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Sicurezza, Conte: “Cercano di impedire il dissenso”. E sul referendum: “Vogliono politici che non rispondono a nessuna autorità giudiziaria”
“Questo governo sta prendendo in giro i cittadini. Vuole una stretta di vite per impedire le manifestazioni di dissenso, di protesta, ma non fa nulla sui bisogni reali dei cittadini che non riescono a uscire la sera in modo sicuro nelle strade, nelle periferie e nei centri storici”. A rivendicarlo il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, a margine della presentazione al Senato del libro di “Divide et impera. La separazione delle carriere e i rischi di eterogenesi dei fini” di Pietro Gurrieri , alla quale hanno partecipato anche il deputato M5s Federico Cafiero De Raho e la responsabile Giustizia Pd, Debora Serracchiani. “La separazione delle carriere c’è anche in altri ordinamenti, è vero. Ma il problema è il disegno che c’è dietro. Si stanno accanendo con un disegno politico che nell’ideologia di destra è perseguito da tempo: loro si arrabbiano quando gli richiamano il ‘Piano di rinascita’ della P2. Qualcuno ha avuto l’ardire di dire che non è vero, ma c’è scritto. Lì c’è proprio la separazione dei pubblici ministeri rispetto al resto del corpo giudicante”, ha continuato Conte. E ancora: “Lo hanno detto anche Nordio e Meloni, quando hanno spiegato che la riforma della giustizia servirà per ‘contrastare le ingerenze e le invasioni della magistratura’”. Per Conte la maggioranza vorrebbe che “solo i politici possano scorazzare liberamente e non rispondere a nessuna autorità giudiziaria. Questo è il punto. E allora è questo che va contrastato. La legge è uguale per tutti. Per questo voteremo No compatti”. Critica contro il governo e la legge Nordio anche Serracchiani: “Governo vuole cambiare la Costituzione incidendo sull’indipendenza della magistratura, che viene attaccata ogni giorno. Il nostro No è per difendere la Costituzione e la democrazia”. L'articolo Sicurezza, Conte: “Cercano di impedire il dissenso”. E sul referendum: “Vogliono politici che non rispondono a nessuna autorità giudiziaria” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Floridia (M5s): “Blocco Vigilanza Rai è problema istituzionale”. Conte: “Sul referendum è come giocare partita senza arbitro”
“Stiamo subendo una ferita democratica gravissima, un vunlus mai visto. Da un anno, la Commissione di Vigilanza Rai è bloccata per un ricatto della maggioranza”. A parlare è la presidente della Commissione, la 5 stelle Barbara Floridia, a margine del convegno ‘Le sfide dell’informazione’ organizzato dalla stessa Floridia. “Questa non è più una questione politica, di maggioranza e minoranza, del votare o non votare Agnes, cioè la presidente proposta da Forza Italia come presidente della Rai, il Consiglio di amministrazione funziona, qui il tema è istituzionale” conclude. Anche il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, è intervenuto, con i cronisti, sul tema. “La Vigilanza Rai è bloccata e non riesce a lavorare. Ne va della qualità della nostra democrazia. Peraltro adesso stiamo affrontando un referendum, una campagna referendaria dove c’è il governo che vuole far passare una riforma a tutela della casta dei politici, o meglio dei politici che sono al governo. Non lo possiamo accettare, c’è un problema di qualità di informazione – e conclude – come facciamo a fare dibatti di pubblici se addirittura giochiamo senza la vigilanza una partita senza arbitro?”. L'articolo Floridia (M5s): “Blocco Vigilanza Rai è problema istituzionale”. Conte: “Sul referendum è come giocare partita senza arbitro” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Conte ai cronisti: “Meloni in Aula sull’emergenza in Sicilia? Ma secondo voi ci mette la faccia, suvvia…”
Le parole di Salvini sul Ponte? “Io credo che un governo responsabile debba assolutamente prendere i fondi necessari. Sul Ponte, adesso, sono stati buttati 13 miliardi e mezzo per un progetto fallace, carente e che è stato bocciato. E ricordiamoci che ci sono anche i fondi scippati alla regione Sicilia e alla Calabria. Noi abbiamo dato un segnale: un milione di euro col taglio dei nostri stipendi, un segnale di vicinanza. Al governo invece compete la responsabilità di una scelta chiara, concreta e immediata”. Lo afferma il presidente del M5s Giuseppe Conte, parlando con i cronisti, a margine del convegno ‘Le sfide dell’informazione’ alla Camera dei deputati. “Io ritengo che il ministro Musumeci, come ogni ministro debba subito venire a riferire in Parlamento. A riferire anche del fatto se conosceva, e certo che doveva conoscere la situazione di Niscemi, le denunce che gli erano state fatte sui rischi geologici. Risponda di questo e poi il Movimento 5 stelle valuterà nel merito” aggiunge l’ex presidente del Consiglio, rispondendo a una domanda sull’opportunità di dimissioni del ministro Nello Musumeci. L'articolo Conte ai cronisti: “Meloni in Aula sull’emergenza in Sicilia? Ma secondo voi ci mette la faccia, suvvia…” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Conte: “Un milione di euro dai tagli degli stipendi M5S per l’emergenza maltempo”
“Abbiamo stanziato un milione di euro tagliandoci gli stipendi di noi eletti, e ora li mettiamo in votazione”. Così il leader del M5s Giuseppe Conte ha annunciato in video che “sabato gli iscritti del Movimento sono chiamati a votare” sulla loro destinazione ai territori di Sicilia, Calabria e Sardegna colpiti dal ciclone Harry perché “di fronte a certi drammi le parole non bastano più, servono i fatti”. Un’iniziativa di solidarietà che ha anche un risvolto politico: “Ma la parte del leone la deve fare il governo, con grande speditezza e responsabilità – ha incalzato Conte – I soldi ci sono e si possono prendere da quel progetto faraonico del Ponte che è ormai miseramente fallito”. L'articolo Conte: “Un milione di euro dai tagli degli stipendi M5S per l’emergenza maltempo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Conte contro Tajani: “Vuole togliere le indagini ai pm? Lo voleva già Berlusconi: i politici vogliono proteggere se stessi”
“Lo aveva già proposto Berlusconi con il suo ministro Alfano: vogliono che le indagini le facciano solo le forze di polizia che dipendono dal governo. Così i politici potranno proteggere se stessi e i loro amici dalle indagini scomode. Questo significa cancellare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati e metterli tutti sotto gli stivali di politici sempre più autoreferenziali, sempre più allergici ai controlli”. A parlare è il leader del M5s Giuseppe Conte dopo le dichiarazioni del vicepremier Antonio Tajani che ha sostanzialmente aperto all’ipotesi di togliere ai pm il controllo della polizia giudiziaria. “Si affaticano tanto a negare che l’obiettivo delle loro riforme sia mettere i pm che fanno le indagini sotto gli ordini della politica, ma sono loro stessi a spiegarci ogni giorno che questo è il progetto” dichiara Conte. Secondo l’ex premier Tajani non è solo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ricorda, “dopo che la Corte dei Conti aveva osato fare i suoi controlli sul disastro del progetto del Ponte sullo Stretto, aveva anticipato che il Governo avrebbe risposto ‘a una intollerabile invadenza’ con la riforma della giustizia e della Corte dei Conti”. E poi il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha confermato che la riforma sulla giustizia non sarà utile per i cittadini, ma in compenso converrà a chiunque andrà al governo. E ha pure annunciato che dopo il referendum toglieranno le intercettazioni con il trojan su ‘modestissime mazzette‘. Come se la corruzione che toglie soldi a sanità e scuola fosse una cosa di poco conto”. Un “disegno chiarissimo“, sottolinea Conte: “Bisogna fermarli subito prima che sia tardi. Possiamo essere protagonisti votando no al referendum”. L'articolo Conte contro Tajani: “Vuole togliere le indagini ai pm? Lo voleva già Berlusconi: i politici vogliono proteggere se stessi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Selfie con “l’amico di Hamas”: anche Gasparri e Salvini immortalati con il Pro-Pal indagato per terrorismo
Ed eccoli lì, sprezzanti d’ogni pericolo. Matteo Salvini e Maurizio Gasparri sorridenti accanto al “pericoloso” Sulaiman Hijazi, l’attivista palestinese finito nell’inchiesta della Procura di Genova sui fondi di Hannoun e da mesi usato da giornali e politici di destra come clava per accreditare l’affiliazione degli avversari a una presunta “rete islamista” a sostegno di Hamas. Una campagna denigratoria senza sosta: ancora oggi Il Giornale regala nuove perle, con l’ennesimo affondo contro “Giuseppe Conte l’islamista”. Che puntualmente Gasparri ha rilanciato sui suoi social, come si vede dall’immagine successiva. La regola del gioco è semplice, ripetuta fino allo sfinimento: se compari in una foto con Hijazi, sei “amico di Hamas”. Se partecipi a un evento dove lui è presente, entri nella “rete italiana dei filo Hamas”. Se scatta un selfie, diventi una delle “quinte colonne”. Se non prendi le distanze, “non puoi non sapere”. Con questa logica, prima di Conte, sono finiti nel tritacarne Stefania Ascari e Alessandro Di Battista, Angelo Bonelli, ma anche esponenti del Pd: tutti colpevoli di essersi fatti una foto o di aver partecipato a eventi pubblici con lui. È bastato un selfie alla Camera per trasformare Francesca Albanese in una complice politica. Titoli senza appello: “zona grigia”, “rete islamista”. Il perno narrativo è sempre lo stesso. Hijazi viene descritto come vicino a Hannoun e, nelle ricostruzioni giornalistiche, si cita un’intercettazione in cui ammetterebbe che parte dei fondi raccolti finiscono ad Hamas. Da lì in poi il salto logico è automatico: contiguità visiva uguale contiguità politica. Nessuna distinzione tra incontro occasionale e rapporto strutturato. Nessuna differenza tra evento pubblico e relazione personale. La fotografia diventa prova e sentenza. Alla faccia della destra “garantista”, la stessa presenza in foto, video o convegni trasforma tutti in fiancheggiatori del terrorismo. La campagna ha prodotto anche effetti istituzionali. Il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone ha presentato un’interrogazione per fare luce sulle “frequentazioni” del leader M5S e dei suoi parlamentari, rei di essere stati visti più volte al fianco di Hijazi. Tutti, secondo Mollicone, avrebbero “il dovere di dare spiegazioni immediate a tutti gli italiani”. Ora però quell’interrogazione andrebbe aggiornata. Perché, applicando lo stesso metro, la lista dei presunti fiancheggiatori si allunga. Il Fatto ha scoperto altri due nomi, stavolta davvero insospettabili: Maurizio Gasparri e Matteo Salvini. Proprio due tra i più assidui animatori della campagna denigratoria. I due sono immortalati accanto a Hijazi in diverse foto e selfie del 2021, 2022 e 2023. Estate, inverno. Sempre sorridenti. Del tutto incuranti del rischio di posare con quel “pericoloso terrorista coccolato dalla sinistra” che, a leggere certi titoli, sembrerebbe andare in giro con una cintura esplosiva sotto la t-shirt. A rendere il cortocircuito ancora più evidente è la ricostruzione fornita dall’avvocato di Hijazi, Luca Bauccio, a cui abbiamo chiesto conto di quelle immagini. Nessun incontro riservato, nessun rapporto personale, nessun appuntamento: “Solo incroci casuali in luoghi pubblici”, identici per dinamica e contesto a quelli usati come prova d’accusa contro gli avversari politici. Con Salvini l’incontro avviene per caso a Roma nel 2021, in pieno periodo Covid, davanti al ristorante Giolitti. Hijazi si presenta con nome e cognome e pone una domanda politica: il riconoscimento dello Stato di Palestina. Salvini risponde: “Sono per due popoli, due Stati”. Fine dell’interazione. Con Gasparri l’incontro avviene davanti al Senato, sempre in modo occasionale. Alla stessa domanda, la risposta è: “Ci stiamo impegnando”. Nessun seguito, nessun contatto, nessun rapporto. La stessa dinamica vale per Giuseppe Conte. “Nessun appuntamento, nessun incontro privato”, ha spiegato Hijazi al suo legale. Conte viene incrociato per caso davanti al Palazzo della Regione Lombardia, a Milano, mentre sta uscendo da un evento pubblico. Una stretta di mano, una foto. Come accade quotidianamente a chiunque faccia politica. Anche se ti chiami Salvini o Gasparri. L'articolo Selfie con “l’amico di Hamas”: anche Gasparri e Salvini immortalati con il Pro-Pal indagato per terrorismo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Iran, Pd-M5s-Avs e + Europa in piazza. Schlein: “Qui per l’autodeterminazione del popolo iraniano”. Conte: “No azioni militari unilaterali”
Dopo i distinguo in Parlamento sull’Iran e le polemiche seguite all’astensione del Movimento 5 Stelle sul testo bipartisan in votazione in commissione Esteri e Difesa al Senato, Pd, M5s, Avs e +Europa sono tornati in piazza in cerca di unità a Roma, in Campidoglio, per la manifestazione organizzata da Amnesty International e Women Life Freedom for Peace and Justice. I leader del campo progressista Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si sono così incontrati a margine del presidio, in sostegno del popolo iraniano, contro la repressione violenta e sanguinaria del regime: “Siamo qui per dare piena solidarietà e supporto al popolo iraniano. Siamo a fianco di chi protesta e per supportare l’autodeterminazione del popolo iraniano, il Pd c’è sempre stato”, ha rivendicato la segretaria dem. Conte invece ha giustificato la scelta del M5s di astenersi nella votazione di Palazzo Madama: “Abbiamo detto dall’inizio che eravamo assolutamente d’accordo con la mozione che è stata presentata. Abbiamo chiesto soltanto un impegno in più. Cioè una condanna verso opzioni militari unilaterali. Se continuiamo ad andare avanti così stiamo sfasciando completamente il quadro internazionale del diritto, stiamo andando verso il disordine. Ci vuole una grandissima attenzione, un fortissimo intervento da parte della comunità internazionale, sanzioni a tutti i livelli, perché quella repressione non può continuare”, ha continuato il presidente M5s. “Un’azione unilaterale da parte degli Stati Uniti di Donald Trump sarebbe un’altra violazione del diritto internazionale e un altro disastro”, ha spiegato pure Fratoianni. “La verità è che siamo di fronte a un mondo in fiamme in cui troppi pensano che l’unica legge che vale sia quella del più forte, ma se non c’è una risposta dell’Europa capace di ricostruire i principi del diritto internazionale, allora il mondo rischia di avviarsi rapidamente verso un baratro da cui poi sarà difficile risalire”. L'articolo Iran, Pd-M5s-Avs e + Europa in piazza. Schlein: “Qui per l’autodeterminazione del popolo iraniano”. Conte: “No azioni militari unilaterali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Conte: “Dalle firme un segnale dirompente”. Le opposizioni a Meloni: “Ora rinviare il voto”
Una richiesta di informativa urgente alla premier Giorgia Meloni per sapere se il governo intenda rinviare la data del referendum. A presentarla sono Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra dopo il raggiungimento del quorum di 500mila firme da parte dell’iniziativa popolare lanciata da un gruppo di 15 giuristi. Violando la prassi costituzionale, infatti, il governo ha indetto la consultazione il 22 e 23 marzo sulla base della richiesta già depositata dai parlamentari, senza attendere il termine di tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale (30 ottobre) entro il quale anche i cittadini possono chiedere il voto. “Ringraziamo le cittadine e i cittadini che hanno sottoscritto la richiesta e i due comitati (quello dell’Anm e quello della società civile, ndr) che li hanno sollecitati e aiutati. Continuiamo a raccogliere firme e dimostriamo anche coi numeri la forza delle ragioni del voto per il No. Lo possiamo fare fino al 27 gennaio perché è necessario del tempo per chiudere formalmente la raccolta e consegnare tutto in Cassazione entro il temine di legge del 30 gennaio”, dichiarano in una nota i promotori (qui il link per continuare a firmare con Spid o Carta d’identità elettronica). Tra i primi a esultare per il quorum c’è il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte: “È un risultato incredibile, un segnale dirompente. Con tutti contro, nonostante il lavaggio del cervello a reti unificate su questa riforma, su cui stanno illudendo i cittadini. Nonostante un governo che snobba e ridicolizza la partecipazione, l’impegno, la raccolta firme, accelerando i tempi per il referendum per dare meno tempo ai cittadini di discutere e informarsi”. Dal Pd, la responsabile Giustizia Debora Serracchiani sottolinea che il risultato “dice una cosa molto chiara: le persone vogliono capire, partecipare, scegliere. In un tempo in cui si prova a ridurre tutto a propaganda, 500mila persone hanno scelto la partecipazione. In pochissimo tempo, sotto le festività natalizie. È stato un atto di responsabilità democratica: per chiedere informazione, confronto, rispetto delle regole”. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e deputato di Avs, parla di “un grande risultato di popolo, che in pochissimi giorni ha raggiunto l’obiettivo solo grazie al passaparola e senza grandi finanziamenti, nonostante il boicottaggio e gli attacchi del governo e di tutto il sistema mediatico della destra”. Per il leader di Europa Verde Angelo Bonelli, il successo dell’iniziativa è “la miglior risposta delle cittadine e dei cittadini all’arroganza di un governo che vuole agire in maniera impunita”. Carlo Nordio, invece, minimizza e invita ad aspettare il 27 gennaio, quando il Tar del Lazio deciderà sul ricorso dei promotori della raccolta firme contro la decisione del governo sulla data: “Secondo me è inutile, ma deciderà il giudice amministrativo, aspettiamo. Non abbiamo detto che la magistratura, anche quella amministrativa, è sovrana e indipendente. Aspettiamo la decisione del 27”. L'articolo Referendum, Conte: “Dalle firme un segnale dirompente”. Le opposizioni a Meloni: “Ora rinviare il voto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giuseppe Conte
Movimento 5 Stelle
Riforma costituzionale
Conte: “Meloni ha accettato la servitù dell’Italia agli Usa, per il governo il diritto internazionale vale fino a un certo punto”
Venezuela, ma anche Gaza e Iran nell’intervento del presidente 5 Stelle, Giuseppe Conte, nell’Aula di Montecitorio, dopo l’informativa del ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Ci preoccupa fortemente la posizione dell’Italia perché la dottrina Meloni-Tajani è in piena consonanza con quella degli Stati Uniti, anzi – osserva polemico l’ex presidente del Consiglio – c’è una differenza perché per il governo italiano il diritto internazionale vale fino ad un certo punto”. Cita il caso Almasri e “il genocidio della popolazione palestinese a Gaza” come esempi di un doppio standard dell’azione del governo guidato da Giorgia Meloni. Della presidente del Consiglio italiano, Conte, cita un intervento fatto nel 2018 alla Camera dei deputati in cui la leader di Fratelli d’Italia esprimeva posizioni sovraniste e contrarie a interventi militari unilaterali. “Qui non c’è nessun fan di Maduro né di Hamas, smettiamola con queste affermazioni becere. Io, da presidente del Consiglio, Maduro, non l’ho mai riconosciuto”. E sull’azione americana in Venezuela: “La dottrina Monroe, oggi rivista da Trump in dottrina Donroe è gravemente preoccupante perché gli Stati Uniti non riconoscono più il diritto internazionale. Attenzione perché c’è qualcosa di nuovo oggi – aggiunge il presidente M5S – perché l’azione Trump predispone un nuovo ordine di caos e completo disordine”. E conclude su quanto sta avvenendo in Iran. “Siamo al fianco dei cittadini per un Paese libero non a fianco di chi esporta la democrazia con le bombe”. L'articolo Conte: “Meloni ha accettato la servitù dell’Italia agli Usa, per il governo il diritto internazionale vale fino a un certo punto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Iran
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Venezuela
Giuseppe Conte
Conte per il No al referendum giustizia: “È la fine del principio che la legge è uguale per tutti”
“Dovremo far capire che i cittadini diventeranno tutti di serie B rispetto invece ai ‘privilegiati’ della giustizia, che sono politici, colletti bianchi e imprenditori amici. Per noi vale il principio ‘la legge è uguale per tutti’“. Sono le parole pronunciate dal leader del M5s Giuseppe Conte, intervenendo all’iniziativa del comitato per il No al referendum sulla giustizia. Un attacco frontale alla riforma Nordio, che Conte definisce un passaggio decisivo di un disegno politico più ampio, capace di mettere in discussione l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato. Conte chiarisce subito di parlare non a titolo personale, ma come rappresentante del M5s, una forza politica che “sin dall’inizio si batte anche in Parlamento” contro quella che considera una riforma pericolosa. Nel mirino c’è “una politica di destra che è vecchia”, accusata di voler “restituire il primato alla politica”, scardinando il sistema costituzionale e il principio dei contrappesi. “Se hai un’investitura popolare, non puoi fare quello che ti aggrada – afferma, rivolgendosi a Giorgia Meloni e rivendicando il rispetto dei fondamenti dello Stato di diritto – Anche io che sono stato presidente del Consiglio devo rispettare la legge. La legge è uguale per tutti”. L’ex premier collega il tema della giustizia a un quadro internazionale che definisce allarmante. A suo giudizio, il governo guidato da Giorgia Meloni contribuisce a “distruggere il principio di legalità internazionale”. Conte cita il caso Almasri, definito “emblematico” per il modo in cui l’Italia affronta il diritto internazionale, accusando l’esecutivo di aver sottratto un criminale di guerra a un mandato di arresto con “giustificazioni risibili e contraddittorie”. Sul genocidio a Gaza, il leader M5s denuncia un atteggiamento di silenzio e ambiguità che frantuma ulteriormente le regole comuni. E richiama anche il blitz della Delta Force americana in Venezuela, giudicato legittimo dal governo italiano: un esempio di “rovesciamento del diritto internazionale”, che finisce per coincidere con la legge del più forte. In questo contesto Conte inserisce la riforma Nordio sulla separazione delle carriere, coerente con una volontà definita pretestuosa: i passaggi di carriera, ricorda l’ex premier, sono circa lo 0,3% del totale. “Non serve ai cittadini per migliorare il servizio giustizia”, sostiene, elencando ciò che davvero manca per i cittadini: investimenti, personale, dotazioni informatiche, processi più rapidi. L’obiettivo reale, secondo Conte, emerge dalle parole della stessa presidente del Consiglio, quando afferma che governo e giudici devono lavorare “nella stessa direzione”. Un’affermazione che, per il leader M5s, equivale a negare il ruolo di contropotere della magistratura, chiamata invece a tutelare i diritti fondamentali. “Così volete il potere sottomesso al potere”, accusa, ricordando un post di Meloni dell’ottobre scorso in cui la riforma viene presentata come risposta alle presunte ingerenze della magistratura nella politica. Conte allarga poi l’analisi ad altre scelte dell’esecutivo: il Decreto Sicurezza, che inasprisce le pene e colpisce proteste e dissenso; la cancellazione del reato di abuso d’ufficio; il ridimensionamento del traffico di influenze; il depotenziamento delle intercettazioni. Tutti strumenti che, a suo dire, “danno fastidio ai politici e ai colletti bianchi”. Anche la custodia cautelare diventa un bersaglio: una misura che “rompe il giocattolo” perché impedisce di guadagnare tempo tra gradi di giudizio e prescrizione. Infine, l’allarme sul nuovo assetto del Csm e sull’allontanamento dei pubblici ministeri, che rischiano di finire in un limbo risolto poi dal potere politico, destinato ad avere un’egemonia nelle nomine. Il quadro che Conte dipinge è quello del “ritorno della casta dei politici” e degli “intoccabili”, decisi ad avere le mani libere e a non rispondere a nessun contropotere, dalla magistratura alla Corte dei Conti, fino alle autorità indipendenti. La conclusione è un appello alla mobilitazione per il No al referendum e contro l’intero impianto della riforma. L’alternativa, avverte Conte, è una giustizia a doppio binario, in cui i cittadini comuni pagano e i potenti si salvano. Un esito che, per il M5s, resta inaccettabile perché in contrasto con un principio che considera non negoziabile: “la legge è uguale per tutti”. L'articolo Conte per il No al referendum giustizia: “È la fine del principio che la legge è uguale per tutti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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