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Marius Borg Hoiby è stato arrestato, poi via al processo per violenza sessuale del figlio della principessa di Norvegia Mette-Marit. Il giudice: “Niente foto”
Il figlio della futura regina di Norvegia, Marius Borg Hoiby, è stato arrestato con l’accusa di aggressione, minacce e violazione di un ordine restrittivo. Lo ha dichiarato la polizia norvegese. “Il distretto di polizia di Oslo può confermare che Marius Borg Hoiby è stato arrestato domenica sera, sospettato di lesioni personali, minacce con un coltello e violazione di un ordine restrittivo”, ha dichiarato la polizia in un comunicato. Ha aggiunto di aver chiesto che Hoiby fosse tenuto in custodia cautelare per quattro settimane “per rischio di recidiva”. Il 29enne, nato prima che sua madre Mette-Marit Tjessem Hoiby sposasse il principe ereditario norvegese Haakon, viene processato da oggi martedì 3 febbraio al tribunale distrettuale di Oslo con l’accusa di 38 capi d’accusa, tra cui quattro presunti stupri e aggressioni contro ex fidanzate. Hoiby ha ammesso alcuni reati minori, ma nega le accuse più gravi. Diverse ex fidanzate sono ora querelanti nel caso contro di lui, e lui ha l’ordine tassativo di non contattarle. Rischia fino a 16 anni di carcere se il tribunale distrettuale di Oslo lo dichiarasse colpevole. Il processo durerà fino al 19 marzo. Dunque si è aperto a Oslo il processo per violenza sessuale del figlio della principessa Mette-Marit. Marius Borg Hoiby è comparso davanti al tribunale di Oslo con l’accusa di aver violentato quattro donne e aggredito diverse ex fidanzate, secondo quanto riferito da un giornalista dell’Afp presente in aula. I pubblici ministeri hanno affermato che potrebbe rischiare fino a 10 anni di carcere se condannato al processo. Il tribunale ha spiegato che alcune parti del procedimento si svolgeranno a porte chiuse. Il team della difesa di Hoiby ha affermato che egli “nega tutte le accuse di abusi sessuali, nonché la maggior parte delle accuse di violenza”. Al processo sono state imposte molte restrizioni, compreso il divieto di scattare foto a Marius Borg Hoiby dentro o fuori dall’aula. È stato inoltre vietata la diffusione di qualsiasi dettaglio che possa identificare le quattro donne che si presume abbia violentato. La famiglia reale non parteciperà ad alcun procedimento nell’aula 250 del tribunale distrettuale di Oslo. Anzi, re Harald V e la regina Sonja si recheranno alle Olimpiadi invernali in Italia, ulteriore prova di quanto il figliastro del principe ereditario Haakon sia isolato. Nel frattempo emergono rivelazioni anche su sua madre, la principessa Mette-Marit, in merito ai suoi rapporti con il finanziere morto in carcere Jeffrey Epstein. Il nome della principessa compare infatti in centinaia delle nuove mail rese note la scorsa settimana dal Dipartimento di Giustizia americano. Mette-Marit ha ammesso di aver mostrato “scarsa capacità di giudizio”. La principessa, che già nel 2019 aveva detto di essersi pentita dei suoi rapporti con il finanziere pedofilo, ha dichiarato di “assumersi la responsabilità di non aver indagato più a fondo sul passato di Epstein e di non aver capito prima che tipo di persona fosse”. Ha quindi aggiunto “mi pento di aver avuto contatti con Epstein. È semplicemente imbarazzante”. L'articolo Marius Borg Hoiby è stato arrestato, poi via al processo per violenza sessuale del figlio della principessa di Norvegia Mette-Marit. Il giudice: “Niente foto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Stupro
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“Il processo del secolo con 32 capi d’accusa tra cui violenza sessuale e trasporto di droga”: Marius Borg Høiby fa tremare la monarchia norvegese
Tutto pronto per il processo a Marius Borg Høiby, figlio primogenito della Principessa Mette-Marit di Norvegia, nato da una precedente relazione prima del matrimonio con il Principe Ereditario Haakon. Sebbene sia cresciuto all’interno della famiglia reale, Marius Borg Høiby non possiede titoli nobiliari né obblighi ufficiali. Ma il suo arresto ha destato scalpore in tutta la nazione. Dunque il 3 febbraio inizierà il procedimento presso il Tribunale distrettuale di Oslo contro Marius Borg Høiby, che deve rispondere di 32 capi d’accusa, tra cui quattro di stupro. Il caso già soprannominato il “processo del secolo” in Norvegia, dovrebbe durare circa sette settimane e potrebbe comportare una pena fino a 16 anni di carcere. A peggiorare le cose, Borg si è recentemente dichiarato colpevole anche di un reato di trasporto di droga. Il 12 gennaio, la rivista norvegese Aftenposten ha riferito che, con l’avvicinarsi del processo, la polizia norvegese ha perquisito l’abitazione di Borg Høiby mentre indagava su ulteriori presunti reati. L’emittente pubblica NRK ha confermato nuove accuse: due violazioni di un ordine restrittivo, tre violazioni del codice della strada e un altro reato legato alla droga. Dopo un anno difficile per la principessa Mette-Marit, segnato dagli scandali sul figlio e da gravi problemi di salute che l’hanno costretta a ridurre gli impegni reali, il 2026 si apre con l’attenzione mediatica giudiziari. La Casa Reale tira dritto: “Stiamo cercando di fare quello che facciamo di solito”, ha dichiarato Re Harald V alla televisione norvegese il mese scorso. Il calendario degli impegni non cambierà e tra i vari impegni di quel mese c’è anche la data del 7 febbraio, quando il Re e la Regina saranno a Milano per sostenere gli atleti norvegesi che gareggeranno alle Olimpiadi Milano-Cortina. Per ora, la principessa Mette-Marit non ha impegni in programma. Nessun membro della famiglia reale è tenuto a testimoniare durante il processo. Tuttavia, il Palazzo ha sottolineato la sua “solidarietà con le persone colpite. Mostriamo loro il nostro sostegno e speriamo che stiano bene e possano riprendersi rapidamente da questa difficile prova”, ha dichiarato re Harald a NRK. L'articolo “Il processo del secolo con 32 capi d’accusa tra cui violenza sessuale e trasporto di droga”: Marius Borg Høiby fa tremare la monarchia norvegese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Droga
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Violenza Sessuale
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“Puoi leggere la sceneggiatura di questo pagliaccio?”, “Farei di tutto per te”: così Blake Lively e Taylor Swift su Justin Baldoni. Resi noti i messaggi privati
Una serie di messaggi di testo e mail di Blake Lively è stata resa pubblica nella sua battaglia legale contro Justin Baldoni, inclusi gli scambi con la sua amica di lunga data Taylor Swift. Lively ha fatto causa a Baldoni e al suo esperto di comunicazione, accusandoli di molestie e di una campagna per danneggiare la sua reputazione mentre la dirigeva nel film “It Ends With Us”. Un giudice federale sta ora valutando se porre fine alla loro aspra causa durata un anno. L’avvocato di Baldoni ha sostenuto che le affermazioni di Lively sono banali. L’avvocato di Lively ha replicato con accuse di “contatto fisico indesiderato”. I documenti sono stati desecretati in vista del confronto con il giudice federale di New York City sulla fine dell’aspro contenzioso durato un anno, che ha minacciato di coinvolgere altri attori, musicisti e celebrità e ha sollevato interrogativi sulle leve del potere, l’influenza e le dinamiche di genere a Hollywood. Baldoni e la sua società di produzione Wayfarer Studios hanno presentato una controquerela a Lively e a suo marito, l’attore di “Deadpool” Ryan Reynolds, accusandoli di diffamazione ed estorsione. Il giudice Lewis J. Liman ha respinto la causa lo scorso giugno. Il processo è previsto per il 18 maggio e potrebbe essere affollato di celebrità sul banco dei testimoni come la modella Gigi Hadid, le attrici Emily Blunt, Alexis Bledel, America Ferrera e Hugh Jackman, l’influencer Candace Owens, l’esperto di gossip Perez Hilton e la stilista Ashley Avignone. Molti dei messaggi di testo e delle email desecretati sono stati inclusi negli atti depositati dagli avvocati di Baldoni, che hanno sostenuto che dimostrano come Lively stesse manipolando strategicamente l’immagine pubblica di Baldoni sfruttando i legami con i suoi amici potenti e famosi. I primi messaggi risalgono al 2023, quando Blake Lively contatta Swift chiede di attenzionare la sceneggiatura di “It Ends With Us”. “Se arrivi qui quando questo idiota del regista del mio film sarà ancora qui, puoi farmi un enorme favore? – ha scritto l’attrice – È un pagliaccio e pensa di essere uno sceneggiatore ora, ha ricevuto questa riscrittura e mi ha detto che apprezza la mia passione. Quindi avere la più grande narratrice vivente che senza sapere gli dice quanto ami quello che stiamo facendo sarà di grande aiuto”. La cantante avrebbe poi risposto dicendo: “Farei qualsiasi cosa per te!!” I messaggi di Swift dimostrano che, prima e dopo che la loro faida diventasse pubblica, stava consigliando a Lively come sfruttare le dinamiche di potere di Hollywood a suo vantaggio. Dopo l’udienza, l’avvocato di Lively, Sigrid McCawley, ha dichiarato ai giornalisti che lo scambio di messaggi non è rilevante e che Lively ha fatto “tutto il possibile per proteggere le sue amiche dall’essere coinvolte”. “Ciò che è rilevante sono le sue affermazioni di essere stata molestata sessualmente sul posto di lavoro e i testimoni presenti”, ha detto McCawley. Gli avvocati di Baldoni e Swift non hanno risposto giovedì alle richieste di commento inviate via email. In un altro scambio di messaggi, il 4 dicembre 2024, Lively ha contattato Swift, scrivendo di essersi sentita “come una cattiva amica ultimamente perché ero talmente triste” e che parlava solo dei suoi problemi “per mesi”. “Sei stata generosa non solo a essere la persona chiave al mio fianco durante tutto questo, ma anche a liberarmi dall’incomprensione per essere stata così coinvolta”, ha scritto Lively. “Ma ho ancora la sensazione che qualcosa non vada“. Swift ha risposto di aver percepito un cambiamento nel linguaggio di Lively. “Ho già vissuto situazioni simili e so quanto siano totalizzante”, ha scritto Swift. “È più come… E mi sento davvero in colpa a dire qualcosa al riguardo perché i tuoi messaggi sono stati così gentili nelle loro intenzioni, ma gli ultimi… Mi è sembrato di leggere un’email aziendale di massa inviata a 200 dipendenti. Hai detto la parola ‘noi’ 18 volte“. “Mi manca un po’ la mia amica scura e normale che mi parla come se stessa, non come se fosse un’unità plurale”, ha concluso Swift. L'articolo “Puoi leggere la sceneggiatura di questo pagliaccio?”, “Farei di tutto per te”: così Blake Lively e Taylor Swift su Justin Baldoni. Resi noti i messaggi privati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Fabrizio Corona dovrà ritirare Falsissimo e tutte le informazioni private riguardanti Alfonso Signorini”: è la decisione del giudice Roberto Pertile
Svolta nel caso Corona-Signorini. È stato accolto dal giudice il ricorso di Alfonso Signorini, presentato dagli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello. Fabrizio Corona dovrà consegnare tutto il materiale raccolto e raccontato a “Falsissimo” sul giornalista e soprattutto non potrà più pubblicare ulteriori informazioni su di lui. Come riporta Il Corriere della Sera: “Il giudice della prima sezione civile del Tribunale di Milano Roberto Pertile ha accolto il ricorso urgente presentato dai legali di Signorini e, dopo l’udienza di venerdì scorso, ha depositato oggi la sua ordinanza”. Pertile ha ordinato “di rimuovere immediatamente da ogni hosting provider e da ogni social media a lui direttamente o indirettamente riconducibile, tutti i video nonché tutti i contenuti (testuali, audio e video)”. L’ex re dei paparazzi non potrà più “pubblicare, di diffondere o di condividere, con qualsiasi mezzo o strumento e su qualsiasi hosting provider, qualunque ulteriore video o contenuto di carattere diffamatorio o che comunque danneggi, direttamente o indirettamente, il diritto del ricorrente (Alfonso Signorini, ndr) alla reputazione, all’immagine e alla riservatezza”. Dunque entro due giorni andrà consegnato tutto il materiale richiesto e che riguarda Signorini, chat comprese. Corona dovrà anche “pagare le spese processuali, il compenso degli avvocati di Signorini e 2mila euro al giorno a Signorini per ogni violazione delle disposizioni dell’ordinanza”. Fabrizio Corona è finito al centro della cronaca perché in “Falsissimo” ha raccolto tutta una serie di testimonianze e materiali che proverebbero l’esistenza del “sistema Signorini” che si baserebbe sullo schema delle profferte sessuali in cambio di un posto dentro la Casa del “Grande Fratello”. L'articolo “Fabrizio Corona dovrà ritirare Falsissimo e tutte le informazioni private riguardanti Alfonso Signorini”: è la decisione del giudice Roberto Pertile proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mio marito Francesco Sarcina denuncerà Incorvaia per diffamazione: non si può andare in tv a inventare violenze o fatti gravissimi per visibilità”: la difesa di Nayra Garibo
“Mio marito la denuncerà per diffamazione: non si può andare in televisione a inventare violenze o fatti gravissimi solo per visibilità. Se avesse subito davvero ciò che dice, sarebbe andata in questura, non in tv”. Queste le parole della moglie di Francesco Sarcina, Nayra Garibo a Fanpage, in merito alle dichiarazioni rilasciate da Clizia Incorvaia a “Verissimo”. L’ex del cantante aveva, infatti, dichiarato: “Francesco Sarcina mi bruciò 60 paia di scarpe dopo dei litigi. Non denunciai per nostra figlia. Tre anni fa un aborto in treno per troppo stress”. A stretto giro Garibo aveva replicato sui social: “Clizia Incorvaia, ma non ti vergogni ? Tu che per denaro pubblichi senza ritegno i tuoi figli dandoli in pasto al web”. “Le 60 paia di scarpe bruciate? Io non so niente di questa faccenda e quindi non voglio dire sciocchezze. – ha affermato Garibo – Quello che so, perché me lo ha detto Francesco, è che quando scoprì il tradimento di lei con Scamarcio, lui prese i vestiti di Clizia, li mise in alcuni sacchi neri della spazzatura e li lasciò fuori di casa. Era distrutto dal dolore, ma non le ha mai messo le mani addosso. Mai”. E ancora: “La situazione è peggiorata drasticamente da quando io e Francesco ci siamo sposati. Se non fosse che anche lei si è sposata, penserei che non ha ancora dimenticato Francesco del tutto o che semplicemente non sopporti il fatto che lui sia andato avanti e si sia rifatto una vita. È evidente che sia disposta a qualunque cosa pur di avere visibilità. Parla del padre di sua figlia, della suocera che non c’è più, mancando di rispetto persino al suo marito attuale e approfittando di un lutto per finire sui giornali. Questa è la verità”. L'articolo “Mio marito Francesco Sarcina denuncerà Incorvaia per diffamazione: non si può andare in tv a inventare violenze o fatti gravissimi per visibilità”: la difesa di Nayra Garibo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Principe Harry torna “a casa” per la causa contro il Daily Mail: “Hanno avuto informazioni sulla mia vita privata con metodi illegali”. Nessun appuntamento con Re Carlo
Al via oggi 19 gennaio a Londra il processo che vede il principe Harry contro l’editore del Daily Mail. Presso l’aula 76 dell’Alta Corte, il secondogenito di re Carlo, che è tornato a “casa”, affronta la causa da lui stesso intentata assieme a molti altri personaggi noti. In prima fila anche Elton John e suo marito David Furnish, Liz Hurley e Sadie Frost, Doreen Lawrence, la baronessa laburista il cui figlio Stephen è stato assassinato in un attacco razzista e l’ex politico Simon Hughes, un tempo candidato alla guida dei Liberal Democratici. Il loro avversario è l’Associated Newspapers, l’editore del quotidiano più venduto della Gran Bretagna, il cui ex direttore, Paul Dacre, dovrebbe testimoniare. Le accuse contro il Daily Mail e il suo compagno di scuderia, il Mail on Sunday, sono gravi. Harry e gli altri ricorrenti sostengono che, oltre ad aver intercettato messaggi vocali, il Daily Mail e il Mail on Sunday hanno anche intercettato linee telefoniche fisse, hanno corrotto agenti di polizia, rubato cartelle cliniche e persino installato microspie nelle case delle celebrità. L’Associated Newspapers ha descritto le affermazioni dei ricorrenti come “assurde” e un “affronto ai giornalisti che lavorano sodo, la cui reputazione e integrità vengono ingiustamente calunniate”. La rabbia di Harry nei confronti della stampa è radicata – ricorda il Guardian – Sua madre, Diana, principessa del Galles, morì in un incidente stradale nel 1997 mentre era inseguita dai paparazzi a Parigi. Più di recente, ha criticato il trattamento riservato alla moglie, Meghan, duchessa del Sussex. Nel 2021, un giudice ha stabilito che il Mail on Sunday aveva violato la privacy della duchessa pubblicando un estratto di una lettera che aveva scritto al padre separato, Thomas Markle. Si prevede che lo scontro tra il principe e il Daily Mail, che dovrebbe costare 38 milioni di sterline (quasi 44 milioni di euro) se si considerano le spese legali di entrambe le parti, sarà duramente contestato in tribunale. Il caso, che sarà discusso in tribunale nelle prossime nove settimane, probabilmente metterà sotto i riflettori un cast di personaggi con un passato complicato. Nessun appuntamento previsto né incontro di Harry col padre Re Carlo. La decisione del principe di affrontare i tabloid non è stata priva di costi personali e finanziari. Per lui si tratta di una questione di principio, che potrebbe aver contribuito alla rottura del suo rapporto con la famiglia reale. Nella sua biografia “Spare”, Harry ha ricordato che il suo rapporto con il padre, re Carlo, e il fratello, il principe William, era diventato teso a causa di quella che lui considerava la loro incapacità di denunciare presunti illeciti da parte dei giornalisti. Nel 2019, dopo una conversazione con l’avvocato David Sherborne durante una vacanza nella villa di Elton John in Francia, il principe si convinse che i giornali avrebbero dovuto rispondere in tribunale del trattamento riservatogli in passato. Nel 2023, Harry è diventato il primo membro della famiglia reale a testimoniare in tribunale in oltre 130 anni, in una causa per violazione della privacy intentata da lui e altri contro l’editore del Mirror. Il giudice ha stabilito che il giornale aveva hackerato il suo telefono “in misura modesta”, dalla fine del 2003 al 2009, e gli ha riconosciuto un risarcimento di 140.600 sterline (circa 162.000 euro). L’anno scorso, la sua richiesta di risarcimento danni per violazione della privacy contro l’editore del Sun e dell’ormai defunto News of the World è stata risolta in tribunale per una somma non rivelata, a quanto pare pari a circa 10 milioni di sterline (11.500.000 euro). L’editore si è scusato con Harry per l’intercettazione telefonica del News of the World e per la grave intrusione nella sua vita privata da parte del Sun, compresi “incidenti di attività illegali commessi da investigatori privati che lavorano per il Sun”. L'articolo Il Principe Harry torna “a casa” per la causa contro il Daily Mail: “Hanno avuto informazioni sulla mia vita privata con metodi illegali”. Nessun appuntamento con Re Carlo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“È l’incubo di ogni datore di lavoro: ha intentato 54 azioni legali senza vincerne nemmeno una, ma sostiene di essere la vittima”: la storia di Joseph Johnson
Joseph Johnson su LinkedIn si descrive come uno “specialista nello sviluppo dei giovani” con “forti capacità organizzative e di problem solving”, ma la verità è che si è guadagnato l’etichetta di “incubo” di qualsiasi datore di lavoro. Il 45enne è infatti uno specialista nel trovare colpe dove non ce ne sono, e negli ultimi 10 anni ha presentato praticamente ogni possibile ricorso in tribunale per discriminazione, che si tratti di razza, sesso, età o disabilità, fino alla violazione di contratto e al licenziamento ingiusto. In totale, si legge sul Daily Mail, ha intentato azioni legali almeno 54 volte contro 16 diverse organizzazioni benefiche, scuole, autorità locali e palestre per cui ha lavorato, senza mai ottenere un solo risarcimento per discriminazione. Decisamente fantasiose le accuse che nel corso degli anni Johnson ha lanciato contro le diverse aziende che lo hanno assunto. Una volta ha spiegato che la decisione di fornirgli un iPad con connessione 3G anziché 4G costituisse un atto di discriminazione razziale da parte dell’ente di beneficenza per cui lavorava. Un’altra volta ha sostenuto di aver subito discriminazioni sessuali in una scuola elementare nonostante fosse stato nominato prima di due candidate donne; un’altra ancora ha fatto saper di aver fallito il periodo di prova presso un gruppo giovanile che lo aveva assunto come responsabile di un villaggio vacanze, solo a causa di una “palese discriminazione basata sull’età”, nonostante avesse all’epoca la stessa età di alcuni dei suoi colleghi. Chi ha lavorato con lui, invece, ha parlato di assenteismo da parte dell’uomo (“Non c’era mai”, ha detto un ex capo), bassi livelli di prestazioni quando si presentava (una volta si è addormentato durante una sessione di allenamento che avrebbe dovuto dirigere) e aggressività quando veniva contestato per il modo in cui stava facendo – o meglio, non facendo – il suo lavoro. Il movente che spingeva Johnson a intentare le azioni legali era chiaramente economico, ma anche la volontà di punire coloro che credeva lo avessero trattato ingiustamente, costringendoli a rispondere di accuse dannose, per quanto inverosimili. L’uomo non è riuscito a ottenere un solo risarcimento per discriminazione, ma diversi accordi stragiudiziali sì. “Il signor Johnson considera i procedimenti presso il tribunale del lavoro un mezzo per arricchirsi rapidamente, piuttosto che un tentativo di risarcimento per un danno reale causato da atti di discriminazione”, è stato il verdetto di un giudice del tribunale. (Foto Facebook) L'articolo “È l’incubo di ogni datore di lavoro: ha intentato 54 azioni legali senza vincerne nemmeno una, ma sostiene di essere la vittima”: la storia di Joseph Johnson proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lory Del Santo imputata per diffamazione: aveva raccontato di aver subito molestie dal regista Sergio Leone. Coinvolta anche la conduttrice Caterina Balivo
Lory Del Santo è stata accusata di diffamazione aggravata per le affermazione fatte nel corso di interviste tv fatte nel 2024 – nel corso del programma di Rai Uno ‘La volta buona’ e in una puntate del ‘Le Iene’ – in cui accusava di molestie il registra Sergio Leone, morto nel 1989. Inizierà in primavera, davanti al tribunale di Roma, il processo a carico dell’attrice. In particolare la Del Santo – secondo quanto scrive La Repubblica – ha citato un presunto episodio di avances avvenuto all’inizio degli Anni 80 durante la lavorazione del film “C’era una volta in America”. Il riferimento è anche ad una vecchia intervista rilasciata a Il Corriere della Sera nel 2024: “È Sergio Leone stava girando C’era una volta in America con Robert De Niro e io andai nel suo ufficio all’Eur con il mio book per chiedergli una particina. Lui sfogliò le foto, poi sparì in un’altra stanza e mi chiamò. Andai e me lo trovai nudo, tutto peloso, con la barba, questa pancia enorme. C’era un letto matrimoniale. Mi ha abbracciato e io gli ho detto: no, scusa, guarda, mi fa piacere essere qua, sei molto carino, ma devo andare. Dentro di me pensavo: ma non mi hai neanche offerto una parte!”. E ancora: “Mah, non so… Non era un brutto uomo… un po’ basso, un po’ grasso, ma con una bella faccia particolare. All’epoca mi interessava molto l’intelligenza. Però mi seccava che avesse dato per scontato che ci sarei stata. Io non ero ancora Lory Del Santo, ero Loredana, ma avevo già il mio bell’ego… Comunque siccome non mi ha costretto, l’ho perdonato immediatamente. La violenza secondo me c’è quando non hai alternative”. Affermazioni che hanno scatenato la reazione di una delle figlie del grande regista, Francesca Leone, che assistita dall’avvocato Giuseppe Bellomo ha depositato una querela negli uffici di Piazzale Clodio. I pm di Roma hanno concluso le indagini e il processo scatterà nella prossima primavera. Come riporta l’Ansa, nel procedimento è coinvolta anche la conduttrice Caterina Balivo che nel corso dell’intervista alla Del Santo ha affermato che l’ex soubrette avrebbe dovuto colpire “con uno schiaffo” il regista dando, quindi, per certe le molestie. L'articolo Lory Del Santo imputata per diffamazione: aveva raccontato di aver subito molestie dal regista Sergio Leone. Coinvolta anche la conduttrice Caterina Balivo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lory Del Santo
Chiara Ferragni torna in tribunale per truffa aggravata, la parola va alla difesa: “Buona fede su Pandoro e Uova di Pasqua, nessuno ha lucrato”
Chiara Ferragni è tornata, oggi 19 dicembre, in tribunale a Milano per truffa aggravata (dall’uso del mezzo informatico) in relazione alle operazioni commerciali Pandoro Balocco Pink Christmas (Natale 2022) e Uova di Pasqua Chiara Ferragni – sosteniamo i Bambini delle Fate (Pasqua 2021 e 2022). Davanti al giudice Ilio Mannucci Pacini prendono la parola i difensori dell’influencer, presente come sempre in aula, gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, i legali del suo ex braccio destro Fabio Maria Damato e quelli del presidente del cda di Cerealitalia, Francesco Cannillo. Nel processo abbreviato, gli avvocati proveranno a sostenere la buona fede e il fatto che nessuno abbia lucrato sulle iniziative di beneficenza a differenza di quanto sostiene l’accusa che, nella scorsa udienza, ha chiesto la condanna a un anno e otto mese per l’imprenditrice digitale perché, tramite le due campagne commerciali, avrebbe ottenuto un ingiusto profitto di circa 2,2 milioni di euro, oltre che benefici non calcolabili dal ritorno di immagine. L’operazione Balocco avrebbe indotto in errore numerosi consumatori, i quali ritenevano che acquistando il prodotto Pink (commercializzato a 9,37 euro rispetto ai 3,68 euro della versione standard) stessero contribuendo direttamente alla raccolta fondi destinata all’ospedale Regina Margherita di Torino. Ciò che Chiara Ferragni ha definito “un errore di comunicazione” viene invece contestato dall’accusa come una vera e propria truffa, analogamente al caso precedente. L'articolo Chiara Ferragni torna in tribunale per truffa aggravata, la parola va alla difesa: “Buona fede su Pandoro e Uova di Pasqua, nessuno ha lucrato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Truffa Aggravata
Chiara Ferragni
“Secondo la difesa il DNA di Sempio sembra fosse dappertutto”: botta e risposta tra Rinaldi e Cassese a Ignoto X. L’ex Carabiniere: “Nel 2007 questi elementi erano sconosciuti”
Il computer di Chiara Poggi torna al centro del dibattito mediatico sul caso Garlasco. È proprio sull’importanza di quel PC che si ragiona durante l’ultima puntata di Ignoto X, andata in onda giovedì 11 dicembre, il programma di La7 condotto da Pino Rinaldi . Il conduttore ospita in trasmissione Gennaro Cassese, l’ex comandante dei Carabinieri di Vigevano che il 13 agosto 2007 fu uno dei primi a entrare nella villa Poggi. Rinaldi, dunque, si concentra su quanto fu trovato in quella casa per risalire al possibile movente di chi ha commesso l’omicidio, tentando di ricostruire insieme all’ospite i momenti successivi alla scoperta del corpo di Chiara. “Ero lì. Le prime fotografie furono fatte dal brigadiere Pennino della stazione di Garlasco. Poi siamo arrivati noi della compagnia di Vigevano e il nostro repertatore ha iniziato a fare un fascicolo fotografico. Subito dopo è arrivato il personale del reparto operativo di Pavia, che intervengono nei casi di reati più gravi, e hanno fatto tutto il repertamento. Hanno sequestrato alcuni oggetti, come il portavaso, poi tutto l’appartamento è stato sottoposto a sequestro per permettere l’intervento dei RIS che ha proceduto a una dettagliata valutazione degli oggetti ritenuti importanti”, sostiene Cassese. Sulla base di quanto visto una volta giunto sul posto, l’ex carabiniere osserva che “la scena del crimine trasmetteva” la “crudeltà estrema che la persona aveva avuto contro la povera Chiara”: “C’era sangue dappertutto, c’era stata una violenza quasi inaudita. A mio avviso, dato che aveva aperto la porta in pigiama, era una persona che conosceva molto bene e comunque una così massiva violenza, ma è una mia valutazione, la riporta a persone che erano coinvolte da una sfera affettiva”. A giocare un ruolo centrale, secondo il conduttore, potrebbe essere il PC della vittima, all’interno del quale sarebbero stati trovati dei “video intimi di Chiara con Alberto”: “Quel computer viene utilizzato da Marco Poggi e dagli amici di Marco Poggi. La difesa di Sempio dice che se il Dna è arrivato sulle unghie di Chiara Poggi è perché magari ha toccato gli stessi tasti che Sempio aveva utilizzato magari il pomeriggio prima. Per cui quel computer è al centro di tutto quanto. Questa pista, alla luce di quanto sta avvenendo fuori da quel computer, l’avrebbe seguita, mettendo da parte Alberto Stasi?”, chiede Rinaldi. Secondo l’ex Carabiniere, allora non fu possibile stabilire la presenza sulla scena del crimine del 37enne, che ad oggi è accusato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi: “Noi avremmo seguito tutte le piste – risponde Cassese -. Il problema è che per la figura di Andrea Sempio io devo dare una risposta contestualizzandola al 2007. Allora per la procura e per noi investigatori dell’epoca non avevamo nulla che collocasse Sempio sulla scena del crimine. Adesso si parla di questa famosa impronta 33 ma nel 2007 era sconosciuta”. Alcuni elementi, come anche il Dna trovato sulle unghie della vittima, riporta Cassese, sarebbero stati riscontrati solo successivamente. Ma su questo punto comincia il botta e risposta tra Rinaldi e il suo ospite: “Se lei mi ha alzato la palla io non posso non scacciare – interviene il conduttore -. Il Dna di Sempio sembra, secondo la difesa di Sempio, essere dappertutto. Dopo il delitto, cominciate a fare le analisi e non si trova il Dna di Sempio, non viene rintracciato, eppure quella casa era frequentata da lui e dagli amici. Se non una l’altra: cos’è successo in quei giorni? Perché ci sono questi muri enormi?”, è la domanda del conduttore. A cui però Cassese risponde spiegando che il Dna di Sempio “nel 2007 per noi era totalmente sconosciuto”, sostiene l’ex Carabiniere. Che poi aggiunge: “Lei ha fatto la schiacciata e io difendo. Per quanto riguarda il RIS, fa una relazione in cui dice che non c’è Dna. Questi elementi di cui oggi parlate non li conoscevamo proprio”, conclude. L'articolo “Secondo la difesa il DNA di Sempio sembra fosse dappertutto”: botta e risposta tra Rinaldi e Cassese a Ignoto X. L’ex Carabiniere: “Nel 2007 questi elementi erano sconosciuti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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