Dietro la caduta che ha mandato in tilt la produzione della settima stagione di
Rocco Schiavone non c’è un banale calo di attenzione, ma l’eccesso di entusiasmo
di un amico a quattro zampe. Se la notizia dell’infortunio di Marco Giallini
aveva già fatto il giro del web nella giornata di ieri, è nelle ultime ore che i
contorni dell’incidente hanno assunto una dinamica tanto chiara quanto
sfortunata.
In un primo momento, la ricostruzione dei fatti riportata dal Corriere della
Sera parlava di un classico, banalissimo inciampo. Secondo la testata, intorno
alle 8:15 del mattino, l’attore era appena uscito dall’Hotel Duca d’Aosta, dove
alloggiava, per andare a prendere un caffè con un amico. Attraversando Piazza
Chanoux, il “salotto buono” della città, Giallini sarebbe inciampato sul rialzo
del sagrato, rovinando a terra.
A smentire, o quantomeno a precisare questa versione, è però intervenuto il cast
della serie. Come si vede su Instagram, sono stati gli amici e colleghi storici
Mirko Frezza (interprete di Furio) e Tullio Sorrentino (Brizio) a fare chiarezza
direttamente dai corridoi dell’Ospedale Regionale Umberto Parini. In un
aggiornamento affidato ai social, Frezza ha svelato la vera causa della
frattura: “Ha avuto un incidente con un cane che gli è saltato addosso e lo ha
fatto cadere. È caduto in un punto in cui non doveva cadere, si è rotto la testa
del femore, ma è stato operato ed è andato tutto bene. Tra qualche giorno lo
rivedremo in giro”. A corredo delle rassicurazioni, una foto di Giallini
sorridente nel letto d’ospedale, accompagnata da una dedica in perfetto stile
romanesco: “Nella buona e nella cattiva sorte, sempre insieme. Nun t’accanammo”.
L’intervento per ridurre la frattura al collo del femore, eseguito nel primo
pomeriggio di ieri, è tecnicamente riuscito. Ora per l’attore si apre la fase
della convalescenza, le cui tempistiche restano incerte, costringendo la Rai a
mantenere in stand-by le riprese della settima stagione, iniziate da appena due
settimane.
L’incidente aggiunge un ulteriore, ironico capitolo al rapporto tra Marco
Giallini, il suo alter-ego televisivo e il capoluogo valdostano: come ricordato
più volte dallo scrittore Antonio Manzini, “Rocco non sopporta Aosta, non la
sopporterà mai finché campa”. Per Giallini, invece, la realtà è diametralmente
opposta. L’attore si è sempre dichiarato innamorato della regione: “Giro qui da
10 anni, mi sono affezionato a questa città. Parlo anche il patois”, aveva
raccontato di recente. Una frequentazione così assidua da portarlo persino a
tifare per la squadra locale di hockey su ghiaccio, accompagnato da Massimo
Perla (l’addestratore della celebre cagnolina Lupa della serie). Sperando che,
al suo ritorno sul set, i cani valdostani decidano di fargli le feste con un po’
più di delicatezza.
L'articolo “Un cane gli è saltato addosso e lo ha fatto cadere, si è rotto la
testa del femore”: come sta Marco Giallini dopo l’incidente ad Aosta proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Tag - Valle d'Aosta
La Valle d’Aosta si può vivere a ritmo lento, nonostante il richiamo delle
adrenaliniche piste da sci, tra le più belle e sfidanti di tutta la corona
alpina. La stagione fredda si stempera anche con il piacere di scoprire la
storia e la cultura di questa incredibile regione, così la natura, addormentata
sotto una coperta di candida neve durante i mesi più gelidi dell’anno. Un mondo
di fiaba, punteggiato da suggestivi castelli e pettinato da vigneti tenaci che
sfidano pendenze e temperature per dar vita ad un vino di montagna che racchiude
tutto il sapore del territorio, da accompagnare a piatti schietti e genuini ma
allo stesso tempo raffinati, capaci di trasformare anche il sapore deciso della
trota in una tentazione gourmet. La tavola valdostana sposa la tradizione a note
innovative, ed è così che alle classiche bourguignonne e fondue, ci si lascia
tentare da rivisitazioni creative come una tarte tatin di cipolle caramellate,
servita con gelato e crema alla Fontina, e aceto balsamico. L’audacia della
novità ritrova la dolce consuetudine nelle tegole valdostane, biscotti croccanti
a forma di cialda da accompagnare ad un bicchierino di Genepì, il liquore a base
di Artemisia alpina, oppure da tuffare in una ciotola ricolma di crema di Cogne,
dove i gusti di cioccolato e vaniglia incontrano la verve accesa del rum.
RELAX TRA ECCELLENZE ENOGASTRONOMICHE, CASTELLI E CIASPOLATE
Per trascorrere un fine settimana diverso dal solito, o per appuntare un
itinerario alternativo alle piste da sci, abbiamo sperimentato una bellissima
proposta con l’Assessorato al turismo della Valle d’Aosta. Tappa ad Aosta, città
d’arte incorniciata dalle Alpi, almanacco di epoche e innumerevoli tesori, per
poi esplorare la Plaine, il territorio che comprende i paesi sorti nella grande
area pianeggiante nei dintorni del capoluogo, dove spuntano testimonianze che
risalgono a insediamenti preistorici. Un viaggio nel passato di migliaia di anni
che attraversa l’epoca romana e il Medioevo, per poi svelare perle rare come il
Castello di Aymavilles, magnifico esempio di eclettismo valdostano impreziosito
dalle eleganti facciate barocche del ‘700 racchiuse tra torri del XV secolo.
Un tour che invita ad esplorare le bellezze e le tracce del passato anche in
quota: al tempo dei Romani, la località di La Thuile rivestiva una posizione
strategica, e proprio lungo i suoi pendii passava la via delle Gallie. Tutt’oggi
è possibile raggiungere la Francia attraversando il Colle del Piccolo San
Bernardo, ma questa località merita una sosta, non solo per il gettonatissimo
comprensorio sciistico, ma perché si rivela scrigno del suo antico passato e
della storia più recente, fatta di miniere e resilienza. Un territorio in
stretta connessione con la natura, che durante la stagione invernale invita a
praticare lunghe ciaspolate. Ogni realtà valdostana rivela la propria identità,
come le rinvigorenti acque termali di Pré-Saint-Didier, lungo la strada che
scende da La Thuile, perfette per un fuori programma di benessere, oppure la
rinomata Courmayeur, una delle località più glam delle Alpi, perfetta per un
aperitivo con stile ai piedi del Monte Bianco.
AOSTA, LA “ROMA DELLE ALPI”
Aosta è abbracciata dalle montagne, posizione che contribuisce a rendere ogni
scorcio un capolavoro. Piccola, accogliente e ben organizzata permette di
esplorarla in breve tempo ma il consiglio è quello di soffermarsi ad apprezzare
alcuni dettagli che la rendono unica. “Augusta Praetoria” è l’indizio che rivela
l’incredibile eredità romana che custodisce, dall’Arco di Augusto che sorge
all’ingresso orientale della città, alla magnifica Porta Pretoria, accesso
monumentale all’interno dell’antica cinta muraria che un tempo cingeva la città,
tutt’oggi chiaramente delineata nel profilo urbano. Se il Teatro Romano
(attualmente in restauro) è forse il simbolo di Aosta , altrettanto spettacolare
è il Criptoportico Forense, opera dell’utile che si è trasformata in meraviglia:
da struttura di contenimento e di regolarizzazione del terreno, a incredibile
testimonianza dell’epoca augustea splendidamente conservata, con il braccio
centrale lungo oltre 87 metri, mentre i due laterali poco più di 70 metri.
In città spicca anche l’eredità medievale, soprattutto lungo il perimetro delle
mura, come l’iconica Torre dei Balivi del XII secolo che campeggia l’angolo
nord-est. Altra tappa imperdibile è la Collegiata di Sant’Orso. La sua chiesa
risale agli inizi dell’XI secolo e ingloba un antico mosaico dell’epoca
tardo-antica, il quadrato del Sator, che rappresenta Sansone che uccide il leone
e riporta l’enigmatica frase palindroma “Rotas Opera Tenet Arepo Sator”, e il
ciclo di affreschi dell’ XI secolo, visibile nel sottotetto della chiesa, un
vero e proprio tesoro nascosto e riportato alla luce dopo secoli di oblio. Il
chiostro del XII secolo è uno stupefacente percorso allegorico narrato su
pietra: ogni colonna include un capitello diverso che descrive scene del Nuovo e
Vecchio Testamento, della vita di Sant’Orso, personaggi e animali fantastici, un
viaggio tra spiritualità e immaginazione.
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AOSTA - PIAZZA CHANOUX (FOTO ENRICO ROMANZI)
Aosta
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AOSTA - CAMPANILE SANT'ORSO (FOTO ARCHIVIO REGIONE AUTONOMA VALLE D'AOSTA)
Aosta
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AOSTA - ARCO AUGUSTO (FOTO ARCHIVIO REGIONE AUTONOMA VALLE D'AOSTA)
L'Arco di Augusto ad Aosta
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VALLE D'AOSTA - KASTLE
Le montagne della Valle d'Aosta
Aosta rivela una vena creativa a 360 gradi, compresa la proposta
enogastronomica. Per un pit stop veloce ma di gusto, alla Champagnerie &
Fromagerie La Bottegaccia si possono provare deliziosi piatti “espressi”, e
scegliere un buon calice tra una rinomata carta dei vini, oltre ad ammirare un
fornito banco di prodotti tipicamente valdostani perfetti per fare
food-shopping. Per un pranzo o cena rilassante, l’accogliente Osteria Da Nando
offre il meglio della cucina locale sempre con occhio attento alla continua
evoluzione gastronomica, proponendo un menù che alterna il classico
all’innovazione. Tutto in città sembra avere un tocco artistico, anche il
soggiorno si fa originale all’Omama Hotel, dove al comfort si mixano atmosfere
creative simili a un atelier d’avanguardia, con arredo coloratissimo e opere di
design.
L'articolo Valle d’Aosta: un weekend alternativo sulla neve all’insegna di
storia, natura e buona tavola proviene da Il Fatto Quotidiano.
E’ deceduto anche il terzo sciatore, travolto da una valanga staccatasi dal
Canale del Vesses, a Courmayeur, in Valle d’Aosta. L’uomo, un 35enne di
nazionalità francese, trasferito in gravissime condizioni in ospedale a Torino,
si è spento questa mattina nonostante i tentativi dei sanitari di salvargli la
vita. Appena estratta dalla neve la vittima era in ipotermia grave e in arresto
cardiaco. Giunto in ospedale era stato sottoposto a Ecls, Extracorporeal Life
Support, un sistema avanzato di supporto vitale e riscaldamento extracorporeo.
Ieri due sciatori sono morti sotto la neve della valanga che è venuta già nella
mattinata di sabato, mentre scendevano fuoripista nel canale dei Vesses.
L'articolo Valanga a Courmayeur, morto anche il terzo sciatore: è di nazionalità
francese proviene da Il Fatto Quotidiano.
Era appena arrivato a Cervinia per trascorrere una settimana bianca con la
moglie, ma la prima discesa con lo snowboard si è trasformata in tragedia.
Turculet Radu, 34 anni, cittadino moldavo, è morto a causa delle gravissime
ferite riportate in una caduta fuoripista avvenuta nel primo pomeriggio di
mercoledì a circa 2.250 metri di quota.
L’uomo era giunto nella località valdostana in mattinata e alloggiava in un
resort insieme alla moglie. Alle 13.15 aveva preso la navetta per raggiungere la
biglietteria degli impianti, dove aveva acquistato uno skipass pomeridiano. Poco
dopo era salito con lo snowboard sulla seggiovia Cretaz. Una volta giunto
all’arrivo dell’impianto, si era spostato fuori dalle piste battute per iniziare
una discesa fuoripista. Dopo pochi metri, però, si è trovato in difficoltà a
causa delle condizioni del pendio, particolarmente ripido e con neve ventata e
ghiacciata. Nonostante ciò ha tentato di proseguire la discesa, ma è caduto
quasi subito: prima è scivolato per circa 50 metri, poi è precipitato da un
salto di roccia per altri 30 metri. “La moglie ci ha riferito che non era la
prima volta che praticava il fuoripista e che l’anno scorso era già stato a
Cervinia per sciare”, hanno spiegato i tecnici del Soccorso della Guardia di
finanza.
L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio, quando la donna, non vedendolo
rientrare, ha iniziato a preoccuparsi. Il telefono del marito risultava
irraggiungibile. La prima segnalazione è arrivata alla Cervino spa, che ha
immediatamente allertato la Centrale unica del soccorso. Gli operatori hanno
analizzato le immagini delle telecamere della biglietteria, riuscendo a
ricostruire gli spostamenti del giovane e a individuare l’unico impianto da lui
utilizzato.
Una volta delimitata la zona di possibile intervento, alle 21.30 sono partite le
ricerche, condotte dalla Guardia di finanza insieme al Soccorso alpino
valdostano e al personale della Cervino spa. A causa di una bufera in atto non è
stato possibile utilizzare l’elicottero. Due squadre di soccorritori, sei
persone in totale, hanno quindi raggiunto l’arrivo della seggiovia con un gatto
delle nevi e hanno iniziato le operazioni in condizioni meteorologiche
estremamente difficili. Alle 22.45 il corpo dell’uomo è stato individuato. Il
medico non ha potuto far altro che constatare il decesso. Solo grazie a una
temporanea schiarita l’elicottero è riuscito infine a raggiungere la zona
dell’incidente e a trasportare la salma a valle. Il corpo è stato composto nella
camera mortuaria di Valtournenche.
L'articolo Precipita da un salto di roccia a Cervinia, snowboarder muore durante
discesa fuori pista proviene da Il Fatto Quotidiano.
È difficile trovare qualcuno che parli di montagna che non provenga dalla
pianura. È difficile trovare qualcuno che parli di montagna senza
necessariamente parlarne in termini competitivi. È difficile trovare qualcuno
che parli di turismo dolce. È difficile trovare quel qualcuno soprattutto se si
è in Valle d’Aosta, una regione ampiamente infrastrutturata, in cui la montagna
è quasi sempre sfondo per puro divertimento e in quasi ogni valle le montagne
sono spalmate di impianti di risalita e di neve artificiale.
Ebbene, quel qualcuno abita in Valpelline, con moglie e quattro figli ed è
“cantore” di un approccio dolce alla montagna, alle sue rocce, alla sua
vegetazione, ai suoi animali e, perché no, ai suoi abitanti umani. Quel qualcuno
è Daniele Pieiller, già direttore di piste da sci in Valtournenche, poi, dal
2001 al 2019, gestore del Rifugio Crête Sèche a Bionaz, in Valpelline, e dal
2014 a oggi titolare dell’Espace Alpe Rebelle (un aggettivo che ben definisce il
titolare), luogo di accoglienza e ristoro, sempre in comune di Bionaz.
Ma Daniele ha anche un notevole titolo di merito: l’Associazione Culturale
NaturaValp (nome che è la contrazione di Natura e Valpelline) da lui creata ha
ottenuto nel 2021 il riconoscimento dell’Onu come esempio sulle Alpi di
“promotion of responsable tourism” (promozione del turismo responsabile). Un
premio per Daniele e per tutte quelle realtà economiche della valle che
aderiscono all’associazione e ne condividono i principi ispiratori.
Un riconoscimento tanto più meritevole perché ottenuto remando “in direzione
ostinata e contraria” rispetto alla politica valdostana, e non è un caso che
egli abbia anche tentato di operare all’interno della politica istituzionale e
poi si sia reso conto che non era cosa per lui: “Sono stato in politica e ho
provato a cambiare le cose passando dalle leggi, ma mi sono reso conto che era
solo una perdita di tempo, perché era il sistema a non funzionare. E io non
avrei potuto farci nulla.”
Ora tutto questo e molto altro è confluito in un agile libretto: Camminando le
Terre Alte, un’opera autoprodotta con splendide illustrazioni di Luca Garonzi,
in cui, col fare semplice e diretto che gli è proprio, Daniele non solo ha
trasfuso le sue esperienze di vita (e sono davvero tante), ma anche il suo amore
per la montagna così com’è, per quello che essa può regalare a chi voglia
guardare e ascoltare, non sentire e vedere come spesso fa chi va in montagna.
Che se poi questo approccio consentirà di passare da turista ad abitante delle
terre alte, ben venga.
L'articolo ‘Camminando le terre alte’: per un diverso approccio alla montagna
proviene da Il Fatto Quotidiano.