Non è bastata la revoca del coordinamento dell’indagine al pubblico ministero
inizialmente incaricato. Gli avvocati che rappresentano le famiglie delle
vittime del rogo di Crans-Montana hanno depositato una formale richiesta di
ricusazione dell’intera Procura di Sion, chiedendo la nomina di un procuratore
esterno al Cantone del Vallese. Un atto senza precedenti nel procedimento, che
segna un nuovo e durissimo scontro istituzionale a pochi giorni dalla tragedia
costata la vita a 40 persone.
L’istanza è stata presentata il 10 gennaio dall’avvocata di Losanna Miriam Mazou
e poggia sulle gravi criticità riscontrate nella fase iniziale dell’inchiesta.
Secondo i legali, la gestione delle indagini avrebbe compromesso fin dall’inizio
la fiducia delle famiglie nella capacità della Procura di condurre un
procedimento imparziale e rigoroso. Intervistata dalla televisione pubblica
svizzera Mazou ha spiegato che il diritto vallesano prevede esplicitamente la
possibilità di nominare un procuratore esterno in presenza di “motivi
importanti”. In questo caso le motivazioni sono la portata della tragedia e il
fatto che le indagini devono riguardare anche l’operato delle autorità
vallesane. La lentezza inziale, il mancato arresto all’inizio dei titolari,
l’atteggiamento anche delle istituzioni locali, ha profondamente colpito i
parenti delle vittime e imposto ai legali incaricati di scontrarsi sin
dall’inizio con gli inquirenti svizzeri.
LE “LACUNE”
Prima della richiesta di ricusazione, gli avvocati avevano avanzato una serie di
istanze rimaste inascoltate: dalla richiesta di misure cautelari in carcere per
Jacques Moretti (poi arrestato anche se potrebbe tornare libero su cauzione,
ndr) e la moglie Jessica (per cui sono state disposte misure come il ritiro del
passaporto), al sequestro preventivo dei beni degli indagati in vista dei futuri
risarcimenti. Al centro delle proteste, soprattutto, il rischio di inquinamento
probatorio: la rimozione degli account digitali del locale sarebbe iniziata
quando le 40 vittime non erano ancora state identificate e i 116 feriti si
trovavano nel campo sportivo trasformato in ospedale da campo.
Le tensioni si sono acuite nei giorni successivi al rogo. Gli avvocati hanno
contestato con crescente durezza il coordinamento dell’inchiesta, definendo
“incomprensibili” le violazioni procedurali e denunciando le mancate
perquisizioni, eseguite solo il 5 gennaio. Una gestione che ha portato, il 7
gennaio, alla decisione della procuratrice generale Beatrice Pilloud di revocare
l’indagine al pm Marie Grétillat. A quest’ultima viene contestato, tra l’altro,
di non aver consentito ai legali delle parti civili di partecipare alle
audizioni dei testimoni, come previsto dal codice di procedura.
QUANDO IL PM CHIESE AI PARENTI CHIESE DI NOMINARE AVVOCATO UN CUGINO DI UN
CONSIGLIERE COMUNALE
Ma la sostituzione del pm non ha placato le contestazioni. Secondo i difensori
delle famiglie, le lacune iniziali sono state tali da rendere necessario un
cambio radicale: da qui la richiesta di ricusazione dell’intera Procura di Sion.
Tra i fatti più contestati, anche il mancato coinvolgimento dei legali durante
momenti chiave dell’istruttoria e il rinvio alla possibilità di “ripetere gli
atti investigativi” solo a indagini concluse. A far esplodere definitivamente la
rabbia delle famiglie è stato un episodio avvenuto il 6 gennaio: attraverso un
ispettore, il pm avrebbe sollecitato i parenti delle vittime a scegliere uno dei
tre avvocati indicati, uno dei quali cugino di un consigliere comunale. Una
procedura definita dai legali “problematicissima e illegale”, soprattutto in un
contesto già segnato — sostengono — da omissioni, ritardi e da un evidente
rischio di collusione.
In una dura lettera alla procuratrice Pilloud, l’avvocato Romain Jordan ha
parlato di un’indagine “costellata da lacune”, denunciando il rifiuto di
adottare misure di protezione come i sequestri e la sensazione di un sistema
giudiziario “di parte e opaco”. Un’impressione rafforzata, scrive Jordan, da
un’osservazione telefonica attribuita al pm responsabile: “Nel Vallese tutti gli
avvocati e i procuratori si conoscono” e giocano a golf insieme. Il 7 gennaio,
nel tentativo di ristabilire un clima di fiducia, Pilloud ha comunicato ai
legali che l’ufficio centrale del pubblico ministero aveva ripreso in carico il
procedimento, affidandolo al procuratore aggiunto Catherine Sappey, affiancata
dai pm Victoria Roth e Cindy Kampf, sotto il coordinamento diretto della
procuratrice generale. È seguita la convocazione degli avvocati all’udienza che
ha portato all’arresto di Jacques Moretti.
LO SCENARIO
Ora però la partita si sposta su un piano più alto: se la richiesta di
ricusazione sarà accolta, l’inchiesta potrebbe essere affidata a un procuratore
esterno al Cantone. Nel frattempo, i pm di Roma hanno trasmesso una richiesta di
rogatoria internazionale, sollecitando l’acquisizione presso il Comune della
documentazione sui controlli e sui lavori di ristrutturazione del locale. Sul
fronte degli aiuti, il Consiglio di Stato del Vallese ha intanto sbloccato i
fondi di emergenza: alle famiglie delle vittime e dei feriti saranno erogati
10mila franchi. Un primo sostegno economico, mentre la battaglia giudiziaria si
annuncia lunga e sempre più complessa.
L'articolo “Mancate perquisizioni, esclusione delle parti civili, lacune”. Le
“incomprensibili” violazioni procedurali della procura di Sion sul rogo di
Crans-Montana proviene da Il Fatto Quotidiano.