Inammissibile. Il tentativo di Forza Italia per allentare le porte girevoli
nella Pubblica amministrazione, riducendo da 3 a un anno il periodo di divieto,
è stato cassato: l’emendamento al decreto Milleproroghe a prima firma Gloria
Saccani Jotti è inammissibile. Un primo tentativo era già stato fatto con la
Manovra ma la norma era stata stralciata dal maxi-emendamento per l’Aula del
Senato.
Nel dettaglio, la modifica proponeva di ridurre da tre a un anno il periodo di
divieto per coloro che abbiano svolto poteri autoritativi o negoziali per conto
delle pubbliche amministrazioni a svolgere attività lavorativa o professionale
con aziende private con le quali avevano avuto a che fare nel corso del loro
mandato.
Il fallito tentativo forzista era stato anticipato dal Fatto Quotidiano
nell’edizione odierna dando conto sia della riduzione del cuscinetto che delle
motivazioni sottostanti: le nomine in arrivo, soprattutto nel settore Difesa. La
norma, tra l’altro, prevedeva anche un accorciamento dei tempi in caso di
passaggio dal privato al pubblico.
Il principio, spiegano fonti parlamentari, sarebbe quello di evitare di rendere
troppo “punitivo” il fatto di lavorare nella Pubblica amministrazione creando
svantaggio rispetto al privato. Dall’altra parte però, la norma era stata
pensata nel 2001 proprio per evitare conflitti di interessi o di favorire
privati con cui si hanno già accordi non scritti per andare a lavorare una volta
finito il mandato. Non solo: viene considerata come uno dei cardini
dell’impalcatura normativa anticorruzione nella Pubblica amministrazione.
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riduceva i tempi delle porte girevoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Decreto Milleproroghe
Sorpresa di fine anno del governo Meloni a imprese e lavoratori. Dalla versione
finale del decreto Milleproroghe pubblicata in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre
sono infatti saltate le conferme degli incentivi per l’occupazione e
l’autoimpiego che, sulla base delle bozze, avrebbero dovuto restare in vigore
fino alla fine del 2026. Scompaiono quindi i bonus per l’assunzione di giovani
under 35 e donne svantaggiate, gli sgravi per il Mezzogiorno e gli aiuti per chi
avvia un’attività nei settori strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e
per la transizione digitale e ecologica. Vero è che la legge di Bilancio prevede
un nuovo schema di esoneri contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato,
ma gli stanziamenti come vedremo sono ben più limitati.
GLI INCENTIVI CHE SCOMPAIONO
Le bozze del Milleproroghe circolate dall’11 dicembre prevedevano un
allungamento dei termini per usufruire di molti incentivi previsti dal decreto
Coesione del maggio 2024, che a sua volta aveva riesumato vecchie misure
introdotte dal governo Conte II. A partire dal bonus giovani, l‘esonero
contributivo del 100% per 24 mesi (fino a 500 euro mensili che salgono a 650
nelle Zes) per assunzioni a tempo indeterminato o trasformazioni di contratti a
termine di under 35 che non avessero mai avuto un lavoro stabile, che nel 2025
ha fatto penare le imprese a causa di unpasticcio legato all’emanazione del
decreto attuativo.
Veniva confermato anche il Bonus donne, sgravio contributivo totale per 24 mesi
(fino a 650 euro al mese) per l’assunzione di donne senza lavoro da almeno 24
mesi (6 mesi nelle Zes) o occupate in settori con forte disparità di genere, e
veniva prolungato il Bonus Zes, esonero contributivo per 24 mesi, fino a 650
euro mensili, per le imprese fino a 10 dipendenti che assumono a tempo
indeterminato lavoratori over 35 nelle regioni del Mezzogiorno. Per i giovani
disoccupati under 35 sarebbe poi stata confermata la chance di ottenere un
contributo di 500 euro mensili per tre anni (fino a 18mila euro) nel caso
avviassero un’attività nei settori ritenuti strategici. Tutte proroghe che non
figurano nel testo finale del decreto.
CHE COSA RESTA IN LEGGE DI BILANCIO
Non significa che gli aiuti all’occupazione si azzereranno. La legge di Bilancio
appena entrata in vigore contiene infatti un nuovo schema di incentivi alle
assunzioni a tempo indeterminato, con l’obiettivo dichiarato di sostenere
l’occupazione giovanile stabile, favorire l’inserimento delle donne svantaggiate
e ridurre i divari territoriali nella Zes unica del Mezzogiorno. Ma l’impianto è
diverso da quello dei bonus del decreto Coesione, perché gli esoneri
contributivi saranno parziali, quindi meno generosi. Tutta la disciplina di
dettaglio – requisiti, platea dei beneficiari, intensità degli sgravi e criteri
di accesso – è demandata a un decreto ministeriale da adottare tenendo conto
degli effetti ottenuti grazie alle misure precedenti. Ma il piano di valutazione
ex post, auspicato da tempo da tutti gli esperti della materia, è di là da
venire. Di certo ci sono solo i tetti di spesa, piuttosto bassi: 154 milioni di
euro per il 2026, 400 milioni per il 2027 e 271 milioni per il 2028. Molto
limitate anche le risorse stanziate per il bonus madri lavoratrici: meno di 6
milioni quest’anno che salgono a 29 a regime. Il decreto Coesione metteva in
campo per il solo 2026, a valere su fondi europei e nazionali, circa 891
milioni: 682,5 milioni per il bonus assunzioni giovani under 35 e 208,2 milioni
per il bonus donne svantaggiate.
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