Era appena arrivato a Cervinia per trascorrere una settimana bianca con la
moglie, ma la prima discesa con lo snowboard si è trasformata in tragedia.
Turculet Radu, 34 anni, cittadino moldavo, è morto a causa delle gravissime
ferite riportate in una caduta fuoripista avvenuta nel primo pomeriggio di
mercoledì a circa 2.250 metri di quota.
L’uomo era giunto nella località valdostana in mattinata e alloggiava in un
resort insieme alla moglie. Alle 13.15 aveva preso la navetta per raggiungere la
biglietteria degli impianti, dove aveva acquistato uno skipass pomeridiano. Poco
dopo era salito con lo snowboard sulla seggiovia Cretaz. Una volta giunto
all’arrivo dell’impianto, si era spostato fuori dalle piste battute per iniziare
una discesa fuoripista. Dopo pochi metri, però, si è trovato in difficoltà a
causa delle condizioni del pendio, particolarmente ripido e con neve ventata e
ghiacciata. Nonostante ciò ha tentato di proseguire la discesa, ma è caduto
quasi subito: prima è scivolato per circa 50 metri, poi è precipitato da un
salto di roccia per altri 30 metri. “La moglie ci ha riferito che non era la
prima volta che praticava il fuoripista e che l’anno scorso era già stato a
Cervinia per sciare”, hanno spiegato i tecnici del Soccorso della Guardia di
finanza.
L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio, quando la donna, non vedendolo
rientrare, ha iniziato a preoccuparsi. Il telefono del marito risultava
irraggiungibile. La prima segnalazione è arrivata alla Cervino spa, che ha
immediatamente allertato la Centrale unica del soccorso. Gli operatori hanno
analizzato le immagini delle telecamere della biglietteria, riuscendo a
ricostruire gli spostamenti del giovane e a individuare l’unico impianto da lui
utilizzato.
Una volta delimitata la zona di possibile intervento, alle 21.30 sono partite le
ricerche, condotte dalla Guardia di finanza insieme al Soccorso alpino
valdostano e al personale della Cervino spa. A causa di una bufera in atto non è
stato possibile utilizzare l’elicottero. Due squadre di soccorritori, sei
persone in totale, hanno quindi raggiunto l’arrivo della seggiovia con un gatto
delle nevi e hanno iniziato le operazioni in condizioni meteorologiche
estremamente difficili. Alle 22.45 il corpo dell’uomo è stato individuato. Il
medico non ha potuto far altro che constatare il decesso. Solo grazie a una
temporanea schiarita l’elicottero è riuscito infine a raggiungere la zona
dell’incidente e a trasportare la salma a valle. Il corpo è stato composto nella
camera mortuaria di Valtournenche.
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Tag - Valle d'Aosta
È difficile trovare qualcuno che parli di montagna che non provenga dalla
pianura. È difficile trovare qualcuno che parli di montagna senza
necessariamente parlarne in termini competitivi. È difficile trovare qualcuno
che parli di turismo dolce. È difficile trovare quel qualcuno soprattutto se si
è in Valle d’Aosta, una regione ampiamente infrastrutturata, in cui la montagna
è quasi sempre sfondo per puro divertimento e in quasi ogni valle le montagne
sono spalmate di impianti di risalita e di neve artificiale.
Ebbene, quel qualcuno abita in Valpelline, con moglie e quattro figli ed è
“cantore” di un approccio dolce alla montagna, alle sue rocce, alla sua
vegetazione, ai suoi animali e, perché no, ai suoi abitanti umani. Quel qualcuno
è Daniele Pieiller, già direttore di piste da sci in Valtournenche, poi, dal
2001 al 2019, gestore del Rifugio Crête Sèche a Bionaz, in Valpelline, e dal
2014 a oggi titolare dell’Espace Alpe Rebelle (un aggettivo che ben definisce il
titolare), luogo di accoglienza e ristoro, sempre in comune di Bionaz.
Ma Daniele ha anche un notevole titolo di merito: l’Associazione Culturale
NaturaValp (nome che è la contrazione di Natura e Valpelline) da lui creata ha
ottenuto nel 2021 il riconoscimento dell’Onu come esempio sulle Alpi di
“promotion of responsable tourism” (promozione del turismo responsabile). Un
premio per Daniele e per tutte quelle realtà economiche della valle che
aderiscono all’associazione e ne condividono i principi ispiratori.
Un riconoscimento tanto più meritevole perché ottenuto remando “in direzione
ostinata e contraria” rispetto alla politica valdostana, e non è un caso che
egli abbia anche tentato di operare all’interno della politica istituzionale e
poi si sia reso conto che non era cosa per lui: “Sono stato in politica e ho
provato a cambiare le cose passando dalle leggi, ma mi sono reso conto che era
solo una perdita di tempo, perché era il sistema a non funzionare. E io non
avrei potuto farci nulla.”
Ora tutto questo e molto altro è confluito in un agile libretto: Camminando le
Terre Alte, un’opera autoprodotta con splendide illustrazioni di Luca Garonzi,
in cui, col fare semplice e diretto che gli è proprio, Daniele non solo ha
trasfuso le sue esperienze di vita (e sono davvero tante), ma anche il suo amore
per la montagna così com’è, per quello che essa può regalare a chi voglia
guardare e ascoltare, non sentire e vedere come spesso fa chi va in montagna.
Che se poi questo approccio consentirà di passare da turista ad abitante delle
terre alte, ben venga.
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