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Ordine dei medici di Chieti cerca addetto stampa. Lo stipendio offerto? 400 euro al mese
L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Chieti cerca un addetto stampa per un impegno continuativo (rinnovabile) di un anno. Ma lo stipendio complessivo previsto, più altri dettagli delle “regole d’ingaggio” fanno infuriare l’altro ordine professionale coinvolto: quello dei giornalisti. La paga è indicata in una somma forfettaria di 4.850 euro, ossia 404 euro al mese per 12 mesi). L’avviso della discordia parla di un “affidamento diretto del servizio di natura intellettuale di giornalista referente ufficio stampa e pubbliche relazioni”: il termine per l’invio delle candidature è stato prorogato al 7 febbraio. Ma in cosa consiste l’incarico? L’annuncio richiede che l’addetto stampa prepari una rassegna stampa quotidiana di settore “attraverso l’utilizzo di strumenti propri quali abbonamenti online ai quotidiani o altro”: insomma, il giornalista dovrebbe pagarsi di tasca propria questi abbonamenti. Un investimento non indifferente, e da scalare al compenso. Inoltre dovrà scrivere fino a 100 comunicati stampa l’anno, sfornare articoli e testi per la gestione della comunicazione istituzionale, curare e gestire i rapporti con gli organi di informazione, realizzare interviste su richiesta dei vertici dell’ordine, organizzare conferenze stampa ed eventi per i media, aggiornare il sito web istituzionale. Un “carico di lavoro ampio, continuativo e altamente qualificato”, sottolinea la presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Marina Marinucci, che in una nota manifesta tutta la sua “forte e motivata preoccupazione”. L’avviso è indirizzato a giornalisti professionisti o pubblicisti “con comprovata esperienza, cui affidare un ruolo strategico nella comunicazione istituzionale dell’ordine”: in un allegato al bando si legge, infatti, che i candidati devono aver “maturato esperienza documentabile almeno quinquennale come referente ufficio stampa e pubbliche relazioni di amministrazioni pubbliche”. Marinucci commenta che: “Si tratta, a tutti gli effetti, di un insieme di attività che configurano un servizio professionale strutturato di comunicazione pubblica con responsabilità editoriali, relazionali e deontologiche, incompatibile con una remunerazione che risulta oggettivamente incongrua e non dignitosa rispetto all’impegno richiesto”. La presidente dell’Ordine dei giornalisti abruzzesi, quindi, alza il tiro: “Riteniamo inaccettabile che un ordine professionale, chiamato a tutelare la dignità e il valore delle competenze dei propri iscritti, possa avallare un’impostazione che svilisce il lavoro giornalistico, alimentando una pericolosa deriva di sottopagamento. La comunicazione istituzionale non è un’attività accessoria né un favore personale: è una funzione strategica che richiede professionalità, continuità, autonomia e adeguata retribuzione. Proposte di questo tipo rischiano di legittimare l’idea che il lavoro giornalistico possa essere compensato simbolicamente, o addirittura autofinanziato”. Il suo appello finale è dunque lapidario: “Invitiamo l’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Chieti a riconsiderare profondamente i contenuti della manifestazione di interesse, adeguandoli ai principi di correttezza, equità e rispetto delle professioni, nell’interesse non solo dei giornalisti, ma della qualità stessa dell’informazione istituzionale”. Dal canto loro i medici di Chieti negano ogni addebito, anzi. “Ribadisco il nostro pieno rispetto per la dignità professionale e il ruolo fondamentale dei giornalisti nella corretta informazione dei cittadini, in particolare quando si parla di salute – replica a ilfattoquotidiano.it la dottoressa Lucilla Gagliardi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Chieti – La nostra esigenza era di strutturare in modo più efficace la comunicazione istituzionale, nell’interesse degli iscritti e della collettività e non aveva in alcun modo la finalità di svilire il lavoro giornalistico o di proporre condizioni non rispettose delle competenze richieste. Prendiamo tuttavia atto delle osservazioni formulate dall’Ordine dei giornalisti e comprendiamo le sensibilità espresse sulla congruità del compenso e sul riconoscimento del valore del lavoro informativo”. Solidarietà, “dignità, autonomia, dialogo e rispetto” tra gli ordini e le professioni, conclude Gagliardi, “nell’interesse dei cittadini e della qualità dell’informazione in ambito sanitario”. L'articolo Ordine dei medici di Chieti cerca addetto stampa. Lo stipendio offerto? 400 euro al mese proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
Ordine dei Medici
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Abruzzo
Vicensindaco condannato per violenza sessuale salva la poltrona votando per se stesso in consiglio comunale
Neppure una condanna a cinque anni in primo grado, per violenza sessuale su una ragazza di 19 anni, è sufficiente per lasciare l’incarico politico. A Montorio al Vomano, paesino da 7mile anime in provincia di Teramo in Abbruzzo, il vicesindaco e assessore Francesco Ciarrocchi ha salvato il posto votando per se stesso, come racconta la testata online Fanpage. Dopo la sentenza di colpevolezza, a novembre, era rimasto al suo posto con il sostegno del sindaco di centrodestra Fabio Altitonante, ex consigliere regionale lombardo di Forza Italia. Dunque le opposizioni hanno presentato una mozione invocando la revoca dell’incarico: bocciata da consiglio comunale il 30 dicembre, con il punteggio di 7 a 6. Incurante del conflitto di interesse, anche Ciarrocchi ha preso parte al voto risultando decisivo. Il 25 novembre la giunta comunale ha celebrato la giornata contro la violenza sulle donne, pochi giorni dopo la condanna per stupro del vicesindaco. IL PROCESSO PER VIOLENZA SESSUALE Il numero due della giunta – ginecologo di professione – è stato denunciato da una ragazza componente del suo comitato elettorale, durante la campagna amministrativa del 2020 a Montorio al Vomano. La giovane svolgeva anche ruoli di segreteria nello studio medico di Ciarrocchi. In quel contesto, secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale, il dottore le aveva chiesto se fosse interessata ad una visita ginecologica. Dopo i primi rifiuti, la ragazza ha accettato. A Fanpage, l’avvocata Monica Passamonti ricostruisce così l’episodio: “La visita iniziò in modo del tutto normale, ma la situazione cambiò improvvisamente quando la mia assistita confidò al medico alcuni problemi di natura intima con il suo partner. A quel punto venne masturbata senza alcun consenso”. Una violenza sessuale, secondo il giudizio in primo grado. Passamonti rivela un altro dettaglio: il ginecologo avrebbe provato a “mostrare un filmino porno durante la visita”. Poi avrebbe sminuito, dice l’avvocata della vittima, sostenendo “di non averle fatto vedere un video, ma di aver messo solo la schermata su YouPorn”. Ciarrocchi invece si è difeso rivendicando di aver condotto la visita solo con “pratiche mediche lecite”. Durante le udienze, altre due ragazze hanno testimoniato denunciando analoghi episodi. Eppure, secondo Passamonti, la linea difensiva si sarebbe focalizzata solo sul negare la credibilità della vittima. La sentenza invece ha accolto la ricostruzione dell’accusa, pur condannando il vicesindaco a 5 anni invece di 7, la pena chiesta dalla procura. Ciarrocchi ha già annunciato il ricorso in appello. Intanto si attendono le motivazione del giudizio. UN PAESE SPACCATO Di sicuro, l’assessore e ginecologo conserva la poltrona in giunta, blindato dal sindaco di Forza Italia Fabio Altitonante. Mentre alla ragazza, dalle autorità politiche del suo paese, nessuna solidarietà è giunta a conforto. Ad esprimere sdegno è il collettivo femminista Malelingue, nato nel 2021 sull’onda del caso di Montorio al Vomano. “La vittimizzazione secondaria subita dalla donna dopo la denuncia, insieme alle numerose e immediate manifestazioni di solidarietà rivolte a Ciarrocchi da larga parte della comunità, ci fecero rabbrividire”, ha scritto il gruppo in un post su Facebook il 12 gennaio. Sulla stessa linea i consiglieri dell’opposizione in consiglio comunale. Mentre a Montorio al Vomano diventa visibile la protesta: sulla panchina rossa del paese, simbolo della lotta contro la violenza di genere, sono apparsi cartelli con scritte e prese di posizione di associazioni, movimenti e cittadini. L'articolo Vicensindaco condannato per violenza sessuale salva la poltrona votando per se stesso in consiglio comunale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Assalto a un portavalori sulla A14: commando in azione nel Chietino. Traffico bloccato in autostrada
Un assalto a un portavalori ha paralizzato l’autostrada A14 nelle prime ore di lunedì. Il fatto è avvenuto intorno alle 6.30, lungo la carreggiata nord, all’altezza di Ortona, nel territorio del Chietino. I malviventi hanno disseminato dei chiodi, utilizzato dei fumogeni e incendiato almeno un paio di mezzi per coprire la fuga sulla sede stradale, creando una situazione di pericolo per chi transitava in quel momento sull’arteria adriatica. Sul posto sono intervenute le pattuglie del Centro Operativo Autostradale (Coa) della Polizia stradale di Pescara, insieme ai vigili del fuoco e al personale del 118. L’area è stata messa in sicurezza e il traffico ha subìto pesanti rallentamenti, con lunghe code in direzione nord: agli automobilisti diretti verso Pescara viene consigliato di uscire a Ortona, proseguire sulla viabilità ordinaria e rientrare in autostrada allo svincolo di Pescara Sud. Al momento resta ancora da chiarire l’entità del bottino sottratto e non è stato confermato se per l’assalto siano state impiegate delle armi. L'articolo Assalto a un portavalori sulla A14: commando in azione nel Chietino. Traffico bloccato in autostrada proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, “rigidi e contrari a collaborare”: il Tribunale dispone la perizia psichiatrica per i genitori. Perché i bimbi restano in comunità
Non devono seguire le regole della casa famiglia ma dovrebbero mantenere le stesse abitudini, come quando si trovavano insieme nella casa nel bosco. Devono alzarsi all’alba e andare a dormire entro le 18, avrebbe pretesto la mamma Catherine, che va a trovare quotidianamente i tre figli allontanati da lei e dal marito Nathan. È questo uno dei tanti aspetti che non deporrebbero a favore della volontà dei genitori di “cooperare stabilmente” con gli operatori nell’interesse dei bambini. Ed è una delle motivazioni che hanno portato il Tribunale dei minorenni dell’Aquila a stabilire che, per il momento, i bambini della famiglia che viveva isolata nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, rimarranno ancora nella casa famiglia. LA PERIZIA RICHIESTA Non torneranno con i genitori, prima occorrerà una perizia “personologica e psico-diagnostica” sulla 45enne australiana Catherine Birmingham e sul 51enne britannico Nathan Trevallion. Il Tribunale ha incaricato una consulente tecnica d’ufficio, Simona Ceccoli, di eseguire l’indagine sui genitori. Il padre potrà comunque incontrare i figli e la moglie nella casa famiglia il giorno di Natale, visto che il giovedì, come da disposizioni della magistratura, è prevista una sua visita. Intanto i legali della famiglia definiscono “ridicole” le ricostruzioni di questi giorni. VALUTARE CAPACITÀ E COMPETENZE GENITORIALI Alla coppia è stata sospesa la responsabilità genitoriale sui 3 bambini, due gemelli di 6 anni e una bambina di 8, allontanati dal casolare privo di energie elettrica, servizi igienici e riscaldamento. I bambini sono ospitati dal 20 novembre in una casa famiglia del Vastese, sempre in provincia di Chieti, e per il momento restano nella struttura. La perizia disposta dal collegio aquilano punta a valutare capacità e competenze genitoriali. Il tribunale, presieduto dalla giudice Cecilia Angrisano, ha disposto che venga svolta un’indagine psico-diagnostica anche sui 3 figli minori. Nell’ordinanza vengono assegnati 120 giorni per rispondere ai quesiti. IL CASO La decisione di tenere i figli nella casa-famiglia scaturisce da motivazioni che non sono solo quelle che hanno portato al loro allontanamento, disposto il 13 novembre e notificato il 20. Tutto è partito con la segnalazione dei servizi sanitari ai servizi sociali dopo un’intossicazione da funghi. I genitori sono stati affiancati dagli assistenti sociali, ma si sarebbero mostrati contrari a collaborare e anche dopo l’udienza cautelare non avrebbero più voluto avere incontri e colloqui. Avrebbero mostrato diffidenza, anche nei confronti dei difensori. Il primo legale, Giovanni Angelucci, ha rimesso il mandato. “PERICOLO DI LESIONE DEL DIRITTO ALLA VITA DI RELAZIONE” Tra gli elementi che pesano c’è anche il fatto che per gli accertamenti del pediatra i genitori sono arrivati a chiedere 50mila euro per ciascun bambino, solo per dare il consenso agli esami ematochimici e sullo stato immunitario. Il Tribunale minorile ha ribadito di aver valutato il “pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione” dei piccoli, mentre una lesione del diritto all’istruzione, in particolare della figlia più grande, si sarebbe configurato solo nel momento in cui i bambini sono arrivati nella casa-famiglia di Vasto, quando i servizi sociali avrebbero constatato qualche problema nella preparazione e “imbarazzo e diffidenza” rispetto ai loro coetanei. LA “RIGIDITÀ DEI GENITORI” Anche dopo l’allontanamento, la condotta dei genitori avrebbe mostrato una “notevole rigidità“, dipendente dai valori in cui credono e “dall’assenza di competenze negoziali“, viene sottolineato nell’ordinanza. La madre avrebbe inoltre preteso dai figli, che va a trovare quotidianamente, che mantenessero abitudini e orari diversi dalle regole della casa-famiglia. Mancherebbe poi ancora la documentazione relativa alle autorizzazioni per le modifiche nel vecchio casolare e l’abitazione nuova donata alla coppia per qualche mese resterebbe una destinazione incerta. LA REPLICA DEI LEGALI I legali dei genitori, gli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, hanno sottolineato che l’ordinanza è precedente all’integrazione di documenti. In particolare, definiscono “ridicole” le ricostruzioni, tra le molte, “di fantomatici e inesistenti spazzolini di peli d’asino, malattie gravi mai curate o piuttosto la mancanza di vaccini“. La difesa rimarca di aver depositato “copiosa e puntuale documentazione corredata da specifiche allegazioni che confutano l’assunto secondo cui i minori non avrebbero avuto contatti con i loro pari e, non da ultimo, documentazione fotografica che ritrae i bambini in ogni occasione ricreativa ovvero ordinaria a contatto con altri bimbi, e non solo, verso i quali non hanno mostrato alcun disagio, così come non lo hanno mostrato nella casa-famiglia”. Dunque, “sono smentite la ritrosia lamentata e l’isolamento dedotti. Certo, non possiamo non chiederci a chi faccia comodo alimentare questa grottesca rappresentazione. Siamo certi che le allegazioni puntuali che abbiamo sottoposto al tribunale, di cui l’ordinanza antecedente non ha evidentemente tenuto conto, verrà debitamente e tempestivamente valutata”, affermano i legali, “così come siamo certi che sarà adeguatamente valutata l’’urgenza di provvedere’ prevista dalla norma, allorquando si dovrà rivalutare, in tempi che si auspicano rapidi, la prosecuzione del collocamento nella struttura”. L'articolo Famiglia nel bosco, “rigidi e contrari a collaborare”: il Tribunale dispone la perizia psichiatrica per i genitori. Perché i bimbi restano in comunità proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Minorenni
Abruzzo
Tribunale dei Minori
“Hanno diritto a esprimere la propria opinione”, saranno riascoltati senza i genitori i bimbi che vivevano nel bosco di Palmoli
La Corte d’Appello dell’Aquila – che ha respinto il ricorso dei genitori dei tre bimbi che vivevano nel bosco di Palmoli (Chieti) – ha stabilito che i fratellini, due gemelli di 6 anni e una bimba di 8, dovranno essere nuovamente ascoltati dal Tribunale, senza subire condizionamenti da parte della mamma e del papà. I magistrati hanno rigettato il ricorso contro l’ordinanza di sospensione della responsabilità genitoriale e l’allontanamento dei bambini, attualmente collocati in una casa famiglia, confermando “tutte le criticità rilevate nell’ordinanza del Tribunale” e rilevando “gravi rischi per la salute fisica e psichica dei bambini, per la loro sana crescita, per lo sviluppo armonioso della loro personalità”. Secondo la Corte, “l’ascolto dei minori dovrà essere rinnovato con la partecipazione di un interprete e all’esito della maturazione delle condizioni che consentano ai minori di esprimersi liberamente, al riparo da potenziali condizionamenti dei genitori o delle altre controparti”. I giudici precisano che l’audizione “non è affatto un atto istruttorio, ma un diritto del minore – che abbia compiuto dodici anni o che, se di età inferiore, abbia raggiunto una sufficiente capacità di discernimento – attraverso il quale è assicurata la libertà di autodeterminarsi e di esprimere la propria opinione“. Il provvedimento respinge punto su punto tutti i reclami dei legali dei genitori e sottolinea gravi criticità relative alla cura e al benessere dei minori, evidenziando “mancanza di cure” e “deprivazione della socialità”. I giudici riportano anche che, al momento dell’ingresso in casa famiglia, la bimba aveva “una bronchite acuta con broncospasmo non segnalata e non curata dai genitori”. I piccoli, dunque, non trascorreranno il Natale nella casa concessa ai genitori in comodato d’uso a Palmoli da un imprenditore in attesa che la capanna dove abitavano fosse adeguata. Semmai, qualora ne facesse richiesta, il padre potrebbe essere autorizzato a trascorrere il 25 dicembre con loro nella casa famiglia. I giudici ritengono infatti che sia necessario più tempo per comprendere i progressi dei piccoli che, all’arrivo in struttura, hanno mostrato sorpresa per vestiti profumati, interruttori e anche per il soffione della doccia. Nel provvedimento i magistrati sollevano dubbi sui certificati con cui negli anni è stato valutato il grado di istruzione della figlia maggiore della coppia anglo-australiana. La Corte conferma la possibilità di avvalersi dell’istruzione parentale, ma evidenzia la mancanza di alcuni documenti nella richiesta di ammissione agli esami di idoneità alla seconda e terza elementare. “Ad ogni modo – scrivono i giudici -, anche a voler ritenere regolarmente osservato, dal punto di vista formale, il procedimento relativo al ricorso alla scuola parentale, va evidenziato come le valutazioni di idoneità” della figlia maggiore “contrastino in modo eclatante con le condizioni di istruzione verificate dopo l’inserimento in casa famiglia, ove è emerso che la bambina non sa leggere e scrivere, né in inglese, né in italiano”. L'articolo “Hanno diritto a esprimere la propria opinione”, saranno riascoltati senza i genitori i bimbi che vivevano nel bosco di Palmoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Diritti
Minorenni
Abruzzo
Servizi Sociali
“Gravi rischi per la salute dei bambini. Genitori superino il muro di diffidenza”, le motivazioni dei giudici sulla famiglia nel bosco
Il giorno dopo la decisione, ecco le motivazione del provvedimento con cui la Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il ricorso presentato dai legali della famiglia nel bosco di Palmoli. I giudici evidenziano “gli apprezzabili sforzi di collaborazione” da parte dei genitori dopo l’allontanamento dei minori e auspicano “un definitivo superamento del muro di diffidenza da loro precedentemente alzato avverso gli interventi e le offerte di sostegno”. La Corte conferma poi “tutte le criticità rilevate nell’ordinanza del Tribunale” dei minorenni rilevando “gravi rischi per la salute fisica e psichica dei bambini, per la loro sana crescita, per lo sviluppo armonioso della loro personalità”. IL CASO Ai genitori, come è noto, è stata sospesa temporaneamente la responsabilità genitoriale e i tre fratelli, due gemelli di 6 anni e una bimba di 8, sono stati collocati in una casa famiglia a Vasto. Qui si trova, comunque, anche la madre che può stare con i bambini in alcuni momenti della giornata: può vederli a colazione, pranzo e cena. Per la ‘famiglia nel bosco’ la situazione resta, quindi, quella di cui all’ordinanza che ha portato al trasferimento dei bambini dalla capanna senza acqua e senza elettricità dove vivevano a una struttura. La misura era stata disposta nell’ambito del procedimento avviato dopo gli accertamenti sulle condizioni della famiglia. I giudici avevano individuato “gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli all’integrità fisica e psichica, all’assistenza materiale e morale, alla vita di relazione e alla riservatezza”. Ma la coppia, stando alle relazioni della curatrice e della tutrice, starebbero facendo passi avanti e cominciando a collaborare. I piccoli, dunque, non trascorreranno il Natale nella casa concessa ai genitori in comodato d’uso a Palmoli da un imprenditore in attesa che la capanna dove abitavano fosse adeguata. Semmai, qualora ne facesse richiesta, il padre potrebbe essere autorizzato a trascorrere il 25 dicembre con loro nella casa famiglia. I giudici ritengono infatti che sia necessario più tempo per comprendere i progressi dei piccoli che, all’arrivo in struttura, hanno mostrato sorpresa per vestiti profumati, interruttori e anche per il soffione della doccia. I DUBBI DEI GIUDICI Nel provvedimento i magistrati sollevano dubbi sui certificati con cui negli anni è stato valutato il grado di istruzione della figlia maggiore della coppia anglo-australiana. La Corte conferma la possibilità di avvalersi dell’istruzione parentale, ma evidenzia la mancanza di alcuni documenti nella richiesta di ammissione agli esami di idoneità alla seconda e terza elementare. “Ad ogni modo – scrivono i giudici -, anche a voler ritenere regolarmente osservato, dal punto di vista formale, il procedimento relativo al ricorso alla scuola parentale, va evidenziato come le valutazioni di idoneità” della figlia maggiore “contrastino in modo eclatante con le condizioni di istruzione verificate dopo l’inserimento in casa famiglia, ove è emerso che la bambina non sa leggere e scrivere, né in inglese né in italiano”. Nel provvedimento, che di fatto rimanda la decisione nel merito al tribunale dei minorenni dell’Aquila – che ha emesso l’ordinanza contro cui è stato presentato l’appello -, vengono respinti i reclami degli avvocati, dalla presunta “incomprensione” linguistica della coppia anglo-australiana al mancato ascolto dei minori, come previsto dalla convenzione Onu. I giudici inoltre sottolineano che “non emergono profili di macroscopica incongruenza del provvedimento oggetto del reclamo, rivelandosi la disposta misura necessaria a tutela dei minori, a fronte del fallimento dei tentativi in precedenza posti in essere, al fine di garantire la loro salute, offrire loro un ambiente accudente e verificare i percorsi di supporto in loro favore a fronte della mancanza di cure e della deprivazione della socialità subita sino ad allora”. L'articolo “Gravi rischi per la salute dei bambini. Genitori superino il muro di diffidenza”, le motivazioni dei giudici sulla famiglia nel bosco proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Minorenni
Abruzzo
L’Aquila
I bambini della famiglia nel bosco restano in comunità: respinto ricorso dei genitori
La Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il reclamo dei legali contro l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila che aveva sospeso la responsabilità genitoriale a Nathan e Catherine e disposto il collocamento dei loro tre figli minori in una casa famiglia a Vasto. Qui si trova, comunque, anche la madre che può stare con i bambini in alcuni momenti della giornata. Per la ‘famiglia nel boscò la situazione resta, quindi, quella di cui all’ordinanza che ha portato al trasferimento dei bambini da Palmoli a Vasto il 20 novembre scorso. Articolo in aggiornamento L'articolo I bambini della famiglia nel bosco restano in comunità: respinto ricorso dei genitori proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Minorenni
Abruzzo
Tribunale dei Minori
“Sonno turbato dalla luce e paura di oggetti comuni”, la relazione dei servizi sociali sui bimbi che vivevano nel bosco
Vivere in una casa senza luce e senza acqua corrente, ha comportato che i tre fratellini, che vivevano in una capanna nel bosco di Palmoli (Chieti), abbiano paura del soffione della doccia o di un interruttore. È quanto emerge dalla relazione dei servizi sociali, confluita negli atti del Tribunale per i Minorenni e ora all’esame della Corte d’Appello dell’Aquila, chiamata a decidere entro il 27 gennaio sul reclamo dei genitori contro la sospensione della potestà genitoriale e l’allontanamento dei figli, attualmente collocati in casa famiglia. È dal vissuto quotidiano dei tre bambini che emerge il quadro più delicato della vicenda della famiglia anglo-australiana che viveva isolata in un bosco dell’Abruzzo, oggi al centro di un complesso procedimento giudiziario. Un documento quello dei servizi sociali, chiamati a esprimersi sul caso, che non giudica uno stile di vita, ma descrive le conseguenze concrete di un isolamento protratto nel tempo. Secondo quanto documentato, come riportano alcuni media, i bambini avrebbero manifestato reazioni di paura e disorientamento una volta entrati in contatto con ambienti e abitudini ordinarie. “Il loro sonno è stato turbato – si legge – dalla presenza, all’interno della stanza, di oggetti di uso comune quali l’interruttore della luce e il pulsante di scarico dello sciacquone del bagno”. Un segnale, per gli operatori, di una crescita avvenuta fuori dai riferimenti quotidiani condivisi dalla maggior parte dei coetanei. Anche il rapporto con l’igiene personale si è rivelato complesso. Gli operatori sono riusciti a fare la doccia ai bambini solo la sera del secondo giorno di collocamento e senza l’uso di saponi. Uno dei fratelli ha mostrato un evidente timore del soffione della doccia, mentre i minori hanno spiegato di indossare gli stessi vestiti per un’intera settimana, cambiandoli abitualmente solo il sabato. La relazione parla apertamente di “deprivazioni”, soprattutto sul piano relazionale ed educativo. Nei contatti con altri bambini, il disagio emergerebbe nei momenti di confronto: “Si osservano difficoltà quando si attivano paragoni sulle esperienze personali e sulle competenze, con carenze che vanno dal semplice gioco fino alle conoscenze scolastiche e generali”. Una condizione che, secondo il Tribunale, potrebbe avere ripercussioni future sullo sviluppo dei minori. L’assistente sociale Veruska D’Angelo precisa che il lavoro svolto è esclusivamente di natura tecnica e non esprime alcun giudizio sullo stile di vita della famiglia. Ribadisce inoltre che le criticità rilevate – abitative, socioeconomiche, igienico-sanitarie, socioculturali ed educativo-relazionali – sono state condivise e sottoscritte dagli stessi genitori e dal loro avvocato, che ne avrebbero quindi riconosciuto l’esistenza. Nel nuovo contesto della casa famiglia, tuttavia, i bambini sembrano aver reagito rapidamente alle attenzioni ricevute. “Mostrano gioia e gratitudine – viene riportato – annusano i vestiti puliti e profumati e le persone che li circondano, partecipano alle attività ludiche e spesso esprimono il desiderio di restare al caldo'”. Un adattamento che gli operatori leggono come una risposta immediata a bisogni finora rimasti in secondo piano. Sul piano giudiziario, la difesa dei genitori continua a sostenere l’assenza dei presupposti di urgenza e pericolo che avrebbero giustificato l’allontanamento, ribadendo la validità dell’istruzione parentale. Ma il baricentro del procedimento, per chi si occupa della vicenda, resta la tutela dei minori. Intanto, il Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Abruzzo richiama con forza il tema della privacy, denunciando la diffusione mediatica di informazioni sensibili: “Dati su scolarizzazione, vaccinazioni e stile di vita dovevano restare negli atti giudiziari. La riservatezza dei bambini viene prima del diritto di cronaca”. L'articolo “Sonno turbato dalla luce e paura di oggetti comuni”, la relazione dei servizi sociali sui bimbi che vivevano nel bosco proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nelle foto della famiglia nel bosco rivedo lo stesso romanticismo e i rischi di Captain Fantastic
Nelle foto apparse sui giornali sembrano una piccola tribù sbucata da un’altra epoca: madre, padre, tre figli con gli occhi spalancati sul mondo e un rudere fatiscente che sembra un’estensione della loro pelle. Non vengono dalle montagne di Washington, non hanno un bus rosso scassato come quello dei Cash, ma la loro storia – una famiglia italiana che ha deciso di vivere nel bosco di Palmoli, in Abruzzo, lontano dal rumore ben oliato della civiltà – ha la stessa vertigine romantica e lo stesso rischio di Captain Fantastic: costruirsi un mondo proprio e sperare che non crolli al primo colpo di vento. Perché “i Cash italiani”, anche se non hanno mai preteso titoli, dicono solo: volevamo respirare. La frase, così nuda, fa quasi ridere noi che viviamo tra notifiche, traffico e medianità permanente: respirare? In che senso? Ma allora leggi, ascolti, guardi ciò che hanno costruito. Poi ti immergi davvero nella loro storia: un bosco autentico, ruvido, niente glamping né amenities, niente casette pettinate da Instagram, nessuna consolazione da weekend benestante, e all’improvviso tutto torna. C’è quel silenzio nervoso che precede ogni scelta radicale. È il “no” che diventa un’architettura di vita. Nel film Captain Fantastic, la casa dei Cash è una cabina di legno autocostruita. Non c’è elettricità, o meglio: c’è un pannello solare che funziona quando vuole lui. La dispensa è fatta di vasetti, radici, piccoli miracoli agricoli. I bambini studiano con libri vissuti e un programma che non assomiglia a nessun programma ministeriale: storia, botanica, manualità, filosofia politica, molto più del necessario per sopravvivere e giusto il superfluo per restare umani. I cinque ragazzini protagonisti del film si svegliano all’alba, si arrampicano sugli alberi, sanno cacciare, distinguere i vari tipi di corteccia meglio di quanto i coetanei distinguano tra un avverbio e un congiuntivo, e conoscono a memoria emendamenti della Costituzione americana e al posto del natale festeggiano “La giornata di Noam Chomsky”. Non sono ingenui. O almeno, non più ingenui di noi, che ogni giorno ci raccontiamo di essere liberi mentre consegniamo i nostri dati, le nostre scelte, i nostri minuti a un algoritmo. Loro almeno hanno scelto da chi farsi tiranneggiare: la pioggia, le stagioni, il sonno dei bambini. Hanno deciso che il costo della libertà vale la fatica della coerenza. Quando ascolti della famiglia di Palmoli sembra di vedere quei momenti in cui la vita parla più delle parole. Il bosco non è una fuga. È un laboratorio, un esperimento, e a volte, per capire meglio il mondo, può rivelarsi utile allontanarsene. Forse quei genitori non stanno proteggendo i figli dal mondo; li stanno soltanto preparando a entrarci. Certo, niente utopie zuccherose: le discussioni non mancano, gli imprevisti nemmeno. Il bosco è bello finché non è ostile, e lo diventa spesso: pioggia che entra dalle assi, freddo che spezza le dita, solitudine che chiede conto di ogni scelta. L’avvocato della famiglia del bosco si è ritirato sostenendo che i genitori avessero rifiutato aiuti e lavori al casolare, ma i due replicano di non aver capito le proposte per via della barriera linguistica. Nel clima di accuse e fraintendimenti emerge il tema dell’unschooling: Catherine, la mamma, rivendica un’educazione libera, centrata sulla natura, convinta che i bambini non subiscano alcun danno, ma la legge italiana richiede comunicazioni formali ed esami annuali. Nathan, rimasto solo nella casa di Palmoli dopo l’allontanamento dei figli, continua a non capire il motivo della loro situazione. Intanto un ristoratore ha offerto loro un altro casolare, privo di servizi essenziali, che il padre sembra guardare con interesse. “Ho fatto un errore bellissimo ma un errore”, dice Viggo Mortensen-Ben Cash nel film. La famiglia del bosco, quell’ombra la conoscono bene: ogni scelta radicale ha una parte di follia, quella che la società considera minaccia ma che a volte è solo il tentativo di restare vivi. Rallentare, guardarsi in faccia, vivere a contatto con le cose invece che con l’illusione delle cose. La loro storia ricorda ciò che ci ostiniamo a dimenticare: non esiste la vita giusta, esistono momenti in cui bisogna scegliere. A volte scegli la strada asfaltata. A volte scegli il bosco. E a volte, se sei abbastanza coraggioso da ascoltare quel rumore interno che insiste, ti accorgi che la strada asfaltata eri tu. L'articolo Nelle foto della famiglia nel bosco rivedo lo stesso romanticismo e i rischi di Captain Fantastic proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La famiglia nel bosco accetta l’immobile offerto da un privato: “Rispetta il nostro stile”. Ecco dove vivranno – Foto
I genitori della “famiglia nel bosco”, Nathan e Catherine, hanno accettato un immobile offerto gratuitamente da un privato cittadino che permetterà loro di riunirsi dopo l’allontanamento dei tre figli minori disposto dal Tribunale per i minori dell’Aquila verso una struttura protetta dove i bambini sono rimasti con la madre. La decisione arriva pochi giorni dopo che i coniugi avevano negato con forza di aver rifiutato aiuti e supporto da enti pubblici o privati per una sistemazione alternativa, ribadendo che era “assolutamente falso” quanto si diceva in merito a un loro presunto rifiuto di aiuto. I legali della coppia, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, hanno reso noto tramite comunicato che l’accettazione dell’immobile è stata presa “pur di ovviare alle criticità igienico sanitarie riscontrate”. I due genitori hanno definito la mossa non un “passo indietro, ma un passo avanti che consente di tornare a vivere secondo il proprio credo e la propria voglia di libertà”. L’alloggio accettato è un casolare appena ristrutturato nel bosco di Palmoli, offerto in comodato gratuito da Armando Carusi, un ristoratore di Ortona., che ha concesso all’Ansa le foto dell’immobile. Il padre, Nathan, ha visitato la residenza autonoma – dotata di almeno due ampie stanze, cucina, un pozzo per l’acqua, bagno a secco e locali per gli animali – ed è rimasto “affascinato” dalla struttura che rispecchia il loro stile di vita, tanto da essere colpito anche da alcuni antichi attrezzi in legno presenti. I coniugi hanno depositato nei giorni scorsi un reclamo avverso l’ordinanza di allontanamento, il cui fine dichiarato era la salvaguardia e la tutela del benessere psicofisico dei bambini. ‹ › 1 / 9 CASOLARE_PALMOLI_01 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 2 / 9 CASOLARE_PALMOLI_09 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 3 / 9 CASOLARE_PALMOLI_08 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 4 / 9 CASOLARE_PALMOLI_07 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 5 / 9 CASOLARE_PALMOLI_06 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 6 / 9 CASOLARE_PALMOLI_05 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 7 / 9 CASOLARE_PALMOLI_04 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 8 / 9 CASOLARE_PALMOLI_03 Il casolare offerto gratuitamente ‹ › 9 / 9 CASOLARE_PALMOLI_02 Il casolare offerto gratuitamente In relazione alle dinamiche difensive, gli attuali legali hanno invece precisato l’avvicendamento con il precedente difensore, l’avvocato Giovanni Angelucci. Attraverso un comunicato, Femminella e Solinas hanno chiarito che “non vi è stata alcuna rinuncia, ma revoca”. Hanno spiegato che i loro assistiti hanno deciso di revocare il precedente difensore a causa di “criticità legate ad una puntuale interpretazione di segmenti processuali”. Secondo i legali, se tali segmenti fossero stati correttamente individuati e chiariti, avrebbero potuto condurre “sin da subito, ad un approdo diverso”. L’auspicio finale dei nuovi difensori è che, chiuso il capitolo delle dichiarazioni definite illegittime, l’attenzione possa limitarsi alla convergenza di forze per ottenere il ricongiungimento familiare. A preoccupa ancora è invece l’atteggiamento contro la magistratura. Il presidente facente funzione della Corte di appello di Firenze, Isabella Mariani, ha espresso “seria preoccupazione” per quello che ha definito un “attacco così strumentale e così violento” alla magistratura. Mariani ha sottolineato come i minori vengano allontanati non solo dalla ‘famiglia del bosco’, ma da famiglie di diverse etnie e da famiglie italiane in generale, se sussistono i presupposti. La magistrata ha criticato duramente il fatto che il Guardasigilli Carlo Nordio abbia minacciato ispezioni e procedimenti disciplinari “sulla base di zero dati” e senza aver letto gli atti, pur essendo l’organo che per primo dovrebbe essere neutrale e a difesa dell’indipendenza dei giudici. Ha inoltre definito la rappresentazione del caso fatta dai media, con titoli come “bambini nel bosco,” come un “effetto mediatico” che non traspare dalle carte, ricordando e denunciando l'”attacco così violento, così disinformato” a cui è stata sottoposta una collega, componente di un collegio di cinque. L'articolo La famiglia nel bosco accetta l’immobile offerto da un privato: “Rispetta il nostro stile”. Ecco dove vivranno – Foto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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