Giornata di rincorse in Borsa per Poste e la ex Telecom Italia, Tim, in scia
all’annuncio dell’acquisizione del gruppo di telecomunicazioni da parte della
società di spedizioni che fa capo al ministero dell’Economia direttamente e
tramite la Cassa Depositi e Prestiti. L’offerta di acquisto e scambio (opas)
lanciata da Poste domenica sera prevede una parte in contanti (16,7 centesimi) e
una in azioni (0,0218 azioni di nuova emissione) per un totale di 10,8 miliardi
tra cash e azioni con l’obiettivo di creare un grande gruppo che combinerà
settori finanziari-assicurativi e telecomunicazioni, logistica e servizi
digitali. Ai valori di venerdì scorso l’opas corrispondeva a un premio del 9% e
così sul mercato i titoli si sono allineati con Tim che ha registrato un balzo
del 4,69% a 60 centesimi, mentre Poste è sprofondata del 6,8% a 19,98 euro, con
la capitalizzazione della preda che è salita a 13,6 miliardi mentre quella di
Poste è scesa a 26 miliardi di euro.
E mentre l’amministratore delegato della società di spedizioni, Matteo Del
Fante, chiarisce che “non c’è alcuna intenzione di aumentare l’offerta”, i
piccoli azionisti Tim corrono alla carica chiedendo un rilancio. “È positiva
l’idea di integrare Telecom Italia in un grande polo nazionale delle
infrastrutture digitali e di servizi, che potrebbe valorizzare nel medio periodo
il ruolo strategico di Tim quale asset di sistema del Paese. Tuttavia,
l’associazione – scrive Asati in una nota – ritiene indispensabile che
un’operazione di tale portata sia accompagnata da condizioni chiare, trasparenti
e correttamente remunerative per gli azionisti di minoranza. Il premio
attualmente proposto non riflette pienamente il valore strategico di Telecom
Italia nel nuovo gruppo Poste-Tim, né le potenziali sinergie e gli obiettivi
industriali che sono stati rappresentati come parte integrante del progetto”.
Asati chiede quindi che “il premio per azione sia aumentato in modo sostanziale”
e che “il corrispettivo per la componente in denaro sia notevolmente aumentato”.
La pensa così anche Barclays, i cui analisti ritengono “deludente” il prezzo
messo messo sul piatto da Poste. Mentre da Deutsche Bank, parlano di mossa
“audace” da parte di Poste. Invece Pietro Calì, Executive Partner di Copernico
Sim, ha fatto notare ad Adnkronos come al di là dei corretti adeguamenti dei
prezzi di mercato all’offerta, la logica dietro l’operazione “è quella di
trasformare Tim in una società capace di implementare la transizione digitale
nel Paese”, ma integrare una società di telecomunicazioni con un gruppo come
Poste “non è semplice e le sinergie da 700 milioni totali dovranno essere
dimostrate”. Secondo l’analista, Poste era apprezzata per gli alti dividendi,
per flussi prevedibili e per un rischio tendenzialmente basso, ma, avverte, “con
Telecom questo potrebbe cambiare”. Quello delle telecomunicazioni è un settore
più ciclico e competitivo, con alta complessità industriale. “Penso che il vero
tema non sia sulle valutazioni, ma sull’interpretazione che il mercato dà sulla
futura evoluzione di Poste”. Se il gruppo si muove verso una maggioranza
pubblica più elevata, “il mercato potrebbe iniziare ad avere paura di una Poste
con più logiche di sistema e magari con minore flessibilità stategica e
operativa“. Un altro nodo da sciogliere riguarda l’indebitamento di Tim che a
fine 2025 ammontava a 9,8 miliardi di euro. “Il mercato probabilmente può aver
paura che i flussi di cassa non saranno più stabili come prima e che il
dividendo possa essere meno sostenibile – evidenzia Calì – La stabilità e
prevedibilità di Poste era anche la sua grande forza, ma se si realizza l’opas
potrebbero cambiare quelle dinamiche”. Anche se “è troppo presto per dire che
andrà così”.
Dal punto di vista dei consumatori, Altroconsumo sottolinea invece che
l’operazione rappresenta “uno dei passaggi industriali più rilevanti dell’ultimo
decennio e richiede una valutazione particolarmente attenta” perché “la
concentrazione in un unico soggetto di funzioni critiche come comunicazioni
elettroniche, servizi finanziari, identità digitale, logistica e la convergenza
di grandi volumi di dati personali in un unico soggetto a controllo pubblico
impongono garanzie molto solide su prezzi, qualità, tutela della privacy,
sicurezza dei dati e condizioni di concorrenza effettiva”. Quindi “è essenziale”
che ogni vantaggio industriale generato dall’operazione “sia accompagnato da
impegni chiari, verificabili e trasparenti, affinché le efficienze industriali
si traducano in benefici concreti per i cittadini”.
Poste vuole diventare la piattaforma che connette l’Italia sia fisicamente che
digitalmente e l’acquisizione di Tim è il culmine di questa strategia annunciata
un anno fa con il piano 2024-2028. Il dossier, sostiene Del Fante, era in agenda
già da 5 anni, ma il debito di Tim era ancora troppo alto. Ora invece, con la
vendita della rete telefonica, sembra più gestibile, benché sempre
ragguardevole, considerato che Tim nel 2025 ha generato 519 milioni di utili e
dà lavoro a 25.600 persone. Il piano prevede che le due società non vengano
fuse, assicura Del Fante. “La combinazione crea un valore significativo per
tutti gli azionisti attraverso ricavi incrementali e risparmi di costo
chiaramente identificabili, maggiore scala e leva operativa, un mix di business
diversificato, resiliente e generatore di cassa”, ha detto illustrando
l’operazione agli analisti. Alcune funzioni verranno integrate come il customer
care, la centrale acquisti, il marketing e la comunicazione e la fusione che ci
sarà sarà quella di Poste Mobile in Tim. Ma soprattutto, lontana dalla Borsa e
potendo contare sulla solidità finanziaria e sul cash flow di Poste, “Tim sarà
più aggressiva sul mercato” e potrà “accelerare sul consolidamento”. Il tutto
sotto l’ala dello Stato azionista.
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solidità finanziaria e ai flussi di cassa del gruppo di spedizioni proviene da
Il Fatto Quotidiano.
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I postini potrebbero essere presto sostituiti dai robot e no, non è fantascienza
Poste Italiane, infatti, ha annunciato di aver avviato la sperimentazione di
BOXi, un van a guida autonoma per la consegna di pacchi e lettere. L’obiettivo
dell’azienda è quello di introdurre un nuovo veicolo che possa operare nei
contesti cittadini più complessi come i centri storici e le zone ad alta densità
di traffico.
Ma come funziona BOXi? Esso è un veicolo a quattro ruote con guida autonoma. La
velocità massima è limitata a 25 chilometri orari, una soglia pensata per la
circolazione sicura in ambito urbano. Come riporta Fanpage, l’Università di
Modena e Reggio Emilia e il Politecnico di Milano si sono occupati della
componente meccanica e delle parte software. Per riconoscere gli spazi BOXi
utilizza i sensori LiDar che sfruttano i laser per percepire gli oggetti
circostanti. Grazie a questi sensori il van ricostruisce gli ostacoli e i
veicoli attorno a sé.
I pacchi saranno contenuti in box che saranno sbloccabili inquadrando un Qr
code. La sperimentazione è iniziata presso il Modena Innovation Hub, dove il
veicolo è stato sottoposto a test sulla velocità e sulla calibrazione dei
sensori. Successivamente, il van delle Poste Italiane viaggerà per circa 600
metri su un percorso urbano misto, come incroci, pedoni e ostacoli improvvisi.
L’obiettivo è valutare l’affidabilità e la sicurezza di BOXi. Lo strumento
potrebbe rappresentare la nuova frontiera della consegna delle poste. In diverse
parti del mondo i robot-postini a guida autonoma hanno già sostituito le
persone.
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quando inizierà a consegnare lettere e pacchi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lo Spid di Poste diventa a pagamento. A partire dal primo gennaio di quest’anno
è infatti entrato in vigore il canone annuale che l’azienda richiede per
rinnovare l’identità digitale, la più usata dagli italiani: 6 euro annui. La
scelta allinea Poste ad altre aziende che offrono il servizio come Aruba e
Infocert. Lo Spid, utilizzato dall’82% della popolazione maggiorenne italiana,
gestisce il 70% del totale delle identità digitali nazionali (circa 30 milioni).
Per pagare il primo importo c’è tempo. Il servizio è gratuito per il primo anno
e il pagamento scatta alla prima scadenza dell’identità digitale, termine che
varia da profilo a profilo. Dalla quota sono escluse diverse categorie:
minorenni, over 75, residenti all’estero e chi usa lo Spid per lavoro. Per
verificare la data di scadenza, basta accedere sull’app PosteID, andare sulla
sezione Profilo e poi su “Gestisci account“. Ad ogni modo, PosteID invierà una
mail un mese prima della scadenza. Qualora non si rinnovasse – per scelta o per
disattenzione – il profilo rimarrà sospeso per due anni. Sarà esistente, ma non
attivo e non utilizzabile fino al pagamento (che può essere soddisfatto in
qualsiasi momento). Per saldare ci sono tre modi: utilizzando l’area personale,
utilizzando una pagina dedicata tramite indirizzo mail e codice fiscale o in un
ufficio postale. Per quest’ultima opzione l’unico requisito è il codice fiscale.
L’eventuale recesso dev’essere effettuato entro 30 giorni dalla comunicazione, e
non prevede costi aggiuntivi. Per chi scegliesse di cambiare provider, esistono
ancora – per il momento – aziende che offrono gratuitamente il servizio.
L’alternativa più semplice è CieID, sistema statale e gratuito basato sulla
Carta d’Identità Elettronica. L’introduzione di una quota annua, che ora
interessa anche Poste Italiane, viene giustificata con i costi della gestione
dell’infrastrutture tecnologiche aumentati negli ultimi anni e nel congelamento
dei fondi destinati agli esercenti delle identità digitali dal 2023 al 2025.
L'articolo Lo Spid è a pagamento: tariffa da 6 euro con il nuovo anno. Escluse
alcune categorie, tutte le informazioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lo Spid di Poste italiane è diventato a pagamento. Finora il servizio di
identità digitale era stato totalmente gratuito, ma con l’arrivo del nuovo anno
la regola è cambiata. Per i nuovi iscritti i primi 12 mesi saranno gratuiti.
Successivamente si pagheranno 6 euro all’anno.
Per chi ha già lo Spid come funziona? I possessori del servizio di identità
digitale dovranno versare la quota entro trenta giorni dalla scadenza mensile,
oppure fare il recesso senza oneri aggiuntivi. Attenzione: se non si rispetta la
scadenza, lo Spid sarà sospeso fino a quando non sarà saldato il conto. Ci sono
alcune eccezioni. Il servizio digitale è gratuito per i cittadini minorenni, i
cittadini con almeno 75 anni di età, i cittadini italiani residenti all’estero e
i titolari di Spid per uso professionale.
RECESSIONE, SOSPENSIONE E DOVE PAGARE
L’annuncio della novità riguardante lo Spid di Poste italiane è arrivato via
mail agli utenti, ed è stato pubblicato sulla pagina ufficiale dedicata al
servizio. Nelle Condizione economiche aggiornate all’1 gennaio 2026 si legge che
lo Spid “è gratuito per il primo anno” e che “ad ogni rinnovo annuale è previsto
il pagamento”. La data del rinnovo è riportata nella propria area personale o
sull’app dedicata.
È bene sottolineare che, qualora la quota di 6 euro non fosse saldata entro i 30
giorni stabiliti dalla legge, lo Spid sarà sospeso temporaneamente. Il servizio
di identità digitale sarà attivo, ma non si potrà accedere ai servizi che
richiedono lo Spid. La sospensione può durare un massimo di due anni esatti.
Dunque, chi si dimentica di pagare avrà 24 mesi per versare 6 euro e recuperare
il servizio. Qualora lo Spid scadesse sarà necessario crearne un altro.
Poste Italiane ha chiarito che è possibile recedere entro 30 giorni dalla
scadenza del contratto senza costi aggiuntivi e scegliere un altro fornitore di
Spid. Per effettuare il pagamento si passa attraverso la pagina internet
dedicata creata dalle Poste. Sarà necessario inserire il codice fiscale e
l’indirizzo mail utilizzato per la creazione del servizio.
Una volta inseriti i dati richiesti dal sistema, si potranno versare i 6 euro
attraverso un pagamento elettronico. Per chi non ha possibilità o la
dimestichezza nel pagare online è possibile recarsi in ufficio postale e saldare
la somma allo sportello.
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pagare e chi è escluso: le informazioni utili proviene da Il Fatto Quotidiano.