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Neofascisti da tutta Europa riuniti a Roma, saluto romano al grido di “presente” al convegno di Forza Nuova – Video
Radunati da diversi paesi europei, i militanti neofascisti si sono riuniti a Roma in un convegno organizzato da Forza Nuova. La riunione si è svolta sabato all’Hotel Cristoforo Colombo di Roma mentre in città era in corso il corteo per il “no sociale” contro il Referendum e le guerre. Durante un intervento, i partecipanti hanno fatto il saluto romano al grido di “presente”. All’evento, parte della “alleanza per la pace e la libertà”, ha partecipato Roberto Fiore. L'articolo Neofascisti da tutta Europa riuniti a Roma, saluto romano al grido di “presente” al convegno di Forza Nuova – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il governo deve sciogliere Casapound? Per la legge Scelba sì, e subito: cosa dice la norma e i precedenti degli anni Settanta
Matteo Piantedosi seguirà l’esempio di Paolo Emilio Taviani? Il governo di destra di Giorgia Meloni imiterà quello del democristiano Mariano Rumor? La prima condanna di 12 militanti di CasaPound per riorganizzazione del partito fascista riporta la storia indietro di cinquant’anni e apre una questione politica imbarazzante per la maggioranza. Sulla carta, infatti, le norme sono chiare: la condanna, anche in primo grado, per il reato previsto dall’articolo 1 della legge Scelba del 1952 obbliga l’esecutivo a sciogliere immediatamente il movimento della tartaruga. Lo stabilisce l’articolo 3 della stessa legge: “Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il ministro per l’Interno, sentito il Consiglio dei ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione o movimento”. Finora questa previsione è stata applicata due volte: nel 1973 nei confronti di Ordine Nuovo, il movimento responsabile delle stragi di piazza della Loggia e piazza Fontana, e nel 1976 contro Avanguardia nazionale, l’organizzazione guidata da Stefano Delle Chiaie che partecipò al golpe Borghese. In entrambi i casi, il decreto di scioglimento arrivò nel giro di tre giorni e senza nemmeno attendere le motivazioni della sentenza: nel 1973, addirittura, l’allora capo del Viminale Taviani propose al Consiglio dei ministri la messa fuorilegge di Ordine Nuovo la sera stessa della pronuncia. Un precedente che ora le opposizioni usano per mettere all’angolo l’attuale ministro: “Piantedosi dimostri lo stesso coraggio di Taviani e sciolga CasaPound, oltre a sgombrare l’immobile occupato a Roma da questa organizzazione. Il tempo delle parole è finito”, affonda il deputato del Pd Federico Fornaro. Secondo l’intepretazione comune, infatti, la legge Scelba prevede un “automatismo tra atto giurisdizionale“, cioè la condanna, “e atto amministrativo“, cioè lo scioglimento: “Il primo rappresenta presupposto del secondo, che è vincolato, senza che residuino margini di discrezionalità“, riassume un recente studio pubblicato sulla rivista Federalismi a firma di Gabriele Trombetta, dottore di ricerca all’Università della Campania. Questa d’altra parte è la linea seguita dal secondo governo Rumor già dal 21 novembre 1973, quando il Tribunale di Roma, su richiesta del pubblico ministero Vittorio Occorsio – poi ucciso dal terrorista nero Pierluigi Concutelli – dichiarò trenta dirigenti di Ordine nuovo responsabili del reato di riorganizzazione del partito fascista. L’allora ministro Taviani, testimoniando nel 1997 alla Commissione bicamerale sul terrorismo, ricordò così quel giorno: “La sera si teneva il Consiglio dei ministri. Mi recai a palazzo Chigi con un’ora di anticipo, entrai da Rumor e gli proposi il decreto di scioglimento di Ordine nuovo. (…) Rumor si convinse. Proposi al Consiglio di autorizzarmi a porre fuori legge il movimento di Ordine nuovo dichiarato con sentenza di primo grado della magistratura ricostituzione di partito fascista. Il Consiglio approvò all’unanimità dei presenti. Tornai al Viminale e firmai in data 23 novembre il decreto di scioglimento”. Il decreto di Taviani fu impugnato al Consiglio di Stato da Clemente Graziani, ex repubblichino e fondatore di Ordine Nuovo, lamentando, tra le altre cose, che lo scioglimento fosse stato disposto dopo una sentenza non ancora definitiva. I giudici però gli diedero torto, sottolineando – ricorda lo studio pubblicato su Federalismi – che un provvedimento amministrativo “può ben prendere in considerazione anche decisioni giudiziarie non definitive: del resto, la legge Scelba si limita a porre a presupposto dello scioglimento un accertamento recato con sentenza, senza richiedere la res iudicata“. Pertanto non si può invocare il principio della presunzione d’innocenza, “del tutto inconferente in quanto nel dominio del diritto penale”. La stessa politica fu seguita tre anni dopo dal governo di Aldo Moro nel caso di Avanguardia nazionale. Il 5 giugno 1976 il Tribunale di Roma condanna 31 membri dell’organizzazione per il reato di riorganizzazione, l’8 giugno il ministro degli Interni Francesco Cossiga firma il decreto di scioglimento (il leader del movimento Adriano Tilgher l’aveva “anticipato” il giorno prima, convocando una conferenza stampa per annunciare la fine delle attività). Per tornare all’oggi, insomma, dopo la sentenza di Bari il ministro Piantedosi dovrebbe mettere fuorilegge CasaPound entro qualche giorno. Succederà? Non possiamo dirlo. L’atteggiamento del governo sul neofascismo, però, consente di nutrire qualche dubbio. L'articolo Il governo deve sciogliere Casapound? Per la legge Scelba sì, e subito: cosa dice la norma e i precedenti degli anni Settanta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Casapound, 12 condanne a Bari per riorganizzazione del partito fascista
Il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista – previsti dalla legge Scelba del 1952 – con la privazione dei diritti politici per cinque anni. Sette di loro stati condannati anche per lesioni. Ai primi cinque è stata inflitta la pena di un anno e sei mesi di reclusione, due anni e sei mesi invece agli altri sette. Altri cinque imputati, invece, sono stati assolti. Il processo riguardava l’aggressione del 21 settembre 2018, nel quartiere Libertà di Bari, ai danni di alcuni manifestanti antifascisti, di ritorno da un corteo organizzato otto giorni dopo la visita dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Alla lettura del dispositivo erano presenti in Aula l’ex europarlamentare di sinistra Eleonora Forenza, una delle vittime dell’aggressione, e Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista, costituita parte civile insieme all’Anpi, alla Regione Puglia e al Comune di Bari. L'articolo Casapound, 12 condanne a Bari per riorganizzazione del partito fascista proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Saluti romani al corteo per Ramelli, la Corte d’Appello di Milano conferma 13 condanne: “Pericolo per l’ordinamento costituzionale”
Confermata la condanna a 4 mesi per “manifestazione fascista” per 13 militanti di estrema destra protagonisti dei saluti romani alla fine del corteo in memoria di Sergio Ramelli del 2018, manifestazione che ogni anno si tiene il 29 aprile nel capoluogo lombardo in ricordo dell’esponente del Fronte della Gioventù ucciso da alcuni soggetti legati ad Avanguardia Operaia nel ’75. È quanto deciso dalla Corte d’Appello di Milano che ha accolto la richiesta della sostituta pg Olimpia Bossi: “Queste manifestazioni con centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo per l’ordinamento costituzionale“, aveva spiegato la sostituta procuratrice generale. Principio condiviso dai giudici che hanno così confermato le condanne del luglio 2023. Una sentenza che assume particolare rilievo perché arriva a quasi due anni dalla decisione della Corte di Cassazione a Sezioni unite che aveva fissato diversi paletti sul tema del rito del “presente” e dei saluti romani. Il braccio teso è penalmente rilevante solo se, “avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, sia idoneo a integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito”, aveva scritto il massimo collegio della Suprema Corte. “Non è vero che la Cassazione con la recente sentenza – aveva chiarito la pg – abbia escluso la natura di reato del gesto, a differenza di alcune ricostruzioni mediatiche, ma ha spiegato che bisogna capire se quel gesto, per le modalità della manifestazione, sia tale da costituire un pericolo attraverso la propaganda di idee fasciste e queste manifestazioni, con strutture quasi militari, lo sono”. Il bene “protetto – aveva proseguito nel suo intervento – è l’ordinamento costituzionale, che vieta la ricostituzione del partito fascista”. “Accertata la matrice fascista del saluto romano, queste manifestazioni – aveva aggiunto la pg Bossi – con centinaia e centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo per l’ordinamento costituzionale e continuano a tenersi e trovano terreno sempre più fertile“. Così, come chiesto dalla Procura generale, la quarta sezione penale d’appello (presidente del collegio Vincenzo Tutinelli) ha assolto gli imputati dall’incitamento “alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali”, reato previsto dalla legge Mancino, ma ha confermato le condanne per manifestazione fascista, contestazione prevista dalla legge Scelba. Nel processo era parte civile l’Anpi, con l’avvocato Federico Sinicato che dovrà essere risarcita. Il legale ha spiegato che “la norma” delle legge Scelba, quella che ora viene attuata, “vuole evitare queste manifestazioni in luogo pubblico, che hanno la capacità di suggestionare terze persone“. I difensori degli imputati, tra cui gli avvocati Procaccini, Giancaspro e Radaelli, avevano spiegato che “è dal ’76 che si tiene questa manifestazione per Ramelli e ci sono state più sentenze assolutorie negli anni: è sempre stata riconosciuta come commemorativa“. Intanto, la Procura ha fatto ricorso contro 23 assoluzioni, del novembre 2024, per il corteo per Ramelli del 2019. Assoluzioni decise dal Tribunale sempre dopo la sentenza della Cassazione. Quei saluti romani, scrissero i giudici, hanno avuto “solo una specifica valenza di omaggio e di ricordo del giovane trucidato per le sue idee politiche”. Il processo d’appello proseguirà a marzo e la Procura generale, diretta da Francesca Nanni, ha già chiesto di ribaltare il verdetto con 23 condanne. L'articolo Saluti romani al corteo per Ramelli, la Corte d’Appello di Milano conferma 13 condanne: “Pericolo per l’ordinamento costituzionale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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