“Hanno provato a rubarmi le collane e gli ho spezzato i denti”. Così Artem
Tkachuk, diventato famoso grazie alla serie “Mare Fuori” per il ruolo di Pino,
finito nuovamente al centro delle cronache. Come riporta La Repubblica, l’attore
a Roma con gli amici per passare qualche ora di divertimento, avrebbe avuto una
discussione con un altro gruppo di persone. In particolare l’attore sarebbe
arrivato alle mani con un ragazzo di Roma. Il tutto sarebbe accaduto nella notte
tra il 31 gennaio e il primo febbraio. Sul posto sono intervenuti gli agenti di
polizia e i sanitari del 118.
Dopo le prime visite si sarebbe accertato che i due erano in visibile stato di
alterazione, probabilmente per l’alcol. Nessuna denuncia. Dalle prime
ricostruzioni l’attore avrebbe trascorso qualche ora in discoteca, dove
all’improvviso sarebbe degenerata una discussione con altre persone poi
degenerata fino alla hall dell’hotel dove soggiornava Tkachuk. Non si sanno i
motivi della rissa. “Artem ora è tornato a Napoli, ma la sua vita desta sempre
più preoccupazione”, ha scritto sul suo profilo Instagram Alessandro Rosica.
Nel settembre 2025, Tkachuk è giunto in codice rosso presso il pronto soccorso
dell’ospedale dei Pellegrini di Napoli. Il paziente, in evidente stato di
agitazione, ha danneggiato apparecchiature mediche e proferito minacce nei
confronti del personale sanitario e degli addetti alla sicurezza presenti nella
struttura. “Avevo stracciato la flebo dalle vene per fumare una sigaretta per
calmarmi. Mi hanno abbattuto come un elefante e 13 giorni nel TSO”, così si era
difeso.
Già a gennaio Artem Tkachuk ha minacciato di morte con insulti omofobi rivolti a
un follower che sui social gli ha commentato una storia dicendo: “Ma è perz a
cap” (“Hai perso la testa”, ndr). Tanto è bastato per far esplodere l’attore di
“Mare fuori” che ha verbalmente aggredito il proprio interlocutore. “Figlio del
maccarone, ti taglio la gola come un maialino” gli ha scritto taggandolo.
“Figlio di buona donna, tuo padre è un cocainomane, è pure ludopatico. Quel
figlio di buona donna” – ha proseguito Artem, come riporta il sito Biccy.it
pubblicando gli screen della chat tra i due.
L'articolo “Hanno provato a rubarmi le collane e gli ho spezzato i denti”:
l’attore di Mare Fuori Artem Tkachuck di nuovo nei guai per una rissa proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Serie TV
Dopo 30 anni di latitanza, Matteo Messina Denaro è stato arrestato il 16 gennaio
2023. I Carabinieri del ROS hanno catturato il boss mafioso nella clinica
privata “La Maddalena” di Palermo, dove si sottoponeva a cure per un tumore al
colon sotto il falso nome di Andrea Bonafede. La sua cattura ha posto fine a una
delle più lunghe latitanze nella storia italiana, iniziata nel lontano 1993.
L’evento viene raccontato in “L’invisibile – La cattura di Matteo Messina
Denaro”, la serie tv in onda in due serate, in prima visione su Rai1, martedì 3
e mercoledì 4 febbraio. Il colonnello Lucio Gambera, interpretato da Lino
Guanciale, è da anni sulle tracce del latitante ma, a causa dei ripetuti
fallimenti, ha ricevuto dal suo Comandante un’indicazione: ha tre mesi di tempo
per portare a termine l’incarico, ovvero catturare Messina Denaro che sullo
schermo veste i panni di Ninni Bruschetta. Nel cast anche Leo Gassmann che veste
i panni del tecnico radio Ram e Levante, che interpreta la moglie di Gambera,
Maria. Una curiosità entrambi i cantanti saranno protagonisti del prossimo
Festival di Sanremo 2026, al via dal 24 febbraio. Abbiamo incontrati i tre
protagonisti della serie.
LINO GUANCIALE: “LE COLLUSIONI REITERATE DEI POLITICI SONO UNO SPETTACOLO
ORRIBILE”
“Di Matteo Messina Denaro, nello specifico quello che a me colpisce è sempre il
fatto che delle intelligenze anche straordinarie si votino a cose nefande, è una
cosa che accade quotidianamente purtroppo. Poi quello che mi ha colpito
moltissimo dal punto di vista umano è evidentemente la capacità di riuscire a
far respirare l’idea che alle persone intorno che sia normale. Nello specifico
che sia normale che qualcuno che conduce esistenze criminali come la sua, si
debba coprirlo o aiutarlo a non farsi prendere. È un po’ banale ma è quello che
mi colpisce degli eroi del male, ma nella loro banalità sta la possibilità di
potersi opporre, cioè il fatto che sia comunque un personaggio così potentemente
seduttivo.
Lo Stato oggi è ancora prima linea per la lotta la mafia? Non so dare una
risposta, se non quella che evinco dai fatti. È evidente che l’Italia e lo Stato
in cui sono cresciuto io aveva come ordine del giorno la lotta alla mafia. Io
sono stato una un ragazzo negli Anni 90 ed era sempre presente nel dibattito
politico, come fosse una necessità insopprimibile. Certo è che assistiamo a uno
spettacolo di continue collusioni reiterate anche da personaggi politici che,
una volta che sono stati in galera, a nuove dimissioni per tornarci per lo
stesso motivo. La recidività di certe connivenze, è uno spettacolo orribile.
Credo che sia necessario più che cercare di dare un’idea un po’ superficiale di
sicurezza, portare in oggetto quella cultura della legalità vera che mi sembrava
bene in auge, ecco degli anni in cui siamo stati giovani”.
LEVANTE: “FALCONE E BORSELLINO HANNO ACCESO UN FARO GIGANTE”
“Cosa ricordo di quel 23 maggio 1992, il giorno della Strage di Capaci (Matteo
Messina Denaro è stato condannato per la strage, ndr)? Io avevo cinque anni
festeggiavo il mio compleanno perché io sono nata il 23 maggio e ovviamente
ricordo molto poco. Ricordo però che negli anni successivi il mio compleanno era
sempre accompagnato da un’immagine, dalla memoria di Falcone. Quindi è un giorno
importante sotto tanti aspetti e non è un giorno in cui la mafia vince una
battaglia, è un giorno in cui la perde perché c’è stato un grandissimo
sacrificio da parte di questo uomo poi successivamente di Borsellino che hanno
acceso ancora di più i riflettori sulla ferita gigante che la Sicilia viveva da
troppo tempo”.
LEO GASSMANN: “LA MAFIA È NELLA NOSTRA VITA, AGISCE SILENZIOSAMENTE”
“Che tra quelli della mia generazione se ne parli poco di mafia è sicuramente è
vero. Diciamo che siamo sempre circondati da cattive notizie. La mia
impressione, in generale, è che comunque ci sono tante cose sulle quali
bisognerebbe lavorare, che però poi passano in secondo piano perché poi arriva
sempre una notizia diversa, un’altra cosa che succede in un’altra parte del
mondo. Quindi siamo circondati da brutte notizie e non sappiamo dove
aggrapparci.
La mia generazione credo che veda la magia come un qualcosa di antico, come
qualcosa che viene raccontato nei film o nelle serie televisive, perché poi alla
fine, almeno per quello che so io, la mafia è entrata a far parte della vita
comune di tutti noi. Anche perché non ci sono le stragi che hanno caratterizzato
gli Anni 70, 80 e 90. Oggi la mafia agisce in maniera molto più silenziosa e
quindi è anche più difficile scovarla e capire chi è irresponsabile. Quindi
sicuramente la percepiamo in una maniera un po’ cinematografica più che altro.
Questo è un po’ un problema perché in questo modo la mafia un po’ vince. Quindi
penso sia importante comunque fare progetti cinematografici come questo, perché
comunque si accendono le luci su degli eroi che a volte non vengono ringraziati
a sufficienza”.
L'articolo “Le continue collusioni reiterate dei politici sono uno spettacolo
orribile”: Lino Guanciale sulle tracce di Matteo Messina Denaro proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Forse, fino a qualche tempo fa, se qualcuno avesse chiesto “chi è Joe Keery?”,
pochi avrebbero saputo rispondere. Magari, ancora oggi, c’è chi non lo sa. Ma se
il nome non risuonasse, il volto (quello sì) è uno dei più popolari del momento.
Per tanti è Steve Harrington della serie tv cult Netflix “Stranger Things“, il
gelatiere, l’eroe con la mazza chiodata amicone di Dustin e con gli occhi a
cuoricino per Nancy. Per altri – e cominciano a diventare molti – è Djo,
l’artista che con “End of Beginning” ha invaso i social e sta scalando le
classifiche mondiali.
DAVANTI ALLE STAR DEL POP
Ha scalzato Taylor Swift dalla vetta della top 50 globale su Spotify,
lasciandosi dietro anche Bruno Mars con il nuovo singolo “I Just Might”. Solo
sulla piattaforma di streaming musicale svedese, “End of Beginning” conta oltre
due miliardi di ascolti. Per una settimana, Keery era riuscito a prendersi anche
la cima della graduatoria Billboard Global 200, sempre mettendosi alle spalle la
reginetta statunitense del pop e la sua “The Fate of Ophelia”. L’attore dal
Sottosopra, adesso, sta in equilibrio tra set, red carpet e palcoscenici.
Catturando nuovi fan con lo sguardo malinconico, l’ironia e lo stile vintage che
tanto piace alla generazione Z e non solo. “Il successo è stato un po’ difficile
da quantificare, ma è stato emozionante –, aveva dichiarato in un’intervista al
Guardian –. Mi sento davvero grato che le persone si connettano alla canzone”. E
c’è ironia nel fatto che la sua hit – rilasciata nel 2022 all’interno del disco
“Decide” – sia stata spinta a tali altezze da TikTok, perché Keery non utilizza
i social. “È difficile per me mantenere qualsiasi tipo di relazione sana con
queste piattaforme. Ho un account per Djo di cui non ho il controllo, altrimenti
è così facile essere risucchiato”, aveva rivelato sempre al quotidiano
britannico.
DISTINGUERE SET E PALCOSCENICO
Per non finire nel loop dei reel e del video scrolling, Joe Keery occupa le sue
giornate in altro modo: nel 2025 ha pubblicato il suo terzo album “The Crux”.
Negli anni precedenti, aveva continuato a saltare da un set all’altro. Ha
recitato, tra le altre produzioni, in Free Guy, nel dramma d’epoca “Finalmente
l’alba”, scritto e diretto da Saverio Costanzo e in “Marmalade”. E poi,
ovviamente, è cresciuto insieme a Steve in “Stranger Things”. Un ruolo che ha
voluto separare dal sé artista, in primis per combattere un’iniziale sindrome
dell’impostore. Motivo per cui ha deciso di nascondersi dietro lo pseudonimo di
Djo, con l’obiettivo di evitare che la gente lo considerasse solo il ragazzo di
“Stranger Things”. “Non volevo davvero capitalizzare sul mio nome di attore e mi
premeva dissociare Steve dalla musica”, erano state le sue riflessioni affidate
sempre al Guardian. Oggi quasi tutti sanno che dietro quelle tre lettere c’è
Keery. Lui ci ha fatto pace e mantiene i riflettori accesi sulle sue due
carriere.
LA PASSIONE PER L’ARTE
D’altronde, nella sua vita, recitazione e amore per le sette note sono sempre
andati di pari passo. Con la chitarra in mano e l’impulso creativo ci è
cresciuto. Nato il 24 aprile 1992 a Newburyport, nel Massachussets, dopo il
liceo Keery ha deciso di iscriversi alla Theatre School della De Paul University
a Chicago, dove si è laureato nel 2014. Mentre, come molti giovani attori
affrontava una gavetta fatta di centinaia di audizioni, piccoli ruoli e qualche
pubblicità, ha portato avanti anche la sua passione per la musica nella band
Post Animal, sempre nella città del vento. Tra il 2015 e il 2018, ha pubblicato
con il gruppo un EP e un album. Nel 2016, nel frattempo, era cominciata
l’avventura nella serie ormai cult dei fratelli Duffer. Prima con un provino per
il ruolo di Jonathan Byers e poi scritturato per Steve: personaggio arrogante e
superficiale che sarebbe dovuto morire presto. E invece amato sempre più dai
creatori della serie e dai fan e divenuto, con l’avanzare delle stagioni,
responsabile e protettivo. Quasi un fratello maggiore per i ragazzi di Hawkins.
Un ruolo di attore a tempo pieno per cui Keery ha lasciato il suo lavoro da
cameriere.
Nel 2019, poi, ha deciso di intraprendere un progetto musicale solista, con lo
pseudonimo di Djo. E Chicago è tornata a essere centrale come uno dei suoi
luoghi preferiti. Tanto da trasformarsi in metafora di nostalgia in “End of
Beginning”. E così, i versi And when I’m back in Chicago, I feel it. Another
version of me, I was in it. I wave goodbye to the end of beginning sono
diventati tra i fan quasi un inno. Un modo per accettare, ed è questo il senso
del brano, di non essere troppo coinvolti nel passato, ma apprezzarlo per ciò
che è stato.
L'articolo Dal lavoro come cameriere al Sottosopra di “Stranger Things”, fino
alla vetta di Billboard: chi è Joe Keery, l’attore che ha scalzato Taylor Swift
con “End of Beginning” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È stata presentata a Roma ieri, 19 gennaio, la nuova serie tv di Ryan Murphy
“The Beauty”, disponibile dal 22 gennaio su Disney+, che segue “The Corporation”
un oscuro miliardario del settore tecnologico, interpretato da Ashton Kutcher,
creatore di un farmaco miracoloso chiamato “La Beauty” che promette di
trasformare chi lo assume nella migliore versione di sé stesso.
A indagare sul misterioso farmaco, gli agenti dell’FBI Cooper Madsen (Evan
Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall) tra Parigi, Venezia, Roma e New York,
dopo che il mondo dell’alta moda viene sconvolto quando alcune top model
internazionali – come Bella Hadid nella serie – cominciano a morire in
circostanze misteriose e raccapriccianti. Nel cast anche Anthony Ramos, nei
panni di un letale sicario chiamato a difendere l’impero del personaggio di
Kutcher e Jeremy Pope in quelli di un emarginato disperato disposto a
sacrificare tutto per raggiungere la perfezione.
“Perché non riusciamo ancora ad accettare le imperfezioni? – si è chiesto
l’attore all’AdnKronos – Dal punto di vista sociale, penso che le persone
abbiano paura di ciò che non conoscono e non comprendono. E quello che accade,
di conseguenza, è che si formano gruppi diversi: nel momento in cui qualcuno ha
paura di qualcosa, reagisce attaccandola. E quando si attacca qualcosa di
sconosciuto, chi invece quella cosa la vive, la incarna o semplicemente è così,
tende a stringersi attorno a persone simili per protezione. Così nascono le
tribù”.
Tribù che per l’attore “diventano unità protettive contro ciò che gli altri non
capiscono. Succede in tanti ambiti: nella religione, nella razza, nel sesso e in
molte altre cose. Le persone attaccano ciò che non conoscono per sentirsi al
sicuro. Così, nel tempo, creiamo sempre più separazione: piccoli bozzoli che non
riescono più a rinunciare a un ideale o a una convinzione che ha dato loro
sicurezza all’interno della propria comunità”.
“Il mio personaggio è un cattivo? Non credo esista un cattivo assoluto. – ha
continuato l’attore – Anche quando interpreti il bravo ragazzo, sei comunque il
villain di qualcuno. Anche in una commedia romantica sei il cattivo per l’ex
fidanzato della protagonista. È tutto relativo”. Per costruire il personaggio,
Kutcher ha osservato persone reali: “Ho preso alcuni aspetti da persone che
conosco, gente così ricca da non pensare più al denaro. C’è una leggerezza,
quasi una presunzione, nel modo in cui attraversano il mondo. Ho rubato qualcosa
da lì”. Poi rivela un dettaglio curioso: “Ho inventato una risata per il
personaggio, una risata gutturale. Non l’avevo mai fatta in vita mia. Ora non
riesco più a smettere”.
E ancora: “Ho ritrovato la forma per recitare in ‘The Beauty’. Il rapporto con
la bellezza? Grazie a mio fratello gemello oggi so chi sono”. Così Ashton
Kutcher ripercorre uno dei momenti più importanti della sua vita, raccontando
come il gemello, nato con una paralisi cerebrale e sottoposto a un trapianto di
cuore, gli abbia insegnato a guardare a sé stesso.
“Mio fratello gemello è nato con una paralisi cerebrale e a 12 anni ha subito il
trapianto di cuore – ha concluso -, abbiamo avuto la stessa famiglia gli stessi
genitori, frequentato le stesse scuole e gli stessi amici poi io sono partito
per fare il modello e ho iniziato a recitare senza mai far mancare a mio
fratello il mio sostegno. Fino a quando un giorno mi ha detto ‘ogni volta che
provi dispiacere per me mi fai stare peggio, questa è la mia vita l’unica che
ho’. Viviamo tutti l’unica vita che abbiamo anche io ho sempre avuto questo
corpo che ho“.
L'articolo “Mio fratello gemello è nato con una paralisi cerebrale e a 12 anni
ha subito il trapianto di cuore. È stato lui a farmi accettare il mio corpo”:
così Ashton Kutcher proviene da Il Fatto Quotidiano.
Benvenuta in Italia, Hbo Max. La home page sembra quella di Netflix, tanto a
breve avranno ufficialmente lo stesso proprietario, ma i titoli pronti fin dal
primo giorno di fruizione stuzzicano già gli amanti del binge watching. Dalle
prime ore di martedì 13 gennaio 2026 sulla home italiana di Hbo Max campeggia il
lanciatissimo film per gli Oscar Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas
Anderson con Leonardo DiCaprio, fresco vincitore di 4 Golden Globe. Attesissima
anche la seconda stagione di The Pitt, anch’essa celebrata ai Globe con il
premio alla miglior serie drammatica. Per l’Italia, già pronta è la visione di
Nonostante, film diretto da Valerio Mastandrea. Mentre per A Knight of the Seven
Kingdoms, altro spin off legato all’universo Game of Thrones, bisogna attendere
il 19 gennaio i già fedelissimo abbonati del primo giorno possono accedere
all’immenso e iconico archivio Hbo Original: The Wire, Veep, The White Lotus,
Euphoria, True Blood, Task, House The Penguin, And Just Like That…, Friends, I
Soprano, Six feet under, Sex and the City, Succession.
Sul fronte delle produzioni esclusive italiane, settore piuttosto amato dai
fruitori delle piattaforme streaming, bisogna attendere un po’ di rodaggio degli
algoritmi e il 20 febbraio arriverà anche il Portobello di Marco Bellocchio,
biopic su Enzo Tortora. A seguire la serie Melania Rea – Oltre il caso, diretta
dal sempre attento Stefano Mordini con Mari Esposito e Daniele Rienzo e che
ripercorre lo sconvolgente femminicidio del 2011, il medical drama 500 battiti;
Peccato, il mockumentary comedy diretto da Valerio Vestoso con protagonista
Emanuela Fanelli; In utero, la serie creata da Margaret Mazzantini, diretta da
Maria Sole Tognazzi e ambientata all’interno di una clinica per la fertilità a
Barcellona con protagonista Sergio Castellitto; infine le docuserie Gina
Lollobrigida: Diva contesa – sulla battaglia per l’eredità della diva -, e Saman
– La verità nascosta, rievocazione dello straziante omicidio di una giovane
pachistana assassinata dal suo clan familiare islamico per aver rifiutato un
matrimonio combinato. Dalle produzioni internazionali appena avrà finito la sua
cavalcata nelle sale sarà disponibile Norimberga, il film storico con Russell
Crowe nei panni del nazista Goring e Rami Malek in quello dello psichiatra che
tenterà di curarlo dopo che il gerarca è stato catturato e imprigionato dagli
alleati.
I prezzi? Come tutte e altre piattaforme online. Tre i piani mensili tra cui il
“Base”, con pubblicità a 5,99 euro (due dispositivi, Full Hd); lo Standard a
11,99 euro (due dispositivi, Full Hd e fino a 30 download con limitazioni) e il
Premium a 16,99 euro (quattro dispositivi, 4K Ultra HD, Dolby Atmos dove
disponibile e 100 download con limitazioni). Hbo Max offrirà anche per 3 euro in
più al mese il pacchetto Sport (dentro ci sono anche il Roland Garros e
parecchio ciclismo) con la trasmissione in diretta dei Giochi Olimpici Invernali
di Milano Cortina 2026 inclusi in ogni piano di abbonamento.
L'articolo The White Lotus, Euphoria, True Blood, Task… Una marea di serie tv
cult (e nuove) sono in arrivo con Hbo Max: i titoli, il prezzo e come abbonarsi
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Gran Gala ieri sera, giovedì 15 gennaio, per HBO Max che è sbarcato in Italia e
ha trasformato Roma in Westeros con la premiere di “A Knight of the Seven
Kingdoms”, lo spin-off di “Game of Thrones” che debutta il 19 gennaio sulla
nuova piattaforma di Warner Bros. Discovery. Ad accogliere il cast, a partire
dallo showrunner Ira Parker e il protagonista Peter Claffey, un lungo red carpet
tra fotografi, tanti curiosi e il calore dei fan.
“Questa serie rappresenta l’esperienza più bella della nostra vita”, dicono in
coro gli interpreti, che non mancano di elogiare il buon cibo italiano. Una
ingresso in pompa magna quello di HBO Max che regala al pubblico non una ma ben
due premiere. A calcare il tappeto rosso anche il cast della serie “Industry”,
nella Capitale per presentare la quarta stagione che debutta sulla nuova
piattaforma. E con questa arrivano anche le precedenti stagioni, finora non
disponibili per nostro Paese.
“È stato un viaggio lungo, ma il nostro sogno è diventato realtà grazie al
lavoro intenso dei team internazionali e locali –, dichiara Alessandro Araimo,
EVP Managing Director Warner Bros. Discovery Southern Europe – Per la prima
volta, il pubblico italiano potrà accedere all’intero catalogo targato HBO Max
sotto un unico brand, un passaggio che l’azienda considera strategico e
simbolico. Finalmente tutti i nostri contenuti saranno disponibili insieme, con
la qualità che vogliamo garantire al nostro pubblico”.
Presente all’evento anche JB Perrette, Ceo e President of Global Streaming and
Games di Warner Bros. Discovery, che ha definito l’arrivo in Italia
“un’occasione speciale” e un tassello fondamentale nell’espansione globale del
servizio, ora presente in oltre venti mercati, e assicura che il biennio
2026-2027 offrirà “la line-up più forte della nostra storia”.
A Roma è atterrato anche Casey Bloys, Chairman e Ceo, HBO and Max Content,
accolto come il volto creativo dietro alcune delle serie più acclamate degli
ultimi decenni. Il primo titolo italiano a debuttare sulla piattaforma è la
serie “Portobello” di Marco Bellocchio sul caso Tortora (disponibile dal 20
febbraio), ma Bloys assicura che “è solo l’inizio”, ribadendo la volontà di
bilanciare produzioni locali e contenuti globali. “Sono contento ed emozionato
per il debutto di ‘Portobellò”, dice Bellocchio sul red carpet e aggiunge: “Ma
dobbiamo continuare a fare dei bei film, solo la qualità ci può salvare”.
Prossimamente su HBO Max debutterà la serie “Melania Rea – Oltre il caso”,
diretta da Stefano Mordini con Maria Esposito nei panni di Melania Rea e Daniele
Rienzo in quelli di Salvatore Parolisi. Gli episodi ripercorrono il femminicidio
del 2011. “Sono grata di dar voce a Melania – dice Maria Esposito sul red carpet
-. Ho accettato questo progetto perché io faccio questo lavoro per arrivare
sullo schermo e mandare dei messaggi”. Accanto all’attrice, il collega Daniele
Rienzo: “La società non si guarisce da sola, dobbiamo fare qualcosa in più e il
cinema può essere di aiuto”.
Con il lancio di Hbo Max il 13 gennaio, il mercato italiano dello streaming
registra l’ingresso di un nuovo competitor in un contesto che appare ormai
prossimo alla saturazione. Secondo le dinamiche in corso negli Stati Uniti, la
piattaforma sarà acquisita nel giro di pochi mesi da Netflix o Paramount, in
base all’esito dello scontro per il controllo di Warner Bros Discovery.
A tracciare un quadro dei numeri reali dello streaming in Italia è Fabrizio
Angelini, ceo di Sensemakers, che all’Adnkronos parla di un mercato entrato in
una fase di maturità avanzata. “Dalle nostre ricerche e da alcune evidenze dei
dati Auditel emerge una fase di saturazione degli abbonamenti ai servizi di
streaming a pagamento. Le leve principali – riduzione dei prezzi attraverso
formule supportate dalla pubblicità e contrasto alla condivisione delle password
– hanno già espresso gran parte del loro potenziale – spiega Angelini. – La
crescita, aggiunge, proseguirà ma a ritmi più contenuti, con un aumento dei
fenomeni di sostituzione delle offerte e di churn rate tra gli operatori”.
Sul fronte della domanda, i dati mostrano un’adozione ormai consolidata. “Già la
metà delle famiglie italiane e l’80% di quelle dotate di connessione broadband
hanno sottoscritto almeno un servizio di streaming a pagamento”, conclude il ceo
di Sensemakers.
L'articolo Grande festa a Roma per il lancio di HBO Max in Italia: sul red
carpet il cast di “A Knight of the Seven Kingdoms”, lo spin-off di “Game of
Thrones” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Uno dei momenti più emozionanti della cerimonia di premiazione dell’83esima
edizione dei Golden Globe, che si è tenuta stanotte, un abbraccio che ha
riacceso le emozioni in tanti fan della serie tv cult “E.R. – Medici in prima
linea”.
George Clooney e Noah Wyle si sono ritrovati e abbracciati a oltre trent’anni
dalla serie che li ha consacrati al grande mondo di Hollywood e che ha segnato
un’intera generazione di spettatori. Come riportano i media presenti alla
cerimonia, l’incontro tra i due ha suscitato entusiasmo e un’ondata di nostalgia
tra i presenti.
George Clooney ha ricevuto la nomination come Miglior attore in un film commedia
o musical (categoria vinta da Timothée Chalamet per “Marty Supreme”) per il suo
ruolo da protagonista in “Jay Kelly”, mentre Wyle si è portato a casa la
statuetta come miglior attore in una serie drammatica per “The Pitt”, sempre
ambientato nelle sale di un ospedale proprio come “E.R. – Medici in prima
linea”.
Due percorsi professionali distinti, carriere che li hanno portati lontano dal
fittizio County General Hospital di Chicago che li ha resi celebri, eppure il
legame sia professionale che affettivo tra loro è rimasto intatto, nonostante il
passare del tempo. Il caloroso abbraccio che si sono scambiati ne è la
testimonianza più eloquente.
“E.R. – Medici in prima linea”, il cui titolo originale era “ER”, è stata una
delle serie televisive medical drama più amate e premiate della storia della
televisione. È stata trasmessa negli Stati Uniti dal 1994 al 2009.
> Noah Wyle hugs and kisses “ER” co-star George Clooney as the #ThePitt wins at
> the #GoldenGlobes for best television drama. pic.twitter.com/zjbn1CBFAm
>
> — Variety (@Variety) January 12, 2026
L'articolo Golden Globe 2026, George Clooney e Noah Wyle si abbracciano e i fan
della serie tv cult “E.R. – Medici in prima linea” impazziscono per la réunion –
IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Il carcere è quello che c’è nella testa”. È una delle frasi pronunciate la
Luisa Ranieri nella nuova serie “La Preside”, prodotta da Bibi Film TV e
Zocotoco, in collaborazione con Rai Fiction. In onda da lunedì 12 gennaio in
prima serata su Rai Uno per quattro appuntamenti. È una storia liberamente
ispirata alla figura di Eugenia Carfora, preside di Caivano divenuta simbolo di
coraggio, determinazione e impegno civile, raccontando il percorso umano e
professionale di una donna che sceglie di restare, di lottare e di credere nella
scuola come presidio fondamentale di legalità e futuro.
A interpretare la preside è Luisa Ranieri, che ha conosciuto personalmente
Carfora dopo aver visto il documentario di Domenico Iannacone. “Incontrarla mi
ha acceso una luce – ha spiegato – Nel buio di una periferia ho visto qualcosa
di bellissimo: il singolo che fa il suo, senza chiedersi perché. Portare questa
storia al grande pubblico significa ricordare che una persona sola può cambiare
un destino”. Nel cast oltre ad Alessandro Tedeschi che interpreta un professore
di Italiano del Nord, al fianco della protagonista, un cast di bravi attori
giovani come Francesco Zenga, Ludovica Nasti, Pasquale Brunetti (che ha
partecipato come ballerino di hip hop ad ‘Amici 22’) e Luigi D’Oriano per
citarne alcuni.
“Non c’è prospettiva senza la scuola, – ha raccontato Luisa Ranieri a FqMagazine
– perché fuori dalla scuola non ci sono le possibilità di allenare il sogno e
l’immaginazione, che è l’unica cosa che ti tira fuori anche dai contesti più
difficili o dalle situazioni di grande degrado sociale, economico. Magari ci
fosse un’altra Eugenia Carfora in giro per l’Italia, nelle zone difficili,
perché sono personaggi che portano una grande energia e una grande voglia di
fare. Laddove c’è bisogno ovviamente un’Eugenia Carfora serve”.
E ancora un ricordo divertente sul set: “Tutti gli attori-alunni mi prendevano
in giro perché troppo concentrata e preoccupata a fare tutti i movimenti di
Eugenia, dire le parole e le cose che diceva lei. C’era Francesco Zenga che mi
imitava alla perfezione perché il mio unico pensiero, anche quando non ero in
scena, era non dimenticarmi le movenze di Eugenia”.
“Sono stata una studentessa determinata come il mio personaggio Lucia– ha
spiegato Ludovica Nasti -, molto rivolta al sapere, alla cultura che secondo me
è importantissima. Credo che quello che abbiamo cercato di fare noi attori sia
stato proprio guardare dentro i nostri personaggi e capire veramente i loro
desideri e i sogni. Ho affrontato il mio percorso scolastico con leggerezza con
gli amici, ma durante le lezioni cercato il rapporto umano, in primis, con gli
insegnanti. Credo sia importante anche l’affettività, che credo manchi nelle
scuole di oggi”.
Francesco Zenga ha poi aggiunto: “È importante che ci sia la fiducia, nelle
case, nelle scuole e anche verso i nostri mentori, che sono appunto gli
insegnanti e i genitori. Bisogna inculcare il diritto a sognare. Mi auguro che
nelle scuole di oggi svanisca il divario tra alunno-insegnante”.
L'articolo “Il carcere è quello che c’è in testa per questo la scuola e la
cultura salvano i giovani dalle situazioni di grande degrado”: così Luisa
Ranieri su “La Preside” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È uno dei volti più amati della serie tv cult “Stranger Things“. L’attrice Sadie
Sink ha prestato il volto a Max, capelli rossi, appassionata di skateboard e
soprattutto amante del brano “Running Up That Hill (A Deal With God)” di Kate
Bush, inciso nel 1985. Nella quinta stagione, disponibile su Netflix, la sua
vicenda è cruciale e ci saranno dei risvolti interessanti per capire se
finalmente potrà uscire dal coma e riabbracciare l’amato Lucas (Caleb
McLaughlin). La partecipazione al progetto risale alla seconda stagione, quindi
nel 2017.
L’attrice aveva solo 14 anni quando è piombata sul set di una delle serie tv più
amate nel mondo e così ha ricordato in una intervista a W Magazine alcuni dei
momenti più importanti che ha vissuto. “Tutto è cominciato quando avevo 14 anni
– ha affermato – ed ero una matricola al liceo. Avevano bisogno di una ragazza
per la seconda stagione, visto il grande successo della prima. L’avevo guardata
la settimana precedente alla mia audizione e l’ho finita in due giorni”.
Poi la lettura del copione: “È un maschiaccio, fa skateboard, è più saggia
rispetto alla sua età. Ho anche mentito, ho detto di saper usare i pattini a
rotelle, perché pensavo che mia avrebbe agevolato nell’ottenere il ruolo”.
Poi un momento intimo: “Il mio primo bacio è stato sul set ed è stato così
imbarazzante, perché di sicuro non vuoi dare il tuo primo bacio davanti a tua
mamma, ripetutamente, mentre lei segue tutto sul monitor e anche la mamma di lui
vi sta guardando sul monitor. Ripensandoci è stato dolce però“.
LA TRAMA DI “STRANGERS THINGS 5”
Autunno 1987. Hawkins è rimasta segnata dall’apertura dei portali e i nostri
eroi sono uniti da un unico obiettivo: trovare e uccidere Vecna, che è svanito
nel nulla: non si sa dove si trovi né quali siano i suoi piani. A complicare la
missione, il governo ha messo la città in quarantena militare e ha intensificato
la caccia a Undici, costringendola a nascondersi di nuovo.
Con l’avvicinarsi dell’anniversario della scomparsa di Will si fa strada una
paura pesante e familiare. La battaglia finale è alle porte e con essa
un’oscurità più potente e letale di qualsiasi altra situazione mai affrontata
prima. Per porre fine a quest’incubo è necessario che il gruppo al completo
resti unito, per l’ultima volta.
L’attesa quinta e ultima stagione esordirà su Netflix in tre date diverse con il
volume 1 in uscita il 26 novembre(quattro episodi), il volume 2 a Natale (tre
episodi) e il finale a Capodanno. Ciascun volume sarà distribuito alle 17:00 PT
(2:00 del mattino ora italiana).
L'articolo “Il mio primo bacio? Sul set di ‘Stranger Things’ ed è stato
imbarazzante. Di sicuro non vuoi che accada davanti a tua mamma mentre è sul
set”: così Sadie Sink proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un preside carismatica e temuta quanto amata. È la storia di Virginia
protagonista delle tre puntate della nuova serie Mediaset “A testa Alta – Il
coraggio di una donna”, in onda da mercoledì 7 gennaio, in prima serata su
Canale 5. Ad interpretare la protagonista è Sabrina Ferilli.
Dunque Virginia Terzi, preside di un liceo in un borgo sul lago alle porte di
Roma, ha ideato “A Testa Alta”, un progetto contro la dipendenza digitale. La
donna sta per coronare il sogno della sua vita quando un video intimo diffuso
senza consenso la travolge in uno scandalo mediatico. La comunità si spacca, la
macchina del fango parte e Virginia deve difendere sé stessa, suo figlio e i
valori in cui crede.
In questo contesto si sviluppa un intreccio corale: scandali online, dinamiche
familiari, primi amori e segreti destinati a emergere. Mentre il borgo la
osserva e giudica, Virginia tenta di rialzarsi. Accanto a lei c’è Rocco
(Francesco Petit), il figlio sedicenne, sensibile e appassionato di scacchi, che
affronta le conseguenze dello scandalo mentre vive il suo primo amore per Nina
(Lucia Balordi), compagna di classe intrappolata in una relazione tossica con
Alex (Andrea Pittorino), figlio del Sindaco Morrone (Augusto Fornari).
A sostenere Virginia ci sono Giulia (Maria Chiara Augenti), vicepreside e amica,
e Marco Colaianni (Raniero Monaco Di Lapio), professore di educazione fisica che
sarà pronto ad esporsi per proteggere Virginia dalle conseguenze del video, ma
anche e soprattutto dalle minacce che la donna inizia a ricevere. Ma chi può
avercela con la preside e perché? Da questo interrogativo si sviluppa tutto il
film.
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