Una serie di recensioni ironiche sulle messe, tutte pubblicate su TikTok.
Un’idea che ad alcuni potrebbe sembrare innocua, ma il format, in realtà, gli
costa un’indagine a suo carico per offese a una confessione religiosa mediante
vilipendio di persone e di cose, regolato nel codice penale dagli articoli 403 e
404.
È quanto successo a Taylor Ragazzini, titkoker ravvenate di 31 anni, che sulla
piattaforma di videosharing è anche conosciuto con il nome di “Taylorismo”, con
circa 10 mila follower e 200 mila views totali. Il suo stile sui social si
caratterizza per il suo tono ironico, molto spesso dissacrante, con cui descrive
e commenta luoghi o eventi popolari. E per un periodo avrebbe “recensito” anche
i luoghi sacri della religione cristiana.
Tra dicembre 2025 e gennaio 2026, infatti, il content creator avrebbe pubblicato
sei video in cui descrive le chiese della città romagnola partendo dall’esterno
per poi proseguire all’interno, senza mai interrompere la funzione che nel
frattempo era in corso. “Ma sono il tuo recensitore di messe, valuteremo la
location”, sarebbe stato solito dire all’inizio dei video di quel format. Che
poi proseguivano spesso seguendo un macro-tema diverso ogni volta: in un caso le
recensisce “con termini calcistici”, in altri, invece, “con termini di Harry
Potter”, e ironizza sul turibolo con l’incenso, sulle ostie e su altri momenti
tipici delle funzioni religiose.
Una serie di video che, però, avrebbero scatenato l’irritazione di qualcuno, che
lo avrebbe quindi segnalato agli inquirenti. Stando a quanto riporta “Il Resto
del Carlino”, infatti, Ragazzini dovrà affrontare un’indagine per offese a una
confessione religiosa mediante vilipendio di persone e di cose, un’ipotesi di
reato che, una volta avviato il procedimento, prosegue d’ufficio. Non è chiaro,
invece, quale dei sei video abbia fatto scattare l’iscrizione nel registro degli
indagati, né chi abbia fatto partire la segnalazione. E anche le clip in
questione, al momento, sembrano sparite dal profilo TikTok di Ragazzini e non
sarebbero più visibili. Non si sa nemmeno come il giovane adulto imposterà la
sua difesa, affidata all’avvocata Giovanna La Mela, ma secondo “Il Resto del
Carlino” potrebbe puntare sulla libertà di manifestazione del pensiero, un
diritto sancito dall’articolo 21 della nostra Costituzione.
A giudicare dal suo profilo, “Taylorismo” sarebbe attivo sui social da poco più
di un anno, ovvero da quando è possibile osservare una pubblicazione costante
dei suoi contenuti, tutti ironici e su vari topic. Adesso, però, si troverà ad
affrontare un procedimento giudiziario. Ma la vicenda non sembra aver spinto
Ragazzini a rompere il suo personaggio. Anzi, il 31enne ne ha preso spunto per
dar vita a nuovi format per il suo profilo. Una volta resa pubblica l’indagine,
infatti, il content creator ravennate ha reagito tenendo fede al suo stile
ironico. A inizio marzo ha pubblicato un paio di clip mentre si trova davanti al
palazzo di Giustizia di Ravenna, che lui introduce ai fan come una nuova
location da valutare: “Andiamo a recensire la mia denuncia”, scherza il
tiktoker, che per evitare altri guai commenta senza mezzi termini: “oggi
parleremo bene di tutto”. “Mi sono stati presi tutti i video, per fortuna, e
verranno giudicati da un tribunale competente”, commenta successivamente
Un “video assolutamente ironico, non vuole offendere nessuno”, aggiunge lui nel
finale, ma la clip traccia la linea per quelli successivi, che lui inserisce
nella “serie in cui ti racconto il mio processo”. “Dobbiamo scegliere
l’avvocato”, esordisce in una clip sull’argomento, prima di passare in rassegna
una serie di profili di legali descritti con le grafiche simili a quelle di un
videogioco calcistico: “In prima posizione abbiamo l’avvocato esperto, con un
bel totale di 89”, poi c’è “l’avvocato di ufficio con un bel 70 tondo” e poi
“l’incognita: l’avvocato giovane”, racconta, specificando però all’inizio che è
“tutto di fantasia”.
L'articolo Tiktoker fa recensioni ironiche delle messe e le pubblica sui social:
Taylor Ragazzini indagato per “offese mediante vilipendio”. La risposta:
“Andiamo a recensire la mia denuncia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Tribunali
Non puliva, né aiutava con le faccende domestiche e, nonostante avesse un lavoro
con contratto a tempo indeterminato, non contribuiva alle spese della casa. La
convivenza, quindi, era diventata sempre più difficile. Sarebbe questo il motivo
che avrebbe spinto una madre a portare davanti ai giudici suo figlio 31enne. E
ad esprimersi sulla vicenda è stato il Tribunale di Ravenna, che ha dato ragione
alla donna e ha stabilito la cessazione dell’obbligo di mantenimento, disponendo
invece che l’uomo lasci l’abitazione materna entro il prossimo 30 giugno. Un
obbligo a cui si aggiunge anche il pagamento di 3mila euro di spese legali.
La battaglia giudiziaria tra i due parenti è cominciata nel 2024, quando la
donna, proprietaria esclusiva dell’immobile, aveva deciso di rivolgersi ai
giudici sostenendo che il rapporto tra i due si era ormai deteriorato, rendendo
in questo modo “intollerabile” la convivenza. Nel corso del processo, infatti,
la madre ha affermato che il figlio non rispettava “le più basilari regole della
convivenza civile” e non contribuiva in alcun modo alle spese domestiche, come
utenze e altri costi ordinari. Un aspetto, questo, che la donna avrebbe ritenuto
ingiusto perché, quando la causa è cominciata, l’uomo lavorava come cameriere
con un contratto a tempo indeterminato da 1.400 euro. Ed è proprio questo
aspetto che avrebbe spinto la giudice Adriana Forastiere ad accogliere le
richieste della donna, sottolineando come l’uomo, in realtà, avesse “raggiunto
un’età per la quale deve presumersi conseguita da parte dello stesso una
dimensione di vita autonoma, con piena capacità lavorativa”. Per la giudice,
dunque, andava esclusa la permanenza di un obbligo giuridico di mantenimento da
parte della madre.
Stando a quanto riporta il resoconto processuale, però, alla già intricata
vicenda giudiziaria si sarebbe aggiunto un altro tassello piuttosto singolare.
Durante il processo, infatti, il 31enne si sarebbe licenziato dal suo lavoro,
probabilmente perché sperava in una pronuncia diversa.
Ma il gesto dell’uomo non ha cambiato l’opinione della giudice, che, infatti, si
è espressa a riguardo sostenendo che si sia dimesso “senza adoperarsi
efficacemente per la ricerca di un altro lavoro”, e ciò non avrebbe fatto
“rivivere l’obbligo di mantenimento in capo alla madre, ormai cessato”. Secondo
il tribunale, quindi, il figlio della donna dovrà cercarsi un nuovo lavoro. E
qualora dovesse riscontrare difficoltà economiche in futuro potrà richiedere
l’accesso alle forme di tutela già previste dall’ordinamento.
La madre, chiarisce la sentenza di primo grado, “non può più ritenersi
giuridicamente obbligata”. Anche perché il giudice esclude “che la permanenza
del convenuto nella casa della madre possa considerarsi adempimento dell’obbligo
di mantenimento in capo alla medesima”. Per questo motivo, l’uomo dovrà lasciare
l’abitazione della madre entro i termini stabiliti, cioè il 30 giugno, e da lì
in poi ricostruirsi un’autonomia economica e abitativa con la ricerca di un
nuovo posto di lavoro e di una nuova casa in cui vivere.
L'articolo “Non pulisce, ha un lavoro e non paga le bollette”: una madre
esasperata porta in tribunale il figlio 31enne. Lui si licenzia, ma il giudice
dà ragione a lei: “Deve andare via di casa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Susanna Mariani
Solo saltuariamente e con scarsa enfasi trovo nella discussione a sostegno del
No, un riferimento alla stabilizzazione dei precari dell’Ufficio del Processo
(UPP), che sono laureati in Legge, vincitori di un concorso nazionale, e che
sono stati assunti con contratti a tempo determinato con finanziamento del Pnrr.
Il dottor Gratteri ultimamente in un suo intervento ha sottolineato le maggiori
spese che si renderebbero necessarie con la vittoria del Si, per la duplicazione
dei Csm e la creazione di una Alta Corte Disciplinare, per creare nuove sedi per
tali organismi e non ultimo la duplicazione delle spese per due differenti
concorsi per l’assunzione dei magistrati giudicanti e di quelli inquirenti.
Vorrei con questa nota che venisse sottolineato di più come potrebbe essere
disastroso che per aggravio di tali spese legate alla vittoria del Sì, in un
sistema già così carente di personale venissero sottratte al lavoro di supporto
ai magistrati 6000 addetti UPP (prospettiva attuale). Inoltre tali giuristi
hanno sviluppato nel servizio prestato esperienza e capacità che andrebbero
perse a sicuro danno della velocizzazione dei processi e di noi cittadini.
Ho esperienza diretta di quanto questi UPP abbiano lavorato duramente con turni
massacranti, impossibilità a prendersi ferie o periodi di studio per partecipare
a concorsi per posizioni a tempo indeterminato, contribuendo pertanto in modo
determinante alla velocizzazione e digitalizzazione dei processi ottenendo gli
obiettivi previsti dal Pnrr.
In sintesi a sostegno delle ragioni del NO, va sottolineato che al cittadino
interessi una giustizia rapida, con tempi certi e con mezzi tecnologici e
personale di alta professionalità (Laurea in Giurisprudenza). Pertanto la
richiesta alla stabilizzazione degli UPP deve essere uno degli argomenti
ribaditi per la campagna per il No.
IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI
CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA
SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST
INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ
INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL
VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA
FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN
RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA”
POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ –
MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM
RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE.
L'articolo Tra gli argomenti del No al referendum citiamo anche i precari
dell’Ufficio del processo proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’avvocato Ivano Chiesa, difensore di Fabrizio Corona, ieri 7 febbraio, ha
ricevuto una comunicazione dal colosso del web Meta sulla rimozione del suo
profilo social per violazione degli standard della community. “Mi hanno sospeso
l’account Instagram, – ha spiegato Chiesa – perché non avrei rispettato gli
standard di Meta. Poiché io parlo solo di questioni giudiziarie, ovviamente con
i dovuti modi, lo considero un atto di censura ancor più grave di quello fatto
nei confronti del mio assistito Corona. Silenziare i difensori è tipico delle
dittature più orribili”.
Immediata la replica di Mediaset: “Contrariamente a quanto si sta insinuando
nelle ultime ore, Mediaset non c’entra nulla con la sospensione dell’avvocato
Ivano Chiesa da Instagram, il profilo non è mai stato segnalato”.
È quanto fanno sapere fonti del Gruppo smentendo di avere mai segnalato i
profili social del legale di Fabrizio: “È appannaggio delle piattaforme decidere
cosa sospendere e cosa no”, precisano le stesse fonti.
Intanto è fissata per il 21 settembre prossimo, davanti al Tribunale civile di
Milano, la prima udienza della causa civile contro Fabrizio Corona intentata dal
gruppo Mediaset, da Pier Silvio e Marina Berlusconi, da Maria De Filippi, Silvia
Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui, con una richiesta di danni
reputazionali e patrimoniali da 160 milioni di euro.
L’atto di citazione è stato notificato a Corona e alla sua società Atena. Gli
eventuali risarcimenti saranno destinati, ha spiegato il gruppo di Cologno
Monzese, “alla creazione di un fondo per la copertura delle spese di assistenza
legale delle vittime di stalking, dei reati rientranti nel cosiddetto Codice
rosso e di tutti i fenomeni di cyberbullismo”.
Fabrizio Corona, al quale Meta ha sospeso gli account compreso il secondo
profilo provvisorio, è sbarcato su X, l’ex Twitter di Elon Musk, e ha spiegato
“la richiesta di rimozione delle pagine social, la richiesta della rimozione del
canale YouTube, la richiesta dei 160 milioni in sede civile da parte di Mediaset
nei miei confronti sono atti intimidatori fatti con metodo mafioso” Con questo
messaggio Fabrizio Corona ha aperto un profilo sull’ex Twitter di Elon Musk.
L'articolo “Mi hanno sospeso Instagram, censura ancor più grave di quella fatta
al mio assistito Corona”: la denuncia dell’avvocato Chiesa. Mediaset replica:
“Non c’entriamo nulla, mai segnalato il suo profilo” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il figlio della futura regina di Norvegia, Marius Borg Hoiby, è stato arrestato
con l’accusa di aggressione, minacce e violazione di un ordine restrittivo. Lo
ha dichiarato la polizia norvegese. “Il distretto di polizia di Oslo può
confermare che Marius Borg Hoiby è stato arrestato domenica sera, sospettato di
lesioni personali, minacce con un coltello e violazione di un ordine
restrittivo”, ha dichiarato la polizia in un comunicato. Ha aggiunto di aver
chiesto che Hoiby fosse tenuto in custodia cautelare per quattro settimane “per
rischio di recidiva”.
Il 29enne, nato prima che sua madre Mette-Marit Tjessem Hoiby sposasse il
principe ereditario norvegese Haakon, viene processato da oggi martedì 3
febbraio al tribunale distrettuale di Oslo con l’accusa di 38 capi d’accusa, tra
cui quattro presunti stupri e aggressioni contro ex fidanzate. Hoiby ha ammesso
alcuni reati minori, ma nega le accuse più gravi. Diverse ex fidanzate sono ora
querelanti nel caso contro di lui, e lui ha l’ordine tassativo di non
contattarle. Rischia fino a 16 anni di carcere se il tribunale distrettuale di
Oslo lo dichiarasse colpevole. Il processo durerà fino al 19 marzo.
Dunque si è aperto a Oslo il processo per violenza sessuale del figlio della
principessa Mette-Marit. Marius Borg Hoiby è comparso davanti al tribunale di
Oslo con l’accusa di aver violentato quattro donne e aggredito diverse ex
fidanzate, secondo quanto riferito da un giornalista dell’Afp presente in aula.
I pubblici ministeri hanno affermato che potrebbe rischiare fino a 10 anni di
carcere se condannato al processo. Il tribunale ha spiegato che alcune parti del
procedimento si svolgeranno a porte chiuse. Il team della difesa di Hoiby ha
affermato che egli “nega tutte le accuse di abusi sessuali, nonché la maggior
parte delle accuse di violenza”.
Al processo sono state imposte molte restrizioni, compreso il divieto di
scattare foto a Marius Borg Hoiby dentro o fuori dall’aula. È stato inoltre
vietata la diffusione di qualsiasi dettaglio che possa identificare le quattro
donne che si presume abbia violentato.
La famiglia reale non parteciperà ad alcun procedimento nell’aula 250 del
tribunale distrettuale di Oslo. Anzi, re Harald V e la regina Sonja si
recheranno alle Olimpiadi invernali in Italia, ulteriore prova di quanto il
figliastro del principe ereditario Haakon sia isolato.
Nel frattempo emergono rivelazioni anche su sua madre, la principessa
Mette-Marit, in merito ai suoi rapporti con il finanziere morto in carcere
Jeffrey Epstein. Il nome della principessa compare infatti in centinaia delle
nuove mail rese note la scorsa settimana dal Dipartimento di Giustizia
americano. Mette-Marit ha ammesso di aver mostrato “scarsa capacità di
giudizio”. La principessa, che già nel 2019 aveva detto di essersi pentita dei
suoi rapporti con il finanziere pedofilo, ha dichiarato di “assumersi la
responsabilità di non aver indagato più a fondo sul passato di Epstein e di non
aver capito prima che tipo di persona fosse”. Ha quindi aggiunto “mi pento di
aver avuto contatti con Epstein. È semplicemente imbarazzante”.
L'articolo Marius Borg Hoiby è stato arrestato, poi via al processo per violenza
sessuale del figlio della principessa di Norvegia Mette-Marit. Il giudice:
“Niente foto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tutto pronto per il processo a Marius Borg Høiby, figlio primogenito della
Principessa Mette-Marit di Norvegia, nato da una precedente relazione prima del
matrimonio con il Principe Ereditario Haakon. Sebbene sia cresciuto all’interno
della famiglia reale, Marius Borg Høiby non possiede titoli nobiliari né
obblighi ufficiali. Ma il suo arresto ha destato scalpore in tutta la nazione.
Dunque il 3 febbraio inizierà il procedimento presso il Tribunale distrettuale
di Oslo contro Marius Borg Høiby, che deve rispondere di 32 capi d’accusa, tra
cui quattro di stupro. Il caso già soprannominato il “processo del secolo” in
Norvegia, dovrebbe durare circa sette settimane e potrebbe comportare una pena
fino a 16 anni di carcere. A peggiorare le cose, Borg si è recentemente
dichiarato colpevole anche di un reato di trasporto di droga.
Il 12 gennaio, la rivista norvegese Aftenposten ha riferito che, con
l’avvicinarsi del processo, la polizia norvegese ha perquisito l’abitazione di
Borg Høiby mentre indagava su ulteriori presunti reati. L’emittente pubblica NRK
ha confermato nuove accuse: due violazioni di un ordine restrittivo, tre
violazioni del codice della strada e un altro reato legato alla droga.
Dopo un anno difficile per la principessa Mette-Marit, segnato dagli scandali
sul figlio e da gravi problemi di salute che l’hanno costretta a ridurre gli
impegni reali, il 2026 si apre con l’attenzione mediatica giudiziari.
La Casa Reale tira dritto: “Stiamo cercando di fare quello che facciamo di
solito”, ha dichiarato Re Harald V alla televisione norvegese il mese scorso. Il
calendario degli impegni non cambierà e tra i vari impegni di quel mese c’è
anche la data del 7 febbraio, quando il Re e la Regina saranno a Milano per
sostenere gli atleti norvegesi che gareggeranno alle Olimpiadi Milano-Cortina.
Per ora, la principessa Mette-Marit non ha impegni in programma.
Nessun membro della famiglia reale è tenuto a testimoniare durante il processo.
Tuttavia, il Palazzo ha sottolineato la sua “solidarietà con le persone colpite.
Mostriamo loro il nostro sostegno e speriamo che stiano bene e possano
riprendersi rapidamente da questa difficile prova”, ha dichiarato re Harald a
NRK.
L'articolo “Il processo del secolo con 32 capi d’accusa tra cui violenza
sessuale e trasporto di droga”: Marius Borg Høiby fa tremare la monarchia
norvegese proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una serie di messaggi di testo e mail di Blake Lively è stata resa pubblica
nella sua battaglia legale contro Justin Baldoni, inclusi gli scambi con la sua
amica di lunga data Taylor Swift. Lively ha fatto causa a Baldoni e al suo
esperto di comunicazione, accusandoli di molestie e di una campagna per
danneggiare la sua reputazione mentre la dirigeva nel film “It Ends With Us”. Un
giudice federale sta ora valutando se porre fine alla loro aspra causa durata un
anno. L’avvocato di Baldoni ha sostenuto che le affermazioni di Lively sono
banali. L’avvocato di Lively ha replicato con accuse di “contatto fisico
indesiderato”.
I documenti sono stati desecretati in vista del confronto con il giudice
federale di New York City sulla fine dell’aspro contenzioso durato un anno, che
ha minacciato di coinvolgere altri attori, musicisti e celebrità e ha sollevato
interrogativi sulle leve del potere, l’influenza e le dinamiche di genere a
Hollywood.
Baldoni e la sua società di produzione Wayfarer Studios hanno presentato una
controquerela a Lively e a suo marito, l’attore di “Deadpool” Ryan Reynolds,
accusandoli di diffamazione ed estorsione. Il giudice Lewis J. Liman ha respinto
la causa lo scorso giugno.
Il processo è previsto per il 18 maggio e potrebbe essere affollato di celebrità
sul banco dei testimoni come la modella Gigi Hadid, le attrici Emily Blunt,
Alexis Bledel, America Ferrera e Hugh Jackman, l’influencer Candace Owens,
l’esperto di gossip Perez Hilton e la stilista Ashley Avignone. Molti dei
messaggi di testo e delle email desecretati sono stati inclusi negli atti
depositati dagli avvocati di Baldoni, che hanno sostenuto che dimostrano come
Lively stesse manipolando strategicamente l’immagine pubblica di Baldoni
sfruttando i legami con i suoi amici potenti e famosi.
I primi messaggi risalgono al 2023, quando Blake Lively contatta Swift chiede di
attenzionare la sceneggiatura di “It Ends With Us”. “Se arrivi qui quando questo
idiota del regista del mio film sarà ancora qui, puoi farmi un enorme favore? –
ha scritto l’attrice – È un pagliaccio e pensa di essere uno sceneggiatore ora,
ha ricevuto questa riscrittura e mi ha detto che apprezza la mia passione.
Quindi avere la più grande narratrice vivente che senza sapere gli dice quanto
ami quello che stiamo facendo sarà di grande aiuto”. La cantante avrebbe poi
risposto dicendo: “Farei qualsiasi cosa per te!!”
I messaggi di Swift dimostrano che, prima e dopo che la loro faida diventasse
pubblica, stava consigliando a Lively come sfruttare le dinamiche di potere di
Hollywood a suo vantaggio. Dopo l’udienza, l’avvocato di Lively, Sigrid
McCawley, ha dichiarato ai giornalisti che lo scambio di messaggi non è
rilevante e che Lively ha fatto “tutto il possibile per proteggere le sue amiche
dall’essere coinvolte”. “Ciò che è rilevante sono le sue affermazioni di essere
stata molestata sessualmente sul posto di lavoro e i testimoni presenti”, ha
detto McCawley.
Gli avvocati di Baldoni e Swift non hanno risposto giovedì alle richieste di
commento inviate via email. In un altro scambio di messaggi, il 4 dicembre 2024,
Lively ha contattato Swift, scrivendo di essersi sentita “come una cattiva amica
ultimamente perché ero talmente triste” e che parlava solo dei suoi problemi
“per mesi”. “Sei stata generosa non solo a essere la persona chiave al mio
fianco durante tutto questo, ma anche a liberarmi dall’incomprensione per essere
stata così coinvolta”, ha scritto Lively. “Ma ho ancora la sensazione che
qualcosa non vada“.
Swift ha risposto di aver percepito un cambiamento nel linguaggio di Lively. “Ho
già vissuto situazioni simili e so quanto siano totalizzante”, ha scritto Swift.
“È più come… E mi sento davvero in colpa a dire qualcosa al riguardo perché i
tuoi messaggi sono stati così gentili nelle loro intenzioni, ma gli ultimi… Mi è
sembrato di leggere un’email aziendale di massa inviata a 200 dipendenti. Hai
detto la parola ‘noi’ 18 volte“.
“Mi manca un po’ la mia amica scura e normale che mi parla come se stessa, non
come se fosse un’unità plurale”, ha concluso Swift.
L'articolo “Puoi leggere la sceneggiatura di questo pagliaccio?”, “Farei di
tutto per te”: così Blake Lively e Taylor Swift su Justin Baldoni. Resi noti i
messaggi privati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Svolta nel caso Corona-Signorini. È stato accolto dal giudice il ricorso di
Alfonso Signorini, presentato dagli avvocati Daniela Missaglia e Domenico
Aiello. Fabrizio Corona dovrà consegnare tutto il materiale raccolto e
raccontato a “Falsissimo” sul giornalista e soprattutto non potrà più pubblicare
ulteriori informazioni su di lui.
Come riporta Il Corriere della Sera: “Il giudice della prima sezione civile del
Tribunale di Milano Roberto Pertile ha accolto il ricorso urgente presentato dai
legali di Signorini e, dopo l’udienza di venerdì scorso, ha depositato oggi la
sua ordinanza”.
Pertile ha ordinato “di rimuovere immediatamente da ogni hosting provider e da
ogni social media a lui direttamente o indirettamente riconducibile, tutti i
video nonché tutti i contenuti (testuali, audio e video)”. L’ex re dei paparazzi
non potrà più “pubblicare, di diffondere o di condividere, con qualsiasi mezzo o
strumento e su qualsiasi hosting provider, qualunque ulteriore video o contenuto
di carattere diffamatorio o che comunque danneggi, direttamente o
indirettamente, il diritto del ricorrente (Alfonso Signorini, ndr) alla
reputazione, all’immagine e alla riservatezza”.
Dunque entro due giorni andrà consegnato tutto il materiale richiesto e che
riguarda Signorini, chat comprese. Corona dovrà anche “pagare le spese
processuali, il compenso degli avvocati di Signorini e 2mila euro al giorno a
Signorini per ogni violazione delle disposizioni dell’ordinanza”.
Fabrizio Corona è finito al centro della cronaca perché in “Falsissimo” ha
raccolto tutta una serie di testimonianze e materiali che proverebbero
l’esistenza del “sistema Signorini” che si baserebbe sullo schema delle
profferte sessuali in cambio di un posto dentro la Casa del “Grande Fratello”.
L'articolo “Fabrizio Corona dovrà ritirare Falsissimo e tutte le informazioni
private riguardanti Alfonso Signorini”: è la decisione del giudice Roberto
Pertile proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Mio marito la denuncerà per diffamazione: non si può andare in televisione a
inventare violenze o fatti gravissimi solo per visibilità. Se avesse subito
davvero ciò che dice, sarebbe andata in questura, non in tv”. Queste le parole
della moglie di Francesco Sarcina, Nayra Garibo a Fanpage, in merito alle
dichiarazioni rilasciate da Clizia Incorvaia a “Verissimo”.
L’ex del cantante aveva, infatti, dichiarato: “Francesco Sarcina mi bruciò 60
paia di scarpe dopo dei litigi. Non denunciai per nostra figlia. Tre anni fa un
aborto in treno per troppo stress”. A stretto giro Garibo aveva replicato sui
social: “Clizia Incorvaia, ma non ti vergogni ? Tu che per denaro pubblichi
senza ritegno i tuoi figli dandoli in pasto al web”.
“Le 60 paia di scarpe bruciate? Io non so niente di questa faccenda e quindi non
voglio dire sciocchezze. – ha affermato Garibo – Quello che so, perché me lo ha
detto Francesco, è che quando scoprì il tradimento di lei con Scamarcio, lui
prese i vestiti di Clizia, li mise in alcuni sacchi neri della spazzatura e li
lasciò fuori di casa. Era distrutto dal dolore, ma non le ha mai messo le mani
addosso. Mai”.
E ancora: “La situazione è peggiorata drasticamente da quando io e Francesco ci
siamo sposati. Se non fosse che anche lei si è sposata, penserei che non ha
ancora dimenticato Francesco del tutto o che semplicemente non sopporti il fatto
che lui sia andato avanti e si sia rifatto una vita. È evidente che sia disposta
a qualunque cosa pur di avere visibilità. Parla del padre di sua figlia, della
suocera che non c’è più, mancando di rispetto persino al suo marito attuale e
approfittando di un lutto per finire sui giornali. Questa è la verità”.
L'articolo “Mio marito Francesco Sarcina denuncerà Incorvaia per diffamazione:
non si può andare in tv a inventare violenze o fatti gravissimi per visibilità”:
la difesa di Nayra Garibo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Al via oggi 19 gennaio a Londra il processo che vede il principe Harry contro
l’editore del Daily Mail. Presso l’aula 76 dell’Alta Corte, il secondogenito di
re Carlo, che è tornato a “casa”, affronta la causa da lui stesso intentata
assieme a molti altri personaggi noti. In prima fila anche Elton John e suo
marito David Furnish, Liz Hurley e Sadie Frost, Doreen Lawrence, la baronessa
laburista il cui figlio Stephen è stato assassinato in un attacco razzista e
l’ex politico Simon Hughes, un tempo candidato alla guida dei Liberal
Democratici.
Il loro avversario è l’Associated Newspapers, l’editore del quotidiano più
venduto della Gran Bretagna, il cui ex direttore, Paul Dacre, dovrebbe
testimoniare. Le accuse contro il Daily Mail e il suo compagno di scuderia, il
Mail on Sunday, sono gravi. Harry e gli altri ricorrenti sostengono che, oltre
ad aver intercettato messaggi vocali, il Daily Mail e il Mail on Sunday hanno
anche intercettato linee telefoniche fisse, hanno corrotto agenti di polizia,
rubato cartelle cliniche e persino installato microspie nelle case delle
celebrità.
L’Associated Newspapers ha descritto le affermazioni dei ricorrenti come
“assurde” e un “affronto ai giornalisti che lavorano sodo, la cui reputazione e
integrità vengono ingiustamente calunniate”. La rabbia di Harry nei confronti
della stampa è radicata – ricorda il Guardian – Sua madre, Diana, principessa
del Galles, morì in un incidente stradale nel 1997 mentre era inseguita dai
paparazzi a Parigi. Più di recente, ha criticato il trattamento riservato alla
moglie, Meghan, duchessa del Sussex. Nel 2021, un giudice ha stabilito che il
Mail on Sunday aveva violato la privacy della duchessa pubblicando un estratto
di una lettera che aveva scritto al padre separato, Thomas Markle.
Si prevede che lo scontro tra il principe e il Daily Mail, che dovrebbe costare
38 milioni di sterline (quasi 44 milioni di euro) se si considerano le spese
legali di entrambe le parti, sarà duramente contestato in tribunale. Il caso,
che sarà discusso in tribunale nelle prossime nove settimane, probabilmente
metterà sotto i riflettori un cast di personaggi con un passato complicato.
Nessun appuntamento previsto né incontro di Harry col padre Re Carlo.
La decisione del principe di affrontare i tabloid non è stata priva di costi
personali e finanziari. Per lui si tratta di una questione di principio, che
potrebbe aver contribuito alla rottura del suo rapporto con la famiglia reale.
Nella sua biografia “Spare”, Harry ha ricordato che il suo rapporto con il
padre, re Carlo, e il fratello, il principe William, era diventato teso a causa
di quella che lui considerava la loro incapacità di denunciare presunti illeciti
da parte dei giornalisti. Nel 2019, dopo una conversazione con l’avvocato David
Sherborne durante una vacanza nella villa di Elton John in Francia, il principe
si convinse che i giornali avrebbero dovuto rispondere in tribunale del
trattamento riservatogli in passato.
Nel 2023, Harry è diventato il primo membro della famiglia reale a testimoniare
in tribunale in oltre 130 anni, in una causa per violazione della privacy
intentata da lui e altri contro l’editore del Mirror. Il giudice ha stabilito
che il giornale aveva hackerato il suo telefono “in misura modesta”, dalla fine
del 2003 al 2009, e gli ha riconosciuto un risarcimento di 140.600 sterline
(circa 162.000 euro). L’anno scorso, la sua richiesta di risarcimento danni per
violazione della privacy contro l’editore del Sun e dell’ormai defunto News of
the World è stata risolta in tribunale per una somma non rivelata, a quanto pare
pari a circa 10 milioni di sterline (11.500.000 euro).
L’editore si è scusato con Harry per l’intercettazione telefonica del News of
the World e per la grave intrusione nella sua vita privata da parte del Sun,
compresi “incidenti di attività illegali commessi da investigatori privati che
lavorano per il Sun”.
L'articolo Il Principe Harry torna “a casa” per la causa contro il Daily Mail:
“Hanno avuto informazioni sulla mia vita privata con metodi illegali”. Nessun
appuntamento con Re Carlo proviene da Il Fatto Quotidiano.