Il figlio della futura regina di Norvegia, Marius Borg Hoiby, è stato arrestato
con l’accusa di aggressione, minacce e violazione di un ordine restrittivo. Lo
ha dichiarato la polizia norvegese. “Il distretto di polizia di Oslo può
confermare che Marius Borg Hoiby è stato arrestato domenica sera, sospettato di
lesioni personali, minacce con un coltello e violazione di un ordine
restrittivo”, ha dichiarato la polizia in un comunicato. Ha aggiunto di aver
chiesto che Hoiby fosse tenuto in custodia cautelare per quattro settimane “per
rischio di recidiva”.
Il 29enne, nato prima che sua madre Mette-Marit Tjessem Hoiby sposasse il
principe ereditario norvegese Haakon, viene processato da oggi martedì 3
febbraio al tribunale distrettuale di Oslo con l’accusa di 38 capi d’accusa, tra
cui quattro presunti stupri e aggressioni contro ex fidanzate. Hoiby ha ammesso
alcuni reati minori, ma nega le accuse più gravi. Diverse ex fidanzate sono ora
querelanti nel caso contro di lui, e lui ha l’ordine tassativo di non
contattarle. Rischia fino a 16 anni di carcere se il tribunale distrettuale di
Oslo lo dichiarasse colpevole. Il processo durerà fino al 19 marzo.
Dunque si è aperto a Oslo il processo per violenza sessuale del figlio della
principessa Mette-Marit. Marius Borg Hoiby è comparso davanti al tribunale di
Oslo con l’accusa di aver violentato quattro donne e aggredito diverse ex
fidanzate, secondo quanto riferito da un giornalista dell’Afp presente in aula.
I pubblici ministeri hanno affermato che potrebbe rischiare fino a 10 anni di
carcere se condannato al processo. Il tribunale ha spiegato che alcune parti del
procedimento si svolgeranno a porte chiuse. Il team della difesa di Hoiby ha
affermato che egli “nega tutte le accuse di abusi sessuali, nonché la maggior
parte delle accuse di violenza”.
Al processo sono state imposte molte restrizioni, compreso il divieto di
scattare foto a Marius Borg Hoiby dentro o fuori dall’aula. È stato inoltre
vietata la diffusione di qualsiasi dettaglio che possa identificare le quattro
donne che si presume abbia violentato.
La famiglia reale non parteciperà ad alcun procedimento nell’aula 250 del
tribunale distrettuale di Oslo. Anzi, re Harald V e la regina Sonja si
recheranno alle Olimpiadi invernali in Italia, ulteriore prova di quanto il
figliastro del principe ereditario Haakon sia isolato.
Nel frattempo emergono rivelazioni anche su sua madre, la principessa
Mette-Marit, in merito ai suoi rapporti con il finanziere morto in carcere
Jeffrey Epstein. Il nome della principessa compare infatti in centinaia delle
nuove mail rese note la scorsa settimana dal Dipartimento di Giustizia
americano. Mette-Marit ha ammesso di aver mostrato “scarsa capacità di
giudizio”. La principessa, che già nel 2019 aveva detto di essersi pentita dei
suoi rapporti con il finanziere pedofilo, ha dichiarato di “assumersi la
responsabilità di non aver indagato più a fondo sul passato di Epstein e di non
aver capito prima che tipo di persona fosse”. Ha quindi aggiunto “mi pento di
aver avuto contatti con Epstein. È semplicemente imbarazzante”.
L'articolo Marius Borg Hoiby è stato arrestato, poi via al processo per violenza
sessuale del figlio della principessa di Norvegia Mette-Marit. Il giudice:
“Niente foto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tutto pronto per il processo a Marius Borg Høiby, figlio primogenito della
Principessa Mette-Marit di Norvegia, nato da una precedente relazione prima del
matrimonio con il Principe Ereditario Haakon. Sebbene sia cresciuto all’interno
della famiglia reale, Marius Borg Høiby non possiede titoli nobiliari né
obblighi ufficiali. Ma il suo arresto ha destato scalpore in tutta la nazione.
Dunque il 3 febbraio inizierà il procedimento presso il Tribunale distrettuale
di Oslo contro Marius Borg Høiby, che deve rispondere di 32 capi d’accusa, tra
cui quattro di stupro. Il caso già soprannominato il “processo del secolo” in
Norvegia, dovrebbe durare circa sette settimane e potrebbe comportare una pena
fino a 16 anni di carcere. A peggiorare le cose, Borg si è recentemente
dichiarato colpevole anche di un reato di trasporto di droga.
Il 12 gennaio, la rivista norvegese Aftenposten ha riferito che, con
l’avvicinarsi del processo, la polizia norvegese ha perquisito l’abitazione di
Borg Høiby mentre indagava su ulteriori presunti reati. L’emittente pubblica NRK
ha confermato nuove accuse: due violazioni di un ordine restrittivo, tre
violazioni del codice della strada e un altro reato legato alla droga.
Dopo un anno difficile per la principessa Mette-Marit, segnato dagli scandali
sul figlio e da gravi problemi di salute che l’hanno costretta a ridurre gli
impegni reali, il 2026 si apre con l’attenzione mediatica giudiziari.
La Casa Reale tira dritto: “Stiamo cercando di fare quello che facciamo di
solito”, ha dichiarato Re Harald V alla televisione norvegese il mese scorso. Il
calendario degli impegni non cambierà e tra i vari impegni di quel mese c’è
anche la data del 7 febbraio, quando il Re e la Regina saranno a Milano per
sostenere gli atleti norvegesi che gareggeranno alle Olimpiadi Milano-Cortina.
Per ora, la principessa Mette-Marit non ha impegni in programma.
Nessun membro della famiglia reale è tenuto a testimoniare durante il processo.
Tuttavia, il Palazzo ha sottolineato la sua “solidarietà con le persone colpite.
Mostriamo loro il nostro sostegno e speriamo che stiano bene e possano
riprendersi rapidamente da questa difficile prova”, ha dichiarato re Harald a
NRK.
L'articolo “Il processo del secolo con 32 capi d’accusa tra cui violenza
sessuale e trasporto di droga”: Marius Borg Høiby fa tremare la monarchia
norvegese proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una serie di messaggi di testo e mail di Blake Lively è stata resa pubblica
nella sua battaglia legale contro Justin Baldoni, inclusi gli scambi con la sua
amica di lunga data Taylor Swift. Lively ha fatto causa a Baldoni e al suo
esperto di comunicazione, accusandoli di molestie e di una campagna per
danneggiare la sua reputazione mentre la dirigeva nel film “It Ends With Us”. Un
giudice federale sta ora valutando se porre fine alla loro aspra causa durata un
anno. L’avvocato di Baldoni ha sostenuto che le affermazioni di Lively sono
banali. L’avvocato di Lively ha replicato con accuse di “contatto fisico
indesiderato”.
I documenti sono stati desecretati in vista del confronto con il giudice
federale di New York City sulla fine dell’aspro contenzioso durato un anno, che
ha minacciato di coinvolgere altri attori, musicisti e celebrità e ha sollevato
interrogativi sulle leve del potere, l’influenza e le dinamiche di genere a
Hollywood.
Baldoni e la sua società di produzione Wayfarer Studios hanno presentato una
controquerela a Lively e a suo marito, l’attore di “Deadpool” Ryan Reynolds,
accusandoli di diffamazione ed estorsione. Il giudice Lewis J. Liman ha respinto
la causa lo scorso giugno.
Il processo è previsto per il 18 maggio e potrebbe essere affollato di celebrità
sul banco dei testimoni come la modella Gigi Hadid, le attrici Emily Blunt,
Alexis Bledel, America Ferrera e Hugh Jackman, l’influencer Candace Owens,
l’esperto di gossip Perez Hilton e la stilista Ashley Avignone. Molti dei
messaggi di testo e delle email desecretati sono stati inclusi negli atti
depositati dagli avvocati di Baldoni, che hanno sostenuto che dimostrano come
Lively stesse manipolando strategicamente l’immagine pubblica di Baldoni
sfruttando i legami con i suoi amici potenti e famosi.
I primi messaggi risalgono al 2023, quando Blake Lively contatta Swift chiede di
attenzionare la sceneggiatura di “It Ends With Us”. “Se arrivi qui quando questo
idiota del regista del mio film sarà ancora qui, puoi farmi un enorme favore? –
ha scritto l’attrice – È un pagliaccio e pensa di essere uno sceneggiatore ora,
ha ricevuto questa riscrittura e mi ha detto che apprezza la mia passione.
Quindi avere la più grande narratrice vivente che senza sapere gli dice quanto
ami quello che stiamo facendo sarà di grande aiuto”. La cantante avrebbe poi
risposto dicendo: “Farei qualsiasi cosa per te!!”
I messaggi di Swift dimostrano che, prima e dopo che la loro faida diventasse
pubblica, stava consigliando a Lively come sfruttare le dinamiche di potere di
Hollywood a suo vantaggio. Dopo l’udienza, l’avvocato di Lively, Sigrid
McCawley, ha dichiarato ai giornalisti che lo scambio di messaggi non è
rilevante e che Lively ha fatto “tutto il possibile per proteggere le sue amiche
dall’essere coinvolte”. “Ciò che è rilevante sono le sue affermazioni di essere
stata molestata sessualmente sul posto di lavoro e i testimoni presenti”, ha
detto McCawley.
Gli avvocati di Baldoni e Swift non hanno risposto giovedì alle richieste di
commento inviate via email. In un altro scambio di messaggi, il 4 dicembre 2024,
Lively ha contattato Swift, scrivendo di essersi sentita “come una cattiva amica
ultimamente perché ero talmente triste” e che parlava solo dei suoi problemi
“per mesi”. “Sei stata generosa non solo a essere la persona chiave al mio
fianco durante tutto questo, ma anche a liberarmi dall’incomprensione per essere
stata così coinvolta”, ha scritto Lively. “Ma ho ancora la sensazione che
qualcosa non vada“.
Swift ha risposto di aver percepito un cambiamento nel linguaggio di Lively. “Ho
già vissuto situazioni simili e so quanto siano totalizzante”, ha scritto Swift.
“È più come… E mi sento davvero in colpa a dire qualcosa al riguardo perché i
tuoi messaggi sono stati così gentili nelle loro intenzioni, ma gli ultimi… Mi è
sembrato di leggere un’email aziendale di massa inviata a 200 dipendenti. Hai
detto la parola ‘noi’ 18 volte“.
“Mi manca un po’ la mia amica scura e normale che mi parla come se stessa, non
come se fosse un’unità plurale”, ha concluso Swift.
L'articolo “Puoi leggere la sceneggiatura di questo pagliaccio?”, “Farei di
tutto per te”: così Blake Lively e Taylor Swift su Justin Baldoni. Resi noti i
messaggi privati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Svolta nel caso Corona-Signorini. È stato accolto dal giudice il ricorso di
Alfonso Signorini, presentato dagli avvocati Daniela Missaglia e Domenico
Aiello. Fabrizio Corona dovrà consegnare tutto il materiale raccolto e
raccontato a “Falsissimo” sul giornalista e soprattutto non potrà più pubblicare
ulteriori informazioni su di lui.
Come riporta Il Corriere della Sera: “Il giudice della prima sezione civile del
Tribunale di Milano Roberto Pertile ha accolto il ricorso urgente presentato dai
legali di Signorini e, dopo l’udienza di venerdì scorso, ha depositato oggi la
sua ordinanza”.
Pertile ha ordinato “di rimuovere immediatamente da ogni hosting provider e da
ogni social media a lui direttamente o indirettamente riconducibile, tutti i
video nonché tutti i contenuti (testuali, audio e video)”. L’ex re dei paparazzi
non potrà più “pubblicare, di diffondere o di condividere, con qualsiasi mezzo o
strumento e su qualsiasi hosting provider, qualunque ulteriore video o contenuto
di carattere diffamatorio o che comunque danneggi, direttamente o
indirettamente, il diritto del ricorrente (Alfonso Signorini, ndr) alla
reputazione, all’immagine e alla riservatezza”.
Dunque entro due giorni andrà consegnato tutto il materiale richiesto e che
riguarda Signorini, chat comprese. Corona dovrà anche “pagare le spese
processuali, il compenso degli avvocati di Signorini e 2mila euro al giorno a
Signorini per ogni violazione delle disposizioni dell’ordinanza”.
Fabrizio Corona è finito al centro della cronaca perché in “Falsissimo” ha
raccolto tutta una serie di testimonianze e materiali che proverebbero
l’esistenza del “sistema Signorini” che si baserebbe sullo schema delle
profferte sessuali in cambio di un posto dentro la Casa del “Grande Fratello”.
L'articolo “Fabrizio Corona dovrà ritirare Falsissimo e tutte le informazioni
private riguardanti Alfonso Signorini”: è la decisione del giudice Roberto
Pertile proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Mio marito la denuncerà per diffamazione: non si può andare in televisione a
inventare violenze o fatti gravissimi solo per visibilità. Se avesse subito
davvero ciò che dice, sarebbe andata in questura, non in tv”. Queste le parole
della moglie di Francesco Sarcina, Nayra Garibo a Fanpage, in merito alle
dichiarazioni rilasciate da Clizia Incorvaia a “Verissimo”.
L’ex del cantante aveva, infatti, dichiarato: “Francesco Sarcina mi bruciò 60
paia di scarpe dopo dei litigi. Non denunciai per nostra figlia. Tre anni fa un
aborto in treno per troppo stress”. A stretto giro Garibo aveva replicato sui
social: “Clizia Incorvaia, ma non ti vergogni ? Tu che per denaro pubblichi
senza ritegno i tuoi figli dandoli in pasto al web”.
“Le 60 paia di scarpe bruciate? Io non so niente di questa faccenda e quindi non
voglio dire sciocchezze. – ha affermato Garibo – Quello che so, perché me lo ha
detto Francesco, è che quando scoprì il tradimento di lei con Scamarcio, lui
prese i vestiti di Clizia, li mise in alcuni sacchi neri della spazzatura e li
lasciò fuori di casa. Era distrutto dal dolore, ma non le ha mai messo le mani
addosso. Mai”.
E ancora: “La situazione è peggiorata drasticamente da quando io e Francesco ci
siamo sposati. Se non fosse che anche lei si è sposata, penserei che non ha
ancora dimenticato Francesco del tutto o che semplicemente non sopporti il fatto
che lui sia andato avanti e si sia rifatto una vita. È evidente che sia disposta
a qualunque cosa pur di avere visibilità. Parla del padre di sua figlia, della
suocera che non c’è più, mancando di rispetto persino al suo marito attuale e
approfittando di un lutto per finire sui giornali. Questa è la verità”.
L'articolo “Mio marito Francesco Sarcina denuncerà Incorvaia per diffamazione:
non si può andare in tv a inventare violenze o fatti gravissimi per visibilità”:
la difesa di Nayra Garibo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Al via oggi 19 gennaio a Londra il processo che vede il principe Harry contro
l’editore del Daily Mail. Presso l’aula 76 dell’Alta Corte, il secondogenito di
re Carlo, che è tornato a “casa”, affronta la causa da lui stesso intentata
assieme a molti altri personaggi noti. In prima fila anche Elton John e suo
marito David Furnish, Liz Hurley e Sadie Frost, Doreen Lawrence, la baronessa
laburista il cui figlio Stephen è stato assassinato in un attacco razzista e
l’ex politico Simon Hughes, un tempo candidato alla guida dei Liberal
Democratici.
Il loro avversario è l’Associated Newspapers, l’editore del quotidiano più
venduto della Gran Bretagna, il cui ex direttore, Paul Dacre, dovrebbe
testimoniare. Le accuse contro il Daily Mail e il suo compagno di scuderia, il
Mail on Sunday, sono gravi. Harry e gli altri ricorrenti sostengono che, oltre
ad aver intercettato messaggi vocali, il Daily Mail e il Mail on Sunday hanno
anche intercettato linee telefoniche fisse, hanno corrotto agenti di polizia,
rubato cartelle cliniche e persino installato microspie nelle case delle
celebrità.
L’Associated Newspapers ha descritto le affermazioni dei ricorrenti come
“assurde” e un “affronto ai giornalisti che lavorano sodo, la cui reputazione e
integrità vengono ingiustamente calunniate”. La rabbia di Harry nei confronti
della stampa è radicata – ricorda il Guardian – Sua madre, Diana, principessa
del Galles, morì in un incidente stradale nel 1997 mentre era inseguita dai
paparazzi a Parigi. Più di recente, ha criticato il trattamento riservato alla
moglie, Meghan, duchessa del Sussex. Nel 2021, un giudice ha stabilito che il
Mail on Sunday aveva violato la privacy della duchessa pubblicando un estratto
di una lettera che aveva scritto al padre separato, Thomas Markle.
Si prevede che lo scontro tra il principe e il Daily Mail, che dovrebbe costare
38 milioni di sterline (quasi 44 milioni di euro) se si considerano le spese
legali di entrambe le parti, sarà duramente contestato in tribunale. Il caso,
che sarà discusso in tribunale nelle prossime nove settimane, probabilmente
metterà sotto i riflettori un cast di personaggi con un passato complicato.
Nessun appuntamento previsto né incontro di Harry col padre Re Carlo.
La decisione del principe di affrontare i tabloid non è stata priva di costi
personali e finanziari. Per lui si tratta di una questione di principio, che
potrebbe aver contribuito alla rottura del suo rapporto con la famiglia reale.
Nella sua biografia “Spare”, Harry ha ricordato che il suo rapporto con il
padre, re Carlo, e il fratello, il principe William, era diventato teso a causa
di quella che lui considerava la loro incapacità di denunciare presunti illeciti
da parte dei giornalisti. Nel 2019, dopo una conversazione con l’avvocato David
Sherborne durante una vacanza nella villa di Elton John in Francia, il principe
si convinse che i giornali avrebbero dovuto rispondere in tribunale del
trattamento riservatogli in passato.
Nel 2023, Harry è diventato il primo membro della famiglia reale a testimoniare
in tribunale in oltre 130 anni, in una causa per violazione della privacy
intentata da lui e altri contro l’editore del Mirror. Il giudice ha stabilito
che il giornale aveva hackerato il suo telefono “in misura modesta”, dalla fine
del 2003 al 2009, e gli ha riconosciuto un risarcimento di 140.600 sterline
(circa 162.000 euro). L’anno scorso, la sua richiesta di risarcimento danni per
violazione della privacy contro l’editore del Sun e dell’ormai defunto News of
the World è stata risolta in tribunale per una somma non rivelata, a quanto pare
pari a circa 10 milioni di sterline (11.500.000 euro).
L’editore si è scusato con Harry per l’intercettazione telefonica del News of
the World e per la grave intrusione nella sua vita privata da parte del Sun,
compresi “incidenti di attività illegali commessi da investigatori privati che
lavorano per il Sun”.
L'articolo Il Principe Harry torna “a casa” per la causa contro il Daily Mail:
“Hanno avuto informazioni sulla mia vita privata con metodi illegali”. Nessun
appuntamento con Re Carlo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Joseph Johnson su LinkedIn si descrive come uno “specialista nello sviluppo dei
giovani” con “forti capacità organizzative e di problem solving”, ma la verità è
che si è guadagnato l’etichetta di “incubo” di qualsiasi datore di lavoro. Il
45enne è infatti uno specialista nel trovare colpe dove non ce ne sono, e negli
ultimi 10 anni ha presentato praticamente ogni possibile ricorso in tribunale
per discriminazione, che si tratti di razza, sesso, età o disabilità, fino alla
violazione di contratto e al licenziamento ingiusto. In totale, si legge sul
Daily Mail, ha intentato azioni legali almeno 54 volte contro 16 diverse
organizzazioni benefiche, scuole, autorità locali e palestre per cui ha
lavorato, senza mai ottenere un solo risarcimento per discriminazione.
Decisamente fantasiose le accuse che nel corso degli anni Johnson ha lanciato
contro le diverse aziende che lo hanno assunto. Una volta ha spiegato che la
decisione di fornirgli un iPad con connessione 3G anziché 4G costituisse un atto
di discriminazione razziale da parte dell’ente di beneficenza per cui lavorava.
Un’altra volta ha sostenuto di aver subito discriminazioni sessuali in una
scuola elementare nonostante fosse stato nominato prima di due candidate donne;
un’altra ancora ha fatto saper di aver fallito il periodo di prova presso un
gruppo giovanile che lo aveva assunto come responsabile di un villaggio vacanze,
solo a causa di una “palese discriminazione basata sull’età”, nonostante avesse
all’epoca la stessa età di alcuni dei suoi colleghi. Chi ha lavorato con lui,
invece, ha parlato di assenteismo da parte dell’uomo (“Non c’era mai”, ha detto
un ex capo), bassi livelli di prestazioni quando si presentava (una volta si è
addormentato durante una sessione di allenamento che avrebbe dovuto dirigere) e
aggressività quando veniva contestato per il modo in cui stava facendo – o
meglio, non facendo – il suo lavoro.
Il movente che spingeva Johnson a intentare le azioni legali era chiaramente
economico, ma anche la volontà di punire coloro che credeva lo avessero trattato
ingiustamente, costringendoli a rispondere di accuse dannose, per quanto
inverosimili. L’uomo non è riuscito a ottenere un solo risarcimento per
discriminazione, ma diversi accordi stragiudiziali sì. “Il signor Johnson
considera i procedimenti presso il tribunale del lavoro un mezzo per arricchirsi
rapidamente, piuttosto che un tentativo di risarcimento per un danno reale
causato da atti di discriminazione”, è stato il verdetto di un giudice del
tribunale.
(Foto Facebook)
L'articolo “È l’incubo di ogni datore di lavoro: ha intentato 54 azioni legali
senza vincerne nemmeno una, ma sostiene di essere la vittima”: la storia di
Joseph Johnson proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lory Del Santo è stata accusata di diffamazione aggravata per le affermazione
fatte nel corso di interviste tv fatte nel 2024 – nel corso del programma di Rai
Uno ‘La volta buona’ e in una puntate del ‘Le Iene’ – in cui accusava di
molestie il registra Sergio Leone, morto nel 1989. Inizierà in primavera,
davanti al tribunale di Roma, il processo a carico dell’attrice.
In particolare la Del Santo – secondo quanto scrive La Repubblica – ha citato un
presunto episodio di avances avvenuto all’inizio degli Anni 80 durante la
lavorazione del film “C’era una volta in America”.
Il riferimento è anche ad una vecchia intervista rilasciata a Il Corriere della
Sera nel 2024: “È Sergio Leone stava girando C’era una volta in America con
Robert De Niro e io andai nel suo ufficio all’Eur con il mio book per chiedergli
una particina. Lui sfogliò le foto, poi sparì in un’altra stanza e mi chiamò.
Andai e me lo trovai nudo, tutto peloso, con la barba, questa pancia enorme.
C’era un letto matrimoniale. Mi ha abbracciato e io gli ho detto: no, scusa,
guarda, mi fa piacere essere qua, sei molto carino, ma devo andare. Dentro di me
pensavo: ma non mi hai neanche offerto una parte!”.
E ancora: “Mah, non so… Non era un brutto uomo… un po’ basso, un po’ grasso, ma
con una bella faccia particolare. All’epoca mi interessava molto l’intelligenza.
Però mi seccava che avesse dato per scontato che ci sarei stata. Io non ero
ancora Lory Del Santo, ero Loredana, ma avevo già il mio bell’ego… Comunque
siccome non mi ha costretto, l’ho perdonato immediatamente. La violenza secondo
me c’è quando non hai alternative”.
Affermazioni che hanno scatenato la reazione di una delle figlie del grande
regista, Francesca Leone, che assistita dall’avvocato Giuseppe Bellomo ha
depositato una querela negli uffici di Piazzale Clodio.
I pm di Roma hanno concluso le indagini e il processo scatterà nella prossima
primavera. Come riporta l’Ansa, nel procedimento è coinvolta anche la
conduttrice Caterina Balivo che nel corso dell’intervista alla Del Santo ha
affermato che l’ex soubrette avrebbe dovuto colpire “con uno schiaffo” il
regista dando, quindi, per certe le molestie.
L'articolo Lory Del Santo imputata per diffamazione: aveva raccontato di aver
subito molestie dal regista Sergio Leone. Coinvolta anche la conduttrice
Caterina Balivo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Chiara Ferragni è tornata, oggi 19 dicembre, in tribunale a Milano per truffa
aggravata (dall’uso del mezzo informatico) in relazione alle operazioni
commerciali Pandoro Balocco Pink Christmas (Natale 2022) e Uova di Pasqua Chiara
Ferragni – sosteniamo i Bambini delle Fate (Pasqua 2021 e 2022).
Davanti al giudice Ilio Mannucci Pacini prendono la parola i difensori
dell’influencer, presente come sempre in aula, gli avvocati Giuseppe Iannaccone
e Marcello Bana, i legali del suo ex braccio destro Fabio Maria Damato e quelli
del presidente del cda di Cerealitalia, Francesco Cannillo.
Nel processo abbreviato, gli avvocati proveranno a sostenere la buona fede e il
fatto che nessuno abbia lucrato sulle iniziative di beneficenza a differenza di
quanto sostiene l’accusa che, nella scorsa udienza, ha chiesto la condanna a un
anno e otto mese per l’imprenditrice digitale perché, tramite le due campagne
commerciali, avrebbe ottenuto un ingiusto profitto di circa 2,2 milioni di euro,
oltre che benefici non calcolabili dal ritorno di immagine.
L’operazione Balocco avrebbe indotto in errore numerosi consumatori, i quali
ritenevano che acquistando il prodotto Pink (commercializzato a 9,37 euro
rispetto ai 3,68 euro della versione standard) stessero contribuendo
direttamente alla raccolta fondi destinata all’ospedale Regina Margherita di
Torino.
Ciò che Chiara Ferragni ha definito “un errore di comunicazione” viene invece
contestato dall’accusa come una vera e propria truffa, analogamente al caso
precedente.
L'articolo Chiara Ferragni torna in tribunale per truffa aggravata, la parola va
alla difesa: “Buona fede su Pandoro e Uova di Pasqua, nessuno ha lucrato”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il computer di Chiara Poggi torna al centro del dibattito mediatico sul caso
Garlasco. È proprio sull’importanza di quel PC che si ragiona durante l’ultima
puntata di Ignoto X, andata in onda giovedì 11 dicembre, il programma di La7
condotto da Pino Rinaldi . Il conduttore ospita in trasmissione Gennaro Cassese,
l’ex comandante dei Carabinieri di Vigevano che il 13 agosto 2007 fu uno dei
primi a entrare nella villa Poggi. Rinaldi, dunque, si concentra su quanto fu
trovato in quella casa per risalire al possibile movente di chi ha commesso
l’omicidio, tentando di ricostruire insieme all’ospite i momenti successivi alla
scoperta del corpo di Chiara.
“Ero lì. Le prime fotografie furono fatte dal brigadiere Pennino della stazione
di Garlasco. Poi siamo arrivati noi della compagnia di Vigevano e il nostro
repertatore ha iniziato a fare un fascicolo fotografico. Subito dopo è arrivato
il personale del reparto operativo di Pavia, che intervengono nei casi di reati
più gravi, e hanno fatto tutto il repertamento. Hanno sequestrato alcuni
oggetti, come il portavaso, poi tutto l’appartamento è stato sottoposto a
sequestro per permettere l’intervento dei RIS che ha proceduto a una dettagliata
valutazione degli oggetti ritenuti importanti”, sostiene Cassese.
Sulla base di quanto visto una volta giunto sul posto, l’ex carabiniere osserva
che “la scena del crimine trasmetteva” la “crudeltà estrema che la persona aveva
avuto contro la povera Chiara”: “C’era sangue dappertutto, c’era stata una
violenza quasi inaudita. A mio avviso, dato che aveva aperto la porta in
pigiama, era una persona che conosceva molto bene e comunque una così massiva
violenza, ma è una mia valutazione, la riporta a persone che erano coinvolte da
una sfera affettiva”.
A giocare un ruolo centrale, secondo il conduttore, potrebbe essere il PC della
vittima, all’interno del quale sarebbero stati trovati dei “video intimi di
Chiara con Alberto”: “Quel computer viene utilizzato da Marco Poggi e dagli
amici di Marco Poggi. La difesa di Sempio dice che se il Dna è arrivato sulle
unghie di Chiara Poggi è perché magari ha toccato gli stessi tasti che Sempio
aveva utilizzato magari il pomeriggio prima. Per cui quel computer è al centro
di tutto quanto. Questa pista, alla luce di quanto sta avvenendo fuori da quel
computer, l’avrebbe seguita, mettendo da parte Alberto Stasi?”, chiede Rinaldi.
Secondo l’ex Carabiniere, allora non fu possibile stabilire la presenza sulla
scena del crimine del 37enne, che ad oggi è accusato dalla Procura di Pavia per
l’omicidio di Chiara Poggi: “Noi avremmo seguito tutte le piste – risponde
Cassese -. Il problema è che per la figura di Andrea Sempio io devo dare una
risposta contestualizzandola al 2007. Allora per la procura e per noi
investigatori dell’epoca non avevamo nulla che collocasse Sempio sulla scena del
crimine. Adesso si parla di questa famosa impronta 33 ma nel 2007 era
sconosciuta”.
Alcuni elementi, come anche il Dna trovato sulle unghie della vittima, riporta
Cassese, sarebbero stati riscontrati solo successivamente. Ma su questo punto
comincia il botta e risposta tra Rinaldi e il suo ospite: “Se lei mi ha alzato
la palla io non posso non scacciare – interviene il conduttore -. Il Dna di
Sempio sembra, secondo la difesa di Sempio, essere dappertutto. Dopo il delitto,
cominciate a fare le analisi e non si trova il Dna di Sempio, non viene
rintracciato, eppure quella casa era frequentata da lui e dagli amici. Se non
una l’altra: cos’è successo in quei giorni? Perché ci sono questi muri enormi?”,
è la domanda del conduttore. A cui però Cassese risponde spiegando che il Dna di
Sempio “nel 2007 per noi era totalmente sconosciuto”, sostiene l’ex Carabiniere.
Che poi aggiunge: “Lei ha fatto la schiacciata e io difendo. Per quanto riguarda
il RIS, fa una relazione in cui dice che non c’è Dna. Questi elementi di cui
oggi parlate non li conoscevamo proprio”, conclude.
L'articolo “Secondo la difesa il DNA di Sempio sembra fosse dappertutto”: botta
e risposta tra Rinaldi e Cassese a Ignoto X. L’ex Carabiniere: “Nel 2007 questi
elementi erano sconosciuti” proviene da Il Fatto Quotidiano.