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Referendum, il fronte (unito) del No festeggia in piazza a Roma: slogan contro Meloni e cori a difesa della Costituzione
Tanti giovani, associazioni e comitati del No, passando per la Cgil e i partiti del campo progressista. Tutti insieme si sono ritrovati a Roma per festeggiare la vittoria del “No” al referendum sulla giustizia. Prima nella centrale piazza Barberini, non lontano da Palazzo Chigi, per poi improvvisare un corteo fino a Piazza del Popolo, tra slogan “dimissioni” rivolti verso Giorgia Meloni e il suo governo, e cori a difesa della Costituzione. Una piazza e una vittoria referendaria che per il campo progressista, con Pd-M5s-Avs protagonisti, diventano lo snodo decisivo nella costruzione reale del cantiere della prossima coalizione. C’è già una maggioranza alternativa a questo governo. La promessa che vi dobbiamo fare è l’unità, grazie a tutti e viva la nostra Costituzione antifascista”, ha rivendicato la segretaria Pd Elly Schlein. Seguita dal leader M5s Giuseppe Conte: “Raccogliamo il vostro appello. I numeri della partecipazione sono incredibili. Dobbiamo scrivere un programma insieme e condividerlo. E dobbiamo ascoltare voi per interrogarci su questo percorso, perché ormai i tempi iniziano a essere definiti. Questo è un avviso di sfratto a chi si trova oggi a Palazzo Chigi”, ha rivendicato il presidente M5s, che poco prima in conferenza aveva aperto sulle primarie “Al governo c’è chi vuole mettersi a riparo dalle inchieste”, ha poi aggiunto lo stesso Conte, tornando a rivendicare le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. “Ora è importante non disperdere la straordinaria occasione che questo voto ci mette tra le mani”, ha sottolineato pure Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e deputato Avs, che ha anche invitato gli alleati a “prendere un impegno solenne con il Paese: l’alternativa parta da qui. E impegniamoci quando governeremo a non cambiare la Costituzione, ma ad attuarla”. Ad attaccare Meloni è invece Angelo Bonelli (Verdi/Avs): “Di fronte a un voto così netto, affermare che ‘si andrà avanti con determinazione’ è sbagliato. Serve rispetto per il voto degli italiani. Non si può proseguire con la riforma del premierato che marginalizza il Presidente della Repubblica, né con politiche economiche e sociali che hanno aumentato la povertà, né con un allineamento alle politiche di Trump che stanno portando il mondo verso una pericolosa escalation. Abbiamo la responsabilità di dare una prospettiva a questa grande mobilitazione”. Promesse di fronte alle quali la piazza risponde con applausi e il coro ‘unità, unità’, prima dell’abbraccio dei leader del campo progressista a favore di telecamere. Per una sera, dopo la prima sconfitta reale del governo Meloni, nessuno sembra volersi tirare più indietro. L'articolo Referendum, il fronte (unito) del No festeggia in piazza a Roma: slogan contro Meloni e cori a difesa della Costituzione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum Giustizia
Referendum, Schlein e Conte: “Chiaro messaggio politico. Il Paese chiede un’alternativa”. E aprono alle primarie
Referendum Giustizia —% SÌ NO —% È il giorno dei sorrisi che vanno oltre la netta vittoria del No. Supportato dall’affluenza che ha gonfiato i numeri, fissando a quasi 14,5 milioni i voti dei contrari alla riforma, quasi 2 milioni di scarto, il centrosinistra festeggia guardando al futuro. Tutto da costruire, sia chiaro. Ma è un punto di partenza, il successo limpido del referendum. I leader di Pd e M5s – così come Avs – lo hanno ben chiaro in mente e ragionano su cosa accadrà da domani, su come capitalizzare il successo e le sue dimensioni inattese. Elly Schlein e Giuseppe Conte parlano a distanza, ma esprimono gli stessi concetti. Punto primo: il voto è un messaggio politico al governo. Punto due: il campo largo deve iniziare a guardare alle prossime elezioni, parlando di programmi. E c’è un’apertura totale alle primarie per scegliere il leader della coalizione. La base la butta il presidente del Movimento Cinque Stelle: “Ci apriamo alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte come occasione per i cittadini di contribuire a una discussione ampia per individuare il candidato o la candidata più competitivo e il migliore interprete del programma”, dice appena si delinea la vittoria. Schlein raccoglie: “Ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata disponibile”. Un’apertura, netta. Con un percorso da costruire: “Troveremo insieme le modalità per la costruzione del programma, andando verso di loro. Discuteremo di tutto. Modalità, tempi. Continuiamo a essere testardamente unitari. Batteremo Giorgia Meloni alle prossime elezioni Politiche”, dice la segretaria dem tutto d’un fiato. È la stessa strada indicata da Conte: “Oggi c’è un fatto nuovo. Questa primavera democratica all’insegna della partecipazione”, aveva iniziato indicando nelle primarie “il metodo migliore” per scegliere il leader della coalizione. “Non le segreterie di partito. Questa affluenza sta a significare che i cittadini vogliono scegliere e partecipare. Prima il programma, poi il percorso e poi individueremo l’interprete”, ha spiegato l’ex presidente del Consiglio definendo “prematura” la sua presenza. “È una decisione che va presa con la mia comunità ma è giusto ci sia un rappresentante della comunità Cinque Stelle sennò che primarie sarebbero?”. E ha fatto i complimenti a Schlein: “Ha fatto un grande lavoro: dopo la stagione di Letta il Pd era un po’ fissato sull’agenda Draghi e questo ha fatto un po’ deragliare il partito”, mentre lei “lo ha compattato e le va dato atto”, definendo poi “giusto” che si candidi alle primarie. Si vedrà. Intanto è tempo di chiarire che il voto è andato oltre il semplice “no” alla riforma della giustizia. “È stato un No alla riforma, ma penso in parte anche all’arroganza di un governo che voleva cambiare la Costituzione da solo, non accettando che fosse cambiata nemmeno una virgola nel dibattito Parlamento”, ha chiarito Schlein chiedendo ora di “restate mobilitati” per “costruire insieme nei prossimi mesi l’alternativa”. Dalle dimensioni della partecipazione, “inattesa” secondo la leader dem, “arriva un messaggio politico chiaro a Meloni e al governo: ascoltino il Paese e le vere priorità”, attacca ed elenca caro vita e caro energia, le politiche industriali e la salute. “Ma è anche un messaggio per noi – aggiunge – Gli italiani difendono la Costituzione e vogliono una politica che la attui. Il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla”. Anche perché la “chiara, sonora, vittoria del No” – avvisa Conte – è un “avviso di sfratto al governo”. Entrambi sottolineano come il successo sia arrivato in rimonta e perfino che la giustizia si possa riformare, ma non così. Schlein sottolinea come i giovani abbiano “fatto la differenza”, nonostante il diritto di voto negato ai fuorisede. “Si apre una nuova stagione, una nuova primavera politica dove i cittadini sono protagonisti, vogliono voltare pagina e chiedono nuova politica più attenta alle persone e meno a tutelare i politici dalle inchieste”, rimarca Conte che ha marciato compatto con il suo partito. Qualche distinguo, invece, c’era stato nel Partito Democratico con l’ala riformista che aveva annunciato il proprio voto per il Sì, a iniziare da Pina Picierno. La segretaria glissa: “Voglio ringraziare il Pd che si è mobilitato compatto. I nostri sono stati i più compatti sul No, rispetto ai partiti del centrodestra sul Sì”. Conte, invece, non chiude a Italia Viva quando si parla di perimetro dell’alleanza: “Verrà definito rispetto ai programmi, alla politica estera, alla giustizia, alle politiche sul lavoro, alla sanità. Ci confrontiamo costantemente con i leader. Questa è una vittoria delle forze progressiste che hanno spinto per il No. Ci confronteremo e vedremo chi genuinamente è disponibile davvero e ha tutte le carte per poter partecipare”. Da domani, dice Nicola Fratoianni, co-portavoce di Alleanza Verdi Sinistra, “cambia la musica” e sposa la necessità di iniziare a guardare alle Politiche: “Mettiamo in campo un’alternativa, prendiamoci un impegno, invece di cambiare la Costituzione impegniamoci per attuarla. Se a partire da domani le opposizioni costruiscono una proposta coraggiosa e la fanno vivere non solo nel Palazzo ma anche nel Paese, penso che questo voto possa rappresentare un passo decisivo”. L'articolo Referendum, Schlein e Conte: “Chiaro messaggio politico. 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Referendum, Conte: “La vittoria del No è un avviso di sfratto per Meloni. Il governo non ha fatto una riforma in 4 anni”
“Meloni può dire quel che vuole ma non può trascurare che arriva dalla popolazione un avviso di sfratto rispetto al fallimento di un’unica riforma vera che hanno portato in 4 anni”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte commenta dalla sede del partito i dati dello spoglio delle urne sul referendum della giustizia. “Il governo non può pensare di proseguire senza assumersi la responsabilità politica di questo passaggio – aggiunge – e noi lo batteremo alle urne”. L'articolo Referendum, Conte: “La vittoria del No è un avviso di sfratto per Meloni. Il governo non ha fatto una riforma in 4 anni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Conte: “Riforma Nordio affidata a personaggi come Delmastro e Bartolozzi, il No ha valore morale”
“Non possiamo consentire che questa riforma sia affidata a personaggi come Delmastro o la capa di gabinetto Bartolozzi. Siamo passati dai padri costituenti a questi personaggi. È evidente che il No ha un connotato politico. Noi rimaniamo al tecnico ma saliamo al contenuto morale, perché questo è un No che si colora di tanti risvolti. Noi vogliamo rivendicare il fondamento del nostro stato democratico”. Così il leader del M5s Giuseppe Conte dal palco dell’evento di chiusura della campagna referendaria per il No al Palazzo dei Congressi, a Roma. L'articolo Referendum, Conte: “Riforma Nordio affidata a personaggi come Delmastro e Bartolozzi, il No ha valore morale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Campo Largo nasce monco del Pd anche a Portici (Napoli). Coalizione in rotta con l’ex sindaco dem ora in giunta con Fico
Dopo il caso Salerno, esplode il caso Portici (Napoli). Sono le città campane dove il Campo Largo dell’elezione di Roberto Fico sta abortendo in partenza. A Salerno c’è Vincenzo De Luca che corre da solo e contro tutto e tutti, contro Pd e M5s e l’universo mondo. A Portici da poche ore è ufficiale la candidatura a sindaco di Fernando Farroni, il renziano leader di una coalizione che spazia da Casa Riformista ad Avs a Mastella ai Cinque Stelle, fino ai socialisti e a diverse civiche. Dove però manca il Pd dell’ex senatore Vincenzo Cuomo, il sindaco di quattro mandati a Portici, che nel 2022 fu eletto con percentuali da regime comunista e ora aspira a scegliersi il successore. Anche qui il problema è serio. Perché Farroni, a leggere le dichiarazioni del parlamentare locale M5s Alessandro Caramiello, è stato scelto a valle di un percorso al quale ha dato il suo assenso anche Fico. Ma il presidente della Campania ha tra i suoi assessori Cuomo, al quale ha assegnato deleghe pesanti, governo del territorio e patrimonio. Per entrare in giunta con Fico, Cuomo si è dimesso da sindaco subito dopo le elezioni regionali, affrontando il rischio di un ricorso su una presunta incompatibilità non sanata in tempo, presentato dall’ex consigliere regionale leghista Carmela Rescigno. Ed è per questo che Portici torna al voto con un anno di anticipo. Farroni fu vice sindaco di Cuomo quasi dieci anni fa, ma la sua candidatura odierna nasce da una richiesta di discontinuità, e nel solco dei pessimi rapporti tra l’ex primo cittadino e i pentastellati di Portici, nati quando Pd e M5s erano su barricate opposte e proseguiti anche quando i due partiti hanno iniziato ad allearsi per andare insieme al governo nazionale e regionale. Lo stesso ingresso di Cuomo nella giunta Fico ha trovato ostacoli sotterranei nel M5s di Portici. Rimostranze che non hanno trovato sponda sul tavolo della decisione finale. Cuomo era stato designato dal deputato Marco Sarracino, che in Campania è sinonimo di Elly Schlein. Fico, espressione di un accordo di ferro tra Schlein e Conte con la benedizione del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, ha preso atto: non si rischia la tenuta del governo di una regione di 6 milioni di abitanti per spegnere un conflitto in una città di 52mila anime. Ed allora, registrata la storica debolezza del centrodestra, che nel 2022 non fu capace nemmeno di eleggere il candidato sindaco, sarà battaglia tra Farroni e il candidato del ‘campo Cuomo’. Composto dal Pd e dalle forze civico-politiche che nel 2022 lo elessero con l’81,74% al primo turno, roba da guinness dei primati. Va ancora individuato. Nel frattempo si sanno già quasi con certezza i nomi di due candidati al consiglio comunale nelle liste dem. Si tratta di Pietro e Annamaria Cuomo. Sono fratello e sorella. Sono i figli di Vincenzo Cuomo. L'articolo Il Campo Largo nasce monco del Pd anche a Portici (Napoli). Coalizione in rotta con l’ex sindaco dem ora in giunta con Fico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Conte sul caso Delmastro: “Meloni lo faccia dimettere. La riforma serve per proteggersi dalle inchieste”
“Un fatto gravissimo”, così il presidente del M5s Giuseppe Conte ha definito la vicenda della società che Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario della Giustizia, aveva fatto insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia e alla figlia del prestanome del clan Senese. Una vicenda sollevata mercoledì da uno scoop de Il Fatto Quotidiano. Delmastro, ha ricordato Conte, “era già stato condannato in primo grado per violazione di segreto” e “bastava fare una ricerca sul Web” per scoprire chi era la 20enne scelta come socia. “E questi sono i nostri membri di governo. Meloni cosa farà? Lo farà dimettere o starà zitta come ha già fatto con il parlamentare di Fratelli d’Italia che ha invitato a usare il clientelismo” per far vincere il Sì, ha attaccato Conte. “Questa riforma sempre a loro per ritagliarsi una spazio di protezione contro le inchieste della magistratura”, ha aggiunto riferendosi al referendum per il quale si andrà alle urne il 22 e 23 marzo, con il M5s impegnato sul fronte del No. Quindi l’invito: “Meloni, fai dimettere i vari Delmastro e Santanchè”. L'articolo Conte sul caso Delmastro: “Meloni lo faccia dimettere. La riforma serve per proteggersi dalle inchieste” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, a Roma la chiusura della campagna per il No. L’appello dei leader di Pd, M5s e Avs: “Andiamo a votare, in gioco c’è la difesa della Costituzione”
Dai leader di Pd, M5s e Avs, passando per i diversi comitati del No, fino a intellettuali, personaggi dello spettacolo, attori e cantanti. Il fronte del No, in vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla riforma Nordio, si è riunito a Roma, per l’evento di chiusura della campagna referendaria, dopo diverse settimane di tensioni, fake news dal fronte del Sì, attacchi contro la magistratura da parte degli esponenti del governo e della maggioranza. “In gioco c’è la difesa della Costituzione. Diciamo No ai giudici sotto il governo”, hanno rilanciato da Piazza del Popolo. Sotto una lieve pioggia, alla manifestazione organizzata dal comitato della società civile per il No al referendum hanno partecipato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini e i leader del Pd, M5S, Avs, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Tutti uniti per l’ultimo miglio della campagna referendaria, insieme ad associazioni come Anpi e Arci. E nella speranza che dalle urne arrivi, oltre alla bocciatura della legge Nordio, anche una spallata al governo, nonostante Meloni abbia più volte chiarito di non voler lasciare nel caso di vittoria del No. “Difendiamo la nostra bella Costituzione, che come tutte e tutti noi è una Costituzione antifascista“, ha ribadito la segretaria dem. E ancora: “Questa riforma la vuole un governo che pensa che chi prende un voto in più non deve essere giudicato. Se vince il No ci evitiamo una riforma pericolosa e sbagliata per i cittadini”, ha continuato a margine, prima di incrociare nel retropalco il presidente del M5s Conte, con cui si era scambiata l’abbraccio davanti ai fotografi e ai cronisti. “La giustizia può migliorare, ma non mettendo i giudici sotto il governo. A questo diciamo No”, ha continuato Schlein. Mentre Conte ha aggiunto: “Ci vogliono far tornare indietro nel tempo, all’Ancien Regime, quando c’era un monarca sovraordinato a tutti i cittadini e non sottoposto alla legge. E invece la legge è uguale, anche per i politici. Questa è una riforma truffa per consentire alla politica di impossessarsi degli organi di autogoverno della magistratura. Ma noi non ci caschiamo”. “Dobbiamo comunicare a Carlo Nordio, Giorgia Meloni e alla maggioranza di governo che neanche in Ungheria hanno scritto che i giudici non sono liberi, neanche nella Repubblica iraniana. Quando vuoi colpire l’indipendenza dei giudici non lo scrivi da nessuna parte, lo fai”, ha precisato Nicola Fratoianni. Mentre Angelo Bonelli ha sottolineato: “C’è una inarrestabile avanzata del No, perché c’è una inarrestabile indignazione del popolo italiano, degli italiani, di fronte alle bugie inaccettabili della presidente del Consiglio, che si dovrebbe vergognare per quello che ha detto in questi giorni, affermare che se vincerà il No verranno liberati stupratori, pedofili, spacciatori. Una vergogna che in qualunque altro paese civile avrebbe accompagnato la presidente del Consiglio verso le dimissioni”. “Lo dico già adesso: il giorno dopo il referendum noi, tutti quelli che hanno lavorato insieme, avanzeremo proposte concrete per una vera riforma della giustizia”, ha avvertito Landini. Mentre Enrico Grosso, presidente del comitato Giusto Dire No, si è detto fiducioso in vista del voto: “Senza clamore e senza slogan siamo riusciti a far passare qual è la vera partita di questo referendum: c’è un attentato all’autonomia e all’indipendenza della magistratura. Siamo fiduciosi perché abbiamo la forza tranquilla delle nostre buone ragioni”. A chiudere l’evento, infine, le note e le parole di Daniele Silvestri che regala alla piazza un inedito, sulle note di un pianoforte: “Un Paese di sana e robusta Costituzione”. L'articolo Referendum, a Roma la chiusura della campagna per il No. L’appello dei leader di Pd, M5s e Avs: “Andiamo a votare, in gioco c’è la difesa della Costituzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Conte contro Sallusti: “Prima di diffamare i magistrati, pensate a far dimettere Delmastro e Santanché”. Su La7
Scontro rovente a DiMartedì, su La7, tra il leader del M5s, Giuseppe Conte, e il portavoce del Comitato Sì Riforma Alessandro Sallusti. Il confronto durissimo verte in primis sul referendum costituzionale sulla giustizia, in programma il 22 e il 23 marzo. Conte commenta le dichiarazioni di Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi ha sostenuto che una vittoria del No al referendum porterebbe a maggiore impunità per immigrati illegali, stupratori, pedofili e spacciatori: ” In realtà, se sono in libertà alcune volte è per l’incapacità del governo“. Porta, quindi, come esempio il caso di Al-Masri, l’ex comandante libico accusato di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale: “Ad Al-Masri, stupratore di bambini e condannato per 30 crimini a livello internazionale, hanno dato un salvacondotto. E non solo: con la norma Nordio-Meloni oggi devi convocare stupratori e spacciatori prima di arrestarli per un interrogatorio preventivo. Ovviamente scappano tutti”. Sallusti replica: “Veramente il fetentone libico è in carcere nel suo paese”. Conte ribatte: “Perché hanno più dignità loro“. Sallusti insiste, mentre l’ex presidente del Consiglio sorride e gesticola: “La Libia ci ha detto: datelo a noi che è nostro, non mettiamo in carcere noi e quindi giustamente il governo Meloni lo ha mandato in Libia” Il botta e risposta si infiamma quando Conte sposta il discorso sul piano politico-istituzionale. Accusa il governo di voler garantire “libertà di azione alla politica”, citando il libro di Nordio: “Questo significa che per loro il primato della politica è sottrarsi alle inchieste della magistratura. Invece io sostengo che il primato della politica vada rivendicato, ad esempio, assicurando alla Corte Penale Internazionale Al-Masri, condannando Trump per gli attacchi unilaterali in violazione del diritto internazionale sia in Iran, sia in Venezuela e così il genocidio a Gaza“. Sallusti commenta: “Il genocidio a Gaza ci mancava questa sera e per fortuna è arrivato”. Conte non molla: “Perché? Lo vogliamo trascurare? Per lei cos’è? Un accidente capitato casualmente della storia? È diritto internazionale! Quando c’è stato il caso vergognoso di Al-Masri, l’Italia si è rivelata un paese canaglia al pari della Mongolia e del Malawi. Perché noi abbiamo sottratto al mandato di arresto un criminale di guerra”. Sallusti ride, scatenando la reazione indignata di Conte: “Ma di che cosa ride, Sallusti? Guardi che siamo stati deferiti all‘assemblea degli Stati alla Corte Penale Internazionale insieme a Malawi e Mongolia. Siamo ormai uno Stato canaglia. Inconsapevolmente ride Sallusti, non so perché”. Il presidente del M5s ricorda che il governo Meloni ha attaccato il procuratore Lo Voi, definendolo “toga rossa”, per poi scoprire che era associato a una corrente moderata di destra. L’ex direttore di Libero rilancia: “Si legga il libro ‘Sistema’ e scoprirà come il dottor Lo Voi è diventato procuratore di Palermo, poi ne riparliamo”. Conte chiude l’affondo: “Non diffami la magistratura. Prima di preoccuparsi di diffamare i procuratori e i magistrati, fate dimettere Delmastro e Santanché, è la politica che deve assumersi le sue responsabilità”. Sallusti ribadisce: “Allora, io gli ho suggerito di leggere un libro, lei è libero di non farlo”. Il conduttore Giovanni Floris interviene ridendo: “Vabbè, ma è il tuo libro”. L'articolo Referendum, Conte contro Sallusti: “Prima di diffamare i magistrati, pensate a far dimettere Delmastro e Santanché”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Conte: “Per Meloni stupratori fuori dal carcere se vince il No? Racconta frottole al Paese”
“Le parole di Giorgia Meloni sono parole in libertà, perché far credere agli italiani che davvero stupratori, spacciatori e pedofili saranno rimessi in libertà e non andranno in carcere se vince il no. Significa veramente raccontare frottole al Paese“. Così il presidente del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, a margine di un incontro a Torino sul referendum. “La realtà – afferma Conte – è che invece la politica vuole assolutamente sopravanzare la magistratura e questo è l’unico scopo di questa riforma costituzionale: rivendicare il primato della politica. La politica deve esprimere forza e dignità. E lo deve fare condannando l’attacco degli Stati Uniti all’Iran e la violazione del diritto internazionale, condannando il genocidio a Gaza, condannando l’attacco in Venezuela e anche assicurando alla giustizia internazionale Al Masri. Quella è la politica che può rivendicare un primato, non la politica che vuole mettere al riparo il governo e gli amici dalle inchieste della magistratura”, aggiunge Conte. L'articolo Referendum, Conte: “Per Meloni stupratori fuori dal carcere se vince il No? Racconta frottole al Paese” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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