Con l’anno nuovo arrivano i rincari sui pedaggi autostradali: 1,5% in media per
tutte le società concessionarie autostradali per le quali è in corso la
procedura di aggiornamento dei relativi Piani Economico-Finanziari. Per le
società Concessioni del Tirreno p.A. (Tronco A10 e A12), Ivrea-Torino-Piacenza
p.A. (Tronco A5 e A21) e Strada dei Parchi p.A., in vigenza di periodo
regolatorio, non sono previste variazioni tariffarie a carico dell’utenza,
mentre una variazione pari all’1,925% è riconosciuta alla concessionaria
Salerno-Pompei-Napoli S.p.A. A comunicarlo è una nota del ministero dei
Trasporti di Matteo Salvini che scarica la colpa dei rialzi su un verdetto della
Consulta datato 14 ottobre 2025: “La sentenza contraria della Corte
Costituzionale ha vanificato lo sforzo del ministro delle Infrastrutture e dei
Trasporti Matteo Salvini e dello stesso governo di congelare le tariffe” dei
pedaggi autostradali, “fino a definizione dei nuovi Pef (Piani economici
finanziari, ndr) regolatori”.
LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Con la sentenza n. 147 depositata il 14 ottobre 2025, la Consulta in effetti ha
dato semaforo verde ai rialzi delle tariffe. I giudici hanno bocciato le norme
che, dal 2020 al 2023, avevano rinviato gli adeguamenti dei pedaggi autostradali
in attesa dei nuovi Pef. Il verdetto censura i rinvii contenuti nei
decreti-legge 162/2019 e 183/2020 – e così via alle deroghe successive – per
contrasto con gli articoli 3, 41 e 97 della Costituzione.
I giudici costituzionali sono stati chiamati in giudizio dal Consiglio di Stato,
tenuto a pronunciarsi sul ricorso di una concessionaria autostradale contro due
note del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti: i due documenti non
avevano riconosciuto gli adeguamenti tariffari per il 2020 e il 2021,
pregiudicando – secondo la concessionaria – la continuità dell’azione
amministrativa, con effetti negativi sulla libertà d’impresa e l’utilità
sociale. Di fatto, la Corte costituzionale ha dato ragione all’azienda
concessionaria. Tuttavia, ha segnalato anche la via alternativa per impedire i
rincari: “L’esigenza di assicurare l’applicazione del nuovo sistema tariffario,
a fronte di richieste asseritamente contrastanti con esso da parte della
concessionaria, poteva già essere soddisfatta dall’applicazione delle delibere
sia del CIPE sia dell’ART nel frattempo intervenute”.
In sostanza, è il ragionamento della Corte, i governi avevano gli strumenti per
intervenire stabilendo senza indugi le nuove tariffe. In ballo ci sarebbero
“conseguenze di non poco momento che così possono aversi sull’infrastruttura
autostradale, sulla sua efficienza e sulla sua sicurezza, che necessitano di
manutenzione e investimenti che vanno programmati”, spiega la nota della
Consulta.
L'articolo Autostrade, nel 2026 previsti rincari medi dell’1,5%. Il ministero di
Matteo Salvini dà la colpa alla Corte costituzionale proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Il Tar del Lazio ha bocciato “per grave difetto di istruttoria” il decreto
Tariffe di novembre 2024 per la parte della protesica e ausili per le persone
con disabilità. Con la sentenza pubblicata il 10 dicembre è stato accolto
integralmente il ricorso presentato dalla Federazione Italiana degli Operatori
in Tecniche Ortopediche (Fioto). Il ministero della Salute avrà un anno di
tempo, a partire dalle precedenti sentenze del 22 settembre 2025, per
riformularlo e produrre un nuovo Nomenclatore Tariffario Nazionale.
“La sentenza conferma la necessità di tariffe realmente sostenibili e fondate
sui costi effettivi della produzione”, commenta soddisfatta la Fioto. La
Federazione ha annunciato che metterà a disposizione del dicastero guidato da
Orazio Schillaci dati, competenze e contributi tecnici per la nuova fase
istruttoria, affinché il futuro tariffario “rispecchi la qualità, la
professionalità e la sostenibilità delle imprese che operano nei servizi
essenziali del Servizio sanitario nazionale”. Il Tar del Lazio ha stabilito
quindi che le nuove tariffe dovranno essere costruite su basi diverse, imponendo
l’utilizzo di criteri trasparenti, dati reali e verifiche tecniche approfondite.
Per consentire questa revisione totale, il giudice ha disposto che l’attuale
nomenclatore resti in vigore solo per un periodo transitorio e limitato di un
anno, al termine del quale dovrà essere sostituito per rispettare la normativa.
Contattato da ilfattoquotidiano.it il consigliere generale dell’associazione
Luca Coscioni avvocato Alessandro Bardini, che segue da anni il tema, afferma
che “la nuova pronuncia del Tar Lazio sull’assistenza protesica, letta
unitamente alle altre precedenti sentenze dello stesso Tribunale scaturite dalla
class action promossa dalla Coscioni, mette in evidenza una criticità
strutturale del sistema dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) così come
attualmente configurato”. Con l’aggiornamento del Nomenclatore e l’entrata in
vigore dal 1 gennaio di quest’anno, ilfattoquotidiano.it aveva sollevato il caso
di alcuni codici di ausili come batterie, ruote e joystick per carrozzine
elettriche ma anche di scarpe ortopediche di serie che erano stati eliminati dal
tariffario provocando fortissimi disagi, per le persone con disabilità e le loro
famiglie, che si sono trovati, spesso senza nemmeno essere stati avvisati dagli
enti competenti, a dover pagare di tasca propria riparazioni e sostituzioni.
“Auspichiamo”, dice l’esperto in materia della Coscioni, “che il ministero della
Salute dia ascolto alle numerose segnalazioni degli utenti e che finalmente
inserisca nel nomenclatore tutti gli ausili che ad oggi sono stati dimenticati
rendendo i nuovi Lea veramente utilizzabili da tutti”. Bardini è durissimo
perché “dalle decisioni giudiziarie emerge con chiarezza che il ministero ha
affrontato la ‘riforma’ dell’assistenza protesica in modo approssimativo, in
assenza di una reale istruttoria sui bisogni delle persone con disabilità e sui
costi effettivi delle prestazioni”, elementi che costituiscono il presupposto
indispensabile per qualunque scelta legittima in ambito sanitario. “In tutte
queste pronunce”, sottolinea Bardini, “il giudice amministrativo non entra nel
merito delle scelte tecniche o organizzative, ma riafferma un principio
fondamentale di diritto pubblico: senza una istruttoria adeguata e motivata non
può esservi legittimità dell’azione amministrativa”. “La discrezionalità della
pubblica amministrazione non può mai tradursi in una decisione priva di metodo,
dati e valutazioni concrete”, ribadisce Bardini. “La logica del risparmio”,
aggiunge l’avvocato, “quando non è fondata su una valutazione tecnica seria,
rischia di compromettere seriamente il diritto alla salute degli assistiti”.
Sulla sentenza del Tar del Lazio interviene anche Massimo Pulin, presidente di
Confimi Industria Sanità che rappresenta oltre 1.200 aziende e circa 32mila
addetti che operano nei più differenti ambiti del settore. “Tra le priorità da
reintrodurre nel Nomenclatore, tutti quei dispositivi e ausili, dalle carrozzine
elettriche alle scarpe ortopediche di serie, per le persone con disabilità”. Ora
la parola spetta al governo. L’attivista e blogger de ilfattoquotidiano.it Luca
Faccio ha scritto un duro appello rivolto alla premier Giorgia Meloni perché
intervenga tempestivamente risolvendo la questione degli ausili.
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inseriscano anche gli ausili tornati a carico di chi ha disabilità” proviene da
Il Fatto Quotidiano.