Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è salito al
Quirinale per un incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Al centro del colloquio, informano fonti parlamentari, ci sarebbe anche il tema
del decreto Sicurezza.
L'articolo Decreto Sicurezza, il sottosegretario Mantovano al Colle per incontro
con Mattarella proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Colpo di scena per il Festival di Sanremo 2026. No, nessun annuncio di
co-conduttori o ospiti speciali, Carlo Conti con un filo di commozione
attraverso un video pubblicato sul suo canale ufficiale ha rivelato: “Oggi c’è
una grandissima notizia che riguarda il Festival di Sanremo. Dopo 76 edizioni,
per la prima volta, i protagonisti del Festival saranno ricevuti dal Presidente
della Repubblica. Venerdì 13 febbraio io, Laura Pausini e i Big in gara saremo
ricevuti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale. È una
gioia immensa, un grande onore e una grande emozione”.
L'articolo “Per la prima volta i protagonisti del Festival saranno ricevuti dal
Presidente della Repubblica Mattarella”: lo annuncia commosso Carlo Conti – IL
VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Chiediamo – con ostinata determinazione – che la tregua olimpica venga ovunque
rispettata. Che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi. Lo sport
ha una grande forza nel mondo delle comunicazioni globali”. Così il presidente
della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto al Teatro alla Scala di Milano,
in occasione dell’apertura della 145esima sessione del Cio. “I Giochi sono uno
strumento coinvolgente per invocare pace e comprensione reciproca. ‘Dobbiamo
essere la pace che desideriamo vedere nel mondo’, diceva Martin Luther King“, ha
proseguito Mattarella.
Il Capo di Stato ha ricordato che i Giochi sono “un grande evento globale che
lancia un messaggio al nostro tempo così difficile. Le guerre, le lacerazioni
alla serenità della vita internazionale, gli squilibri, le sofferenze recano
oscurità e feriscono le coscienze dei popoli”. Lo sport, invece, “accoglie,
produce gioia, passione, speranza e rispetto per l’altro” e soprattutto “si
contrappone alla violenza che, da chiunque praticata, genera altra violenza,
calpesta la dignità umana, opprime i popoli e ne fa arretrare la qualità di
vita”.
Alle parole di Mattarella hanno fatto eco anche quelle del presidente del Coni,
Luciano Buonfiglio, e del presidente della fondazione Milano–Cortina, Giovanni
Malagò. “L’antica Tregua Olimpica – ha dichiarato Buonfiglio – imponeva di
mettere da parte i conflitti. Purtroppo l’attualità ci avvolge nell’incertezza,
ma il movimento olimpico deve ergersi come un faro di pace. La fiamma olimpica
non trema, anzi, ci invita ad unirci”.
“Accenderemo il braciere olimpico e abbracceremo il mondo consapevoli che i
giochi invernali italiani – ha aggiunto Malagò – coincidono con uno dei momenti
più difficili della storia recente e ciò li rende semmai ancor più significativi
e importanti“. Lo stesso messaggio, di pace e speranza, lo porta al Villaggio
Olimpico il murales dedicato alla tregua inaugurato questa mattina dalla
presidente del Cio, Kirsty Coventry, che ha l’obiettivo di ricordare come lo
sport può essere anche un veicolo di pace.
L’Italia è alla sua quarta olimpiade come Paese organizzatore e Mattarella ha
assicurato che “metteremo in campo ogni impegno perché tutto riesca al meglio
offrendo cordialità e amicizia, occasioni per ammirare le nostre città e le
nostre montagne”. Terminato l’intervento del presidente, è tornata sul palco
l’orchestra della Scala con il direttore Riccardo Chailly e il baritono Luca
Salsi per un concerto con un programma interamente dedicato a musiche di Rossini
e Verdi.
Adesso a Milano è tutto pronto per la cerimonia di inaugurazione che si terrà
venerdì prossimo a San Siro e per l’accensione del braciere olimpico. Ma “già
ora – ha sottolineato la presidente del Cio – lo spirito olimpico pervade già
tutto il Paese e si può già sentire l’entusiasmo degli atleti. Chiunque – ha
concluso Coventry – non vede l’ora che inizino i Giochi olimpici“.
L'articolo “Chiediamo rispetto della tregua olimpica. Lo sport faccia tacere le
armi”: Mattarella apre i Giochi di Milano-Cortina proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Dichiaro aperta la 145ma sessione del Comitato Olimpico internazionale“. Così
il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concluso il suo discorso
alla Scala in cui ha chiesto “con determinazione” una tregua olimpica. Terminato
l’intervento del presidente, è’tornata sul palco l’orchestra della Scala con il
direttore Riccardo Chailly e il baritono Luca Salsi per un concerto con un
programma interamente dedicato a musiche di Rossini e Verdi.
L'articolo Mattarella dichiara aperta la 145esima sessione del Comitato olimpico
internazionale proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ringrazio voi per ciò che fate abitualmente e per ciò che avete fatto e state
facendo in questa circostanza – ha detto il capo dello Stato al personale del
Niguarda – Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena”. Una
visita a sorpresa quella del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che
è stato per 40 minuti all’ospedale Niguarda per i ragazzi feriti in Svizzera e
ricoverati dopo il rogo di Crans-Montana.
“È stata una sorpresa e una gioia per i genitori che erano ovviamente
felicissimi ed è stato molto emozionante e commovente – ha commentato Bertolaso
-. L’umanità del presidente della Repubblica la conoscono tutti e tutti i
genitori sono rimasti molto colpiti e toccati dalle sue parole e dalla visita
che si è prolungata parecchio”. Il presidente “ha voluto anche incontrare alcuni
ragazzi del centro ustioni, quelli che potevano incontrarlo e si è informato in
dettaglio sulla situazione degli altri ragazzi. Ha ringraziato il personale
sanitario, scattato foto con infermieri e medici e con i genitori dei ragazzi. È
stato un momento molto importante e significativo – ha raccontato Bertolaso –
che rimarrà nella storia di questo ospedale. “Il decorso dei ragazzi sta andando
bene, tutto procede come noi speravamo”.
Il presidente “ci ha detto che è venuto in visita non solo per lui stesso ma
anche per tutti quanti gli italiani, a portare gli auguri di tutti per la
guarigione dei nostri ragazzi” ha raccontato all’Ansa Umberto Marcucci, padre di
uno dei ragazzi sopravvissuti. “C’è stata una bella atmosfera di gioia e
condivisione – ha aggiunto – nonostante gli impegni legati alle Olimpiadi il
presidente come prima cosa ha voluto portare un conforto a noi e ringraziare i
medici che li stanno curando”. Mattarella “ci ha ribadito “che ci sono vicini e
continueranno ad esserlo”, anche nella richiesta di giustizia.
L'articolo Crans-Montana, Mattarella in visita ai feriti ricoverati al Niguarda:
“Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Gentilissimo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,
sono il Dottor Luca Faccio da Bassano del Grappa. Mi occupo di tematiche
sociopolitiche, con particolare attenzione alla disabilità.
Il 27 gennaio 2026 i Caregiver Familiari Uniti (CFU) hanno manifestato in piazza
Sant’Apostoli a Roma per chiedere che la figura dei caregiver sia riconosciuta
in modo adeguato a livello di tutela, ma anche dal punto di vista economico.
Molto probabilmente lei si chiederà perché ho deciso di scriverle su questo
argomento, glielo spiego subito: da molti anni, come lei ben sa, visto che
interagisco con i suoi uffici quotidianamente, ho sempre cercato di
sensibilizzare i governi sulle tematiche sociali ed in particolare sui temi
legati alla disabilità. Ovviamente ho cercato di sensibilizzare anche il governo
guidato da Giorgia Meloni, ma da quello che ho potuto comprendere il capitolo di
spesa che più le interessa finanziare è legato alle spese militari degli
armamenti.
I caregiver fanno assistenza ai loro cari 24 ore su 24 e dare loro un contributo
di 400 € al mese con un tetto isee Pari a 15.000 € è una vergogna.
Per modificare il ddl Locatelli ci deve essere la volontà del governo, ma a
quanto pare le persone disabili e le loro famiglie valgono meno del Pil. Io ho
provato ad interagire con la Segreteria Particolare della Presidenza del
Consiglio, ma attraverso l’ufficio stampa mi è stato spiegato che la segreteria
di Giorgia Meloni non interagisce con il pubblico, diversamente da quanto hanno
fatto i precedenti governi visto che mi sono sempre relazionato anche con
Palazzo Chigi.
Vista la sua sensibilità nei confronti dei temi sociali ed in particolare verso
il mondo della disabilità, chiedo a lei cortesemente di provare a bussare alla
Segretaria Particolare della Presidente del Consiglio e far presente le
criticità presenti nel disegno di legge Locatelli.
Se i suoi uffici vorranno fornirmi una risposta verrà pubblicata su questo blog.
Dott. Luca Faccio
Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it
L'articolo Chiedo a Mattarella di intervenire sulla legge per i caregiver: quei
contributi sono una vergogna proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Da italiani, rievochiamo con angoscia la discriminazione, la persecuzione, la
deportazione, la morte dei nostri concittadini ebrei, traditi dalle leggi
razziali volute dal fascismo; e da tanti dei suoi adepti venduti ai carnefici
nazisti, con la complicità della monarchia, di tanti che si ritenevano
intellettuali, di parte della popolazione. Non possiamo limitarci a questo
sentimento, per quanto sincero e doveroso: sarebbe un’occasione mancata. Sarebbe
un errore“. A dirlo, in occasione della Giornata della Memoria, è stato il
presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il capo dello Stato, durante la
cerimonia al Quirinale, ha citato la scrittrice Elena Loewenthal, che ha parlato
della “tragica concatenazione degli eventi” come un “buio”. Un buio “della
ragione, della morale, dei sentimenti di umanità e di pietà – dice Mattarella -.
La notte, senza stelle e senza speranza, di Elie Wiesel, dove appaiono solo le
fiamme dei forni crematori e dove il cielo disperde nel fumo corpi, identità,
storie, affetti, sogni di migliaia e migliaia di vittime. Il buio in cui si
sviluppò la fitta nebbia di paura, di indifferenza, di opportunismo che pervase
tanta parte della popolazione: anche padri e madri esemplari, rispettosi della
propria religione, cittadini irreprensibili, educatori scrupolosi, militari e
funzionari che ritenevano di avere un alto senso dell’onore. Quella cupa
oscurità che si scatenò come un ciclone spaventoso nel cuore della civile
Europa, abbattendo secoli di conquiste, di istituzioni civili, di grandi scuole
di diritto, supera il suo tempo e i suoi confini, perché si insinua nel profondo
dell’animo umano”.
Il presidente ha parlato del sistema di sterminio – con il culmine della
“spaventosa macchina di morte di Auschwitz” – come il frutto avvelenato di una
grande, rovinosa menzogna. Una menzogna che si sviluppa lungo la storia e di cui
la Shoah è stata la conseguenza più grave e mostruosa. La menzogna che vi
possano essere disuguaglianze, graduatorie, classificazioni di superiorità e
inferiorità, tra gli esseri umani. Che la vita, la dignità, i diritti,
inviolabili e inalienabili, di ciascuno di essi possano essere posti in dubbio,
negati, calpestati, nel turpe nome di una supremazia razziale o biologica. Ma la
grande menzogna della Shoah, nata nel chiuso dei circoli fascisti e nazisti,
nelle menti perverse di ideologi e di gerarchi, si diffuse e si sparse
attraverso una infìda ma efficace campagna di propaganda e di manipolazione, che
sfruttava l’antico pregiudizio antiebraico presente in larghi strati della
popolazione europea”. Da questa infame bugia ripetuta nel tempo si arrivò
all’abisso. “La pretesa inferiorità razziale – continua il capo dello Stato -,
teorizzata, proclamata, insegnata e, infine, tradotta in legge, portò
ineluttabilmente all’individuazione degli ebrei – una minoranza assai ridotta
dal punto di vista numerico – come il pericolo per la sopravvivenza del popolo,
della nazione. Come notarono acutamente Adorno e Horkheimer, gli ebrei vennero
bollati come male assoluto dagli adepti del male assoluto, e cioè dai nazisti.
‘Per i fascisti – scrivono i due filosofi – gli ebrei non sono una minoranza, ma
l’altra razza, il principio negativo come tale; la felicità del mondo intero
dipende dalla loro distruzionè. In questo ‘mondo capovolto’, come l’ha definito
Primo Levi, la conseguenza poteva essere una sola e terribile: la persecuzione,
in tutti i suoi gradi, fino allo sterminio”.
Oggi Mattarella rivendica che “nella Repubblica non c’è posto per il veleno
dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che
affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi
coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione per chi coltiva odio”. Il
presidente della Repubblica si è rivolto alla senatrice a vita Liliana Segre per
rinnovare “la riconoscenza della Repubblica per la sua preziosa testimonianza
degli orrori vissuti e per il suo messaggio, sempre contrassegnato dal rigetto
dell’odio, della vendetta, della violenza. Cara senatrice, in questa occasione
solenne desidero esprimerle, a nome della Repubblica, la solidarietà, la stima e
l’affetto a fronte di attacchi colmi, a un tempo, di volgarità e di imbecillità.
Volgarità e imbecillità: come lo sono da sempre le manifestazioni di razzismo e
di antisemitismo, del resto configurati dalla legge come reati”. Il “riproporsi
e diffondersi” di “manifestazioni di razzismo e antisemitismo”, d’altra parte, è
“indice di alta pericolosità e interpella una azione rigorosa da parte delle
autorità di tutta l’Unione Europea” aveva detto poco prima Mattarella.
“La Repubblica Italiana e la sua Costituzione sono nate contro le ideologie
disumane e sanguinarie che avevano avvelenato la prima metà del Novecento,
lasciando dietro di sé lutti, devastazioni, memorie incancellabili di orrore”
continua Mattarella. “Sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di
sterminio, dei combattenti per la libertà, delle donne e degli uomini annientati
solo per ciò che erano, per quel che pensavano, per quello in cui credevano”.
***
Il discorso integrale del presidente della Repubblica
Rivolgo un saluto cordiale ai Presidenti del Senato e della Camera, del
Consiglio dei Ministri, a tutti quanti sono in questo Salone e a quanti seguono
da remoto. Ringrazio molto per la loro presenza Liliana Segre, Edith Bruck, Sami
Modiano.
Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questo importante e
irrinunziabile giorno di commemorazione e di riflessione, la cui intensità è
sempre massima senza che possa essere scalfita dal trascorrere del tempo.
Un ringraziamento a Stefano Santospago che ci ha così ben condotto in questo
percorso doloroso della memoria.
Ringrazio il Ministro Valditara per le sue importanti parole. Ringrazio la
Presidente Noemi Di Segni, anche per il suo lungo, appassionato, efficace
incarico alla guida delle Comunità ebraiche italiane.
Ringrazio gli autori dei filmati e dei testi; ringrazio i musicisti – Francesca
Leonardi e Andrea Oliva – che ci hanno fatto apprezzare la bellezza della musica
di compositori ebrei. Ascoltandola e venendone coinvolto, pensavo che, nella
cupa stagione del nazismo, sarebbe stata proibita come “arte degenerata”.
Complimenti e auguri a Ludovica, Eleonora, Federico, Edoardo, che hanno
intervistato, con efficacia e con puntualità di domande, la senatrice Segre alla
quale rinnovo la riconoscenza della Repubblica per la sua preziosa testimonianza
degli orrori vissuti e per il suo messaggio, sempre contrassegnato dal rigetto
dell’odio, della vendetta, della violenza.
Cara Senatrice, in questa occasione solenne desidero esprimerle, a nome della
Repubblica, la solidarietà, la stima e l’affetto a fronte di attacchi colmi, a
un tempo, di volgarità e di imbecillità. Volgarità e imbecillità: come lo sono
da sempre le manifestazioni di razzismo e di antisemitismo, del resto
configurati dalla legge come reati.
Volgarità e imbecillità che non ne riducono la gravità: il loro riproporsi e
diffondersi è indice di alta pericolosità e interpella un’azione rigorosa da
parte delle autorità di tutta l’Unione Europea.
Abbiamo appena ascoltato le storie tragiche -particolarmente atroci – di due
piccoli italiani, Sergio ed Elena. Tutte le violenze sono inaccettabili,
spregevoli, ma quelle contro i bambini, in ogni parte del mondo, addolorano,
scuotono le coscienze e le interpellano ancora più in profondità.
Ogni volta che ci accostiamo al tema della Giornata della Memoria, ogni volta
che assistiamo alla rievocazione di quell’inferno sulla terra, ogni volta che
sentiamo narrare le storie delle vittime e dei loro aguzzini, veniamo colti,
nonostante i tanti decenni che ormai ci separano da quella tragica catena di
mostruosità, da angoscioso sbigottimento.
Come se quella discesa dolorosa – ricordata, studiata, analizzata – al punto più
oscuro della storia dell’umanità, riservasse sempre la scoperta di nuovi
episodi, di nuove pagine, di un orrore che sembra non avere mai fine. Perché, in
realtà, non ha mai fine.
La caccia agli ebrei, le deportazioni su carri bestiame, le selezioni, il
freddo, le torture, la fame, gli esperimenti medici, le esecuzioni di massa, le
camere a gas, le ciminiere dei crematori, le marce della morte. Famiglie
smembrate e distrutte, omicidi brutali, violenze inaudite, condotte con sadismo
o con burocratica impassibilità.
Non soltanto una barbara e improvvisa esplosione di odio e di violenza razziale,
quanto una presunta ideologia, una cosiddetta politica, un vero e proprio
sistema di morte costruito negli anni, con malvagia determinazione, fondato
sull’odio razziale.
Mai nella storia dell’uomo uno sterminio era stato così lungamente progettato e
così accuratamente programmato, nei minimi dettagli e con sconvolgente
efficienza. In tutti i rami e le categorie dello stato nazista – giuristi,
medici, economisti, scienziati, giornalisti, ingegneri, burocrati, militari,
semplici cittadini trasformati in delatori – vi furono chiamati a dare – e
fornirono – il loro attivo contributo per realizzare i deliri omicidi di un
dittatore e dei suoi perfidi complici. I volenterosi carnefici di Hitler,
secondo la efficace definizione di Daniel Goldhagen.
Il sistema di sterminio, di morte, di depravazione, che ha il suo culmine nella
spaventosa macchina di morte di Auschwitz, è stato il frutto avvelenato di una
grande, rovinosa menzogna. Una menzogna che si sviluppa lungo la storia e di cui
la Shoah è stata la conseguenza più grave e mostruosa. La menzogna che vi
possano essere disuguaglianze, graduatorie, classificazioni di superiorità e
inferiorità, tra gli esseri umani. Che la vita, la dignità, i diritti,
inviolabili e inalienabili, di ciascuno di essi possano essere posti in dubbio,
negati, calpestati, nel turpe nome di una supremazia razziale o biologica.
Ma la grande menzogna della Shoah, nata nel chiuso dei circoli fascisti e
nazisti, nelle menti perverse di ideologi e di gerarchi, si diffuse e si sparse
attraverso una infìda ma efficace campagna di propaganda e di manipolazione, che
sfruttava l’antico pregiudizio antiebraico presente in larghi strati della
popolazione europea.
Fu così che la pretesa inferiorità razziale, teorizzata, proclamata, insegnata
e, infine, tradotta in legge, portò ineluttabilmente all’individuazione degli
ebrei – una minoranza assai ridotta dal punto di vista numerico – come il
pericolo per la sopravvivenza del popolo, della nazione.
Come notarono acutamente Adorno e Horkheimer, gli ebrei vennero bollati come
male assoluto dagli adepti del male assoluto, e cioè dai nazisti. “Per i
fascisti – scrivono i due filosofi – gli ebrei non sono una minoranza, ma
l’altra razza, il principio negativo come tale; la felicità del mondo intero
dipende dalla loro distruzione”. In questo “mondo capovolto”, come l’ha definito
Primo Levi, la conseguenza poteva essere una sola e terribile: la persecuzione,
in tutti i suoi gradi, fino allo sterminio. Di queste menzogne si sono nutriti i
totalitarismi del Novecento. Se ne alimentano ancora oggi razzismo e
antisemitismo. A queste menzogne attingono ai nostri giorni i despoti, gli
aggressori.
In questo giorno siamo qui per ricordare la schiera di vittime incolpevoli – sei
milioni di persone – soffocate nelle camere a gas, trucidate dai plotoni di
esecuzione, perite per i maltrattamenti e per l’inedia dentro le cupe mura dei
ghetti: anziani, giovani, donne, uomini, bambini, neonati. Ebrei, in massima
parte, rom e sinti, omosessuali, dissidenti politici, appartenenti a minoranze
religiose, disabili, malati di mente. Tutti definiti appartenenti a categorie
non degne di vivere.
Da italiani, rievochiamo con angoscia la discriminazione, la persecuzione, la
deportazione, la morte dei nostri concittadini ebrei, traditi dalle leggi
razziali volute dal fascismo; e da tanti dei suoi adepti venduti ai carnefici
nazisti, con la complicità della monarchia, di tanti che si ritenevano
intellettuali, di parte della popolazione. Non possiamo limitarci a questo
sentimento, per quanto sincero e doveroso: sarebbe un’occasione mancata. Sarebbe
un errore.
Elena Loewenthal, parlando della tragica concatenazione degli eventi che si
ricorda nel Giorno della Memoria, ha scritto che gli ebrei, che l’hanno subita,
“ci sono precipitati dentro. Era buio”. Il buio di cui parla Elena Loewenthal è
quello della ragione, della morale, dei sentimenti di umanità e di pietà. La
notte, senza stelle e senza speranza, di Elie Wiesel, dove appaiono soltanto le
fiamme dei forni crematori e dove il cielo disperde nel fumo corpi, identità,
storie, affetti, sogni di migliaia e migliaia di vittime. Il buio in cui si
sviluppò la fitta nebbia di paura, di indifferenza, di opportunismo che pervase
tanta parte della popolazione: anche padri e madri esemplari, rispettosi della
propria religione, cittadini irreprensibili, educatori scrupolosi, militari e
funzionari che ritenevano di avere un alto senso delll’onore.
Quella cupa oscurità che si scatenò come un ciclone spaventoso nel cuore della
civile Europa, abbattendo secoli di conquiste, di istituzioni civili, di grandi
scuole di diritto, supera il suo tempo e i suoi confini, perché si insinua nel
profondo dell’animo umano.
Il tentativo, messo in atto dalla Germania nazista, di cancellare gli ebrei
dalla faccia dell’Europa, racchiude in sé, in modo emblematico, tutto il male
che l’uomo è in grado di commettere quando si lascia contagiare, per
superficialità, per indifferenza, per viltà, per interesse, dal virus dell’odio,
del razzismo, della sopraffazione.
Quando la ragione si offusca fino a spegnersi, quando gli innati sentimenti
contrapposti di umanità – la solidarietà, la pietà, il senso della propria
dignità e della responsabilità che ne consegue– si inaridiscono, la barbarie
rinasce e il valore di libertà, di pace, di fratellanza, proprio di ogni donna e
di ogni uomo, cede al suo contrario, generando guerra, schiavitù, violenza,
sterminio.
Quest’anno celebriamo gli ottanta anni della Repubblica. Un evento decisivo
della nostra storia.
Come ha scritto il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, la riflessione sugli
orrori vissuti e sulle leggi razziste “è stata uno dei motori che hanno portato
alla fondazione di una nuova società italiana, nella quale è cambiata anche la
forma di sovranità, da monarchia a Repubblica”.
La Repubblica Italiana e la sua Costituzione sono nate contro le ideologie
disumane e sanguinarie che avevano avvelenato la prima metà del Novecento,
lasciando dietro di sé lutti, devastazioni, memorie incancellabili di orrore.
Sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio, dei
combattenti per la libertà, delle donne e degli uomini annientati solo per ciò
che erano, per quel che pensavano, per ciò in cui credevano.
Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi
della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente,
per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione,
di sopraffazione, per chi coltiva odio.
Far memoria della Shoah oggi, ricordare quegli orrori indicibili e le vittime
innocenti, non è soltanto un dovere: significa rinnovare con forza il nostro
patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza; significa
ribadire con fermezza che non permetteremo mai più che indifferenza, paura,
complicità possano aprire nuovamente le porte a quello o ad altro abisso.
Questa cerimonia è l’occasione per esprimere, con orgoglio e con responsabilità,
il patriottismo italiano e repubblicano che ci rende custodi, in ogni
circostanza e in ogni momento, della dignità, unica, incancellabile e
inalienabile, della persona umana. Custodi della democrazia.
L'articolo “Gli ebrei italiani furono traditi dalle leggi razziali del
fascismo”: il discorso di Mattarella al Quirinale proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Il rapimento e il barbaro assassinio di Giulio rimangono una ferita aperta nel
corpo della comunità nazionale”. Al decimo anniversario della morte di Giulio
Regeni, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha mandato un messaggio
rivolto alla madre Paola Deffendi, al padre Claudio Regeni e a Paolo Dijust,
sindaco di Fiumicello Villa Vicentina, il comune in provincia di Udine di cui la
famiglia del ricercatore ucciso è originaria.
“Nella dolorosa ricorrenza odierna, rinnovo la vicinanza della Repubblica alla
famiglia Regeni e l’impegno del nostro ordinamento affinché sia onorata la
memoria di Giulio facendo piena luce sulle circostanze e le responsabilità che
ne segnarono il tragico destino”, aggiungendo che “la piena collaborazione delle
autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura
italiana [. . . ] continua a rappresentare un banco di prova“.
E ha rilanciato l’appello di chi in questi anni ha continuato a chiedere alle
autorità di non abbandonare il caso: “Verità e giustizia non devono prestarsi a
compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei
familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento
costituzionale e sociale e delle relazioni internazionali”. Un decennio segnato
soprattutto da “l’impegno di quanti, con dedizione, hanno operato e operano per
[. . . ] la verità storica e giudiziaria”, un impegno che “merita rispetto e
gratitudine” per “un’esigenza condivisa da tutti gli italiani e non solo”. Nella
parole del capo dello Stato, questa occasione rappresenta un modo per ribadire
“le ragioni universali della giustizia e del rispetto dei diritti fondamentali
dell’uomo, contro ogni forma di tortura”. E ha concluso: “Rivolgo anzitutto un
affettuoso pensiero ai suoi genitori, colpiti dal dolore inconsolabile per la
perdita di un figlio avvenuta per cause abiette e con modalità disumane”.
L'articolo Mattarella: “Verità e giustizia per Giulio Regeni, piena
collaborazione con le autorità egiziane” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Non si cancellino le regole condivise”, altrimenti il mondo torna alla
“barbarie“. È l’allerta lanciata da Sergio Mattarella durante il discorso tenuto
davanti ai vincitori del concorso per Segretari di Legazione – Corso “Boris
Biancheri Chiappori”. Dopo l’intervento del ministro degli Esteri Antonio
Tajani, il presidente della Repubblica ha rivolto un saluto ai presenti. “Si
tratta di evitare che questo percorso di regole condivise prenda una repentina
strada verso la barbarie“, ha detto ai giovani diplomatici, ricordando di avere
sempre come orientamento “la Costituzione“.
In un momento di alta tensione geopolitica, il capo dello Stato ha lanciato un
messaggio in relazione al ruolo del nostro Paese. “L’Unione europea deve
assumere un ruolo centrale per quanto riguarda la vostra attività diplomatica”
perchè “l’azione dell’Italia è inscindibile da quella dell’Unione. Tutelarne
coesione e prestigio è in realtà un’altra forma del nostro protagonismo, del
nostro interesse nazionale”, è il pensiero di Mattarella. “La diplomazia – ha
aggiunto – deve anche avere coraggio, il coraggio di difendere posizioni di
civiltà che il nostro Paese interpreta, anche contro ostinazioni e posizioni
difformi, il coraggio di affermare i principi del diritto internazionale quando
vengono disattesi o violati”. Quindi si è rivolto ai giovani diplomatici: “Avete
scelto un compito esigente e anche di grande responsabilità perché essere in
diplomazia significa essere al servizio della Costituzione, dei suoi valori: la
pace, la cooperazione tra i popoli, il rispetto della dignità umana, la tutela
dei diritti fondamentali di ciascuno. Sono criteri non astratti ma concreti, da
sviluppare, tutelare e assumere continuamente come orientamento per le vostre
azioni”.
L'articolo Mattarella: “Senza regole condivise il mondo torna alla barbarie.
Azione dell’Italia inscindibile da Ue” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’impegno degli atleti paralimpici è “un elemento di civiltà che induce molti
ragazzi a impegnarsi nello sport paralimpico, una esortazione a fare come voi.
Per tutti gli atleti, di qualunque genere, c’è il continuo sforzo a superarsi, a
fare meglio, questo spinge a una competizione con se stessi, la più importante
che si possa svolgere”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio
Mattarella ricevendo al Quirinale gli atleti paralimpici vincitori dei mondiali.
“Il vostro esempio spinge molti a impegnarsi negli sport paralimpici, un grande
contributo al Paese e alla crescita civile“, ha sottolineato il capo dello
Stato. “Vi sono accanto per questo messaggio che lanciate, esortando a
impegnarsi in uno sport paralimpico. Un grande progetto che va sviluppato sempre
di più e io vi assicuro la piena vicinanza della presidenza della Repubblica”,
ha concluso Mattarella.
L'articolo Mattarella riceve gli atleti paralimpici al Quirinale: “Col vostro
esempio contribuite alla crescita civile dell’Italia” proviene da Il Fatto
Quotidiano.