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Ma come si indossano gli AirPods? C’è chi propone su X una alternativa e il dibattito diventa virale, ma la verità ufficiale rimane solo una
Tutto nasce da una foto e da un utente di X che sostiene che, sino ad oggi, tutti hanno sbagliato a indossare gli auricolari Apple. Secondo lui, la maggior parte degli utenti li spinge semplicemente nelle orecchie, mentre il modo corretto è ruotarli leggermente in modo che lo stelo sia inclinato perpendicolarmente, in avanti verso il viso per una migliore vestibilità e un suono migliore. Il dibattito si è ulteriormente acceso dopo che l’utente @Kryptotajeer ha chiesto a Grok su X, che a quanto pare ha confermato che Apple “raccomanda di ruotare delicatamente gli auricolari fino a quando non si adattano perfettamente all’orecchio, un passaggio che molti utenti spesso saltano”. Ma non è sufficiente. Ma quindi la verità qual è? A quanto pare, l’uso quotidiano e il posizionamento degli AirPods non è affatto sbagliato. Il sito ufficiale della casa madre, infatti, spiega molto bene come indossarli: “Inserisci delicatamente il copriauricolare nell’apertura del condotto uditivo. Ogni AirPod è contrassegnato dalla lettera S (sinistro) o D (destro)“. E ancora: “Ruota l’asticella verso il viso. Esercita una lieve pressione per fissarlo, quindi regola la rotazione e l’inclinazione di ogni AirPod”. Questo è, stando alle istruzioni, l’unico modo possibile per indossare gli AirPods. Chiaramente poi ogni utente è libero di interpretare come vuole le istruzioni ufficiali. L'articolo Ma come si indossano gli AirPods? C’è chi propone su X una alternativa e il dibattito diventa virale, ma la verità ufficiale rimane solo una proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il misterioso virus “Coruna” che colpisce gli iPhone “è sfuggito da un laboratorio dei servizi americani”. Realtà o suggestione? L’indagine di iVerify
La notizia, per gli appassionati di high tech e non, se verificata avrebbe dell’incredibile. Il misterioso virus “Coruna” che colpisce gli iPhone sarebbe “sfuggito da un laboratorio dei servizi americani”. Realtà o suggestione? La notizia è stata riportata da Il Corriere della Sera, citando il sito di iVerify (un’app iOS che può aiutare i proprietari di iPhone a rilevare se hanno subito tentativi di hacking, ndr). Si tratterebbe del “primo caso osservato di sfruttamento di massa di telefoni cellulari, inclusi quelli iOS di Apple, da parte di un gruppo criminale che utilizza strumenti, probabilmente creati da uno stato nazionale”. Si parla di una sofisticata catena di exploit sviluppata da un fornitore di spyware, che sempre secondo iVerify “presenta analogie con framework (impalcatura software, ndr) precedenti sviluppati da affiliati al governo degli Stati Uniti. Lo stesso framework è stato osservato anche dai russi che prendevano di mira gli ucraini”. Nonostante le rassicurazioni degli sviluppatori di spyware commerciali e dei governi che “li acquistano ma con un uso – in teoria – limitato alla lotta al terrorismo, solo contro i criminali e da parte di amministrazioni non autoritarie”, qualcosa è andato storto perché “una volta venduto uno spyware, si perde il controllo sul cliente finale. Non ci si può fidare dei broker con queste funzionalità e le transazioni business-to-business sul mercato dello spyware sono scarsamente regolamentate”. Dunque questa mancanza di controllo ha contribuito ad avviare verifiche interne sull’uso responsabile dello spyware e a definire un quadro formale e volontario per il suo utilizzo, denominato “Processo Pall Mall”. Mentre queste discussioni sono in corso, le pressioni economiche che spingono le aziende produttrici di spyware a generare profitti fanno sì che “questi strumenti vengano venduti a una gamma più ampia di organizzazioni”. “Numerosi rapporti pubblicati lo scorso anno hanno dimostrato che lo spyware si è esteso oltre i bersagli previsti nella società civile, come giornalisti e dissidenti, oltre agli operatori criminali, – si legge su iVerify – per colpire dirigenti del settore tecnologico e finanziario, campagne politiche e altre persone influenti o con accesso privilegiato. Più diffuso è l’uso, più probabile è che si verifichi una fuga di dati”. Sebbene iVerify sostiene di avere “prove che questo strumento sia un framework governativo statunitense sfuggito al laboratorio, c’è la reale possibilità che questi strumenti finiscano per diffondersi e saranno utilizzati senza scrupoli dalla criminalità”. L'articolo Il misterioso virus “Coruna” che colpisce gli iPhone “è sfuggito da un laboratorio dei servizi americani”. Realtà o suggestione? L’indagine di iVerify proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Asta da record per Apple: venduti pezzi storici e oggetti appartenuti a Steve Jobs per 8.1 miliardi di dollari. Ecco i cimeli battuti all’asta
Ben 8.1 miliardi di dollari, questa è la cifra record registrata nell’ultima asta online in cui sono stati venduti oggetti legati alla storia di Apple e di Steve Jobs. La vendita, organizzata sulla piattaforma Rr Auction di Boston, si è svolta lo scorso giovedì 29 gennaio. Tra i cimeli battuti all’asta c’era il primo assegno emesso dall’azienda, datato 16 marzo 1976 e firmato da Jobs e Steve Wozniak. L’assegno, intestato a Howard Cantin per il lavoro sulla scheda madre dell’Apple-1, era di 500 dollari. Gli esperti ne stimavano la vendita all’asta sui 500 mila dollari, ma così non è stato. L’assegno, infatti, è stato battuto a 2.4 milioni di dollari. Perché un prezzo così alto? La spiegazione è stata fornita da Bobby Livingston, vicepresidente esecutivo della casa d’aste. L’esperto ha dichiarato a Wired: “Si tratta del documento finanziario più importante nella storia di Apple“. E ancora: “Rappresenta la prima vera transazione commerciale di Steve Jobs e Steve Wozniak, e i collezionisti hanno riconosciuto la sua importanza più di qualsiasi altro oggetto Apple mai messo sul mercato”. L’assegno non è l’unico cimelio messo all’asta a fine gennaio. Sono stati venduti anche il prototipo Apple-1 in fibra di vetro a 2.7 milioni di dollari e il primo estratto conto bancario di Apple da Wells Fargo, aggiudicato per 828.569 dollari. Invenduta, invece, la prima copia della rivista “Macworld” del febbraio 1984, firmata dai due fondatori dell’azienda high-tech. Il patrigno di Steve Jobs, John Chovanec, ha messo all’asta alcuni oggetti appartenenti all’imprenditore morto nel 2011. Tra questi c’erano il suo scrittoio con appunti e documenti legati ai primi lavori in Hewlett-Packard e Atari (venduto a oltre 81 mila dollari) e una collezione di papillon colorati battuti all’asta a 113.580 dollari. Alla rivista Wired, Chovanec ha dichiarato: “Steve non voleva nessuno di questi oggetti e nemmeno i miei figli. Rimanevano lì a prendere polvere, ora altri potranno goderne”. Gli oggetti appartenenti a Jobs sono stati venduti negli anni a cifre record. Nel 2022, un uomo ha acquistato i suoi sandali Birkenstock per 218.750 dollari. Bobby Livingston ha spiegato: “Esiste un legame emotivo molto forte tra Steve Jobs e i collezionisti. Chi avvia aziende tecnologiche o Internet sente un legame speciale con Apple”. La vendita di cimeli è stata organizzata in onore del cinquantesimo anniversario della fondazione dell’azienda con sede a Cupertino. L'articolo Asta da record per Apple: venduti pezzi storici e oggetti appartenuti a Steve Jobs per 8.1 miliardi di dollari. Ecco i cimeli battuti all’asta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Gli auricolari sono esplosi nel mio orecchio. Sto sanguinando e sento solo un ronzio”: il video virale di una ragazza su Tiktok
“Le AirPods sono esplose nel mio orecchio. Sto sanguinando, non sento nulla eccetto un ronzio”. Una ragazza ha pubblicato un video su Tiktok raccontando la disavventura capitata con le sue cuffiette wireless. Nel contenuto pubblicato sul social network si vede la protagonista della vicenda, Bethy, con un fazzoletto nell’orecchio e gli occhi lucidi. Il racconto della giovane ha fatto il giro del web, sollevando interrogativi sulla sicurezza dei dispositivi indossabili. Stando alla versione fornita dalla ragazza, l’incidente si sarebbe verificato nella mattinata dello scorso 5 dicembre. Bethy ha riferito di non sentire più alcun rumore eccetto un ronzio costante, causato dall’esplosione. “Sono letteralmente esplose nelle mie orecchie”, ha spiegato la giovane. I PRECEDENTI Non è la prima volta che si verifica un’esplosione di cuffiette wireless. Nel 2018 un cittadino della Florida raccontò di aver visto uscire del fumo dai suoi auricolari poco prima che la plastica si sciogliesse. Come si possono prevenire questi incidenti? Innanzitutto, serve un’ispezione visiva. Se il contenitore delle cuffiette è danneggiato o presenta segni di bruciatura è bene non utilizzarlo. Durante l’ascolto è importante monitorare la temperatura degli auricolari. Se nell’orecchio si sente un calore sospetto o rumori come sibili e ronzii è bene interrompere immediatamente l’ascolto. Lo stesso discorso vale nel momento in cui ricarichiamo le cuffiette. Nel caso in cui “l’ovetto” che contiene le AirPods fosse eccessivamente caldo allora è bene acquistare un altro paio di auricolari. > @bethy.mp3 has anyone else’s airpod done this?? #apple #airpods #music #crisis > #fml @apple ♬ original sound – .. L'articolo “Gli auricolari sono esplosi nel mio orecchio. Sto sanguinando e sento solo un ronzio”: il video virale di una ragazza su Tiktok proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Apple multata per oltre 98 milioni dall’Antitrust per abuso di posizione dominante
Sono 98.6 i milioni di multa che Apple dovrà pagare all’Antitrust. L’accusa per la multinazionale è quella di abuso di posizione dominante, scaturita a seguito di un’indagine che ha messo al centro diverse criticità per quanto riguarda il mercato della fornitura agli sviluppatori di piattaforme per la distribuzione online di app per utenti del sistema operativo iOS. “In tale mercato – si legge in una nota – Apple è in posizione di assoluta dominanza tramite il suo App Store“. L’istruttoria è stata condotta dall’autorità garante della concorrenza e del mercato insieme alla Commissione europea, al garante per la protezione dei Dati personali e altre autorità nazionali. Per l’antitrust, Apple ha violato l’articolo 102 del Tfue che fa riferimento alla fornitura di piattaforme utili alla distribuzione di app online per gli sviluppatori. Il fatto riguarda nello specifico l’App Tracking Transparency Policy, ossia delle regole sulla privacy imposte da Apple, a partire da aprile 2021. In particolare, “gli sviluppatori terzi sono obbligati ad acquisire uno specifico consenso per la raccolta e il collegamento dei dati a fini pubblicitari tramite una schermata imposta da Apple, il cosiddetto ATT prompt che, tuttavia, non risulta sufficiente a soddisfare i requisiti previsti dalla normativa in materia di privacy, costringendo quindi gli sviluppatori a duplicare la richiesta di consenso per lo stesso fine”, scrive l’Antitrust. L’Antitrust ha accertato che “le condizioni dell’ATT policy sono imposte unilateralmente, sono lesive degli interessi dei partner commerciali di Apple e non sono proporzionate per raggiungere l’obiettivo di privacy, così come asserito dalla società”. Infatti, viene sottolineato, “dal momento che i dati degli utenti sono un elemento fondamentale su cui si basa la capacità di fare pubblicità online personalizzata, l’inevitabile duplicazione delle richieste di consenso indotta dalle modalità di implementazione dell’ATT policy – che restringe le possibilità di raccolta, collegamento e utilizzo di tali dati – causa un pregiudizio all’attività degli sviluppatori, che basano il proprio modello di business sulla vendita di spazi pubblicitari, e anche a quella degli inserzionisti e delle piattaforme di intermediazione pubblicitaria”. Questa duplicazione produce un’assenza di proporzionalità delle regole dell’ATT policy, considerato che Apple avrebbe dovuto garantire lo stesso livello di privacy degli utenti prevedendo la possibilità, per gli sviluppatori, di ottenere il consenso alla profilazione in un’unica soluzione. La sanzione è stata irrogata a Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l. L'articolo Apple multata per oltre 98 milioni dall’Antitrust per abuso di posizione dominante proviene da Il Fatto Quotidiano.
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