“L’unica foto che non riuscirò mai a vedere è la mia da morto”. Oliviero
Toscani. Chi mi ama mi segua – in esclusiva su Sky Arte il 13 gennaio alle 21 –
si conclude con una risata di Toscani stesso che seppellirà il mondo. E un
omaggio all’immensità creativa di un unicum mondiale, morto un anno fa a Cecina
a 83 anni, non poteva che ripercorrere ed esaltare uno spirito così irriverente,
unendo supersonicamente i puntini, clack dopo clack delle diapositive che
scorrono, rulli di negativi che esondano, di una vita irrefrenabile, inesausta
(“non mi sono mai annoiato, non sopporto chi mi dice di essere stanco”) a
scattare foto che cambieranno letteralmente il mondo. La prima è già malizia e
magnetismo di un 14enne che seguendo il padre, fotoreporter del Corriere spedito
a Predappio nell’agosto del 1957 per immortalare la tumulazione di Mussolini,
scorge tra la folla una donnina minuta vestita di nero mezza nascosta tra
marcantoni, donna Rachele. Dal realismo beffardo alla metaforico/simbolico
spinto il passo è breve.
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©OLIVIERO_TOSCANI_JONES
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_PATTI-SMITH
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI _AUTORITRATTO_2
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI__1989
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_1989
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_ANDY WAHROL
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_ARCHIVIO-BENETTON_1996
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_ARCHIVIO-BENETTON_1992
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_ARCHIVIO-BENETTON_PROVINI_2
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_ARCHIVIO-BENETTON_PROVINI_1
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_AUTORITRATTO
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_AUTORITRATTO_4
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_AUTORITRATTO_3
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_BACIO
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_BACIO_2
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_BAMBINI
Crediti: Oliviero Toscani
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©OLIVIERO_TOSCANI_LINGUACCE
Crediti: Oliviero Toscani
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COURTESY_THERESE-FRARE_CONCEPT-OLIVIERO_TOSCANI
Crediti: Oliviero Toscani
“Le cose vere succedono se non sono pianificate”. E Toscani letteralmente
scavalca le regole dello spazio e del tempo andando a ribaltare alfa e omega
della fotografia di moda in quel di una New York finto maledetta tra Warhol e
Patti Smith (che impreziosisce di poesia e politica il documentario) facendo
saltellare, ridere, muovere le modelle. “Chi mi ama mi segua” sarà lo slogan
stampigliato su due splendide chiappe coperte da un succinto jeans nel 1971. I
Jesus Jeans scomoderanno Pasolini sul Corriere, la Chiesa e Lotta Continua. La
pubblicità per vestiti e abiti non sarà più la stessa. Toscani è controcultura
purissima, torsione umana attorno all’obiettivo. Infrangere le regole della moda
poi è nulla a confronto di quello che succederà appena dopo. “Toscani non è un
fotografo, ma un’artista che ha scelto il medium della foto”, spiegano amici e
conoscenti nel documentario. E nel 1980 ecco il big bang. Tramite Elio Fiorucci
Toscani conosce Luciano Benetton e il messaggio nella cornice della moda (il
marchio verdolino United colors of Benetton) diventa pensiero.
Toscani fotografa preti e suore che si baciano, cavallo nero che monta cavallo
bianco, piazzerà un condom chilometrico sull’obelisco di Parigi, spoglierà
Luciano Benetton mettendolo pure in una vetrina. Poi ci sarà il neonato
fotografato ancora tumefatto appena partorito, la celebre foto del moribondo di
Aids, i ritratti dei condannati a morte negli Stati Uniti, le modelle
anoressiche, il rullo di prodotti sopra le immagini terribili delle guerra nella
ex Jugoslavia. L’immagine al centro della comunicazione come nessuno prima di
lui. Estroso, funambolico, spesso con luce sovraesposta, il click toscaniano è
un pugno nello stomaco, è l’attivazione dell’ “essere osservati”, è l’ovvio che
diventa sovversivo. Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua è diretto da Fabrizio
Spucchies e da lui scritto con Mariaromana Casiraghi.
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L'articolo “L’unica foto che non vedrò mai è la mia da morto”: Oliviero Toscani
raccontato nel nuovo documentario su Sky Arte proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Oliviero Toscani
“Ho incontrato Oliviero a 24 anni e il nostro è stato un cammino straordinario,
ci siamo divertiti come pazzi. Lui mi ha travolto”: così Kirsti Moseng racconta
a Repubblica la vita dopo la scomparsa del suo Oliviero Toscani, il grande
fotografo italiano morto nel gennaio 2025 a causa di una malattia rara,
l’amiloiodosi.
Restia ai riflettori e alle interviste, Moseng è stata la terza moglie del
fotografo e nelle sue parole c’è la consapevolezza di chi ha saputo esserci
sempre: “Non ho mai sentito il bisogno di essere visibile. Ma c’ero sempre.
Studiavamo le sue campagne, curavo i suoi contratti e la sua agenda, giravamo il
mondo e non litigavamo. Mai. In cinquant’anni. Oliviero in realtà avrebbe voluto
litigare, però diceva che con me era impossibile. Mi chiamava ‘freno a mano’
perché lo tenevo ben ancorato alla realtà, noi e i nostri tre figli“.
Di lui, dice, le manca tutto ma “soprattutto la voce. Quando passi la vita
insieme a una persona quel timbro, quel suono diventa parte di te. Il lutto è
come un’onda, un giorno ti travolge, il giorno dopo si acquieta. Ho 74 anni, la
solitudine non mi spaventa. Da molti mesi sono a Santo Domingo, ospite di mia
figlia Ali, ma presto tornerò nella nostra casa in Toscana, tra i boschi e i
cavalli, là dove c’è tutta la mia esistenza insieme a Oliviero”.
Gli anni della malattia li hanno vissuti “insieme. Oliviero non aveva paura di
morire ma amava pazzamente la vita. Quando era già molto malato riuscimmo ad
andare a Zurigo, al Museum für Gestaltung dove c’era una grande antologica di
tutta la sua produzione, anche le campagne sociali, quelle famosissime,
sull’Aids, sull’anoressia. Ci teneva molto a tornare a Zurigo, dove aveva
studiato. Mi disse: visto che siamo qui, chiamo il mio amico Marco Cappato e mi
faccio accompagnare là dove si muore senza soffrire. Non lo fece, anche se io
non mi sarei opposta, dobbiamo essere liberi di scegliere. Per fortuna la sua
malattia è stata breve”.
Poi il primo incontro, quando lei era una modella famosa, e nessun rimpianto per
aver deciso di abbandonare le passerelle e le cover dei giornali di moda: (…) mi
sono fatta consapevolmente travolgere da quella passione, da quell’entusiasmo
per la bellezza e l’avventura. E poi quanto dura il successo di una modella?
Meglio smettere quando sei in cima“. Quando le viene chiesto se l’Italia abbia
valorizzato il lavoro di Toscani, non ha dubbi: “Credo che in Francia abbiano
capito meglio il suo lavoro. L’Italia continua a ritenerlo fondamentalmente un
provocatore per le sue foto e le sue campagne sociali. Certo, lo era, ma era
anche un genio“.
L'articolo “Durante la malattia andammo a Zurigo, mi disse ‘visto che siamo qui,
chiamo Cappato, mi faccio accompagnare dove si muore senza soffrire ‘. Non lo
fece…”: parla Kirsti Moseng, moglie di Toscani proviene da Il Fatto Quotidiano.