Débâcle per la maggioranza in commissione alla Camera. Ritardi e cambi di parere
dei ministeri hanno fatto sì che giovedì durante l’esame del decreto
Milleproroghe, che approda oggi in Aula, non fossero neppure messe ai voti varie
proposte di modifica dei partiti che sostengono Giorgia Meloni. A partire dalla
riapertura della rottamazione quater, voluta dalla Lega, che pure aveva ricevuto
il parere favorevole del Mef. Stessa sorte per oltre un centinaio di altre
proposte, mai votate.
L’emendamento a prima firma Alberto Gusmeroli, presidente della commissione
Attività produttive e responsabile Fisco della Lega, prevedeva la riapertura
della rottamazione per chi non aveva pagato la rata di novembre: avrebbe potuto
versarla entro il 28 febbraio. “Non è stato posto ai voti per ragioni di tempo –
ha ammesso Gusmeroli – la riproporremo. Ovviamente cambiando la data del
versamento per rientrare”. I tre deputati di Futuro nazionale hanno messo il
dito nella piaga: “Ancora una volta vengono tradite promesse e speranze degli
elettori su una battaglia storica. Ci auguriamo che nel primo provvedimento
utile davvero si riesca a rimediare a questo grave errore, ma vorremmo sapere
per quale motivo sia saltata la norma sulla rottamazione nel decreto
milleproroghe. Una politica seria e credibile non può continuare a promettere
qualcosa che poi puntualmente non realizza”.
L’ultimo giorno di lavoro delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio di
Montecitorio è stato del resto ad alta tensione. Seduta subito sospesa,
opposizioni sulle barricate perché fossero esaminate le loro proposte, vari stop
and go con l’arrivo di nuove riformulazioni e la richiesta di altro tempo per
valutarle. Alla fine, con la ghigliottina dei tempi dettati dall’Aula – il testo
va convertito entro l’1 marzo – è stato votato un solo emendamento, su cui c’era
convergenza unitaria: la riformulazione di una proposta presentata da tutti i
gruppi per Radio Radicale, che proroga al 2026 il contratto con la società
editrice Centro di produzione per lo svolgimento del servizio di trasmissione
radiofonica delle sedute parlamentari, autorizzando la spesa di “4 milioni per
il 2026”. Le risorse sono dimezzate rispetto alle richieste originali, ma viene
aggiunta la possibilità che Camera e Senato valutino ulteriori accordi per lo
svolgimento del servizio.
Non sono passati invece, rottamazione a parte, la portabilità dei fondi pensione
e la proroga delle centrali a carbone e del rigassificatore di Piombino, il che
fa esultare le opposizioni: “Sventato il blitz delle destre”, plaudono Pd e Avs.
Per i dem sarebbe stato “un vero e proprio colpo di mano che mirava a forzare le
regole senza confronto istituzionale e senza rispetto per la comunità locale. Il
Governo Meloni aveva garantito che Piombino non sarebbe stata lasciata sola: con
questo tentativo ha invece dimostrato di voler imporre una decisione calata
dall’alto”.
La sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano si è
impegnata ad incontrare i singoli gruppi la prossima settimana insieme al
ministro Luca Ciriani “per affrontare le questioni non risolte”: si valuterà se
e in quali altri veicoli sarà eventualmente possibile inserirle.
In particolare potrebbe slittare al prossimo decreto fiscale l’attesa norma per
il rinvio della tassa sui piccoli pacchi extra Ue inserita nell’ultima legge di
bilancio. La proposta di modifica presentata dal Pd, che la rimandava a luglio,
era stata accantonata nell’esame in commissione con un impegno però del governo
“all’accoglimento di un eventuale ordine del giorno sulla materia che dovesse
essere presentato in Aula, tanto più se sottoscritto dai diversi gruppi
parlamentari”. Nel decreto cui lavora l’esecutivo, viene spiegato da fonti di
maggioranza, dovrebbero trovare posto anche misure per eliminare le limitazioni
territoriali dell’iperammortamento. Secondo quanto previsto dalla legge di
Bilancio infatti l’agevolazione agli investimenti in beni strumentali è
consentita solo per quelli prodotti all’interno dell’Unione Europea o dello
Spazio Economico Europeo. Nelle scorse settimane il viceministro all’economia,
Maurizio Leo, aveva garantito un intervento.
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riapertura della rottamazione e la proroga delle centrali a carbone proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Tag - Decreto Milleproroghe
L’approdo in aula alla Camera del decreto Milleproroghe è slittato a venerdì 20
febbraio causa ritardo nel deposito degli emendamenti. Le modifiche approvate
nelle ultime ore prolungano la vita di alcune misure di sostegno occupazionale
in vigore da anni e finora sempre confermati.
Il testo modificato prevede tra il resto una mini-proroga di 4 mesi per i bonus
per le assunzioni di giovani e di lavoratori impiegati nella Zes e una proroga
di un anno per il bonus donne, ma con una riduzione della percentuale di
decontribuzione. Il bonus giovani e il bonus Zes Mezzogiorno-Zes Unica vengono
estesi fino al 30 aprile 2026, con la decontribuzione per i datori di lavoro che
assumono under35 che resta al 100% solo se le assunzioni comportano un
“incremento occupazionale netto”, altrimenti scende al 70%. Al contrario il
bonus donne viene mantenuto senza modifiche e prorogato di un anno fino al 31
dicembre 2026.
Secondo un altro emendamento dei relatori si potrà accedere alla mobilità in
deroga anche per il 2026 nei casi di crisi industriali complessa. La Cgil e le
opposizioni avevano denunciato che la legge di Bilancio 2026 non l’aveva
rifinanziata. Le imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa
potranno accedere al Fondo sociale per occupazione e formazione, su cui l’ultima
manovra ha stanziato 100 milioni di euro per l’anno 2026, per l’integrazione
salariale straordinaria, sino al limite massimo di 12 mesi per ciascun anno di
riferimento. Secondo Marina Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche
sociali, la misura è “assicura un quadro di tutele completo per i lavoratori e
le imprese, offrendo un supporto adeguato alle realtà produttive coinvolte nei
processi di riorganizzazione o crisi”.
Nel nuovo testo è previsto anche, tra le nuove disposizioni, il rinvio al primo
gennaio 2027 dell’obbligo per chiunque assuma un incarico che comporti la
gestione di risorse pubbliche sottoposte alla giurisdizione della Corte dei
conti di stipulare, prima dell’assunzione dell’incarico, una polizza
assicurativa a copertura dei danni patrimoniali causati per colpa grave.
Prorogata poi la validità delle tariffe Tari dei Comuni comunicate in ritardo al
Mef.
Riccardo Magi, segretario di +Europa, festeggia anche l’approvazione di un suo
emendamento che proroga il termine di conclusione dei lavori degli interventi
finanziati dal Pnrr per opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e
del territorio, tra cui interventi sul rischio idrogeologico, su strade, ponti e
viadotti e sull’efficientamento energetico degli edifici, con priorità per
l’edilizia scolastica. “La proroga consente di garantire la piena ed efficace
realizzazione delle opere e di salvaguardare l’interesse pubblico, senza
introdurre nuovi o maggiori oneri”.
Un emendamento riformulato che prevede che gli atenei telematici dovranno
continuare a far svolgere agli studenti esami e sessioni di laurea in presenza.
Faranno eccezione solo gli studenti stabilmente impegnati all’estero in Stati
che partecipano al Piano Mattei e quelli coinvolti in temporanee situazioni
emergenziali connesse a conflitti bellici: per loro l’obbligo di fare gli esami
in presenza scatterà dall’anno accademico 2026/27. Le medesime eccezioni
varranno anche per gli atenei tradizionali. La proposta originaria di Forza
Italia, a prima firma Bergamini, faceva slittare, di un anno, al 2026/27,
l’obbligo degli esami in presenza per le università telematiche, mentre la
riformulazione attuale fa slittare l’obbligo “limitatamente alle verifiche di
profitto e all’esame finale degli studenti stabilmente impegnati all’estero in
Stati che partecipano al Piano Mattei e di quelli coinvolti in temporanee
situazioni emergenziali connesse a conflitti bellici”.
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le assunzioni di giovani e nella Zona economica speciale proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Inammissibile. Il tentativo di Forza Italia per allentare le porte girevoli
nella Pubblica amministrazione, riducendo da 3 a un anno il periodo di divieto,
è stato cassato: l’emendamento al decreto Milleproroghe a prima firma Gloria
Saccani Jotti è inammissibile. Un primo tentativo era già stato fatto con la
Manovra ma la norma era stata stralciata dal maxi-emendamento per l’Aula del
Senato.
Nel dettaglio, la modifica proponeva di ridurre da tre a un anno il periodo di
divieto per coloro che abbiano svolto poteri autoritativi o negoziali per conto
delle pubbliche amministrazioni a svolgere attività lavorativa o professionale
con aziende private con le quali avevano avuto a che fare nel corso del loro
mandato.
Il fallito tentativo forzista era stato anticipato dal Fatto Quotidiano
nell’edizione odierna dando conto sia della riduzione del cuscinetto che delle
motivazioni sottostanti: le nomine in arrivo, soprattutto nel settore Difesa. La
norma, tra l’altro, prevedeva anche un accorciamento dei tempi in caso di
passaggio dal privato al pubblico.
Il principio, spiegano fonti parlamentari, sarebbe quello di evitare di rendere
troppo “punitivo” il fatto di lavorare nella Pubblica amministrazione creando
svantaggio rispetto al privato. Dall’altra parte però, la norma era stata
pensata nel 2001 proprio per evitare conflitti di interessi o di favorire
privati con cui si hanno già accordi non scritti per andare a lavorare una volta
finito il mandato. Non solo: viene considerata come uno dei cardini
dell’impalcatura normativa anticorruzione nella Pubblica amministrazione.
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riduceva i tempi delle porte girevoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sorpresa di fine anno del governo Meloni a imprese e lavoratori. Dalla versione
finale del decreto Milleproroghe pubblicata in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre
sono infatti saltate le conferme degli incentivi per l’occupazione e
l’autoimpiego che, sulla base delle bozze, avrebbero dovuto restare in vigore
fino alla fine del 2026. Scompaiono quindi i bonus per l’assunzione di giovani
under 35 e donne svantaggiate, gli sgravi per il Mezzogiorno e gli aiuti per chi
avvia un’attività nei settori strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e
per la transizione digitale e ecologica. Vero è che la legge di Bilancio prevede
un nuovo schema di esoneri contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato,
ma gli stanziamenti come vedremo sono ben più limitati.
GLI INCENTIVI CHE SCOMPAIONO
Le bozze del Milleproroghe circolate dall’11 dicembre prevedevano un
allungamento dei termini per usufruire di molti incentivi previsti dal decreto
Coesione del maggio 2024, che a sua volta aveva riesumato vecchie misure
introdotte dal governo Conte II. A partire dal bonus giovani, l‘esonero
contributivo del 100% per 24 mesi (fino a 500 euro mensili che salgono a 650
nelle Zes) per assunzioni a tempo indeterminato o trasformazioni di contratti a
termine di under 35 che non avessero mai avuto un lavoro stabile, che nel 2025
ha fatto penare le imprese a causa di unpasticcio legato all’emanazione del
decreto attuativo.
Veniva confermato anche il Bonus donne, sgravio contributivo totale per 24 mesi
(fino a 650 euro al mese) per l’assunzione di donne senza lavoro da almeno 24
mesi (6 mesi nelle Zes) o occupate in settori con forte disparità di genere, e
veniva prolungato il Bonus Zes, esonero contributivo per 24 mesi, fino a 650
euro mensili, per le imprese fino a 10 dipendenti che assumono a tempo
indeterminato lavoratori over 35 nelle regioni del Mezzogiorno. Per i giovani
disoccupati under 35 sarebbe poi stata confermata la chance di ottenere un
contributo di 500 euro mensili per tre anni (fino a 18mila euro) nel caso
avviassero un’attività nei settori ritenuti strategici. Tutte proroghe che non
figurano nel testo finale del decreto.
CHE COSA RESTA IN LEGGE DI BILANCIO
Non significa che gli aiuti all’occupazione si azzereranno. La legge di Bilancio
appena entrata in vigore contiene infatti un nuovo schema di incentivi alle
assunzioni a tempo indeterminato, con l’obiettivo dichiarato di sostenere
l’occupazione giovanile stabile, favorire l’inserimento delle donne svantaggiate
e ridurre i divari territoriali nella Zes unica del Mezzogiorno. Ma l’impianto è
diverso da quello dei bonus del decreto Coesione, perché gli esoneri
contributivi saranno parziali, quindi meno generosi. Tutta la disciplina di
dettaglio – requisiti, platea dei beneficiari, intensità degli sgravi e criteri
di accesso – è demandata a un decreto ministeriale da adottare tenendo conto
degli effetti ottenuti grazie alle misure precedenti. Ma il piano di valutazione
ex post, auspicato da tempo da tutti gli esperti della materia, è di là da
venire. Di certo ci sono solo i tetti di spesa, piuttosto bassi: 154 milioni di
euro per il 2026, 400 milioni per il 2027 e 271 milioni per il 2028. Molto
limitate anche le risorse stanziate per il bonus madri lavoratrici: meno di 6
milioni quest’anno che salgono a 29 a regime. Il decreto Coesione metteva in
campo per il solo 2026, a valere su fondi europei e nazionali, circa 891
milioni: 682,5 milioni per il bonus assunzioni giovani under 35 e 208,2 milioni
per il bonus donne svantaggiate.
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proroghe, restano sgravi ridotti e pochi fondi proviene da Il Fatto Quotidiano.