Nove milioni di multa per la società eDreams, il popolare servizio online per
confrontare i prezzi di viaggio e prenotare biglietti. La sanzione è stata
deliberata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per due
distinte pratiche commerciali scorrette basate sui cosiddetti dark patterns. Per
indurre gli utenti a sottoscrivere l’abbonamento Prime (talvolta
inconsapevolmente), la società avrebbe utilizzato prospetti ingannevoli e
tecniche di indebito condizionamento, incluse strategie manipolative. Secondo
l’Autorità “eDreams ha presentato l’offerta di Prime fornendo informazioni
ambigue sulle caratteristiche e sui vantaggi, sfruttando tecniche di time
pressure e di artificial scarsity”, in modo da affrettare la scelta d’acquisto
guidando il consumatore verso l’abbonamento aggiuntivo. Anche gli sconti
sarebbero stati presentati in in modo “ingannevole”, con poca trasparente sulle
effettive differenze di prezzo.
Compromessa, dunque, la libera scelta del consumatore, perché “eDreams ha
preselezionato la versione più costosa dell’abbonamento, ossia Prime Plus”.
L’Autorità ha sottolineato anche le pratiche scorrette sul periodo di prova
“gratuito”: agli utenti privi dei requisiti per accedervi, dopo essere stati
indotti ad aderire, è stato addebitato immediatamente il prezzo dell’abbonamento
annuale, senza adeguato avviso. Comportamenti, per il Garante, ingannevoli e
aggressivi, in violazione del Codice del consumo: ecco perché è arrivata la
sanzione pari a 6 milioni di euro. I restanti 3 milioni invece sono il frutto
degli ostacoli all’esercizio del diritto di recesso (anche tramite il servizio
clienti) per per intralciare le disdette, prima della scadenza del periodo di
prova e durante la vigenza dell’abbonamento Prime.
L'articolo Edreams, “pratiche ingannevoli e aggressive” sugli abbonamenti: multa
del Garante da 9 milioni di euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
Nel giro di cinque anni i prezzi dei beni alimentari sono aumentati di quasi il
25 per cento, ma per i produttori agricoli di questi margini di guadagno non c’è
neppure l’ombra. Ed è per questo che l’attività dell’Autorità Garante della
Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine conoscitiva che si concentrerà
sul ruolo svolto dalle catene distributive nella ripartizione del valore
aggiunto lungo la filiera agroalimentare e nella formazione dei prezzi finali.
Che crescono, rendendo i consumatori sempre più poveri, come raccontato da
ilfattoquotidiano.it con elaborazione sulla base dei dati Istat pubblicati
appena due mesi fa. L’aumento dei prezzi, però, non fa bene neppure a chi quei
beni li produce e li fornisce ai supermercati. Come spiega la stessa autorità,
questa distorsione “potrebbe essere in parte riconducibile al forte squilibrio
di potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della
grande distribuzione organizzata”. Uno squilibrio che è rimasto costante negli
anni, come raccontato in diverse inchieste da ilfattoquotidiano.it, alcuni
report di ong del settore e neppure risolto con la direttiva europea del 2019,
recepita dall’Italia nel 2021 con la legge 198. Lo mostra la partecipazione
degli agricoltori italiani alle varie proteste dei trattori che continuano a
organizzarsi in tutta Europa.
I PREZZI DEI SUPERMERCATI IN SALITA VERTIGINOSA
Dall’elaborazione dei dati Istat de ilfattoquotidiano.it è venuto fuori un
quadro impietoso: con 30 euro di spesa si mette in tavola quel che nel 2021 fa
avremmo potuto comprare con poco più di 23 euro. L’Antitrust ricorda proprio
quei dati: tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari hanno
fatto registrare un incremento del 24,9%, superiore di quasi 8 punti percentuali
rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei
prezzi al consumo (pari al 17,3%). A fronte di questi aumenti dei prezzi al
consumo, i produttori agricoli lamentano spesso una compressione o, quanto meno,
una crescita inadeguata dei propri margini. Nel testo del provvedimento firmato
dal presidente, Roberto Rustichelli, si fa riferimento al cuore del problema.
Perché se a monte della filiera agroalimentare, c’è una base produttiva
estremamente frammentata, composta da diverse migliaia di fornitori, a valle la
situazione è opposta. Il settore della distribuzione finale, infatti, è
caratterizzato da un livello di concentrazione piuttosto elevato e crescente nel
tempo “che potrebbe consentire alle catene della Gdo di imporre unilateralmente
le condizioni economiche e operative della fornitura, spuntando e trattenendo
margini di guadagno “ingiustificatamente” superiori a quelli riconosciuti ai
propri fornitori.
QUELLE PRATICHE SLEALI DURE A MORIRE
“Nell’ambito della filiera agro-alimentare – ricorda l’Antitrust – l’anello
della catena rappresentato dalla fase di scambio tra i distributori finali e i
fornitori rappresenta uno snodo cruciale, sia per la determinazione del livello
di remunerazione dei fornitori – e, di conseguenza, della redditività delle
attività produttive a monte – sia per la definizione dell’andamento dei prezzi
al consumo”. Ed è per questo che l’indagine punta ad approfondire anche le
modalità di esercizio del potere di acquisto da parte delle catene della Gdo,
anche attraverso diverse forme di aggregazione non societaria (cooperative,
centrali e supercentrali). Perché è chiaro che non è bastato il recepimento
della direttiva europea che, per intenderci, vieta pratiche come i pagamenti in
ritardo, gli annullamenti di ordini dell’ultimo minuto, il rifiuto di fornire
contratti scritti, le vendite sottocosto, le aste online al doppio ribasso
(Leggi l’approfondimento). Molte pratiche sleali sopravvivono, basta inserirle
nel contratto. Si va dalle vendite a prezzi stracciati alla quota i produttori
devono restituire alle catene della Gdo a fine anno.
GLI ASPETTI DA ANALIZZARE NELL’INDAGINE CONOSCITIVA SUL POTERE DELLA GDO
Il presidente dell’Antitrust, dunque, spiega quali saranno gli aspetti da
scandagliare nell’indagine. Saranno analizzati le richieste delle catene
distributive ai fornitori e le modalità con cui avviene la negoziazione dei
pagamenti che i produttori sono tenuti a restituire alle imprese distributive
come corrispettivo per l’acquisto dei servizi di vendita come, ad esempio,
l’inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a
scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti, il cosiddetto trade
spending. Tutti elementi che alimentano il potere contrattuale delle catene
della Gdo nei confronti dei propri fornitori. Un altro aspetto che sarà
verificato è quello relativo ai prodotti a marchio del distributore, le private
label, che incidono in misura crescente sugli assortimenti delle catene,
rafforzandone ulteriormente il potere contrattuale. Perché attraverso le private
label, al tradizionale rapporto contrattuale di tipo verticale tra Gdo e
fornitori, si configura anche un rapporto di concorrenza diretta. Alcuni di
questi aspetti sono già stati al centro di critiche negli ultimi anni.
L’Autorità, infatti, ha avviato una consultazione pubblica su questi punti
critici, invitando “i soggetti interessati” a inviare contributi e osservazioni
entro il 31 gennaio 2026.
UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI: “SERVONO PROVVEDIMENTI CONCRETI”
“Bene, ottima notizia, ma poi che succede? È sempre benvenuta ogni indagine
conoscitiva, certo che poi ci piacerebbe avessero anche un seguito e che, una
volta evidenziate eventuali criticità, si prendessero provvedimenti” è il
commento di Massimiliano Dona, presidente l’Unione Nazionale Consumatori. Nel
caso di irregolarità accertate, Dona auspica azioni sul piano legislativo sia
provvedimenti della stessa Antitrust. E ricorda che l’articolo 1, comma 5, del
decreto legge 104 del 10 agosto 2023, dà il potere all’Antitrust di imporre alle
imprese interessate ogni misura strutturale o comportamentale necessaria e
proporzionata, al fine di eliminare le distorsioni della concorrenza. “Bisogna
che a queste indagini seguano i fatti e che alle imprese sia poi imposto di
cessare pratiche che creano un pregiudizio per i consumatori” aggiunge Dona,
facendo riferimento a precedenti indagini, “quella sugli algoritmi nel settore
aereo e quella sul caro scuola, solo per citare le ultime due indagini
conoscitive, da cui sono emerse numerose criticità che ci piacerebbe venissero
rimosse”.
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un’indagine sul potere della Grande distribuzione organizzata proviene da Il
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Chiusa l’istruttoria del Garante per il mercato la concorrenza (Agcm) sulla
compagnia aerea Ryanair che ora rischia una maximulta, compresa nella forbice
tra 500 milioni e il miliardo di euro. Lo scrive Il Corriere della Sera,
ricostruendo l’indagine condotta dall’Antitrust: il sospetto è che il vettore
abbia abusato di una posizione dominante. Il verdetto, annuncia la testata, è
atteso per il 22 dicembre. Il 30 novembre la compagnia ha consegnato le sue
memorie all’Autorità, il 10 dicembre si è svolta l’audizione: si chiude così un
fascicolo aperto nel settembre 2023.
L’ACCUSA DELL’ANTITRUST: “ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE”
Secondo l’Antitrust, Ryanair avrebbe abusato della sua posizione dominante nel
mercato italiano del trasporto aereo. Il vettore controlla quote tra il 38% e il
50% sulle rotte domestiche ed europee. In che modo avrebbe ulteriormente
ristretto la concorrenza? Rendendo sempre più difficile, per le agenzie di
viaggio fisiche e online, vendere i biglietti Ryanair. Lo scopo sarebbe indurre
i passeggeri all’acquisto solo sul sito della compagnia, limitando il confronto
dei prezzi, la libertà di scelta e la concorrenza. Ad esempio imponendo la
verifica facciale ai clienti che si rivolgono alle agenzie online. Oppure il
sistema di blocco automatico per le prenotazioni ritenute “anomale”. L’Antitrust
contesta anche i contratti di distribuzione con le agenzie di viaggio,
considerati “squilibrati”. Sul tavolo dell’Autorità per concorrenza e il mercato
sono giunti decine di “memorie” firmate dai tour operator: tutte concordano nel
denunciare gli ostacoli nella vendita dei biglietti Ryanair. Secondo l’Authority
la posizione dominante “non è contestabile”. E sarebbe stata usate per limitare
la concorrenza e la libertà di scelta degli utenti.
LA COMPAGNIA RESPINGE GLI ADDEBITI
Per respingere le accuse di strozzare il mercato Ryanair ha scritto un documento
di oltre 200 pagine nelle quali sostiene che i blocchi delle prenotazioni
servirebbero alla sicurezza e al contrasto delle frodi. La compagnia rivendica
tariffe più basse e nessun obbligo a stringere accordi con le agenzie di
viaggio. Contesta la presunta posizione dominante, misurata dal Garante
trascurando la concorrenza su scala globale. Secondo l’azienda, come riporta Il
Corriere, l’Agcm si sarebbe macchiata di una “grave mistificazione dei fatti”,
sposando la versione delle agenzie di viaggio.
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dell’Antitrust per abuso di posizione dominante proviene da Il Fatto Quotidiano.