Potrà mai questa bevanda a base di avena, che impazza nei video di Tiktok e
Instagram come un’alternativa naturale all’Ozempic, eguagliare mai il grande
modello? Certamente no, come evidenzia un recente articolo di The Conversation.
Pensavate di contribuire ad alleggerire il peso degli aerei – come farebbe
l’Ozempic secondo un nuovo studio – sostituendo una seria terapia farmacologica
a base di semaglutide con una bevanda all’avena? Sarà piuttosto dura! Per
cominciare, dell’Oatzempic non esiste nemmeno una ricetta standardizzata, ma per
lo più si tratta di frullare mezza tazza di fiocchi di avena con una tazza di
acqua e un po’ di succo di lime o di limone, ed eventualmente aromi come
cannella. Tanto basterebbe perché questa semplice bevanda si fregi del nome di
Oatzempic, un mix tra oat (avena in inglese) e Ozempic, il farmaco a base di
semaglutide, nato per combattere il diabete di tipo 2 e rivelatosi poi anche un
grande alleato nella lotta all’obesità. Secondo gli influencer, la bevanda va
assunta preferibilmente la mattina, per colazione, ma è ottima anche come snack
pomeridiano per non mangiare troppo a cena. Perché infatti questo mix
favorirebbe la pienezza e quindi il calo dell’appetito, con conseguente
dimagrimento. Ma la scienza, per bocca delle due nutrizioniste autrici del pezzo
su The Conversation (le australiane Lauren Ball della University of Queensland
ed Emily Burch della Southern Cross University), toglie ogni illusione. E
rincara la dose pure il dottor Andrea Coco, specialista in nutrizione clinica:
“All’Oatzempic non è dedicata nessuna pubblicazione scientifica”.
PERCHÉ NON PUÒ FUNZIONARE
Per cominciare, osservano le due esperte, il nome può essere fuorviante: “Invita
al confronto con un farmaco da prescrizione, il che può dare l’impressione che
la bevanda abbia effetti simili a quelli del medicinale”. Ma le loro azioni sono
completamente diverse: l’Oatzempic si limita a fornire un po’ di fibra solubile,
per la scienza capace sì di ridurre l’appetito, ma non certo di favorire un
dimagrimento significativo e rapido. Cosa che invece il farmaco può fare grazie
al suo principio attivo, la semaglutide. Questa, mimando l’azione dell’ormone
Glp-1 naturale, impatta significativamente sul senso di sazietà e sul calo
dell’appetito, con risultati concreti e dimostrati: un calo del 10-15% del peso
corporeo in pochi mesi. “L’Ozempic è un vero e proprio farmaco, con una potente
azione cinetica sull’intestino”, osserva il dottor Coco. “All’interno di una
dieta bilanciata, l’avena può favorire la produzione dell’ormone Glp-1, ma
blandamente, nulla di paragonabile con il marcato effetto metabolico del
medicinale”.
E poi, come anticipato da Coco, nessuno studio scientifico ha testato
l’Oatzempic, di cui per altro non esistono nemmeno dosaggi rigorosi. Ma se anche
qualcuno dimagrisse un po’ assumendolo, sottolineano le due nutrizioniste,
sarebbe impossibile dire se ciò dipenda dalla bevanda in sé o piuttosto da una
dieta complessiva, o ancora dall’inserimento dell’attività fisica nella
quotidianità. Qualche piccolo risultato non giustificherebbe comunque il ricorso
all’Oatzempic, una bevanda certamente ipocalorica (circa 150 calorie), ma
squilibrata dal punto di vista nutrizionale. “La presenza di un ingrediente sano
non basta a comporre un pasto equilibrato. L’avena è un carboidrato utilissimo
per l’organismo, ma va assunto con gli altri macronutrienti e con i
micronutrienti”, avverte lo specialista.
Insomma, servono anche proteine e grassi sani, vitamine, minerali e
antiossidanti. Senza contare che l’avena non è tutta uguale; se i fiocchi hanno
un indice glicemico medio-basso, quella precotta e raffinata può averlo invece
più alto, e non favorisce dunque il dimagrimento.
Last but not least, le esperte avvertono che affidarsi unicamente alla bevanda
potrebbe ritardare un consulto medico, qualora questo fosse davvero necessario.
Inutile dunque farsi illusioni: se si deve dimagrire, bisogna affidarsi a una
dieta equilibrata e non a un blando rimedio da assumere una o due volte al
giorno, e per il resto puntare magari su cibi processati e sulle lunghe soste
sul divano. Ciò detto, l’avena e i cibi ricchi di fibre in genere restano un
must per chiunque voglia perdere chili o mantenere il peso corporeo e il
benessere.
PREZIOSA AVENA
Uno studio del 2024 si è concentrato proprio sui betaglucani, la principale
fibra solubile contenuta in avena e orzo, ritenuta dagli autori la più efficace
per il dimagrimento e per la tolleranza al glucosio. Alla fine, gli influencer
non sbagliano a puntare sull’avena: sbagliano a mangiarla da sola (anche il
sapore della bevanda non deve essere il massimo, perché non gustarsi allora un
bell’overnight porridge?) e a usare solo quella. Pure orzo, mele, legumi,
broccoli, legumi, semi oleosi, verdure a foglia e tanti altri vegetali sono
ricchi di preziose fibre, indispensabili per una miriade di funzioni organiche.
E insieme a buone fonti proteiche e lipidiche aiutano a comporre pasti sani,
sazianti e bilanciati, alleati del peso corporeo. E c’è da chiedersi se davvero
sazia l’Oatzempic, con il suo basso apporto calorico. Non farà invece venire più
fame?
> @abbyxacuna @TheChorroKing???????? trying his viral oat-zempic to lose my
> stubborn belly fat! If I don’t see results I’m gonna cryyyy ????
> #oatmealrecipe #quickmeal #healthybrealfast @Quaker Oats 1/2c oats 1c water
> 1/2 lime #creatorsearchinsights ♬ original sound – nicolette_fanelli
L'articolo Avena, acqua e un po’ di succo di limone: sui social spopola
l’Oatzempic, l’alternativa fai da te all’Ozempic. L’esperto: “Funziona, ma gli
effetti non sono paragonabili” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - TikTok
“Siamo decisamente soddisfatti” che la Procura di Milano abbia “aperto una
indagine nei confronti dei vertici di Google Ireland e Italia per il reato di
ricettazione, e per concorso in diffamazione. Chiederemo identico intervento
contro Youtube, Meta e Tik tok“. A manifestare questa soddisfazione sono gli
avvocati di Alfonso Signorini, Domenico Aiello e Daniela Missaglia.
L’ex conduttore Mediaset (si è autosospeso) è al centro di un’indagine su un
presunto sistema illecito denunciato da Fabrizio Corona. Intanto però i suoi
avvocati hanno ottenuto dal Tribunale civile di Milano un’ordinanza che esortava
Corona a rimuovere i video passati e a non pubblicarne più altri dello stesso
tenore sul loro assistito. La puntata di Falsissimo, il format dell’ex re dei
paparazzi, del 26 gennaio è però andata in onda e, secondo Aiello e Missaglia,
questo è accaduto perché si “è preferito tenere tutto in rete”.
“Non è possibile, neanche per i colossi del web, limitare l’accesso alle tutele
o alle azioni giudiziarie di fronte ad azioni illecite di tale gravità. Questi
operatori macinano ricavi superiori al nostro Pil – si legge ancora nella nota
dei due legali – e pretenderebbero attraverso strutture societarie complesse e
l’imposizione all’utente di forme rigorose di segnalazione delle pubblicazioni
illecite, di rendere difficoltoso se non inaccessibili ogni legittima richieste
di verifica e rimozione di notizie false o documenti acquisiti illecitamente.
Ogni tentativo di corrispondenza con questi signori assume toni dilatori e
pilateschi, spesso si rinvia a procedure o interlocutori di comodo. E intanto il
danno come i ricavi aumentano giorno dopo giorno”.
Secondo Aiello e Missaglia il web e le piattaforme citate, come dimostrano i
numeri di visualizzazioni di ‘Falsissimo‘, sono “uno strumento a disposizione
dei malintenzionati, letale, criminogeno, che si vuole ad ogni costo
deresponsabilizzato. Anche dopo precise e documentate richieste di rimozione e
oscuramento”.
L'articolo Gli avvocati di Signorini contro Youtube, Meta e TikTok: “Strumenti a
disposizione dei malintenzionati, letali, criminogeni” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
di Carblogger
Le auto cinesi entrano negli Stati Uniti di Trump? Il problema è il quando, non
il se, come insegna la storia. I tempi potrebbero essere lunghi come
inaspettatamente brevi, perché oggi molto, non tutto, dipende da un presidente
degli Stati Uniti che ha sostituito i valori di democrazia e diritto con quelli
di soldi e uso della forza. Scrivo molto e non tutto pour cause: dare semaforo
verde alla vendita di auto cinesi significherebbe per i Repubblicani al potere
scontrarsi nell’anno del Midterm con l’elettorato di alcuni stati chiave come il
Michigan, quartier generale delle tre big di Detroit. Ma vale il rischio la
montagna di investimenti che i cinesi sarebbero pronti a fare, quasi a qualsiasi
prezzo, per entrare su questo mercato, considerando i loro problemi di
sovraproduzione e crescita insieme agli obiettivi imperiali del Partito?
I segnali per l’auto cinese negli Usa sono almeno un paio. Il primo è il tipo di
accordo raggiunto dalla Casa Bianca per tenere in attività il social cinese
TikTok, che tanto ha aiutato la campagna elettorale vincente di Trump. C’è stato
un trasloco a una nuova società, la TikTok USDS, necessario dopo il bando della
piattaforma – con l’accusa di spionaggio – voluto dall’amministrazione Biden.
Bando ora eluso da Trump, d’intesa con Pechino: nella joint venture, il
proprietario cinese ByteDance scende al 20% (anzi al 19,9% per rispettare la
legge federale) passando il controllo a un consorzio di investitori statunitensi
e internazionali, con Oracle e MGX (fondo di Abu Dhabi) al 15% e il resto in
altre mani “sicure”.
Non sembra cruciale che il ceo di TikTok sieda nel nuovo cda, né che il ceo
della nuova società abbia gestito funzioni vitali nella precedente gestione.
Dirimente è la separazione operativa sancita nell’intesa: i dati degli utenti
americani di TikTok USDS finiranno in un cloud di Oracle, l’algoritmo sarà
rifatto in casa e non più controllato dalla casa madre cinese del social, che
rimane comunque proprietaria della tecnologia.
L’accordo su TikTok – per non sapere né leggere né scrivere – potrebbe diventare
il cavallo di Troia dell’auto cinese per entrare nel mercato statunitense. Dopo
essere stata bandita – almeno ufficialmente – per gli stessi motivi della
piattaforma social: i dati raccolti sulle strade americane da software e
hardware delle auto connesse made in China metterebbero a rischio la sicurezza
del Paese. La separazione tecnologica applicata a TikTok, con la conservazione
dei dati su server nazionali e non più leggibili altrove, potrebbe spianare la
strada al bando automobilistico.
Un primo passo. Il secondo l’ha fatto a sorpresa Trump parlando poche settimane
fa a Detroit: “Lasciate che i cinesi entrino in gioco”, ha detto il presidente,
invitando questi costruttori ad aprire fabbriche negli Stati Uniti e ad assumere
lavoratori americani quali condizioni ineludibili. S’intende, con i vincoli
tecnologici di cui sopra e a caro prezzo, stabilito dal solo Trump. Anche perché
già irato contro il Canada di Mark Carney, uno che gli risponde per le rime
geopoliticamente parlando, pronto a importare auto cinesi.
L’offerta a Pechino di Trump non sarà piaciuta alle big di Detroit, che hanno
già chinato la testa ai suoi dazi rimettendoci miliardi di dollari tra prezzi in
aumento e revisioni di piani industriali e gamma prodotti. Ma è piaciuta a
Pechino e dintorni, leggendo quanto ha dichiarato al Ces di Las Vegas un
dirigente di Geely parlando con il sito di Autoline: “La grande domanda per noi
è quando e dove andremo negli Stati Uniti. Credo che faremo un annuncio in
merito nei prossimi 24-36 mesi”.
@carblogger_it
L'articolo Le auto cinesi entrano negli Stati Uniti di Trump? Il problema è il
quando, non il se proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Luca Grandicelli
Negli ultimi giorni, mentre TikTok conclude la riorganizzazione delle proprie
attività negli Stati Uniti sotto la supervisione di un consorzio guidato da
Oracle, una buona parte degli utenti ha iniziato a guardare con interesse a
UpScrolled, il nuovo social fondato dallo sviluppatore palestinese-australiano
Issam Hijazi. I primi dati degli store digitali segnalano un aumento dei
download e un temporaneo ingresso dell’app nelle posizioni alte delle
classifiche in diversi Paesi, un fenomeno che alcuni creator collegano a timori
su privacy, moderazione dei contenuti e funzionamento degli algoritmi, più che a
una migrazione di massa.
La ristrutturazione di TikTok nasce infatti dall’accordo da circa 14 miliardi di
dollari che ha evitato il bando negli Stati Uniti e che prevede la creazione di
una nuova entità americana, controllata da un consorzio formato da Oracle,
Silver Lake e dall’emiratina MGX, ciascuno con una quota del 15%. Un assetto che
rafforza il peso di Larry Ellison nella governance della piattaforma. Il
fondatore di Oracle, storico alleato di Donald Trump e sostenitore dichiarato di
Israele, ha in passato finanziato l’esercito israeliano e mantiene rapporti
diretti con Benjamin Netanyahu, alimentando pertanto tra attivisti e creator il
timore che la nuova TikTok statunitense possa risultare meno tollerante verso
contenuti critici nei confronti di Israele.
La piattaforma, che ha negli ultimi anni svolto un ruolo centrale nella
diffusione di immagini e testimonianze dalla Striscia di Gaza, ha offerto una
narrazione alternativa rispetto a quella dei media occidentali tradizionali.
Video girati da palestinesi, operatori umanitari e giornalisti indipendenti
hanno inciso notevolmente sull’opinione pubblica globale e, secondo alcune
testate come Quds News Network, questo ruolo è percepito come una minaccia dalle
autorità israeliane. Del resto, Netanyahu si è già espresso più volte su come il
controllo dei social sia uno strumento chiave della strategia comunicativa,
riconoscendo implicitamente il valore politico dell’algoritmo.
Ecco allora che in questo contesto nasce UpScrolled. Fondata dal
palestinese-giordano-australiano Issam Hijazi, la piattaforma si presenta come
alternativa a Instagram, X e TikTok, puntando su trasparenza, assenza di shadow
banning e rifiuto dell’influenza dei grandi investitori. Hijazi racconta di aver
avviato il progetto dopo aver osservato, dalla fine del 2023, la progressiva
scomparsa o il declassamento di contenuti pro-Palestina sulle principali
piattaforme social.
Tuttavia, la svolta arriva quando alcuni influencer hanno annunciato
pubblicamente la loro migrazione. Guy Christensen, oltre 3 milioni di follower,
parla di una “fuga verso UpScrolled” dopo l’ingresso di Ellison nella governance
di TikTok, rilanciando lo slogan “no censorship, no billionaires”. In pochi
giorni l’app scala le classifiche di download, trainata anche dall’adesione di
account militanti e creator palestinesi e internazionali.
Al di là dei numeri, la questione resta però prettamente politica: chi decide
quali voci possono essere viste e quali restano invisibili nello spazio digitale
globale? Da anni organizzazioni per i diritti umani denunciano rimozioni,
oscuramenti di hashtag e riduzioni della reach per contenuti che documentano le
violenze dell’esercito israeliano o parlano di apartheid. Con l’ingresso di
Ellison nella governance di TikTok Usa, questi timori non potranno che
intensificarsi, sebbene UpScrolled resti per ora un esperimento carico di
incognite, a partire dalla sostenibilità economica, per non parlare della
gestione della moderazione. Tuttavia, il suo successo iniziale indica che la
guerra per il racconto di Gaza non si combatte più solo sul campo o nei media
tradizionali, ma passa anche da server, algoritmi e proprietà delle piattaforme.
E in questo scenario, la nascita di un social palestinese è prima di tutto un
segnale politico.
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L'articolo UpScrolled, boom del nuovo social palestinese in Usa dopo l’ingresso
di Oracle in TikTok: un segnale politico proviene da Il Fatto Quotidiano.
A gennaio 2026 il governo degli Stati Uniti e quello della Repubblica Popolare
Cinese hanno raggiunto un accordo che ha evitato il blocco definitivo di TikTok
sul mercato americano. Chi aveva paura che TikTok sarebbe stata bandita per
sempre dal suolo statunitense è stato smentito. L’intesa ha portato alla nascita
di una nuova società, TikTok USDS Joint Venture LLC, con sede negli Stati Uniti,
pensata per rispondere alle richieste di Washington in materia di sicurezza
nazionale e protezione dei dati.
La nuova entità è strutturata appunto come una joint venture. Il controllo
operativo è statunitense mentre le decisioni strategiche più rilevanti
richiedono un equilibrio negoziato tra le due superpotenze, Usa e Cina.
ByteDance, la casa madre cinese di TikTok, mantiene una quota del 19,9%,
percentuale che consente di esercitare un’influenza significativa senza detenere
formalmente la maggioranza. Tra gli investitori figurano fondi americani già
presenti nel capitale di ByteDance, come General Atlantic, Susquehanna
International Group e Coatue Management, mentre l’infrastruttura dei dati è
affidata a Oracle che, come vedremo a breve, è uno dei veri attori protagonisti
di questa vicenda.
Ufficialmente, la battaglia politica dell’amministrazione Trump è stata condotta
in nome della tutela dei dati degli utenti statunitensi. L’idea che un’azienda
cinese potesse avere accesso diretto ai flussi informativi di milioni di
cittadini americani non era esattamente oggetto di simpatia per il governo
Trump. È in questo contesto che, tra gennaio e febbraio del 2025, TikTok è stata
temporaneamente rimossa dagli app store di Apple e Google negli Stati Uniti, a
seguito dell’entrata in vigore del “Protecting Americans from Foreign Adversary
Controlled Applications Act”. La rimozione non fu legata a violazioni tecniche
bensì fu legata a una manovra politica. L’idea era quella di costringere
ByteDance a cedere il controllo, come poi accaduto, o uscire dal mercato.
La coerenza di questa narrazione tuttavia appare fragile se inserita nel quadro
più ampio della politica estera americana. Donald Trump è lo stesso leader che
in più occasioni ha definito Nicolás Maduro un “narcoterrorista”, giustificando
sanzioni, pressioni e deportazioni forzose in nome della democrazia. Una lettura
che numerosi osservatori, tra cui Nicola Gratteri e Roberto Saviano, hanno
trovato quantomai comica dato che la vera posta in gioco è il controllo delle
risorse energetiche venezuelane (leggi: petrolio). In questo senso, anche nel
caso di TikTok, la privacy digitale rischia di diventare uno dei tanti argomenti
morali utilizzati per legittimare decisioni squisitamente geopolitiche ed
economiche.
Dal punto di vista degli utenti, almeno nel breve periodo, l’esperienza d’uso di
TikTok negli Stati Uniti non dovrebbe subire cambiamenti visibili. Ed è
comprensibile, dato che quando due superpotenze si siedono al tavolo per salvare
una piattaforma, significa che il valore economico e culturale in gioco è troppo
alto per essere compromesso da interventi radicali sull’algoritmo o sul
prodotto. Chiunque mastichi di social media, e abbia contezza storica delle
grandi acquisizioni avvenute in passato (Facebook che compra Instagram e
WhatsApp, Microsoft che compra LinkedIn etc) è consapevole di un assunto
universale: social media che vince non si cambia. Intervenire su TikTok,
macchina di attenzione globale che in molti paesi rappresenta l’app social col
maggiore tasso di utilizzo, significa rischiare di sabotarne il funzionamento, e
comprometterne dunque il ritorno economico.
Le decisioni commerciali e il cuore dell’algoritmo pare che resteranno dunque
fortemente influenzati da ByteDance. Il vero spostamento di potere avviene
dunque altrove, nella gestione dei dati. Negli Stati Uniti, questi saranno
archiviati e trattati da Oracle, azienda che diventa così un nodo strategico tra
piattaforma, governo e inserzionisti. Un ruolo che ricorda da vicino quanto
accaduto durante la pandemia, quando social network come Meta e X (all’epoca
Twitter) subirono pressioni politiche dirette per moderare contenuti ritenuti
sensibili, dalla gestione sanitaria alle narrazioni geopolitiche.
Non è quindi irragionevole ipotizzare che anche Oracle possa trovarsi esposta a
pressioni simili. La differenza è che in questo caso la leva non è più la
moderazione dei contenuti, ma l’accesso privilegiato a dati estremamente
granulari.
Alcuni utenti americani hanno infatti segnalato su Reddit che la nuova versione
statunitense dell’app esplicita opzioni di tracciamento più invasive. TikTok
dichiara ora di poter raccogliere informazioni dettagliate su localizzazione,
genere, orientamento sessuale e status di cittadinanza. Dati che, se l’utente
non nega il consenso, possono essere condivisi con partner commerciali per
finalità pubblicitarie anche al di fuori della piattaforma. Il che pone
interrogativi sul reale obiettivo di questo potenziamento del tracking dei dati,
visto che la nuova TikTok a stelle e strisce si interesserà di scoprire se un
utente, ad esempio, sia transessuale o abbia uno specifico status migratorio.
Per noi utenti europei almeno per ora lo scenario è diverso, nella misura in cui
tutto resta invariato. L’app utilizzata nell’Unione Europea resta quella
sviluppata da ByteDance e sottoposta ai regolatori comunitari, che sulla carta
garantiscono tutele più stringenti rispetto al contesto statunitense. Una
distinzione che rende TikTok un caso quasi unico. In teoria la piattaforma è
una, eppure i modelli politici e giuridici sono diversi.
Resta infine una domanda più ampia, che va oltre TikTok. Quante contraddizioni
dovranno ancora emergere tra tecnologia e geopolitica prima che l’Europa inizi a
interrogarsi seriamente su chi sia, oggi, l’interlocutore più affidabile? Tra
Stati Uniti e Cina la partita non è mai stata morale, ma di potere. E chissà a
quante altre storture del governo Trump un cittadino europeo dovrà essere
esposto prima di cominciare a simpatizzare più verso Oriente che verso
Occidente.
L'articolo Perché l’accordo tra Usa e Cina su TikTok non riguarda davvero la
privacy. Anzi proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Bbc ha raccontato le storie di due donne, filmate senza il loro consenso
tramite gli occhiali Ray-Ban Meta Ai e insultate su Tiktok. La prima, Dilara,
stava pranzando nel negozio londinese in cui lavora quando un uomo alto le si è
avvicinato dicendole: “I capelli rossi significano che hai appena avuto il cuore
spezzato”. Il ragazzo, col tentativo di ottenere il numero di Dilara, ha
proseguito la conversazione in ascensore, chiedendole il numero di telefono. La
ragazza si è gentilmente rifiutata e l’uomo non ha insistito.
La vittima ha scoperto in un secondo momento di essere stata filmata di nascosto
con gli occhiali smart e che il video aveva ricevuto 1.3 milioni di
visualizzazioni su Tiktok. L’uomo che ha girato e poi postato il filmato sui
social aveva già pubblicato decine di video senza il consenso delle persone.
Come se la violazione dell’immagine non bastasse, Dilara ha scoperto che il suo
numero di telefono era ben visibile nel video. Le persone hanno iniziato a
inviare centinaia di messaggi alla ragazza, che ha dovuto cambiare numero.
Una storia simile è accaduta a Kim, un’altra donna inglese. Come raccontato alla
Bbc, la 56enne è stata approcciata su una spiaggia nel West Sussex da un uomo
che indossava gli smart-glasses Meta. Il ragazzo ha iniziato la conversazione,
complimentandosi per il bikini. Kim non sapeva di essere ripresa mentre
chiacchieravano.
La scoperta è arrivata in un secondo commento, quando il video è stato postato
su Tiktok e visto da quasi 7 milioni di utenti. La Bbc ha riportato che la
maggior parte di utenti che postano questa tipologia di filmati sono uomini
adulti che consigliano alle persone come approcciare una donna. Gli utenti
offrono suggerimenti in cambio di abbonamenti al loro canale.
DILARA, KIM E NON SOLO
Dilara e Kim sono solo due delle donne che si sono rivolte alla Bbc per
denunciare il fatto. Tuttavia, coloro che hanno filmato e pubblicato i video
senza consenso delle vittime non possono essere puniti perché non hanno commesso
reato. Nel Regno Unito, infatti, non esiste una legge specifica che vieti di
filmare qualcuno in pubblico senza il suo consenso. Dilara ha segnalato il video
e Tiktok ha contattato la ragazza, dichiarando di non aver riscontrato
violazioni. Dato il gran numero di insulti nei commenti, il social network ha
rimosso il video per “bullismo e molestie”. Sempre alla Bbc, Dilara ha
dichiarato: “Le persone ti spezzano il cuore e tu non puoi fare nulla”. La
ragazza ha affermato: “Nessuno ha il diritto di filmare altre persone,
sfruttarle, sessualizzarle e trarne profitto senza il loro permesso”.
Intanto, la vendita degli occhiali smart cresce di anno in anno. Secondo
EssilorLuxottica, produttore degli smart glasses in collaborazione con Meta, tra
ottobre 2023 e febbraio 2025 sono stati venduti oltre 2 milioni di paia.
L’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha sottolineato che una spia rossa
sull’occhiale segnala quando sta registrando. Tuttavia, come dimostrato dalla
Bbc, la luce può essere facilmente coperta o completamente disattivata.
GLI INSULTI
Dilara e Kim hanno raccontato all’emittente britannica gli insulti ricevuti. La
prima donna ha raccontato di aver ricevuto centinaia di chiamate e di aver
risposto a una di essere. Dall’altra parte del telefono un uomo le ha detto: “Ti
rendi conto di quanto sei stupida? Te ne sei pentita? Ti rendi conto di quanto
ti ha resa facile da conquistare?”.
Kim ha raccontato di aver scoperto di essere stata ripresa senza il suo consenso
tramite una telefonata di suo figlio alle 5 del mattino. Il ragazzo aveva
ricevuto alcuni messaggi dagli amici in cui gli dicevano che la mamma era andata
virale su Tiktok. La donna ha raccontato di aver ricevuto messaggi come “Dimmi
quanto vuoi per vedere il tuo corpo nudo” o “Hai un account OnlyFans?”. La
vittima ha concluso la sua intervista dicendo: “Mi hanno filmato e umiliata. Ero
solo una merce, un pezzo di carne”
L'articolo “Mi hanno filmato e umiliata. Ero solo un pezzo di carne”: il
racconto choc alla BBC di due donne, filmate senza il loro consenso con gli
occhiali smart proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’ultimo aggiornamento di Tiktok preoccupa gli utenti. L’applicazione ha rivisto
i termini di utilizzo e l’informativa sulla privacy, suscitando dubbi sulla
protezione dei dati. Le autorità statunitensi hanno puntato il dito contro la
società madre cinese ByteDance.
Nel nuovo testo, Tiktok ha chiarito in maniera più esplicita quali informazioni
possono essere raccolte dal sistema e come possono essere utilizzate. Tra questi
rientrano anche categorie considerate sensibili, come l’identità di genere,
l’orientamento sessuale e la fede religiosa. È bene sottolineare che tali
informazioni potrebbero essere raccolte dal social network solo qualora l’utente
decida di comunicarle volontariamente.
Tra le novità di Tiktok c’è anche il ruolo dell’intelligenza artificiale. Il
social ha introdotto regole stringenti sull’uso di strumenti di Ai e sulla
segnalazione obbligatoria di contenuti video generati con l’intelligenza
artificiale. Tuttavia, la maggiore trasparenza di Tiktok non è bastata per
placare le critiche.
Come riportato da Il Messaggero, in numerosi forum statunitensi le persone hanno
espresso la loro preoccupazione per la raccolta dati sempre più invasiva
dell’app. Infatti, per utilizzare il social è necessario accettare i termini e
le condizioni e, dunque, permettere a Tiktok di raccogliere e utilizzare dati
sensibili. Per proteggersi da una possibile fuga di dati, molti utenti stanno
disinstallando l’applicazione.
L'articolo Fuga degli utenti dopo l’ultimo aggiornamento di TikTok?
L’applicazione potrà raccogliere dati sensibili come l’orientamento sessuale e
la fede religiosa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Su Tiktok spopola una nuova moda culinaria: la “Japanese cheesecake”. La ricetta
virale promette risultati simili a una classica cheesecake, utilizzando solo due
ingredienti, yogurt greco e un pacchetto di biscotti. Il nuovo trend ha avuto
origine in Giappone, spopolando successivamente negli Stati Uniti. La ricetta ha
già attirato milioni di visualizzazioni e altrettante polemiche.
La “Japanese cheesecake” prevede solo due ingredienti, mentre i content creators
degli Usa aggiungono zucchero, salse e condimenti. Dunque, come si prepara la
vera cheesecake giapponese?
Basta un qualsiasi yogurt greco, purché il contenitore sia abbastanza grande da
contenere i biscotti senza zucchero. La versione statunitense prevede l’uso dei
biscotti Lotus Biscoffs. Dopo averli inseriti nello yogurt bisogna lasciar
riposare il composto in frigorifero per circa sei ore. Il risultato è un dessert
o una colazione sfiziosa e povera di zuccheri, una cheesecake priva di formaggio
più grasso rispetto allo yogurt.
Il tiktoker @explorewithtaka ha consigliato di aggiungere miele o succo di
limone per insaporirlo. Oltre 19.600 video pubblicati su Instagram e Tiktok
riportano l’hashtag #japanesecheesecake.
> @explorewithtaka The Viral Japanese Yogurt Cheesecake! Honestly really good.
> Give it a try! #fypシ゚viral #fypシ #cheesecake #greekyogurt ♬ Old Film – Kairo
> Vibe
L'articolo “Japanese cheesecake”, la ricetta giapponese con solo due ingredienti
diventa virale su Tiktok. Ecco come si prepara il dolce del momento proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Su TikTok li chiamano reading retreats (“ritiri per la lettura”, ndr) e li
raccontano con video brevi e silenziosi: valigie leggere, pile di libri,
telefoni spenti, finestre che danno su campagne, pinete o scorci di mare. Negli
ultimi mesi questi ritiri di lettura hanno iniziato a circolare sempre più
spesso sulle piattaforme, diventando uno dei formati legati al benessere
culturale più condivisi online. Non una fuga esotica, ma una pausa organizzata
in cui l’attività principale è leggere.
Il fenomeno nasce e si consolida nel mondo anglosassone, soprattutto tra Stati
Uniti e Regno Unito, dove diverse realtà propongono soggiorni di più giorni
interamente dedicati ai libri. Con un dettaglio ricorrente: molte delle
destinazioni scelte si trovano in località calde. Borghi, isole, campagne e
centri storici diventano così lo sfondo di reading retreats frequentati in larga
parte da un pubblico internazionale. In molti video su TikTok, chi partecipa o
organizza questi ritiri spiega il senso dell’esperienza: “Non è una fuga
spirituale, ma un modo per riappropriarsi del tempo. Ridare importanza alla
lettura e riacquistare il piacere di leggere storie senza pensare alle
incombenze”. La frase sintetizza il nucleo del fenomeno: un ritorno alla
lentezza e alla concentrazione in un mondo sempre più veloce e connesso. Dal Bel
Paese ai Caraibi, il format resta simile: tempo scandito dalla lettura
individuale, pasti condivisi, spazi comuni pensati per il silenzio e la
concentrazione.
Accanto ai reading retreats si diffondono anche i book retreat, che affiancano
alla lettura momenti di scrittura e confronto. In questo caso, il modello si è
adattato più rapidamente al contesto italiano. Piuttosto che soggiorni lunghi,
si moltiplicano appuntamenti di una o due giornate, spesso organizzati da
librerie indipendenti, associazioni culturali o singoli autori. Una formula più
breve, che consente di concentrare l’esperienza in un arco di tempo limitato e
di renderla compatibile con agende e costi contenuti.
La struttura degli incontri segue uno schema ricorrente. I gruppi sono ridotti,
le giornate alternano momenti di lettura individuale, pasti comuni e, nei book
retreat, laboratori o discussioni guidate. I luoghi scelti giocano un ruolo
centrale: pinete sul mare, residenze storiche, quartieri periferici immersi nel
silenzio, isole o piccoli centri lontani dai flussi turistici principali.
L’esperienza viene spesso presentata come una sospensione dal ritmo quotidiano,
più che come una vacanza tradizionale. A partecipare sono soprattutto donne, di
età diverse, dai vent’anni in su. Nei materiali promozionali e nei racconti che
circolano online, il retreat viene descritto come uno spazio in cui leggere
senza distrazioni e condividere il tempo senza obblighi di esposizione
personale. La socialità è presente, ma resta sullo sfondo: si sta insieme
leggendo, scrivendo o mangiando allo stesso tavolo, senza un programma centrato
sul racconto di sé.
Un elemento centrale resta la dimensione comunitaria. Leggere in silenzio
accanto ad altre persone, pur mantenendo un’attività individuale, viene indicato
come uno degli aspetti distintivi dell’esperienza. Allo stesso tempo, la
diffusione del fenomeno passa in larga parte dai social network, che
contribuiscono a costruire un immaginario riconoscibile fatto di lentezza,
concentrazione e attenzione per i dettagli. Tra soggiorni all’estero e
iniziative locali, i reading retreats e i book retreat continuano così a
moltiplicarsi, affermandosi come una delle forme più recenti di turismo
culturale ed esperienziale. Un fenomeno che intreccia lettura, viaggio e
socialità, e che trova nei libri il suo centro organizzativo.
L'articolo Valigie leggere, pile di libri, telefoni spenti, finestre che danno
su campagne, pinete o scorci di mare: ecco cosa sono i “ritiri per la lettura”
su TikTok proviene da Il Fatto Quotidiano.
Di Diego Baroni, 14 anni, non si hanno notizie da lunedì. L’adolescente,
studente dell’istituto tecnico Giorgi di Verona e scomparso ormai da sei giorni,
è originario di San Giovanni Lupatoto – nel Veronese – ma a seguito di alcune
segnalazioni le ricerche del giovane si stanno concentrando anche su Milano. Le
ricerche sono condotte dal nucleo operativo di Verona in contatto con i colleghi
del comune veneto e di quello meneghino, anche se per il momento la scomparsa di
Baroni è avvolta nel più totale mistero.
IL TELEFONO
Il cellulare del ragazzino ha agganciato due volte un’antenna nel centro del
capoluogo lombardo, ma il dispositivo – a quanto riferiscono gli agenti – non è
acceso da lunedì. Un avvistamento importante è quello avvenuto lo stesso giorno
nella stazione di Porta Nuova di Verona, dove Diego, prima di partire, avrebbe
confessato a due ex compagne della scuola media incontrate casualmente di star
prendendo un treno per Milano. Quella mattina del 12 gennaio il ragazzo ha
quindi saltato scuola, ha preso regolarmente il bus delle 6.45 che ogni mattina
lo portava nel plesso, poco distante dal centro cittadino.
LA DESCRIZIONE
Per adesso, le ipotesi degli investigatori vanno verso la direzione della fuga
volontaria. Diego è alto un metro e ottanta, gioca a basket, ha i capelli corti
e castani e indossava – almeno quando è uscito di casa lunedì – un berretto di
lana scuro, un giubbino blu con il cappuccio, pantaloni scuri di tuta e scarpe
sportive nere. Dalle parole della madre – Sara Agnolin, che ha postato appelli
condivisi anche da Luca Zaia – Diego avrebbe condiviso dopo la scomparsa tre
video su TikTok. Che farebbero pensare all’utilizzo di un altro dispositivo dal
suo o l’accensione a intermittenza del suo cellulare, forse in modalità aereo.
Proprio sullo stesso social intanto aumentano i contenuti dei suoi amici e
coetanei, preoccupati per la potenziale fuga del giovanissimo. Possibili
testimoni o amici informati sono monitorati dall’Arma per avere anche un minimo
dettaglio che possa aiutare le indagini. La famiglia Baroni intanto afferma che
– dalle loro informazioni – il ragazzo non avrebbe contatti a Milano. Questo
rende le indagini ancora più complesse, in mancanza di un qualsiasi punto di
riferimento dal quale partire. Intanto la prefettura di Verona ha diffuso a
livello nazionale il protocollo di ricerca avviato mercoledì, mentre la Procura
dello stesso comune ha aperto un fascicolo d’indagine ad ora senza ipotesi di
reato.
L’ANGOSCIA DELLA FAMIGLIA
I genitori, che vivono al momento grandi momenti di angoscia, affermano: “è
stato un fulmine a ciel sereno”. La madre Sara ha scritto su Facebook: “Non ho
più notizie di mio figlio Diego da lunedì, non è andato a scuola e il telefono
risulta spento, ho già fatto denuncia dai carabinieri. Ho bisogno di aiuto per
ritrovarlo. Contattatemi se l’avete visto o condividete”. Anche il comune di San
Giovanni Lupatoto si è unito alla preoccupazione degli ultimi giorni, e ha
annunciato che “chiunque possa fornire informazioni utili è invitato a
rivolgersi alle Forze dell’Ordine: ogni segnalazione può essere determinante per
il ritrovamento del ragazzo. L’Amministrazione comunale esprime la propria
vicinanza alla famiglia e ringrazia tutti coloro che stanno collaborando con
responsabilità e senso civico”.
Appelli condivisi anche da molte pagine sportive dedicate al basket. Il ragazzo,
cestista e grande appassionato, milita nella squadra dei Sangio Wolves. Intanto
lunedì 19 gennaio nell’orario serale è prevista una camminata silenziosa e di
preghiera da parte della comunità cittadina di San Giovanni e della famiglia di
Diego. Il ritrovo è davanti al campo da calcio Battistoni, e il corteo
proseguirà lungo via XXIV Maggio fino alla chiesa di Pozzo. Qui vi sarà un
momento di raccoglimento guidato dal parroco Don Michele Zampieri.
Il sindaco Attilio Gastaldello afferma che “l’auspicio è che Diego possa tornare
a casa prima, e che questo momento diventi un’occasione di ringraziamento per il
suo ritrovamento ma – aggiunge – qualora così non fosse, oltre alla preghiera
rivolta al Cielo, l’incontro vuole mantenere alta l’attenzione sulla sua
scomparsa e testimoniare la vicinanza della comunità alla famiglia”.
Foto diffusa dal comune di San Giovanni Lupatoto con l’invito di collaborazione
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Milano e i video su TikTok proviene da Il Fatto Quotidiano.