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Un’altra persona disabile non è stata fatta entrare a un evento: la testimonianza dal concerto di Achille Lauro
Come ricorderete, uno dei tanti temi che mi sta a cuore è l’accessibilità ai concerti per le persone con disabilità, tanto che il 18 maggio 2022, attraverso il mio blog ho lanciato l’iniziativa “Raccontami il tuo evento” proprio per dare voce alle difficoltà che le persone disabili incontrano nell’acquisto dei biglietti e alle relative criticità inerenti alle aree a loro riservate. Riporto la testimonianza della presidentessa di Entusiasmabili APS Graziella Saverino su quanto le è successo al concerto di Achille Lauro il 7 marzo scorso al Palalottomatica di Roma: “Mi chiamo Graziella Saverino, sono presidentessa di Entusiasmabili APS e cantautrice. Mi muovo in carrozzina a causa di una paralisi cerebrale infantile dalla nascita. Voglio raccontare quello che mi è accaduto il 7 marzo al Palalottomatica di Roma, durante il concerto di Achille Lauro, perché riguarda i diritti e le garanzie delle persone con disabilità. La mattina del concerto avevo ricevuto una conferma telefonica per l’accesso all’area dedicata alle persone con disabilità. Per questo mi sono recata al Palalottomatica con la tranquillità di poter entrare. Arrivata all’ingresso, però, mi è stato detto che il mio nome non risultava nella lista di attesa. In quel momento ho incontrato Lucia Artieri, un’altra persona con disabilità. Anche a lei stavano dicendo la stessa cosa, nonostante avesse ricevuto due email di conferma. Siamo rimaste lì ad aspettare per molto tempo, chiedendo più volte di poter parlare con un responsabile per capire cosa fosse successo e trovare una soluzione. Abbiamo aspettato fino alle 21:30, quando a un certo punto hanno chiuso la tenda e i cancelli, lasciandoci definitivamente fuori. Nel frattempo abbiamo visto entrare tantissime persone normodotate — ed è brutto dover fare questa distinzione — ma anche amici di amici senza biglietto, mentre a noi non è stata data alcuna spiegazione né la possibilità di entrare. La cosa più grave è stata proprio questa: nessuno si è assunto la responsabilità di parlare con noi o di chiarire l’accaduto. Siamo state semplicemente lasciate fuori. Quello che è successo dimostra che il sistema di gestione dei biglietti per le persone con disabilità, gestito dalla società Fans & Partners, presenta gravi criticità. Il procedimento è confuso e rischia di diventare discriminatorio, perché chi ha una disabilità non ha reali garanzie di accesso, anche quando riceve conferme. Io lavoro ogni giorno sui temi dell’inclusione, anche attraverso la mia associazione e attraverso la musica, e credo che episodi come questo debbano essere raccontati. Perché l’accesso alla cultura e agli eventi pubblici deve essere garantito davvero a tutti, senza che le persone con disabilità si trovino davanti a cancelli chiusi e porte in faccia. Dott.ssa Graziella Saverino Presidente Entusiasmabili aps www.entusiasmabili.it” Dalla mia lunga esperienza la responsabilità non è da imputare all’artista, Achille Lauro ha già dimostrato attenzione verso le persone disabili; credo, sempre secondo la mia esperienza, che molto dipenda dagli organizzatori locali. Chiedo comunque ad Achille Lauro e a tutti gli altri artisti di vigilare sulle procedure riservate ai disabili per accedere ai concerti e sulle aree dedicate durante l’evento. Se Achille Lauro vuole rispondere, la sua risposta verrà pubblicata su questo blog e se le persone vogliono segnalarmi le loro storie possono continuare a farlo scrivendomi a raccontalatuastoria@lucafaccio.it. L'articolo Un’altra persona disabile non è stata fatta entrare a un evento: la testimonianza dal concerto di Achille Lauro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Paralimpiadi, Arena di Verona “accessibile” solo per una sera: spariti rampe e tappeti, i veri lavori sono in ritardo e inadeguati. “Ci eravamo illusi”
Si smontano le opere installate per la cerimonia inaugurale delle Paralimpiadi all’Arena di Verona e mentre la città torna alla viabilità ordinaria si possono fare i conti con la decantata “accessibilità” che ha accompagnato l’evento. L’ex governatore del Veneto, Luca Zaia, ha declamato il lascito delle Olimpiadi: “Un monumento simbolo, grazie a un investimento di oltre 20 milioni di euro è stato reso pienamente accessibile con interventi mirati di abbattimento delle barriere architettoniche”. L’amministratore leghista si riferisce, evidentemente, alle intenzioni virtuose di un progetto che non è stato ancora portato a termine, nonostante le Olimpiadi e le Paralimpiadi Milano Cortina 2026 si siano rispettivamente chiuse e presentate al mondo proprio nell’anfiteatro romano. L’Arena riflette le contraddizioni dei Giochi e le promesse non mantenute in tempo per le cerimonie. “Sono state installate rampe dedicate, adeguati i servizi igienici, predisposti spazi per la sosta e la movimentazione degli atleti, riorganizzati posti a sedere per il pubblico con ridotta mobilità”, ha aggiunto Zaia. Ma basta seguire i lavori in svolgimento per verificare come la maggior parte degli interventi siano già stati rimossi, visto che interessavano solo la cerimonia di apertura, senza essere destinati a diventare definitivi. Si tratta, ad esempio, dei passaggi per superare il dislivello del “vallo” che conduce in Arena o dei tappeti speciali stesi tutt’attorno al monumento, per coprire la pavimentazione sconnessa. In realtà l’appalto da oltre 20 milioni di euro in buona parte non è concluso. Sono stati realizzati i nuovi servizi igienici interni, con una spesa di 1,6 milioni di euro, mentre circa un milione e settecento mila euro è servito per i percorsi pedonali per arrivare in Piazza Bra. La parte maggiore è stata rimandata a dopo le Olimpiadi. Si tratta della sistemazione interna e della costruzione di un ascensore che consenta di salire a un punto panoramico, all’Arcovolo 65, finora proibito per chi si muove con una carrozzina o ha problemi di deambulazione. Sul tema ha insistito l’architetto Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario della società pubblica Infrastrutture Milano Cortina (Simico): “L’accessibilità che stiamo realizzando non è temporanea, né legata all’evento sportivo: è un investimento strutturale sul territorio e sulla qualità della vita delle comunità che lo abitano”. Simico ha spiegato: “Sono stati rinnovati oltre 2 km di percorsi di accesso, con marciapiedi riqualificati, piste ciclabili separate, pendenze controllate, nuove banchine bus… all’interno del monumento sono state installate rampe modulari con pendenze comprese tra il 4% e l’8%, dimensionate per consentire il passaggio affiancato di due sedie a rotelle…”. A fare da contraltare a questo racconto è l‘attivista Antonino Russo, ex presidente di Fish Veneto, la Federazione Italiana Superamento Handicap che alcuni mesi fa ha già raccontato al fattoquotidiano.it le lacune più vistose. “Le Olimpiadi sono un’occasione tremendamente mancata, non è stato fatto nulla per rendere la città veramente accessibile. Noi ci eravamo illusi quando nel 2019 arrivò la notizia che l‘Arena avrebbe subito interventi strutturali. E pensare che il tempo per agire anche su tutto il contorno cittadino ci sarebbe stato. Molte associazioni avevano chiesto al sindaco di aprire dei tavoli per discutere gli aspetti della programmazione”. Che cosa non funziona? “Finita l’inaugurazione per l’accesso in carrozzina in Arena c’è solo una rampa posta sul retro dell’anfiteatro, mentre quelle sul davanti erano provvisorie, come è accaduto anche al Palazzo della Gran Guardia. La stessa considerazione vale per i tappeti stesi attorno alla struttura per la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi. Ma anche la parziale accessibilità consentita dall’adozione di un ascensore è discutibile perché la salita all’ultimo anello è affidata, come si legge nella delibera di giunta n° 91 del 6 febbraio scorso, ad un servo scala che, come è noto a tutti coloro che hanno dimestichezza con le questioni di accessibilità, sono lenti e soggetti a frequenti malfunzionamenti specie se esposti all’azione degli agenti atmosferici. In occasione di una manifestazione fieristica a Vicenza trascorsi più di un’ora intrappolato in uno dei servoscala a servizio dei diversi saliscendi per effetto di un microswitch di sicurezza che aveva bloccato la macchina. Immaginiamo quale potrà essere l’affidabilità di una macchina sottoposta alle intemperie e a carichi massivi quotidiani”. Oltre ai ritardi, il dato più critico riguarda i percorsi per arrivare dalla stazione ferroviaria a Piazza Bra. Lungo il larghissimo Corso di Porta Nuova sono state realizzate isole di transito per facilitare l’accesso ai parcheggi auto e alle fermate del trasporto pubblico locale, con una pista ciclabile da una parte e il traffico delle auto dall’altra. Le banchine non sono continue, ma vengono interrotte per una trentina di volte (con gradini) a causa degli accessi ai passi carrai per le auto. Inoltre tengono i fruitori lontani dal largo marciapiede del viale e quindi dai negozi. “Questo modo di realizzare l’accessibilità porta ad un altro isolamento”, sostiene Antonino Russo. “Le associazioni non sono state coinvolte e credo che verrà richiesta una profonda revisione di quanto è stato fatto ai marciapiedi, anche perché il percorso è mal collegato con la stazione ferroviaria e con l‘accesso all’Arena. Inoltre la segnaletica orizzontale e verticale non è stata adeguata ai criteri della progettazione universale e mancano del tutto le mappe tattili”. Carlo Piazza, presidente dell’Osservatorio di Comunità per i diritti sociali di Verona, a fine gennaio aveva scritto all’ingegnere Giuseppe Fasiol, commissario straordinario per le Paralimpiadi: “Al fine di migliorare l’accessibilità di Corso Porta Nuova sono stati realizzati interventi la cui efficacia è discutibile, ma avendo appreso la sua disponibilità ‘ad affinare gli interventi’ avanziamo alcune proposte”. Riguardano, ad esempio, l’altezza delle banchine “non adeguata per una facile fruizione dei servizi di trasporto pubblico”. Le associazioni avevano suggerito, in attesa di una radicale rivisitazione, “di non spendere più un euro” per quello che definiscono un “non percorso”, salvo “gli interventi per mettere in sicurezza le persone, rallentando le biciclette con dissuasori di velocità posti sulle nuove ciclabili in prossimità delle rampe di accesso alle banchine”. La lettera si concludeva: “Dopo i Giochi sarà opportuno ridefinire il layout dell’intervento in considerazione degli interessi, ma soprattutto dei diritti dei cittadini”. Una giustificazione dei lavori incompleti è venuta dal commissario Fasiol, che è entrato nella gestione dell’evento paralimpico solo lo scorso agosto, quando tutto era già programmato. “Sistemare la platea dell’Arena per i Giochi non era possibile perché doveva essere occupata dal palco degli show. Un’eredità delle Olimpiadi è costituita comunque anche dall’applicazione delle linee guida della Regione Veneto che seguono l‘Universal Design che tiene conto delle esigenze delle persone con disabilità”. L'articolo Paralimpiadi, Arena di Verona “accessibile” solo per una sera: spariti rampe e tappeti, i veri lavori sono in ritardo e inadeguati. “Ci eravamo illusi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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E-family bloccato e rimborsi Inps a 5 mesi: il sistema continua a penalizzare chi assiste i disabili
E-family, Home Care Premium e sostegno al caregiver. Parole difficili che coprono il baratro di chi deve far quadrare i conti per assistere un congiunto gravemente disabile. Tristemente noti i ritardi e i disservizi nel sociale italiano: mentre si pavoneggiano inneggiando al progresso con quella beffa di riconoscimento della figura (sfigurata dalla politica) del caregiver, si posa sulle nostre spalle – già pesantemente caricate – anche il bando E-family mancato e quella follia del nuovo meccanismo Inps per Home Care Premium. Il bando E-family della Regione Lazio. Ricordate la piattaforma lampo del 2025? Durata circa due ore e fondi esauriti? Era grasso che cola considerando che il dott. Maselli, assessore regionale ai Servizi sociali, e tutto il suo entourage garantiscono il nuovo bando da mesi ma non si vede luce. E neanche l’ombra. Tante voci da lotteria sui nuovi criteri che ignorano la stessa esistenza del Por e della normativa europea. Volevano allora aggrapparci all’Home Care Premium che già di per sé è rivolto solo ai dipendenti pubblici e loro congiunti. Nulla di fatto. Anche qui Inps sceglie il disservizio e cambia le procedure: rimborsi ogni 5 mesi. Quindi il ragionamento è il solito di sempre: sei beneficiario di un aiuto perché dimostri di avere un disagio economico? Io Stato ti garantisco un contributo per assumere un lavoratore, tu lo assumi ma ti do i soldi ogni 5 mesi (hcp) o non rinnovo il bando (E-family) o ti garantisco grandi novità (caregiver). Risultato? Chi ha assunto ora ha contratto debiti o per pagare o perché dovrà pagare dopo. E deve licenziare. I lavoratori, perdendo ogni forma di certezza, devono andare a casa e senza Naspi perché i contratti così brevi e già miseri non garantiscono nessun welfare concreto e serio. Però poi parliamo di inclusione e diritti. Poi affidiamo agli psicologi online i caregiver, poverini, tutti matti a forza di accudire. E’ vergognoso. La vera misura di contrasto sarebbe un ricorso collettivo che sancisca in tribunale quale sopruso, abuso e interruzione di servizio essenziale e assistenziale sia di fatto perpetrato ai danni dei più fragili. Chiedo che si faccia seriamente ognuno il proprio mestiere e che si provveda con estrema urgenza a far uscire il bando E-family, a questo punto biennale, e che non si stravolgano i criteri: non si puniscano i percettori già impegnati che stanno pagando operatori facendo affidamento sulla finestra di rimborso di 18 mesi per le 12 mensilità. In tutto questo a Roma il trasporto collettivo è in tilt. Il budget ridotto favorisce gli utenti più prossimi alle zone centrali distruggendo le possibilità aggregative, inclusive, lavorative e riabilitative dei disabili più svantaggiati delle periferie. Continuo a chiedermi come certi addetti possano partorire queste aberrazioni senza correre a correggerle e come possano vivere tranquillamente davanti alla somma di disagi che rendono invivibili esistenze già difficili. Spero che tutto si possa sbloccare al più presto. Ai caregiver vorrei solo dire che non sarà mai una parola inglese a classificare ciò che portiamo nel cuore. Alla faccia di chi con questi mezzucci ci toglie di fatto anche la possibilità di scendere in piazza a manifestare. E quest’ultima dell’E-family forse è la privazione più grave ai danni di chi assiste un malato gravissimo per 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno: che la Regione Lazio, l’Inps e tutti gli uffici territoriali dei comuni ripassino un pochino alcune normative. Ricordiamoci la Costituzione, perché nessuno ha inventato nulla. Basterebbe solo lavorare con etica e serietà anche a beneficio di chi paga le tasse per contribuire onestamente al welfare. Il diritto sociale non è un opinione personale. Non ci resta che attendere a testa bassa e con una stanchezza infinita. L'articolo E-family bloccato e rimborsi Inps a 5 mesi: il sistema continua a penalizzare chi assiste i disabili proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rinfresco il codice della strada a chi non ha fatto entrare una persona in carrozzina nel suo bar
Mi irrita molto sapere che nel 2026 una persona con la propria carrozzina elettrica non possa entrare in un bar perché sporca il pavimento. Proprio così: un sessantaseienne con la propria consorte non è potuto entrare in un locale di Aprilia perché gli pneumatici della sua carrozzina elettrica potevano rigare o macchiare il pavimento, questa è stata la motivazione che il personale del locale pare abbia fornito. Quando sento dare ancora certe giustificazioni per non far entrare le persone nei locali mi chiedo: ma quanto lavoro c’è da fare ancora per arrivare ad una vera inclusione? Per una persona disabile la carrozzina manuale o elettrica che sia, gli permette di muoversi, o sbaglio? Vorrei proprio vedere se il personale del locale controlla la suola delle scarpe di tutti i clienti per verificare che non ci sia un sassolino che possa graffiare il pavimento o se le suole siano veramente pulite da non lasciare nessun segno sul pavimento? Finché non capiamo veramente a cosa serve una carrozzina, uno scivolo, un cane guida ecc., è inutile fare tanti discorsi sull’inclusione e voler cambiare la terminologia legata alla disabilità. Bisogna educare le persone a confrontarsi e a capire chi è che le circonda, in altre parole, dobbiamo tornare ad essere empatici che non significa provare pietà, ma significa percepire l’altro, i suoi bisogni, le sue emozioni per poi se serve aiutarsi reciprocamente e crescere insieme. Tornando all’episodio accaduto al signore di Aprilia, “l’articolo 190 del codice della strada, le sedie a ruote utilizzate da persone con ridotta capacità motoria sono equiparate ai pedoni. Questa classificazione garantisce loro il diritto di: – Circolare liberamente su marciapiedi e aree pedonali. – Accedere a edifici pubblici, musei e centri commerciali. – Entrare in bar, ristoranti e negozi senza limitazioni. L’ausilio meccanico o elettrico è considerato un’estensione della persona e, pertanto, non può essere sottoposto ai divieti applicati a biciclette o motocicli”. Possiamo fare mille leggi e mille regolamenti, ma se non c’è l’empatia e la sensibilità verso l’altro, a mio parere tutto ciò serve a poco. Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it L'articolo Rinfresco il codice della strada a chi non ha fatto entrare una persona in carrozzina nel suo bar proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Duchenne e Becker, non solo ricerca: la campagna per mappare le barriere architettoniche in Italia
Ricerca scientifica con l’illustrazione dei più recenti studi clinici, una tavola rotonda sul processo regolatorio dei farmaci in Europa, empowerment dei pazienti nel loro percorso di cura, laboratorio di affettività e sessualità, pet terapy per i più piccoli oltre a training autogeno per i genitori e un approfondimento sull’accessibilità e mappe digitali. Si tratta di un vasto programma quello previsto in occasione della XXIII Conferenza Internazionale sulla distrofia muscolare di Duchenne e Becker (DMD/BMD), organizzata da Parent Project, che si svolgerà da venerdì 27 febbraio a domenica 1 marzo a Roma, presso l’Ergife Palace Hotel. In particolare ilfattoquotidiano.it ha contattato l’associazione facendo un focus sulla campagna nazionale lanciata a dicembre dal titolo “Un passo alla volta”, dedicata al tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche attraverso l’uso della tecnologia digitale. “La nostra iniziativa prevede la realizzazione di una grande mappa interattiva dell’accessibilità del territorio italiano attraverso la compilazione di un questionario online, aperto a tutti i cittadini e cittadine, con o senza disabilità”. A dirlo a ilfattoquotidiano.it è Giuseppe Giardina, psicologo del Centro Ascolto Duchenne di Parent Project. Un tema, quello dell’accessibilità, inteso non solo come superamento delle barriere architettoniche, ma come condizione essenziale per la qualità della vita, delle relazioni e del benessere psicologico delle persone interessate, e come processo che coinvolge la cittadinanza in generale. “Accedere a spazi pubblici pienamente accessibili è un diritto di tutte le persone, sancito dalla legge. Attraverso i Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), aggiunge Giardina, “ogni Comune dovrebbe monitorare, progettare e pianificare interventi per superare le barriere architettoniche”. Oltre la metà dei Comuni italiani però non applicano la normativa o lo fanno in maniera insufficiente e l’Italia nel 2023 aveva ricevuto dall’Unione europea una richiesta formale di non conformità con una procedura d’infrazione rispetto alle barriere architettoniche con una petizione di un attivista con disabilità italiano andato a Bruxelles per denunciare la situazione. “La mappa digitale sarà solo un primo passo”, spiega Giardina, “quelli successivi saranno l’elaborazione di report annuali con dati ed approfondimenti, un coinvolgimento dei media per focalizzare sempre più l’attenzione della società civile sul tema dell’accessibilità, iniziative di advocacy a livello locale, per entrare in dialogo con le amministrazioni nelle situazioni più critiche e la premiazione periodica delle città più accessibili”. L’accessibilità va sempre garantita a tutti e Parent Project propone uno strumento per migliorare la situazione. “Gli spazi in cui viviamo non sono mai neutri”, afferma Giardina, “possono facilitare oppure ostacolare l’autonomia, la partecipazione attiva, la possibilità di scegliere e di progettare la propria vita”. Lo psicologo del Centro Ascolto Duchenne sottolinea che “dalle esperienze delle tante famiglie con le quali siamo in contatto emergono spesso le criticità ancora presenti negli spazi pubblici, a partire da scuole e università. Spesso l’accessibilità diventa la “battaglia” di una singola persona con disabilità, mentre in realtà dovrebbe essere affrontata come una responsabilità collettiva, un cambiamento culturale profondo e necessario che riguarda direttamente tutti e che deve coinvolgere l’intera comunità”. L'articolo Duchenne e Becker, non solo ricerca: la campagna per mappare le barriere architettoniche in Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Come favorire l’inclusione delle persone disabili nel mondo del lavoro, oltre le barriere
di Giuseppe Leocata, medico del lavoro Delle possibilità di lavoro per le persone con disabilità si parla e si discute e si concorda, quando si riesce, nei Contratti Nazionali; questi possono essere definiti come accordi stipulati liberamente tra due o una pluralità di soggetti (Stato, Amministrazioni Pubbliche e Sindacati) al fine di collaborare su progetti comuni e per raggiungere obiettivi condivisi; questi Contratti nascono dall’accordo volontario delle parti, non da una legge imposta, creano obblighi giuridici specifici per le parti contraenti, stabiliscono norme e obblighi specifici per regolare un determinato rapporto, a differenza delle norme stabilite dalla legge. La legislazione in materia si è evoluta nel tempo, passando dal collocamento obbligatorio all’avviamento mirato, un’opportunità per le parti in gioco come contributo alla costruzione di una società fatta di tanti puzzle che si incastrano per costruire una ‘casa comune’. Eppure, ancora oggi e in diverse situazioni, le persone con disabilità vengono vissute come portatori di complessità. Visione a 360 gradi La problematica delle persone con disabilità è ampia, trasversale, a 360 gradi e riguarda la vita quotidiana nel suo complesso, quella lavorativa e quella extra, con il coinvolgimento delle famiglie, di eventuali caregivers o centri di accoglienza. In occasione ‘dell’avviamento lavorativo mirato’ e del mantenimento in una specifica attività lavorativa, non è possibile attuare un metodo deterministico: la persona umana non è un robot ma un essere complesso e variegato il cui percorso non può essere stereotipato. Design for all, barriere e accomodamenti ragionevoli Nei luoghi di lavoro – percorso che dovrebbe essere seguito anche nella vita quotidiana in casa e fuori – è opportuno mettere in atto il ‘design for all’ e gli opportuni ‘accomodamenti ragionevoli’ al fine di abbattere le eventuali ‘barriere’ presenti. Tale approccio va riferito ad alcune categorie di persone: – sane che si ammalano/infortunano e vogliono rimanere a lavoro o trovarne un altro, – sane che diventano invalide e che vanno mantenute/ricollocate a lavoro, – con disabilità civili magari dalla nascita da avviare al lavoro, – categorie diverse da prendere in considerazione a seconda della loro specificità. Quello che bisogna cercare – per coloro tra questi che sono ancora in grado di svolgere una attività lavorativa, nonostante la disabilità, e che lo vogliono – è una strada che percorra delle soluzioni di base; a queste dovrebbero essere indirizzati i lavoratori con una disabilità tale da non impedire loro di trovare una occupazione dignitosa, rispettosa del loro essere e produttiva per l’impresa ospitante e per la società (si fa riferimento non soltanto alla disabilità fisica e sensoriale ma anche e soprattutto a quella intellettiva e mentale, a cui afferiscono le cosiddette fasce deboli tra i deboli). Nel caso dell’avviamento mirato e del mantenimento a lavoro di persone con disabilità, bisogna ampliare l’ottica con cui si affronta e si gestisce la problematica. Questa va affrontata in un’ottica culturale, sociale, condivisa e solidale che va oltre le pure utili e avanzate normative; se la società non si fa carico di queste problematiche e non ci si confronta e non si opera di conseguenza, i cosiddetti ‘obblighi’ cambiano poco la realtà delle cose. Il discorso, inoltre, non può essere ridotto alla pur positiva compartecipazione tra lavoratore e datore di lavoro; in azienda vanno coinvolte tutte le figure in gioco, quelle della prevenzione (Rspp, medico competente e Rrlls), quelle delle decisioni (oltre il datore di lavoro, anche i dirigenti e i preposti) e – non ultimi – tutti i lavoratori affinché comprendano la problematica e non isolino i colleghi con disabilità “meno o diversamente produttivi”. In ambito aziendale, si può senz’altro pensare alla relazione tra ambiente di lavoro e risultati ottenibili con una sua corretta gestione, anche in termini di: profitto, efficienza, creatività, rinnovamento e benessere lavorativo; ciò tenendo conto anche delle necessità di tutti i lavoratori (non soltanto quelli con disabilità) nel luogo di lavoro, in relazione alle loro esigenze fisiche (comfort antropometrico e spaziale e comfort ambientale) e alle loro esigenze psico-sociali (supporto cognitivo e motivazionale, supporto sociale e qualità estetiche). In conclusione e in termini trasversali, questo percorso deve condurre a modifiche e adattamenti necessari e appropriati per garantire a tutte le persone con disabilità – nel luogo di lavoro, in famiglia e nella società – il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali. L'articolo Come favorire l’inclusione delle persone disabili nel mondo del lavoro, oltre le barriere proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dov’è l’inclusività dei Giochi? L’organizzazione deve stare più attenta agli spettatori disabili
Mi dispiace molto per le difficoltà e i momenti di disagio che l’avvocato Lisa Noja (Consigliere della Regione Lombardia) ha dovuto vivere per poter assistere alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, tenutasi venerdì 6 febbraio presso lo stadio San Siro a Milano. Lisa per poter arrivare nell’area dedicata con la sua carrozzina elettrica ha dovuto compiere il giro di tutto lo stadio perché i varchi riservati ai disabili erano chiusi, vedendosi così costretta ad attraversare il fiume di gente accalcata al solo ingresso consentito. Trovandosi in una situazione di totale insicurezza, ha chiesto l’intervento di due poliziotti, molto gentili, che hanno subito cercato di aiutarla. Il disagio non riguardava solo le persone che per spostarsi usano la carrozzina elettrica, ma anche chi aveva difficoltà di deambulazione, in quanto non potendo percorrere lunghi tratti ed attraversare una moltitudine di gente hanno incontrato non poche difficoltà. Un altro aspetto è messo in evidenza da una lettrice che mi ha raccontato la sua esperienza: Federica ha dovuto rinunciare al sogno di poter accompagnare la madre disabile al 100% alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi. “I biglietti per persone disabili – scrive nella lettera – NON sono compresi nella promo 2+1 di cui i giornali hanno parlato. L’acquisto di un biglietto garantisce una sola persona (l’accompagnatore) seduta accanto; famiglie come la mia con una persona disabile si ritrovano così separate oppure costrette a non partecipare”. La sua testimonianza è approfondita in un articolo di Renato La Cara su questo sito. Mi chiedo, ma l’inclusività tanto decantata di queste Olimpiadi dov’è? Il Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2026, presieduto dal Dottor Giovanni Malagò, perché non ha posto maggior attenzione a questi aspetti? Ringrazio l’avvocato Lisa Noja e la signora Federica per le loro segnalazioni, rinnovo l’invito a tutte le persone che si recheranno ad assistere alle Olimpiadi e Paralimpiadi a segnalare le loro esperienze negative, ma anche positive legate all’accessibilità e accoglienza per le persone disabili e con difficoltà motorie e sensoriali. Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it L'articolo Dov’è l’inclusività dei Giochi? L’organizzazione deve stare più attenta agli spettatori disabili proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Vicenza, dimentica l’abbonamento del pullman: studente 15enne disabile lasciato a terra sotto la pioggia
Si è subito avvicinato all’autista dicendogli di avere dimenticato l’abbonamento. Ma in risposta è stato immediatamente fatto scendere dal bus. C’è un nuovo caso in Veneto con protagonista, questa volta, uno studente 15enne disabile. Il giovane, salito alla fermata del Piovene, a San felice, nel Vicentino, temeva di essersi scordato l’abbonamento – che poco dopo ha invece scoperto di avere con sé – per questo ha provato a spiegare la situazione all’autista. La madre del ragazzo ha poi denunciato l’episodio a Il Giornale di Vicenza per denunciare l’accaduto. La società di autotrasporto, Svt, ha già avviato una verifica sottolineando che “se l’episodio dovesse essere confermato, il comportamento descritto sarà sanzionato in quanto palesemente in contrasto con la politica di Svt, nonchè con le regole di viaggio descritte anche nella carta dei Servizi Aziendali”. Proprio sul documento viene sottolineato che “per gli abbonanti, in caso di mancata esibizione dell’abbonamento su richiesta degli agenti accertatori, la sanzione comminata potrà essere annullata qualora entro i successivi 15 giorni l’utente possa dimostrare di essere in possesso di un titolo nominativo risultante in corso di validità al momento dell’accertamento”. In questo caso, però, non c’è stata alcuna sanzione, come avrebbe dovuto esserci, ma solo l’invito al ragazzo di scendere dal bus. “Gli è stato detto di scendere – ha infatti raccontato la madre – e lui è rimasto lì da solo, alla fermata del bus, sotto la pioggia. Poi ci ha chiamato con il cellulare e il nonno è andato a prenderlo”. La donna si è chiesta perché non “è stata fatta una multa al figlio, come è previsto, e poi avremmo potuto dimostrare che ne era in possesso”. L’accaduto giunge dopo pochi giorni da un altro evento simile, accaduto nel Bellunese, in cui un bambino di 11 anni era stato fatto scendere dal pullman perché aveva il biglietto, ma non quello “olimpico”: arrivato a casa dopo 6 chilometri di cammino a 3 gradi sotto zero. Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, ha commentato la vicenda: “Le notizie che arrivano dal Vicentino, se confermate, lasciano amarezza. Un ragazzo di 15 anni con disabilità, rimasto alla fermata sotto la pioggia dopo essere stato fatto scendere dal bus, non è solo un fatto di regole: è una questione di umanità, di responsabilità, di buon senso. Dove è finita l’umanità, se un minore con disabilità che chiede aiuto viene lasciato solo?”. L'articolo Vicenza, dimentica l’abbonamento del pullman: studente 15enne disabile lasciato a terra sotto la pioggia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scarpe ortopediche a titolo gratuito per i disabili, il Piemonte vota no: e i genitori di una bimba pagano fino a 800 euro
No alle scarpe ortopediche di serie a titolo gratuito alle persone con disabilità motoria aventi diritto. È quanto ha votato il Consiglio regionale del Piemonte che ha respinto il 30 gennaio l’ordine del giorno presentato dalla consigliera di Alleanza Verdi Sinistra, Valentina Cera, che chiedeva di garantire a costo zero per le famiglie la fornitura o il rimborso delle calzature ortopediche di serie. Si tratta di una tipologia di ausili che non vengono più erogati da circa un anno gratuitamente a seguito dell’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e l’entrata in vigore del nuovo Nomenclatore tariffario. Dal primo gennaio 2025 queste scarpe sono uscite dalla copertura del servizio nazionale pubblico, ambito sanitario che spetta però alle Regioni garantire. Restano incluse le scarpe ortopediche realizzate su misura a fronte dell’esclusione dal Nomenclatore anche dei codici di alcuni ausili per le carrozzine elettriche, con le Regioni che continuano a procedere in ordine sparso. Contattato da ilfattoquotidiano.it l’assessore piemontese Fdi alla Sanità Federico Riboldi si è giustificato dicendo che mancano le risorse: “Purtroppo a livello sanitario la Regione non ha un bilancio con segno positivo. Senza attingere dai fondi statali sulla sanità al momento non abbiamo le risorse sufficienti per farlo in autonomia come Piemonte”. Qualcosa verrà fatto? “L’assessorato alla Sanità non ha margini di manovra per affrontare interventi extra-Lea, siamo consapevoli dei disagi e ci dispiace, proveremo a recuperare le risorse che occorrono dai fondi del comparto Welfare ma non sono infiniti”. Il problema è nazionale, sostiene Riboldi. “Il cambio del nomenclatore ha portato ad escludere alcuni tipi di prestazione. Stiamo lavorando con l’assessore al Welfare per riportarle all’interno della Regione Piemonte e lo stesso stiamo facendo da mesi in Conferenza delle Regioni”. Resta il fatto che nemmeno in Piemonte si possono erogare a titolo gratuito ausili di cui le persone con disabilità motoria hanno assoluto bisogno per una vita dignitosa. È passato oltre un anno dall’entrata in vigore del Decreto Tariffe, approvato a novembre 2024, ma solo alcune amministrazioni regionali virtuose, ad esempio Lombardia, Lazio e Toscana, sono intervenute per erogare gratis le scarpe ortopediche di serie essenziali per la qualità di vita di donne e uomini che vivono condizioni di fragilità. Inoltre il Decreto Tariffe è stato anche bocciato dal Tar del Lazio il 10 dicembre scorso “per grave difetto di istruttoria” e il ministero della Salute guidato da Orazio Schillaci ha un anno di tempo per aggiornarlo correttamente. Le scarpe ortopediche sono a pagamento e questo provoca in quasi tutta Italia gravi disagi e scarica sulle famiglie le spese di acquisto fino a circa 400 euro per un paio di calzature del genere. Per denunciare quanto sta accadendo, Fabrizio Schiavo, papà di una bambina con disabilità, che vive a Villar Perosa della Città metropolitana di Torino racconta a ilfattoquotidiano.it che “in un anno abbiamo pagato circa 800 euro per le calzature di mia figlia, ma il sistema sanitario pubblico non ci rimborsa più. È un problema non solo piemontese”. “Nel frattempo però altre Regioni”, evidenzia Schiavo, “hanno ripristinano la fornitura di tutte le scarpe ortopediche, non solo quelle su misura. In Piemonte invece no. Abbiamo contattato via PEC l’ufficio dell’assessore piemontese della Sanità e ci hanno risposto che loro continuano a segnalare la criticità al Ministero della Salute”. “Cosa significa lo sappiamo – aggiunge Schiavo – è un problema, ma non lo risolviamo. Nel frattempo, arrangiatevi. Non tutte le famiglie possono permettersi di pagare 400 euro un paio di scarpe ortopediche di serie”, attacca Schiavo. “Non si tratta di un vuoto normativo e non risulta un problema di interpretazioni. È una scelta politica precisa, che sposta il costo della disabilità dal sistema pubblico alle famiglie aventi diritto costrette a dover pagare di tasca propria dispositivi e ausili essenziali”, commenta a ilfattoquotidiano.it l’avvocato dell’associazione Luca Coscioni Alessandro Bardini, esperto del settore che segue la questione da diversi anni. Sul tema dell’aggiornamento dei Lea è intervenuta il 27 gennaio 2026 presso la XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati anche la Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie che ha chiesto il riconoscimento di reali margini di flessibilità nella prescrizione e nell’erogazione degli ausili, anche in deroga agli elenchi standard, qualora la valutazione multidimensionale evidenzi bisogni complessi. “Non stiamo chiedendo semplici concessioni tecniche”, ha evidenziato il presidente della Fish Vincenzo Falabella, “ma il riconoscimento del diritto a vivere una vita autonoma. L’aggiornamento dei Lea non può restare un esercizio burocratico o un’operazione di pura compensazione della spesa. Gli ausili – ha aggiunto – non sono una merce, sono il mezzo che permette a una persona con disabilità di studiare, lavorare e partecipare attivamente alla società. Se vogliamo davvero parlare di inclusione, il Servizio Sanitario deve parlare la lingua del ‘Progetto di Vita’, garantendo che la tecnologia sia al servizio delle persone”. L'articolo Scarpe ortopediche a titolo gratuito per i disabili, il Piemonte vota no: e i genitori di una bimba pagano fino a 800 euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Speravo che Meloni si mettesse al servizio dei cittadini: non è così per i disabili
Quando i cittadini di un paese sono costretti a scegliere fra curarsi o mangiare, significa che il sistema paese ha fallito e a questo punto ci sono solo due soluzioni: 1 – Chi lo governa questo paese deve creare un piano strutturale per aiutare le persone in difficoltà. 2 – Se chi ci governa non è in grado, o non vuole per scelte politiche o personali di cambiare l’importanza delle priorità di questo paese deve riconoscere il proprio fallimento e lasciare spazio ad altri. Come ho già detto più volte nei miei articoli, far politica significa mettersi al servizio dei cittadini: non è certo facendo pagare gli ausili alle famiglie delle persone disabili o dando 400 € al mese alle persone che assistono un proprio caro che si supporta e si tutela chi è in difficoltà, o mi sbaglio? Non è assolutamente vero che non ci sono i soldi e che non si poteva fare di più, perché se l’interesse a investire in un determinato settore, porta dei vantaggi politici ed economici le coperture economiche si trovano. Da molti anni mi occupo di tematiche sociali e sinceramente non ho mai capito perché il settore del welfare è uno degli ambiti più penalizzati a livello di copertura economica. Investire nel sociale può avere due vantaggi: – Il popolo vive meglio E se sta meglio, produce di più; – Se chi governa fa realmente star bene il popolo ne guadagna a livello di voti e di consensi. Anni fa mi confrontavo molto spesso con gli uffici che collaborano con il ministero dell’Economia e Finanza perché ritenevo che 256 € al mese di invalidità civile fossero una cosa scandalosa. Quando il Comitato 16 novembre organizzava proteste sotto il ministero dell’Economia e Finanza, da Bassano del Grappa via telefono, tenevo i rapporti con i manifestanti che erano fuori al freddo e intubati e contemporaneamente dialogavo con gli uffici del ministero affinché i rappresentanti del Comitato fossero ricevuti e soprattutto ascoltati. Grazie anche alla sensibilità dei funzionari del Ministero che ci hanno aiutato a far sentire la nostra voce, siamo riusciti ad avere qualche piccolo aumento nella pensione di invalidità, il ministro dell’epoca se non sbaglio era Giulio Tremonti. Speravo il governo Meloni riuscisse a dare una svolta epocale a questo paese, come effettivamente aveva annunciato, ma purtroppo non è così, anzi, mi sembra stia facendo come li icneumone che paralizza la propria preda senza ucciderla, ha lasciato il popolo con misure rivolte al sostegno per chi è in difficoltà ridotte al minimo. Io continuerò sempre a dare voce al popolo e ai bisogni reali del paese, vi invito a non arrendervi mai. Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it e redazioneweb@ilfattoquotidiano.it L'articolo Speravo che Meloni si mettesse al servizio dei cittadini: non è così per i disabili proviene da Il Fatto Quotidiano.
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