C’è ancora tanta strada da fare nel percorso giudiziario cosiddetta famiglia del
bosco. Si entra in una fase decisiva, tra nuovi sviluppi sul piano giudiziario e
un’attenzione istituzionale crescente. I legali della coppia si preparano
infatti a depositare una relazione tecnica che punta a rimettere in discussione
alcuni dei passaggi dei provvedimenti dei magistrati minorili.
Il documento sarà firmato dallo psichiatra Antonio Cantelmi e dalla psicologa
Martina Aiello, consulenti della famiglia, e si concentrerà sugli sviluppi
successivi all’ultima ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. A
marzo, il provvedimento ha disposto l’allontanamento della madre dai tre figli,
già collocati dal 20 novembre scorso in una casa-famiglia a Vasto, dopo la
sospensione della responsabilità genitoriale per entrambi i genitori.
L’obiettivo della difesa è contestare le conclusioni degli assistenti sociali,
proponendo una ricostruzione alternativa delle condizioni familiari e delle
capacità genitoriali della coppia.
Nel frattempo, il percorso di valutazione dei tre bambini – due gemelli di sette
anni e una bambina di otto che ricevono le visite quotidianamente del padre –
potrebbe subire modifiche. Secondo quanto emerge, la consulenza tecnica
d’ufficio potrebbe essere riformulata, con la possibilità che il consulente
proceda anche senza i colloqui diretti inizialmente previsti con i minori,
aprendo così a uno scenario diverso rispetto all’impostazione iniziale delle
verifiche.
Il prossimo snodo sarà il 21 aprile, quando la Corte d’appello minorile
dell’Aquila discuterà il ricorso presentato dai legali della coppia per ottenere
il ricongiungimento familiare e la revoca dei provvedimenti adottati nei mesi
scorsi. Al centro del procedimento restano le condizioni di vita dei minori,
cresciuti in un casolare isolato nel bosco di Palmoli senza acqua, luce e senza
servizi igienici – e seguiti per oltre un anno dai servizi sociali dopo un
episodio di intossicazione che aveva portato al loro ricovero.
Tra le criticità evidenziate dal Tribunale, la necessità di rendere
adeguatamente abitabile la casa – un’abitazione è stata offerta dal Comune – e
di garantire un percorso educativo strutturato – a cui avrebbe dato il suo
assenso il padre. Su quest’ultimo punto, il sindaco di Palmoli, Giuseppe
Masciulli, ha assicurato la disponibilità di soluzioni concrete: il Comune ha
messo a disposizione una nuova abitazione a pochi metri dalla scuola del paese,
offrendo alla famiglia la possibilità di scegliere tra istruzione parentale e
frequenza scolastica tradizionale in un contesto a misura di bambino. Mercoledì
infine il presidente del Senato, Ignazio La Russa, riceverà i genitori dei bimbi
a Palazzo Giustiniani.
L'articolo Famiglia del bosco, nuova relazione tecnica dei legali della coppia:
attesa per l’udienza sul ricongiungimento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Mezzo milione di euro, un Gratta e Vinci e una sparizione improvvisa: è questa
la storia che arriva da Carsoli, in provincia de L’Aquila, dove una donna ha
lasciato il fidanzato con il biglietto vincente da 500.000 euro, comprato pochi
giorni prima al Bar Renato. Dopo giorni di incredulità e rabbia iniziale, il
compagno avrebbe cambiato idea: “È tranquillo, non sembra affatto preoccupato e
dice che tutto va bene. La sua compagna non è ancora tornata a casa, ma questo
non sembra preoccuparlo. Lui è sempre pronto a riabbracciarla”, racconta un
amico dell’uomo a Il Mattino.
Tutto è cominciato l’otto marzo, quando l’uomo, operaio nell’edilizia di origine
rumena, ha deciso di sorprendere la compagna per la festa della donna. “Invece
della mimosa ti regalo questo”, le avrebbe detto, consegnandole il biglietto
colorato del Gratta e Vinci Puzzle. La donna, però, dopo aver depositato il
biglietto in banca, non è più tornata, lasciando il fidanzato tra lo spaesato e
l’incredulo. “L’ho cercata più volte, ma non sono riuscito a contattarla”, aveva
raccontato. Inizialmente aveva annunciato l’intenzione di denunciarla, sconvolto
dall’accaduto. Oggi, però, la scelta è cambiata: decide di perdonarla e di
aspettarla, sperando che torni nei prossimi giorni.
Al Bar Renato, curiosi e vicini continuano ad avvicinarsi per sapere il nome
della fortunata, ma il titolare continua a mantenere la privacy. Il sindaco di
Carsoli, Alessandro Marcangeli, pur non conoscendo i protagonisti, ha ricordato
che la comunità rumena è “molto numerosa e rappresenta la componente straniera
più consistente del territorio”. Tra gesto romantico, mezzo milione in palio e
un amore messo alla prova, la storia non ha ancora il suo lieto fine. Ma la
novità di oggi è chiara: per il fidanzato, l’amore viene prima del denaro: “La
perdono, l’aspetto per riabbracciarla”, ha dichiarato l’uomo.
L'articolo Donna scappa con il Gratta e Vinci da 500.000 euro, il fidanzato
lancia l’appello: “La perdono e l’aspetto per riabbracciarla” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Dalla curva del palasport, dove seguivano la squadra di basket nel campionato di
Serie A2, alle spedizioni punitive a sfondo razziale nelle strade. È la parabola
di alcuni ultras del Roseto Sharks che ha portato a 8 misure cautelari, tra la
cittadina abruzzese del Teramano e Pesaro. Una persona è finita in carcere, tre
ai domiciliari e altre quattro hanno l’obbligo di firma e dimora. Erano –
secondo i carabinieri – una cellula di estrema destra, la “Gioventù fascista
rosetana”.
Diciassette, in totale, le perquisizioni a carico di altrettanti indagati. Le
accuse, a vario titolo, vanno dall’istigazione a delinquere per motivi di
discriminazione razziale e lesioni, fino alla resistenza a pubblico ufficiale,
porto abusivo d’armi e violazione di Daspo.
L’inchiesta, coordinata dalla pm di Teramo, Enrica Medori, ha preso le mosse dai
violenti disordini dell’8 ottobre 2025 al termine del match di basket
Roseto-Pesaro. In quell’occasione, ultras travisati assaltarono le gazzelle
dell’Arma, distruggendo a colpi di mazza il lunotto di una pattuglia, mentre i
militari erano all’interno. Identificando i lanciatori di sassi, gli
investigatori hanno scoperchiato un livello eversivo superiore.
Il gruppo, unito nella chat “Roseto Youth” e legato a un movimento neo-fascista,
denominato “Duce”, pianificava vere e proprie azioni squadriste. Tra queste,
nell’ultimo anno, almeno cinque raid contro il Centro di accoglienza stranieri
‘Felicioni’, sempre a Roseto, e aggressioni mirate, come il pestaggio di alcuni
cittadini bengalesi avvenuto per le vie cittadine lo scorso 24 gennaio. Durante
l’operazione sono stati sequestrati device e materiale propagandistico fascista.
L'articolo “Raid razzisti organizzati dagli ultras”: 4 arresti a Roseto.
Smantellata cellula di estrema destra proviene da Il Fatto Quotidiano.
Finora ho taciuto sulla vicenda della famiglia nel bosco ma dopo gli ultimi
fatti non riesco più a farlo perché gli esponenti della Destra (che parlano
spesso della famiglia, intendendo quella degli altri viste le loro) con la
complicità degli estremisti cattolici e degli hippy del Duemila (rimasugli
rimasti dagli anni Sessanta) stanno confondendo la maternità/paternità con la
genitorialità.
Un passaggio non di poco conto che ci ricorda un detto ebraico: “Non è genitore
chi crea ma chi educa”.
Non ci sono dubbi che il padre e la madre di quei ragazzini siano quella coppia
ma siamo sicuri che stiano agendo da buoni genitori? Il lavoro fatto dal
Tribunale dei minori e dalle assistenti sociali è opera di uomini e donne che
sono rappresentanti dello Stato e che sicuramente agiscono in nome dei diritti
dei bambini.
Pensare come ha scritto Vittorino Andreoli su La Stampa che, separando bimbi e
genitori si rischiano danni gravi per i minori fino alla schizofrenia, mi sembra
una teoria che, seppur supportata dagli studi di Gregory Batheson, non
corrisponda sempre alla verità. Nella mia esperienza di maestro ho visto bambini
che non hanno più rivisto la madre o il padre a causa di una separazione o di un
lutto crescere in maniera sana con l’aiuto dei cosiddetti “testimoni
soccorrevoli” di Alice Miller così come ho conosciuto ragazzini con padri e
madri che non hanno saputo prendersi cura di loro al punto da renderli
schizofrenici sin dall’infanzia.
Io stesso sono nato in una famiglia dove mio padre e mia madre non sono stati
dei buoni educatori: ho visto mia madre essere picchiata da mio papà, son
cresciuto con un padre che conservava i giornali pornografici nella scatola
delle scarpe e una madre che ha subito pur di portare avanti la “famiglia”. Se
fossi stato adottato o dato in affido forse avrei avuto un altro percorso umano,
d’istruzione. Per mia fortuna, mi salvarono la maestra della scuola primaria e
il prete della parrocchia.
E’ infine, vergognoso che davanti alla casa famiglia di Vasto possano essere
organizzati dei sit-in di protesta senza che vi siano forze dell’ordine che
allontanino queste persone da un luogo che va solo protetto. La struttura tra
l’altro è gestita dalla diocesi che ora è attaccata per la sua meritevole opera.
Ancora una volta stiamo dando il meglio di un’Italietta ignorante, dove “Dio,
patria e famiglia” continuano a inoculare veleno nell’organismo dello Stato.
L'articolo Famiglia nel bosco: ‘non è genitore chi crea ma chi educa’ proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Dipende da dove vivi, da come si mette la questione. Dipende da cosa si dice in
giro, da cosa si scrive sui social. Dipende dal clima politico: e qui saremmo
alla legislazione metereopatica.
Se sei affogato nel cemento di Caivano, sobborgo metropolitano di Napoli, e hai
i figli che ciondolano in piazza bucando la scuola, rischi il carcere per
“l’inosservanza all’obbligo dell’istruzione di minori”.
Decreto Caivano, per l’appunto. Do you remember?
Se invece vivi nel bosco, magari in Abruzzo, allo stato brado e non vuoi vedere
i tuoi figli trasferiti d’imperio a scuola, magari ripuliti e persino vaccinati,
allora la legge cambia. Il ministero della Giustizia manda gli ispettori per
capire come diavolo il giudice dei minori si sia permesso di togliere la potestà
alla mamma che imponeva la sua regola: non fargli vedere ma una scuola nemmeno
col binocolo, figurarsi un medico o compagni di gioco della loro età. I miei
bambini stanno nel bosco, col bosco e per sempre.
“Senza parole” si è dunque detta Giorgia Meloni del fatto che i figli del bosco
siano stati trasferiti in una casa famiglia e allontanati dalla madre che, a
parere del giudice, era un cattivo esempio.
L’opposto dei genitori di Caivano, ingabbiati perché non hanno dato istruzione
ai figli.
Da qui l’idea della legislazione metereopatica, che cambia al mutare delle
nuvole in cielo e che propone agli italiani sempre una doppia soluzione. Puoi
fare, in un certo senso, e puoi non fare, nell’altro certo senso.
E’ la teoria – già bene illustrata dal ministro degli Esteri – del diritto da
rispettare ma “fino a un certo punto”, perché c’è pur sempre un rovescio da
osservare.
L’Italia, al tempo di Caivano, era per obbligare i minori alla scuola, farli
sedere sui banchi e farli studiare: il minimo indispensabile per dirsi
cittadini, per affrontare i concorsi pubblici, per essere pari tra pari.
L’Italia che commenta le vicende della famiglia nel bosco, sembra di diverso
parere. Vorrebbe, forse, che i bambini vivessero come sogna la madre: un po’
sugli alberi, un po’ sotto. E un po’ vattelapesca. E la premier, da brava
cronista (conserva gelosamente la tessera di giornalista), raccoglie le opinioni
e le fa sue perché il talento di un politico resta sempre lo stesso: piegarsi
dove tira il vento come si fosse canna di bambù.
L'articolo Se la premier è canna di bambù: si piega dove soffia il vento – Il
caso della famiglia del bosco in Abruzzo proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Chieti
cerca un addetto stampa per un impegno continuativo (rinnovabile) di un anno. Ma
lo stipendio complessivo previsto, più altri dettagli delle “regole d’ingaggio”
fanno infuriare l’altro ordine professionale coinvolto: quello dei giornalisti.
La paga è indicata in una somma forfettaria di 4.850 euro, ossia 404 euro al
mese per 12 mesi). L’avviso della discordia parla di un “affidamento diretto del
servizio di natura intellettuale di giornalista referente ufficio stampa e
pubbliche relazioni”: il termine per l’invio delle candidature è stato prorogato
al 7 febbraio.
Ma in cosa consiste l’incarico? L’annuncio richiede che l’addetto stampa prepari
una rassegna stampa quotidiana di settore “attraverso l’utilizzo di strumenti
propri quali abbonamenti online ai quotidiani o altro”: insomma, il giornalista
dovrebbe pagarsi di tasca propria questi abbonamenti. Un investimento non
indifferente, e da scalare al compenso. Inoltre dovrà scrivere fino a 100
comunicati stampa l’anno, sfornare articoli e testi per la gestione della
comunicazione istituzionale, curare e gestire i rapporti con gli organi di
informazione, realizzare interviste su richiesta dei vertici dell’ordine,
organizzare conferenze stampa ed eventi per i media, aggiornare il sito web
istituzionale.
Un “carico di lavoro ampio, continuativo e altamente qualificato”, sottolinea la
presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Marina Marinucci, che in una
nota manifesta tutta la sua “forte e motivata preoccupazione”. L’avviso è
indirizzato a giornalisti professionisti o pubblicisti “con comprovata
esperienza, cui affidare un ruolo strategico nella comunicazione istituzionale
dell’ordine”: in un allegato al bando si legge, infatti, che i candidati devono
aver “maturato esperienza documentabile almeno quinquennale come referente
ufficio stampa e pubbliche relazioni di amministrazioni pubbliche”. Marinucci
commenta che: “Si tratta, a tutti gli effetti, di un insieme di attività che
configurano un servizio professionale strutturato di comunicazione pubblica con
responsabilità editoriali, relazionali e deontologiche, incompatibile con una
remunerazione che risulta oggettivamente incongrua e non dignitosa rispetto
all’impegno richiesto”.
La presidente dell’Ordine dei giornalisti abruzzesi, quindi, alza il tiro:
“Riteniamo inaccettabile che un ordine professionale, chiamato a tutelare la
dignità e il valore delle competenze dei propri iscritti, possa avallare
un’impostazione che svilisce il lavoro giornalistico, alimentando una pericolosa
deriva di sottopagamento. La comunicazione istituzionale non è un’attività
accessoria né un favore personale: è una funzione strategica che richiede
professionalità, continuità, autonomia e adeguata retribuzione. Proposte di
questo tipo rischiano di legittimare l’idea che il lavoro giornalistico possa
essere compensato simbolicamente, o addirittura autofinanziato”. Il suo appello
finale è dunque lapidario: “Invitiamo l’Ordine dei medici chirurghi e degli
odontoiatri della provincia di Chieti a riconsiderare profondamente i contenuti
della manifestazione di interesse, adeguandoli ai principi di correttezza,
equità e rispetto delle professioni, nell’interesse non solo dei giornalisti, ma
della qualità stessa dell’informazione istituzionale”.
Dal canto loro i medici di Chieti negano ogni addebito, anzi. “Ribadisco il
nostro pieno rispetto per la dignità professionale e il ruolo fondamentale dei
giornalisti nella corretta informazione dei cittadini, in particolare quando si
parla di salute – replica a ilfattoquotidiano.it la dottoressa Lucilla
Gagliardi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della
provincia di Chieti – La nostra esigenza era di strutturare in modo più efficace
la comunicazione istituzionale, nell’interesse degli iscritti e della
collettività e non aveva in alcun modo la finalità di svilire il lavoro
giornalistico o di proporre condizioni non rispettose delle competenze
richieste. Prendiamo tuttavia atto delle osservazioni formulate dall’Ordine dei
giornalisti e comprendiamo le sensibilità espresse sulla congruità del compenso
e sul riconoscimento del valore del lavoro informativo”. Solidarietà, “dignità,
autonomia, dialogo e rispetto” tra gli ordini e le professioni, conclude
Gagliardi, “nell’interesse dei cittadini e della qualità dell’informazione in
ambito sanitario”.
L'articolo Ordine dei medici di Chieti cerca addetto stampa. Lo stipendio
offerto? 400 euro al mese proviene da Il Fatto Quotidiano.
Neppure una condanna a cinque anni in primo grado, per violenza sessuale su una
ragazza di 19 anni, è sufficiente per lasciare l’incarico politico. A Montorio
al Vomano, paesino da 7mile anime in provincia di Teramo in Abbruzzo, il
vicesindaco e assessore Francesco Ciarrocchi ha salvato il posto votando per se
stesso, come racconta la testata online Fanpage. Dopo la sentenza di
colpevolezza, a novembre, era rimasto al suo posto con il sostegno del sindaco
di centrodestra Fabio Altitonante, ex consigliere regionale lombardo di Forza
Italia. Dunque le opposizioni hanno presentato una mozione invocando la revoca
dell’incarico: bocciata da consiglio comunale il 30 dicembre, con il punteggio
di 7 a 6. Incurante del conflitto di interesse, anche Ciarrocchi ha preso parte
al voto risultando decisivo. Il 25 novembre la giunta comunale ha celebrato la
giornata contro la violenza sulle donne, pochi giorni dopo la condanna per
stupro del vicesindaco.
IL PROCESSO PER VIOLENZA SESSUALE
Il numero due della giunta – ginecologo di professione – è stato denunciato da
una ragazza componente del suo comitato elettorale, durante la campagna
amministrativa del 2020 a Montorio al Vomano. La giovane svolgeva anche ruoli di
segreteria nello studio medico di Ciarrocchi. In quel contesto, secondo la
ricostruzione accolta dal Tribunale, il dottore le aveva chiesto se fosse
interessata ad una visita ginecologica. Dopo i primi rifiuti, la ragazza ha
accettato. A Fanpage, l’avvocata Monica Passamonti ricostruisce così l’episodio:
“La visita iniziò in modo del tutto normale, ma la situazione cambiò
improvvisamente quando la mia assistita confidò al medico alcuni problemi di
natura intima con il suo partner. A quel punto venne masturbata senza alcun
consenso”. Una violenza sessuale, secondo il giudizio in primo grado. Passamonti
rivela un altro dettaglio: il ginecologo avrebbe provato a “mostrare un filmino
porno durante la visita”. Poi avrebbe sminuito, dice l’avvocata della vittima,
sostenendo “di non averle fatto vedere un video, ma di aver messo solo la
schermata su YouPorn”. Ciarrocchi invece si è difeso rivendicando di aver
condotto la visita solo con “pratiche mediche lecite”.
Durante le udienze, altre due ragazze hanno testimoniato denunciando analoghi
episodi. Eppure, secondo Passamonti, la linea difensiva si sarebbe focalizzata
solo sul negare la credibilità della vittima. La sentenza invece ha accolto la
ricostruzione dell’accusa, pur condannando il vicesindaco a 5 anni invece di 7,
la pena chiesta dalla procura. Ciarrocchi ha già annunciato il ricorso in
appello. Intanto si attendono le motivazione del giudizio.
UN PAESE SPACCATO
Di sicuro, l’assessore e ginecologo conserva la poltrona in giunta, blindato dal
sindaco di Forza Italia Fabio Altitonante. Mentre alla ragazza, dalle autorità
politiche del suo paese, nessuna solidarietà è giunta a conforto. Ad esprimere
sdegno è il collettivo femminista Malelingue, nato nel 2021 sull’onda del caso
di Montorio al Vomano. “La vittimizzazione secondaria subita dalla donna dopo la
denuncia, insieme alle numerose e immediate manifestazioni di solidarietà
rivolte a Ciarrocchi da larga parte della comunità, ci fecero rabbrividire”, ha
scritto il gruppo in un post su Facebook il 12 gennaio. Sulla stessa linea i
consiglieri dell’opposizione in consiglio comunale. Mentre a Montorio al Vomano
diventa visibile la protesta: sulla panchina rossa del paese, simbolo della
lotta contro la violenza di genere, sono apparsi cartelli con scritte e prese di
posizione di associazioni, movimenti e cittadini.
L'articolo Vicensindaco condannato per violenza sessuale salva la poltrona
votando per se stesso in consiglio comunale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un assalto a un portavalori ha paralizzato l’autostrada A14 nelle prime ore di
lunedì. Il fatto è avvenuto intorno alle 6.30, lungo la carreggiata nord,
all’altezza di Ortona, nel territorio del Chietino. I malviventi hanno
disseminato dei chiodi, utilizzato dei fumogeni e incendiato almeno un paio di
mezzi per coprire la fuga sulla sede stradale, creando una situazione di
pericolo per chi transitava in quel momento sull’arteria adriatica.
Sul posto sono intervenute le pattuglie del Centro Operativo Autostradale (Coa)
della Polizia stradale di Pescara, insieme ai vigili del fuoco e al personale
del 118. L’area è stata messa in sicurezza e il traffico ha subìto pesanti
rallentamenti, con lunghe code in direzione nord: agli automobilisti diretti
verso Pescara viene consigliato di uscire a Ortona, proseguire sulla viabilità
ordinaria e rientrare in autostrada allo svincolo di Pescara Sud. Al momento
resta ancora da chiarire l’entità del bottino sottratto e non è stato confermato
se per l’assalto siano state impiegate delle armi.
L'articolo Assalto a un portavalori sulla A14: commando in azione nel Chietino.
Traffico bloccato in autostrada proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non devono seguire le regole della casa famiglia ma dovrebbero mantenere le
stesse abitudini, come quando si trovavano insieme nella casa nel bosco. Devono
alzarsi all’alba e andare a dormire entro le 18, avrebbe pretesto la mamma
Catherine, che va a trovare quotidianamente i tre figli allontanati da lei e dal
marito Nathan. È questo uno dei tanti aspetti che non deporrebbero a favore
della volontà dei genitori di “cooperare stabilmente” con gli operatori
nell’interesse dei bambini. Ed è una delle motivazioni che hanno portato il
Tribunale dei minorenni dell’Aquila a stabilire che, per il momento, i bambini
della famiglia che viveva isolata nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti,
rimarranno ancora nella casa famiglia.
LA PERIZIA RICHIESTA
Non torneranno con i genitori, prima occorrerà una perizia “personologica e
psico-diagnostica” sulla 45enne australiana Catherine Birmingham e sul 51enne
britannico Nathan Trevallion. Il Tribunale ha incaricato una consulente tecnica
d’ufficio, Simona Ceccoli, di eseguire l’indagine sui genitori. Il padre potrà
comunque incontrare i figli e la moglie nella casa famiglia il giorno di Natale,
visto che il giovedì, come da disposizioni della magistratura, è prevista una
sua visita. Intanto i legali della famiglia definiscono “ridicole” le
ricostruzioni di questi giorni.
VALUTARE CAPACITÀ E COMPETENZE GENITORIALI
Alla coppia è stata sospesa la responsabilità genitoriale sui 3 bambini, due
gemelli di 6 anni e una bambina di 8, allontanati dal casolare privo di energie
elettrica, servizi igienici e riscaldamento. I bambini sono ospitati dal 20
novembre in una casa famiglia del Vastese, sempre in provincia di Chieti, e per
il momento restano nella struttura. La perizia disposta dal collegio aquilano
punta a valutare capacità e competenze genitoriali. Il tribunale, presieduto
dalla giudice Cecilia Angrisano, ha disposto che venga svolta un’indagine
psico-diagnostica anche sui 3 figli minori. Nell’ordinanza vengono assegnati 120
giorni per rispondere ai quesiti.
IL CASO
La decisione di tenere i figli nella casa-famiglia scaturisce da motivazioni che
non sono solo quelle che hanno portato al loro allontanamento, disposto il 13
novembre e notificato il 20. Tutto è partito con la segnalazione dei servizi
sanitari ai servizi sociali dopo un’intossicazione da funghi. I genitori sono
stati affiancati dagli assistenti sociali, ma si sarebbero mostrati contrari a
collaborare e anche dopo l’udienza cautelare non avrebbero più voluto avere
incontri e colloqui. Avrebbero mostrato diffidenza, anche nei confronti dei
difensori. Il primo legale, Giovanni Angelucci, ha rimesso il mandato.
“PERICOLO DI LESIONE DEL DIRITTO ALLA VITA DI RELAZIONE”
Tra gli elementi che pesano c’è anche il fatto che per gli accertamenti del
pediatra i genitori sono arrivati a chiedere 50mila euro per ciascun bambino,
solo per dare il consenso agli esami ematochimici e sullo stato immunitario. Il
Tribunale minorile ha ribadito di aver valutato il “pericolo di lesione del
diritto alla vita di relazione” dei piccoli, mentre una lesione del diritto
all’istruzione, in particolare della figlia più grande, si sarebbe configurato
solo nel momento in cui i bambini sono arrivati nella casa-famiglia di Vasto,
quando i servizi sociali avrebbero constatato qualche problema nella
preparazione e “imbarazzo e diffidenza” rispetto ai loro coetanei.
LA “RIGIDITÀ DEI GENITORI”
Anche dopo l’allontanamento, la condotta dei genitori avrebbe mostrato una
“notevole rigidità“, dipendente dai valori in cui credono e “dall’assenza di
competenze negoziali“, viene sottolineato nell’ordinanza. La madre avrebbe
inoltre preteso dai figli, che va a trovare quotidianamente, che mantenessero
abitudini e orari diversi dalle regole della casa-famiglia. Mancherebbe poi
ancora la documentazione relativa alle autorizzazioni per le modifiche nel
vecchio casolare e l’abitazione nuova donata alla coppia per qualche mese
resterebbe una destinazione incerta.
LA REPLICA DEI LEGALI
I legali dei genitori, gli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, hanno
sottolineato che l’ordinanza è precedente all’integrazione di documenti. In
particolare, definiscono “ridicole” le ricostruzioni, tra le molte, “di
fantomatici e inesistenti spazzolini di peli d’asino, malattie gravi mai curate
o piuttosto la mancanza di vaccini“. La difesa rimarca di aver depositato
“copiosa e puntuale documentazione corredata da specifiche allegazioni che
confutano l’assunto secondo cui i minori non avrebbero avuto contatti con i loro
pari e, non da ultimo, documentazione fotografica che ritrae i bambini in ogni
occasione ricreativa ovvero ordinaria a contatto con altri bimbi, e non solo,
verso i quali non hanno mostrato alcun disagio, così come non lo hanno mostrato
nella casa-famiglia”. Dunque, “sono smentite la ritrosia lamentata e
l’isolamento dedotti. Certo, non possiamo non chiederci a chi faccia comodo
alimentare questa grottesca rappresentazione. Siamo certi che le allegazioni
puntuali che abbiamo sottoposto al tribunale, di cui l’ordinanza antecedente non
ha evidentemente tenuto conto, verrà debitamente e tempestivamente valutata”,
affermano i legali, “così come siamo certi che sarà adeguatamente valutata
l’’urgenza di provvedere’ prevista dalla norma, allorquando si dovrà rivalutare,
in tempi che si auspicano rapidi, la prosecuzione del collocamento nella
struttura”.
L'articolo Famiglia nel bosco, “rigidi e contrari a collaborare”: il Tribunale
dispone la perizia psichiatrica per i genitori. Perché i bimbi restano in
comunità proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Corte d’Appello dell’Aquila – che ha respinto il ricorso dei genitori dei tre
bimbi che vivevano nel bosco di Palmoli (Chieti) – ha stabilito che i
fratellini, due gemelli di 6 anni e una bimba di 8, dovranno essere nuovamente
ascoltati dal Tribunale, senza subire condizionamenti da parte della mamma e del
papà. I magistrati hanno rigettato il ricorso contro l’ordinanza di sospensione
della responsabilità genitoriale e l’allontanamento dei bambini, attualmente
collocati in una casa famiglia, confermando “tutte le criticità rilevate
nell’ordinanza del Tribunale” e rilevando “gravi rischi per la salute fisica e
psichica dei bambini, per la loro sana crescita, per lo sviluppo armonioso della
loro personalità”.
Secondo la Corte, “l’ascolto dei minori dovrà essere rinnovato con la
partecipazione di un interprete e all’esito della maturazione delle condizioni
che consentano ai minori di esprimersi liberamente, al riparo da potenziali
condizionamenti dei genitori o delle altre controparti”. I giudici precisano che
l’audizione “non è affatto un atto istruttorio, ma un diritto del minore – che
abbia compiuto dodici anni o che, se di età inferiore, abbia raggiunto una
sufficiente capacità di discernimento – attraverso il quale è assicurata la
libertà di autodeterminarsi e di esprimere la propria opinione“.
Il provvedimento respinge punto su punto tutti i reclami dei legali dei genitori
e sottolinea gravi criticità relative alla cura e al benessere dei minori,
evidenziando “mancanza di cure” e “deprivazione della socialità”. I giudici
riportano anche che, al momento dell’ingresso in casa famiglia, la bimba aveva
“una bronchite acuta con broncospasmo non segnalata e non curata dai genitori”.
I piccoli, dunque, non trascorreranno il Natale nella casa concessa ai genitori
in comodato d’uso a Palmoli da un imprenditore in attesa che la capanna dove
abitavano fosse adeguata. Semmai, qualora ne facesse richiesta, il padre
potrebbe essere autorizzato a trascorrere il 25 dicembre con loro nella casa
famiglia. I giudici ritengono infatti che sia necessario più tempo per
comprendere i progressi dei piccoli che, all’arrivo in struttura, hanno mostrato
sorpresa per vestiti profumati, interruttori e anche per il soffione della
doccia.
Nel provvedimento i magistrati sollevano dubbi sui certificati con cui negli
anni è stato valutato il grado di istruzione della figlia maggiore della coppia
anglo-australiana. La Corte conferma la possibilità di avvalersi dell’istruzione
parentale, ma evidenzia la mancanza di alcuni documenti nella richiesta di
ammissione agli esami di idoneità alla seconda e terza elementare. “Ad ogni modo
– scrivono i giudici -, anche a voler ritenere regolarmente osservato, dal punto
di vista formale, il procedimento relativo al ricorso alla scuola parentale, va
evidenziato come le valutazioni di idoneità” della figlia maggiore “contrastino
in modo eclatante con le condizioni di istruzione verificate dopo l’inserimento
in casa famiglia, ove è emerso che la bambina non sa leggere e scrivere, né in
inglese, né in italiano”.
L'articolo “Hanno diritto a esprimere la propria opinione”, saranno riascoltati
senza i genitori i bimbi che vivevano nel bosco di Palmoli proviene da Il Fatto
Quotidiano.