano immediatamente sul tavolo delle trattative con l’acquirente garanzie sul
mantenimento dei livelli occupazionali e sulla salvaguardia dell’identità
politico-culturale“. “Ci impegniamo fin da oggi – scrivono le giornaliste e i
giornalisti – a combattere con ogni strumento a nostra disposizione per la
difesa di queste garanzie democratiche fondamentali per l’intero Paese”.
Il probabile acquirente è il gruppo greco Antenna1 della famiglia Kyriakou, che
però è interessato solo a Repubblica e alle radio per cui si appresterebbe
subito dopo a fare a uno “spezzatino” vendendo parte del pacchetto. Il prezzo
della vendita sarebbe di poco superiore ai 140 milioni di euro. Sempre venerdì
il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega all’informazione e
all’editoria, Alberto Barachini, incontrerà i vertici di Gedi e i cdr de La
Stampa e de la Repubblica. Il sottosegretario giovedì aveva annunciato di averli
convocati in relazione alla vicenda della ventilata cessione del gruppo.
“L’esito è stato sconcertante, sconfortante e umiliante per la redazione”, è
stato il commento della rappresentanza sindacale dei giornalisti de La Stampa a
quanto emerso da un incontro con i vertici del gruppo Gedi. “L’obiettivo sarebbe
di chiudere in parallelo le due operazioni di vendita nel giro di due mesi.
Rispetto alle nostre richieste non è stata data alcuna garanzia sul futuro della
testata, sui livelli occupazionali, sulla solidità del potenziale compratore,
sui destini delle attività messe in comune a livello di gruppo, dalle
infrastrutture digitali alla produzione dei video, e quindi senza nessuna
garanzia di poter continuare a svolgere il nostro lavoro così come abbiamo fatto
fino a oggi”, hanno aggiunto. Giovedì anche l’assemblea dei giornalisti de La
repubblica ha decretato lo stato di agitazione permanente con “la sospensione
immediata della partecipazione a tutte le iniziative editoriali speciali”. E
adesso la proclamazione dello sciopero.
L'articolo Sciopero dei giornalisti de la Repubblica contro la vendita della
testata: sabato non sarà in edicola e venerdì stop al sito proviene da Il Fatto
Quotidiano.
I comitati di redazione del Fatto Quotidiano e del fattoquotidiano.it esprimono
piena solidarietà ai colleghi del gruppo Gedi, a cui l’editore dopo settimane di
indiscrezioni e reticenze ha confermato la cessione dei loro giornali. Dopo aver
smantellato il gruppo pezzo dopo pezzo, disfandosi dell’Espresso e di tutti i
quotidiani locali, la holding Exor della famiglia Elkann s i appresta a
completare l’opera svendendo Repubblica e Stampa. Senza fornire alcuna garanzia
su livelli occupazionali e salvaguardia dell’identità delle due storiche
testate. Siamo al fianco di chi sta lottando per difendere la dignità del lavoro
giornalistico e continuare a informare le cittadine e i cittadini.
L'articolo La solidarietà dei cdr del Fatto quotidiano ai colleghi del gruppo
Gedi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“L’esito è stato sconcertante, sconfortante e umiliante per la redazione”. Così
la rappresentanza sindacale (cdr) dei giornalisti della Stampa ha definito
quello che è emerso da un incontro con i vertici del gruppo Gedi, che hanno
confermato l’intenzione di vendere la testata piemontese così come La
Repubblica, Huffington Post e Sentinella del Canavese. Probabile acquirente il
gruppo greco Antenna1 della famiglia Kyriakou, che però è interessato solo a
Repubblica e alle radio per cui si appresterebbe subito dopo a fare a uno
“spezzatino” vendendo parte del pacchetto. Giovedì pomeriggio, dopo che le
opposizioni hanno chiesto al governo di riferire in Aula sulla “fuga dell’amico
Elkann” – numero uno di Exor attraverso cui la famiglia controlla Gedi – e il
presidente del Senato Ignazio La Russa ha definito “giustificate” le
preoccupazioni della redazione, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
con delega all’informazione e all’editoria Alberto Barachini ha convocato i
vertici di Gedi e i cdr di Stampa e Repubblica.
IL COMUNICATO DEI GIORNALISTI: “CI DIFENDEREMO CON OGNI MEZZO”
“La nostra è una decisione sofferta, presa al termine di una lunga giornata
drammatica per la storia della nostra testata”, scrive il cdr in un comunicato,
spiegando che per la protesta dei giornalisti oggi il giornale non è in edicola
e il sito non è stato aggiornato fino alle 7 di giovedì mattina. “L’esito
(dell’incontro, ndr) è stato sconcertante, sconfortante e umiliante per la
redazione. Con nostro grande sconcerto è stato confermato che tutte le attività
editoriali che fanno capo a Exor tramite Gedi sono in vendita. È in corso da
tempo una trattativa con il gruppo greco AntennaUno e in parallelo si sta
cercando un compratore per La Stampa a fronte del dichiarato disinteresse degli
investitori greci per la nostra testata”.
“L’obiettivo sarebbe di chiudere in parallelo le due operazioni di vendita nel
giro di due mesi. Rispetto alle nostre richieste non è stata data alcuna
garanzia sul futuro della testata, sui livelli occupazionali, sulla solidità del
potenziale compratore, sui destini delle attività messe in comune a livello di
gruppo, dalle infrastrutture digitali alla produzione dei video, e quindi senza
nessuna garanzia di poter continuare a svolgere il nostro lavoro così come
abbiamo fatto fino a oggi”.
In gioco, ricordano i giornalisti, “c’è una testata che ha scritto la storia del
giornalismo con un forte radicamento territoriale e una proiezione
internazionale che non può essere né svenduta né scaricata a un qualsiasi
compratore. La redazione metterà in campo tutte le sue forze per difendersi con
ogni mezzo da quello che considera un attacco senza precedenti alla sua dignità
e a 150 anni di storia”. Il documento si chiude con un appello “a tutti coloro
che conoscono e apprezzano il modo in cui La Stampa fa giornalismo, e anche a
tutti coloro che hanno provato a colpire questo giornale”: La Stampa, si legge,
“continuerà a informare i suoi lettori come ha sempre fatto con rigore, serietà
e indipendenza, diceva John Elkann meno di due settimane fa. Al contrario
dell’editore, noi crediamo ancora in queste parole”.
LE OPPOSIZIONI: “ALLARMANTE, IL GOVERNO RIFERISCA”
“Le informazioni che circolano sulla vendita del gruppo Gedi sono allarmanti”, è
stato il commento della segretaria del Pd Elly Schlein. “Le preoccupazioni
espresse dai Comitati di Redazione sono anche nostre. Dopo anni di scelte
finanziarie che hanno progressivamente indebolito l’azienda, si arriva oggi alla
cessione a un soggetto straniero che non offre garanzie su occupazione,
prospettive future, qualità e pluralismo dell’informazione. Siamo estremamente
preoccupati dai rischi di indebolimento o addirittura di smantellamento di un
presidio fondamentale della democrazia, fondato su testate che hanno segnato la
storia del giornalismo italiano e che rappresentano un patrimonio unico anche
per il radicamento territoriale. Per questo siamo al fianco dei giornalisti e
sosterremo ogni iniziativa volta a mantenere alta l’attenzione e ottenere
chiarimenti su una vicenda che tocca direttamente la salute del sistema
democratico”. Anche Chiara Appendino del M5s e il vicepresidente di Alleanza
Verdi Sinistra alla Camera Marco Grimaldi hanno chiesto all’esecutivo di
riferire. “I giornalisti sono stati colpiti e umiliati. Trattati come merce. Usa
e getta. Siamo di fronte all’ennesimo piano di svendita italiana scelto da un
imprenditore che sa fare bene una cosa: prendersi i dividendi e fuggire”,
l’attacco di Grimaldi.
L'articolo I giornalisti della Stampa dopo la notizia della vendita: “Attacco
umiliante senza precedenti alla nostra dignità”. Il governo convoca Gedi
proviene da Il Fatto Quotidiano.