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Vicensindaco condannato per violenza sessuale salva la poltrona votando per se stesso in consiglio comunale
Neppure una condanna a cinque anni in primo grado, per violenza sessuale su una ragazza di 19 anni, è sufficiente per lasciare l’incarico politico. A Montorio al Vomano, paesino da 7mile anime in provincia di Teramo in Abbruzzo, il vicesindaco e assessore Francesco Ciarrocchi ha salvato il posto votando per se stesso, come racconta la testata online Fanpage. Dopo la sentenza di colpevolezza, a novembre, era rimasto al suo posto con il sostegno del sindaco di centrodestra Fabio Altitonante, ex consigliere regionale lombardo di Forza Italia. Dunque le opposizioni hanno presentato una mozione invocando la revoca dell’incarico: bocciata da consiglio comunale il 30 dicembre, con il punteggio di 7 a 6. Incurante del conflitto di interesse, anche Ciarrocchi ha preso parte al voto risultando decisivo. Il 25 novembre la giunta comunale ha celebrato la giornata contro la violenza sulle donne, pochi giorni dopo la condanna per stupro del vicesindaco. IL PROCESSO PER VIOLENZA SESSUALE Il numero due della giunta – ginecologo di professione – è stato denunciato da una ragazza componente del suo comitato elettorale, durante la campagna amministrativa del 2020 a Montorio al Vomano. La giovane svolgeva anche ruoli di segreteria nello studio medico di Ciarrocchi. In quel contesto, secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale, il dottore le aveva chiesto se fosse interessata ad una visita ginecologica. Dopo i primi rifiuti, la ragazza ha accettato. A Fanpage, l’avvocata Monica Passamonti ricostruisce così l’episodio: “La visita iniziò in modo del tutto normale, ma la situazione cambiò improvvisamente quando la mia assistita confidò al medico alcuni problemi di natura intima con il suo partner. A quel punto venne masturbata senza alcun consenso”. Una violenza sessuale, secondo il giudizio in primo grado. Passamonti rivela un altro dettaglio: il ginecologo avrebbe provato a “mostrare un filmino porno durante la visita”. Poi avrebbe sminuito, dice l’avvocata della vittima, sostenendo “di non averle fatto vedere un video, ma di aver messo solo la schermata su YouPorn”. Ciarrocchi invece si è difeso rivendicando di aver condotto la visita solo con “pratiche mediche lecite”. Durante le udienze, altre due ragazze hanno testimoniato denunciando analoghi episodi. Eppure, secondo Passamonti, la linea difensiva si sarebbe focalizzata solo sul negare la credibilità della vittima. La sentenza invece ha accolto la ricostruzione dell’accusa, pur condannando il vicesindaco a 5 anni invece di 7, la pena chiesta dalla procura. Ciarrocchi ha già annunciato il ricorso in appello. Intanto si attendono le motivazione del giudizio. UN PAESE SPACCATO Di sicuro, l’assessore e ginecologo conserva la poltrona in giunta, blindato dal sindaco di Forza Italia Fabio Altitonante. Mentre alla ragazza, dalle autorità politiche del suo paese, nessuna solidarietà è giunta a conforto. Ad esprimere sdegno è il collettivo femminista Malelingue, nato nel 2021 sull’onda del caso di Montorio al Vomano. “La vittimizzazione secondaria subita dalla donna dopo la denuncia, insieme alle numerose e immediate manifestazioni di solidarietà rivolte a Ciarrocchi da larga parte della comunità, ci fecero rabbrividire”, ha scritto il gruppo in un post su Facebook il 12 gennaio. Sulla stessa linea i consiglieri dell’opposizione in consiglio comunale. Mentre a Montorio al Vomano diventa visibile la protesta: sulla panchina rossa del paese, simbolo della lotta contro la violenza di genere, sono apparsi cartelli con scritte e prese di posizione di associazioni, movimenti e cittadini. L'articolo Vicensindaco condannato per violenza sessuale salva la poltrona votando per se stesso in consiglio comunale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sono omosessuale, non l’ho mai toccata”, 57enne assolto dall’accusa di violenza sessuale
“Sono omosessuale e non ho alcun interesse per le donne: per questo non posso averla mai toccata”. È partendo anche da questa dichiarazione che il tribunale ha assolto un uomo di 57 anni, finito a processo con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una ventenne. I giudici lo hanno ritenuto credibile e hanno pronunciato una sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”, al termine di un dibattimento durato diverse udienze, dopo aver esaminato anche tutte le prove a discarico. La vicenda risale a oltre due anni fa e si è svolta a Giulianova, in provincia di Teramo. Secondo la denuncia presentata dalla giovane, l’uomo, descritto come in evidente stato di ubriachezza, l’avrebbe avvicinata mentre lei era seduta su una panchina della stazione ferroviaria, in attesa di un autobus. Dopo alcune avance verbali, avrebbe iniziato a palpeggiarla nelle parti intime, continuando fino all’arrivo di un amico della ragazza, che le avrebbe permesso di allontanarsi. Una versione che la ventenne aveva ribadito una settimana dopo ai carabinieri, formalizzando la denuncia dopo aver incrociato nuovamente il 57enne nei pressi della stazione. L’uomo era stato arrestato, anche in considerazione di una precedente misura cautelare – il divieto di avvicinamento ai familiari – disposta in un altro procedimento per maltrattamenti. Da qui la decisione del giudice di aggravare la sua posizione cautelare. In aula, però, l’imputato ha fornito una ricostruzione completamente diversa. Nel corso del processo ha scelto di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale, spiegando di essere omosessuale e di non provare alcun interesse per le donne. “Fu lei ad avvicinarsi a me – ha raccontato – incuriosita dal fatto che mi stessi mettendo lo smalto sulle unghie. Per quasi un’ora mi fece domande. Quando si alzò per andare via, la salutai con un colpetto amichevole sul ginocchio. Non l’ho mai toccata in altre parti del corpo”. Una versione che, secondo il collegio giudicante presieduto da Claudia Di Valerio, ha trovato maggiori riscontri rispetto a quella della presunta vittima. I giudici hanno valutato le testimonianze ascoltate, le immagini dell’impianto di videosorveglianza e, soprattutto, le incongruenze emerse nella denuncia della ragazza. Elementi che hanno portato il tribunale a ritenere non provata la violenza sessuale contestata. L'articolo “Sono omosessuale, non l’ho mai toccata”, 57enne assolto dall’accusa di violenza sessuale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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