“Questo governo sta prendendo in giro i cittadini. Vuole una stretta di vite per
impedire le manifestazioni di dissenso, di protesta, ma non fa nulla sui bisogni
reali dei cittadini che non riescono a uscire la sera in modo sicuro nelle
strade, nelle periferie e nei centri storici”. A rivendicarlo il presidente del
Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, a margine della presentazione al Senato del
libro di “Divide et impera. La separazione delle carriere e i rischi di
eterogenesi dei fini” di Pietro Gurrieri , alla quale hanno partecipato anche il
deputato M5s Federico Cafiero De Raho e la responsabile Giustizia Pd, Debora
Serracchiani.
“La separazione delle carriere c’è anche in altri ordinamenti, è vero. Ma il
problema è il disegno che c’è dietro. Si stanno accanendo con un disegno
politico che nell’ideologia di destra è perseguito da tempo: loro si arrabbiano
quando gli richiamano il ‘Piano di rinascita’ della P2. Qualcuno ha avuto
l’ardire di dire che non è vero, ma c’è scritto. Lì c’è proprio la separazione
dei pubblici ministeri rispetto al resto del corpo giudicante”, ha continuato
Conte. E ancora: “Lo hanno detto anche Nordio e Meloni, quando hanno spiegato
che la riforma della giustizia servirà per ‘contrastare le ingerenze e le
invasioni della magistratura’”. Per Conte la maggioranza vorrebbe che “solo i
politici possano scorazzare liberamente e non rispondere a nessuna autorità
giudiziaria. Questo è il punto. E allora è questo che va contrastato. La legge è
uguale per tutti. Per questo voteremo No compatti”.
Critica contro il governo e la legge Nordio anche Serracchiani: “Governo vuole
cambiare la Costituzione incidendo sull’indipendenza della magistratura, che
viene attaccata ogni giorno. Il nostro No è per difendere la Costituzione e la
democrazia”.
L'articolo Sicurezza, Conte: “Cercano di impedire il dissenso”. E sul
referendum: “Vogliono politici che non rispondono a nessuna autorità
giudiziaria” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Stiamo subendo una ferita democratica gravissima, un vunlus mai visto. Da un
anno, la Commissione di Vigilanza Rai è bloccata per un ricatto della
maggioranza”. A parlare è la presidente della Commissione, la 5 stelle Barbara
Floridia, a margine del convegno ‘Le sfide dell’informazione’ organizzato dalla
stessa Floridia. “Questa non è più una questione politica, di maggioranza e
minoranza, del votare o non votare Agnes, cioè la presidente proposta da Forza
Italia come presidente della Rai, il Consiglio di amministrazione funziona, qui
il tema è istituzionale” conclude. Anche il presidente del Movimento 5 stelle,
Giuseppe Conte, è intervenuto, con i cronisti, sul tema. “La Vigilanza Rai è
bloccata e non riesce a lavorare. Ne va della qualità della nostra democrazia.
Peraltro adesso stiamo affrontando un referendum, una campagna referendaria dove
c’è il governo che vuole far passare una riforma a tutela della casta dei
politici, o meglio dei politici che sono al governo. Non lo possiamo accettare,
c’è un problema di qualità di informazione – e conclude – come facciamo a fare
dibatti di pubblici se addirittura giochiamo senza la vigilanza una partita
senza arbitro?”.
L'articolo Floridia (M5s): “Blocco Vigilanza Rai è problema istituzionale”.
Conte: “Sul referendum è come giocare partita senza arbitro” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Le parole di Salvini sul Ponte? “Io credo che un governo responsabile debba
assolutamente prendere i fondi necessari. Sul Ponte, adesso, sono stati buttati
13 miliardi e mezzo per un progetto fallace, carente e che è stato bocciato. E
ricordiamoci che ci sono anche i fondi scippati alla regione Sicilia e alla
Calabria. Noi abbiamo dato un segnale: un milione di euro col taglio dei nostri
stipendi, un segnale di vicinanza. Al governo invece compete la responsabilità
di una scelta chiara, concreta e immediata”. Lo afferma il presidente del M5s
Giuseppe Conte, parlando con i cronisti, a margine del convegno ‘Le sfide
dell’informazione’ alla Camera dei deputati.
“Io ritengo che il ministro Musumeci, come ogni ministro debba subito venire a
riferire in Parlamento. A riferire anche del fatto se conosceva, e certo che
doveva conoscere la situazione di Niscemi, le denunce che gli erano state fatte
sui rischi geologici. Risponda di questo e poi il Movimento 5 stelle valuterà
nel merito” aggiunge l’ex presidente del Consiglio, rispondendo a una domanda
sull’opportunità di dimissioni del ministro Nello Musumeci.
L'articolo Conte ai cronisti: “Meloni in Aula sull’emergenza in Sicilia? Ma
secondo voi ci mette la faccia, suvvia…” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Abbiamo stanziato un milione di euro tagliandoci gli stipendi di noi eletti, e
ora li mettiamo in votazione”. Così il leader del M5s Giuseppe Conte ha
annunciato in video che “sabato gli iscritti del Movimento sono chiamati a
votare” sulla loro destinazione ai territori di Sicilia, Calabria e Sardegna
colpiti dal ciclone Harry perché “di fronte a certi drammi le parole non bastano
più, servono i fatti”. Un’iniziativa di solidarietà che ha anche un risvolto
politico: “Ma la parte del leone la deve fare il governo, con grande speditezza
e responsabilità – ha incalzato Conte – I soldi ci sono e si possono prendere da
quel progetto faraonico del Ponte che è ormai miseramente fallito”.
L'articolo Conte: “Un milione di euro dai tagli degli stipendi M5S per
l’emergenza maltempo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Lo aveva già proposto Berlusconi con il suo ministro Alfano: vogliono che le
indagini le facciano solo le forze di polizia che dipendono dal governo. Così i
politici potranno proteggere se stessi e i loro amici dalle indagini scomode.
Questo significa cancellare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati e
metterli tutti sotto gli stivali di politici sempre più autoreferenziali, sempre
più allergici ai controlli”. A parlare è il leader del M5s Giuseppe Conte dopo
le dichiarazioni del vicepremier Antonio Tajani che ha sostanzialmente aperto
all’ipotesi di togliere ai pm il controllo della polizia giudiziaria. “Si
affaticano tanto a negare che l’obiettivo delle loro riforme sia mettere i pm
che fanno le indagini sotto gli ordini della politica, ma sono loro stessi a
spiegarci ogni giorno che questo è il progetto” dichiara Conte.
Secondo l’ex premier Tajani non è solo. La presidente del Consiglio Giorgia
Meloni, ricorda, “dopo che la Corte dei Conti aveva osato fare i suoi controlli
sul disastro del progetto del Ponte sullo Stretto, aveva anticipato che il
Governo avrebbe risposto ‘a una intollerabile invadenza’ con la riforma della
giustizia e della Corte dei Conti”. E poi il ministro della Giustizia Carlo
Nordio ha confermato che la riforma sulla giustizia non sarà utile per i
cittadini, ma in compenso converrà a chiunque andrà al governo. E ha pure
annunciato che dopo il referendum toglieranno le intercettazioni con il trojan
su ‘modestissime mazzette‘. Come se la corruzione che toglie soldi a sanità e
scuola fosse una cosa di poco conto”. Un “disegno chiarissimo“, sottolinea
Conte: “Bisogna fermarli subito prima che sia tardi. Possiamo essere
protagonisti votando no al referendum”.
L'articolo Conte contro Tajani: “Vuole togliere le indagini ai pm? Lo voleva già
Berlusconi: i politici vogliono proteggere se stessi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Ed eccoli lì, sprezzanti d’ogni pericolo. Matteo Salvini e Maurizio Gasparri
sorridenti accanto al “pericoloso” Sulaiman Hijazi, l’attivista palestinese
finito nell’inchiesta della Procura di Genova sui fondi di Hannoun e da mesi
usato da giornali e politici di destra come clava per accreditare l’affiliazione
degli avversari a una presunta “rete islamista” a sostegno di Hamas. Una
campagna denigratoria senza sosta: ancora oggi Il Giornale regala nuove perle,
con l’ennesimo affondo contro “Giuseppe Conte l’islamista”. Che puntualmente
Gasparri ha rilanciato sui suoi social, come si vede dall’immagine successiva.
La regola del gioco è semplice, ripetuta fino allo sfinimento: se compari in una
foto con Hijazi, sei “amico di Hamas”. Se partecipi a un evento dove lui è
presente, entri nella “rete italiana dei filo Hamas”. Se scatta un selfie,
diventi una delle “quinte colonne”. Se non prendi le distanze, “non puoi non
sapere”.
Con questa logica, prima di Conte, sono finiti nel tritacarne Stefania Ascari e
Alessandro Di Battista, Angelo Bonelli, ma anche esponenti del Pd: tutti
colpevoli di essersi fatti una foto o di aver partecipato a eventi pubblici con
lui. È bastato un selfie alla Camera per trasformare Francesca Albanese in una
complice politica. Titoli senza appello: “zona grigia”, “rete islamista”. Il
perno narrativo è sempre lo stesso.
Hijazi viene descritto come vicino a Hannoun e, nelle ricostruzioni
giornalistiche, si cita un’intercettazione in cui ammetterebbe che parte dei
fondi raccolti finiscono ad Hamas. Da lì in poi il salto logico è automatico:
contiguità visiva uguale contiguità politica. Nessuna distinzione tra incontro
occasionale e rapporto strutturato. Nessuna differenza tra evento pubblico e
relazione personale. La fotografia diventa prova e sentenza. Alla faccia della
destra “garantista”, la stessa presenza in foto, video o convegni trasforma
tutti in fiancheggiatori del terrorismo.
La campagna ha prodotto anche effetti istituzionali. Il deputato di Fratelli
d’Italia Federico Mollicone ha presentato un’interrogazione per fare luce sulle
“frequentazioni” del leader M5S e dei suoi parlamentari, rei di essere stati
visti più volte al fianco di Hijazi. Tutti, secondo Mollicone, avrebbero “il
dovere di dare spiegazioni immediate a tutti gli italiani”.
Ora però quell’interrogazione andrebbe aggiornata. Perché, applicando lo stesso
metro, la lista dei presunti fiancheggiatori si allunga. Il Fatto ha scoperto
altri due nomi, stavolta davvero insospettabili: Maurizio Gasparri e Matteo
Salvini. Proprio due tra i più assidui animatori della campagna denigratoria. I
due sono immortalati accanto a Hijazi in diverse foto e selfie del 2021, 2022 e
2023. Estate, inverno. Sempre sorridenti. Del tutto incuranti del rischio di
posare con quel “pericoloso terrorista coccolato dalla sinistra” che, a leggere
certi titoli, sembrerebbe andare in giro con una cintura esplosiva sotto la
t-shirt.
A rendere il cortocircuito ancora più evidente è la ricostruzione fornita
dall’avvocato di Hijazi, Luca Bauccio, a cui abbiamo chiesto conto di quelle
immagini. Nessun incontro riservato, nessun rapporto personale, nessun
appuntamento: “Solo incroci casuali in luoghi pubblici”, identici per dinamica e
contesto a quelli usati come prova d’accusa contro gli avversari politici.
Con Salvini l’incontro avviene per caso a Roma nel 2021, in pieno periodo Covid,
davanti al ristorante Giolitti. Hijazi si presenta con nome e cognome e pone una
domanda politica: il riconoscimento dello Stato di Palestina. Salvini risponde:
“Sono per due popoli, due Stati”. Fine dell’interazione. Con Gasparri l’incontro
avviene davanti al Senato, sempre in modo occasionale. Alla stessa domanda, la
risposta è: “Ci stiamo impegnando”. Nessun seguito, nessun contatto, nessun
rapporto.
La stessa dinamica vale per Giuseppe Conte. “Nessun appuntamento, nessun
incontro privato”, ha spiegato Hijazi al suo legale. Conte viene incrociato per
caso davanti al Palazzo della Regione Lombardia, a Milano, mentre sta uscendo da
un evento pubblico. Una stretta di mano, una foto. Come accade quotidianamente a
chiunque faccia politica. Anche se ti chiami Salvini o Gasparri.
L'articolo Selfie con “l’amico di Hamas”: anche Gasparri e Salvini immortalati
con il Pro-Pal indagato per terrorismo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo i distinguo in Parlamento sull’Iran e le polemiche seguite all’astensione
del Movimento 5 Stelle sul testo bipartisan in votazione in commissione Esteri e
Difesa al Senato, Pd, M5s, Avs e +Europa sono tornati in piazza in cerca di
unità a Roma, in Campidoglio, per la manifestazione organizzata da Amnesty
International e Women Life Freedom for Peace and Justice.
I leader del campo progressista Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni
e Angelo Bonelli si sono così incontrati a margine del presidio, in sostegno del
popolo iraniano, contro la repressione violenta e sanguinaria del regime: “Siamo
qui per dare piena solidarietà e supporto al popolo iraniano. Siamo a fianco di
chi protesta e per supportare l’autodeterminazione del popolo iraniano, il Pd
c’è sempre stato”, ha rivendicato la segretaria dem.
Conte invece ha giustificato la scelta del M5s di astenersi nella votazione di
Palazzo Madama: “Abbiamo detto dall’inizio che eravamo assolutamente d’accordo
con la mozione che è stata presentata. Abbiamo chiesto soltanto un impegno in
più. Cioè una condanna verso opzioni militari unilaterali. Se continuiamo ad
andare avanti così stiamo sfasciando completamente il quadro internazionale del
diritto, stiamo andando verso il disordine. Ci vuole una grandissima attenzione,
un fortissimo intervento da parte della comunità internazionale, sanzioni a
tutti i livelli, perché quella repressione non può continuare”, ha continuato il
presidente M5s.
“Un’azione unilaterale da parte degli Stati Uniti di Donald Trump sarebbe
un’altra violazione del diritto internazionale e un altro disastro”, ha spiegato
pure Fratoianni. “La verità è che siamo di fronte a un mondo in fiamme in cui
troppi pensano che l’unica legge che vale sia quella del più forte, ma se non
c’è una risposta dell’Europa capace di ricostruire i principi del diritto
internazionale, allora il mondo rischia di avviarsi rapidamente verso un baratro
da cui poi sarà difficile risalire”.
L'articolo Iran, Pd-M5s-Avs e + Europa in piazza. Schlein: “Qui per
l’autodeterminazione del popolo iraniano”. Conte: “No azioni militari
unilaterali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una richiesta di informativa urgente alla premier Giorgia Meloni per sapere se
il governo intenda rinviare la data del referendum. A presentarla sono Pd,
Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra dopo il raggiungimento del quorum
di 500mila firme da parte dell’iniziativa popolare lanciata da un gruppo di 15
giuristi. Violando la prassi costituzionale, infatti, il governo ha indetto la
consultazione il 22 e 23 marzo sulla base della richiesta già depositata dai
parlamentari, senza attendere il termine di tre mesi dalla pubblicazione della
legge in Gazzetta ufficiale (30 ottobre) entro il quale anche i cittadini
possono chiedere il voto. “Ringraziamo le cittadine e i cittadini che hanno
sottoscritto la richiesta e i due comitati (quello dell’Anm e quello della
società civile, ndr) che li hanno sollecitati e aiutati. Continuiamo a
raccogliere firme e dimostriamo anche coi numeri la forza delle ragioni del voto
per il No. Lo possiamo fare fino al 27 gennaio perché è necessario del tempo per
chiudere formalmente la raccolta e consegnare tutto in Cassazione entro il
temine di legge del 30 gennaio”, dichiarano in una nota i promotori (qui il link
per continuare a firmare con Spid o Carta d’identità elettronica).
Tra i primi a esultare per il quorum c’è il leader del Movimento 5 stelle
Giuseppe Conte: “È un risultato incredibile, un segnale dirompente. Con tutti
contro, nonostante il lavaggio del cervello a reti unificate su questa riforma,
su cui stanno illudendo i cittadini. Nonostante un governo che snobba e
ridicolizza la partecipazione, l’impegno, la raccolta firme, accelerando i tempi
per il referendum per dare meno tempo ai cittadini di discutere e informarsi”.
Dal Pd, la responsabile Giustizia Debora Serracchiani sottolinea che il
risultato “dice una cosa molto chiara: le persone vogliono capire, partecipare,
scegliere. In un tempo in cui si prova a ridurre tutto a propaganda, 500mila
persone hanno scelto la partecipazione. In pochissimo tempo, sotto le festività
natalizie. È stato un atto di responsabilità democratica: per chiedere
informazione, confronto, rispetto delle regole”.
Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e deputato di Avs, parla di
“un grande risultato di popolo, che in pochissimi giorni ha raggiunto
l’obiettivo solo grazie al passaparola e senza grandi finanziamenti, nonostante
il boicottaggio e gli attacchi del governo e di tutto il sistema mediatico della
destra”. Per il leader di Europa Verde Angelo Bonelli, il successo
dell’iniziativa è “la miglior risposta delle cittadine e dei cittadini
all’arroganza di un governo che vuole agire in maniera impunita”. Carlo Nordio,
invece, minimizza e invita ad aspettare il 27 gennaio, quando il Tar del Lazio
deciderà sul ricorso dei promotori della raccolta firme contro la decisione del
governo sulla data: “Secondo me è inutile, ma deciderà il giudice
amministrativo, aspettiamo. Non abbiamo detto che la magistratura, anche quella
amministrativa, è sovrana e indipendente. Aspettiamo la decisione del 27”.
L'articolo Referendum, Conte: “Dalle firme un segnale dirompente”. Le
opposizioni a Meloni: “Ora rinviare il voto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Venezuela, ma anche Gaza e Iran nell’intervento del presidente 5 Stelle,
Giuseppe Conte, nell’Aula di Montecitorio, dopo l’informativa del ministro degli
Esteri Antonio Tajani. “Ci preoccupa fortemente la posizione dell’Italia perché
la dottrina Meloni-Tajani è in piena consonanza con quella degli Stati Uniti,
anzi – osserva polemico l’ex presidente del Consiglio – c’è una differenza
perché per il governo italiano il diritto internazionale vale fino ad un certo
punto”. Cita il caso Almasri e “il genocidio della popolazione palestinese a
Gaza” come esempi di un doppio standard dell’azione del governo guidato da
Giorgia Meloni. Della presidente del Consiglio italiano, Conte, cita un
intervento fatto nel 2018 alla Camera dei deputati in cui la leader di Fratelli
d’Italia esprimeva posizioni sovraniste e contrarie a interventi militari
unilaterali. “Qui non c’è nessun fan di Maduro né di Hamas, smettiamola con
queste affermazioni becere. Io, da presidente del Consiglio, Maduro, non l’ho
mai riconosciuto”. E sull’azione americana in Venezuela: “La dottrina Monroe,
oggi rivista da Trump in dottrina Donroe è gravemente preoccupante perché gli
Stati Uniti non riconoscono più il diritto internazionale. Attenzione perché c’è
qualcosa di nuovo oggi – aggiunge il presidente M5S – perché l’azione Trump
predispone un nuovo ordine di caos e completo disordine”. E conclude su quanto
sta avvenendo in Iran. “Siamo al fianco dei cittadini per un Paese libero non a
fianco di chi esporta la democrazia con le bombe”.
L'articolo Conte: “Meloni ha accettato la servitù dell’Italia agli Usa, per il
governo il diritto internazionale vale fino a un certo punto” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Dovremo far capire che i cittadini diventeranno tutti di serie B rispetto
invece ai ‘privilegiati’ della giustizia, che sono politici, colletti bianchi e
imprenditori amici. Per noi vale il principio ‘la legge è uguale per tutti’“.
Sono le parole pronunciate dal leader del M5s Giuseppe Conte, intervenendo
all’iniziativa del comitato per il No al referendum sulla giustizia. Un attacco
frontale alla riforma Nordio, che Conte definisce un passaggio decisivo di un
disegno politico più ampio, capace di mettere in discussione l’equilibrio
costituzionale tra i poteri dello Stato.
Conte chiarisce subito di parlare non a titolo personale, ma come rappresentante
del M5s, una forza politica che “sin dall’inizio si batte anche in Parlamento”
contro quella che considera una riforma pericolosa. Nel mirino c’è “una politica
di destra che è vecchia”, accusata di voler “restituire il primato alla
politica”, scardinando il sistema costituzionale e il principio dei contrappesi.
“Se hai un’investitura popolare, non puoi fare quello che ti aggrada – afferma,
rivolgendosi a Giorgia Meloni e rivendicando il rispetto dei fondamenti dello
Stato di diritto – Anche io che sono stato presidente del Consiglio devo
rispettare la legge. La legge è uguale per tutti”.
L’ex premier collega il tema della giustizia a un quadro internazionale che
definisce allarmante. A suo giudizio, il governo guidato da Giorgia Meloni
contribuisce a “distruggere il principio di legalità internazionale”. Conte cita
il caso Almasri, definito “emblematico” per il modo in cui l’Italia affronta il
diritto internazionale, accusando l’esecutivo di aver sottratto un criminale di
guerra a un mandato di arresto con “giustificazioni risibili e contraddittorie”.
Sul genocidio a Gaza, il leader M5s denuncia un atteggiamento di silenzio e
ambiguità che frantuma ulteriormente le regole comuni. E richiama anche il blitz
della Delta Force americana in Venezuela, giudicato legittimo dal governo
italiano: un esempio di “rovesciamento del diritto internazionale”, che finisce
per coincidere con la legge del più forte.
In questo contesto Conte inserisce la riforma Nordio sulla separazione delle
carriere, coerente con una volontà definita pretestuosa: i passaggi di carriera,
ricorda l’ex premier, sono circa lo 0,3% del totale. “Non serve ai cittadini per
migliorare il servizio giustizia”, sostiene, elencando ciò che davvero manca per
i cittadini: investimenti, personale, dotazioni informatiche, processi più
rapidi.
L’obiettivo reale, secondo Conte, emerge dalle parole della stessa presidente
del Consiglio, quando afferma che governo e giudici devono lavorare “nella
stessa direzione”. Un’affermazione che, per il leader M5s, equivale a negare il
ruolo di contropotere della magistratura, chiamata invece a tutelare i diritti
fondamentali. “Così volete il potere sottomesso al potere”, accusa, ricordando
un post di Meloni dell’ottobre scorso in cui la riforma viene presentata come
risposta alle presunte ingerenze della magistratura nella politica.
Conte allarga poi l’analisi ad altre scelte dell’esecutivo: il Decreto
Sicurezza, che inasprisce le pene e colpisce proteste e dissenso; la
cancellazione del reato di abuso d’ufficio; il ridimensionamento del traffico di
influenze; il depotenziamento delle intercettazioni. Tutti strumenti che, a suo
dire, “danno fastidio ai politici e ai colletti bianchi”. Anche la custodia
cautelare diventa un bersaglio: una misura che “rompe il giocattolo” perché
impedisce di guadagnare tempo tra gradi di giudizio e prescrizione.
Infine, l’allarme sul nuovo assetto del Csm e sull’allontanamento dei pubblici
ministeri, che rischiano di finire in un limbo risolto poi dal potere politico,
destinato ad avere un’egemonia nelle nomine. Il quadro che Conte dipinge è
quello del “ritorno della casta dei politici” e degli “intoccabili”, decisi ad
avere le mani libere e a non rispondere a nessun contropotere, dalla
magistratura alla Corte dei Conti, fino alle autorità indipendenti.
La conclusione è un appello alla mobilitazione per il No al referendum e contro
l’intero impianto della riforma. L’alternativa, avverte Conte, è una giustizia a
doppio binario, in cui i cittadini comuni pagano e i potenti si salvano. Un
esito che, per il M5s, resta inaccettabile perché in contrasto con un principio
che considera non negoziabile: “la legge è uguale per tutti”.
L'articolo Conte per il No al referendum giustizia: “È la fine del principio che
la legge è uguale per tutti” proviene da Il Fatto Quotidiano.