Prima l’emergenza pista allagata a pochi giorni dal via, poi il clamoroso
cratere in pista prima della sprint, adesso anche i lividi e le ferite dei
piloti a causa dell’asfalto che si è staccato dalla pista. Il ritorno in Brasile
a distanza di 20 anni (e a Goiania a distanza di 40 anni) non è stato un
successo. E infatti più che della vittoria di Marco Bezzecchi, si parla della
questione sicurezza. A fine gara infatti i piloti hanno mostrato i segni delle
ferite e i lividi sul corpo.
Il motivo è l’asfalto, che ha iniziato a sgretolarsi in alcuni punti chiave del
circuito e i piloti si sono ritrovati addosso pezzi di pietre “sparati” dalle
moto davanti, in una situazione più che al limite per i piloti della top class.
Alex Rins si è presentato in TV con il dito ferito dopo essere stato colpito da
una pietra già al primo giro. Poi a spiegare bene tutto è stato Alex Marquez,
che ha mostrato lividi e ferite sul braccio, spiegando chiaramente i motivi:
“Tra le curve 10 e 11, tutto l’asfalto si stava staccando, con tutte le pietre,
tutto questo”. E tra i colpiti c’era anche Enea Bastianini, anche lui vittima
dell’asfalto che continuava a rompersi giro dopo giro.
Ma non è stata solo sfortuna o comunque un episodio isolato, perché i primi
problemi erano già emersi dopo le gare delle classi minori, al punto che la
Direzione Gara ha deciso di ridurre la corsa della MotoGp da 31 a 23 giri pochi
minuti prima del via. Anche Michelin, infatti, negli attimi immediatamente
successivi alla gara, ha chiarito che il problema era il degrado della pista,
non le gomme come inizialmente si era ipotizzato.
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volano pezzi di pietre. I piloti mostrano le ferite in tv proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - F1 & MotoGp
Storica doppietta di Aprilia in Brasile. La casa italiana domina sul circuito di
Goiania, trovando la vittoria con Marco Bezzecchi e il secondo posto con Jorge
Martin. Per il pilota riminese è il successo in due gare, che lo proietta in
testa al Mondiale 2026 di MotoGp. Il suo primo rivale per il titolo, Marc
Marquez, ha chiuso fuori dal podio, battuto al termine di uno splendido duello
da Fabio Di Giannantonio, che si è preso così la terza piazza. Le due Ducati –
ufficiale e Team VR46 – che avevano dato segnali di risveglio nella Sprint, sono
state però nettamente battute dalle Aprilia. Per Bezzecchi è la quarta vittoria
consecutiva: il primato in classifica, che aveva già assaporato dopo Argentina e
Austin 2023, questa volta sembra l’alba di una stagione da grande protagonista.
Su una gara ridotta di 8 giri (23 invece di 31) per “degradazione della pista”,
Bezzecchi è partito a fionda dalla griglia e non si è più fermato. Ha scavato a
suon di giri veloci un gap superiore ai due secondi, con un ritmo insostenibile
per tutti gli altri. Nel frattempo anche Martin risaliva forte: dopo il duello
con Acosta, lo spagnolo ci ha messo un attimo ha riportarsi in scia alle due
Ducati, per poi superarle in un sol boccone. Così, Marquez e Di Giannantonio si
sono ritrovati a lottare per il podio, mentre Martin volava via, anche lui
sempre più a suo agio su una Aprilia stellare. Come dimostra anche il quinto
posto di Ai Ogura.
Pedro Acosta ha provato a lottare ma chiude settimo: la sua Ktm non gli permette
di stare con i migliori. Sesto Alex Marquez, che deve stare attento ora al suo
compagno di scuderia Fermin Aldeguer, ottavo e in ripresa dall’infortunio. Fuori
dalla top ten Luca Marini, undicesimo con la Honda e davanti a Franco
Morbidelli, peggiore delle Ducati al traguardo. Escluso ovviamente Pecco
Bagnaia, che è caduto rovinosamente intorno a metà gara, quando era comunque
lontanissimo dai primi. Il suo 2026, per ora, sembra la prosecuzione dell’incubo
della passata stagione.
MOTOGP BRASILE – ORDINE DI ARRIVO GARA
MOTOGP BRASILE – LA NUOVA CLASSIFICA
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in testa al Mondiale | Ordine d’arrivo e nuova classifica proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Clamoroso quel che è accaduto prima della gara Sprint del Gp del Brasile,
secondo appuntamento del Mondiale 2026 di MotoGp: sulla pista di Goiania si è
aperto un buco in pista. Il cratere nell’asfalto, proprio sul rettilineo
d’arrivo, ha costretto gli organizzatori a una riparazione in extremis.
La buca è stata riempita, ma la gara Sprint è stata rinviata di 20 minuti: il
via ufficiale, previsto alle ore 19 italiane, è stato posticipato alle 19.20.
Sono invece saltate le qualifiche della Moto3 e della Moto2: verranno disputate
forse dopo la Sprint.
Secondo quanto riferito dalla direzione gara, il grosso buco in pista è dovuto
alle forte piogge che sono cadute in questi giorni sul circuito di Goiania,
provocando allagamenti. Il terreno sottostante, colmo di acqua, avrebbe quindi
ceduto all’improvviso.
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Sprint proviene da Il Fatto Quotidiano.
Fabio Di Giannantonio si prende la scena nelle qualifiche del Gran Premio del
Brasile, sul circuito di Goiania tornato nel calendario di MotoGp a distanza di
oltre trent’anni. Il pilota romano della Pertamina Enduro VR46 Ducati conquista
la pole position con il tempo di 1:17.410, tornando davanti a tutti in top class
dopo 3 anni, 9 mesi e 21 giorni dall’ultima volta, al Mugello nel 2022.
Una qualifica movimentata, segnata da cadute e colpi di scena, a partire dalla
presenza in prima fila di due piloti provenienti dal Q1. Alle spalle di Di
Giannantonio infatti chiude Marco Bezzecchi (Aprilia Racing), staccato di appena
70 millesimi, seguito da Marc Marquez (Ducati Lenovo Team), terzo a 81
millesimi. Un risultato che conferma l’equilibrio in pista.
Dalla seconda fila scatteranno Fabio Quartararo (Monster Energy Yamaha MotoGP),
Jorge Martin (Aprilia Racing) e Ai Ogura (Aprilia Trackhouse Racing). Più
indietro Pedro Acosta (Red Bull KTM Factory Racing), nono, mentre Francesco
Bagnaia (Ducati Lenovo Team) paga una caduta a inizio Q2: il campione del mondo
non riesce più a trovare il tempo e chiude undicesimo.
In serata, alle ore 19 italiane, il via alla Sprint Race che assegna i primi
punti del weekend. Domenica 22 marzo, sempre alle 19, previsto il gran premio.
LA GRIGLIA DI PARTENZA DEL GP DEL BRASILE
1. Fabio Di Giannantonio
2. Marco Bezzecchi
3. Marc Marquez
4. Fabio Quartararo
5. Jorge Martin
6. Ai Ogura
7. Fermin Aldeguer
8. Alex Marquez
9. Pedro Acosta
10. Johann Zarco
11. Francesco Bagnaia
12. Toprak Razgatlioglu
13. Joan Mir
14. Diogo Moreira
15. Franco Morbidelli
16. Raul Fernandez
17. Alex Rins
18. Jack Miller
19. Luca Marini
20. Maverick Vinales
21. Brad Binder
22. Enea Bastianini
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I risultati delle qualifiche e la griglia di partenza proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“In una biposto si potrebbe fare un giro”. Kimi Antonelli, pilota italiano della
Mercedes e vincitore dell’ultimo gp di Formula 1 in Cina, “chiama” Jannik Sinner
in F1. Il 19enne è stato videochiamato da Fiorello durante la puntata di oggi de
“La pennicanza” su Radio2 dopo che il giorno prima c’era stata una gag con
imitazione di Antonelli. “Il momento più teso? La partenza, ma anche gli ultimi
giri sembrano sempre i più lunghi del mondo”, ha esordito Andrea Kimi Antonelli,
che ha riportato l’Italia della Formula 1 sul gradino più alto del podio dopo 20
anni dall’ultima volta, quella di Giancarlo Fisichella a marzo 2o06.
Tantissimi i complimenti ricevuti, alcuni anche inaspettati per il giovanissimo
pilota bolognese: “I complimenti che non mi aspettavo? Quelli di Lewis
(Hamilton, ndr), era davvero stracontento per me”, ha detto Antonelli. Poi, due
parole anche per l’amico Jannik Sinner, che si è complimentato con lui subito
dopo il trionfo: “Più forte lui al volante o io a tennis? Il mio rovescio è
pessimo, il dritto più o meno c’è però so che Jannik si allena anche in go-kart!
Vederlo prima o poi su una F1? Difficile, ma in una biposto si potrebbe fare un
giro“. In chiusura, un pronostico sul derby europeo Roma–Bologna: “Spero nella
vittoria del Bologna: dico 1-0 per noi, ma che vinca il migliore”, ha concluso
Antonelli.
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potrebbe fare” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La MotoGp torna in Brasile oltre dopo due decenni. Il secondo appuntamento del
Mondiale 2026 è sul “nuovo” circuito di Goiania, dedicato ad Ayrton Senna.
Tantissime le incognite. La pioggia, che ha già allagato il tracciato e che
rischia di condizionare tutto il weekend. Il circuito mai provato dai piloti:
l’ultimo a vincere con una moto a Goiania fu Kevin Schwantz nel 1989, non sono
mai stati effettuati test. Infatti, nella giornata di venerdì sono previste
sessioni di prove più lunghe del solito, soprattutto per la MotoGP.
La terza incognita riguarda invece quello che è emerso dopo il primo Gp in
Thailandia. Pedro Acosta è il leader della classifica iridata con 32 punti,
seguito da ben quattro Aprilia: il secondo è Marco Bezzecchi, che al netto della
caduta nella Sprint ha dominato il weekend. Marc Marquez, fermato da una
foratura domenica, è ottavo a -23 dalla vetta. Il tema, quindi, è capire se
davvero la Ducati non sia più la moto dominante del paddock. Già l’anno scorso
solo lo spagnolo e suo fratello Alex erano riusciti a farla funzionare davvero.
In questa stagione però il campione del mondo in carica ha iniziato ancora un
po’ acciaccato e più titubante. Dal Brasile arriveranno nuovi segnali: Marco
Bezzecchi resterà il pilota da battere? Aprilia è davvero favorita per vincere
il titolo?
Guerra in Iran, la MotoGp rinvia il Gran Premio del Qatar: cambia il finale di
stagione
MOTOGP, GP BRASILE 2026: DOVE VEDERE IN DIRETTA TV E STREAMING
Dove vedere tutti gli appuntamenti del Gp del Brasile? Tutto il weekend viene
trasmesso in diretta per gli abbonati su Sky (il canale di riferimento è Sky
Sport MotoGP, 208), oltre che in streaming su Sky Go e Now. Il Gran Premio del
Brasile è visibile anche in chiaro su TV8 (e in streaming su tv8.it), che
trasmetterà in diretta qualifiche e Sprint del sabato, mentre le gare della
domenica saranno disponibili in differita. Attenzione anche al fuso orario: sia
la Sprint del sabato che la gara della domenica scatteranno alle 19:00 ora
italiana.
Venerdì 20 marzo 2026
FP1 Moto3 dalle 13:00 alle 13:45: diretta TV su Sky e in streaming su Now
FP1 Moto2 dalle 14:00 alle 14:50: diretta TV su Sky e in streaming su Now
FP1 MotoGP dalle 15:05 alle 16:05: diretta TV su Sky e in streaming su Now
Prove Moto3 dalle 17:15 alle 18:00: diretta TV su Sky e in streaming su Now
Prove Moto2 dalle 18:15 alle 19:05: diretta TV su Sky e in streaming su Now
Prove MotoGP dalle 19:20 alle 20:35: diretta TV su Sky e in streaming su Now
Sabato 21 marzo 2026
FP2 Moto3 dalle 12:40 alle 13:10: diretta TV su Sky e in streaming su Now
FP2 Moto2 dalle 13:25 alle 13:55: diretta TV su Sky e in streaming su Now
FP2 MotoGP dalle 14:10 alle 14:40: diretta TV su Sky e in streaming su Now
Qualifiche MotoGP dalle 14:50 alle 15:30: diretta TV su Sky, in chiaro su TV8 e
in streaming su Now
Qualifiche Moto3 dalle 16:45 alle 17:25: diretta TV su Sky, in chiaro su TV8 e
in streaming su Now
Qualifiche Moto2 dalle 17:40 alle 18:20: diretta TV su Sky, in chiaro su TV8 e
in streaming su Now
Sprint MotoGP alle 19:00 (15 giri): diretta TV su Sky, in chiaro su TV8 e in
streaming su Now
Domenica 22 marzo 2026
Warm-Up MotoGP dalle 14:40 alle 14:50: diretta TV su Sky e in streaming su Now
Gara Moto3 alle 16:00 (24 giri): diretta TV su Sky e in streaming su Now
Gara Moto2 alle 17:15 (26 giri): diretta TV su Sky e in streaming su Now
Gara MotoGP alle 19:00 (31 giri): diretta TV su Sky e in streaming su Now
MOTOGP, GP BRASILE 2026: DOVE VEDERE LA REPLICA IN DIFFERITA
Le gare del Gp del Brasile sono disponibili anche gratis in chiaro su TV8
(canale 8 del digitale terrestre) e in streaming su tv8.it, ma in differita
nella giornata di domenica. TV8 trasmetterà invece in diretta nella giornata di
sabato le qualifiche delle tre classi e la Sprint della MotoGP.
Domenica 22 marzo
Ore 18:30 – Gara Moto3 su TV8 e in streaming su tv8.it
Ore 19:50 – Gara Moto2 su TV8 e in streaming su tv8.it
Ore 21:30 – Gara MotoGP su TV8 e in streaming su tv8.it
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circuito | Dove vedere in tv e streaming (Sky, Now, TV8) proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Dopo 37 anni di assenza, Goiania si prepara ad accogliere già questo weekend il
ritorno di una gara di MotoGp, ma il maltempo rischia di rovinare tutto. Il
circuito di Goiania infatti è allagato dopo le incessanti piogge cominciate
lunedì notte in Brasile e che ancora oggi continuano senza sosta. Motivo per cui
il gran premio previsto nel weekend è a forte rischio. La situazione è critica:
il tunnel che porta al paddock è totalmente sommerso e in gran parte della pista
ci sono diversi centimetri d’acqua che rendono impraticabile la pista.
Nel tunnel d’accesso al paddock c’erano addirittura 25 centimetri d’acqua e
alcune parti della pista erano sommerse dalla pioggia, soprattutto la prima
curva. La protezione civile ha aveva emesso già lunedì un’allerta meteo per le
abbondanti precipitazioni e le previsioni del weekend non sono per niente
assicuranti. Intanto sono iniziati già ieri sera i lavori per ripristinare il
tracciato, con gli impianti di drenaggio in azione e i macchinari per la pulizia
del fango in azione. Operazioni che continueranno per tutto il weekend.
Il circuito intitolato ad Ayrton Senna – dove l’ultima volta si è corso nel
1989, quando vinse Kewin Schwantz – oggi sembra impercorribile tra curve
impraticabili, specchi d’acqua, fango e paddock sommerso. A rendere il tutto
ancora più complicato è il meteo. Controllando le previsioni nel weekend, la
pioggia proseguirà senza sosta, compreso venerdì, quando piloti e team
scenderanno in pista per le prime prove libere. E mancano meno di 48 ore. Tra
gli addetti ai lavori c’è grande preoccupazione e infatti anche Livio Suppo,
oggi consulente in Moto2 dopo una lunga carriera in MotoGP, ha repostato sui
social le immagini del circuito allagato, a conferma dell’apprensione anche
nell’ambiente. Come riportato da Sky Sport, però, al momento la situazione
critica sembra esser rientrata, ma tanto dipenderà dalle prossime ore.
Non è sicuramente un periodo fortunato per la MotoGp: dopo il rinvio da aprile a
novembre del Gp del Qatar, a Lusail, a causa del conflitto in Medio Oriente,
adesso anche il gp del Brasile a Goiania è a forte rischio. Le prossime ore
saranno decisive: se la situazione dovesse rimanere la stessa, un cancellamento
della gara non è un’ipotesi da escludere.
L'articolo MotoGp, circuito allagato e paddock sommerso: le incognite sul nuovo
Gp del Brasile. Pioggia senza tregua proviene da Il Fatto Quotidiano.
La vittoria di Kimi Antonelli al Gp della Cina “mi ha emozionato, è un ragazzo
di 19 anni in continuo miglioramento. Aveva avuto problemi nelle partenze,
eppure non si è perso d’animo: è andato in testa e ha condotto senza incertezze,
rischiando solo alla fine“. A parlare è Luca di Montezemolo – ex presidente
della Ferrari – al Corriere della Sera. Il tema ovviamente è quello della prima
vittoria in Formula 1 per Andrea Kimi Antonelli, pilota italiano che corre su
Mercedes e che in Cina ha riportato l’Italia sul gradino più alto del podio dopo
20 anni dall’ultima volta, da quel marzo 2006 in cui vinse Giancarlo Fisichella.
“Antonelli ha dimostrato maturità e freddezza, non tipiche di un italiano e
soprattutto non di uno della sua età. Ha i piedi per terra, spero resti sempre
così, le premesse ci sono tutte. Però mi ha dato un po’ ‘fastidio’ vederlo su
una Mercedes“, ha spiegato Montezemolo, che poi ha precisato: “Avrei preferito
vederlo in Ferrari. Ma prendere uno come Antonelli e metterlo subito su una
Rossa avrebbe voluto dire distruggerlo. Massa lo parcheggiammo alla Sauber a
fare esperienza”, ha dichiarato l’ex presidente ferrarista.
Poi anche un consiglio al giovanissimo pilota bolognese: “L’ho incontrato l’anno
scorso in Bahrain, conoscevo il papà di nome per vie delle attività nelle corse.
L’ho chiamato per congratularmi. Un ragazzo carino e timido. Ha la fortuna di
avere una famiglia solida, conosce i valori. Gli suggerirei di continuare a
migliorare, perché, con tutto il rispetto, è stato perfetto su una macchina
nettamente superiore“. Montezemolo ha poi concluso: “Ne ho visti diversi di
piloti che si credevano fenomeni dopo pochi Gp. Ma Kimi è diverso e la Mercedes
ha fatto un ottimo lavoro: l’anno scorso ha debuttato in F1 su una monoposto non
vincente, senza la pressione di adesso”.
L'articolo “Mi ha dato un po’ fastidio vederlo su una Mercedes, ma metterlo
subito in Ferrari avrebbe voluto dire distruggerlo”: Montezemolo su Kimi
Antonelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quanto è green la Formula 1? Meno di ciò che si immagina e che si vuole far
credere. La svolta elettrica, voluta dalle principali case motoristiche per
ragioni di investimenti e future ricadute sul settore dell’automobile, ha
provocato numerose polemiche e un elevato grado di insoddisfazione, in primis
tra i piloti. Ma se tornare al passato ovviamente non si può, il problema
riguarda l’utilizzo che viene fatto della componente elettrica. Non riguarda
tanto il cosa, ma il come. Quando nel 2024 Carlos Sainz sr. ha vinto la Dakar,
lo ha fatto su un’auto ibrida di fatto elettrica, dal momento che la componente
termica veniva utilizzata solo come ricarica delle batterie. Non è stata
registrata nessuna levata di scudi, né prima, né dopo. Ciò che invece è stato
pensato per la Formula 1 non funziona, quanto meno non senza snaturare l’essenza
stessa delle corse. E la sostenibilità non può rappresentare uno scudo
sufficiente, soprattutto se questo concetto viene largamente disatteso da FIA e
Liberty Media in altri ambiti della competizione regina. Come certificato dai
casi riportati sotto.
Partiamo dalle benzine sintetiche: costano tanto, sono caratterizzate da basso
potenziale produttivo, hanno scarsa efficienza e, secondo i dati pubblicati
della International Federation of Perioperative Nurses, raccolti sia attraverso
test ufficiali che prove su strada, producono emissioni di ossidi di azoto di
pochissimo inferiori rispetto a quelle derivate dai combustibili fossili. Come
scritto da Stefano Tamburini su Autosprint, dopo aver intervistato il professor
Leonardo Setti, docente di Politiche Energetiche presso l’Università di Bologna,
“per produrre un carburante sintetico bisogna impiegare molta più energia
elettrica di quella consumata per ricaricare la batteria delle vetture […] Per
valutare gli effetti inquinanti non bisogna limitarsi solo all’anidride
carbonica (CO2) ma allargare a tutti gli altri, soprattutto agli ossidi di azoto
[…] In quanto alle polveri sottili, c’è sì una sostanziale diminuzione (circa
l’85%), anche se i livelli restano preoccupanti. Ma crescono le emissioni di
ammoniaca, quasi il doppio rispetto a quelle dei combustibili fossili. Ed
essendo l’ammoniaca il precursore della formazione di polveri pm2,5, ecco che
l’effetto ecologico è un boomerang”.
La narrazione green sui carburanti sintetici è utile soprattutto a chi questi
carburanti li deve fornire, alla Formula 1 e non solo. Un nome tra tutti: la
saudita Aramco, uno dei partner principali della F1, ma anche di una delle
scuderie (l’Aston Martin). Queste benzine sintetiche necessitano infatti anche
di idrogeno per essere prodotte e questo viene fornito da parchi eolici di
grandi dimensioni attraverso l’elettrolisi dell’acqua e in determinate
condizioni climatiche, come avviene in Cile (già “colonizzato” da Porsche).
Oppure attraverso fotovoltaico con elettrolisi da acqua desalinizzata,
procedimento che, non proprio casualmente, oggi è possibile solo in Arabia
Saudita. Unendo i puntini, è facile individuare il disegno di una filosofia
ecologica più di facciata che reale, con modestissime ricadute sul mondo delle
auto, per le menzionate ragioni riguardanti i costi e lo scarso potenziale
produttivo. Una filosofia però remunerativa per i produttori, con la propaganda
a tingere di verde ciò che non è propriamente tale.
Un’altra questione riguarda l’aerodinamica. Le articolate, sofisticate ed
estremizzate soluzioni architettate in questi anni, che hanno fatto parlare di
una F1 più da ingegneri/programmatori che non da piloti, hanno ricevuto una
nuova, ulteriore spinta dal regolamento del 2026, grazie all’introduzione
dell’aerodinamica attiva quale uno degli elementi chiave per “saziare”,
attraverso la riduzione della resistenza all’avanzamento (drag), la fame di
energia delle batterie delle monoposto. Anche in questo caso ci affidiamo al
parere di un esperto, nello specifico l’ingegnere strutturista meccanico Claudio
Gianini, che ha lavorato nel motorsport con Ferrari, Dallara, Toyota e Sauber, e
oggi collabora con la propria azienda con team quali Porsche, Peugeot e Cadillac
(in F1).
Intervistato dal quotidiano svizzero LaRegione, Gianini ha parlato dell’enorme
utilizzo di risorse che avviene durante questo processo. “L’aerodinamica delle
vetture da competizione è oggi troppo sofisticata e quanto è stato fatto per
agevolare i sorpassi, e quindi lo spettacolo, è solamente un palliativo, dal DRS
alla Straight line mode (SLM) di entrambe le ali del regolamento 2026. Inoltre,
non va dimenticato che forme alari così complesse generano costi: per
disegnarle; per creare modelli numerici Cfd, per creare modelli fisici in scala
da testare in galleria del vento; per creare i modelli numerici Cae atti a
validarne l’integrità strutturale e la rigidezza necessaria a superare gli
innumerevoli test FIA di flessibilità; per creare modelli numerici Cad che
serviranno a realizzare gli stampi; per costruirle fisicamente – essendo dei
manufatti di teli di fibra di carbonio, più complessa è la geometria e maggiore
è il tempo richiesto alla realizzazione. Ogni aggiornamento, il cosiddetto
“pacchetto”, richiede che tutto il ciclo venga rifatto da zero. Dov’è quindi la
sostenibilità? […] Aggiungo che l’aerodinamica di una vettura a ruote scoperte è
fine e sé stessa, non può avere una ricaduta su vetture “di serie’” per quanto
queste possano essere delle sportive spinte. Mentre la ricerca sui materiali, ad
esempio, potrebbe portare a innovazioni che si riflettono nelle auto di tutti i
giorni. Quindi vedo un controsenso: aumentare la resistenza all’avanzamento con
un carico verticale più basso è totalmente contro l’efficienza e quindi, di
nuovo, contro la sostenibilità”.
Il terzo punto, non meno importante, riguarda il calendario, oramai
cristallizzato in 24 appuntamenti fissi, con possibilità di arrivare fino a 30,
come previsto dal Patto della Concordia. La globalizzazione della F1 voluta da
Liberty Media, all’insegna di un progressivo scivolamento lontano
dall’eurocentrismo che, a livello di circuiti, ha sempre caratterizzato le
epoche passate della F1, ha portato all’incremento di gare. La crescita
commerciale del marchio ha generato un’appetibilità del prodotto F1 senza
precedenti, con conseguente fila fuori dalla porta di Liberty Media per entrare
nel giro. Con diverse strategie, unite da un unico comune denominatore: sborsare
più soldi dei concorrenti. Il circolo virtuoso/vizioso che si è creato è alla
base del calendario extra-large, e non occorrono particolari doti di perspicacia
per comprendere che più corse equivalgono a più spostamenti (e il Circus muove
un numero imponente tra mezzi e persone), quindi a un maggiore impatto
ambientale. Anche in questo caso, è tutta una questione di soldi, con buona pace
di tutti i discorsi sul green.
L'articolo La svolta elettrica che snatura le corse e la benzina sintetica
gradita ad Aramco: la sostenibilità di facciata della Formula 1 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Anche la MotoGp deve fare i conti con la guerra scatenata da Usa e Israele in
Iran, che si è ben presto estesa al Medio Oriente e non accenna a trovare una
soluzione diplomatica. Se la Formula 1 ha scelto di cancellare dal suo
calendario i gran premi di Bahrein e Arabia Saudita, la MotoGp ha invece deciso
di rinviare il suo appuntamento previsto ad aprile in Qatar, spostando il gp sul
circuito di Lusail al prossimo 8 novembre. Nel Golfo, dove è saltata anche la
Finalissima Argentina-Spagna prevista a Doha, al momento è impossibile
organizzare eventi sportivi.
“La decisione è stata presa in coordinamento con la Federazione Internazionale
Motociclistica (FIM), il promoter e le autorità locali in Qatar, con l’obiettivo
primario di garantire sicurezza, benessere e il livello più alto a tutti i
partecipanti e al pubblico”, si legge nell’annuncio ufficiale della MotoGp. Che
non può permettersi di rinunciare ai dollari del Qatar e quindi ha optato per
una rivoluzione del suo calendario. Dopo il Texas a fine marzo, passerà un mese
prima di rivedere una gara, domenica 26 aprile a Jerez. Mentre in autunno ci
saranno tre appuntamenti consecutivi: Phillip Island (Australia), Sepang
(Malesia) e Qatar.
Poi il gran finale, praticamente in inverno: il Gp del Portogallo si svolgerà a
Portimao il 22 novembre e il gran finale di Valencia si correrà il 29 novembre.
Mai nella storia della MotoGp il campionato era terminato così a ridosso della
fine dell’anno. Il rischio maltempo è dietro l’angolo. Ma non c’erano molte
alternative: gli unici altri “buchi” nel calendario erano in estate, quando però
correre a Lusail sarebbe proibitivo per le temperature. La F1 si è potuta
permettere di cancellare due gran premi perché ne ha altri 22 in programma. La
MotoGp, sotto Liberty Media, sta seguendo la stessa espansione incontrollata. Ma
è ancora molto più eurocentrica. E non ha le stesse risorse economiche.
Intanto però, sia MotoGp sia F1 scommettono su una fine della guerra entro
l’autunno: il calendario delle quattro ruote prevede una gara sempre in Qatar e
una ad Abu Dhabi tra fine novembre e inizio dicembre. Non è detto che accada,
purtroppo.
L'articolo Guerra in Iran, la MotoGp rinvia il Gran Premio del Qatar: cambia il
finale di stagione proviene da Il Fatto Quotidiano.