L’Agcom richiama l’attenzione dei siti porno. Come comunicato dall’agenzia,
l’80% delle piattaforme non è conforme alle regole che obbligano i siti a luci
rosse a verificare l’età degli utenti. L’Agcom ha pubblicato a ottobre 2025 una
lista di 40 siti porno. Di questi, solo 9 hanno implementato i sistemi di
verifica dell’età come previsto dalle disposizioni del Decreto Caivano. Tra le
piattaforme che si sono dotate della funzionalità ci sono OnlyFans e Chaturbate.
Fuori legge, invece, i siti come PornHub (il più visitato in Italia nel 2025),
RedTube e YouPorn. Le tre piattaforme “ribelli” fanno parte della stessa
azienda, Aylo. Il ricorso di quest’ultima al Tar del Lazio è stato accolto.
L’azienda aveva avanzato dubbi sulla soluzione di verifica dell’età, sostenendo
che il metodo non garantisce la privacy degli utenti e che non serve davvero a
proteggere i minori.
L’Agenzia per le garanzie nelle comunicazioni aveva stabilito – e ribadito con
una seconda nota – due date limite precise: il 31 ottobre 2025 e l’1 febbraio
2026. Ora, la palla passa all’Agcom. Da disposizione, l’ente può diffidare “i
soggetti inadempienti ad adeguarsi entro venti giorni”. Dunque, tutte le
piattaforme che ancora non sono a norma di legge avranno poco meno di 3
settimane per introdurre la verifica dell’età per l’accesso al proprio sito. In
caso di ulteriore mancato adeguamento alle disposizioni, l’Agenzia potrà
richiedere il blocco dei siti e multare le piattaforme con sanzioni fino a 25o
mila euro.
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porno per l’introduzione della verifica dell’età degli utenti. L’80% non è
ancora a norma proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Wanda Nara torna al centro della cronaca per una notizia andata virale in
Sudamerica. Secondo quanto rivelato dai giornalisti del programma televisivo
argentino A la tarde, l’imprenditrice avrebbe accumulato ben 92 multe per
infrazioni commesse nella provincia di Buenos Aires. Le ammende ammonterebbero a
un totale di oltre 9 mila euro. La donna è stata sanzionata per eccesso di
velocità, divieti di sosta e mancato pagamento dei pedaggi autostradali. Wanda
Nara ha prontamente respinto ogni accusa. Tramite il suo profilo Instagram, l’ex
moglie di Mauro Icardi si è difesa dicendo: “Le sanzioni non sono a mio carico.
Possiedo circa venti auto tra Italia e Argentina”. E infine: “Chiederò al mio
commercialista, perché è difficile capire a quale mezzo si riferiscano”.
Sempre tramite le Stories di Instagram, Wanda Nara ha aggiornato i fan sul
rapporto con Mauro Icardi. Il divorzio tra i due è stato travagliato, con la
donna che non ha permesso al calciatore di vedere le loro figlie per lungo
tempo. Proprio per questo motivo, il giocatore argentino ha sporto denuncia
contro la madre delle bambine. Il peggio, però, sembra passato. Wanda ha
dichiarato: “Per fortuna ultimamente con i padri dei miei figli ho un gran
dialogo. A volte siamo in accordo e altre volte no. Però va molto meglio. Saremo
comunque una famiglia per sempre”.
L'articolo Wanda Nara accusata di aver accumulato 92 multe stradali per un
totale di oltre 9mila euro. Lei replica: “C’è un errore, non sono mie” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Sono 98.6 i milioni di multa che Apple dovrà pagare all’Antitrust. L’accusa per
la multinazionale è quella di abuso di posizione dominante, scaturita a seguito
di un’indagine che ha messo al centro diverse criticità per quanto riguarda il
mercato della fornitura agli sviluppatori di piattaforme per la distribuzione
online di app per utenti del sistema operativo iOS. “In tale mercato – si legge
in una nota – Apple è in posizione di assoluta dominanza tramite il suo App
Store“.
L’istruttoria è stata condotta dall’autorità garante della concorrenza e del
mercato insieme alla Commissione europea, al garante per la protezione dei Dati
personali e altre autorità nazionali. Per l’antitrust, Apple ha violato
l’articolo 102 del Tfue che fa riferimento alla fornitura di piattaforme utili
alla distribuzione di app online per gli sviluppatori. Il fatto riguarda nello
specifico l’App Tracking Transparency Policy, ossia delle regole sulla privacy
imposte da Apple, a partire da aprile 2021. In particolare, “gli sviluppatori
terzi sono obbligati ad acquisire uno specifico consenso per la raccolta e il
collegamento dei dati a fini pubblicitari tramite una schermata imposta da
Apple, il cosiddetto ATT prompt che, tuttavia, non risulta sufficiente a
soddisfare i requisiti previsti dalla normativa in materia di privacy,
costringendo quindi gli sviluppatori a duplicare la richiesta di consenso per lo
stesso fine”, scrive l’Antitrust.
L’Antitrust ha accertato che “le condizioni dell’ATT policy sono imposte
unilateralmente, sono lesive degli interessi dei partner commerciali di Apple e
non sono proporzionate per raggiungere l’obiettivo di privacy, così come
asserito dalla società”. Infatti, viene sottolineato, “dal momento che i dati
degli utenti sono un elemento fondamentale su cui si basa la capacità di fare
pubblicità online personalizzata, l’inevitabile duplicazione delle richieste di
consenso indotta dalle modalità di implementazione dell’ATT policy – che
restringe le possibilità di raccolta, collegamento e utilizzo di tali dati –
causa un pregiudizio all’attività degli sviluppatori, che basano il proprio
modello di business sulla vendita di spazi pubblicitari, e anche a quella degli
inserzionisti e delle piattaforme di intermediazione pubblicitaria”. Questa
duplicazione produce un’assenza di proporzionalità delle regole dell’ATT policy,
considerato che Apple avrebbe dovuto garantire lo stesso livello di privacy
degli utenti prevedendo la possibilità, per gli sviluppatori, di ottenere il
consenso alla profilazione in un’unica soluzione.
La sanzione è stata irrogata a Apple Inc., Apple Distribution International Ltd
e Apple Italia S.r.l.
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posizione dominante proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sanzionate per oltre mezzo milione di euro dall’Antitrust sei società di call
center con l’accusa di aver concluso contratti di energia e telefonia dopo aver
fornito informazioni ingannevoli. Le prime tre aziende, attive nel settore
energetico, sono Titanium, Fire – condannate in solido a pagare 160mila euro – e
J.Wolf Consulting, multata di 120mila euro. Ci sono poi Nova Group, Communicate
e Entiende, attive nel settore delle telecomunicazioni, multate rispettivamente
per 80mila, 40mila e 120mila euro.
Le società avrebbero contattato i consumatori proponendo l’attivazione di
contratti energetici dopo aver fornito delle formazioni false o ingannevoli
sulla propria identità, sul motivo della telefonata e sulla convenienza
dell’offerta. Come spiega l’AGCM in un comunicato stampa: “Nel settore
dell’energia è stato accertato che gli operatori dei call center si presentavano
come dipendenti di Autorità di regolazione e controllo o di un “centro
assistenza bollette” e informavano i consumatori di asseriti aumenti imposti
dalla regolazione o di presunte anomalie (doppia attivazione di forniture su
un’unica utenza o difficoltà nello switching), per indurli a stipulare un nuovo
contratto di fornitura”.
Per quanto riguarda le telecomunicazioni – spiega la nota – i telefonisti
prospettavano (fingendosi impiegati dell’ufficio tecnico o amministrativo del
fornitore attuale) imminenti scadenze o disservizi sulla tariffa relativa al
contratto in essere e nuovi rincari ai danni dell’utente chiamato. “Gli addetti
ai call center” – spiega AGCM – “indicavano altresì che questi eventi potevano
essere evitati attivando una nuova offerta con un diverso operatore a condizioni
contrattuali particolarmente favorevoli, che poi si rivelavano false”.
“Tale condotta” – conclude l’Antitrust – “è risultata idonea a incidere sulla
libertà dei consumatori di scegliere in modo consapevole e informato il proprio
fornitore, alterando le facoltà di valutare la convenienza delle offerte
attraverso la prospettazione di informazioni non rispondenti a realtà, in
violazione degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del consumo”.
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“Informazioni ingannevoli, lesa libertà dei consumatori” proviene da Il Fatto
Quotidiano.