In Italia chi assiste un proprio familiare convivente con grave disabilità,
praticamente quasi senza sosta, sette giorni su sette, 365 giorni l’anno, non è
riconosciuto come un lavoratore né sostenuto al livello giuridico,
previdenziale, sociale, economico e non beneficia di aiuti di tipo psicologico.
Per questo, come denunciano i caregiver che ogni giorno assistono i propri cari,
serve il prima possibile una legge dello Stato per garantire adeguati supporti e
sostegni economici idonei. La legge è attesa da 30 anni e da 15 ci lavorano in
parlamento, eppure ancora non c’è.
Con questo spirito Alessandra Corradi, mamma di un figlio con gravi disabilità,
tra le ideatrici e portavoce di Caregiver Familiari Uniti (CFU), coordinamento
nazionale nato a ottobre che può contare su circa 20mila persone e che è seguito
su Facebook da più di 13mila follower, ha lanciato sulla piattaforma online
IoScelgo una petizione intitolata “Il caregiver familiare h24 va riconosciuto
come lavoratore”. L’appello, oggi ha superato le 10mila firme, ma non basta.
“Ho lanciato la petizione perché è ora che il nostro Paese affronti questa
questione, cioè riconoscere il caregiver come lavoratore. Noi siamo costretti ad
assistere il nostro caro, ogni giorno, tutti i giorni, per sempre, fino alla
morte o nostra o del nostro caro. E non abbiamo nessun tipo di aiuto perché lo
Stato non lo prevede”, denuncia Corradi in un video in cui rilancia l’appello
alle firme. Corradi specifica che assumere qualcuno per fare quello che i
caregiver fanno ogni giorno, costerebbe miliardi. Invece, assumere loro, con un
reddito anche minimo, “sarebbe molto più semplice”.
I destinatari della petizione sono il governo “e tutto il parlamento“.
L’esecutivo il 12 gennaio in Consiglio dei Ministri ha approvato il ddl
Caregiver, presentato dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, ma
ha suscitato proteste da parte dei diretti interessati e organizzazioni che
difendono i diritti delle persone con disabilità.
L’intento dei promotori dell’appello sulla piattaforma IoScelgo è quindi quello
di “migliorare nella sostanza il disegno di legge ancora da approvare alla
Camera e al Senato”, riconoscendo veramente tutele economiche, sostegni sociali
e psicologici, oltre ai contributi pensionistici, in primis a tutti i caregiver
familiari conviventi h24. “Molti ci dicono che non possiamo pretendere uno
stipendio perché il nostro è un lavoro d’amore – continua Corradi – ma vorrei
chiedere se loro lavorano a titolo gratuito. Perché noi dobbiamo farlo?”.
“Questa petizione è una sfida culturale al nostro Paese che è l’unico in Europa
a non avere una legge sul caregiver familiare”, ricorda, chiedendo di firmare e
sottolineando che in Italia ci sono circa 1 milione di caregiver h24, di cui la
maggior parte donne. “La petizione rimane aperta anche dopo l’ok del Cdm al ddl
caregiver – specifica ancora la caregiver al Fattoquotidiano.it – perché uno dei
principali aspetti, quello del riconoscimento come lavoratore, non è stato
inserito”.
L'articolo “Assistiamo i nostri familiari h24 senza aiuti. Riconoscerci come
lavoratori è una sfida culturale”: l’appello di una caregiver a firmare la
petizione su IoScelgo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Caregiver
E-family, Home Care Premium e sostegno al caregiver. Parole difficili che
coprono il baratro di chi deve far quadrare i conti per assistere un congiunto
gravemente disabile. Tristemente noti i ritardi e i disservizi nel sociale
italiano: mentre si pavoneggiano inneggiando al progresso con quella beffa di
riconoscimento della figura (sfigurata dalla politica) del caregiver, si posa
sulle nostre spalle – già pesantemente caricate – anche il bando E-family
mancato e quella follia del nuovo meccanismo Inps per Home Care Premium.
Il bando E-family della Regione Lazio. Ricordate la piattaforma lampo del 2025?
Durata circa due ore e fondi esauriti? Era grasso che cola considerando che il
dott. Maselli, assessore regionale ai Servizi sociali, e tutto il suo entourage
garantiscono il nuovo bando da mesi ma non si vede luce. E neanche l’ombra.
Tante voci da lotteria sui nuovi criteri che ignorano la stessa esistenza del
Por e della normativa europea.
Volevano allora aggrapparci all’Home Care Premium che già di per sé è rivolto
solo ai dipendenti pubblici e loro congiunti. Nulla di fatto. Anche qui Inps
sceglie il disservizio e cambia le procedure: rimborsi ogni 5 mesi. Quindi il
ragionamento è il solito di sempre: sei beneficiario di un aiuto perché dimostri
di avere un disagio economico? Io Stato ti garantisco un contributo per assumere
un lavoratore, tu lo assumi ma ti do i soldi ogni 5 mesi (hcp) o non rinnovo il
bando (E-family) o ti garantisco grandi novità (caregiver). Risultato? Chi ha
assunto ora ha contratto debiti o per pagare o perché dovrà pagare dopo. E deve
licenziare. I lavoratori, perdendo ogni forma di certezza, devono andare a casa
e senza Naspi perché i contratti così brevi e già miseri non garantiscono nessun
welfare concreto e serio.
Però poi parliamo di inclusione e diritti. Poi affidiamo agli psicologi online i
caregiver, poverini, tutti matti a forza di accudire. E’ vergognoso.
La vera misura di contrasto sarebbe un ricorso collettivo che sancisca in
tribunale quale sopruso, abuso e interruzione di servizio essenziale e
assistenziale sia di fatto perpetrato ai danni dei più fragili. Chiedo che si
faccia seriamente ognuno il proprio mestiere e che si provveda con estrema
urgenza a far uscire il bando E-family, a questo punto biennale, e che non si
stravolgano i criteri: non si puniscano i percettori già impegnati che stanno
pagando operatori facendo affidamento sulla finestra di rimborso di 18 mesi per
le 12 mensilità.
In tutto questo a Roma il trasporto collettivo è in tilt. Il budget ridotto
favorisce gli utenti più prossimi alle zone centrali distruggendo le possibilità
aggregative, inclusive, lavorative e riabilitative dei disabili più svantaggiati
delle periferie. Continuo a chiedermi come certi addetti possano partorire
queste aberrazioni senza correre a correggerle e come possano vivere
tranquillamente davanti alla somma di disagi che rendono invivibili esistenze
già difficili.
Spero che tutto si possa sbloccare al più presto. Ai caregiver vorrei solo dire
che non sarà mai una parola inglese a classificare ciò che portiamo nel cuore.
Alla faccia di chi con questi mezzucci ci toglie di fatto anche la possibilità
di scendere in piazza a manifestare. E quest’ultima dell’E-family forse è la
privazione più grave ai danni di chi assiste un malato gravissimo per 24 ore al
giorno e 365 giorni all’anno: che la Regione Lazio, l’Inps e tutti gli uffici
territoriali dei comuni ripassino un pochino alcune normative.
Ricordiamoci la Costituzione, perché nessuno ha inventato nulla. Basterebbe solo
lavorare con etica e serietà anche a beneficio di chi paga le tasse per
contribuire onestamente al welfare. Il diritto sociale non è un opinione
personale. Non ci resta che attendere a testa bassa e con una stanchezza
infinita.
L'articolo E-family bloccato e rimborsi Inps a 5 mesi: il sistema continua a
penalizzare chi assiste i disabili proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Il caregiver familiare h24 va riconosciuto come lavoratore”. È questo il titolo
della petizione sulla piattaforma online IoScelgo pubblicata il 4 novembre
scorso da Alessandra Corradi, madre di un figlio con gravi disabilità, tra le
ideatrici e portavoce di Caregiver Familiari Uniti (CFU), il coordinamento
nazionale nato a ottobre 2025 che riunisce circa 20mila persone e seguito sulla
pagina Facebook da oltre 10mila follower. I destinatari della petizione, che ha
superato in queste ore le 8mila firme, sono il governo italiano che il 12
gennaio in Consiglio dei Ministri ha approvato il ddl caregiver presentato dalla
ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli suscitando proteste da parte dei
diretti interessati e organizzazioni che difendono i diritti delle persone con
disabilità. L’appello è rivolto non solo all’esecutivo, ma anche a tutto il
Parlamento che dovrà votare la legge.
L’intento del Coordinamento dei caregiver è quello di “migliorare nella sostanza
il disegno di legge ancora da approvare alla Camera e al Senato”, riconoscendo
per davvero tutele economiche, sostegni sociali e psicologici oltre a contributi
pensionistici in primis a tutti i caregiver familiari conviventi sette giorni su
sette, 365 giorni l’anno. “La petizione rimane aperta anche dopo l’ok del Cdm al
ddl caregiver perchè uno dei principali aspetti, quello del riconoscimento come
lavoratore, che interessa ai caregiver non è stato inserito”, spiega a
ilfattoquotidiano.it Corradi. Veronese e classe 1971, è una mamma di tre figli
di cui uno, di nome Jacopo, con gravi e plurime disabilità e per assisterlo h24
è stata costretta a rinunciare a lavorare. “Vivo tutte le lungaggini e criticità
burocratiche in cui si imbattono i caregiver familiari conviventi oltre agli
elevati stress psicofisici e i carichi di lavoro molto pesanti”. Assiste senza
sosta un figlio 20enne non autosufficiente e con bisogni complessi. “Ho trovato
difficoltà in tutto a partire dalla basilare necessità di informazioni: nessuno
che ti prenda per mano e ti accompagni in questo percorso che definire calvario
è un eufemismo”, sottolinea Corradi. “Non solo sei abbandonato ma anche
discriminato”, continua, “perché se chiedi informazioni e aiuto vieni trattato
come un molestatore che ha delle pretese, ti devi accontentare ed anzi devi
essere grato se ti arriva qualche aiuto”. Per difendere i diritti dei caregiver
ha creato l’associazione presente a livello nazionale Genitori Tosti in Tutti i
Posti Associazione di Promozione Sociale oltre ad essere stata co-autrice del
saggio denuncia intitolato “Caregiver familiari. L’esercito silenzioso”. “Quello
che più mi ha creato problemi, in questi 20 anni dalla nascita di mio figlio, è
stata la totale assenza di qualsiasi cosa che tutelasse i miei diritti di
caregiver familiare come categoria”, racconta, “e mi facesse beneficiare di
servizi basici, oltre alla protezione economica: se sei costretta ad assistere
h24 non puoi lavorare e quindi perdi il reddito e ti impoverisci”.
“Abbiamo simbolicamente consegnato le firme finora raccolte”, dice Corradi,
“all’Onorevole Luana Zanella, alla Senatrice Ylenia Zambito e abbiamo trasmesso
la notizia anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Presidente
della Repubblica Sergio Mattarella, con i quali abbiamo aperto un canale di
comunicazione diretta”. Con la petizione si vuole evidenziare la grave lacuna
legislativa italiana in merito al tema dei caregiver che convivono h24 con un
familiare, quasi sempre un congiunto o un figlio, con grave disabilità e non
autosufficiente. “I caregiver familiari conviventi non possono avere, tra le
varie cose, un lavoro stipendiato perché assistono praticamente tutto il giorno
quasi senza sosta i loro parenti”, spiega Corradi. Nel questionario che hanno
presentato a Montecitorio in occasione della mobilitazione a Roma del 27
gennaio, i Caregiver familiari uniti hanno evidenziato tutte le gravissime
difficoltà, soprattutto finanziarie ma non solo, che affliggono i caregiver h24,
di cui il 90% sono donne, in particolare nella fascia d’età 35-55 anni.
“Adesso”, aggiunge, “siamo a oltre 8mila firme, puntiamo almeno alle 10mila
adesioni anche se questa petizione meriterebbe, minimo, almeno il doppio delle
firme. Noi caregiver ci dobbiamo conquistare sempre tutto e con fatica”,
denuncia. Perché è importante firmare questo appello sulla piattaforma IoScelgo?
“Perché”, risponde una delle fondatrici del Coordinamento “è un atto di civiltà,
parliamo di persone che spesso vivono condizioni di isolamento sociale, stress
psicofisico grave e sono considerati invisibili dalle istituzioni”. Oltre alla
manifestazione di protesta di piazza a Roma i Caregiver Familiari Uniti hanno
intenzione di proseguire la loro battaglia di dignità e riconoscimento di
diritti finora del tutto calpestati. “A seguito della mobilitazione nazionale
del 27 gennaio siamo stati sommersi di messaggi, richieste, telefonate”, dice
Corradi, “il che va benissimo perché uno degli obiettivi era anche accendere i
riflettori su di noi caregiver familiari. Moltissime persone ancora non sanno
nemmeno che esistiamo. Adesso”, conclude, “attendiamo il feedback della politica
e delle massime cariche dello Stato a cui ci siamo rivolti, inviando loro il
nostro documento che contiene il necessario, utile ai legislatori, per comporre
un buon testo. E’ finalmente arrivato il momento di una legge nazionale a tutela
dei caregiver familiari conviventi”.
L'articolo “I caregiver familiari vanno riconosciuti come lavoratori”: oltre
8mila firme per la petizione di IoScelgo a governo e Parlamento proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Gentilissimo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,
sono il Dottor Luca Faccio da Bassano del Grappa. Mi occupo di tematiche
sociopolitiche, con particolare attenzione alla disabilità.
Il 27 gennaio 2026 i Caregiver Familiari Uniti (CFU) hanno manifestato in piazza
Sant’Apostoli a Roma per chiedere che la figura dei caregiver sia riconosciuta
in modo adeguato a livello di tutela, ma anche dal punto di vista economico.
Molto probabilmente lei si chiederà perché ho deciso di scriverle su questo
argomento, glielo spiego subito: da molti anni, come lei ben sa, visto che
interagisco con i suoi uffici quotidianamente, ho sempre cercato di
sensibilizzare i governi sulle tematiche sociali ed in particolare sui temi
legati alla disabilità. Ovviamente ho cercato di sensibilizzare anche il governo
guidato da Giorgia Meloni, ma da quello che ho potuto comprendere il capitolo di
spesa che più le interessa finanziare è legato alle spese militari degli
armamenti.
I caregiver fanno assistenza ai loro cari 24 ore su 24 e dare loro un contributo
di 400 € al mese con un tetto isee Pari a 15.000 € è una vergogna.
Per modificare il ddl Locatelli ci deve essere la volontà del governo, ma a
quanto pare le persone disabili e le loro famiglie valgono meno del Pil. Io ho
provato ad interagire con la Segreteria Particolare della Presidenza del
Consiglio, ma attraverso l’ufficio stampa mi è stato spiegato che la segreteria
di Giorgia Meloni non interagisce con il pubblico, diversamente da quanto hanno
fatto i precedenti governi visto che mi sono sempre relazionato anche con
Palazzo Chigi.
Vista la sua sensibilità nei confronti dei temi sociali ed in particolare verso
il mondo della disabilità, chiedo a lei cortesemente di provare a bussare alla
Segretaria Particolare della Presidente del Consiglio e far presente le
criticità presenti nel disegno di legge Locatelli.
Se i suoi uffici vorranno fornirmi una risposta verrà pubblicata su questo blog.
Dott. Luca Faccio
Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it
L'articolo Chiedo a Mattarella di intervenire sulla legge per i caregiver: quei
contributi sono una vergogna proviene da Il Fatto Quotidiano.
I caregiver familiari di tutta Italia in piazza. Per la prima volta si è
realizzata oggi una partecipata manifestazione di protesta nazionale organizzata
dai Caregiver Familiari Uniti (CFU) per chiedere che venga approvata dal
parlamento una legge che “finalmente possa garantire dignità personali, tutele
economiche, riconoscimenti giuridici del proprio ruolo di lavoratori, contributi
figurativi a fini pensionistici, forme di prepensionamento, supporti psicologici
e sociali”. La mobilitazione, alla quale erano presenti circa 300 donne e uomini
provenienti da tutta Italia nonostante le notevoli difficoltà nel lasciare a
casa i propri parenti con gravi disabilità, è avvenuta alle ore 10 in Piazza
Santi Apostoli a Roma.
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“E’ fondamentale essere qui a manifestare per difendere i diritti e la dignità
in particolare di tutti i caregiver familiari conviventi h24, siamo stanchi di
elemosinare briciole e di risultare invisibili per lo Stato”, ha detto Anna
Combatti tra le persone che hanno partecipato al corteo mattutino e che vive a
Casoria, in provincia di Napoli, mamma di Liberato Avitabile, ragazzo minorenne
con gravi e plurime disabilità. La mobilitazione è stata voluta e promossa in
particolare da Alessandra Corradi, Vincenza Zagra e Rosa Maltese che a ottobre
2025 hanno creato il CFU, coordinamento nazionale che riunisce circa 20mila
persone ed è seguito sulla propria pagina Facebook da 8.672 follower. Dopo il
corteo c’è stata anche una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati
incentrata sulle critiche riguardo al ddl caregiver approvato il 12 gennaio dal
Consiglio dei Ministri su proposta della ministra per le Disabilità Alessandra
Locatelli che dovrà essere votato in parlamento ma che ha già provocato proteste
da parte delle associazioni e degli aventi diritto.
“Come CFU abbiamo voluto farci conoscere e abbiamo denunciato nella sala stampa
di Montecitorio le principali criticità del ddl voluto dalla ministra Locatelli
che a nostro avviso non va incontro ai reali bisogni e alle esigenze finora
inascoltate dei caregiver familiari conviventi”, dice a ilfattoquotidiano.it
Alessandra Corradi. In questa occasione sono stati anche presentati i risultati
di un sondaggio a livello nazionale fatto su un campione di circa mille persone
dal titolo “Chi si prende cura di chi cura?” che mette in relazione lavoro di
cura, povertà dell’assistente personale e discriminazione di genere nella
distribuzione dell’impegno di cura, dato che quasi 9 caregiver familiari su 10
sono donne, per oltre il 60% nella fascia di età tra i 35-55anni, donne nel
pieno dell’età lavorativa e contributiva. I risultati del sondaggio hanno
evidenziato in maniera inequivocabile le principali conseguenze economiche
vissute dai caregiver familiari a causa del lavoro di assistenza continuativa.
Tra coloro che hanno dichiarato difficoltà economiche il 45% non riesce a pagare
le bollette, il 33% è stato costretto a vendere oggetti di valore e ben uno su
cinque ha dovuto rinunciare al riscaldamento in casa. Secondo i promotori della
manifestazione, il ddl introduce “solo una definizione formale della figura del
caregiver, ma non traduce questo riconoscimento in tutele reali, mettendo a
disposizione risorse insufficienti rispetto al fabbisogno richiesto. La cura
h24, senza diritti economici e giuridici, espone le famiglie a privazioni reali
e quotidiane”.
Il CFU considera una “mancetta” i 400 euro mensili (erogati ogni tre mesi) come
contributo massimale disponibile dal ddl per chi assiste una persona non
autosufficiente con grave disabilità per almeno 91 ore settimanali.
Inaccettabili, a loro dire, anche i paletti assai stringenti per ricevere il
contributo come il limite del reddito annuo da lavoro di 3mila euro e l’ISEE
familiare fino a 15mila euro. “La cosa fondamentale è che non puoi fare una
legge che ha come destinatari circa 7 milioni di persone, tanti sono i caregiver
come da dati Istat, e stanziare solo 250 milioni di euro a partire dal 2027”,
attacca Corradi.
In sala stampa sono intervenute anche le delegate del CFU Silvia Abbate
(Toscana), Lisa Orrico (Piemonte) e Silvia Cerqua (Lazio). “In Italia chi
assiste un proprio familiare convivente, h24, non è riconosciuto né sostenuto.
Si ritrova solo, povero e abbandona il lavoro per assistere, a rischio
depressione, compromettendo seriamente la propria salute psicofisica e subendo
danni irreversibili. Nessuna tutela, nessuna libertà di scelta, isolamento e
abbandono sociale. Da anni monitoriamo le estreme condizioni di vita dei
caregiver familiari conviventi e siamo molto preoccupati perché stanno
aumentando i casi di omicidio-suicidio come quello di Corleone”, denunciano.
I Caregiver Familiari Uniti hanno anche pubblicato una petizione sulla
piattaforma online IoScelgo “per vedere riconosciuto il caregiver familiare h24
come un lavoratore”. E’ intervenuta con un videomessaggio anche Elizabeth Gosme,
direttrice di COFACE Family Europe, un network di associazioni europee di
familiari assistenti personali con sede a Bruxelles che ha spiegato in sintesi
la Carta europea dei diritti dei caregiver familiari, mostrando il divario
marcato di riconoscimenti e tutele, in particolare in merito alle risorse e ai
servizi pubblici disponibili ad esempio in Germania e Francia rispetto
all’Italia. “Il duplice evento romano è solo il punto di partenza del movimento
dei caregiver italiani”, dicono gli organizzatori, “non è più possibile non
avere una legge entro questa legislatura ma d’altro canto non è tollerabile
averne una fatta male, scritta senza il contributo dell’unica parte sociale che
avrebbe dovuto essere interpellata e cioè i caregiver familiari”. I Caregiver
Familiari Uniti chiedono a gran voce una legge “in linea con i moderni studi e
con le direttive europee in materia”. Il CFU non vuole essere un banale
movimento di protesta ma ci “poniamo come interlocutore diretto con la politica
e i legislatori in grado di presentare proposte concrete e necessarie”.
L'articolo Roma, i caregiver famigliari in piazza contro il ddl del governo:
“Stanchi di elemosinare briciole” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il 12 gennaio il disegno di legge, atteso
da anni, che introduce disposizioni per il riconoscimento giuridico e la tutela
economica del o della caregiver familiare. Con l’ok del CdM si avvia l’iter
parlamentare per la votazione di una legge finora sempre rimandata. L’attuale
ddl ha già provocato diverse proteste e malumori diffusi a livello nazionale tra
le associazioni e i diretti interessati.
“Dopo 10 anni in cui sono naufragate tante proposte di legge, il governo vara
una norma per la dignità e il riconoscimento di tante persone”, ha commentato la
ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli (Lega). Le critiche al ddl però
sono state diverse perché, secondo le organizzazioni che difendono i diritti
delle persone con disabilità, si doveva fare molto meglio considerate anche le
aspettative suscitate, fornendo un quadro normativo più virtuoso su
riconoscimenti giuridici, sociali e supporti psicologici nei confronti di
necessità e bisogni dei caregiver. Soprattutto bisognava mettere a disposizione
risorse economiche ben maggiori per garantire, tra le varie cose, anche forme di
prepensionamento e contributi previdenziali figurativi richiesti in particolare
dei caregiver familiari conviventi h24 che hanno parlato dei fondi previsti dal
ddl come “mancanza di rispetto” e “presa in giro”.
Uno dei principali punti di mancata soddisfazione e critiche dei diretti
interessati, è l’Isee troppo “basso”, che comporta una platea eccessivamente
ristretta che riceverà reali benefici. La ministra ha auspicato che sia “durante
l’iter parlamentare” ed “anche in futuro”, quella soglia si possa “innalzare e
migliorare”. Il ddl caregiver inizierà l’iter in parlamento “con procedura
d’urgenza” per l’approvazione definitiva.
Il testo approvato introduce uno stanziamento di 257 milioni di euro annui, ma
solo a partire dal 2027. Ecco le cifre. Verranno erogati un massimo di 1.200
euro trimestrali (400 euro al mese, poco più di 10 euro al giorno) per il
caregiver prevalente che assiste una persona con disabilità grave per almeno 91
ore settimanali (13 ore al giorno) ma solo se si ha un limite del reddito annuo
da lavoro di 3mila euro e un Isee familiare fino a 15mila euro, entrambi
requisiti molto bassi.
LE REAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI E DEI CAREGIVER FAMILIARI CONVIVENTI
Le grandi Federazioni nazionali, come Fish, Fand e Confad hanno definito il ddl
caregiver come “un importante passo in avanti” ed espresso “parziali
soddisfazioni nonostante diverse evidenti criticità”. “Per la prima volta nel
nostro Paese, il tema del caregiver familiare viene affrontato in modo organico,
superando una lunga fase caratterizzata da annunci e iniziative prive di
risposte strutturali”, ha commentato il presidente della Fish Vincenzo
Falabella. La Federazione ribadisce la propria “disponibilità al confronto con
le istituzioni e tutti i soggetti coinvolti, affinché il percorso legislativo
porti a un risultato all’altezza delle aspettative e dei diritti delle persone
con disabilità e delle loro famiglie”. Durissimi i Caregiver Familiari Uniti
(CFU), coordinamento nazionale che raccoglie circa 10mila diretti interessati,
che hanno organizzato per il 27 gennaio a Roma un presidio alle ore 10 in Piazza
Santi Apostoli e alle 11.30 presso la Camera dei Deputati una conferenza stampa
(diretta online) per denunciare “le principali criticità del ddl sui caregiver
familiari”, i risultati di un sondaggio nazionale che mette in relazione lavoro
di cura, povertà e genere, oltre alle richieste dei caregiver familiari raccolte
in un documento unitario. Secondo i promotori della manifestazione, il ddl
introduce una definizione formale della figura del caregiver, ma non traduce
questo riconoscimento in tutele reali. Critico anche CoorDown, il Coordinamento
Nazionale Associazioni delle persone con sindrome di Down, che esprime “una
posizione di attenta vigilanza e prudenza, insieme a preoccupazioni sui
contenuti che stanno emergendo”. “Le famiglie italiane aspettano questa legge da
troppo tempo per potersi accontentare di misure parziali o difficilmente
accessibili – dichiara Martina Fuga, la presidente di CoorDown -. Riteniamo
positivo il riconoscimento formale della figura del caregiver familiare: è un
passaggio che va nella giusta direzione. Tuttavia”, conclude, “perché questo
passo abbia un impatto reale nella vita delle persone, deve essere accompagnato
da strumenti concreti, servizi diffusi e tutele previdenziali certe”.
COS’ALTRO PREVEDE IL DDL CAREGIVER
Intanto dal 2026 prenderà forma una nuova piattaforma Inps attraverso cui sarà
possibile presentare domanda, la cui operatività inizierà da settembre circa,
portale finanziato nell’ultima Legge di Bilancio con 1,15 milioni di euro. Il
ddl introduce “un principio chiave, il riconoscimento di tutti e tutte le
caregiver familiari, con tutele differenziate in base all’intensità del carico
assistenziale”, spiega la ministra. In particolare, il ddl individua come
beneficiari principali i caregiver conviventi che prestano almeno 91 ore
settimanali di assistenza. Una scelta che, secondo il governo, permette di
“concentrare le risorse disponibili su chi svolge un’attività di cura
assimilabile a un impegno a tempo pieno”. Il testo inoltre prevede tutele anche
per caregiver conviventi che si impegnano dalle 30 alle 90 ore settimanali o
dalle 10 alle 29 ore a settimana. E per chi non è convivente il riconoscimento
prevede un carico assistenziale di almeno 30 ore settimanali. Tra le tutele,
differenziate a seconda del monte ore, i caregiver riconosciuti potranno avere
il diritto al congedo parentale se chi deve essere assistito è un minore di 18
anni, compresi i genitori non conviventi. Potranno ricevere ferie e permessi
solidali dai colleghi dipendenti dello stesso datore di lavoro. Se si tratta di
un giovane caregiver potrà richiedere la compatibilità dell’orario del servizio
civile. Gli studenti caregiver potranno essere esonerati dal pagamento delle
tasse universitarie o vedere riconosciuta l’esperienza di cura come credito nei
percorsi di formazione scuola-lavoro. L’entità esatta del contributo dipenderà
dal numero di domande che verranno presentate nel momento in cui sarà
individuata la platea di destinatari e sarà compatibile con le ulteriori misure
di sostegno previste per i caregiver familiari a livello regionale.
L'articolo Caregiver, cosa prevede il disegno di legge del governo e perché per
le associazioni non basta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Gentilissima ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli,
Sono il dottor Luca Faccio da Bassano del Grappa, Blogger attivista che si
occupa di tematiche socio-politiche Un particolare attenzione alla disabilità.
Mi fa molto piacere che lei, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il suo
governo vi stiate interessando alla figura dei caregiver perché venga
riconosciuta e tutelata. Secondo il mio punto di vista, però, nel ddl da lei
presentato c’è qualcosa da rivedere.
Il ddl Locatelli definisce il ruolo del caregiver partendo da due presupposti:
“Il rapporto di coniugio/parentela/affinità con la persona assistita e le
esigenze specifiche della persona che riceve assistenza”. Viene descritta come
“un’attività di cura non professionale, che consiste nell’assistere la persona
nell’ambiente domestico o, comunque, nei luoghi in cui vive, nella vita di
relazione, nella mobilitò, nelle attività della vita quotidiana che possono
essere di base (per es. attività per l’igiene personale, mangiare, ecc.) e
strumentali, (per es. cucinare, lavare la biancheria, uso di mezzi di trasporto,
gestione dei farmaci e del denaro)”.
Per poter accedere al contributo avete posto un Isee pari 15.000 €, un reddito
non superiore a 3mila euro annui e il contributo mensile può arrivare fino a
400€ trimestrali per i familiari/conviventi che svolgono un lavoro di assistenza
pari o superiore a 91 ore settimanali.
Per me bisogna togliere immediatamente il limite legato all’Isee e aumentare
decisamente l’importo del contributo mensile. Personalmente credo che vincolare
tale contributo a dei parametri legati all’Isee sia totalmente assurdo.
Probabilmente tale scelta è stata fatta per una questione di coperture
economiche che non ci sono.
Mi permetto di suggerire alla ministra e alla premier una soluzione per
risolvere il problema delle coperture. Basta semplicemente scegliere quali sono
le priorità del paese: se la nostra Costituzione nell’articolo 11 dice che
“L’Italia ripudia la guerra”, perché noi investiamo comunque 4,3 miliardi per il
riarmo?
Colgo l’occasione per chiederle una gentilezza che esula dall’argomento
caregiver. Dal 1° gennaio 2025, dopo la riforma del nomenclatore, le persone
disabili sono costrette in parte o totalmente a pagarsi gli strumenti di cui
hanno bisogno: può per favore ricordare al ministro della Salute Orazio
Schillaci di sistemare il pasticcio relativo al discorso degli utili? Nel 2026
una persona con disabilità al 100% riceve di pensione 340,71 euro e di indennità
di accompagnamento (per chi ne ha diritto) riceve 552,57 euro.
In attesa di ricevere una sua risposta scritta che pubblicherò su questo blog,
la ringrazio anticipatamente.
Dott. Luca Faccio
Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it e
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L'articolo Gentile ministra Locatelli, nel ddl sui caregiver familiari c’è
qualcosa da rivedere proviene da Il Fatto Quotidiano.