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Avena, acqua e un po’ di succo di limone: sui social spopola l’Oatzempic, l’alternativa fai da te all’Ozempic. L’esperto: “Funziona, ma gli effetti non sono paragonabili”
Potrà mai questa bevanda a base di avena, che impazza nei video di Tiktok e Instagram come un’alternativa naturale all’Ozempic, eguagliare mai il grande modello? Certamente no, come evidenzia un recente articolo di The Conversation. Pensavate di contribuire ad alleggerire il peso degli aerei – come farebbe l’Ozempic secondo un nuovo studio – sostituendo una seria terapia farmacologica a base di semaglutide con una bevanda all’avena? Sarà piuttosto dura! Per cominciare, dell’Oatzempic non esiste nemmeno una ricetta standardizzata, ma per lo più si tratta di frullare mezza tazza di fiocchi di avena con una tazza di acqua e un po’ di succo di lime o di limone, ed eventualmente aromi come cannella. Tanto basterebbe perché questa semplice bevanda si fregi del nome di Oatzempic, un mix tra oat (avena in inglese) e Ozempic, il farmaco a base di semaglutide, nato per combattere il diabete di tipo 2 e rivelatosi poi anche un grande alleato nella lotta all’obesità. Secondo gli influencer, la bevanda va assunta preferibilmente la mattina, per colazione, ma è ottima anche come snack pomeridiano per non mangiare troppo a cena. Perché infatti questo mix favorirebbe la pienezza e quindi il calo dell’appetito, con conseguente dimagrimento. Ma la scienza, per bocca delle due nutrizioniste autrici del pezzo su The Conversation (le australiane Lauren Ball della University of Queensland ed Emily Burch della Southern Cross University), toglie ogni illusione. E rincara la dose pure il dottor Andrea Coco, specialista in nutrizione clinica: “All’Oatzempic non è dedicata nessuna pubblicazione scientifica”. PERCHÉ NON PUÒ FUNZIONARE Per cominciare, osservano le due esperte, il nome può essere fuorviante: “Invita al confronto con un farmaco da prescrizione, il che può dare l’impressione che la bevanda abbia effetti simili a quelli del medicinale”. Ma le loro azioni sono completamente diverse: l’Oatzempic si limita a fornire un po’ di fibra solubile, per la scienza capace sì di ridurre l’appetito, ma non certo di favorire un dimagrimento significativo e rapido. Cosa che invece il farmaco può fare grazie al suo principio attivo, la semaglutide. Questa, mimando l’azione dell’ormone Glp-1 naturale, impatta significativamente sul senso di sazietà e sul calo dell’appetito, con risultati concreti e dimostrati: un calo del 10-15% del peso corporeo in pochi mesi. “L’Ozempic è un vero e proprio farmaco, con una potente azione cinetica sull’intestino”, osserva il dottor Coco. “All’interno di una dieta bilanciata, l’avena può favorire la produzione dell’ormone Glp-1, ma blandamente, nulla di paragonabile con il marcato effetto metabolico del medicinale”. E poi, come anticipato da Coco, nessuno studio scientifico ha testato l’Oatzempic, di cui per altro non esistono nemmeno dosaggi rigorosi. Ma se anche qualcuno dimagrisse un po’ assumendolo, sottolineano le due nutrizioniste, sarebbe impossibile dire se ciò dipenda dalla bevanda in sé o piuttosto da una dieta complessiva, o ancora dall’inserimento dell’attività fisica nella quotidianità. Qualche piccolo risultato non giustificherebbe comunque il ricorso all’Oatzempic, una bevanda certamente ipocalorica (circa 150 calorie), ma squilibrata dal punto di vista nutrizionale. “La presenza di un ingrediente sano non basta a comporre un pasto equilibrato. L’avena è un carboidrato utilissimo per l’organismo, ma va assunto con gli altri macronutrienti e con i micronutrienti”, avverte lo specialista. Insomma, servono anche proteine e grassi sani, vitamine, minerali e antiossidanti. Senza contare che l’avena non è tutta uguale; se i fiocchi hanno un indice glicemico medio-basso, quella precotta e raffinata può averlo invece più alto, e non favorisce dunque il dimagrimento. Last but not least, le esperte avvertono che affidarsi unicamente alla bevanda potrebbe ritardare un consulto medico, qualora questo fosse davvero necessario. Inutile dunque farsi illusioni: se si deve dimagrire, bisogna affidarsi a una dieta equilibrata e non a un blando rimedio da assumere una o due volte al giorno, e per il resto puntare magari su cibi processati e sulle lunghe soste sul divano. Ciò detto, l’avena e i cibi ricchi di fibre in genere restano un must per chiunque voglia perdere chili o mantenere il peso corporeo e il benessere. PREZIOSA AVENA Uno studio del 2024 si è concentrato proprio sui betaglucani, la principale fibra solubile contenuta in avena e orzo, ritenuta dagli autori la più efficace per il dimagrimento e per la tolleranza al glucosio. Alla fine, gli influencer non sbagliano a puntare sull’avena: sbagliano a mangiarla da sola (anche il sapore della bevanda non deve essere il massimo, perché non gustarsi allora un bell’overnight porridge?) e a usare solo quella. Pure orzo, mele, legumi, broccoli, legumi, semi oleosi, verdure a foglia e tanti altri vegetali sono ricchi di preziose fibre, indispensabili per una miriade di funzioni organiche. E insieme a buone fonti proteiche e lipidiche aiutano a comporre pasti sani, sazianti e bilanciati, alleati del peso corporeo. E c’è da chiedersi se davvero sazia l’Oatzempic, con il suo basso apporto calorico. Non farà invece venire più fame? > @abbyxacuna @TheChorroKing???????? trying his viral oat-zempic to lose my > stubborn belly fat! If I don’t see results I’m gonna cryyyy ???? > #oatmealrecipe #quickmeal #healthybrealfast @Quaker Oats 1/2c oats 1c water > 1/2 lime #creatorsearchinsights ♬ original sound – nicolette_fanelli L'articolo Avena, acqua e un po’ di succo di limone: sui social spopola l’Oatzempic, l’alternativa fai da te all’Ozempic. L’esperto: “Funziona, ma gli effetti non sono paragonabili” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gli avvocati di Signorini contro Youtube, Meta e TikTok: “Strumenti a disposizione dei malintenzionati, letali, criminogeni”
“Siamo decisamente soddisfatti” che la Procura di Milano abbia “aperto una indagine nei confronti dei vertici di Google Ireland e Italia per il reato di ricettazione, e per concorso in diffamazione. Chiederemo identico intervento contro Youtube, Meta e Tik tok“. A manifestare questa soddisfazione sono gli avvocati di Alfonso Signorini, Domenico Aiello e Daniela Missaglia. L’ex conduttore Mediaset (si è autosospeso) è al centro di un’indagine su un presunto sistema illecito denunciato da Fabrizio Corona. Intanto però i suoi avvocati hanno ottenuto dal Tribunale civile di Milano un’ordinanza che esortava Corona a rimuovere i video passati e a non pubblicarne più altri dello stesso tenore sul loro assistito. La puntata di Falsissimo, il format dell’ex re dei paparazzi, del 26 gennaio è però andata in onda e, secondo Aiello e Missaglia, questo è accaduto perché si “è preferito tenere tutto in rete”. “Non è possibile, neanche per i colossi del web, limitare l’accesso alle tutele o alle azioni giudiziarie di fronte ad azioni illecite di tale gravità. Questi operatori macinano ricavi superiori al nostro Pil – si legge ancora nella nota dei due legali – e pretenderebbero attraverso strutture societarie complesse e l’imposizione all’utente di forme rigorose di segnalazione delle pubblicazioni illecite, di rendere difficoltoso se non inaccessibili ogni legittima richieste di verifica e rimozione di notizie false o documenti acquisiti illecitamente. Ogni tentativo di corrispondenza con questi signori assume toni dilatori e pilateschi, spesso si rinvia a procedure o interlocutori di comodo. E intanto il danno come i ricavi aumentano giorno dopo giorno”. Secondo Aiello e Missaglia il web e le piattaforme citate, come dimostrano i numeri di visualizzazioni di ‘Falsissimo‘, sono “uno strumento a disposizione dei malintenzionati, letale, criminogeno, che si vuole ad ogni costo deresponsabilizzato. Anche dopo precise e documentate richieste di rimozione e oscuramento”. L'articolo Gli avvocati di Signorini contro Youtube, Meta e TikTok: “Strumenti a disposizione dei malintenzionati, letali, criminogeni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Le auto cinesi entrano negli Stati Uniti di Trump? Il problema è il quando, non il se
di Carblogger Le auto cinesi entrano negli Stati Uniti di Trump? Il problema è il quando, non il se, come insegna la storia. I tempi potrebbero essere lunghi come inaspettatamente brevi, perché oggi molto, non tutto, dipende da un presidente degli Stati Uniti che ha sostituito i valori di democrazia e diritto con quelli di soldi e uso della forza. Scrivo molto e non tutto pour cause: dare semaforo verde alla vendita di auto cinesi significherebbe per i Repubblicani al potere scontrarsi nell’anno del Midterm con l’elettorato di alcuni stati chiave come il Michigan, quartier generale delle tre big di Detroit. Ma vale il rischio la montagna di investimenti che i cinesi sarebbero pronti a fare, quasi a qualsiasi prezzo, per entrare su questo mercato, considerando i loro problemi di sovraproduzione e crescita insieme agli obiettivi imperiali del Partito? I segnali per l’auto cinese negli Usa sono almeno un paio. Il primo è il tipo di accordo raggiunto dalla Casa Bianca per tenere in attività il social cinese TikTok, che tanto ha aiutato la campagna elettorale vincente di Trump. C’è stato un trasloco a una nuova società, la TikTok USDS, necessario dopo il bando della piattaforma – con l’accusa di spionaggio – voluto dall’amministrazione Biden. Bando ora eluso da Trump, d’intesa con Pechino: nella joint venture, il proprietario cinese ByteDance scende al 20% (anzi al 19,9% per rispettare la legge federale) passando il controllo a un consorzio di investitori statunitensi e internazionali, con Oracle e MGX (fondo di Abu Dhabi) al 15% e il resto in altre mani “sicure”. Non sembra cruciale che il ceo di TikTok sieda nel nuovo cda, né che il ceo della nuova società abbia gestito funzioni vitali nella precedente gestione. Dirimente è la separazione operativa sancita nell’intesa: i dati degli utenti americani di TikTok USDS finiranno in un cloud di Oracle, l’algoritmo sarà rifatto in casa e non più controllato dalla casa madre cinese del social, che rimane comunque proprietaria della tecnologia. L’accordo su TikTok – per non sapere né leggere né scrivere – potrebbe diventare il cavallo di Troia dell’auto cinese per entrare nel mercato statunitense. Dopo essere stata bandita – almeno ufficialmente – per gli stessi motivi della piattaforma social: i dati raccolti sulle strade americane da software e hardware delle auto connesse made in China metterebbero a rischio la sicurezza del Paese. La separazione tecnologica applicata a TikTok, con la conservazione dei dati su server nazionali e non più leggibili altrove, potrebbe spianare la strada al bando automobilistico. Un primo passo. Il secondo l’ha fatto a sorpresa Trump parlando poche settimane fa a Detroit: “Lasciate che i cinesi entrino in gioco”, ha detto il presidente, invitando questi costruttori ad aprire fabbriche negli Stati Uniti e ad assumere lavoratori americani quali condizioni ineludibili. S’intende, con i vincoli tecnologici di cui sopra e a caro prezzo, stabilito dal solo Trump. Anche perché già irato contro il Canada di Mark Carney, uno che gli risponde per le rime geopoliticamente parlando, pronto a importare auto cinesi. L’offerta a Pechino di Trump non sarà piaciuta alle big di Detroit, che hanno già chinato la testa ai suoi dazi rimettendoci miliardi di dollari tra prezzi in aumento e revisioni di piani industriali e gamma prodotti. Ma è piaciuta a Pechino e dintorni, leggendo quanto ha dichiarato al Ces di Las Vegas un dirigente di Geely parlando con il sito di Autoline: “La grande domanda per noi è quando e dove andremo negli Stati Uniti. Credo che faremo un annuncio in merito nei prossimi 24-36 mesi”. @carblogger_it L'articolo Le auto cinesi entrano negli Stati Uniti di Trump? Il problema è il quando, non il se proviene da Il Fatto Quotidiano.
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UpScrolled, boom del nuovo social palestinese in Usa dopo l’ingresso di Oracle in TikTok: un segnale politico
di Luca Grandicelli Negli ultimi giorni, mentre TikTok conclude la riorganizzazione delle proprie attività negli Stati Uniti sotto la supervisione di un consorzio guidato da Oracle, una buona parte degli utenti ha iniziato a guardare con interesse a UpScrolled, il nuovo social fondato dallo sviluppatore palestinese-australiano Issam Hijazi. I primi dati degli store digitali segnalano un aumento dei download e un temporaneo ingresso dell’app nelle posizioni alte delle classifiche in diversi Paesi, un fenomeno che alcuni creator collegano a timori su privacy, moderazione dei contenuti e funzionamento degli algoritmi, più che a una migrazione di massa. La ristrutturazione di TikTok nasce infatti dall’accordo da circa 14 miliardi di dollari che ha evitato il bando negli Stati Uniti e che prevede la creazione di una nuova entità americana, controllata da un consorzio formato da Oracle, Silver Lake e dall’emiratina MGX, ciascuno con una quota del 15%. Un assetto che rafforza il peso di Larry Ellison nella governance della piattaforma. Il fondatore di Oracle, storico alleato di Donald Trump e sostenitore dichiarato di Israele, ha in passato finanziato l’esercito israeliano e mantiene rapporti diretti con Benjamin Netanyahu, alimentando pertanto tra attivisti e creator il timore che la nuova TikTok statunitense possa risultare meno tollerante verso contenuti critici nei confronti di Israele. La piattaforma, che ha negli ultimi anni svolto un ruolo centrale nella diffusione di immagini e testimonianze dalla Striscia di Gaza, ha offerto una narrazione alternativa rispetto a quella dei media occidentali tradizionali. Video girati da palestinesi, operatori umanitari e giornalisti indipendenti hanno inciso notevolmente sull’opinione pubblica globale e, secondo alcune testate come Quds News Network, questo ruolo è percepito come una minaccia dalle autorità israeliane. Del resto, Netanyahu si è già espresso più volte su come il controllo dei social sia uno strumento chiave della strategia comunicativa, riconoscendo implicitamente il valore politico dell’algoritmo. Ecco allora che in questo contesto nasce UpScrolled. Fondata dal palestinese-giordano-australiano Issam Hijazi, la piattaforma si presenta come alternativa a Instagram, X e TikTok, puntando su trasparenza, assenza di shadow banning e rifiuto dell’influenza dei grandi investitori. Hijazi racconta di aver avviato il progetto dopo aver osservato, dalla fine del 2023, la progressiva scomparsa o il declassamento di contenuti pro-Palestina sulle principali piattaforme social. Tuttavia, la svolta arriva quando alcuni influencer hanno annunciato pubblicamente la loro migrazione. Guy Christensen, oltre 3 milioni di follower, parla di una “fuga verso UpScrolled” dopo l’ingresso di Ellison nella governance di TikTok, rilanciando lo slogan “no censorship, no billionaires”. In pochi giorni l’app scala le classifiche di download, trainata anche dall’adesione di account militanti e creator palestinesi e internazionali. Al di là dei numeri, la questione resta però prettamente politica: chi decide quali voci possono essere viste e quali restano invisibili nello spazio digitale globale? Da anni organizzazioni per i diritti umani denunciano rimozioni, oscuramenti di hashtag e riduzioni della reach per contenuti che documentano le violenze dell’esercito israeliano o parlano di apartheid. Con l’ingresso di Ellison nella governance di TikTok Usa, questi timori non potranno che intensificarsi, sebbene UpScrolled resti per ora un esperimento carico di incognite, a partire dalla sostenibilità economica, per non parlare della gestione della moderazione. Tuttavia, il suo successo iniziale indica che la guerra per il racconto di Gaza non si combatte più solo sul campo o nei media tradizionali, ma passa anche da server, algoritmi e proprietà delle piattaforme. E in questo scenario, la nascita di un social palestinese è prima di tutto un segnale politico. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo UpScrolled, boom del nuovo social palestinese in Usa dopo l’ingresso di Oracle in TikTok: un segnale politico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Perché l’accordo tra Usa e Cina su TikTok non riguarda davvero la privacy. Anzi
A gennaio 2026 il governo degli Stati Uniti e quello della Repubblica Popolare Cinese hanno raggiunto un accordo che ha evitato il blocco definitivo di TikTok sul mercato americano. Chi aveva paura che TikTok sarebbe stata bandita per sempre dal suolo statunitense è stato smentito. L’intesa ha portato alla nascita di una nuova società, TikTok USDS Joint Venture LLC, con sede negli Stati Uniti, pensata per rispondere alle richieste di Washington in materia di sicurezza nazionale e protezione dei dati. La nuova entità è strutturata appunto come una joint venture. Il controllo operativo è statunitense mentre le decisioni strategiche più rilevanti richiedono un equilibrio negoziato tra le due superpotenze, Usa e Cina. ByteDance, la casa madre cinese di TikTok, mantiene una quota del 19,9%, percentuale che consente di esercitare un’influenza significativa senza detenere formalmente la maggioranza. Tra gli investitori figurano fondi americani già presenti nel capitale di ByteDance, come General Atlantic, Susquehanna International Group e Coatue Management, mentre l’infrastruttura dei dati è affidata a Oracle che, come vedremo a breve, è uno dei veri attori protagonisti di questa vicenda. Ufficialmente, la battaglia politica dell’amministrazione Trump è stata condotta in nome della tutela dei dati degli utenti statunitensi. L’idea che un’azienda cinese potesse avere accesso diretto ai flussi informativi di milioni di cittadini americani non era esattamente oggetto di simpatia per il governo Trump. È in questo contesto che, tra gennaio e febbraio del 2025, TikTok è stata temporaneamente rimossa dagli app store di Apple e Google negli Stati Uniti, a seguito dell’entrata in vigore del “Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act”. La rimozione non fu legata a violazioni tecniche bensì fu legata a una manovra politica. L’idea era quella di costringere ByteDance a cedere il controllo, come poi accaduto, o uscire dal mercato. La coerenza di questa narrazione tuttavia appare fragile se inserita nel quadro più ampio della politica estera americana. Donald Trump è lo stesso leader che in più occasioni ha definito Nicolás Maduro un “narcoterrorista”, giustificando sanzioni, pressioni e deportazioni forzose in nome della democrazia. Una lettura che numerosi osservatori, tra cui Nicola Gratteri e Roberto Saviano, hanno trovato quantomai comica dato che la vera posta in gioco è il controllo delle risorse energetiche venezuelane (leggi: petrolio). In questo senso, anche nel caso di TikTok, la privacy digitale rischia di diventare uno dei tanti argomenti morali utilizzati per legittimare decisioni squisitamente geopolitiche ed economiche. Dal punto di vista degli utenti, almeno nel breve periodo, l’esperienza d’uso di TikTok negli Stati Uniti non dovrebbe subire cambiamenti visibili. Ed è comprensibile, dato che quando due superpotenze si siedono al tavolo per salvare una piattaforma, significa che il valore economico e culturale in gioco è troppo alto per essere compromesso da interventi radicali sull’algoritmo o sul prodotto. Chiunque mastichi di social media, e abbia contezza storica delle grandi acquisizioni avvenute in passato (Facebook che compra Instagram e WhatsApp, Microsoft che compra LinkedIn etc) è consapevole di un assunto universale: social media che vince non si cambia. Intervenire su TikTok, macchina di attenzione globale che in molti paesi rappresenta l’app social col maggiore tasso di utilizzo, significa rischiare di sabotarne il funzionamento, e comprometterne dunque il ritorno economico. Le decisioni commerciali e il cuore dell’algoritmo pare che resteranno dunque fortemente influenzati da ByteDance. Il vero spostamento di potere avviene dunque altrove, nella gestione dei dati. Negli Stati Uniti, questi saranno archiviati e trattati da Oracle, azienda che diventa così un nodo strategico tra piattaforma, governo e inserzionisti. Un ruolo che ricorda da vicino quanto accaduto durante la pandemia, quando social network come Meta e X (all’epoca Twitter) subirono pressioni politiche dirette per moderare contenuti ritenuti sensibili, dalla gestione sanitaria alle narrazioni geopolitiche. Non è quindi irragionevole ipotizzare che anche Oracle possa trovarsi esposta a pressioni simili. La differenza è che in questo caso la leva non è più la moderazione dei contenuti, ma l’accesso privilegiato a dati estremamente granulari. Alcuni utenti americani hanno infatti segnalato su Reddit che la nuova versione statunitense dell’app esplicita opzioni di tracciamento più invasive. TikTok dichiara ora di poter raccogliere informazioni dettagliate su localizzazione, genere, orientamento sessuale e status di cittadinanza. Dati che, se l’utente non nega il consenso, possono essere condivisi con partner commerciali per finalità pubblicitarie anche al di fuori della piattaforma. Il che pone interrogativi sul reale obiettivo di questo potenziamento del tracking dei dati, visto che la nuova TikTok a stelle e strisce si interesserà di scoprire se un utente, ad esempio, sia transessuale o abbia uno specifico status migratorio. Per noi utenti europei almeno per ora lo scenario è diverso, nella misura in cui tutto resta invariato. L’app utilizzata nell’Unione Europea resta quella sviluppata da ByteDance e sottoposta ai regolatori comunitari, che sulla carta garantiscono tutele più stringenti rispetto al contesto statunitense. Una distinzione che rende TikTok un caso quasi unico. In teoria la piattaforma è una, eppure i modelli politici e giuridici sono diversi. Resta infine una domanda più ampia, che va oltre TikTok. Quante contraddizioni dovranno ancora emergere tra tecnologia e geopolitica prima che l’Europa inizi a interrogarsi seriamente su chi sia, oggi, l’interlocutore più affidabile? Tra Stati Uniti e Cina la partita non è mai stata morale, ma di potere. E chissà a quante altre storture del governo Trump un cittadino europeo dovrà essere esposto prima di cominciare a simpatizzare più verso Oriente che verso Occidente. L'articolo Perché l’accordo tra Usa e Cina su TikTok non riguarda davvero la privacy. Anzi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi hanno filmato e umiliata. Ero solo un pezzo di carne”: il racconto choc alla BBC di due donne, filmate senza il loro consenso con gli occhiali smart
La Bbc ha raccontato le storie di due donne, filmate senza il loro consenso tramite gli occhiali Ray-Ban Meta Ai e insultate su Tiktok. La prima, Dilara, stava pranzando nel negozio londinese in cui lavora quando un uomo alto le si è avvicinato dicendole: “I capelli rossi significano che hai appena avuto il cuore spezzato”. Il ragazzo, col tentativo di ottenere il numero di Dilara, ha proseguito la conversazione in ascensore, chiedendole il numero di telefono. La ragazza si è gentilmente rifiutata e l’uomo non ha insistito. La vittima ha scoperto in un secondo momento di essere stata filmata di nascosto con gli occhiali smart e che il video aveva ricevuto 1.3 milioni di visualizzazioni su Tiktok. L’uomo che ha girato e poi postato il filmato sui social aveva già pubblicato decine di video senza il consenso delle persone. Come se la violazione dell’immagine non bastasse, Dilara ha scoperto che il suo numero di telefono era ben visibile nel video. Le persone hanno iniziato a inviare centinaia di messaggi alla ragazza, che ha dovuto cambiare numero. Una storia simile è accaduta a Kim, un’altra donna inglese. Come raccontato alla Bbc, la 56enne è stata approcciata su una spiaggia nel West Sussex da un uomo che indossava gli smart-glasses Meta. Il ragazzo ha iniziato la conversazione, complimentandosi per il bikini. Kim non sapeva di essere ripresa mentre chiacchieravano. La scoperta è arrivata in un secondo commento, quando il video è stato postato su Tiktok e visto da quasi 7 milioni di utenti. La Bbc ha riportato che la maggior parte di utenti che postano questa tipologia di filmati sono uomini adulti che consigliano alle persone come approcciare una donna. Gli utenti offrono suggerimenti in cambio di abbonamenti al loro canale. DILARA, KIM E NON SOLO Dilara e Kim sono solo due delle donne che si sono rivolte alla Bbc per denunciare il fatto. Tuttavia, coloro che hanno filmato e pubblicato i video senza consenso delle vittime non possono essere puniti perché non hanno commesso reato. Nel Regno Unito, infatti, non esiste una legge specifica che vieti di filmare qualcuno in pubblico senza il suo consenso. Dilara ha segnalato il video e Tiktok ha contattato la ragazza, dichiarando di non aver riscontrato violazioni. Dato il gran numero di insulti nei commenti, il social network ha rimosso il video per “bullismo e molestie”. Sempre alla Bbc, Dilara ha dichiarato: “Le persone ti spezzano il cuore e tu non puoi fare nulla”. La ragazza ha affermato: “Nessuno ha il diritto di filmare altre persone, sfruttarle, sessualizzarle e trarne profitto senza il loro permesso”. Intanto, la vendita degli occhiali smart cresce di anno in anno. Secondo EssilorLuxottica, produttore degli smart glasses in collaborazione con Meta, tra ottobre 2023 e febbraio 2025 sono stati venduti oltre 2 milioni di paia. L’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha sottolineato che una spia rossa sull’occhiale segnala quando sta registrando. Tuttavia, come dimostrato dalla Bbc, la luce può essere facilmente coperta o completamente disattivata. GLI INSULTI Dilara e Kim hanno raccontato all’emittente britannica gli insulti ricevuti. La prima donna ha raccontato di aver ricevuto centinaia di chiamate e di aver risposto a una di essere. Dall’altra parte del telefono un uomo le ha detto: “Ti rendi conto di quanto sei stupida? Te ne sei pentita? Ti rendi conto di quanto ti ha resa facile da conquistare?”. Kim ha raccontato di aver scoperto di essere stata ripresa senza il suo consenso tramite una telefonata di suo figlio alle 5 del mattino. Il ragazzo aveva ricevuto alcuni messaggi dagli amici in cui gli dicevano che la mamma era andata virale su Tiktok. La donna ha raccontato di aver ricevuto messaggi come “Dimmi quanto vuoi per vedere il tuo corpo nudo” o “Hai un account OnlyFans?”. La vittima ha concluso la sua intervista dicendo: “Mi hanno filmato e umiliata. Ero solo una merce, un pezzo di carne” L'articolo “Mi hanno filmato e umiliata. Ero solo un pezzo di carne”: il racconto choc alla BBC di due donne, filmate senza il loro consenso con gli occhiali smart proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Fuga degli utenti dopo l’ultimo aggiornamento di TikTok? L’applicazione potrà raccogliere dati sensibili come l’orientamento sessuale e la fede religiosa
L’ultimo aggiornamento di Tiktok preoccupa gli utenti. L’applicazione ha rivisto i termini di utilizzo e l’informativa sulla privacy, suscitando dubbi sulla protezione dei dati. Le autorità statunitensi hanno puntato il dito contro la società madre cinese ByteDance. Nel nuovo testo, Tiktok ha chiarito in maniera più esplicita quali informazioni possono essere raccolte dal sistema e come possono essere utilizzate. Tra questi rientrano anche categorie considerate sensibili, come l’identità di genere, l’orientamento sessuale e la fede religiosa. È bene sottolineare che tali informazioni potrebbero essere raccolte dal social network solo qualora l’utente decida di comunicarle volontariamente. Tra le novità di Tiktok c’è anche il ruolo dell’intelligenza artificiale. Il social ha introdotto regole stringenti sull’uso di strumenti di Ai e sulla segnalazione obbligatoria di contenuti video generati con l’intelligenza artificiale. Tuttavia, la maggiore trasparenza di Tiktok non è bastata per placare le critiche. Come riportato da Il Messaggero, in numerosi forum statunitensi le persone hanno espresso la loro preoccupazione per la raccolta dati sempre più invasiva dell’app. Infatti, per utilizzare il social è necessario accettare i termini e le condizioni e, dunque, permettere a Tiktok di raccogliere e utilizzare dati sensibili. Per proteggersi da una possibile fuga di dati, molti utenti stanno disinstallando l’applicazione. L'articolo Fuga degli utenti dopo l’ultimo aggiornamento di TikTok? L’applicazione potrà raccogliere dati sensibili come l’orientamento sessuale e la fede religiosa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Japanese cheesecake”, la ricetta giapponese con solo due ingredienti diventa virale su Tiktok. Ecco come si prepara il dolce del momento
Su Tiktok spopola una nuova moda culinaria: la “Japanese cheesecake”. La ricetta virale promette risultati simili a una classica cheesecake, utilizzando solo due ingredienti, yogurt greco e un pacchetto di biscotti. Il nuovo trend ha avuto origine in Giappone, spopolando successivamente negli Stati Uniti. La ricetta ha già attirato milioni di visualizzazioni e altrettante polemiche. La “Japanese cheesecake” prevede solo due ingredienti, mentre i content creators degli Usa aggiungono zucchero, salse e condimenti. Dunque, come si prepara la vera cheesecake giapponese? Basta un qualsiasi yogurt greco, purché il contenitore sia abbastanza grande da contenere i biscotti senza zucchero. La versione statunitense prevede l’uso dei biscotti Lotus Biscoffs. Dopo averli inseriti nello yogurt bisogna lasciar riposare il composto in frigorifero per circa sei ore. Il risultato è un dessert o una colazione sfiziosa e povera di zuccheri, una cheesecake priva di formaggio più grasso rispetto allo yogurt. Il tiktoker @explorewithtaka ha consigliato di aggiungere miele o succo di limone per insaporirlo. Oltre 19.600 video pubblicati su Instagram e Tiktok riportano l’hashtag #japanesecheesecake. > @explorewithtaka The Viral Japanese Yogurt Cheesecake! Honestly really good. > Give it a try! #fypシ゚viral #fypシ #cheesecake #greekyogurt ♬ Old Film – Kairo > Vibe L'articolo “Japanese cheesecake”, la ricetta giapponese con solo due ingredienti diventa virale su Tiktok. Ecco come si prepara il dolce del momento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Valigie leggere, pile di libri, telefoni spenti, finestre che danno su campagne, pinete o scorci di mare: ecco cosa sono i “ritiri per la lettura” su TikTok
Su TikTok li chiamano reading retreats (“ritiri per la lettura”, ndr) e li raccontano con video brevi e silenziosi: valigie leggere, pile di libri, telefoni spenti, finestre che danno su campagne, pinete o scorci di mare. Negli ultimi mesi questi ritiri di lettura hanno iniziato a circolare sempre più spesso sulle piattaforme, diventando uno dei formati legati al benessere culturale più condivisi online. Non una fuga esotica, ma una pausa organizzata in cui l’attività principale è leggere. Il fenomeno nasce e si consolida nel mondo anglosassone, soprattutto tra Stati Uniti e Regno Unito, dove diverse realtà propongono soggiorni di più giorni interamente dedicati ai libri. Con un dettaglio ricorrente: molte delle destinazioni scelte si trovano in località calde. Borghi, isole, campagne e centri storici diventano così lo sfondo di reading retreats frequentati in larga parte da un pubblico internazionale. In molti video su TikTok, chi partecipa o organizza questi ritiri spiega il senso dell’esperienza: “Non è una fuga spirituale, ma un modo per riappropriarsi del tempo. Ridare importanza alla lettura e riacquistare il piacere di leggere storie senza pensare alle incombenze”. La frase sintetizza il nucleo del fenomeno: un ritorno alla lentezza e alla concentrazione in un mondo sempre più veloce e connesso. Dal Bel Paese ai Caraibi, il format resta simile: tempo scandito dalla lettura individuale, pasti condivisi, spazi comuni pensati per il silenzio e la concentrazione. Accanto ai reading retreats si diffondono anche i book retreat, che affiancano alla lettura momenti di scrittura e confronto. In questo caso, il modello si è adattato più rapidamente al contesto italiano. Piuttosto che soggiorni lunghi, si moltiplicano appuntamenti di una o due giornate, spesso organizzati da librerie indipendenti, associazioni culturali o singoli autori. Una formula più breve, che consente di concentrare l’esperienza in un arco di tempo limitato e di renderla compatibile con agende e costi contenuti. La struttura degli incontri segue uno schema ricorrente. I gruppi sono ridotti, le giornate alternano momenti di lettura individuale, pasti comuni e, nei book retreat, laboratori o discussioni guidate. I luoghi scelti giocano un ruolo centrale: pinete sul mare, residenze storiche, quartieri periferici immersi nel silenzio, isole o piccoli centri lontani dai flussi turistici principali. L’esperienza viene spesso presentata come una sospensione dal ritmo quotidiano, più che come una vacanza tradizionale. A partecipare sono soprattutto donne, di età diverse, dai vent’anni in su. Nei materiali promozionali e nei racconti che circolano online, il retreat viene descritto come uno spazio in cui leggere senza distrazioni e condividere il tempo senza obblighi di esposizione personale. La socialità è presente, ma resta sullo sfondo: si sta insieme leggendo, scrivendo o mangiando allo stesso tavolo, senza un programma centrato sul racconto di sé. Un elemento centrale resta la dimensione comunitaria. Leggere in silenzio accanto ad altre persone, pur mantenendo un’attività individuale, viene indicato come uno degli aspetti distintivi dell’esperienza. Allo stesso tempo, la diffusione del fenomeno passa in larga parte dai social network, che contribuiscono a costruire un immaginario riconoscibile fatto di lentezza, concentrazione e attenzione per i dettagli. Tra soggiorni all’estero e iniziative locali, i reading retreats e i book retreat continuano così a moltiplicarsi, affermandosi come una delle forme più recenti di turismo culturale ed esperienziale. Un fenomeno che intreccia lettura, viaggio e socialità, e che trova nei libri il suo centro organizzativo. L'articolo Valigie leggere, pile di libri, telefoni spenti, finestre che danno su campagne, pinete o scorci di mare: ecco cosa sono i “ritiri per la lettura” su TikTok proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Diego Baroni scomparso da Verona. Il telefono del 14enne agganciato a Milano e i video su TikTok
Di Diego Baroni, 14 anni, non si hanno notizie da lunedì. L’adolescente, studente dell’istituto tecnico Giorgi di Verona e scomparso ormai da sei giorni, è originario di San Giovanni Lupatoto – nel Veronese – ma a seguito di alcune segnalazioni le ricerche del giovane si stanno concentrando anche su Milano. Le ricerche sono condotte dal nucleo operativo di Verona in contatto con i colleghi del comune veneto e di quello meneghino, anche se per il momento la scomparsa di Baroni è avvolta nel più totale mistero. IL TELEFONO Il cellulare del ragazzino ha agganciato due volte un’antenna nel centro del capoluogo lombardo, ma il dispositivo – a quanto riferiscono gli agenti – non è acceso da lunedì. Un avvistamento importante è quello avvenuto lo stesso giorno nella stazione di Porta Nuova di Verona, dove Diego, prima di partire, avrebbe confessato a due ex compagne della scuola media incontrate casualmente di star prendendo un treno per Milano. Quella mattina del 12 gennaio il ragazzo ha quindi saltato scuola, ha preso regolarmente il bus delle 6.45 che ogni mattina lo portava nel plesso, poco distante dal centro cittadino. LA DESCRIZIONE Per adesso, le ipotesi degli investigatori vanno verso la direzione della fuga volontaria. Diego è alto un metro e ottanta, gioca a basket, ha i capelli corti e castani e indossava – almeno quando è uscito di casa lunedì – un berretto di lana scuro, un giubbino blu con il cappuccio, pantaloni scuri di tuta e scarpe sportive nere. Dalle parole della madre – Sara Agnolin, che ha postato appelli condivisi anche da Luca Zaia – Diego avrebbe condiviso dopo la scomparsa tre video su TikTok. Che farebbero pensare all’utilizzo di un altro dispositivo dal suo o l’accensione a intermittenza del suo cellulare, forse in modalità aereo. Proprio sullo stesso social intanto aumentano i contenuti dei suoi amici e coetanei, preoccupati per la potenziale fuga del giovanissimo. Possibili testimoni o amici informati sono monitorati dall’Arma per avere anche un minimo dettaglio che possa aiutare le indagini. La famiglia Baroni intanto afferma che – dalle loro informazioni – il ragazzo non avrebbe contatti a Milano. Questo rende le indagini ancora più complesse, in mancanza di un qualsiasi punto di riferimento dal quale partire. Intanto la prefettura di Verona ha diffuso a livello nazionale il protocollo di ricerca avviato mercoledì, mentre la Procura dello stesso comune ha aperto un fascicolo d’indagine ad ora senza ipotesi di reato. L’ANGOSCIA DELLA FAMIGLIA I genitori, che vivono al momento grandi momenti di angoscia, affermano: “è stato un fulmine a ciel sereno”. La madre Sara ha scritto su Facebook: “Non ho più notizie di mio figlio Diego da lunedì, non è andato a scuola e il telefono risulta spento, ho già fatto denuncia dai carabinieri. Ho bisogno di aiuto per ritrovarlo. Contattatemi se l’avete visto o condividete”. Anche il comune di San Giovanni Lupatoto si è unito alla preoccupazione degli ultimi giorni, e ha annunciato che “chiunque possa fornire informazioni utili è invitato a rivolgersi alle Forze dell’Ordine: ogni segnalazione può essere determinante per il ritrovamento del ragazzo. L’Amministrazione comunale esprime la propria vicinanza alla famiglia e ringrazia tutti coloro che stanno collaborando con responsabilità e senso civico”. Appelli condivisi anche da molte pagine sportive dedicate al basket. Il ragazzo, cestista e grande appassionato, milita nella squadra dei Sangio Wolves. Intanto lunedì 19 gennaio nell’orario serale è prevista una camminata silenziosa e di preghiera da parte della comunità cittadina di San Giovanni e della famiglia di Diego. Il ritrovo è davanti al campo da calcio Battistoni, e il corteo proseguirà lungo via XXIV Maggio fino alla chiesa di Pozzo. Qui vi sarà un momento di raccoglimento guidato dal parroco Don Michele Zampieri. Il sindaco Attilio Gastaldello afferma che “l’auspicio è che Diego possa tornare a casa prima, e che questo momento diventi un’occasione di ringraziamento per il suo ritrovamento ma – aggiunge – qualora così non fosse, oltre alla preghiera rivolta al Cielo, l’incontro vuole mantenere alta l’attenzione sulla sua scomparsa e testimoniare la vicinanza della comunità alla famiglia”. Foto diffusa dal comune di San Giovanni Lupatoto con l’invito di collaborazione L'articolo Diego Baroni scomparso da Verona. Il telefono del 14enne agganciato a Milano e i video su TikTok proviene da Il Fatto Quotidiano.
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