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Dalle solitudini urbane ai legami familiari, fino alle storie dei rider nelle nostre città: a Milano una mostra fotografica esplora le relazioni con gli altri
Può una fotografia rappresentare le relazioni tra le persone? Quella linea invisibile che ci unisce, ci fa stare insieme e talvolta ci allontana? Nasce da queste domande la mostra collettiva Tra Noi, curata dalla fotografa toscana Chiara Vitellozzi e frutto del lavoro portato avanti dai suoi studenti e studentesse. L’inaugurazione è in programma domenica 1 febbraio, alle 17, nello spazio di Bottega Immagine, a Milano. “La nostra società vive una crisi del noi” si legge nella presentazione dell’evento. “Le comunità si sfilacciano, la fiducia si riduce, l’individualismo cresce anche nei luoghi collettivi. Tuttavia, proprio dentro questo vuoto, emerge il desiderio di ritrovare l’altro e di costruire legami autentici. In questo scenario, è lo scopo la fotografia, più che un mezzo di rappresentazione, può diventare uno spazio di incontro“. Il progetto fotografico Tra Noi nasce quindi “dall’esigenza di esplorare il confine che separa e unisce gli esseri umani. Un luogo in cui l’empatia diventa immagine”. Nove i progetti esposti, nove modi diversi di posare lo sguardo sulla realtà, sugli altri e su noi stessi. Dal racconto della solitudine urbana di Milano, fatta di individui che si muovono come ombre, all’esplorazione “dell’assenza di noi” in quei luoghi dove la natura prende il sopravvento, fino alle tracce che il vivere insieme lascia negli spazi comuni e personali. C’è poi un “tra noi” inteso come legame familiare, con il corpo che diventa il primo, essenziale, spazio di relazione. E il noi nel rapporto con gli amici, dove gli oggetti della quotidianità si caricano di valore e da semplici cose si trasformano in depositi di memoria, affetto, incomprensioni e ironia. Il noi è anche quello virtuale, filtrato dagli smartphone, costruito più dall’esigenza di mostrare (e mostrarsi) che di dividere con gli altri. Della mostra fa parte anche il progetto fotografico che racconta le storie e le vite di tre rider di Milano della giornalista del Fatto Quotidiano Giulia Zaccariello. Gli altri autori e autrici in mostra sono Enrico Augugliaro, Sara Balercia, Francesca Colturani, Marco D’Abramo, Donato De Vivo, Silvano Gambadoro, Antonio Grandinetti e Vincenzo Mandarà. La mostra Tra Noi, fotografia come spazio di relazione sarà inaugurata domenica 1 febbraio, alle 17, in via Farini 60 a Milano. L'articolo Dalle solitudini urbane ai legami familiari, fino alle storie dei rider nelle nostre città: a Milano una mostra fotografica esplora le relazioni con gli altri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ecco le “Olimpiadi infernali”: il concorso fotografico che premia il lato oscuro dei Giochi
Il volto oscuro delle Olimpiadi. L’altra faccia della luna. Il mondo che c’è, è sotto gli occhi di tutti, ma pochissimi vogliono vedere. Perché finora, e soprattutto in questi giorni, nelle cronache e nelle riprese televisive prevalgono i lampi della Fiamma, i sorrisi degli atleti di un tempo lontano, i medagliati che hanno emozionato l’Italia, le tute bianche dei tedofori, le rassicurazioni di chi dice che tutto va bene, le immagini di distese bianche anche se tutt’attorno i prati sono senza neve. È l’eccesso a provocare il suo contrario, la sua negazione, quando si esagera nella retorica della bellezza, nell’entusiasmo dello spirito italiano, nell’adrenalina delle competizioni e dello sport. Ed è qui, da questo disagio provocato dalla illogicità e dalla propaganda, che ha preso forma un concorso fotografico, il cui obiettivo – nient’affatto dissimulato – non consiste nella celebrazione, ma nella denuncia, non nell’estetica della forma, ma nella gravità della sostanza. Lo hanno battezzato “Olimpiadi Infernali”, con un ossimoro che accosta l’altezza inarrivabile dei cieli alla profondità dell’abisso. Fuor di metafora: “Fotografa gli impatti delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 The Dark side of the Olympics”. A lanciare il concorso, che non vuole incantare, ma squarciare il velo dell’ipocrisia, è il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste dell’Alto Bellunese, di cui fanno parte Italia Nostra-Sezione di Belluno, Mountain Wilderness Italia, WWF Veneto Terre del Piave, Ecoistituto del Veneto Alex Langer, Peraltrestrade Dolomiti, il Gruppo Promotore Parco del Cadore e Legambiente Treviso. ‹ › 1 / 12 GRAZIE ZAIA ‹ › 2 / 12 I TRAMPOLINI DI PREDAZZO ‹ › 3 / 12 LARICE DA ABBATTERE A CORTINA ‹ › 4 / 12 PROTESTE ANTI-ABBATTIMENTI ‹ › 5 / 12 LARICE ABBATTUTO ‹ › 6 / 12 LA PISTA DA BOB DI CORTINA ‹ › 7 / 12 LA PISTA DA BOB DI CORTINA ‹ › 8 / 12 CABINOVIA DI SOCREPES (CORTINA) ‹ › 9 / 12 CABINOVIA DI SOCREPES (CORTINA) ‹ › 10 / 12 ANTERSELVA (BOLZANO) ‹ › 11 / 12 LIVIGNO (SONDRIO) ‹ › 12 / 12 LIVIGNO (SONDRIO) Sono alcune delle associazioni che hanno partecipato alla fase di avvicinamento ai Giochi, cercando di discutere con gli organizzatori, cercando soluzioni meno impattanti da un punto di vista ambientale ed economico. Non ci sono riuscite. Il dialogo si è interrotto in modo brusco nel settembre 2023, quando hanno giudicato inutile il tavolo del confronto. “Non abbiamo elementi per poter attestare la sostenibilità ambientale delle opere e dei giochi olimpici invernali dichiarata nel dossier di candidatura. – spiegarono – Non rendendo disponibili tutte le informazioni (anche sulle opere connesse e di contesto) si è persa un’occasione storica di confronto durante la fase partecipativa, prevista nelle procedure di valutazione ambientale, che avrebbe potuto portare al miglioramento dei progetti e del loro inserimento ambientale, naturalistico e paesaggistico”. Il messaggio era rivolto sia a Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore che spenderà 2 miliardi di euro, sia alla società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), che opera per conto del ministero di Matteo Salvini e spenderà 4 miliardi di euro. Ognuno è andato avanti per la propria strada e gli allarmi lanciati ai responsabili del Circo Bianco sono rimasti inascoltati. La corsa contro il tempo è diventata spasmodica, per poter ultimare tutte le sedi di gara all’ultimo minuto, mentre per opere del valore di almeno 3 miliardi di euro ci si è rassegnati all’incompletezza, a un fine-lavori che può arrivare al dicembre 2033. L’iniziativa, gratuita e aperta a tutti, che vuole mettere a fuoco il lato oscuro delle Olimpiadi, invita a descrivere “attraverso immagini l’impatto sul paesaggio e sull’ambiente” in tre ambiti. Innanzitutto “le opere finalizzate o comunque giustificate o sollecitate per le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, già realizzate o ancora in corso”. In secondo luogo, “le attività e i servizi direttamente o indirettamente attivati per le Olimpiadi, anche temporanei e di preparazione”. Infine, i “fenomeni e i comportamenti sociali causati dallo svolgimento dei Giochi nei luoghi delle Olimpiadi o altrove purché comunque implicati dalle preparazioni o dalle attività delle Olimpiadi”. In sintesi, si tratta delle opere, delle attività e dei comportamenti sociali indotti dai quarti Giochi italiani, dopo Cortina 1956, Roma 1960 e Torino 2006. Il Regolamento del Concorso, con il modulo di iscrizione e la scheda di presentazione delle foto, è pubblicato nel sito www.peraltrestrade.it e nella pagina Facebook Olimpiadi Infernali. Le foto dovranno pervenire all’indirizzo olimpiadinfernali@gmail.com entro il 31 marzo 2026. Sono ammesse fotografie b/n e a colori con inquadrature sia verticali sia orizzontali, con risoluzione al massimo di 3000px sul lato più lungo. Non sono ammesse opere interamente realizzate al computer o generate da sistemi di intelligenza artificiale. Ogni foto dovrà essere titolata e accompagnata da una breve descrizione, indicando il luogo e il punto da cui è stata scattata. Ai primi tre classificati verranno assegnate tessere di iscrizione ad associazioni ambientaliste e riviste ecologiche. L'articolo Ecco le “Olimpiadi infernali”: il concorso fotografico che premia il lato oscuro dei Giochi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“L’unica foto che non vedrò mai è la mia da morto”: Oliviero Toscani raccontato nel nuovo documentario su Sky Arte
“L’unica foto che non riuscirò mai a vedere è la mia da morto”. Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua – in esclusiva su Sky Arte il 13 gennaio alle 21 – si conclude con una risata di Toscani stesso che seppellirà il mondo. E un omaggio all’immensità creativa di un unicum mondiale, morto un anno fa a Cecina a 83 anni, non poteva che ripercorrere ed esaltare uno spirito così irriverente, unendo supersonicamente i puntini, clack dopo clack delle diapositive che scorrono, rulli di negativi che esondano, di una vita irrefrenabile, inesausta (“non mi sono mai annoiato, non sopporto chi mi dice di essere stanco”) a scattare foto che cambieranno letteralmente il mondo. La prima è già malizia e magnetismo di un 14enne che seguendo il padre, fotoreporter del Corriere spedito a Predappio nell’agosto del 1957 per immortalare la tumulazione di Mussolini, scorge tra la folla una donnina minuta vestita di nero mezza nascosta tra marcantoni, donna Rachele. Dal realismo beffardo alla metaforico/simbolico spinto il passo è breve. ‹ › 1 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_JONES Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 2 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_PATTI-SMITH Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 3 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI _AUTORITRATTO_2 Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 4 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI__1989 Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 5 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_1989 Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 6 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_ANDY WAHROL Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 7 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_ARCHIVIO-BENETTON_1996 Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 8 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_ARCHIVIO-BENETTON_1992 Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 9 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_ARCHIVIO-BENETTON_PROVINI_2 Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 10 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_ARCHIVIO-BENETTON_PROVINI_1 Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 11 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_AUTORITRATTO Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 12 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_AUTORITRATTO_4 Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 13 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_AUTORITRATTO_3 Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 14 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_BACIO Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 15 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_BACIO_2 Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 16 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_BAMBINI Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 17 / 18 ©OLIVIERO_TOSCANI_LINGUACCE Crediti: Oliviero Toscani ‹ › 18 / 18 COURTESY_THERESE-FRARE_CONCEPT-OLIVIERO_TOSCANI Crediti: Oliviero Toscani “Le cose vere succedono se non sono pianificate”. E Toscani letteralmente scavalca le regole dello spazio e del tempo andando a ribaltare alfa e omega della fotografia di moda in quel di una New York finto maledetta tra Warhol e Patti Smith (che impreziosisce di poesia e politica il documentario) facendo saltellare, ridere, muovere le modelle. “Chi mi ama mi segua” sarà lo slogan stampigliato su due splendide chiappe coperte da un succinto jeans nel 1971. I Jesus Jeans scomoderanno Pasolini sul Corriere, la Chiesa e Lotta Continua. La pubblicità per vestiti e abiti non sarà più la stessa. Toscani è controcultura purissima, torsione umana attorno all’obiettivo. Infrangere le regole della moda poi è nulla a confronto di quello che succederà appena dopo. “Toscani non è un fotografo, ma un’artista che ha scelto il medium della foto”, spiegano amici e conoscenti nel documentario. E nel 1980 ecco il big bang. Tramite Elio Fiorucci Toscani conosce Luciano Benetton e il messaggio nella cornice della moda (il marchio verdolino United colors of Benetton) diventa pensiero. Toscani fotografa preti e suore che si baciano, cavallo nero che monta cavallo bianco, piazzerà un condom chilometrico sull’obelisco di Parigi, spoglierà Luciano Benetton mettendolo pure in una vetrina. Poi ci sarà il neonato fotografato ancora tumefatto appena partorito, la celebre foto del moribondo di Aids, i ritratti dei condannati a morte negli Stati Uniti, le modelle anoressiche, il rullo di prodotti sopra le immagini terribili delle guerra nella ex Jugoslavia. L’immagine al centro della comunicazione come nessuno prima di lui. Estroso, funambolico, spesso con luce sovraesposta, il click toscaniano è un pugno nello stomaco, è l’attivazione dell’ “essere osservati”, è l’ovvio che diventa sovversivo. Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua è diretto da Fabrizio Spucchies e da lui scritto con Mariaromana Casiraghi. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Sky Arte (@skyarte) L'articolo “L’unica foto che non vedrò mai è la mia da morto”: Oliviero Toscani raccontato nel nuovo documentario su Sky Arte proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Uno scoiattolo posa in primo piano nella foto di matrimonio di due novelli sposi: lo scatto diventa virale
Le montagne innevate, gli occhi dolci dei due innamorati e lo scoiattolo in primo piano. I fotografi Marcin e Dorota della Bdfk Photography hanno condiviso sui social l’insolita foto scattata nel giorno del matrimonio di una coppia canadese. In posa con le braccia aperte davanti ai novelli sposi, il photobombing dell’animale è andato virale. Come racconta People, l’immagine è stata immortalata alcuni anni fa in cima al Sulphur Skyline Trail del Jasper National Park in Alberta, in Canada. I fotografi hanno raccontato che la posizione degli sposi è stata “pianificata con attenzione e ci sono voluti circa 15 minuti per scattarla“. Quando i due hanno raggiunto il punto perfetto, Marcin e Dorota hanno notato la presenza di diversi scoiattoli e hanno capito che “la scena aveva il potenziale per diventare qualcosa di speciale”. I fotografi hanno svelato che l’idea era quella di rendere lo scoiattolo il soggetto principale e i novelli sposi parte dello sfondo. Marcin ha raccontato la dinamica: “Mi sono sdraiato a terra con la macchina fotografica pronta, mentre mia moglie stava in piedi proprio sopra di me, emettendo piccoli suoni per attirare lo scoiattolo più vicino all’obiettivo”. E ancora: “Abbiamo aspettato pazientemente che lo scoiattolo si avvicinasse, scattando molte foto mentre si muoveva, chiedendo alla coppia di rimanere ferma”. Kelsey e Brenden, i novelli sposi, sono rimasti nella stessa posizione per 15 minuti. “La loro pazienza e fiducia hanno reso possibile la fotografia. Hanno apprezzato moltissimo il risultato” ha detto Marcin a People. LA REAZIONE DEI FOLLOWERS La foto postata su Instagram da Marcin e Dorota è piaciuta ai loro followers. L’inaspettato intruso ha divertito gli utenti, che hanno ripubblicato il divertente scatto. “Alla gente piace davvero e inventa didascalie fantastiche” ha raccontato la signora. I commenti sotto al post sono esilaranti. Un follower ha scritto “Circolate, non c’è niente da vedere”, un altro “Bambini, distogliete lo sguardo, stanno per baciarsi”. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Banff Elopement Photographers (@bdfk_photography) L'articolo Uno scoiattolo posa in primo piano nella foto di matrimonio di due novelli sposi: lo scatto diventa virale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Stavo per iniziare a fare le fotografie a un matrimonio quando sono caduta dalle scale e non riuscivo a rimettermi in piedi. Il servizio agli sposi? L’ho fatto così”: il racconto a People
Lauren Ashley Grenda, fondatrice e fotografa capo della Lauren Ashley Studios ha raccontato una recente disavventura al sito People. Lo scorso 8 ottobre, Grenda stava preparando un servizio fotografico di un matrimonio al Builders Bldg di Chicago quando è caduta dalle scale. La donna ha accusato subito un forte dolore alla caviglia: “Istintivamente ho cercato di rialzarmi ma mi sono resa conto che non riuscivo a stare in piedi”, ha raccontato la fotografa al sito statunitense. LA REAZIONE DEGLI OSPITI Gli ospiti presenti nella sala si sono immediatamente precipitati verso Grenda. Tra le damigelle c’era una dottoressa che ha consigliato alla fotografa di andare subito in pronto soccorso. La protagonista della storia ha ammesso che la sua unica preoccupazione era quella di portare a termine il servizio fotografico. Così, nonostante la distorsione di secondo grado alla caviglia con legamenti lacerati e una piccola frattura – come stabilito dai medici che hanno visitato la donna il giorno successivo – Lauren ha deciso di continuare il suo lavoro perché “la mia attenzione non era sulla ferita, ma sulla coppia“. La donna ha aggiunto che non avrebbe rovinato il matrimonio ai novelli sposi “a nessun costo”. La fotografa ha così proseguito il suo lavoro con il piede sollevato e al di sotto di esso una borsa del ghiaccio. “Gli sposi hanno solo un giorno di nozze” ha dichiarato Grenda che sentiva una profonda responsabilità sulle sue spalle. L’INSEGNAMENTO Lauren ha proseguito la chiacchierata con People raccontando gli istanti successivi alle dimissioni dall’ospedale: “Sono entrata in modalità risoluzione dei problemi. Ho capito che era il modo migliore per andare avanti”. Grenda ha affrontato il matrimonio successivo avvalendosi di un fotografo di riserva per avere supporto extra. “Mi sono mossa con cautela“, ha raccontato la donna. E alla fine la fotografa ha dichiarato: “Il risultato è stato incredibile”. Grenda ha dichiarato che affrontare l’infortunio le ha ricordato quanto fosse capace di adattarsi a ogni situazione. La fotografa ha condiviso la caduta e le immagini dell’infortunio su Tiktok. “Spero che il mio percorsi ricordi agli altri che la resilienza è importante”. A distanza di due mesi Lauren Ashley Grenda non indossa più il tutore, prosegue la fisioterapia e ha ricominciato a camminare. > @laurenashleystudios People always ask what happens if I get hurt or sick > before a wedding. This month, I lived the answer. I fell down some stairs > during a wedding, felt the snap, and still finished the night. My ankle > ballooned, I iced between moments, and I kept shooting until the reception > ended. The next morning the ER confirmed a level two sprain with torn > ligaments and a small fracture. I cried because initially I was like, what am > I going to do… and then I realized.. . I wasn’t going to miss anyone’s day… no > matter what.. After the ER, I went into full research mode. If you’ve never > lived on crutches, it is one of the most frustrating things on earth. I threw > my crutches to the floor more times than I can count. That’s when I started > testing different options. The iWalk 3 helped me on stairs, it kept my hands > free, but needed something more for a fast paced wedding day . The knee > scooter let me keep up with life at the pace I needed. That and having a > @spiderholster belt to hold my cameras omg…. (If you want one say “belt” in > the comments) It’s the best! It genuinely saved me. For the coming weekend, I > called my first bride right away, told her exactly what happened, and hired an > additional lead to protect her full experience. With Mallory and the most > incredible team beside me, (@aspenavenuestudios, @neriphoto, @ashleyrufino, > @321qlick @r.e.m.videoandphotography) I love you guys so much) I made it > through the entire week! Then came my @nikonusa class. I taught in a boot. > Then my photoshoots, family, the next wedding. Life doesn’t pause for > injuries. Now I’m in an ankle brace and moving well again. To every future > client, I want you to hear this clearly. #1) I am okay. I am healing. #2 ♬ > original sound – Lauren Ashley Studios L'articolo “Stavo per iniziare a fare le fotografie a un matrimonio quando sono caduta dalle scale e non riuscivo a rimettermi in piedi. Il servizio agli sposi? L’ho fatto così”: il racconto a People proviene da Il Fatto Quotidiano.
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