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Famiglia del bosco, nuova relazione tecnica dei legali della coppia: attesa per l’udienza sul ricongiungimento
C’è ancora tanta strada da fare nel percorso giudiziario cosiddetta famiglia del bosco. Si entra in una fase decisiva, tra nuovi sviluppi sul piano giudiziario e un’attenzione istituzionale crescente. I legali della coppia si preparano infatti a depositare una relazione tecnica che punta a rimettere in discussione alcuni dei passaggi dei provvedimenti dei magistrati minorili. Il documento sarà firmato dallo psichiatra Antonio Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, consulenti della famiglia, e si concentrerà sugli sviluppi successivi all’ultima ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. A marzo, il provvedimento ha disposto l’allontanamento della madre dai tre figli, già collocati dal 20 novembre scorso in una casa-famiglia a Vasto, dopo la sospensione della responsabilità genitoriale per entrambi i genitori. L’obiettivo della difesa è contestare le conclusioni degli assistenti sociali, proponendo una ricostruzione alternativa delle condizioni familiari e delle capacità genitoriali della coppia. Nel frattempo, il percorso di valutazione dei tre bambini – due gemelli di sette anni e una bambina di otto che ricevono le visite quotidianamente del padre – potrebbe subire modifiche. Secondo quanto emerge, la consulenza tecnica d’ufficio potrebbe essere riformulata, con la possibilità che il consulente proceda anche senza i colloqui diretti inizialmente previsti con i minori, aprendo così a uno scenario diverso rispetto all’impostazione iniziale delle verifiche. Il prossimo snodo sarà il 21 aprile, quando la Corte d’appello minorile dell’Aquila discuterà il ricorso presentato dai legali della coppia per ottenere il ricongiungimento familiare e la revoca dei provvedimenti adottati nei mesi scorsi. Al centro del procedimento restano le condizioni di vita dei minori, cresciuti in un casolare isolato nel bosco di Palmoli senza acqua, luce e senza servizi igienici – e seguiti per oltre un anno dai servizi sociali dopo un episodio di intossicazione che aveva portato al loro ricovero. Tra le criticità evidenziate dal Tribunale, la necessità di rendere adeguatamente abitabile la casa – un’abitazione è stata offerta dal Comune – e di garantire un percorso educativo strutturato – a cui avrebbe dato il suo assenso il padre. Su quest’ultimo punto, il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ha assicurato la disponibilità di soluzioni concrete: il Comune ha messo a disposizione una nuova abitazione a pochi metri dalla scuola del paese, offrendo alla famiglia la possibilità di scegliere tra istruzione parentale e frequenza scolastica tradizionale in un contesto a misura di bambino. Mercoledì infine il presidente del Senato, Ignazio La Russa, riceverà i genitori dei bimbi a Palazzo Giustiniani. L'articolo Famiglia del bosco, nuova relazione tecnica dei legali della coppia: attesa per l’udienza sul ricongiungimento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Donna scappa con il Gratta e Vinci da 500.000 euro, il fidanzato lancia l’appello: “La perdono e l’aspetto per riabbracciarla”
Mezzo milione di euro, un Gratta e Vinci e una sparizione improvvisa: è questa la storia che arriva da Carsoli, in provincia de L’Aquila, dove una donna ha lasciato il fidanzato con il biglietto vincente da 500.000 euro, comprato pochi giorni prima al Bar Renato. Dopo giorni di incredulità e rabbia iniziale, il compagno avrebbe cambiato idea: “È tranquillo, non sembra affatto preoccupato e dice che tutto va bene. La sua compagna non è ancora tornata a casa, ma questo non sembra preoccuparlo. Lui è sempre pronto a riabbracciarla”, racconta un amico dell’uomo a Il Mattino. Tutto è cominciato l’otto marzo, quando l’uomo, operaio nell’edilizia di origine rumena, ha deciso di sorprendere la compagna per la festa della donna. “Invece della mimosa ti regalo questo”, le avrebbe detto, consegnandole il biglietto colorato del Gratta e Vinci Puzzle. La donna, però, dopo aver depositato il biglietto in banca, non è più tornata, lasciando il fidanzato tra lo spaesato e l’incredulo. “L’ho cercata più volte, ma non sono riuscito a contattarla”, aveva raccontato. Inizialmente aveva annunciato l’intenzione di denunciarla, sconvolto dall’accaduto. Oggi, però, la scelta è cambiata: decide di perdonarla e di aspettarla, sperando che torni nei prossimi giorni. Al Bar Renato, curiosi e vicini continuano ad avvicinarsi per sapere il nome della fortunata, ma il titolare continua a mantenere la privacy. Il sindaco di Carsoli, Alessandro Marcangeli, pur non conoscendo i protagonisti, ha ricordato che la comunità rumena è “molto numerosa e rappresenta la componente straniera più consistente del territorio”. Tra gesto romantico, mezzo milione in palio e un amore messo alla prova, la storia non ha ancora il suo lieto fine. Ma la novità di oggi è chiara: per il fidanzato, l’amore viene prima del denaro: “La perdono, l’aspetto per riabbracciarla”, ha dichiarato l’uomo. L'articolo Donna scappa con il Gratta e Vinci da 500.000 euro, il fidanzato lancia l’appello: “La perdono e l’aspetto per riabbracciarla” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Raid razzisti organizzati dagli ultras”: 4 arresti a Roseto. Smantellata cellula di estrema destra
Dalla curva del palasport, dove seguivano la squadra di basket nel campionato di Serie A2, alle spedizioni punitive a sfondo razziale nelle strade. È la parabola di alcuni ultras del Roseto Sharks che ha portato a 8 misure cautelari, tra la cittadina abruzzese del Teramano e Pesaro. Una persona è finita in carcere, tre ai domiciliari e altre quattro hanno l’obbligo di firma e dimora. Erano – secondo i carabinieri – una cellula di estrema destra, la “Gioventù fascista rosetana”. Diciassette, in totale, le perquisizioni a carico di altrettanti indagati. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e lesioni, fino alla resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo d’armi e violazione di Daspo. L’inchiesta, coordinata dalla pm di Teramo, Enrica Medori, ha preso le mosse dai violenti disordini dell’8 ottobre 2025 al termine del match di basket Roseto-Pesaro. In quell’occasione, ultras travisati assaltarono le gazzelle dell’Arma, distruggendo a colpi di mazza il lunotto di una pattuglia, mentre i militari erano all’interno. Identificando i lanciatori di sassi, gli investigatori hanno scoperchiato un livello eversivo superiore. Il gruppo, unito nella chat “Roseto Youth” e legato a un movimento neo-fascista, denominato “Duce”, pianificava vere e proprie azioni squadriste. Tra queste, nell’ultimo anno, almeno cinque raid contro il Centro di accoglienza stranieri ‘Felicioni’, sempre a Roseto, e aggressioni mirate, come il pestaggio di alcuni cittadini bengalesi avvenuto per le vie cittadine lo scorso 24 gennaio. Durante l’operazione sono stati sequestrati device e materiale propagandistico fascista. L'articolo “Raid razzisti organizzati dagli ultras”: 4 arresti a Roseto. Smantellata cellula di estrema destra proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco: ‘non è genitore chi crea ma chi educa’
Finora ho taciuto sulla vicenda della famiglia nel bosco ma dopo gli ultimi fatti non riesco più a farlo perché gli esponenti della Destra (che parlano spesso della famiglia, intendendo quella degli altri viste le loro) con la complicità degli estremisti cattolici e degli hippy del Duemila (rimasugli rimasti dagli anni Sessanta) stanno confondendo la maternità/paternità con la genitorialità. Un passaggio non di poco conto che ci ricorda un detto ebraico: “Non è genitore chi crea ma chi educa”. Non ci sono dubbi che il padre e la madre di quei ragazzini siano quella coppia ma siamo sicuri che stiano agendo da buoni genitori? Il lavoro fatto dal Tribunale dei minori e dalle assistenti sociali è opera di uomini e donne che sono rappresentanti dello Stato e che sicuramente agiscono in nome dei diritti dei bambini. Pensare come ha scritto Vittorino Andreoli su La Stampa che, separando bimbi e genitori si rischiano danni gravi per i minori fino alla schizofrenia, mi sembra una teoria che, seppur supportata dagli studi di Gregory Batheson, non corrisponda sempre alla verità. Nella mia esperienza di maestro ho visto bambini che non hanno più rivisto la madre o il padre a causa di una separazione o di un lutto crescere in maniera sana con l’aiuto dei cosiddetti “testimoni soccorrevoli” di Alice Miller così come ho conosciuto ragazzini con padri e madri che non hanno saputo prendersi cura di loro al punto da renderli schizofrenici sin dall’infanzia. Io stesso sono nato in una famiglia dove mio padre e mia madre non sono stati dei buoni educatori: ho visto mia madre essere picchiata da mio papà, son cresciuto con un padre che conservava i giornali pornografici nella scatola delle scarpe e una madre che ha subito pur di portare avanti la “famiglia”. Se fossi stato adottato o dato in affido forse avrei avuto un altro percorso umano, d’istruzione. Per mia fortuna, mi salvarono la maestra della scuola primaria e il prete della parrocchia. E’ infine, vergognoso che davanti alla casa famiglia di Vasto possano essere organizzati dei sit-in di protesta senza che vi siano forze dell’ordine che allontanino queste persone da un luogo che va solo protetto. La struttura tra l’altro è gestita dalla diocesi che ora è attaccata per la sua meritevole opera. Ancora una volta stiamo dando il meglio di un’Italietta ignorante, dove “Dio, patria e famiglia” continuano a inoculare veleno nell’organismo dello Stato. L'articolo Famiglia nel bosco: ‘non è genitore chi crea ma chi educa’ proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Se la premier è canna di bambù: si piega dove soffia il vento – Il caso della famiglia del bosco in Abruzzo
Dipende da dove vivi, da come si mette la questione. Dipende da cosa si dice in giro, da cosa si scrive sui social. Dipende dal clima politico: e qui saremmo alla legislazione metereopatica. Se sei affogato nel cemento di Caivano, sobborgo metropolitano di Napoli, e hai i figli che ciondolano in piazza bucando la scuola, rischi il carcere per “l’inosservanza all’obbligo dell’istruzione di minori”. Decreto Caivano, per l’appunto. Do you remember? Se invece vivi nel bosco, magari in Abruzzo, allo stato brado e non vuoi vedere i tuoi figli trasferiti d’imperio a scuola, magari ripuliti e persino vaccinati, allora la legge cambia. Il ministero della Giustizia manda gli ispettori per capire come diavolo il giudice dei minori si sia permesso di togliere la potestà alla mamma che imponeva la sua regola: non fargli vedere ma una scuola nemmeno col binocolo, figurarsi un medico o compagni di gioco della loro età. I miei bambini stanno nel bosco, col bosco e per sempre. “Senza parole” si è dunque detta Giorgia Meloni del fatto che i figli del bosco siano stati trasferiti in una casa famiglia e allontanati dalla madre che, a parere del giudice, era un cattivo esempio. L’opposto dei genitori di Caivano, ingabbiati perché non hanno dato istruzione ai figli. Da qui l’idea della legislazione metereopatica, che cambia al mutare delle nuvole in cielo e che propone agli italiani sempre una doppia soluzione. Puoi fare, in un certo senso, e puoi non fare, nell’altro certo senso. E’ la teoria – già bene illustrata dal ministro degli Esteri – del diritto da rispettare ma “fino a un certo punto”, perché c’è pur sempre un rovescio da osservare. L’Italia, al tempo di Caivano, era per obbligare i minori alla scuola, farli sedere sui banchi e farli studiare: il minimo indispensabile per dirsi cittadini, per affrontare i concorsi pubblici, per essere pari tra pari. L’Italia che commenta le vicende della famiglia nel bosco, sembra di diverso parere. Vorrebbe, forse, che i bambini vivessero come sogna la madre: un po’ sugli alberi, un po’ sotto. E un po’ vattelapesca. E la premier, da brava cronista (conserva gelosamente la tessera di giornalista), raccoglie le opinioni e le fa sue perché il talento di un politico resta sempre lo stesso: piegarsi dove tira il vento come si fosse canna di bambù. L'articolo Se la premier è canna di bambù: si piega dove soffia il vento – Il caso della famiglia del bosco in Abruzzo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ordine dei medici di Chieti cerca addetto stampa. Lo stipendio offerto? 400 euro al mese
L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Chieti cerca un addetto stampa per un impegno continuativo (rinnovabile) di un anno. Ma lo stipendio complessivo previsto, più altri dettagli delle “regole d’ingaggio” fanno infuriare l’altro ordine professionale coinvolto: quello dei giornalisti. La paga è indicata in una somma forfettaria di 4.850 euro, ossia 404 euro al mese per 12 mesi). L’avviso della discordia parla di un “affidamento diretto del servizio di natura intellettuale di giornalista referente ufficio stampa e pubbliche relazioni”: il termine per l’invio delle candidature è stato prorogato al 7 febbraio. Ma in cosa consiste l’incarico? L’annuncio richiede che l’addetto stampa prepari una rassegna stampa quotidiana di settore “attraverso l’utilizzo di strumenti propri quali abbonamenti online ai quotidiani o altro”: insomma, il giornalista dovrebbe pagarsi di tasca propria questi abbonamenti. Un investimento non indifferente, e da scalare al compenso. Inoltre dovrà scrivere fino a 100 comunicati stampa l’anno, sfornare articoli e testi per la gestione della comunicazione istituzionale, curare e gestire i rapporti con gli organi di informazione, realizzare interviste su richiesta dei vertici dell’ordine, organizzare conferenze stampa ed eventi per i media, aggiornare il sito web istituzionale. Un “carico di lavoro ampio, continuativo e altamente qualificato”, sottolinea la presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Marina Marinucci, che in una nota manifesta tutta la sua “forte e motivata preoccupazione”. L’avviso è indirizzato a giornalisti professionisti o pubblicisti “con comprovata esperienza, cui affidare un ruolo strategico nella comunicazione istituzionale dell’ordine”: in un allegato al bando si legge, infatti, che i candidati devono aver “maturato esperienza documentabile almeno quinquennale come referente ufficio stampa e pubbliche relazioni di amministrazioni pubbliche”. Marinucci commenta che: “Si tratta, a tutti gli effetti, di un insieme di attività che configurano un servizio professionale strutturato di comunicazione pubblica con responsabilità editoriali, relazionali e deontologiche, incompatibile con una remunerazione che risulta oggettivamente incongrua e non dignitosa rispetto all’impegno richiesto”. La presidente dell’Ordine dei giornalisti abruzzesi, quindi, alza il tiro: “Riteniamo inaccettabile che un ordine professionale, chiamato a tutelare la dignità e il valore delle competenze dei propri iscritti, possa avallare un’impostazione che svilisce il lavoro giornalistico, alimentando una pericolosa deriva di sottopagamento. La comunicazione istituzionale non è un’attività accessoria né un favore personale: è una funzione strategica che richiede professionalità, continuità, autonomia e adeguata retribuzione. Proposte di questo tipo rischiano di legittimare l’idea che il lavoro giornalistico possa essere compensato simbolicamente, o addirittura autofinanziato”. Il suo appello finale è dunque lapidario: “Invitiamo l’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Chieti a riconsiderare profondamente i contenuti della manifestazione di interesse, adeguandoli ai principi di correttezza, equità e rispetto delle professioni, nell’interesse non solo dei giornalisti, ma della qualità stessa dell’informazione istituzionale”. Dal canto loro i medici di Chieti negano ogni addebito, anzi. “Ribadisco il nostro pieno rispetto per la dignità professionale e il ruolo fondamentale dei giornalisti nella corretta informazione dei cittadini, in particolare quando si parla di salute – replica a ilfattoquotidiano.it la dottoressa Lucilla Gagliardi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Chieti – La nostra esigenza era di strutturare in modo più efficace la comunicazione istituzionale, nell’interesse degli iscritti e della collettività e non aveva in alcun modo la finalità di svilire il lavoro giornalistico o di proporre condizioni non rispettose delle competenze richieste. Prendiamo tuttavia atto delle osservazioni formulate dall’Ordine dei giornalisti e comprendiamo le sensibilità espresse sulla congruità del compenso e sul riconoscimento del valore del lavoro informativo”. Solidarietà, “dignità, autonomia, dialogo e rispetto” tra gli ordini e le professioni, conclude Gagliardi, “nell’interesse dei cittadini e della qualità dell’informazione in ambito sanitario”. L'articolo Ordine dei medici di Chieti cerca addetto stampa. Lo stipendio offerto? 400 euro al mese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ordine dei Medici
Ordine dei Giornalisti
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Vicensindaco condannato per violenza sessuale salva la poltrona votando per se stesso in consiglio comunale
Neppure una condanna a cinque anni in primo grado, per violenza sessuale su una ragazza di 19 anni, è sufficiente per lasciare l’incarico politico. A Montorio al Vomano, paesino da 7mile anime in provincia di Teramo in Abbruzzo, il vicesindaco e assessore Francesco Ciarrocchi ha salvato il posto votando per se stesso, come racconta la testata online Fanpage. Dopo la sentenza di colpevolezza, a novembre, era rimasto al suo posto con il sostegno del sindaco di centrodestra Fabio Altitonante, ex consigliere regionale lombardo di Forza Italia. Dunque le opposizioni hanno presentato una mozione invocando la revoca dell’incarico: bocciata da consiglio comunale il 30 dicembre, con il punteggio di 7 a 6. Incurante del conflitto di interesse, anche Ciarrocchi ha preso parte al voto risultando decisivo. Il 25 novembre la giunta comunale ha celebrato la giornata contro la violenza sulle donne, pochi giorni dopo la condanna per stupro del vicesindaco. IL PROCESSO PER VIOLENZA SESSUALE Il numero due della giunta – ginecologo di professione – è stato denunciato da una ragazza componente del suo comitato elettorale, durante la campagna amministrativa del 2020 a Montorio al Vomano. La giovane svolgeva anche ruoli di segreteria nello studio medico di Ciarrocchi. In quel contesto, secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale, il dottore le aveva chiesto se fosse interessata ad una visita ginecologica. Dopo i primi rifiuti, la ragazza ha accettato. A Fanpage, l’avvocata Monica Passamonti ricostruisce così l’episodio: “La visita iniziò in modo del tutto normale, ma la situazione cambiò improvvisamente quando la mia assistita confidò al medico alcuni problemi di natura intima con il suo partner. A quel punto venne masturbata senza alcun consenso”. Una violenza sessuale, secondo il giudizio in primo grado. Passamonti rivela un altro dettaglio: il ginecologo avrebbe provato a “mostrare un filmino porno durante la visita”. Poi avrebbe sminuito, dice l’avvocata della vittima, sostenendo “di non averle fatto vedere un video, ma di aver messo solo la schermata su YouPorn”. Ciarrocchi invece si è difeso rivendicando di aver condotto la visita solo con “pratiche mediche lecite”. Durante le udienze, altre due ragazze hanno testimoniato denunciando analoghi episodi. Eppure, secondo Passamonti, la linea difensiva si sarebbe focalizzata solo sul negare la credibilità della vittima. La sentenza invece ha accolto la ricostruzione dell’accusa, pur condannando il vicesindaco a 5 anni invece di 7, la pena chiesta dalla procura. Ciarrocchi ha già annunciato il ricorso in appello. Intanto si attendono le motivazione del giudizio. UN PAESE SPACCATO Di sicuro, l’assessore e ginecologo conserva la poltrona in giunta, blindato dal sindaco di Forza Italia Fabio Altitonante. Mentre alla ragazza, dalle autorità politiche del suo paese, nessuna solidarietà è giunta a conforto. Ad esprimere sdegno è il collettivo femminista Malelingue, nato nel 2021 sull’onda del caso di Montorio al Vomano. “La vittimizzazione secondaria subita dalla donna dopo la denuncia, insieme alle numerose e immediate manifestazioni di solidarietà rivolte a Ciarrocchi da larga parte della comunità, ci fecero rabbrividire”, ha scritto il gruppo in un post su Facebook il 12 gennaio. Sulla stessa linea i consiglieri dell’opposizione in consiglio comunale. Mentre a Montorio al Vomano diventa visibile la protesta: sulla panchina rossa del paese, simbolo della lotta contro la violenza di genere, sono apparsi cartelli con scritte e prese di posizione di associazioni, movimenti e cittadini. L'articolo Vicensindaco condannato per violenza sessuale salva la poltrona votando per se stesso in consiglio comunale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Assalto a un portavalori sulla A14: commando in azione nel Chietino. Traffico bloccato in autostrada
Un assalto a un portavalori ha paralizzato l’autostrada A14 nelle prime ore di lunedì. Il fatto è avvenuto intorno alle 6.30, lungo la carreggiata nord, all’altezza di Ortona, nel territorio del Chietino. I malviventi hanno disseminato dei chiodi, utilizzato dei fumogeni e incendiato almeno un paio di mezzi per coprire la fuga sulla sede stradale, creando una situazione di pericolo per chi transitava in quel momento sull’arteria adriatica. Sul posto sono intervenute le pattuglie del Centro Operativo Autostradale (Coa) della Polizia stradale di Pescara, insieme ai vigili del fuoco e al personale del 118. L’area è stata messa in sicurezza e il traffico ha subìto pesanti rallentamenti, con lunghe code in direzione nord: agli automobilisti diretti verso Pescara viene consigliato di uscire a Ortona, proseguire sulla viabilità ordinaria e rientrare in autostrada allo svincolo di Pescara Sud. Al momento resta ancora da chiarire l’entità del bottino sottratto e non è stato confermato se per l’assalto siano state impiegate delle armi. L'articolo Assalto a un portavalori sulla A14: commando in azione nel Chietino. Traffico bloccato in autostrada proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, “rigidi e contrari a collaborare”: il Tribunale dispone la perizia psichiatrica per i genitori. Perché i bimbi restano in comunità
Non devono seguire le regole della casa famiglia ma dovrebbero mantenere le stesse abitudini, come quando si trovavano insieme nella casa nel bosco. Devono alzarsi all’alba e andare a dormire entro le 18, avrebbe pretesto la mamma Catherine, che va a trovare quotidianamente i tre figli allontanati da lei e dal marito Nathan. È questo uno dei tanti aspetti che non deporrebbero a favore della volontà dei genitori di “cooperare stabilmente” con gli operatori nell’interesse dei bambini. Ed è una delle motivazioni che hanno portato il Tribunale dei minorenni dell’Aquila a stabilire che, per il momento, i bambini della famiglia che viveva isolata nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, rimarranno ancora nella casa famiglia. LA PERIZIA RICHIESTA Non torneranno con i genitori, prima occorrerà una perizia “personologica e psico-diagnostica” sulla 45enne australiana Catherine Birmingham e sul 51enne britannico Nathan Trevallion. Il Tribunale ha incaricato una consulente tecnica d’ufficio, Simona Ceccoli, di eseguire l’indagine sui genitori. Il padre potrà comunque incontrare i figli e la moglie nella casa famiglia il giorno di Natale, visto che il giovedì, come da disposizioni della magistratura, è prevista una sua visita. Intanto i legali della famiglia definiscono “ridicole” le ricostruzioni di questi giorni. VALUTARE CAPACITÀ E COMPETENZE GENITORIALI Alla coppia è stata sospesa la responsabilità genitoriale sui 3 bambini, due gemelli di 6 anni e una bambina di 8, allontanati dal casolare privo di energie elettrica, servizi igienici e riscaldamento. I bambini sono ospitati dal 20 novembre in una casa famiglia del Vastese, sempre in provincia di Chieti, e per il momento restano nella struttura. La perizia disposta dal collegio aquilano punta a valutare capacità e competenze genitoriali. Il tribunale, presieduto dalla giudice Cecilia Angrisano, ha disposto che venga svolta un’indagine psico-diagnostica anche sui 3 figli minori. Nell’ordinanza vengono assegnati 120 giorni per rispondere ai quesiti. IL CASO La decisione di tenere i figli nella casa-famiglia scaturisce da motivazioni che non sono solo quelle che hanno portato al loro allontanamento, disposto il 13 novembre e notificato il 20. Tutto è partito con la segnalazione dei servizi sanitari ai servizi sociali dopo un’intossicazione da funghi. I genitori sono stati affiancati dagli assistenti sociali, ma si sarebbero mostrati contrari a collaborare e anche dopo l’udienza cautelare non avrebbero più voluto avere incontri e colloqui. Avrebbero mostrato diffidenza, anche nei confronti dei difensori. Il primo legale, Giovanni Angelucci, ha rimesso il mandato. “PERICOLO DI LESIONE DEL DIRITTO ALLA VITA DI RELAZIONE” Tra gli elementi che pesano c’è anche il fatto che per gli accertamenti del pediatra i genitori sono arrivati a chiedere 50mila euro per ciascun bambino, solo per dare il consenso agli esami ematochimici e sullo stato immunitario. Il Tribunale minorile ha ribadito di aver valutato il “pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione” dei piccoli, mentre una lesione del diritto all’istruzione, in particolare della figlia più grande, si sarebbe configurato solo nel momento in cui i bambini sono arrivati nella casa-famiglia di Vasto, quando i servizi sociali avrebbero constatato qualche problema nella preparazione e “imbarazzo e diffidenza” rispetto ai loro coetanei. LA “RIGIDITÀ DEI GENITORI” Anche dopo l’allontanamento, la condotta dei genitori avrebbe mostrato una “notevole rigidità“, dipendente dai valori in cui credono e “dall’assenza di competenze negoziali“, viene sottolineato nell’ordinanza. La madre avrebbe inoltre preteso dai figli, che va a trovare quotidianamente, che mantenessero abitudini e orari diversi dalle regole della casa-famiglia. Mancherebbe poi ancora la documentazione relativa alle autorizzazioni per le modifiche nel vecchio casolare e l’abitazione nuova donata alla coppia per qualche mese resterebbe una destinazione incerta. LA REPLICA DEI LEGALI I legali dei genitori, gli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, hanno sottolineato che l’ordinanza è precedente all’integrazione di documenti. In particolare, definiscono “ridicole” le ricostruzioni, tra le molte, “di fantomatici e inesistenti spazzolini di peli d’asino, malattie gravi mai curate o piuttosto la mancanza di vaccini“. La difesa rimarca di aver depositato “copiosa e puntuale documentazione corredata da specifiche allegazioni che confutano l’assunto secondo cui i minori non avrebbero avuto contatti con i loro pari e, non da ultimo, documentazione fotografica che ritrae i bambini in ogni occasione ricreativa ovvero ordinaria a contatto con altri bimbi, e non solo, verso i quali non hanno mostrato alcun disagio, così come non lo hanno mostrato nella casa-famiglia”. Dunque, “sono smentite la ritrosia lamentata e l’isolamento dedotti. Certo, non possiamo non chiederci a chi faccia comodo alimentare questa grottesca rappresentazione. Siamo certi che le allegazioni puntuali che abbiamo sottoposto al tribunale, di cui l’ordinanza antecedente non ha evidentemente tenuto conto, verrà debitamente e tempestivamente valutata”, affermano i legali, “così come siamo certi che sarà adeguatamente valutata l’’urgenza di provvedere’ prevista dalla norma, allorquando si dovrà rivalutare, in tempi che si auspicano rapidi, la prosecuzione del collocamento nella struttura”. L'articolo Famiglia nel bosco, “rigidi e contrari a collaborare”: il Tribunale dispone la perizia psichiatrica per i genitori. Perché i bimbi restano in comunità proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Hanno diritto a esprimere la propria opinione”, saranno riascoltati senza i genitori i bimbi che vivevano nel bosco di Palmoli
La Corte d’Appello dell’Aquila – che ha respinto il ricorso dei genitori dei tre bimbi che vivevano nel bosco di Palmoli (Chieti) – ha stabilito che i fratellini, due gemelli di 6 anni e una bimba di 8, dovranno essere nuovamente ascoltati dal Tribunale, senza subire condizionamenti da parte della mamma e del papà. I magistrati hanno rigettato il ricorso contro l’ordinanza di sospensione della responsabilità genitoriale e l’allontanamento dei bambini, attualmente collocati in una casa famiglia, confermando “tutte le criticità rilevate nell’ordinanza del Tribunale” e rilevando “gravi rischi per la salute fisica e psichica dei bambini, per la loro sana crescita, per lo sviluppo armonioso della loro personalità”. Secondo la Corte, “l’ascolto dei minori dovrà essere rinnovato con la partecipazione di un interprete e all’esito della maturazione delle condizioni che consentano ai minori di esprimersi liberamente, al riparo da potenziali condizionamenti dei genitori o delle altre controparti”. I giudici precisano che l’audizione “non è affatto un atto istruttorio, ma un diritto del minore – che abbia compiuto dodici anni o che, se di età inferiore, abbia raggiunto una sufficiente capacità di discernimento – attraverso il quale è assicurata la libertà di autodeterminarsi e di esprimere la propria opinione“. Il provvedimento respinge punto su punto tutti i reclami dei legali dei genitori e sottolinea gravi criticità relative alla cura e al benessere dei minori, evidenziando “mancanza di cure” e “deprivazione della socialità”. I giudici riportano anche che, al momento dell’ingresso in casa famiglia, la bimba aveva “una bronchite acuta con broncospasmo non segnalata e non curata dai genitori”. I piccoli, dunque, non trascorreranno il Natale nella casa concessa ai genitori in comodato d’uso a Palmoli da un imprenditore in attesa che la capanna dove abitavano fosse adeguata. Semmai, qualora ne facesse richiesta, il padre potrebbe essere autorizzato a trascorrere il 25 dicembre con loro nella casa famiglia. I giudici ritengono infatti che sia necessario più tempo per comprendere i progressi dei piccoli che, all’arrivo in struttura, hanno mostrato sorpresa per vestiti profumati, interruttori e anche per il soffione della doccia. Nel provvedimento i magistrati sollevano dubbi sui certificati con cui negli anni è stato valutato il grado di istruzione della figlia maggiore della coppia anglo-australiana. La Corte conferma la possibilità di avvalersi dell’istruzione parentale, ma evidenzia la mancanza di alcuni documenti nella richiesta di ammissione agli esami di idoneità alla seconda e terza elementare. “Ad ogni modo – scrivono i giudici -, anche a voler ritenere regolarmente osservato, dal punto di vista formale, il procedimento relativo al ricorso alla scuola parentale, va evidenziato come le valutazioni di idoneità” della figlia maggiore “contrastino in modo eclatante con le condizioni di istruzione verificate dopo l’inserimento in casa famiglia, ove è emerso che la bambina non sa leggere e scrivere, né in inglese, né in italiano”. L'articolo “Hanno diritto a esprimere la propria opinione”, saranno riascoltati senza i genitori i bimbi che vivevano nel bosco di Palmoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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