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Lo scambio di favori tra professori universitari? È corruzione. La sentenza di Perugia: una condanna e quattro a processo
Forse qualcosa è cambiato e la decennale piaga dei concorsi pilotati in ambito universitario comincia a essere giudicata come avrebbe dovuto essere. Nelle aule dove le sentenza per abuso d’ufficio si sono dissolte insieme alla norma che cancellava il reato, ne sono arrivate altre. Due quasi in contemporanea, a Perugia e Catania, ne sono la testimonianza. E per la prima volta nel capoluogo umbro lo scambio di favori è stato punito con il reato di corruzione propria. Un processo figlio di quell’indagine che aveva permesso al giocatore Luis Suarez di sostenere un esame farsa di italiano ai fine della cittadinanza. A Perugia, nel processo che ha visto imputati l’ex rettrice dell’Università per stranieri Giuliana Grego Bolli (nella foto), la docente Stefania Spina (esaminatrice di Suarez ai tempi dell’inchiesta originaria, ndr), l’ex direttore di Dipartimento Daniele Piccini e il professore universitario Paolo Di Giovine, il giudice per l’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio. Gli imputati sono accusati di aver orchestrato una girandola di favori: da un lato, assicurare il superamento dell’Abilitazione scientifica nazionale (Asn) e la vittoria di concorsi per alcuni docenti; dall’altro, garantire posizioni vantaggiose a candidati indicati da colleghi o amici. Un concorso per ricercatore in Glottologia e Linguistica in cambio della garanzia di una abilitazione. Tutto avvenuto tra il 2018 e il 2020. Il meccanismo contestato è quello che altre inchieste in passato hanno in parte svelato: Grego Bolli, Spina e Di Giovine (presidente della Commissione per l’abilitazione scientifica nazionale) avrebbero agito per garantire a Spina l’abilitazione e la vittoria di un concorso, mentre in cambio Di Giovine avrebbe chiesto che un concorso per ricercatore all’Università per Stranieri di Perugia fosse assegnato a Valentina Gasbarra, con commissari predisposti. Un secondo filone riguarda la docente Federica Annamaria Venier, condannata a due anni e otto mesi, per aver favorito la nomina di Samu Borbala in cambio di un giudizio positivo per Spina. Infine, la rettrice avrebbe anche indotto Piccini a non chiamare in servizio la vincitrice legittima di un concorso, per favorire un candidato interno, Giovanni Capecchi. Tutto questo in un contesto, secondo la procura di Perugia, in cui venivano mossi o si muovevano commissari compiacenti. Contattati preventivamente perché i nomi fossero poi comunicati al direttore del Dipartimento per la formalizzazione della nomina. Raffaele Cantone, procuratore di Perugia, già ai tempi dello scandalo Suarez aveva valutato di percorrere la contestazione della corruzione. Le parti civili, tra cui l’Università per Stranieri di Perugia, Diana Peppoloni e Cittadinanzattiva Umbria, hanno ottenuto il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni. L’udienza dibattimentale per gli imputati principali è fissata per il 21 settembre 2026. Se Perugia rappresenta uno dei primi casi in cui lo scambio di favori accademici si traduce concretamente in rinvio a giudizio e una condanna – di primo grado e quindi non definitiva – Catania fornisce un’altra conferma della novità nella giustizia “accademica”. Il processo “Università bandita” si è concluso con sei condanne e 45 assoluzioni: la maggior parte perché il reato di abuso d’ufficio, inizialmente contestato, non è più previsto dalla legge. Le condanne vanno dagli otto mesi ai cinque anni e riguardano, tra gli altri, l’ex rettore Francesco Basile, condannato a cinque anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici, e cinque docenti con pene tra gli otto mesi e i due anni, sospese condizionalmente per cinque anni. L’inchiesta catanese, partita nel 2019 dalla Digos della Questura di Catania e coordinata dalla Procura etnea, aveva rivelato concorsi cuciti su misura, favorendo candidati indicati da docenti e amministratori e danneggiando altri. Lo scandalo portò alle dimissioni dell’allora rettore e alla convocazione di nuove elezioni universitarie. A Firenze lo scorso dicembre per il caso della facoltà di Medicina e l’ospedale Careggi, sono cadute l’associazione a delinquere e l’abuso d’ufficio, ma il giudice ha risposto cinque rinvii a giudizio per corruzione Negli ultimi anni almeno nove procure hanno avviato inchieste strutturali in atenei del Sud (Reggio Calabria, Palermo, Sassari), del Nord (Milano, Torino, Genova) e del Centro (Perugia, Firenze), rivelando accordi trasversali sulle singole discipline con candidati favoriti od ostacolati e commissioni controllate. I numeri sono significativi: quasi 200 tra ricercatori, professori associati e ordinari, direttori di dipartimento, prorettori e rettori indagati, decine di bandi di concorso pubblici pilotati. E per chi pensava di ribellarsi la risposta poteva essere: “Se fai ricorso, ti giochi la carriera”. L'articolo Lo scambio di favori tra professori universitari? È corruzione. La sentenza di Perugia: una condanna e quattro a processo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sedicenne colpito alla testa con un’accetta da un coetaneo nel Perugino. Ferito anche l’amico intervenuto in sua difesa
Sarebbe stato un coetaneo a colpire alla testa con un’accetta un sedicenne vicino la stazione ferroviaria di Bastia Umbra, nel perugino. Il giovane se l’è cavata con 5 punti di sutura alla testa, ma verrà sottoposto a ulteriori controlli medici. A preoccupare è però ancora una volta la facilità con cui, tra ragazzi, si diffonde il possesso e l’utilizzo di armi bianche. Nella mattinata di oggi, 17 gennaio, un accoltellamento a scuola a Sora – vicino Frosinone. Ieri sera la morte di Youssef Abanoub, 18enne aggredito da un compagno con un coltello da cucina. Futili motivi che, come riporta il quotidiano La Nazione, sarebbero alla base anche dell’aggressione di Bastia Umbra. L’agguato sarebbe avvenuto a seguito di una rissa scoppiata – forse – da una questione di gelosia per una coetanea e, più probabilmente, come resa dei conti a seguito di una precedente zuffa. Il ragazzino, dalle prime ricostruzioni, sarebbe finito in un’imboscata organizzata dal presunto colpevole con la complicità di un conoscente. In difesa del sedicenne un amico, intervenuto per difenderlo e ferito con il manico dell’ascia. Il colpo sarebbe stato talmente forte da fargli perdere i sensi. Feriti anche altri due ragazzi nella lite. Dopo l’accaduto, la madre del ragazzo – assistita dall’avvocato Saschia Soli – ha sporto denuncia alla Procura per i minori. Secondo la legale dell’aggredito anche in passato ci sarebbero state risse tra gli stessi giovani, già finiti davanti al giudice. All’epoca il ferito, medicato in ospedale, aveva chiesto e ottenuto la messa alla prova. L’altro ragazzo era stato invece rinviato a giudizio. A confermare la dinamica dell’aggressione ci sarebbero diversi testimoni, in attesa di essere ascoltati nelle prossime ore. Si pensa a un’aggressione organizzata e non estemporanea, e le indagini punteranno a chiarire e delineare i contorni dell’accaduto. Dall’avvocata Soli sono arrivati intanto alla Procura un video e una foto. Foto d’archivio L'articolo Sedicenne colpito alla testa con un’accetta da un coetaneo nel Perugino. Ferito anche l’amico intervenuto in sua difesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Aggressione
Perugia
Massacra di botte e rasa a zero la cognata perché aveva una relazione con il marito: condannata
Una donna è caduta nell’agguato della cognata ed è stata rasata a zero. In seguito all’episodio, una donna di 37 anni è stata condannata a cinque mesi di reclusione, con pena sospesa, per l’aggressione e il gesto violento. Il fatto è accaduto a Perugia: la condannata aveva scoperto che la vittima, sua cognata, aveva intrapreso una relazione con il marito. La 37enne ha così attirato in casa sua cognata per tenderle un agguato: l’ha spinta a terra, l’ha massacrata di botte e poi l’ha costretta a subire il taglio dei capelli. In seguito all’aggressione, la vittima ha riportato abrasioni all’orecchio destro e lividi sulle braccia. Per la vicenda era stata indagata anche un’amica della condannata, accusata di complicità e partecipazione all’aggressione. Nella ricostruzione della Procura di Perugia, l’amica aveva aiutato la 37enne a immobilizzare la vittima e a procurarsi un altro paio di forbici perché le prime non tagliavano bene. Il giudice, tuttavia, ha escluso ogni responsabilità e ha assolto la donna dall’accusa di violenza privata. L’avvocata Giorgia Ricci, che difende la 37enne, ha già preannunciato ricorso in appello e ha collegato il gesto a un raptus emotivo della sua assistita. Il tribunale ha ritenuto sussistente la responsabilità penale dell’aggressione, lasciando la possibilità di sospendere la pena a condizione che la donna paghi alla vittima, rappresentata dall’avvocato Emilio Botta, il risarcimento del danno. L'articolo Massacra di botte e rasa a zero la cognata perché aveva una relazione con il marito: condannata proviene da Il Fatto Quotidiano.
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