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Scarpe ortopediche a titolo gratuito per i disabili, il Piemonte vota no: e i genitori di una bimba pagano fino a 800 euro
No alle scarpe ortopediche di serie a titolo gratuito alle persone con disabilità motoria aventi diritto. È quanto ha votato il Consiglio regionale del Piemonte che ha respinto il 30 gennaio l’ordine del giorno presentato dalla consigliera di Alleanza Verdi Sinistra, Valentina Cera, che chiedeva di garantire a costo zero per le famiglie la fornitura o il rimborso delle calzature ortopediche di serie. Si tratta di una tipologia di ausili che non vengono più erogati da circa un anno gratuitamente a seguito dell’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e l’entrata in vigore del nuovo Nomenclatore tariffario. Dal primo gennaio 2025 queste scarpe sono uscite dalla copertura del servizio nazionale pubblico, ambito sanitario che spetta però alle Regioni garantire. Restano incluse le scarpe ortopediche realizzate su misura a fronte dell’esclusione dal Nomenclatore anche dei codici di alcuni ausili per le carrozzine elettriche, con le Regioni che continuano a procedere in ordine sparso. Contattato da ilfattoquotidiano.it l’assessore piemontese Fdi alla Sanità Federico Riboldi si è giustificato dicendo che mancano le risorse: “Purtroppo a livello sanitario la Regione non ha un bilancio con segno positivo. Senza attingere dai fondi statali sulla sanità al momento non abbiamo le risorse sufficienti per farlo in autonomia come Piemonte”. Qualcosa verrà fatto? “L’assessorato alla Sanità non ha margini di manovra per affrontare interventi extra-Lea, siamo consapevoli dei disagi e ci dispiace, proveremo a recuperare le risorse che occorrono dai fondi del comparto Welfare ma non sono infiniti”. Il problema è nazionale, sostiene Riboldi. “Il cambio del nomenclatore ha portato ad escludere alcuni tipi di prestazione. Stiamo lavorando con l’assessore al Welfare per riportarle all’interno della Regione Piemonte e lo stesso stiamo facendo da mesi in Conferenza delle Regioni”. Resta il fatto che nemmeno in Piemonte si possono erogare a titolo gratuito ausili di cui le persone con disabilità motoria hanno assoluto bisogno per una vita dignitosa. È passato oltre un anno dall’entrata in vigore del Decreto Tariffe, approvato a novembre 2024, ma solo alcune amministrazioni regionali virtuose, ad esempio Lombardia, Lazio e Toscana, sono intervenute per erogare gratis le scarpe ortopediche di serie essenziali per la qualità di vita di donne e uomini che vivono condizioni di fragilità. Inoltre il Decreto Tariffe è stato anche bocciato dal Tar del Lazio il 10 dicembre scorso “per grave difetto di istruttoria” e il ministero della Salute guidato da Orazio Schillaci ha un anno di tempo per aggiornarlo correttamente. Le scarpe ortopediche sono a pagamento e questo provoca in quasi tutta Italia gravi disagi e scarica sulle famiglie le spese di acquisto fino a circa 400 euro per un paio di calzature del genere. Per denunciare quanto sta accadendo, Fabrizio Schiavo, papà di una bambina con disabilità, che vive a Villar Perosa della Città metropolitana di Torino racconta a ilfattoquotidiano.it che “in un anno abbiamo pagato circa 800 euro per le calzature di mia figlia, ma il sistema sanitario pubblico non ci rimborsa più. È un problema non solo piemontese”. “Nel frattempo però altre Regioni”, evidenzia Schiavo, “hanno ripristinano la fornitura di tutte le scarpe ortopediche, non solo quelle su misura. In Piemonte invece no. Abbiamo contattato via PEC l’ufficio dell’assessore piemontese della Sanità e ci hanno risposto che loro continuano a segnalare la criticità al Ministero della Salute”. “Cosa significa lo sappiamo – aggiunge Schiavo – è un problema, ma non lo risolviamo. Nel frattempo, arrangiatevi. Non tutte le famiglie possono permettersi di pagare 400 euro un paio di scarpe ortopediche di serie”, attacca Schiavo. “Non si tratta di un vuoto normativo e non risulta un problema di interpretazioni. È una scelta politica precisa, che sposta il costo della disabilità dal sistema pubblico alle famiglie aventi diritto costrette a dover pagare di tasca propria dispositivi e ausili essenziali”, commenta a ilfattoquotidiano.it l’avvocato dell’associazione Luca Coscioni Alessandro Bardini, esperto del settore che segue la questione da diversi anni. Sul tema dell’aggiornamento dei Lea è intervenuta il 27 gennaio 2026 presso la XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati anche la Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie che ha chiesto il riconoscimento di reali margini di flessibilità nella prescrizione e nell’erogazione degli ausili, anche in deroga agli elenchi standard, qualora la valutazione multidimensionale evidenzi bisogni complessi. “Non stiamo chiedendo semplici concessioni tecniche”, ha evidenziato il presidente della Fish Vincenzo Falabella, “ma il riconoscimento del diritto a vivere una vita autonoma. L’aggiornamento dei Lea non può restare un esercizio burocratico o un’operazione di pura compensazione della spesa. Gli ausili – ha aggiunto – non sono una merce, sono il mezzo che permette a una persona con disabilità di studiare, lavorare e partecipare attivamente alla società. Se vogliamo davvero parlare di inclusione, il Servizio Sanitario deve parlare la lingua del ‘Progetto di Vita’, garantendo che la tecnologia sia al servizio delle persone”. L'articolo Scarpe ortopediche a titolo gratuito per i disabili, il Piemonte vota no: e i genitori di una bimba pagano fino a 800 euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Speravo che Meloni si mettesse al servizio dei cittadini: non è così per i disabili
Quando i cittadini di un paese sono costretti a scegliere fra curarsi o mangiare, significa che il sistema paese ha fallito e a questo punto ci sono solo due soluzioni: 1 – Chi lo governa questo paese deve creare un piano strutturale per aiutare le persone in difficoltà. 2 – Se chi ci governa non è in grado, o non vuole per scelte politiche o personali di cambiare l’importanza delle priorità di questo paese deve riconoscere il proprio fallimento e lasciare spazio ad altri. Come ho già detto più volte nei miei articoli, far politica significa mettersi al servizio dei cittadini: non è certo facendo pagare gli ausili alle famiglie delle persone disabili o dando 400 € al mese alle persone che assistono un proprio caro che si supporta e si tutela chi è in difficoltà, o mi sbaglio? Non è assolutamente vero che non ci sono i soldi e che non si poteva fare di più, perché se l’interesse a investire in un determinato settore, porta dei vantaggi politici ed economici le coperture economiche si trovano. Da molti anni mi occupo di tematiche sociali e sinceramente non ho mai capito perché il settore del welfare è uno degli ambiti più penalizzati a livello di copertura economica. Investire nel sociale può avere due vantaggi: – Il popolo vive meglio E se sta meglio, produce di più; – Se chi governa fa realmente star bene il popolo ne guadagna a livello di voti e di consensi. Anni fa mi confrontavo molto spesso con gli uffici che collaborano con il ministero dell’Economia e Finanza perché ritenevo che 256 € al mese di invalidità civile fossero una cosa scandalosa. Quando il Comitato 16 novembre organizzava proteste sotto il ministero dell’Economia e Finanza, da Bassano del Grappa via telefono, tenevo i rapporti con i manifestanti che erano fuori al freddo e intubati e contemporaneamente dialogavo con gli uffici del ministero affinché i rappresentanti del Comitato fossero ricevuti e soprattutto ascoltati. Grazie anche alla sensibilità dei funzionari del Ministero che ci hanno aiutato a far sentire la nostra voce, siamo riusciti ad avere qualche piccolo aumento nella pensione di invalidità, il ministro dell’epoca se non sbaglio era Giulio Tremonti. Speravo il governo Meloni riuscisse a dare una svolta epocale a questo paese, come effettivamente aveva annunciato, ma purtroppo non è così, anzi, mi sembra stia facendo come li icneumone che paralizza la propria preda senza ucciderla, ha lasciato il popolo con misure rivolte al sostegno per chi è in difficoltà ridotte al minimo. Io continuerò sempre a dare voce al popolo e ai bisogni reali del paese, vi invito a non arrendervi mai. Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it e redazioneweb@ilfattoquotidiano.it L'articolo Speravo che Meloni si mettesse al servizio dei cittadini: non è così per i disabili proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Concerti accessibili ai disabili, ho scritto al presidente del Veneto Stefani e mi ha risposto
Carissime lettrici e lettori, Come ricorderete, il 30 luglio 2024 avevo scritto una lettera al Presidente della Regione Luca Zaia perché sensibilizzasse gli organizzatori di eventi in Veneto a porre maggiore attenzione nei confronti delle persone con disabilità. Non avendo ricevuto nessuna risposta, non mi sono arreso e il 18 dicembre 2025 ho scritto al nuovo Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, chiedendogli per l’appunto di elaborare un testo per sensibilizzare gli organizzatori di eventi sulla visibilità per le persone disabili. Il 22 dicembre 2025 il Presidente della Regione Stefani mi ha risposto: “Pregiatissimo Dottor Faccio, grazie per la lettera che mi ha indirizzato e che ho letto attentamente all’indomani della mia presentazione della Giunta al Consiglio regionale, durante la quale ho messo al centro del programma di questa legislatura le tematiche sociali legate a fragilità e disabilità. Con piacere, in questa circostanza, ho considerato il suo scritto più che una segnalazione doverosa un utile contributo all’azione che intendo portare avanti. Siamo chiamati a lavorare perché ogni situazione di disagio possa contare sulla soluzione più appropriata. Il Sociale è l’ambito dove si giocheranno le sfide principali per il futuro dei Veneti; la nostra società è cambiata e dobbiamo superare insieme le fragilità sociali, le solitudini, le difficoltà delle famiglie, il disagio giovanile, le necessità assistenziali essenziali per la vita di anziani e persone con disabilità. Il problema che sottopone è prioritario in tema di inclusione e di superamento delle barriere non solo materiali ma anche culturali. Una risposta possiamo trovarla già nelle prossime Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Per le grandi manifestazioni collegate, si sta realizzando l’adeguamento di gran parte dell’anfiteatro veronese alle necessità e alla mobilità delle persone con disabilità. È il più importante progetto del genere in un sito storico così antico, ancora aperto al pubblico. L’impegno mio personale e di tutta l’amministrazione regionale verso questo ambito è certo. Raccogliendo la sua richiesta, sulla base di quanto è di nostra competenza, faremo tutto il possibile per sensibilizzare affinché l’organizzazione di eventi di ogni genere tenga presente le esigenze di tutti, favorendo in modo particolare la partecipazione dei cittadini con disabilità e le loro necessità. La ringrazio ancora per il contributo che ha inteso dare con la sua lettera e, salutandola, le invio i più sentiti auguri per le imminenti Festività natalizie.” Qui potete leggere la lettera originale. Ovviamente vigilerò insieme al Presidente perché la sensibilità verso i disabili sia applicata realmente durante gli eventi. Il contributo di voi lettori è preziosissimo perché le cose piano piano possono cambiare. Ho apprezzato molto che il Presidente della Regione Veneto abbia messo al centro del suo programma le tematiche sociali, giovanili e della disabilità. Ringrazio il Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani per avermi risposto così tempestivamente. Dott. Luca Faccio Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it e redazioneweb@ilfattoquotidiano.it L'articolo Concerti accessibili ai disabili, ho scritto al presidente del Veneto Stefani e mi ha risposto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milano, dopo le polemiche la Consulta per le persone con disabilità ha una nuova dirigenza
Dopo le turbolente dimissioni dell’ex vicepresidente Fortunato Nicoletti che ha lasciato il proprio incarico con accuse molto forti di “giochi di potere per guadagnare visibilità” e “situazione divenuta insostenibile per la mancanza di ascolto da parte dell’amministrazione comunale” – oltre al posto già in precedenza lasciato vacante dall’ex presidente Haydèe Longo – la Consulta cittadina per le persone con disabilità del Comune di Milano ha eletto nella seduta del 9 dicembre Mariella Meli e Ginevra Bocconcelli, rispettivamente nei ruoli di presidente e vice. Meli è una giurista e specializzanda in Diversity e Disability Manager, manager operativa presso lo Studio TremontiPartners e, parallelamente, lavora per la tutela dei diritti delle persone con disabilità in Lombardia. Meli, interpellata da ilfattoquotidiano.it, ha affrontato le polemiche che hanno riguardato l’organismo: “La Consulta è un organo composto da 15 membri, tutti diversi – per fortuna aggiungerei, rappresentiamo cittadini con disabilità e consideriamo la diversità una ricchezza – e si deve avere la capacità di trovare il minimo comune denominatore per poi ragionare con le istituzioni”, ha detto la presidente dell’Associazione Famiglie Disabili Lombarde, madre di Elisa, bambina di 10 anni con una grave disabilità, e di Leonardo. Sulle contestazioni sollevate ha aggiunto: “Apprezzo il contributo di Nicoletti e la sua esperienza. In Consulta avrebbe potuto essere ancora importante”. E sull’accusa di “giochi di potere”, ha ribattuto: “Mi permetta una riflessione: la Consulta è per definizione un organo che viene audito dal Comune su alcuni temi e le Istituzioni non hanno nessun obbligo di seguirne i consigli. Premesso, dunque, che la Consulta non ha alcun potere domando, quindi, giochi di potere per ottenere cosa? Visto che di potere non ne ha?”. I membri della Consulta, che ha la finalità principale di promuovere i diritti delle persone con disabilità e sostenere le loro famiglie, sono stati designati nel giugno 2023 dal sindaco del capoluogo lombardo Giuseppe Sala e hanno avuto difficoltà operative e di organizzazione nello svolgere il loro lavoro rispetto al ruolo e i rapporti con l’amministrazione comunale? “Le difficoltà ci sono state”, afferma la neo presidente, “per questo, in accordo con il Comune, metteremo mano ai regolamenti vecchi di una trentina di anni e sui flussi di lavoro con le istituzioni. Abbiamo a disposizione un tempo limitato (il mandato scade a maggio 2027, ndr), e non riusciremo a fare miracoli, ma il nostro intento è quello di lasciare una base concreta, un’eredità a chi ci sostituirà, affinché possano essere operativi fin da subito”. Si prospettano novità operative per migliorare la macchina organizzativa. Per l’ultimo anno e mezzo di incarico la Consulta si è data una “nuova struttura partecipativa diretta, suddivisa in quattro tavoli di lavoro: welfare, accessibilità e mobilità, antidiscriminazione e domiciliarità. In questi 4 tavoli”, spiega Meli, “i maggiori esperti per professionalità e/o esperienza (tutti membri della Consulta) parteciperanno attivamente con un minimo di due membri per ciascun tavolo per poter dare il proprio contributo. Inoltre tra gli obiettivi principali vogliamo predisporre un regolamento interno, un regolamento ‘esterno” ossia la formulazione di linee guida nei rapporti tra Consulta e Comune di Milano ma soprattutto tra Consulta e cittadinanza”. Tra i temi che riguardano le persone con disabilità c’è l’accessibilità e l’inclusione, in particolare in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina che si svolgeranno tra febbraio e marzo 2026. Da garantire soprattutto l’accessibilità delle strutture sportive e dei trasporti pubblici per migliaia di donne e uomini con disabilità motoria, sensoriale ma non solo. “Rispetto alle imminenti Olimpiadi e Paralimpiadi, non abbiamo ancora contezza di eventuali problematiche di accessibilità delle strutture sportive e/o di trasporti pubblici”, dice ancora Meli. Ci sono però alcuni aspetti critici da migliorare. “Abbiamo già avuto modo di discutere con il Comune sul nuovo regolamento dei taxi accessibili negli aeroporti di Malpensa e Linate, nonché sulle problematiche da risolvere nella linea della metropolitana M4, sulle problematiche risolte delle scale mobili dal mese di novembre ad oggi, ed ancora sulla necessità di risolvere le restanti nel prossimo mese. Insomma abbiamo già avuto modo di dire la nostra e le proposte avanzate sono al vaglio delle possibilità tecniche di realizzazione”, conclude la neo eletta presidentessa. L'articolo Milano, dopo le polemiche la Consulta per le persone con disabilità ha una nuova dirigenza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Decreto Tariffe bocciato dal Tar, il ministero dovrà rifarlo. “Si inseriscano anche gli ausili tornati a carico di chi ha disabilità”
Il Tar del Lazio ha bocciato “per grave difetto di istruttoria” il decreto Tariffe di novembre 2024 per la parte della protesica e ausili per le persone con disabilità. Con la sentenza pubblicata il 10 dicembre è stato accolto integralmente il ricorso presentato dalla Federazione Italiana degli Operatori in Tecniche Ortopediche (Fioto). Il ministero della Salute avrà un anno di tempo, a partire dalle precedenti sentenze del 22 settembre 2025, per riformularlo e produrre un nuovo Nomenclatore Tariffario Nazionale. “La sentenza conferma la necessità di tariffe realmente sostenibili e fondate sui costi effettivi della produzione”, commenta soddisfatta la Fioto. La Federazione ha annunciato che metterà a disposizione del dicastero guidato da Orazio Schillaci dati, competenze e contributi tecnici per la nuova fase istruttoria, affinché il futuro tariffario “rispecchi la qualità, la professionalità e la sostenibilità delle imprese che operano nei servizi essenziali del Servizio sanitario nazionale”. Il Tar del Lazio ha stabilito quindi che le nuove tariffe dovranno essere costruite su basi diverse, imponendo l’utilizzo di criteri trasparenti, dati reali e verifiche tecniche approfondite. Per consentire questa revisione totale, il giudice ha disposto che l’attuale nomenclatore resti in vigore solo per un periodo transitorio e limitato di un anno, al termine del quale dovrà essere sostituito per rispettare la normativa. Contattato da ilfattoquotidiano.it il consigliere generale dell’associazione Luca Coscioni avvocato Alessandro Bardini, che segue da anni il tema, afferma che “la nuova pronuncia del Tar Lazio sull’assistenza protesica, letta unitamente alle altre precedenti sentenze dello stesso Tribunale scaturite dalla class action promossa dalla Coscioni, mette in evidenza una criticità strutturale del sistema dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) così come attualmente configurato”. Con l’aggiornamento del Nomenclatore e l’entrata in vigore dal 1 gennaio di quest’anno, ilfattoquotidiano.it aveva sollevato il caso di alcuni codici di ausili come batterie, ruote e joystick per carrozzine elettriche ma anche di scarpe ortopediche di serie che erano stati eliminati dal tariffario provocando fortissimi disagi, per le persone con disabilità e le loro famiglie, che si sono trovati, spesso senza nemmeno essere stati avvisati dagli enti competenti, a dover pagare di tasca propria riparazioni e sostituzioni. “Auspichiamo”, dice l’esperto in materia della Coscioni, “che il ministero della Salute dia ascolto alle numerose segnalazioni degli utenti e che finalmente inserisca nel nomenclatore tutti gli ausili che ad oggi sono stati dimenticati rendendo i nuovi Lea veramente utilizzabili da tutti”. Bardini è durissimo perché “dalle decisioni giudiziarie emerge con chiarezza che il ministero ha affrontato la ‘riforma’ dell’assistenza protesica in modo approssimativo, in assenza di una reale istruttoria sui bisogni delle persone con disabilità e sui costi effettivi delle prestazioni”, elementi che costituiscono il presupposto indispensabile per qualunque scelta legittima in ambito sanitario. “In tutte queste pronunce”, sottolinea Bardini, “il giudice amministrativo non entra nel merito delle scelte tecniche o organizzative, ma riafferma un principio fondamentale di diritto pubblico: senza una istruttoria adeguata e motivata non può esservi legittimità dell’azione amministrativa”. “La discrezionalità della pubblica amministrazione non può mai tradursi in una decisione priva di metodo, dati e valutazioni concrete”, ribadisce Bardini. “La logica del risparmio”, aggiunge l’avvocato, “quando non è fondata su una valutazione tecnica seria, rischia di compromettere seriamente il diritto alla salute degli assistiti”. Sulla sentenza del Tar del Lazio interviene anche Massimo Pulin, presidente di Confimi Industria Sanità che rappresenta oltre 1.200 aziende e circa 32mila addetti che operano nei più differenti ambiti del settore. “Tra le priorità da reintrodurre nel Nomenclatore, tutti quei dispositivi e ausili, dalle carrozzine elettriche alle scarpe ortopediche di serie, per le persone con disabilità”. Ora la parola spetta al governo. L’attivista e blogger de ilfattoquotidiano.it Luca Faccio ha scritto un duro appello rivolto alla premier Giorgia Meloni perché intervenga tempestivamente risolvendo la questione degli ausili. L'articolo Decreto Tariffe bocciato dal Tar, il ministero dovrà rifarlo. “Si inseriscano anche gli ausili tornati a carico di chi ha disabilità” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Olimpiadi a Verona, 20 milioni per rendere l’Arena accessibile ai disabili: ma è già polemica, lavori in ritardo e incompleti
L’Arena di Verona sarà davvero accessibile e fruibile da un più ampio pubblico? Si spenderanno 20 milioni di euro per renderla accessibile a tutti in occasione della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi (22 febbraio 2026) e di apertura delle Paralimpiadi (6 marzo), eppure solo una minima parte degli interventi in programma verrà realizzata, mentre sorgono già le prime polemiche e i dubbi sul fatto che le opere corrispondano alle esigenze di accessibilità non solo per atleti paralimpici, ma anche per i cittadini con disabilità. Ad accendere la miccia ci ha pensato un’interrogazione presentata al sindaco Damiano Tommasi da Jessica Cugini, del gruppo In Comune per Verona – Sinistra italiana. La consigliera comunale lamenta innanzitutto il mancato coinvolgimento nella fase progettuale delle 35 associazioni riunite nella Consulta che rappresenta le persone con disabilità. Chiede, inoltre, se siano state rispettate le linee guida del Comitato Paralimpico Internazionale e quanto è prescritto dal Piano di eliminazione delle barriere architettoniche (Peba). Il documento mette il dito sulla piaga di un progetto, ambizioso nelle intenzioni, ma incompiuto nella realtà, di cui si sono fatti carico il governo Meloni, Fondazione Milano Cortina 2026 e Simico, il braccio operativo per le infrastrutture olimpiche. Fabio Saldini, commissario straordinario di Simico, ha dichiarato: “Verona diventerà un simbolo di accessibilità universale per merito dei Giochi”. Ma è davvero così? ASCENSORE E RIFACIMENTI FINIRANNO NEL 2027 Rendere un anfiteatro romano a misura di tutti comporta una spesa di 20 milioni, di cui un milione per riqualificare i servizi igienici e 19 milioni per l’accessibilità. Di questa seconda parte sarà realizzato (non completamente) il percorso che dovrebbe essere senza barriere, dislivelli e ostacoli dalla Stazione di Porta Nuova a Piazza Bra, con una spese di 1,7 milioni di euro. In Arena 524 mila euro saranno spesi per passerelle di accesso e movimento interno. Sono invece rimandati a dopo Olimpiadi e Paralimpiadi i lavori più importanti, che finiranno solo nel luglio 2027: un ascensore, il rifacimento della platea e delle sedute, la sostituzione di parapetti e la creazione di un’area ad elevata accessibilità. COLLEGAMENTI INCOMPLETI L’interrogazione al sindaco nasce dalla preoccupazione delle associazioni, documentate anche da alcuni video. Innanzitutto il collegamento dalla stazione all’Arena sarà incompleto, visto che nell’area ferroviaria insistono per ora solo lavori di pavimentazione di Rfi e non è neppure abbozzato il tratto fino al corso Porta Nuova. Anche Piazza Bra rimane un grande punto interrogativo. “Gli interventi per l’accessibilità si faranno dopo Natale” dicono in Municipio, visto che l’area antistante l’Arena è occupata dai mercatini. Non se ne parla fin dopo l’Epifania e a quel punto ci sarà solo poco più di un mese di tempo per rispettare le scadenze. “QUESTO È UN PERCORSO AD OSTACOLI” I lavori sono in corso lungo Corso Porta Nuova, da una parte e dall’altra della strada alberata e molto larga. Antonino Russo, ex presidente veneto della Federazione Italiana per il superamento dell’handicap (Fish), ci ha accompagnati in carrozzina in un percorso pieno di criticità. “I marciapiedi di progetto Simico vorrebbero essere attrezzati per persone con disabilità sensoriale, motoria o intellettiva, ma vengono collocati in strutture dedicate che sono diverse dai marciapiedi originari, tradendo così i principi di inclusività e non discriminazione a cui si riferisce l’Universal Design”. In questo caso si è costruita una piattaforma che corre tra la sede stradale e una pista ciclabile. Un budello tra i flussi delle auto e delle biciclette, marcato dai loges sulla pavimentazione, per aiutare non vedenti o ipovedenti. La piattaforma rialzata è suddivisa in molte “isole”, 17 sul lato destro, una quindicina su quello sinistro, che iniziano e terminano con un gradino. Si interrompono molto spesso per consentire gli accessi carrabili o gli incroci con strade laterali, mentre la distanza rende problematico raggiungere i negozi che si trovano sui marciapiedi originari, dove non si contano buche e lastre sconnesse. I loges corrono anche di fronte alle soste degli autobus, spesso intasate da utenti del trasporto pubblico. Un ingorgo. È tutto uno scendere e salire, un percorso ad ostacoli. “DOV’È L’UNIVERSAL DESIGN?” L’Universal Design è un progetto-guida per interventi di questo tipo. Riassume Russo: “Si basa su alcuni principi come l’equità nell’utilizzo da parte di tutti o la flessibilità nell’adattarsi alle diverse necessità. Servono anche un uso semplice e intuitivo, una immediata percettibilità, la minimizzazione di rischi e fatica. Qui non c’è”. Concretamente, servirebbero fasce di rispetto da piste ciclabili e auto, non dovrebbero esservi gradini, dovrebbero essere eliminati cordoli, disconnessioni o dislivelli. “L’uso dei loges dev’essere semplice. Se una persona con disabilità deve percorrere tratti più lunghi, ad esempio facendo zig zag, il disegno risulta discriminatorio. Il porfido e l’acciottolato diventano ulteriori criticità”. Conclude Antonino Russo: “Abbiamo letto e ascoltato tante belle parole: un viale più accessibile e sicuro… eliminazione di barriere architettoniche… piena accessibilità anche a chi ha disabilità motorie e sensoriali… percorsi tattili e sensoriali. Stanno spendendo tanti soldi, ma la distanza tra retorica istituzionale e risultato reale emergente dai cantieri, ormai documentabile fotograficamente, è abissale”. L'articolo Olimpiadi a Verona, 20 milioni per rendere l’Arena accessibile ai disabili: ma è già polemica, lavori in ritardo e incompleti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ministro Schillaci, risolva il pasticcio sugli ausili: i disabili non possono pagare di tasca propria
Gentilissimo ministro della Salute Orazio Schillaci, come forse lei ricorderà bene, ho sollevato il problema dei costi delle batterie delle carrozzine elettriche. Qualche giorno fa il giornalista del Fatto Quotidiano Renato La Cara attraverso un suo articolo ha fatto ben presente che le famiglie e le persone disabili sono ancora costrette a pagare totalmente o in parte gli ausili di tasca propria. La pregherei molto gentilmente di impegnarsi a risolvere questo enorme e grave pasticcio perché né i disabili né le loro famiglie possono sostenere le spese degli ausili di cui hanno totalmente bisogno e diritto. Le ricordo che le persone disabili con invalidità 100% ricevono dallo Stato una pensione pari € 336,00 mensili più l’indennità d’accompagnamento pari a € 542,02 che è destinata a chi assiste. Mi può spiegare con questo tipo di importi, come fa chi ha bisogno di un ausilio a pagarselo anche in parte? Le suggerisco di elaborare un testo dove invita tutte le regioni ha non far pagare nessun costo se un utente tramite prescrizione medica richiede un ausilio, così facendo si può evitare che ogni regione possa scegliere di fare come vuole. Mi impegno come sempre a raccogliere tutte le testimonianze dei cittadini sui costi che devono affrontare per avere gli ausili e sarà mia premura inviargliele a lei, al ministro dell’Economia e Finanza Giancarlo Giorgetti, alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Rimango a sua disposizione a titolo gratuito. In attesa di una sua risposta scritta, che verrà pubblicata su questo blog, la ringrazio anticipatamente. Dott. Luca Faccio Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it e redazioneweb@ilfattoquotidiano.it L'articolo Ministro Schillaci, risolva il pasticcio sugli ausili: i disabili non possono pagare di tasca propria proviene da Il Fatto Quotidiano.
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