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Maltrattamenti all’ex, condanna ridotta a 2 anni per il filosofo Leonardo Caffo: seguirà un percorso di riabilitazione
Dai 4 anni inflitti un anno fa in primo grado a 2 anni di reclusione condizionati da un percorso di riabilitazione in una struttura per uomini maltrattanti. È stata dimezzata in appello a Milano la condanna al filosofo Leonardo Caffo imputato per maltrattamenti aggravati e lesioni nei confronti della ex compagna: i giudici hanno accolto la proposta di concordato avanzata da Fabio Schembri, difensore dell’imputato a cui è stato fatto lo sconto di pena con il beneficio della sospensione condizionale e la non menzione. Caffo è stato invece assolto dall’accusa di lesioni con la formula “perché il fatto non costituisce reato“. “Penso che sia un gesto di civiltà e sono felice di averla potuta chiudere nel migliore modi possibile stante il fatto che la lotta è stata lunga e faticosa”, ha affermato il filosofo fuori dall’aula del Palazzo di Giustizia dicendo che da tempo sta seguendo un percorso e lavorando su se stesso. “Qui forse bisogna guardare un interesse superiore che non è quello personale, non è quello dell’ego”, ha aggiunto dicendo di essere “contento che si sia potuto chiudere, senza ulteriori anni di vita buttati, pur dovendo cedere dei pezzi. Non posso nascondere che è complesso dover cedere dei pezzi“, ha sottolineato, per poi spiegare di essere “stato massacrato sulla stampa per tutta una serie di cose che poi, uscito da qui, riconosce non esserci” e per questo il suo lavoro è stato “deviato” e la sua credibilità “distrutta”. Elena Tomayer, legale della vittima, oltre a esprimere la sua soddisfazione per le decisione della Corte “perché è assolutamente sovrapponibile al giudizio di primo grado”, ha puntualizzato che “è una sentenza per maltrattamenti a tutti gli effetti e Caffo l’ha riconosciuto in tutte le sedi, sia civile che penale”. “Le lesioni ci sono state, ma l’assoluzione è data dal fatto che non è stato riconosciuto il dolo“, ha concluso la legale. L'articolo Maltrattamenti all’ex, condanna ridotta a 2 anni per il filosofo Leonardo Caffo: seguirà un percorso di riabilitazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Saluti romani al corteo per Ramelli, la Corte d’Appello di Milano conferma 13 condanne: “Pericolo per l’ordinamento costituzionale”
Confermata la condanna a 4 mesi per “manifestazione fascista” per 13 militanti di estrema destra protagonisti dei saluti romani alla fine del corteo in memoria di Sergio Ramelli del 2018, manifestazione che ogni anno si tiene il 29 aprile nel capoluogo lombardo in ricordo dell’esponente del Fronte della Gioventù ucciso da alcuni soggetti legati ad Avanguardia Operaia nel ’75. È quanto deciso dalla Corte d’Appello di Milano che ha accolto la richiesta della sostituta pg Olimpia Bossi: “Queste manifestazioni con centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo per l’ordinamento costituzionale“, aveva spiegato la sostituta procuratrice generale. Principio condiviso dai giudici che hanno così confermato le condanne del luglio 2023. Una sentenza che assume particolare rilievo perché arriva a quasi due anni dalla decisione della Corte di Cassazione a Sezioni unite che aveva fissato diversi paletti sul tema del rito del “presente” e dei saluti romani. Il braccio teso è penalmente rilevante solo se, “avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, sia idoneo a integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito”, aveva scritto il massimo collegio della Suprema Corte. “Non è vero che la Cassazione con la recente sentenza – aveva chiarito la pg – abbia escluso la natura di reato del gesto, a differenza di alcune ricostruzioni mediatiche, ma ha spiegato che bisogna capire se quel gesto, per le modalità della manifestazione, sia tale da costituire un pericolo attraverso la propaganda di idee fasciste e queste manifestazioni, con strutture quasi militari, lo sono”. Il bene “protetto – aveva proseguito nel suo intervento – è l’ordinamento costituzionale, che vieta la ricostituzione del partito fascista”. “Accertata la matrice fascista del saluto romano, queste manifestazioni – aveva aggiunto la pg Bossi – con centinaia e centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo per l’ordinamento costituzionale e continuano a tenersi e trovano terreno sempre più fertile“. Così, come chiesto dalla Procura generale, la quarta sezione penale d’appello (presidente del collegio Vincenzo Tutinelli) ha assolto gli imputati dall’incitamento “alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali”, reato previsto dalla legge Mancino, ma ha confermato le condanne per manifestazione fascista, contestazione prevista dalla legge Scelba. Nel processo era parte civile l’Anpi, con l’avvocato Federico Sinicato che dovrà essere risarcita. Il legale ha spiegato che “la norma” delle legge Scelba, quella che ora viene attuata, “vuole evitare queste manifestazioni in luogo pubblico, che hanno la capacità di suggestionare terze persone“. I difensori degli imputati, tra cui gli avvocati Procaccini, Giancaspro e Radaelli, avevano spiegato che “è dal ’76 che si tiene questa manifestazione per Ramelli e ci sono state più sentenze assolutorie negli anni: è sempre stata riconosciuta come commemorativa“. Intanto, la Procura ha fatto ricorso contro 23 assoluzioni, del novembre 2024, per il corteo per Ramelli del 2019. Assoluzioni decise dal Tribunale sempre dopo la sentenza della Cassazione. Quei saluti romani, scrissero i giudici, hanno avuto “solo una specifica valenza di omaggio e di ricordo del giovane trucidato per le sue idee politiche”. Il processo d’appello proseguirà a marzo e la Procura generale, diretta da Francesca Nanni, ha già chiesto di ribaltare il verdetto con 23 condanne. L'articolo Saluti romani al corteo per Ramelli, la Corte d’Appello di Milano conferma 13 condanne: “Pericolo per l’ordinamento costituzionale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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