Radunati da diversi paesi europei, i militanti neofascisti si sono riuniti a
Roma in un convegno organizzato da Forza Nuova. La riunione si è svolta sabato
all’Hotel Cristoforo Colombo di Roma mentre in città era in corso il corteo per
il “no sociale” contro il Referendum e le guerre. Durante un intervento, i
partecipanti hanno fatto il saluto romano al grido di “presente”. All’evento,
parte della “alleanza per la pace e la libertà”, ha partecipato Roberto Fiore.
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“presente” al convegno di Forza Nuova – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Matteo Piantedosi seguirà l’esempio di Paolo Emilio Taviani? Il governo di
destra di Giorgia Meloni imiterà quello del democristiano Mariano Rumor? La
prima condanna di 12 militanti di CasaPound per riorganizzazione del partito
fascista riporta la storia indietro di cinquant’anni e apre una questione
politica imbarazzante per la maggioranza. Sulla carta, infatti, le norme sono
chiare: la condanna, anche in primo grado, per il reato previsto dall’articolo 1
della legge Scelba del 1952 obbliga l’esecutivo a sciogliere immediatamente il
movimento della tartaruga. Lo stabilisce l’articolo 3 della stessa legge:
“Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto
partito fascista, il ministro per l’Interno, sentito il Consiglio dei ministri,
ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione o movimento”.
Finora questa previsione è stata applicata due volte: nel 1973 nei confronti di
Ordine Nuovo, il movimento responsabile delle stragi di piazza della Loggia e
piazza Fontana, e nel 1976 contro Avanguardia nazionale, l’organizzazione
guidata da Stefano Delle Chiaie che partecipò al golpe Borghese. In entrambi i
casi, il decreto di scioglimento arrivò nel giro di tre giorni e senza nemmeno
attendere le motivazioni della sentenza: nel 1973, addirittura, l’allora capo
del Viminale Taviani propose al Consiglio dei ministri la messa fuorilegge di
Ordine Nuovo la sera stessa della pronuncia. Un precedente che ora le
opposizioni usano per mettere all’angolo l’attuale ministro: “Piantedosi
dimostri lo stesso coraggio di Taviani e sciolga CasaPound, oltre a sgombrare
l’immobile occupato a Roma da questa organizzazione. Il tempo delle parole è
finito”, affonda il deputato del Pd Federico Fornaro.
Secondo l’intepretazione comune, infatti, la legge Scelba prevede un
“automatismo tra atto giurisdizionale“, cioè la condanna, “e atto
amministrativo“, cioè lo scioglimento: “Il primo rappresenta presupposto del
secondo, che è vincolato, senza che residuino margini di discrezionalità“,
riassume un recente studio pubblicato sulla rivista Federalismi a firma di
Gabriele Trombetta, dottore di ricerca all’Università della Campania. Questa
d’altra parte è la linea seguita dal secondo governo Rumor già dal 21 novembre
1973, quando il Tribunale di Roma, su richiesta del pubblico ministero Vittorio
Occorsio – poi ucciso dal terrorista nero Pierluigi Concutelli – dichiarò trenta
dirigenti di Ordine nuovo responsabili del reato di riorganizzazione del partito
fascista. L’allora ministro Taviani, testimoniando nel 1997 alla Commissione
bicamerale sul terrorismo, ricordò così quel giorno: “La sera si teneva il
Consiglio dei ministri. Mi recai a palazzo Chigi con un’ora di anticipo, entrai
da Rumor e gli proposi il decreto di scioglimento di Ordine nuovo. (…) Rumor si
convinse. Proposi al Consiglio di autorizzarmi a porre fuori legge il movimento
di Ordine nuovo dichiarato con sentenza di primo grado della magistratura
ricostituzione di partito fascista. Il Consiglio approvò all’unanimità dei
presenti. Tornai al Viminale e firmai in data 23 novembre il decreto di
scioglimento”.
Il decreto di Taviani fu impugnato al Consiglio di Stato da Clemente Graziani,
ex repubblichino e fondatore di Ordine Nuovo, lamentando, tra le altre cose, che
lo scioglimento fosse stato disposto dopo una sentenza non ancora definitiva. I
giudici però gli diedero torto, sottolineando – ricorda lo studio pubblicato su
Federalismi – che un provvedimento amministrativo “può ben prendere in
considerazione anche decisioni giudiziarie non definitive: del resto, la legge
Scelba si limita a porre a presupposto dello scioglimento un accertamento recato
con sentenza, senza richiedere la res iudicata“. Pertanto non si può invocare il
principio della presunzione d’innocenza, “del tutto inconferente in quanto nel
dominio del diritto penale”. La stessa politica fu seguita tre anni dopo dal
governo di Aldo Moro nel caso di Avanguardia nazionale. Il 5 giugno 1976 il
Tribunale di Roma condanna 31 membri dell’organizzazione per il reato di
riorganizzazione, l’8 giugno il ministro degli Interni Francesco Cossiga firma
il decreto di scioglimento (il leader del movimento Adriano Tilgher l’aveva
“anticipato” il giorno prima, convocando una conferenza stampa per annunciare la
fine delle attività). Per tornare all’oggi, insomma, dopo la sentenza di Bari il
ministro Piantedosi dovrebbe mettere fuorilegge CasaPound entro qualche giorno.
Succederà? Non possiamo dirlo. L’atteggiamento del governo sul neofascismo,
però, consente di nutrire qualche dubbio.
L'articolo Il governo deve sciogliere Casapound? Per la legge Scelba sì, e
subito: cosa dice la norma e i precedenti degli anni Settanta proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati
di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista –
previsti dalla legge Scelba del 1952 – con la privazione dei diritti politici
per cinque anni. Sette di loro stati condannati anche per lesioni. Ai primi
cinque è stata inflitta la pena di un anno e sei mesi di reclusione, due anni e
sei mesi invece agli altri sette. Altri cinque imputati, invece, sono stati
assolti.
Il processo riguardava l’aggressione del 21 settembre 2018, nel quartiere
Libertà di Bari, ai danni di alcuni manifestanti antifascisti, di ritorno da un
corteo organizzato otto giorni dopo la visita dell’allora ministro dell’Interno
Matteo Salvini. Alla lettura del dispositivo erano presenti in Aula l’ex
europarlamentare di sinistra Eleonora Forenza, una delle vittime
dell’aggressione, e Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione
comunista, costituita parte civile insieme all’Anpi, alla Regione Puglia e al
Comune di Bari.
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fascista proviene da Il Fatto Quotidiano.
Confermata la condanna a 4 mesi per “manifestazione fascista” per 13 militanti
di estrema destra protagonisti dei saluti romani alla fine del corteo in memoria
di Sergio Ramelli del 2018, manifestazione che ogni anno si tiene il 29 aprile
nel capoluogo lombardo in ricordo dell’esponente del Fronte della Gioventù
ucciso da alcuni soggetti legati ad Avanguardia Operaia nel ’75. È quanto deciso
dalla Corte d’Appello di Milano che ha accolto la richiesta della sostituta pg
Olimpia Bossi: “Queste manifestazioni con centinaia di persone, schierate come
formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un
pericolo per l’ordinamento costituzionale“, aveva spiegato la sostituta
procuratrice generale. Principio condiviso dai giudici che hanno così confermato
le condanne del luglio 2023. Una sentenza che assume particolare rilievo perché
arriva a quasi due anni dalla decisione della Corte di Cassazione a Sezioni
unite che aveva fissato diversi paletti sul tema del rito del “presente” e dei
saluti romani.
Il braccio teso è penalmente rilevante solo se, “avuto riguardo a tutte le
circostanze del caso, sia idoneo a integrare il concreto pericolo di
riorganizzazione del disciolto partito”, aveva scritto il massimo collegio della
Suprema Corte. “Non è vero che la Cassazione con la recente sentenza – aveva
chiarito la pg – abbia escluso la natura di reato del gesto, a differenza di
alcune ricostruzioni mediatiche, ma ha spiegato che bisogna capire se quel
gesto, per le modalità della manifestazione, sia tale da costituire un pericolo
attraverso la propaganda di idee fasciste e queste manifestazioni, con strutture
quasi militari, lo sono”. Il bene “protetto – aveva proseguito nel suo
intervento – è l’ordinamento costituzionale, che vieta la ricostituzione del
partito fascista”. “Accertata la matrice fascista del saluto romano, queste
manifestazioni – aveva aggiunto la pg Bossi – con centinaia e centinaia di
persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente
commemorative, ma rappresentano un pericolo per l’ordinamento costituzionale e
continuano a tenersi e trovano terreno sempre più fertile“. Così, come chiesto
dalla Procura generale, la quarta sezione penale d’appello (presidente del
collegio Vincenzo Tutinelli) ha assolto gli imputati dall’incitamento “alla
discriminazione o alla violenza per motivi razziali”, reato previsto dalla legge
Mancino, ma ha confermato le condanne per manifestazione fascista, contestazione
prevista dalla legge Scelba.
Nel processo era parte civile l’Anpi, con l’avvocato Federico Sinicato che dovrà
essere risarcita. Il legale ha spiegato che “la norma” delle legge Scelba,
quella che ora viene attuata, “vuole evitare queste manifestazioni in luogo
pubblico, che hanno la capacità di suggestionare terze persone“. I difensori
degli imputati, tra cui gli avvocati Procaccini, Giancaspro e Radaelli, avevano
spiegato che “è dal ’76 che si tiene questa manifestazione per Ramelli e ci sono
state più sentenze assolutorie negli anni: è sempre stata riconosciuta come
commemorativa“.
Intanto, la Procura ha fatto ricorso contro 23 assoluzioni, del novembre 2024,
per il corteo per Ramelli del 2019. Assoluzioni decise dal Tribunale sempre dopo
la sentenza della Cassazione. Quei saluti romani, scrissero i giudici, hanno
avuto “solo una specifica valenza di omaggio e di ricordo del giovane trucidato
per le sue idee politiche”. Il processo d’appello proseguirà a marzo e la
Procura generale, diretta da Francesca Nanni, ha già chiesto di ribaltare il
verdetto con 23 condanne.
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conferma 13 condanne: “Pericolo per l’ordinamento costituzionale” proviene da Il
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