È stata resa nota la classifica musicale mondiale 2025 della International
Federation of the Phonographic Industry (Ifpi). Taylor Swift si conferma al
primo posto per il quarto anno consecutivo. La cantante ha conquistato il primo
posto globale per ricavi musicali complessivi, streaming incluso.
Dietro di lei, al secondo posto della classifica mondiale, si è piazzato il
gruppo sudcoreano Stray Kids, seguito dal rapper canadese Drake. Completano la
top ten The Weeknd, il pluripremiato ai Grammy e star del Superbowl Bad Bunny,
Kendrick Lamar, Morgan Wallen, Sabrina Carpenter, Billie Eilish e Lady Gaga. A
rafforzare ulteriormente la visibilità mediatica di Taylor Swift ha contribuito
anche la relazione con il giocatore di football americano Travis Kelce, con cui
si è fidanzata ufficialmente durante l’estate. Un elemento che, secondo
osservatori del settore, avrebbe contribuito a mantenere alta l’attenzione del
pubblico e, di riflesso, le vendite.
Nel 2025 nessun altro artista ha generato maggiori entrate nel settore musicale.
Per Swift si tratta della sesta volta complessiva in vetta alla classifica e del
conseguente riconoscimento come Global Artist of the Year, premio assegnato
sulla base delle vendite globali tra streaming, download e supporti fisici come
cd e vinili. L’Ifpi, come da tradizione, non ha diffuso i dati economici.
A trainare il successo della cantante 36enne è stata anche la documentazione
cinematografica della tournée record “The Eras Tour”, oltre alla pubblicazione,
lo scorso ottobre, del suo dodicesimo album, “The Life of a Showgirl”. Secondo
l’associazione internazionale dell’industria musicale, il 2025 ha rappresentato
per Swift “un altro anno fondamentale, caratterizzato da un interesse globale
straordinario in tutti i formati, streaming, fisico e digitale”.
L'articolo Taylor Swift al primo posto (per il quarto anno) delle classifiche
mondiali di vendite. Il pluripremiato Bad Bunny “solo” al quinto posto. Ecco la
Top 10 completa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Taylor Swift
Fashion Devotion è stata una famosa sfilata di Dolce& Gabbana del 2018: croci,
ex voto, corone dei santi, puttini alati, pianete sacerdotali. Ma la Devotion
era dedicata a una divinità pagana, la Moda. Adesso è il contrario: una corrente
di misticismo attraversa le passerelle e lo star system, non in maniera
trasgressiva/ironica/dissacrante come in Jean Paul Gaultier, in Alexander
McQueen nel ’96, Versace nel ‘97 o Lacroix nel 2009. L’input stavolta arriva da
una popstar, e non si tratta di marketing, ma di una serissima dichiarazione di
spiritualità. Rosalìa (nome completo Rosalía Vila Tobella) artista catalana da
23 milioni di follower su Instagram, dopo aver giocato con gli ammiccamenti
sexy, ha spiazzato il mainstream musicale con l’album “Lux”, dove appare vestita
da suora, come in preghiera, e canta “Butterò via le mie Jimmy Choo!” (ma non lo
farà davvero, pensiamo).
È in buona compagnia. L’ex scavezzacollo Justin Bieber, su Instagram, parla
regolarmente di Gesù ai suoi 180 milioni di seguaci. Taylor Swift fa continuo
riferimento alla giustizia divina. La sua fede e la sua azione sono
“inseparabili”, al punto che le hanno dedicato apposite celebrazioni pop in una
chiesa tedesca. Annalisa nella raccolta “Ma io sono fuoco” cita direttamente
Gesù (per il perdono), Maria, Adamo ed Eva. Ma Rosalìa fa di più. Dice: “La
spiritualità, per me, è sempre stata presente. Il mio legame con Dio è sempre
stato lì. Sono un canale per raccontare storie, e l’ispirazione viene dalle
sante di tutto il mondo”. In “Mio Cristo piange diamanti” parla di Santa Chiara.
«Focu ‘ranni» invece, è nata dalle letture su Rosalia, la “santuzza” di Palermo.
Avrebbe dovuto sposarsi, ma decise di dedicarsi a Dio. Le manca Sant’Agata,
patrona di Catania, appena celebrata con una sfilata e la mostra “Agata 900 /Il
viaggio”: cento abiti couture realizzati dagli studenti dell’Accademia di Belle
Arti. La vincitrice, Samira Paglini, ha creato l’incredibile “Adduma” (in
siciliano “Accendi”): sull’ampia, scenografica gonna a balze sono stati
applicati 5413 fiammiferi appena bruciati, “due mesi di lavoro”, racconta, “e su
ogni capocchia ho infilato una perlina rossa, la scintilla della fede, il
martirio, il fuoco”. Laura Calì (seconda), con “Il miracolo di Agata”, e
Antonella Testaì, terza con “Ignis Martyrii” sdoganano l’iconografia pop (i
santini, i busti carichi di gioielli “per grazia ricevuta”, le reliquie, i
lumini) ne fanno pezzi unici e testimonianze di una religiosità tutt’altro che
superficiale. Quella di Agata, che è già una delle più importanti celebrazioni
religiose al mondo (la terza dopo la Settimana Santa di Siviglia e il Corpus
Domini di Cusco) promette di influenzare da oggi in poi anche la moda. Conferma
Aurora Solarino, invidiata modella per Dolce& Gabbana: ”Sono devota anch’io, e
penso che questa santa siciliana abbia una straordinaria carica simbolica”.
‹ ›
1 / 6
UNNAMED (5)
‹ ›
2 / 6
UNNAMED (8)
‹ ›
3 / 6
UNNAMED (7)
‹ ›
4 / 6
UNNAMED (6)
‹ ›
5 / 6
UNNAMED (9)
‹ ›
6 / 6
MOSTRA A CATANIA ABITO ADDUMA DI SAMIRA PAGLINI
Commenta Diego Dalla Palma, leggendario make-up artist chiamato a votare gli
abiti nella giuria: “Penso che in tempi incerti come i nostri, il bisogno di
spiritualità, e la dichiarazione di questo bisogno passi anche dalla moda”. Ne
sa qualcosa Antonio Scognamiglio che ha vestito Madonna, Beyoncé e Nicole
Kidman. Guarda caso, ha presentato qualche giorno fa a Milano la collezione “The
Resurrection“, Haute Couture P-E 2026, un omaggio alla fede, oltre che alla
bellezza. In uno dei preziosi abiti emerge l’immagine di un Cristo argentato, in
un altro il crocifisso è una delicata applicazione in pizzo. Una couture
spirituale: “Con le mie mani e con la mia arte esprimo il senso religioso. Ho
tradotto la mia fede in alta moda”. E, scendendo molto più giù, verso lo street
style, sorprende che una delle t-shirt più vendute sia quella con la mano che
stringe un rosario. Lina Scalisi, storica, autrice del saggio “Il controllo del
sacro” ammette che anche nella religiosità, nei suoi simboli e nelle sue
manifestazioni c’è gerarchia, potere, politica ma, alla fine, qualcosa sfugge
sempre al controllo. In Spagna si è già aperto il dibattito sul ritorno dei
giovani al cattolicesimo. Al Festival di San Sebastian ha avuto grande successo
il film “Los domingos”: una giovane basca, per diventare monaca, deve vincere le
resistenze della sua famiglia. A Catania, il boutique hotel Habitat, accanto
all’ingresso, ha una porta murata con un buco rotondo fatto apposta per spiare.
Una scritta invita: “Non guardate qui”. Naturalmente guardiamo e, sorpresa,
appare la frase “Guardati dentro”. Proprio quello che, forse, sta facendo la
nuova fashion devotion.
L'articolo Croci, ex voto e preghiere: la “Fashion Devotion” è il trend del
momento. Ecco perché la Gen Z e la moda puntano tutto sulla religione proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Ci sono due modi per analizzae la storia di Taylor Swift: il primo è quello da
manuale di economia politica, con un patrimonio personale stimato in 1,6
miliardi di dollari, citato nel Beige Book della Federal Reserve come stimolo al
Pil, percentuali sugli incassi che sfiorano il 90%, una macchina da guerra
chiamata Eras Tour che sposta flussi di denaro come una Finanziaria di medie
dimensioni. Il secondo modo è più semplice e più brutale: una ragazza di
trentasei anni che sale su un palco e catalizza un’energia collettiva così
potente da diventare bersaglio.
Agosto 2024, Vienna. Tre date cancellate. Un ventunenne arrestato, ora accusato
di terrorismo. Secondo i procuratori austriaci avrebbe giurato fedeltà allo
Stato Islamico, condiviso propaganda, cercato istruzioni online per costruire
una bomba a schegge e tentato di procurarsi armi all’estero. È in custodia
cautelare, rischia fino a vent’anni. Gli Stati Uniti avrebbero fornito
informazioni di intelligence decisive per fermare la minaccia. Un sedicenne
siriano invece è stato condannato a Berlino per aver partecipato al complotto. I
concerti non si sono fatti. La paura sì.
Si può pensare che Taylor Swift sia sopravvalutata, che quando c’era Madonna la
pop music fosse un’altra cosa, si può non sopportare la sua estetica zuccherosa,
l’ossessione per le “Eras” come se la vita fosse un cofanetto deluxe, ma qui non
si parla di gusti bensì di cosa rappresenta un concerto nel 2026: un evento che
è insieme rito laico e infrastruttura economica. Swift ha fatto una cosa che
l’industria non perdona e che allo stesso tempo ammira: ha preso il controllo.
Quando non possedeva i diritti dei primi sei album, li ha reincisi, Taylor’s
Version, un gesto che è insieme vendetta contrattuale e mossa strategica. Ha
internalizzato eventi e merchandising, ha trasformato il tour in un ecosistema
autosufficiente. Ogni città che tocca cambia pelle: hotel pieni, voli esauriti,
ristoranti in overbooking, perfino le amministrazioni che ribattezzano
simbolicamente le strade. L’economia gira, le Banche centrali annotano, i
governi osservano.
Ed è qui che la faccenda si fa interessante. Perché l’attentato sventato a
Vienna non è solo un fatto di cronaca nera, è l’irruzione della geopolitica
dentro il pop, la dimostrazione che un concerto può essere percepito come
obiettivo simbolico, come moltiplicatore mediatico. Colpire lì significa colpire
un’icona globale, una comunità transnazionale di fan, un brand che vale
miliardi. In altre parole, significa sabotare una macchina che produce consenso
emotivo prima ancora che profitto.
Swift, dopo la cancellazione, ha scritto di aver provato paura e senso di colpa
per chi aveva programmato di venire, la superstar si sente responsabile per il
disagio dei fan… La verità è che Taylor Swift è diventata un’infrastruttura,
come un aeroporto o una rete elettrica. Muove capitali, orienta flussi
turistici, entra nei report delle Banche centrali. E come ogni infrastruttura, è
vulnerabile. L’attentato sventato in Austria è il cortocircuito perfetto tra due
mondi: il pop ipercontrollato, ottimizzato, monetizzato fino all’ultimo
braccialetto e l’ideologia violenta che usa la Rete per reclutare, addestrare,
colpire.
L'articolo Perché il terrorismo voleva colpire i concerti di Taylor Swift?
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una serie di messaggi di testo e mail di Blake Lively è stata resa pubblica
nella sua battaglia legale contro Justin Baldoni, inclusi gli scambi con la sua
amica di lunga data Taylor Swift. Lively ha fatto causa a Baldoni e al suo
esperto di comunicazione, accusandoli di molestie e di una campagna per
danneggiare la sua reputazione mentre la dirigeva nel film “It Ends With Us”. Un
giudice federale sta ora valutando se porre fine alla loro aspra causa durata un
anno. L’avvocato di Baldoni ha sostenuto che le affermazioni di Lively sono
banali. L’avvocato di Lively ha replicato con accuse di “contatto fisico
indesiderato”.
I documenti sono stati desecretati in vista del confronto con il giudice
federale di New York City sulla fine dell’aspro contenzioso durato un anno, che
ha minacciato di coinvolgere altri attori, musicisti e celebrità e ha sollevato
interrogativi sulle leve del potere, l’influenza e le dinamiche di genere a
Hollywood.
Baldoni e la sua società di produzione Wayfarer Studios hanno presentato una
controquerela a Lively e a suo marito, l’attore di “Deadpool” Ryan Reynolds,
accusandoli di diffamazione ed estorsione. Il giudice Lewis J. Liman ha respinto
la causa lo scorso giugno.
Il processo è previsto per il 18 maggio e potrebbe essere affollato di celebrità
sul banco dei testimoni come la modella Gigi Hadid, le attrici Emily Blunt,
Alexis Bledel, America Ferrera e Hugh Jackman, l’influencer Candace Owens,
l’esperto di gossip Perez Hilton e la stilista Ashley Avignone. Molti dei
messaggi di testo e delle email desecretati sono stati inclusi negli atti
depositati dagli avvocati di Baldoni, che hanno sostenuto che dimostrano come
Lively stesse manipolando strategicamente l’immagine pubblica di Baldoni
sfruttando i legami con i suoi amici potenti e famosi.
I primi messaggi risalgono al 2023, quando Blake Lively contatta Swift chiede di
attenzionare la sceneggiatura di “It Ends With Us”. “Se arrivi qui quando questo
idiota del regista del mio film sarà ancora qui, puoi farmi un enorme favore? –
ha scritto l’attrice – È un pagliaccio e pensa di essere uno sceneggiatore ora,
ha ricevuto questa riscrittura e mi ha detto che apprezza la mia passione.
Quindi avere la più grande narratrice vivente che senza sapere gli dice quanto
ami quello che stiamo facendo sarà di grande aiuto”. La cantante avrebbe poi
risposto dicendo: “Farei qualsiasi cosa per te!!”
I messaggi di Swift dimostrano che, prima e dopo che la loro faida diventasse
pubblica, stava consigliando a Lively come sfruttare le dinamiche di potere di
Hollywood a suo vantaggio. Dopo l’udienza, l’avvocato di Lively, Sigrid
McCawley, ha dichiarato ai giornalisti che lo scambio di messaggi non è
rilevante e che Lively ha fatto “tutto il possibile per proteggere le sue amiche
dall’essere coinvolte”. “Ciò che è rilevante sono le sue affermazioni di essere
stata molestata sessualmente sul posto di lavoro e i testimoni presenti”, ha
detto McCawley.
Gli avvocati di Baldoni e Swift non hanno risposto giovedì alle richieste di
commento inviate via email. In un altro scambio di messaggi, il 4 dicembre 2024,
Lively ha contattato Swift, scrivendo di essersi sentita “come una cattiva amica
ultimamente perché ero talmente triste” e che parlava solo dei suoi problemi
“per mesi”. “Sei stata generosa non solo a essere la persona chiave al mio
fianco durante tutto questo, ma anche a liberarmi dall’incomprensione per essere
stata così coinvolta”, ha scritto Lively. “Ma ho ancora la sensazione che
qualcosa non vada“.
Swift ha risposto di aver percepito un cambiamento nel linguaggio di Lively. “Ho
già vissuto situazioni simili e so quanto siano totalizzante”, ha scritto Swift.
“È più come… E mi sento davvero in colpa a dire qualcosa al riguardo perché i
tuoi messaggi sono stati così gentili nelle loro intenzioni, ma gli ultimi… Mi è
sembrato di leggere un’email aziendale di massa inviata a 200 dipendenti. Hai
detto la parola ‘noi’ 18 volte“.
“Mi manca un po’ la mia amica scura e normale che mi parla come se stessa, non
come se fosse un’unità plurale”, ha concluso Swift.
L'articolo “Puoi leggere la sceneggiatura di questo pagliaccio?”, “Farei di
tutto per te”: così Blake Lively e Taylor Swift su Justin Baldoni. Resi noti i
messaggi privati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Forse, fino a qualche tempo fa, se qualcuno avesse chiesto “chi è Joe Keery?”,
pochi avrebbero saputo rispondere. Magari, ancora oggi, c’è chi non lo sa. Ma se
il nome non risuonasse, il volto (quello sì) è uno dei più popolari del momento.
Per tanti è Steve Harrington della serie tv cult Netflix “Stranger Things“, il
gelatiere, l’eroe con la mazza chiodata amicone di Dustin e con gli occhi a
cuoricino per Nancy. Per altri – e cominciano a diventare molti – è Djo,
l’artista che con “End of Beginning” ha invaso i social e sta scalando le
classifiche mondiali.
DAVANTI ALLE STAR DEL POP
Ha scalzato Taylor Swift dalla vetta della top 50 globale su Spotify,
lasciandosi dietro anche Bruno Mars con il nuovo singolo “I Just Might”. Solo
sulla piattaforma di streaming musicale svedese, “End of Beginning” conta oltre
due miliardi di ascolti. Per una settimana, Keery era riuscito a prendersi anche
la cima della graduatoria Billboard Global 200, sempre mettendosi alle spalle la
reginetta statunitense del pop e la sua “The Fate of Ophelia”. L’attore dal
Sottosopra, adesso, sta in equilibrio tra set, red carpet e palcoscenici.
Catturando nuovi fan con lo sguardo malinconico, l’ironia e lo stile vintage che
tanto piace alla generazione Z e non solo. “Il successo è stato un po’ difficile
da quantificare, ma è stato emozionante –, aveva dichiarato in un’intervista al
Guardian –. Mi sento davvero grato che le persone si connettano alla canzone”. E
c’è ironia nel fatto che la sua hit – rilasciata nel 2022 all’interno del disco
“Decide” – sia stata spinta a tali altezze da TikTok, perché Keery non utilizza
i social. “È difficile per me mantenere qualsiasi tipo di relazione sana con
queste piattaforme. Ho un account per Djo di cui non ho il controllo, altrimenti
è così facile essere risucchiato”, aveva rivelato sempre al quotidiano
britannico.
DISTINGUERE SET E PALCOSCENICO
Per non finire nel loop dei reel e del video scrolling, Joe Keery occupa le sue
giornate in altro modo: nel 2025 ha pubblicato il suo terzo album “The Crux”.
Negli anni precedenti, aveva continuato a saltare da un set all’altro. Ha
recitato, tra le altre produzioni, in Free Guy, nel dramma d’epoca “Finalmente
l’alba”, scritto e diretto da Saverio Costanzo e in “Marmalade”. E poi,
ovviamente, è cresciuto insieme a Steve in “Stranger Things”. Un ruolo che ha
voluto separare dal sé artista, in primis per combattere un’iniziale sindrome
dell’impostore. Motivo per cui ha deciso di nascondersi dietro lo pseudonimo di
Djo, con l’obiettivo di evitare che la gente lo considerasse solo il ragazzo di
“Stranger Things”. “Non volevo davvero capitalizzare sul mio nome di attore e mi
premeva dissociare Steve dalla musica”, erano state le sue riflessioni affidate
sempre al Guardian. Oggi quasi tutti sanno che dietro quelle tre lettere c’è
Keery. Lui ci ha fatto pace e mantiene i riflettori accesi sulle sue due
carriere.
LA PASSIONE PER L’ARTE
D’altronde, nella sua vita, recitazione e amore per le sette note sono sempre
andati di pari passo. Con la chitarra in mano e l’impulso creativo ci è
cresciuto. Nato il 24 aprile 1992 a Newburyport, nel Massachussets, dopo il
liceo Keery ha deciso di iscriversi alla Theatre School della De Paul University
a Chicago, dove si è laureato nel 2014. Mentre, come molti giovani attori
affrontava una gavetta fatta di centinaia di audizioni, piccoli ruoli e qualche
pubblicità, ha portato avanti anche la sua passione per la musica nella band
Post Animal, sempre nella città del vento. Tra il 2015 e il 2018, ha pubblicato
con il gruppo un EP e un album. Nel 2016, nel frattempo, era cominciata
l’avventura nella serie ormai cult dei fratelli Duffer. Prima con un provino per
il ruolo di Jonathan Byers e poi scritturato per Steve: personaggio arrogante e
superficiale che sarebbe dovuto morire presto. E invece amato sempre più dai
creatori della serie e dai fan e divenuto, con l’avanzare delle stagioni,
responsabile e protettivo. Quasi un fratello maggiore per i ragazzi di Hawkins.
Un ruolo di attore a tempo pieno per cui Keery ha lasciato il suo lavoro da
cameriere.
Nel 2019, poi, ha deciso di intraprendere un progetto musicale solista, con lo
pseudonimo di Djo. E Chicago è tornata a essere centrale come uno dei suoi
luoghi preferiti. Tanto da trasformarsi in metafora di nostalgia in “End of
Beginning”. E così, i versi And when I’m back in Chicago, I feel it. Another
version of me, I was in it. I wave goodbye to the end of beginning sono
diventati tra i fan quasi un inno. Un modo per accettare, ed è questo il senso
del brano, di non essere troppo coinvolti nel passato, ma apprezzarlo per ciò
che è stato.
L'articolo Dal lavoro come cameriere al Sottosopra di “Stranger Things”, fino
alla vetta di Billboard: chi è Joe Keery, l’attore che ha scalzato Taylor Swift
con “End of Beginning” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La troupe di Taylor Swift è scoppiata in lacrime quando ha scoperto che la star
della musica mondiale avrebbe dato loro 197 milioni di dollari di bonus per il
loro lavoro durante i due anni dell’Eras Tour, in giro per il mondo. Il tour è
dato dal 17 marzo 2023 all’8 dicembre 2024 per un totale di 632 giorni ed ha
incassato oltre 2 miliardi di dollari dalla vendita dei biglietti. Il momento
esatto dell’annuncio dell’artista a tutto il suo team è stato mostrato nella
docuserie Disney+ “Taylor Swift: The Eras Tour/The End of an Era“.
Tra coloro che hanno ricevuto un bonus c’erano autisti di camion, addetti al
catering, tecnici degli strumenti, team del merchandising, luci, audio,
personale di produzione e assistenti, falegnami, ballerini, band, addetti alla
sicurezza, coreografi, pirotecnici, montatori, parrucchieri, truccatori,
costumisti, fisioterapisti e membri del team video.
In una scena della docuserie, un membro della troupe legge ad alta voce un
biglietto personale di Taylor che rivela l’importo sconosciuto del bonus
individuale, che viene censurato. In piedi in cerchio con la sua troupe, Taylor
dice: “Tutti hanno lo stesso messaggio, quindi speravo che poteste aprirle
insieme. Prima di aprirle, voglio solo dirvi che questa tappa del tour è stata
più dura di qualsiasi cosa abbia mai fatto dal vivo e l’avete affrontata con
così tanto entusiasmo, così tanta curiosità e la resistenza che avete
dimostrato. Lo spirito che avete dimostrato. Il tour è andato benissimo grazie a
tutto il nostro duro lavoro“.
Leggendo il biglietto ad alta voce, un membro della troupe di nome Cam dice:
“Carissima Cam, abbiamo viaggiato per il mondo come ci eravamo prefissati.
Abbiamo incantato il pubblico, ma ci è mancata anche la famiglia. La mia piena
gratitudine non viene da una banca, ma ecco (xxx) dollari solo per ringraziarti.
Con affetto, Taylor”.
Nelle immagini si vede tutta la troupe coprirsi il volto sentendo l’importo, con
molti che scoppiano in lacrime. Secondo il The Sun, un ballerino sarebbe quasi
svenuto aprendo la lettera.
L'articolo Taylor Swift dà un bonus di 197 milioni di dollari al suo team per il
lavoro svolto nell’Eras Tour. Un ballerino sviene per la felicità, gli altri
scoppiano a piangere proviene da Il Fatto Quotidiano.