La Costituzione come “autentico presidio dei diritti e delle responsabilità” che
“definiscono la nostra comunità nazionale” e che, in questo contesto
geopolitico, fornisce i “principi” – insieme alla Carta delle Nazioni Unite – da
prendere come “saldo punto di riferimento”. Il monito arriva dal presidente
della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata dell’Unità
Nazionale: “In un contesto internazionale segnato da tensioni, conflitti e dal
riemergere di dinamiche di contrapposizione e di aspirazioni egemoniche che
turbano l’equilibrio mondiale, i principi che hanno ispirato la nascita della
Repubblica – ha ricordato il capo dello Stato – e che trovano espressione nella
nostra Carta costituzionale e si ancorano alla Carta delle Nazioni Unite sono
saldo punto di riferimento”.
La Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera
richiama – ha ricordato Mattarella – “elementi fondanti dell’identità della
Repubblica: indipendenza, sovranità popolare, libertà, giustizia e pace”. Valori
che sono “maturati lungo un percorso storico complesso e non privo di
afflizioni”, che “trova la sua più alta e compiuta espressione nella
Costituzione, autentico presidio dei diritti e delle responsabilità che
definiscono la nostra comunità nazionale”. L’unità, ha aggiunto, “non
costituisce soltanto un assetto politico-istituzionale, bensì è un ideale
profondo e condiviso, che attraversa e interpreta l’intera vicenda storica del
nostro Paese”.
Insieme all’inno e al tricolore, compone la triade di “simboli di una comunità
fondata sulla partecipazione, sulla solidarietà e sul rispetto delle istituzioni
democratiche e di ogni persona”. Un patrimonio di valori che la Giornata
dell’Unità Nazionale “invita a rinnovare e a trasmettere, in particolare alle
giovani generazioni, in un dialogo costante e aperto”. Proprio ai più giovani,
ha insistito il presidente della Repubblica, le istituzioni “sono tenute a
offrire orientamento, fiducia e responsabilità, affinché possano contribuire con
piena consapevolezza alla costruzione del futuro del Paese” in un momento
caratterizzato da “sfide globali di inedita complessità”.
L'articolo Mattarella: “La Costituzione presidio di diritti e responsabilità.
Nei conflitti Carta e Onu punti di riferimento” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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I sostenitori del Sì “tirano per la giacchetta” il Capo dello Stato. Il comitato
promosso dai Libdem del deputato Luigi Marattin lo scorso 21 febbraio (che in
queste ore sta rimbalzando in ogni chat) ha pubblicato un post con alcune card
che associano le frasi pronunciate in passato da Sergio Mattarella alla
battaglia referendaria. “Siamo perfettamente d’accordo con Mattarella” è la
chiosa con l’immagine del presidente sotto al simbolo del Sì.
Il Quirinale già una volta, a gennaio, era dovuto intervenire dopo che, come
aveva raccontato il Fatto Quotidiano, l’ex parlamentare di Forza Italia Andrea
Cangini oggi nel Comitato Sì Separa promosso dalla Fondazione Einaudi aveva
sostenuto che il Presidente della Repubblica è favorevole alla riforma Nordio.
In quell’occasione il Colle aveva scritto una nota ad Huffpost che aveva
pubblicato il commento di Cangini. “Naturalmente nessun desiderio di impedire
libere interpretazioni né ricostruzioni, anche proiettate ad alcuni decenni
addietro, ma è fortemente auspicabile che ci si astenga dal tentativo, comunque
vano e improduttivo, di cercare di arruolare il Presidente della Repubblica in
uno schieramento o semplicemente in una posizione politica”.
L'articolo Referendum giustizia, i sostenitori del Sì ci ricascano e “arruolano”
il presidente Mattarella proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è “grande preoccupazione” per “lo scenario di crisi che si è determinato con
la nuova guerra in corso a seguito dell’azione militare degli Stati Uniti e di
Israele contro l’Iran“. È quanto si legge nel documento finale della riunione di
oggi al Quirinale del Consiglio supremo di Difesa, presieduto da Sergio
Mattarella, che ha analizzato “i gravi effetti destabilizzanti che questa crisi
sta producendo nell’intera regione del vicino Medio Oriente e nell’area del
Mediterraneo”.
Il Consiglio Supremo di Difesa “ha constatato con preoccupazione che la crisi
dell’ordine internazionale, incentrato sull’Onu, con la moltiplicazione delle
iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale anche di fronte a
sfide comuni come le effettive ragioni di sicurezza legate al rischio di
realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran, quelle relative alla
sicurezza di Israele e dei suoi cittadini, alla condanna del regime di Teheran e
delle sue disumane repressioni“.
“Nell’attuale contesto di instabilità, irresponsabilmente aperto
dall’aggressione della Russia all’Ucraina, con le progressive lacerazioni della
pacifica convivenza internazionale, l’indebolimento delle istituzioni
multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale, l’Italia è
impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via
negoziale e diplomatica“, continua la nota conclusiva. “Il Consiglio, nel pieno
rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione – sottolinea – esprime forte
preoccupazione per il moltiplicarsi di conflitti, in particolare nell’area
mediterranea e nel Medio Oriente, dove sono in gioco nostri interessi strategici
vitali. Attacchi a civili, di cui troppo sovente sono vittime bambini come nel
caso della strage della scuola di Minab, sono sempre inaccettabili”, prosegue la
nota.
La riunione dell’organo di rilevanza costituzionale che si occupa dei temi
riguardanti la sicurezza e la difesa nazionale è durata 2 ore e 20 minuti. Erano
presenti, oltre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla premier
Giorgia Meloni, anche diversi ministri, Antonio Tajani (Esteri), Guido Crosetto
(Difesa), Matteo Piantedosi (Interno), Giancarlo Giorgetti (Economia), Adolfo
Urso (Imprese), il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo
Mantovano, il capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano, il
segretario del Consiglio supremo di difesa Francesco Garofani e il segretario
generale della Presidenza della Repubblica Ugo Zampetti.
È stato evidenziato anche “come l’estensione del conflitto ad opera dell’Iran
rischia anche di aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative
di organizzazioni terroristiche“. “Per l’insieme di queste ragioni – si legge
ancora – l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha
ribadito il Presidente del Consiglio in Parlamento”. Il Consiglio ha preso atto
favorevolmente all’ok del Parlamento a rispondere alle richieste dei Paesi
alleati di assistenza nella loro difesa ma anche “sulla necessità che l’utilizzo
delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle
forze statunitensi avvenga nel rispetto del quadro giuridico definito dagli
accordi internazionali vigenti che include fra l’altro attività addestrativa e
di supporto tecnico-logistico“. È stato preso atto, anche, che “eventuali
richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate
dagli accordi citati saranno sottoposte al Parlamento”.
Il Consiglio, si legge nel comunicato, “ha sottolineato l’importanza
dell’iniziativa assunta dal Governo di operare insieme ai principali alleati
europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, per coordinare le
iniziative sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più
generale della sicurezza. Ciò anche in considerazione dell’allarme per i missili
lanciati verso Cipro – territorio dell’Unione Europea – e verso la Turchia –
territorio dell’Alleanza Atlantica – e intercettati dalle difese Nato nel
Mediterraneo orientale nonché dei rischi che il conflitto in Iran sta producendo
sul piano della sicurezza economica ed energetica, sia a livello nazionale che
internazionale”. PEr quanto riguarda il Libano il Consiglio ritiene “allarmanti
le continue gravi violazioni della risoluzione n. 1701 del 2006 e il ripetersi
di inammissibili attacchi da parte israeliana al contingente di Unifil,
attualmente a guida italiana” e ha condannato “l’aggressione ai militari
italiani a Erbil in Iraq”.
L'articolo Iran, Mattarella riunisce il Consiglio Supremo di Difesa: “Gravi
effetti destabilizzanti. Iniziative unilaterali indeboliscono l’Onu” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto la laurea
magistrale honoris causa in Politica, istituzioni e mercato all’università di
Firenze nel 150esimo anno dalla fondazione della Scuola di scienze politiche
Cesare Alfieri. La cerimonia si è tenuta al Teatro del Maggio musicale
fiorentino. Nel suo discorso il capo dello Stato ha ricordato un passaggio della
prefazione di Silvano Tosi – allievo di Alfieri e poi docente della scuola – a
Democrazia in America di Alexis de Tocqueville: “Nelle molte intuizioni
profetiche di Tocqueville, la più inquietante per il nostro tempo è forse quella
che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide
cesarista, cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce quell’aspetto
filantropico, quelle forme fraudolentemente rappresentative, quel temibile
ufficio tutorio dell’individuo, che Tocqueville definì magistralmente,
cogliendone l’intimo spirito, nel concludere che si tendeva a far perpetuare
l’infanzia dell’uomo”. Tosi scriveva nel 1957, oltre sessant’anni fa, senza
poter immaginare gli ultimi anni. “Non lasciamo che questo avvenga, che si
realizzi una simile regressione” chiosa ancora Mattarella.
Il presidente Mattarella, che ha raggiunto Firenze in treno, è stato accolto
dalla sindaca Sara Funaro, dalla prefetta Francesca Ferrandino e dal presidente
della Regione Toscana Eugenio Giani. Dopo la cerimonia, il capo dello Stato ha
visitato l’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea.
Il passaggio alla stazione di Santa Maria Novella del presidente è stato
immortalato a distanza dai telefonini di alcuni viaggiatori in attesa, che gli
hanno tributato un breve applauso.
In altri passaggi il discorso di Mattarella è sembrato toccare aspetti
dell’attualità stringente. “I protagonisti degli scenari globali, con grande e
crescente influenza sulla vita quotidiana di singoli e comunità, sono soggetti
tecnologici e finanziari – ha detto ancora, battendo su un tasto che torna
spesso nei suoi discorsi degli ultimi anni -. Sovente vi si fondono i due
aspetti. Non si tratta di fenomeni completamente nuovi. Nuova è la pretesa di
abbattere gli impegni assunti dopo la seconda guerra mondiale per dare ordine ai
rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati. La pretesa, infatti, è
di agire al di fuori delle regole di Stati e di organismi sovranazionali,
erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi”. In
questo contesto, dice ancora il presidente, “il fondatore della Cesare Alfieri
esortava i docenti di dare ai giovani ‘buone vettovaglie’ e di fornirli di
‘buone armi per tutta la campagna della vita militante’. Questo proposito appare
oggi quanto mai essenziale perché la contemporaneità sta imponendo sfide
rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti
riflessi sugli ambiti istituzionali”.
L'articolo Mattarella e l’allarme sulla “tirannide cesarista”: “C’è la pretesa
di agire al di fuori di organismi sovranazionali” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Ci sono tutti i vertici della magistratura, del Csm e delle istituzioni. Ma lui
no. Ha preferito non esserci. Anche per evitare imbarazzi con il presidente
della Repubblica Sergio Mattarella che solo una settimana fa, presiedendo il
plenum, lo ha strigliato spiegando che serve “rispetto tra le istituzioni” nella
campagna referendaria. Mercoledì mattina a Napoli, all’inaugurazione della
Scuola Superiore della Magistratura, non c’è il ministro della Giustizia Carlo
Nordio. Quest’ultimo nei giorni scorsi ha delegato il suo viceministro Francesco
Paolo Sisto a presenziare alla cerimonia in cui sarà presente anche il capo
dello Stato.
Nel programma dell’evento sono previsti gli interventi del vicepresidente del
Csm, Fabio Pinelli, del viceministro Sisto e della presidente della Scuola
Superiore della Magistratura Silvana Sciarra. Ma a Castel Capuano ci sono anche
i vertici della magistratura: il primo presidente di Cassazione Pasquale
D’Ascola che all’inaugurazione dell’anno giudiziario aveva esortato a “garantire
l’indipendenza della magistratura”, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri
(frontman del “No”), il presidente della Corte D’appello di Napoli Maria Rosaria
Covelli, il procuratore Generale Aldo Policastro che aveva spiegato che la
separazione delle carriere faceva parte del piano della P2 di Licio Gelli
provocando la furia di Nordio (“Non gli stringerei la mano”), la presidente
della Scuola dell’Amministrazione, Paola Severino, e il capo dell’ufficio
legislativo del ministero della Giustizia, Antonio Mura. Oltre a loro anche il
presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e il sindaco di Napoli, Gaetano
Manfredi.
La decisione di Nordio di delegare Sisto per il ministero è stata presa negli
ultimi giorni, anche alla luce dell’impegno in vista del referendum sulla
separazione delle carriere del 22 e 23 marzo: oggi alle 15 il ministro della
Giustizia discuterà con il leader del M5s Giuseppe Conte a Palermo per un
dibattito proprio sulla riforma costituzionale. Ma, ad ogni modo, meglio evitare
incontri sgraditi.
L'articolo Referendum, Nordio evita Mattarella e Gratteri: non va
all’inaugurazione della Scuola della magistratura a Napoli proviene da Il Fatto
Quotidiano.
di Francesca Carone*
La Costituzione scritta dai Padri costituenti e approvata nel dicembre del 1947,
non è un documento definitivo racchiuso in un luogo sicuro, consegnato una volta
per tutte alla storia del nostro Paese. Non appartiene al “passato”: è la
traccia indelebile e atemporale più alta della politica italiana che riassume
l’universalità dei valori, dei diritti e dei doveri nell’alveo della convivenza
civile e della legalità. Dietro questo documento vi è la lotta non solo fisica,
ma anche intellettuale di tutti coloro che hanno difeso il nostro Paese prima e
dopo che fosse scritta.
La Costituzione assolve ad un ruolo fondamentale nella vita civile e politica
del Paese. Per questo deve essere difesa e protetta attraverso le voci e la
forza dei nuovi partigiani, degli attivisti e dei custodi invisibili che operano
affinché essa rimanga salda nel divenire legislativo del nostro Paese.
La scorsa settimana Mattarella ha presieduto il Plenum del CSM, prima volta in
11 anni di mandato, come da lui evidenziato nella prima parte dell’intervento.
Nell’occasione il Presidente ha rimarcato “la necessità e il desiderio di
sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale
del Consiglio Superiore della Magistratura” nonché “il rispetto che occorre
nutrire e manifestare da parte delle altre istituzioni”. Il Presidente ha
inoltre esortato al “rispetto vicendevole” delle istituzioni “in qualsiasi
momento, in qualsiasi circostanza”.
Un intervento che ha scosso l’opinione pubblica, ricordando che Diritto e
Giustizia sono racchiusi nel solco della Costituzione, pilastro e modello
fondamentale dello Stato. La presenza di Mattarella in una seduta ordinaria del
CSM, profondamente simbolica e “patriottica”, testimonia la deriva etica della
società, stordita da un malessere generale, in balia di una profonda crisi
determinata, in gran parte, da una scissione sociale e politica sempre più
evidente: valori come lavoro, uguaglianza, democrazia, scuola, famiglia,
giustizia sono relegati alla base di una piramide al cui vertice spicca una
sorta di edonismo strutturato, sostenuto dallo sciabordio del potere e della
ricchezza.
Valori relegati ormai nel sottoinsieme di nicchia della politica e della vita
sociale, proprio come le bomboniere della cresima e della comunione nella
vetrina del soggiorno.
Tutto ruota intorno al benessere e all’apparenza e il flusso della vita sociale
e politica si protende verso questi pseudo valori figli del potere e della
ricchezza. Valori come Giustizia, uguaglianza, democrazia, famiglia, scuola sono
svuotati dello loro essenza e rappresentano solo il mezzo per raggiungere uno
status. Tutta la società orbita intorno a categorie che trascurano il valore
intrinseco della sua umanità, facendo leva sulle categorie derivanti dal potere.
Dalla scuola, all’università, dalla politica alla società (sempre più
stratificata e anaffettiva), vi è uno stallo pericoloso disconnesso dalla realtà
che si autodetermina nel costante processo di disumanizzazione.
La crisi della scuola è soprattutto una crisi di valori e di cultura: si vive
nell’alveo di un analfabetismo etico, sentimentale e relazionale che annienta i
valori essenziali.
La crisi della Giustizia è anch’essa una crisi di valori che si ripercuote nella
gestione del pluralismo e della democrazia. Non è un caso che la scuola viva un
momento di grande incertezza, che la violenza dilaghi in tutti gli angoli e in
tutte le modalità, che la politica sia una cartina di tornasole di
un’autoreferenzialità fine a sé stessa.
Occorre reinvestire nei valori sviluppando una rete che riumanizzi la vita
sociale e politica del Paese. A partire dalla scuola, dalla famiglia, dalle
periferie: innestando i semi della cultura, della conoscenza e del pensiero
critico, attraverso una partecipazione consapevole e attiva.
Con una metafora in stile cavalleresco, il Presidente Mattarella ha dato un
primo segnale di cambiamento “salendo come un vero patriota sul suo cavallo” e
lanciando un monito alle narrazioni aggressive, dissonanti e pretestuose nella
chiassosa diatriba referendaria in cui si potrà modificare una Carta, che
rappresenta l’emblema della Democrazia e del Diritto. Il moderno Mameli, nel
nuovo Inno all’Italia, avrebbe stretto a “coorte” tutti i giornalisti,
magistrati, intellettuali, attivisti e gente comune che, percependo il pericolo
di un’incombente deriva democratica, intonano simbolicamente, con la loro
testimonianza, un inno comune in difesa della Costituzione: sono i nuovi
patrioti e partigiani che, senza spade e senza elmi, si riconoscono stringendosi
a coorte nei palinsesti, sulle pagine di giornali, nel posto di lavoro, nei bar,
nei supermercati per arrestare quel vortice che rischia di svuotare una parte
essenziale della nostra Costituzione.
È in atto una narrazione sovversiva che egemonizza la libertà di pensiero
attraverso idee stereotipate volte a massificare l’orientamento e l’indirizzo
referendario del Sì, laddove “la Legge non sarebbe più uguale per tutti” perché
“manipolata” , controllata e mescolata dal potere politico: il ritorno ad un
mero giustizialismo (non a quello “dell’occhio per occhio dente per dente”) del
“ricco e potente” che la spunta sempre sul poveraccio che finisce in galera.
Anche per aver rubato dei pomodori al supermercato.
I nuovi patrioti invitano alle “armi” della conoscenza, della libertà di
pensiero, della partecipazione. Ad una piena consapevolezza del voto
referendario che deciderà il futuro del nostro Paese.
* Insegnante
L'articolo La presenza di Mattarella al Csm, simbolica e ‘patriottica’,
testimonia la deriva etica della società proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è andato a Niscemi, il paese
nisseno sconvolto dalla frana. Mattarella ha prima sorvolato la frana e poi ha
effettuato un sopralluogo nella zona rossa, accompagnato dal capo della
Protezione civile, Fabio Ciciliano, e dal sindaco Massimiliano Conti. Al suo
arrivo nella piazza di Niscemi è stato accolto da un lungo applauso dei
cittadini presenti, che gli hanno chiesto di non essere dimenticati. Il capo
dello Stato si è soffermato a parlare con alcuni residenti e a stretto la mano a
tante persone. “Ci siamo e stiamo lavorando per Niscemi” ha detto Mattarella
all’architetto Roberto Palumbo che ha perso la casa a Niscemi a causa della
frana. A chi gli raccontava il proprio dramma il presidente ha detto anche: “So
che è difficile in queste condizioni, lo capisco. Qui c’era la vostra vita. Per
questo sono venuto qui per far vedere che il sostegno si mantiene alto”.
L'articolo Mattarella a Niscemi, il sorvolo sulla frana e il sopralluogo nella
zona rossa. Agli abitanti: “So che è difficile. Noi ci siamo” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Dopo un giorno di silenzio, e un prolungato gelo tra Palazzo Chigi e il
Quirinale, Giorgia Meloni commenta la mossa a sorpresa del presidente della
Repubblica, Sergio Mattarella, che ieri si è presentato a presiedere un’anonima
seduta ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura. Una decisione presa
dal capo dello Stato per difendere l’istituzione Csm dopo le parole del
Guardasigilli Carlo Nordio. Una brutta botta per il governo, in piena campagna
in vista del referendum sulla riforma della giustizia. “Non ho sentito il
presidente della Repubblica in queste ore”, conferma Meloni in un’intervista a
SkyTg24, “ci eravamo visti la sera prima, nel tradizionale incontro
nell’anniversario dei Patti lateranensi”. Poi la premier aggiunge: “Ho trovato
le parole del presidente giuste, credo sia giusto il richiamo al rispetto tra
istituzioni, penso che sia giusto il passaggio in cui il presidente della
Repubblica dice, è importante che una istituzione come il Csm si mantenga
estranea dalle diatribe politiche”.
Meloni prova a girare a suo favore le dichiarazioni di Mattarella, che in un
minuto e mezzo ha rifilato una strigliata senza precedenti al Guardasigilli
Nordio per aver accusato il Csm di adottare decisioni sulla base di un
“meccanismo para-mafioso”. Il presidente della Repubblica infatti ha voluto
ribadire “il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da
parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione”. Ovvero del
Csm. Poi, in un altro inciso del suo intervento, Mattarella ha sottolineato che
il Consiglio superiore della magistratura “deve rimanere rigorosamente
istituzionale ed estraneo a temi o controversie di natura politica”. Un invito
fermo, insomma, ad abbassare i torni della campagna referendaria e a non far
diventare il Csm terreno di regolamento di conti.
Non potendo replicare su altri punti, su questo aspetto ha fatto leva Meloni
durante la sua intervista a SkyTg24: “Io penso che sia molto importante che
questa campagna elettorale referendaria rimanga sul merito di quello di cui noi
stiamo parlando. Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel
fango. Mi pare che sia un tentativo che interessa più quelli che hanno una
difficoltà ad attaccare una riforma che in passato hanno per varie parti
sostenuto e proposto. Credo che sicuramente non convenga a chi come noi ritiene
di aver fatto banalmente una riforma di buon senso“, dice la presidente del
Consiglio, parlando anche alla sua maggioranza.
Quella della giustizia per Meloni “non è una riforma di destra o di sinistra”, è
“una semplice riforma di buon senso che consente di avere una giustizia più
giusta, che consente di liberare il merito dei magistrati anche dal gioco delle
correnti, e che stabilisce un principio secondo me banale ma molto importante,
cioè che anche il magistrato, quando dovesse sbagliare, verrà giudicato da un
organismo terzo”. La premier quindi sull’argomento ha concluso: “Queste sono le
cose che fa la riforma, e io penso che sia importante stare sul contenuto di
questa riforma e non, diciamo, cercare di trasformarla in una polarizzazione, in
un referendum sul governo. Questo interessa chi non può stare nel merito, non
interessa a noi, perché io penso che questa riforma e la sua conferma possano
semplicemente fare del bene all’Italia”.
L'articolo Referendum, Meloni commenta Mattarella al Csm: “Ho trovato giusto il
richiamo al rispetto tra istituzioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Raffaele Galardi
Quando il Capo dello Stato invita ad abbassare i toni, non è mai un gesto
ornamentale. È un segnale istituzionale, un richiamo alla misura, un
avvertimento che il conflitto politico sta superando la soglia fisiologica. In
Italia quel ruolo oggi è affidato a Sergio Mattarella, custode di un equilibrio
che non è neutrale, ma costituzionale.
L’abbassare i toni non è un vezzo retorico. È una richiesta di responsabilità.
Significa ricordare che le parole, soprattutto quando pronunciate da chi governa
o aspira a governare, non restano sospese nell’aria: producono effetti,
legittimano comportamenti, orientano il clima civile. La storia repubblicana
insegna che le fasi di maggiore fragilità democratica sono sempre state
precedute da una degradazione del linguaggio pubblico.
Alzare i toni in risposta a un invito alla moderazione non è soltanto una scelta
comunicativa. È un atto politico consapevole. È la decisione di trasformare il
conflitto in scontro permanente, di sostituire l’argomentazione con la
contrapposizione frontale, di parlare alla parte più radicalizzata del proprio
elettorato anziché al Paese nel suo complesso. È una strategia che può portare
consenso nell’immediato, ma che spesso tradisce una difficoltà più profonda: la
perdita di terreno, l’erosione della credibilità, la necessità di ricompattare i
propri attraverso l’esasperazione del linguaggio.
Definire “eversivo” questo atteggiamento è un passaggio ulteriore. In senso
tecnico, l’eversione implica la volontà di sovvertire l’ordine costituzionale.
Non ogni polemica aspra rientra in questa categoria. La democrazia è conflitto
regolato, non silenzio imposto. Tuttavia, quando la delegittimazione sistematica
delle istituzioni diventa metodo, quando il bersaglio non è l’avversario
politico ma l’architettura stessa delle garanzie, il confine si assottiglia.
Ignorare l’appello del Capo dello Stato significa anche assumersi una
responsabilità simbolica. Vuol dire suggerire che la funzione di garanzia sia
irrilevante o, peggio, ostile. È un messaggio che incide sul rapporto tra
cittadini e istituzioni, alimentando sfiducia e polarizzazione. In un contesto
già attraversato da tensioni sociali, economiche e internazionali, la scelta di
alzare ulteriormente il volume può apparire come un gesto di forza. Ma spesso è
l’opposto: è il sintomo di una leadership che percepisce l’avvicinarsi di una
sconfitta, personale prima ancora che politica.
La sconfitta personale è la perdita della misura. È l’incapacità di distinguere
tra fermezza e aggressività, tra critica e delegittimazione. La sconfitta
politica è l’isolamento progressivo, la riduzione dello spazio di mediazione,
l’incapacità di costruire consenso oltre la propria cerchia.
Le democrazie mature si riconoscono anche da questo: dalla capacità di
accogliere un richiamo istituzionale senza trasformarlo in un pretesto polemico.
Abbassare i toni non significa arretrare sulle proprie posizioni. Significa
riconoscere che il conflitto ha limiti, e che quei limiti sono il fondamento
stesso della convivenza civile. Superarli può offrire un vantaggio immediato. Ma
nel medio periodo espone a un prezzo che raramente resta confinato a chi ha
scelto di pagarlo.
L'articolo L’appello di Mattarella ad abbassare i toni non è un gesto qualsiasi:
ignorarlo ha un significato proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sono numerose le reazioni del mondo politico alla decisione del presidente della
Repubblica di presiedere a sorpresa la seduta ordinaria del mercoledì del
Consiglio superiore della magistratura, con tanto di condanna agli attacchi al
Csm: “Le altre istituzioni rispettino il Consiglio”, ha detto Sergio Mattarella
nel suo discorso con evidente riferimento (senza mai nominarlo) al ministro
della Giustizia Carlo Nordio che ha definito “para-mafiosi” i metodi usati
dall’organo di autogoverno per le sue decisioni.
“Una visita di alto valore simbolico che segnala un forte rigore istituzionale”,
l’ha definita il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte: “Come ha detto
Mattarella – ha aggiunto – è la prima volta in 11 anni che presiede i lavori
ordinari del Consiglio Superiore della Magistratura. Le polemiche, gli attacchi
al Csm avevano superato il livello di guardia, addirittura avevano coinvolto
anche il ministro Nordio e quindi oggi c’è un invito da parte del presidente
Mattarella a rispettare l’autogoverno della magistratura e a rispettare un
invito a tutte le istituzioni per abbassare i toni”. “Il Csm è quello che oggi è
stato raccontato dal Presidente della Repubblica nel suo breve intervento di
stamattina. Un organo di autogoverno che ha un ruolo di rilievo costituzionale.
Nei confronti del quale serve, nell’ambito della separazione dei poteri sancito
dalla nostra Carta, il rispetto delle altre istituzioni“, dichiara il presidente
dei senatori del Pd, Francesco Boccia: “Non è un caso che, per la prima volta in
11 anni, il Capo dello Stato abbia presieduto un Csm ordinario e sentito la
necessità di intervenire. Ringraziamo il Presidente della Repubblica – conclude
Boccia – per aver riportato il dibattito dentro i corretti binari di un
confronto che non può mai esondare nell’offesa degli organismi costituzionali
che reggono il nostro ordinamento democratico”. Per Angelo Bonelli parlamentare
Avs e co- portavoce di Europa Verde, si tratta di “un atto di grande rilievo
istituzionale”. “Richiamare al ‘rispetto vicendevole’ tra le istituzioni
significa esercitare pienamente il ruolo di garante dell’equilibrio tra i
poteri, soprattutto dopo attacchi e delegittimazioni gravi contro il Csm”,
aggiunge Bonelli.
Reazioni positive arrivano anche da esponenti del centrodestra, da Forza Italia
in particolare. Il Presidente della Repubblica “penso abbia fatto benissimo a
presiedere il Csm se questo serve a smorzare i toni di questo referendum perché
sia da una parte sia dall’altra” ci vuole “un po’ più di volontarietà di
spiegare il referendum invece che lanciare colpi di scimitarra al vento, gli
italiani non hanno bisogno di tutto questo vogliono capire perchè votare a
questo referendum”, dice il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto.
Sempre dagli azzurri arriva il commento di Giorgio Mulè, vicepresidente della
Camera dei deputati e responsabile della campagna del sì al referendum per Forza
Italia, che parla di “parole sagge e misurate del presidente della Repubblica”
che “riportano nel giusto alveo la contesa sul referendum del 22 e 23 marzo”.
“L’ombrello aperto dal Capo dello Stato affinché il Csm rimanga estraneo a temi
o controversie di natura politica è il miglior viatico, se accolto, affinché la
campagna rimanga sul quesito sottoposto ai cittadini”, conclude.
L'articolo Mattarella al Csm, Conte: “Visita dall’alto valore simbolino”. Boccia
(Pd): “Riporta confronto sui binari corretti” proviene da Il Fatto Quotidiano.