L’Iran si prepara a rendere permanente il blackout di Internet nel Paese. Solo
le persone autorizzate dalle autorità potranno accedere a una versione filtrata
della rete globale, come denuncia l’ong Filterwatch, che tiene sotto controllo
la censura sul web in Iran, citata dal Guardian. L’organizzazione riporta le
testimonianze di diversi attivisti e fonti iraniane. “È in via di definizione un
piano classificato per trasformare l’accesso alla rete globale in un ‘privilegio
governativo”, ha spiegato Amir Rashidi, il direttore dell’ong. “I media di Stato
e portavoce del governo hanno già segnalato che è in corso una trasformazione
permanente, e anticipato che l’accesso senza limiti non sarà possibile neanche
dopo il 2026”. Secondo il piano, gli individui in possesso di autorizzazione di
sicurezza (dopo aver superato i controlli governativi) potranno accedere solo a
una versione filtrata dell’internet globale, ha dichiarato Amir Rashidi. I
cittadini comuni invece potranno accedere solo all’Internet iraniano, una rete
domestica e parallela, isolata dal resto del mondo. A
Il blocco di Internet in corso in Iran è iniziato l’8 gennaio, dopo 12 giorni di
crescenti proteste anti-regime, iniziate il 28 dicembre. Il controllo della rete
già operato dalle autorità con la pratica nota come ‘whitelisting’, che limita
l’accesso solo a una selezione di indirizzi, è stata resa possibile
probabilmente con componenti importate dalla Cina. E’ uno dei più gravi blocchi
di Internet della storia, più a lungo del blocco della rete realizzato in Egitto
nel 2011 durante le proteste di piazza Tahrir. Un portavoce del governo ieri
avrebbe dichiarato ai media iraniani che la rete internazionale rimarrà bloccata
almeno fino al Nowruz, il capodanno persiano, che di solito cade attorno al 20
marzo.
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Dopo le botte, i fumogeni e la repressione nelle piazze, il regime degli
ayatollah in Iran cerca di eliminare le informazioni date dai dissidenti tramite
il web. Da stamane l’ente di controllo online Netblocks ha segnalato una
interruzione di Internet a Teheran, e in molte città: Esfahan, Lodegan, Abdanan
e in alcune zone di Shiraz e Kermanshah.
A conferma, la Cbs ha ascoltato una sua fonte nella Capitale che ha confermato
non solo la folla in strada che contestava il regime, e l’assenza di servizi
digitali. In particolare, l’interruzione dei servizi sarebbe scattata nel
momento in cui i manifestanti rispondevano all’appello del principe ereditario
in esilio Reza Pahlavi, figlio dell’ex scià sostenuto dagli Stati Uniti, che ha
invitato i dissidenti a far sentire la propria voce e cacciare il regime sciita.
Nel frattempo, le esecuzioni aumentano. L’agenzia Hrana ha fornito otto nomi:
Ramin Navazi, Shahram Aghcheli, Nemat Gholami, Sharif Hadavi, Majid Madadi,
Abdollah Dashti e Ali-Bakhsh Khanmohammadi. Questi detenuti sono stati
giustiziati. Ufficialmente, molti di loro erano in carcere per reati legati al
commercio di droghe.
Le proteste sono entrate nel 12° giorno: i cortei si sono svolti in 37 città. La
rabbia dilaga dalle università ai bazar dove anche i commercianti, pre
tradizione cauti con il governo, hanno serrato le loro botteghe. Nel complesso
sono state arrestate 2.217 persone, 140 solo oggi. L’agenzia Hrana rileva che
“uno degli aspetti più preoccupanti dell’attuale ondata di proteste è il numero
considerevole di persone di età inferiore ai 18 anni tra gli arrestati. Secondo
i dati registrati, 165 detenuti negli ultimi undici giorni erano minorenni”. Per
quanto riguarda le vittime, sono 38: 29 civili, 4 membri delle forze dell’ordine
e della sicurezza e 5 minorenni. Tutto questo mentre il presidente Masoud
Pezeshkian, ha chiesto la “massima moderazione” alle forze di sicurezza di
fronte alle manifestazioni antigovernative: “In ogni circostanza devono essere
evitati comportamenti violenti o coercitivi”.
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salgono a 38 proviene da Il Fatto Quotidiano.