Ha fatto a pezzi la riforma sulla sepazione delle carriere davanti a uno dei più
grandi sostenitori del Sì al referendum: il viceministro della Giustizia,
Francesco Paolo Sisto. È un intervento che illustra in modo molto efficace le
ragioni del No quello di Michele Laforgia, avvocato e consigliere comunale di
Bari. Durante un dibattito a Canosa di Puglia, l’esperto penalista ha smontato i
paragoni con altri sistemi, come quello inglese, belga o francese. “Allora in
Inghilterra il pubblico ministero non esiste. Esiste l’avvocato dell’accusa.
L’avvocato difensore ha l’incarico mai dalla parte dall’imputato, può averlo
solo da un suo visitor, oppure dalla polizia e va a sostenere l’accusa davanti a
un giudice. È un altro sistema che con noi non ha niente a che fare. Lo vogliamo
introdurre? Ne possiamo parlare, poi parliamo anche di quanti sono gli avvocati
in Inghilterra – ha spiegato Laforgia – in Francia c’è il giudice istruttore,
cioè c’è un sistema molto più vicino al nostro vecchio sistema inquisitorio che
non invece il sistema accusatorio di cui si è parlato. Poi è stato nominato il
Belgio. In Belgio hanno arrestato, come tutti ricorderete, poco tempo fa una
parlamentare che si chiama Mogherini, una esponente importante italiana, la
quale quando è andata a fare l’interrogatorio, è stato scritto sui giornali, non
aveva nessun magistrato davanti perché il Codice di procedura penale belga
consente alla polizia di fermare e alla polizia di interrogare senza la presenza
di un magistrato e soprattutto senza che all’interrogato venga detto di che cosa
deve rispondere né tantomeno quali sono gli atti”. Quindi, ha sottolineato tra
gli applausi, “prima di citare il diritto processuale comparato, cerchiamo di
capire che cosa vogliamo”.
L’avvocato ha poi analizzato il tema del sorteggio e dell’Alta corte
disciplinare “per evitare invasioni“. “La magistratura, è stato ricordato più
volte, in questo momento è messa molto in discussione – ha spiegato ancora – Noi
abbiamo un modello alternativo alla magistratura per la gestione del contenzioso
dei conflitti. Esiste già oggi in Italia, sono le Authority di nomina politica,
come quella sulla privacy di cui leggete sui giornali. Quello è il modello
alternativo di giurisdizione, quello delle Authority. Vogliamo quel modello? Ho
qualche dubbio”. Quindi, ha citato un altro slogan del fronte del Sì: la parità
delle parti. “Incide questa riforma sulla parità delle parti? Sì incide nel
senso che peggiora enormemente e qui parlo per fatto personale, io faccio
l’avvocato difensore da 40 anni e so come funziona il sistema accusatorio”.
Secondo Laforgia, dopo la riforma, “avremo un pubblico ministero che non solo è
ancora una parte pubblica, con i poteri e i doveri della parte pubblica
continua, ma avremo un pubblico ministero organizzato in un suo Consiglio
superiore della magistratura che non risponde a nessun altro che non siano i
pubblici ministeri. Cioè avremo a che fare con una categoria di pubblici
inquisitori con le stesse garanzie dei giudici, totalmente autoreferenziali. Un
sistema, sfido chiunque a dimostrare il contrario, che non esiste in
nessun’altra parte del mondo”. Quindi ha concluso: “Con questa casta di pubblici
ministeri i miei colleghi aspirano a fare i processi. Voi sì, io no”.
Video Facebook/CANOSA CHE SI AMA informazione, cronache e immagini da un mondo
migliore
L'articolo “Separazione delle carriere come in Francia, Belgio e Uk? Sistemi
molto diversi dal nostro. La riforma crea una casta di pm autoreferenziali”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Francesco Paolo Sisto
Tensione alle stelle a Coffee break (La) tra il viceministro della Giustizia
Francesco Paolo Sisto e Roberto Speranza, ex ministro della Salute dei governi
Conte Due e Draghi, oggi deputato del Pd. A dare fuoco alle polveri è il
parlamentare di Forza Italia, secondo cui il governo Meloni ha migliorato
decisamente l’economia italiana: “Questo è indubbio ed è stato anche facile
perché la contrattazione del Pnrr con l’Europa è stata fatta con molta
superficialità da Conte. È stata cioè fatta una trattativa pessima e noi abbiamo
posto rimedio con una serie di interventi”.
Speranza insorge: “Ma puoi almeno partire dalla premessa che quei soldi del Pnrr
sono arrivati in Italia grazie al governo giallo-rosso? È un fatto storico“.
“Quei soldi dovevano comunque arrivare in Italia”, sentenzia Sisto.
“Ma quale ‘dovevano’” – ribatte l’ex ministro della Salute – c’è stata una
trattativa condotta da Conte e da Amendola, che è durata diversi giorni.
Parliamo di 210 miliardi, oggi avete il segno + sul Pil grazie al governo
giallo-rosso”.
“Assolutamente no, questa è una balla“, ribadisce Sisto.
“Ah, sono soldi caduti dal cielo? Li ha portati Giorgia Meloni?“, ironizza
Speranza, che ricorda che il governo Conte Due ha condotto la negoziazione
chiave al Consiglio Europeo del luglio 2020. Senza quell’accordo, non ci sarebbe
stato alcun fondo, grazie a un compromesso contro i “frugali” (come Paesi Bassi
e Austria), che l’allora presidente del Consiglio ha contribuito a sbloccare
limitando il loro veto. L’allocazione era basata su criteri oggettivi Ue (Pil,
disoccupazione, impatto Covid), ma i fondi non erano automatici: richiedevano
l’approvazione del Next Generation EU (750 miliardi totali, di cui 672,5
effettivi).
La polemica dura diversi minuti. Di fronte alle smentite di Sisto, il deputato
del Pd osserva: “Perché non siete almeno onesti sul piano intellettuale? Ma si
può negare una verità così clamorosa? Ti chiedo semplicemente di riconoscere un
fatto”.
“Ti assicuro che non parlerò di sanità, stai tranquillo”, replica il
viceministro della Giustizia.
“Di sanità puoi parlare tutta la vita – risponde Speranza – Io ho portato la
spesa sanitaria al 7,4% del Pil. Oggi siamo al 6%. Ma di cosa parli?”.
“Tu ci hai portato allo sfascio durante il Covid, mo’ te lo dico”, ribatte
Sisto.
“Ma non fare demagogia – obietta Speranza – Riconosci almeno la verità e cioè
che i soldi del Pnrr li abbiamo portati noi”.
“I soldi dovevano arrivare comunque in Italia – insiste Sisto, ignorando che
senza il ruolo negoziale di Conte, i soldi del Pnrr non sarebbero arrivati
automaticamente – Se avessimo seguito le vostre indicazioni, saremmo andati allo
sfascio. Raffaele Fitto ha fatto una release totale di quegli obiettivi. Hai
voglia a dire ‘governo giallo-rosso’: meno male che siamo arrivati noi”.
In realtà, le revisioni di Fitto (più di una tra 2023 e 2025, inclusa l’ultima
approvata a novembre 2025) hanno mantenuto la dotazione complessiva invariata,
introducendo alcuni aggiustamenti (semplificazioni, nuovi strumenti finanziari,
focus su produttività e infrastrutture), ma senza stravolgere la struttura
originaria del piano, che ha visto contributi successivi anche dal governo
Draghi.
L'articolo Lite Sisto-Speranza: “Pnrr merito di Conte? Una balla”. “È un fatto
storico, come fai a negare una verità così clamorosa?”. Su La7 proviene da Il
Fatto Quotidiano.