Una serie di recensioni ironiche sulle messe, tutte pubblicate su TikTok.
Un’idea che ad alcuni potrebbe sembrare innocua, ma il format, in realtà, gli
costa un’indagine a suo carico per offese a una confessione religiosa mediante
vilipendio di persone e di cose, regolato nel codice penale dagli articoli 403 e
404.
È quanto successo a Taylor Ragazzini, titkoker ravvenate di 31 anni, che sulla
piattaforma di videosharing è anche conosciuto con il nome di “Taylorismo”, con
circa 10 mila follower e 200 mila views totali. Il suo stile sui social si
caratterizza per il suo tono ironico, molto spesso dissacrante, con cui descrive
e commenta luoghi o eventi popolari. E per un periodo avrebbe “recensito” anche
i luoghi sacri della religione cristiana.
Tra dicembre 2025 e gennaio 2026, infatti, il content creator avrebbe pubblicato
sei video in cui descrive le chiese della città romagnola partendo dall’esterno
per poi proseguire all’interno, senza mai interrompere la funzione che nel
frattempo era in corso. “Ma sono il tuo recensitore di messe, valuteremo la
location”, sarebbe stato solito dire all’inizio dei video di quel format. Che
poi proseguivano spesso seguendo un macro-tema diverso ogni volta: in un caso le
recensisce “con termini calcistici”, in altri, invece, “con termini di Harry
Potter”, e ironizza sul turibolo con l’incenso, sulle ostie e su altri momenti
tipici delle funzioni religiose.
Una serie di video che, però, avrebbero scatenato l’irritazione di qualcuno, che
lo avrebbe quindi segnalato agli inquirenti. Stando a quanto riporta “Il Resto
del Carlino”, infatti, Ragazzini dovrà affrontare un’indagine per offese a una
confessione religiosa mediante vilipendio di persone e di cose, un’ipotesi di
reato che, una volta avviato il procedimento, prosegue d’ufficio. Non è chiaro,
invece, quale dei sei video abbia fatto scattare l’iscrizione nel registro degli
indagati, né chi abbia fatto partire la segnalazione. E anche le clip in
questione, al momento, sembrano sparite dal profilo TikTok di Ragazzini e non
sarebbero più visibili. Non si sa nemmeno come il giovane adulto imposterà la
sua difesa, affidata all’avvocata Giovanna La Mela, ma secondo “Il Resto del
Carlino” potrebbe puntare sulla libertà di manifestazione del pensiero, un
diritto sancito dall’articolo 21 della nostra Costituzione.
A giudicare dal suo profilo, “Taylorismo” sarebbe attivo sui social da poco più
di un anno, ovvero da quando è possibile osservare una pubblicazione costante
dei suoi contenuti, tutti ironici e su vari topic. Adesso, però, si troverà ad
affrontare un procedimento giudiziario. Ma la vicenda non sembra aver spinto
Ragazzini a rompere il suo personaggio. Anzi, il 31enne ne ha preso spunto per
dar vita a nuovi format per il suo profilo. Una volta resa pubblica l’indagine,
infatti, il content creator ravennate ha reagito tenendo fede al suo stile
ironico. A inizio marzo ha pubblicato un paio di clip mentre si trova davanti al
palazzo di Giustizia di Ravenna, che lui introduce ai fan come una nuova
location da valutare: “Andiamo a recensire la mia denuncia”, scherza il
tiktoker, che per evitare altri guai commenta senza mezzi termini: “oggi
parleremo bene di tutto”. “Mi sono stati presi tutti i video, per fortuna, e
verranno giudicati da un tribunale competente”, commenta successivamente
Un “video assolutamente ironico, non vuole offendere nessuno”, aggiunge lui nel
finale, ma la clip traccia la linea per quelli successivi, che lui inserisce
nella “serie in cui ti racconto il mio processo”. “Dobbiamo scegliere
l’avvocato”, esordisce in una clip sull’argomento, prima di passare in rassegna
una serie di profili di legali descritti con le grafiche simili a quelle di un
videogioco calcistico: “In prima posizione abbiamo l’avvocato esperto, con un
bel totale di 89”, poi c’è “l’avvocato di ufficio con un bel 70 tondo” e poi
“l’incognita: l’avvocato giovane”, racconta, specificando però all’inizio che è
“tutto di fantasia”.
L'articolo Tiktoker fa recensioni ironiche delle messe e le pubblica sui social:
Taylor Ragazzini indagato per “offese mediante vilipendio”. La risposta:
“Andiamo a recensire la mia denuncia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - TikTok
C’è stato un tempo, lontano ma non troppo, in cui Facebook era il posto dove
tutto accadeva. Oggi è diventato il salotto digitale dove si entra più per
abitudine che per entusiasmo: un museo interattivo dei ricordi, con qualche
discussione fuori controllo e una timeline che sa di déjà-vu. Nel frattempo,
mentre altrove scorrono video veloci e pubblici sempre più giovani, Facebook
osserva da bordo campo. E a quel punto la risposta è arrivata, concreta e poco
filosofica: Mark Zuckerberg ha deciso di mettere mano al portafogli. Meta
Platforms pagherà fino a 3.000 dollari al mese i creator per pubblicare
contenuti sulla piattaforma e provare a rimetterla in moto.
Il piano si chiama Creator Fast Track. In pratica, Meta offre 1.000 dollari al
mese a chi ha almeno 100 mila follower su TikTok, Instagram o YouTube e accetta
di pubblicare reel su Facebook. L’assegno sale fino a 3.000 dollari per chi
supera il milione di follower, mentre chi ne ha tra 20.000 e 99.999 otterrà tra
100 e 450 dollari mensili. Il contributo è garantito per tre mesi e si aggiunge
agli eventuali ricavi pubblicitari. Ma non è aperto a tutti: bisogna avere
almeno 18 anni, vivere negli Stati Uniti o in Canada e, dettaglio non
secondario, non aver pubblicato reel su Facebook negli ultimi sei mesi.
Tradotto: Meta cerca creator attivi altrove, non utenti già fedeli.
IL PROBLEMA ANAGRAFICO
Il punto è che Facebook non è in crisi di tecnologia. È in crisi di identità. O
meglio: di età. Per i ragazzi, Facebook è il social dei genitori e dei nonni. È
il luogo dove finiscono le catene di Sant’Antonio, i meme riciclati e le
opinioni non richieste sotto qualsiasi post. Un ecosistema che difficilmente si
presta alla spontaneità veloce dei video brevi che dominano oggi.
E Zuckerberg questo lo sa. Non a caso parla di rinascita dell’“OG Facebook”,
dove “OG” (Original Gangster), dovrebbe evocare autenticità, spirito
pionieristico, freschezza. Ma il rischio è che suoni più come un tentativo di
cosplay digitale: vestirsi da giovane quando ormai si è diventati,
inevitabilmente, istituzione.
PAGARE PER SEMBRARE VIVI
L’operazione ha un sapore quasi disperato nella sua lucidità. Facebook non prova
più a convincere le persone a tornare: prova a pagare chi può portarle. L’idea è
quella di importare contenuti freschi da piattaforme concorrenti, sperando che
insieme ai video arrivino anche gli utenti. Alla fine, la questione è meno
economica e più culturale. Facebook può tornare a essere il centro della vita
digitale o è destinato a diventare un gigantesco archivio della memoria online?
Pagare i creator può portare contenuti. Ma non è detto che riporti significato.
E forse è proprio questo il punto più ironico di tutta la faccenda: il social
che ha insegnato al mondo a condividere tutto, oggi deve pagare per farsi
raccontare qualcosa.
L'articolo Mark Zuckerberg offre fino a 3mila dollari per attirare di nuovo i
giovani sulla piattaforma Facebook proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è un timore che accompagna molte persone senza figli: morire soli, senza
nessuno accanto negli ultimi giorni di vita. Ma, secondo Zoe Noeble
(@wearechildfree), attivista ed ex operatrice in una Rsa, non è affatto così. In
un video andato virale su TikTok, condiviso il 13 marzo 2026, l’autrice racconta
la sua esperienza: due decenni passati a lavorare con adulti in fine vita. “Ho
assistito persone senza figli che hanno trascorso gli ultimi anni, mesi e giorni
circondati da una comunità amorevole e premurosa”, dice. “Avere intorno persone
che ti vogliono bene è più importante del fatto di avere figli o meno”.
Il messaggio è chiaro: la qualità delle cure di fine vita non dipende dai figli,
ma dai legami che si coltivano. Alcune persone senza figli avevano un “esercito
di sostenitori devoti”, spesso più presente di chi, pur avendo una famiglia
numerosa, non aveva costruito relazioni solide. La differenza, spiega
l’operatrice, sta nella comunità: quanto tempo e cura si investe nelle
relazioni, nella fiducia, nella presenza costante.
QUANDO LA COMUNITÀ DIVENTA FAMIGLIA: LA LEZIONE DI CHI VIVE SENZA FIGLI
Il video ha raccolto quasi 167.000 visualizzazioni su TikTok ed è stato
ripubblicato su Instagram, dove ha raggiunto 930.000 visualizzazioni e oltre 700
commenti, con commenti di chi lavora in ospizio, di adulti senza figli e di chi
ha visto con i propri occhi quanto una comunità amorevole possa fare la
differenza. “È così importante. Grazie per aver condiviso”, ha scritto un utente
su Instagram. “Sono infermiera in un ospizio e confermo al 100%”, ha aggiunto un
altro. “Sono volontaria in una rsa e ho visto con i miei occhi che avere figli
non garantisce che ci siano persone accanto a te quando muori. La cosa più
importante è la comunità che qualcuno ha costruito intorno a sé”, ha
sottolineato un terzo commento. “Ci creiamo le nostre famiglie”, scrive un altro
utente, sintetizzando il punto centrale.
E la riflessione va oltre la paura della solitudine: vivere senza figli, spesso,
non significa rinunciare al calore umano. Al contrario, investire in amicizie,
vicini, reti di supporto può portare a una vita serena, ricca di affetti, senza
rimpianti. Persone senza figli che hanno costruito legami profondi con la
comunità spesso affrontano gli ultimi giorni della vita con più sostegno,
sicurezza e dignità di chi ha una famiglia biologica numerosa ma poco vicina.
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> project (@weare.childfree)
L'articolo “Avere figli non garantisce di non essere soli quando si muore”: la
storia di Zoe Noeble diventa virale e arrivano molte testimonianze proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Il racconto di uno studente italiano negli Stati Uniti è diventato virale su
TikTok dopo che la sua host mom americana, nonostante le sue proteste, lo ha
portato all’Olive Garden, nota catena statunitense di ristoranti “casual dining”
specializzata in cucina italo-americana. Alessandro, visibilmente riluttante, ha
ripetuto più volte: “Non vado da nessuna parte… solo così sapete,” mentre la
madre ospitante, Rhonda, lo incalzava: “Oggi è il tuo giorno fortunato!
Andiamo!”.
Il ragazzo ha cercato di resistere, proponendo di mangiare al McDonald’s e
sottolineando ironicamente: “L’unica cosa italiana che avete è il nome”. Rhonda
ha continuato a insistere: “Ti stiamo portando a cena in un posto molto
speciale,” trascinandolo dentro tra sospiri e commenti disperati di Alessandro:
“Mamma mia! Devo prepararmi mentalmente a questo”. Alla fine, lo studente ha
ceduto, pur chiarendo: “È contro la mia volontà. Solo così sapete.”
I video pubblicati da entrambi hanno rapidamente fatto il giro dei social, e gli
utenti si sono immedesimati nella scena. C’è chi scrive: “Il mio studente
italiano in scambio lo odiava”, mentre altri sintetizzano l’esperienza in un
commento esilarante: “L’incubo più grande di un italiano”. Alcuni, invece,
ricordano come la cucina americana possa sorprendere, e a volte deludere, chi
arriva dall’Italia: “Amavo l’Olive Garden fino a quando non ho vissuto in
Sicilia per tre anni. Da allora non ci sono più andato”.
Tra piatti “italiani” riscaldati e catene di ristoranti veloci, quella che
doveva essere una semplice cena si è trasformata in un episodio esilarante e
facilmente riconoscibile per chi ha provato a confrontare due mondi gastronomici
molto diversi. Come ha raccontato lo stesso Alessandro: “È contro la mia
volontà. Solo così sapete”, una frase che riassume perfettamente il contrasto
tra le aspettative di uno studente italiano e la realtà della cucina americana.
> @alessandro.salimei
>
>
>
> @Italiangirl1130 took me to @Olive Garden #foreignexchangestudent #olivegarden
> #funnyvideo #foryoupage #america
>
> ♬ original sound – alessandro.salimei
L'articolo “Non vado da nessuna parte, preferisco il McDonald’s”: studente
italiano non vuole mangiare nella catena di cucina italo-americana Olive Garden.
Ma ci finisce lo stesso: la storia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il mondo dei social saluta una delle sue figure più genuine e amate. È morta
all’età di 91 anni Malena Porporino, da tutti conosciuta affettuosamente come
“Nonna Malè”, la nonna del content creator e comico romano Mario De Lillo. A
dare il triste annuncio è stato lo stesso nipote attraverso il suo profilo
Instagram, condividendo un carosello di tre fotografie simboliche capaci di
riassumere il loro profondo legame: dagli scatti dell’infanzia di De Lillo fino
alle immagini più recenti, che li ritraggono insieme durante la realizzazione
dei celebri video per il web.
Prima ancora di diventare un volto noto per centinaia di migliaia di follower,
Malena è stata un pilastro fondamentale nella vita privata del comico: “Tra i
tanti video fatti insieme a mia nonna, non ne abbiamo mai registrato uno in cui
le chiedessi come avrebbe voluto che parlassi di lei o cosa avrebbe voluto che
dicessi dopo che se ne fosse andata”, scrive De Lillo nel post. ““NIENDE”,
questo è quello che mi avrebbe risposto, oppure sarebbe rimasta semplicemente in
silenzio, un silenzio denso, molto diverso da quello che sento adesso”. Nel post
di addio, De Lillo ha ricordato con grande commozione l’importanza della sua
figura durante gli anni della crescita. La prima immagine condivisa mostra
proprio un giovanissimo Mario tenuto in braccio dalla nonna: “Tre fotografie non
bastano per descrivere una vita di momenti passati assieme ma ne sono la
testimonianza e se penso a mia nonna, mi vengono in mente le mille volte in cui
veniva a prendermi a scuola, la gioia che provai quando mia madre mi disse che
avrebbe vissuto a casa nostra per un po’, anche se mio padre non era molto
d’accordo…”. E ancora: “I lunghi pomeriggi d’estate passati insieme al terreno,
perché volevo essere abbronzato ma di andare al mare mi vergognavo”. È stata
proprio la forza di questa vicinanza quotidiana a spingerlo, negli ultimi anni,
a coinvolgerla nei suoi progetti digitali, presentandola al grande pubblico. Una
scelta di cui De Lillo si è detto particolarmente orgoglioso, poiché gli ha
permesso di “raccontare la nostra complicità, la sua presenza, la sua
sincerità”.
La naturalezza di Nonna Malè davanti all’obiettivo aveva conquistato
immediatamente gli utenti, trasformandola in una presenza fissa e attesissima
all’interno dei contenuti virali del nipote. L’ultima sua apparizione in video
risaliva all’inizio di gennaio 2026: in quell’occasione, cavalcando le classiche
riflessioni di inizio anno, Mario le aveva domandato: “Che cosa ti aspetti da
questo nuovo anno e che cosa conservi di quello appena passato?“. La risposta
della donna, laconica e perfettamente in linea con il suo umorismo disincantato,
era stata la sua iconica battuta in dialetto: “Niende“.
Decine i messaggi di cordoglio lasciati dai fan sotto il post di annuncio, a
dimostrazione di come la genuinità di Malena avesse fatto breccia nel cuore del
pubblico. Tra i tantissimi commenti di vicinanza spiccano anche quelli di
numerosi personaggi del mondo dello spettacolo e del web che, proprio grazie ai
video, avevano imparato ad apprezzare Nonna Malè: da Roberta Rei a Paolo
Ruffini, Enzo Salvi, Andrea Dianetti, Awed e il rapper Shade.
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L'articolo E’ morta a 91 anni Malena, la “nonna Malè” di Mario De Lillo
diventata una star sui social: “Tre fotografie non bastano per descrivere una
vita” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lutto nel mondo dei content creator. È morto a soli 18 anni Luigi Nativi,
originario de La Maddalena. Il ragazzo condivideva una profonda amicizia con
un’altra content creator lombarda Alice Mordenti. Quest’ultima ha commentato con
dolore la notizia della scomparsa: “Questa mattina mi sono svegliata con la
notizia più brutta che potesse capitare, ho perso un amico, un fratello, solo a
sentire queste parole ho un nodo alla gola. Dentro di me ha causato un vuoto che
cercherò di coprire con i nostri ricordi più belli”.
E ancora: “Ti ricordo come una luce immensa, un ragazzo felice che nessuno può
toccare. In questo momento ti sarei voluta stare accanto e soprattutto avrei
voluto sapere come stavi. Sei sempre stato al mio fianco, fin da piccola quando
sono arrivata nella tua isola mi hai fatto strada mi hai insegnato tante cose.
Mi hai sostenuta, hai creduto in me, eri sempre lì pronto a fare il tifo, come
io per te contenta di tutti i tuoi traguardi della persona meravigliosa che eri,
pronto ad aiutare e far star meglio le persone. Sorridi da lassù e ti prometto
che dedicherò tutte le mie vittorie a te. Ti voglio un bene immenso piccolo mio
riposa in pace”.
Il padre della Mordenti ha ricordato con affetto Nativi: “Un ragazzo a dir poco
meraviglioso. Sempre pronto ad aiutare gli altri e non si è mai tirato indietro
per nessun motivo ad ogni difficoltà, anzi l’ha sempre affrontata con un
sorriso. Avevamo da poco costruito un percorso social insieme, e per me era come
un figlio… Voglio ricordarlo come una persona generosa e altruista. Non ho
parole per descrivere il nostro dolore”.
Anche il sindaco de La Maddalena, Fabio Lai, ha voluto esprimere il suo
cordoglio alla famiglia: “In momenti come questo le parole sono difficili e
forse anche insufficienti. Il pensiero di tutta l’amministrazione comunale va
alla famiglia, ai suoi cari e agli amici che stanno vivendo un dolore immenso.
In questo momento serve rispetto, discrezione e silenzio. Evitando
ricostruzioni, commenti o giudizi che non aiutano. La nostra comunità sa essere
unita, stringiamoci, con rispetto e umanità, attorno a chi oggi sta soffrendo
come tutti noi”.
Al momento le cause del decesso non sono state rivelate e sono avvolte nel più
stretto riserbo.
L'articolo È morto Luigi Nativi, il tiktoker aveva solo 18 anni. L’amica e
collega Alice Mordenti: “Ti ricordo come una luce immensa, un ragazzo felice che
nessuno può toccare” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È uno di quei momenti in cui il silenzio e le posture fanno molto più rumore
delle parole. Nelle ultime ore, i social network (TikTok in primis) sono stati
invasi da un breve video rubato nel front row della sfilata di Marco Rambaldi
alla Milano Fashion Week. Le protagoniste? Elisa e Chiara Ferragni. La dinamica?
Un gelo totale e palpabile, catturato dagli smartphone dei presenti. Le immagini
mostrano la cantautrice e l’imprenditrice digitale sedute esattamente l’una
accanto all’altra in attesa dell’inizio dello show. Eppure, a giudicare dai loro
movimenti, sembrano trovarsi su due pianeti diversi e incomunicabili.
Il linguaggio del corpo analizzato dagli utenti è inequivocabile, a partire
dalle spalle voltate: entrambe guardano costantemente in direzioni opposte,
evitando accuratamente qualsiasi incrocio di sguardi o tentativo di
conversazione. Poi la postura di Elisa: la cantante sembra quasi ritrarsi
fisicamente. Molti hanno interpretato il suo posizionamento sulla sedia come un
chiaro desiderio di prendere le distanze dalla vicina di posto, quasi a voler
comunicare la propria estraneità a quel tipo di mondo. Per ingannare il tempo e
mascherare l’evidente imbarazzo della situazione, Chiara Ferragni tiene gli
occhi fissi sul suo telefono, mentre Elisa scruta l’orizzonte in attesa che le
luci si spengano e lo show abbia inizio.
Come spesso accade, la viralità del video ha scatenato un’immediata spaccatura
tra gli utenti. Se l’aria gelida tra le due è innegabile per chiunque guardi la
clip, le tifoserie si sono divise, rivelando un dato interessante sulla
percezione pubblica attuale dell’influencer. Da un lato, c’è chi difende la
spontaneità dell’artista friulana: “Chiara si atteggia da diva, Elisa si
atteggia da pubblico nostrano”, commenta un utente su TikTok, mentre altri
ipotizzano candidamente: “Probabilmente Elisa nemmeno la conosce”. Dall’altro
lato, però, un’ampia e inaspettata fetta di pubblico ha preso le difese di
Chiara Ferragni, definendone l’atteggiamento “superiore” in questo frangente.
Resta la domanda: ruggine pregressa o semplice disinteresse reciproco?
> @nssgclub @Chiara Ferragni e @Elisa in attesa dell’inizio di @marcorambaldi_
> FW26 ???? #chiaraferragni #elisa #marcorambaldi #mfw #milanfashionweek ♬ Ski
> trip by dedwrite – dedwrite
L'articolo “Il linguaggio del corpo non mente”: Elisa ignora Chiara Ferragni e
le dà le spalle, la scena alla Fashion Week è virale proviene da Il Fatto
Quotidiano.
C’è chi dice che sia la chiave per una chioma da spot pubblicitario e chi lo
accusa di essere solo un’altra mania da social. Il “doppio shampoo”, cioè,
lavare i capelli due volte di seguito nella stessa doccia, è il nuovo rituale
beauty che impazza su TikTok, con milioni di visualizzazioni e tutorial che
promettono miracoli di lucentezza e volume. Video dopo video, ragazze e ragazzi
con capelli lucidi come seta giurano che il segreto non è nella maschera
miracolosa o nell’olio di semi di lino, ma semplicemente nel… fare il bis. Ma
funziona davvero o è l’ennesima trovata virale?
Il principio è semplice: il primo shampoo serve a eliminare lo sporco, il sebo e
i residui di prodotti come lacca, gel o balsamo leave-in senza risciacquo; il
secondo, invece, dovrebbe penetrare meglio nella fibra capillare, detergendo in
profondità e preparando il terreno a un’asciugatura più leggera e vaporosa.
L’idea, a ben guardare, non è poi così nuova: molti parrucchieri professionisti
lo fanno da sempre, soprattutto quando i capelli sono particolarmente sporchi o
appesantiti. Ma sui social, come spesso accade, una pratica tecnica è diventata
un mantra collettivo, accompagnato da hashtag e video ipnotici.
“Partiamo dal presupposto che lavare più spesso i capelli non li rovina”, spiega
Vanessa Di Filippo, erborista e consulente di cosmesi naturale. “Il doppio
shampoo può essere una buona idea in caso di cuoio capelluto con eccesso di sebo
oppure se usiamo più prodotti per lo styling, come nel caso dei capelli ricci,
in modo da rimuoverli totalmente. La cosa importante è utilizzare shampoo con
tensioattivi delicati e specifici per il tipo di capello. Risultano molto adatti
gli shampoo per lavaggi frequenti. Nel caso specifico dei capelli grassi
consiglio di preferire shampoo ad azione seboregolatrice che risulta essere
delicata ma efficace. Massaggiare poi il cuoio capelluto con movimenti delicati
circolari, usare lo shampoo solo sulle radici ed il balsamo solo sulle punte”.
Un approccio dolce, insomma, che evita il rischio di seccare i capelli o
stimolare eccessivamente la produzione di sebo, un effetto paradosso che può
verificarsi quando si esagera con prodotti troppo aggressivi. Gli esperti
concordano nel dire che il segreto non è tanto nel numero dei lavaggi quanto
nella qualità del prodotto e nel rispetto della cute. I tensioattivi, ovvero le
sostanze detergenti che fanno schiuma, possono variare molto: quelli derivati
dal cocco (come il coco-glucoside, decyl glucoside o sodium cocoyl isethionate),
per esempio, risultano più delicati e adatti all’uso frequente, mentre quelli
derivati dal petrolio (come sls e sles) sono più sgrassanti e quindi da usare
con cautela su cuoio capelluto sensibile o capelli fini.
Sul fronte scientifico, non ci sono evidenze che il doppio shampoo sia
indispensabile o miracoloso, ma può effettivamente aiutare in alcune situazioni
specifiche. Un primo lavaggio più veloce aiuta a rimuovere lo strato
superficiale di sporco e sebo, permettendo al secondo passaggio di essere più
efficace. Il risultato? Capelli più leggeri, radici più pulite e una sensazione
di freschezza che può durare di più. Ma attenzione: se i capelli fossero secchi,
trattati o ricci molto fini, due lavaggi consecutivi potrebbero risultare
troppo. In quel caso, meglio alternare la doppia detersione con una singola,
magari con uno shampoo ecobio.
Come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Il doppio shampoo può essere
davvero utile per chi vive in città, dove lo smog tende a depositarsi sui
capelli rendendoli opachi e pesanti, oppure per chi fa sport e suda molto, o
ancora per chi usa quotidianamente prodotti per lo styling come mousse, gel o
lacche. In questi casi due lavaggi consecutivi aiutano a eliminare completamente
residui e impurità, lasciando la chioma più ariosa e pulita più a lungo.
Ma non è una regola universale. Se i capelli sono sottili, secchi, trattati o la
cute è sensibile, il rischio è quello di “spogliare” la fibra del suo naturale
film idrolipidico, una sottile barriera di sebo e cheratina che serve a
mantenere il fusto morbido e protetto. Quando questo strato viene rimosso troppo
spesso, il capello perde elasticità, diventa più fragile e tende a spezzarsi o
incresparsi.
Per capire se il doppio shampoo fa davvero al caso nostro basta osservare la
risposta dei capelli nei giorni successivi: se appaiono lucidi, leggeri e
restano puliti più a lungo, è segno che la doppia detersione è adatta; se invece
risultano secchi, crespi o difficili da pettinare, meglio tornare al singolo
lavaggio o alternare le due modalità. In fondo, più che inseguire un trend, la
chiave è imparare ad ascoltare la propria chioma: è lei la miglior esperta di sé
stessa. Questo trend ha comunque il merito di aver riportato l’attenzione su un
gesto quotidiano che spesso compiamo in automatico. Lavare i capelli, in fondo,
è un atto di cura e di ascolto, che ci invita a osservare come il nostro corpo
reagisce e cambia. Doppio o singolo che sia, ciò che conta davvero è la qualità
di quel momento: il massaggio lento, il respiro, il prendersi qualche minuto per
sé con consapevolezza.
L'articolo Doppio shampoo: il trucco virale su TikTok funziona davvero?
L’esperta spiega quando lavare i capelli due volte aiuta e quando invece rischia
di rovinarli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quante volte ce lo siamo sentiti ripetere, quasi fosse una leggenda
metropolitana inattaccabile: “I grandi capi dei fast food non mangerebbero mai i
prodotti che vendono”. Ebbene, per sfatare il mito e convincere i consumatori
della bontà dei propri menù, i diretti interessati hanno deciso di smentire
tutti mettendoci la faccia, e lo stomaco, rigorosamente a favore di telecamera.
O almeno, ci hanno provato.
Nel caso di Chris Kempczinski, CEO di McDonald’s, l’operazione simpatia si è
infatti trasformata in un autogol virale. Il video che lo immortala mentre
assaggia il nuovo e super-pubblicizzato Big Arch Burger non ha convinto nessuno:
un morsetto timido e quasi chirurgico, accompagnato dalla fredda scelta di
chiamare ripetutamente il panino “prodotto” e da un’espressione facciale che
tradiva tutto tranne che un reale godimento gastronomico. Un atteggiamento
asettico e aziendale che la Rete non ha perdonato. A riassumere il sentimento
generale ci ha pensato un utente con una battuta fulminante: “Le persone sono
così cattive con il CEO di McDonald’s. Dovete ricordare che non è di questo
pianeta”.
A stretto giro è arrivata la spietata risposta del suo omologo in Burger King,
Tom Curtis. Il brand, che da sempre gioca il ruolo dello sfidante irriverente
contro gli Archi Dorati, non si è lasciato sfuggire l’occasione. Sull’account
TikTok ufficiale dell’azienda è comparso un video in cui Curtis fa esattamente
l’opposto del suo collega: attacca un Whopper con foga, masticando di gusto e
sporcandosi vistosamente il viso di salsa, con un’espressione di evidente
soddisfazione. Fissando la telecamera, si lascia andare a un’unica, spontanea
dichiarazione: “Manca solo una cosa. Un tovagliolo“. A corredo del filmato,
l’account del brand ha aggiunto una didascalia semplice e provocatoria: “Abbiamo
pensato di riproporvi questo”.
LA NASCITA DEL “BURGERMOGGING”
Il risultato è stato un trionfo: oltre 2,8 milioni di visualizzazioni su TikTok
in meno di 24 ore. Dal circuito video, la clip è rimbalzata su X (ex Twitter),
dove ha dato vita a un vero e proprio neologismo: Burgermogged. Nel gergo di
Internet, il “mogging” è l’atto di dominare qualcuno apparendo
inequivocabilmente superiore. E per gli utenti, la vittoria del capo di Burger
King è stata schiacciante. Alex Cohen, co-fondatore di una società di
intelligenza artificiale, ha incoronato il vincitore: “Non riesco a credere che
il CEO di Burger King abbia appena fatto ‘burgermogging’ sul CEO di McDonald’s
con un’aura superiore a qualsiasi altro dirigente corporativo mai esistito. Per
gli archi dorati è finita”.
LA REAZIONE DEI SOCIAL
Il popolo dei fast food si è subito diviso tra tifo da stadio e sarcasmo. I
fedelissimi di Burger King hanno colto la palla al balzo per ribadire le proprie
gerarchie: “Mettendo da parte i dirigenti che fingono di essere persone normali,
anche nel suo punto più basso Burger King ha sempre superato McDonald’s”, ha
scritto @TooLateBlue. Altri hanno ammesso di voler cambiare bandiera, come
@commonalign: “Non pensavo che qualcosa mi avrebbe mai fatto scegliere BK
rispetto a McD“. Mentre c’è chi si gode lo spettacolo sperando in un’escalation
— “Ora abbiamo bisogno che il CEO di KFC faccia una diretta streaming in cui si
divora un intero mega secchiello famiglia”, ha scherzato un utente — c’è anche
chi guarda a questa guerra aziendale con lucido disincanto, chiedendo di farla
finita con questi siparietti. Ma la sintesi definitiva e più tagliente
sull’intera vicenda l’ha firmata @JamesonZaballos, che ha bollato questo scontro
a distanza tra milionari con una definizione perfetta: “È il LeBron contro
Jordan per i tizi che spendono 400 dollari a settimana su DoorDash”.
> Can’t believe the Burger King CEO just burgermogged the McDonald’s CEO with
> more aura than any corporate moid has ever had. bro is frame dominant with a
> Whopper. it’s over for the golden arches pic.twitter.com/qTXnEwidsB
>
> — Alex Cohen (@anothercohen) March 3, 2026
L'articolo Il ceo di McDonald’s assaggia il nuovo panino “mastodontico” ma non
sembra gradire, il capo di Burger King fa lo stesso e il video diventa virale:
“L’ha asfaltato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è un filo ormai indissolubile che lega Tik Tok e la musica. E a chi bazzica
sui social, sarà capitato negli scorsi mesi di ascoltare i versi di “Non è mica
te”. Un brano che oggi conta oltre 22 milioni di streaming su Spotify e ha
lanciato Eddie Brock dritto verso l’Ariston. Romano classe 1997, su Instagram
Edoardo Iaschi – questo il vero nome dell’artista – si definisce
“contrabbandiere di emozioni”. Le stesse che ha concentrato in una canzone
capace di catturare la Generazione Z con un ritornello perfetto per i video
d’amore, gli edit calcistici e i ricordi nostalgici. Quel “è bellissima ma non è
te” che ha conquistato prima le persone e poi l’algoritmo ed è diventato il suo
lasciapassare per il Festival di Sanremo 2026, dove presenterà il brano
“Avvoltoi”.
DA OPERATORE TURISTICO AL PALCO DELL’ARISTON
“Non mi sono accorto velocemente che ‘Non è mica te’ era sulla bocca di tutti.
Mettevo mi piace ai video con la canzone, ma pensavo fosse Tik Tok a
ripropormela spesso – ha raccontato Iaschi a Supernova, il podcast condotto da
Alessandro Cattelan –. Poi, però, ho scoperto che stava diventando virale. Fino
a sei mesi fa non potevo immaginarmi tutto questo”. L’opportunità è arrivata
come nelle sceneggiature dei film. Eddie Brock – che ha mutuato il suo nome
d’arte dal mondo Marvel e dal personaggio immaginario legato a Venom e alle
vicende di Spiderman – è passato dal lavoro come fattorino in una pizzeria a
quello di impiegato in un call center. E si è impegnato anche nel volontariato.
Fino allo scorso dicembre, invece, faceva l’operatore turistico nei bnb a Roma:
“Portavo le valigie nelle camere, mi occupavo dei check-in e spiegavo ciò che
c’era da sapere delle stanze”. Poi il licenziamento e l’all-in sulla musica, che
il direttore artistico Carlo Conti ha premiato scegliendo il suo brano tra i
trenta del Festival. Nella serata delle cover, poi, l’artista romano canterà
“Portami via” insieme a Fabrizio Moro. Sulla sua canzone in gara, invece, ha
rivelato: “Di solito dopo due settimane i miei brani cominciano a stufarmi,
invece questo continuava a piacermi”.
GLI INIZI CON LA MUSICA E LA STRADA DEL TALENT
Nella vita di laschi, la musica non è arrivata per caso. “Quando mio padre mi
accompagnava alle partite di calcio, ascoltavamo Pino Daniele e Lucio Battisti,
ma anche Barry White”, ha spiegato in un’intervista a Today. Fin da piccolo si è
dedicato alla poesia, da adolescente è rimasto affascinato dal rap e ha
partecipato ad alcune battaglie di freestyle in strada. Con il tempo si è
allontanato dall’hip-hop per avvicinarsi al cantautorato e quei versi che
scriveva, prima recitati e poi legati da un preciso flow, sono diventati canzoni
più melodiche. Già prima che Tik Tok lo catapultasse nelle playlist spaccacuori
e lo rendesse la colonna sonora di adolescenti innamorati e appassionati
sportivi nostalgici, Eddie Brock aveva provato a farsi conoscere tentando la
strada del talent. Dal 2017 al 2020 si è presentato ai provini di “Amici” di
Maria De Filippi, venendo sempre scartato. Nel frattempo, nel 2018 era stato
selezionato nella squadra di Annalisa per partecipare al Coca-Cola Future
Legend, un format in cui 12 artisti emergenti si sfidavano in battaglie
musicali.
“LA FAMA È UNA BOTTA EMOTIVA CHE TI RIBALTA IL MONDO”
A maggio 2025 è uscito il suo primo disco “Amarsi è la rivoluzione”, con 15
tracce che contengono i singoli pubblicati fino ad adesso e la già citata hit
“Non è mica te”. La fama improvvisa l’ha travolto e, a novembre scorso, è stato
ospite a Le Iene con un monologo sulla notorietà che gli ha sconvolto la vita e
sui sogni che possono essere coronati: “Si, lo so. Adesso ti starai chiedendo,
ma questo chi è? Sono Edoardo Iaschi e faccio l’operatore turistico a Roma (…),
ma sono anche Eddie Brock, un cantautore. O almeno, per tanti lo sono diventato
dopo che una mia canzone, in pochi mesi è esplosa ovunque – ha raccontato
l’artista romano –. Come Eddie Brock sono frastornato, è una botta emotiva che
ti ribalta il mondo. Ma come Edoardo Iaschi porto ancora le valigie ai turisti,
consegno le chiavi delle loro stanze con vista su Roma. Oggi qualcuno mi chiede
una foto, ma faccio ancora il mio lavoro mentre vivo un sogno. Dieci anni a
scrivere canzoni e a registrarle nelle notti con anni di palchi improvvisati e
locali mezzi vuoti”. Di qui, l’appello ai giovani nell’impegnarsi e seguire i
propri desideri: “Continuate a fare quello che vi accende il petto, anche quando
sembra inutile, lento o una perdita di tempo. Coccolate sempre i vostri sogni,
ma fatelo con amore. (…). Io sono come voi, non ho niente di speciale ma non ho
mai smesso di sognare. Perché come diceva Forest Gump: ‘La vita è come una
scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita’.
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sei mesi fa non potevo immaginarmi tutto questo”: parla Eddie Brock proviene da
Il Fatto Quotidiano.