Sono state svelate oggi, 19 gennaio, le Desmosedici GP della Ducati con cui Marc
Márquez e Francesco Bagnaia esordiranno al GP della Thailandia il prossimo 1°
marzo e correranno per l’intera stagione 2026. Per celebrare i cento anni dalla
fondazione di Ducati, la moto sarà di colore rosso opaco con doppia banda bianca
sulla carena della Desmosedici GP, un design che rimanda al 2007 e al titolo
mondiale conquistato da Casey Stoner.
A guidarla ci saranno anche il campione del Mondo Marc Márquez e Francesco Pecco
Bagnaia, in cerca di riscatto dopo una stagione deludente. L’altra particolarità
sarà il rosso scuro, come quello delle origini: dal rosso della Ducati 60 del
1949, prima moto completa che segnò l’esordio della Ducati tra i costruttori
motociclistici, a quello della Gran Sport “Marianna” del 1955, la prima Ducati
concepita per correre. Particolarità anche sui numeri: Marquez manterrà il 93
(come sempre ha rinunciato al numero 1) di colore rosso, mentre Bagnaia – non
solo avrà un font diverso dal compagno – ma avrà il suo 63 in bianco.
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“Mi lascio alle spalle un anno impegnativo, ma che ha lasciato tanti
insegnamenti e fatto crescere ancora di più la mia voglia di tornare in pista il
prima possibile con la nuova Desmosedici GP”, ha dichiarato Bagnaia. “La
stagione 2026 avrà un valore particolare: una nuova opportunità per dimostrare
tutto il nostro potenziale nell’anno di celebrazione del centenario di Ducati e
con una livrea davvero d’impatto”, ha concluso il pilota italiano.
Una stagione 2026 all’insegna del numero 100 e non solo per il centenario: con
le 13 vittorie del 2025, infatti, Ducati è arrivata a 99 trionfi in MotoGP e la
prima vittoria della nuova stagione sarà proprio la prima a tre cifre, la numero
100. La scuderia di Borgo Panigale punta a riconfermarsi campione del mondo
costruttori (sarebbe il settimo consecutivo) e campione del mondo piloti dopo il
trionfo di Marquez.
“Riconfermarsi sarà ancora più difficile ma abbiamo dalla nostra la possibilità
di sfruttare al massimo il pacchetto della Desmosedici GP che è il più
competitivo e affidabile“, ha invece dichiarato Marc Marquez. “Riprendere
confidenza alla guida dopo l’infortunio è il primo obiettivo, poi dare
spettacolo in pista con il Ducati Lenovo Team di cui cercherò di onorare i
colori al massimo delle mie possibilità anche quest’anno”, ha concluso il pilota
campione del mondo.
“Con Marc e Pecco abbiamo due campioni straordinari, animati da motivazioni e
obiettivi fortissimi, pronti a cercare nuove conferme e risposte importanti – ha
spiegato Claudio Domenicali, Ceo Ducati Moto Holding -. Al loro fianco c’è la
Desmosedici GP, una moto nata da un’evoluzione continua e da scelte tecniche
mirate, che rappresenta il massimo della nostra visione tecnologica e che, in
questo anno speciale, abbiamo reso ancora più iconica vestendola di un rosso che
richiama la nostra storia”.
L'articolo Ducati svela la nuova moto di Bagnaia e Marquez: doppia banda bianca
per i 100 anni dalla fondazione | Foto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Marc Márquez
Un sequestro senza precedenti ha portato alla luce una delle più grandi
collezioni private di moto da corsa mai individuate, con pezzi iconici della
MotoGP appartenuti ad alcuni dei più grandi campioni degli ultimi decenni. Le
autorità messicane hanno infatti sequestrato decine di motociclette per un
valore stimato attorno ai 40 milioni di dollari, tutte riconducibili a Ryan
James Wedding, uno dei dieci latitanti più ricercati dall’FBI, ma anche ex
olimpionico di snowboard.
A confermare l’operazione è stata la stessa FBI di Los Angeles, che attraverso
un comunicato ha spiegato come nel corso dell’ultimo mese siano stati eseguiti
in Messico diversi mandati di perquisizione. L’azione è frutto di una
collaborazione internazionale che ha coinvolto le autorità messicane, l’FBI, la
Royal Canadian Mounted Police e il dipartimento di polizia di Los Angeles. Il
bilancio è imponente: oltre 50 moto da Gran Premio e altri mezzi da
competizione, custoditi in un garage.
Tra le motociclette recuperate figurano autentici gioielli della storia del
motociclismo mondiale. Nella collezione compaiono diverse Ducati MotoGP guidate
in passato da Valentino Rossi, Jorge Lorenzo, Andrea Dovizioso, Loris Capirossi
e Andrea Iannone, oltre alla Moto2 con cui Marc Márquez conquistò il titolo
mondiale nel 2012 e a un’Aprilia 125 con cui Rossi vinse il campionato
dell’ottavo di litro. Un patrimonio sportivo di enorme valore, che ha attirato
l’attenzione anche degli esperti del mercato dei cimeli della MotoGP, un settore
in forte crescita ma raramente associato a cifre di questa portata.
Il nome di Wedding è al centro di un’indagine di ampia portata. Ex snowboarder
olimpico canadese, ha partecipato ai Giochi invernali del 2002 a Salt Lake City,
ma secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sarebbe diventato il
vertice di una vasta organizzazione criminale dedita al traffico internazionale
di droga. Le accuse nei suoi confronti includono associazione a delinquere
finalizzata allo spaccio e all’esportazione di cocaina, riciclaggio di denaro e
omicidio. Wedding è accusato di aver ordinato l’uccisione di un testimone chiave
in un procedimento per droga.
L’FBI ha ribadito che è prevista una ricompensa fino a 15 milioni di dollari per
chiunque fornisca informazioni utili all’arresto o alla condanna del latitante,
che secondo le autorità statunitensi si troverebbe attualmente in Messico. Il
sequestro delle moto rappresenta uno dei colpi più simbolici inferti al suo
impero criminale, svelando al tempo stesso il lato oscuro del collezionismo
sportivo d’élite.
L'articolo Un garage da 40 milioni: sequestrate le MotoGP di Rossi, Marquez e
altri campioni. Scoperta la collezione di uno dei latitanti più ricercati al
mondo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tornare campione del mondo a 32 anni, sei dopo l’ultima volta, avendo nel mezzo
affrontato quattro operazioni e un “buco profondo e nero”. Il 2025 è stato
l’anno in cui Marc Marquez si è ripreso la MotoGp, dominando il campionato in
sella alla Ducati. “La sfida più difficile della mia carriera sportiva, cioè
uscire da quel buco profondo e nero, l’ho superata, e l’ho fatto con un team
incredibile: la Ducati Factory”, racconta Marquez in un’intervista alla Gazzetta
dello Sport.
L’inizio dell’incubo ha una data precisa: 19 luglio 2020, Gp di Jerez. Una
caduta terribile e una frattura all’omero destro da cui lo spagnolo non riuscirà
mai a riprendersi definitivamente. Marquez però è riuscito a tornare a vincere,
grazie a due scelte ben precise. La prima è stata ovviamente quella di lasciare
la Honda. Il primo momento chiave della rinascita, spiega lui stesso, “è stato
il GP del Giappone 2023: la settimana successiva ho preso la decisione di
lasciare il team che mi aveva dato tutto, la Honda, per andare al team Gresini.
Nadia Padovani mi aveva aspettato fino a quel punto, quando mancavano quattro GP
alla fine: di solito un team non aspetta così. Quello è stato il punto numero
uno, sportivamente parlando“.
Il secondo momento di svolta è meno scontato. Ed è temporalmente precedente:
ovvero la scelta, annunciata durante il Gp del Mugello 2022, di sottoporsi a una
quarta operazione chirurgica. Marquez racconta: “Quando era già tutto a posto
sono andato in America a rompere il braccio e rimetterlo diritto. Quella è stata
una decisione difficile, perché per fare una vita normale poteva andare bene,
era un braccio che permetteva di fare le cose di ogni giorno, ma per guidare una
moto no. Così ho preso quel rischio“.
Il ricordo torna alle parole di Marquez di tre anni e mezzo fa: “Avrei fatto di
tutto per evitare l’operazione, ma è l’unico modo per avere un pieno recupero”.
Il tempo gli ha dato ragione. Marquez è di nuovo campione del mondo, anche se il
paradosso è che chiuderà il 2025 pensando a un’altra riabilitazione, dopo
l’infortunio alla spalla: “Sono già dodici settimane, quasi tre mesi: posso
iniziare ad andare in moto, i dottori hanno dato l’ok e così ho ricominciato con
cautela. Muscolarmente mi sono già ripreso abbastanza, la spalla ancora non
lavora in modo perfetto, ma abbiamo un mese e mezzo fino ai test in Malesia di
febbraio”. Marquez non si vuole fermare: “Ora stiamo lavorando di nuovo per
lottare per il titolo iridato 2026“.
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braccio e rimetterlo diritto”: Marquez racconta la sua rinascita proviene da Il
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